LA MAMMA DI GAIA: “L’HO UCCISA IO”. PERCHE’ SI ABBANDONANO ANCORA I BAMBINI IN AUTO?

Angioletto
Gaia aveva soltanto un anno e mezzo. La mamma Michela l’ha abbandonata nell’auto, sotto il sole rovente, per quattro ore. Inutili i tentativi di salvare la piccola che è morta diciotto ore dopo l’accaduto all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze. (maggiori particolari su questa notizia QUI)

Non è la prima volta che accade, purtroppo. Padri e madri superstressati che a un certo punto vanno in tilt: la chiamano amnesia dissociativa. In parole semplici, quando si svolgono azioni ripetitive, si è convinti di aver fatto quel qualcosa che andava fatto, anche se invece non è così.

Il papà di Elena, quello di Jacopo, ora la mamma di Gaia. Genitori distrutti che mai potranno dimenticare.
Probabilmente, come già accaduto in passato, la signora Michela non sarà condannata per omicidio colposo. Ma a lei non basterà la vita intera per scontare la sua colpa. «L’ho uccisa, l’ho dimenticata in auto, sono io la responsabile della morte di mia figlia», ha urlato. Nessun tribunale la condannerà ma lei di certo non si perdonerà mai di aver lasciato la bimba in macchina, convinta di averla portata all’asilo nido come tutti i giorni.

Io non giudico quella mamma. Non mi aggiungerò al coro di chi, con estrema sicurezza, dice: “A me non sarebbe mai capitato”.
Sono una mamma, i miei figli sono grandi ma non ho dimenticato la fatica, il senso di inadeguatezza, le notti insonni, quella sensazione di non farcela… Non credo alle mamme che dichiarano di aver cresciuto i figli senza mai un cedimento, senza alcuna fatica. Balle.

Però, nel leggere questa triste notizia, una domanda me la pongo: “Perché ancora capita di abbandonare i figlioletti nell’automobile, in pieno sole?”.

Dopo i fatti che ho nominato, sono stati “inventati” e distribuiti sul mercato molti dispositivi, anche i più fantasiosi, per impedire che tragedie come quella di Elena, Jacopo e ora Gaia si ripetano. Basta fare un giro su Google per capire che disgrazie simili si potrebbero evitare.

Ma evidentemente chi non utilizza tali dispositivi, è convinto che “A me non potrà mai accadere”. E invece succede e per questo c’è bisogno di una legge. In Parlamento dall’ottobre 2014 è depositata una proposta di legge per introdurre nuove disposizioni nel Codice della Strada, in forza delle quali diventi obbligatorio adottare un sistema di allarme che segnali la presenza del bambino nel seggiolino del veicolo.

Tutto è fermo. Forse quest’ennesima tragedia smuoverà le coscienze dei nostri governanti?
O forse, per ora, è più importante il referendum sulle riforme costituzionali di ottobre.

[immagine da questo sito]

SINDACO DI DOLEGNA DEL COLLE CHIEDE DI ALZARE IL TASSO ALCOLEMICO PER GLI AUTOMOBILISTI

La crisi c’è, inutile girarci attorno. Investe ogni settore economico, in modo più o meno marcato. Andare al ristorante la domenica è diventato quasi un lusso e bere un aperitivo prima di cena quasi quasi costa quanto mangiarsi una pizza. E non parliamo degli scontrini sempre più “pesanti” del supermercato: quando faccio la spesa mi viene una rabbia, soprattutto pensando che alla fine, in famiglia, sono quella che mangia di meno. Sento come un senso di frustrazione ogni volta: capita quando si ha un marito e dei figli magrissimi la cui dieta è senza limiti.

A tavola, dunque, mangio poco e bevo solo acqua: sarà per questo che ogni volta che si va al ristorante mi viene il nervoso perché, dividendo il totale per il numero di persone, oltre a pagare quello che gli altri mangiano e io non posso, devo pure, in pratica, offrire da bere, litri e litri di birra o vino, pur essendo astemia? Oddio, non vorrei essere fraintesa: non è che frequento alcolisti, i “litri e litri” dipendono dal numero di commensali, ovviamente. Rimane il fatto che io sono astemia e, quando vedo gli altri bere a tavola, faccio le prediche perché poi non voglio guidare la macchina al ritorno, visto che non faccio pazzie per stare al volante.

Insomma, la crisi del settore vitivinicolo non mi sfiora nemmeno. Fosse per me, le aziende agricole del Collio friulano avrebbero chiuso i battenti da tempo. Ma si sa che questa è la terra del buon bere. Quando mi sono trasferita qui, i miei amici erano pronti a scommettere che la passione per il tai (letteralmente il “taglio”, ovvero il bicchiere di vino) mi avrebbe contagiata. E invece no, io riesco a vivere benissimo nel “Friuli vitivinicolo” senza essere tentata dal tai de vin. Non parliamo poi della birra e dei superalcolici: li evito come la peste, e pensare che quand’ero adolescente mi facevo il whisky&Coca in discoteca! Va be’, altri tempi, in gioventù si è sempre un po’ scemi perché ci si sente “grandi” e si vuol sembrare ancora più “grandi”. Ci fosse un modo per sembrare più giovani –a parte la chirurgia estetica, ovviamente-, ora come ora ne sarei felice. Ma alla fine è solo un dono di natura.

La crisi del settore vitivinicolo, dicevo, non mi sfiora nemmeno. D’altro avviso, però, pare essere il sindaco di Dolegna del Collio (provincia di Gorizia) che, in accordo con la sua Giunta, avrebbe richiesto al Governo di rivedere il limite del tasso alcolemico imposto dal Codice della Strada. Questa mattina ne ho sentito parlare a Buongiornoregione del Friuli-Venezia Giulia, poi ne ho letto qualcosina qui.
In pratica, vedendo inesorabilmente scendere il consumo del vino, ottimo ma pur sempre alcolico, i produttori e i ristoratori della zona si sono lamentati della norma restrittiva del Codice della Strada che considera “in stato di ebbrezza” chi si mette al volante dopo aver bevuto se il suo tasso alcolemico supera gli 0,50 grammi per litro. In pratica, il sindaco di Dolegna, Diego Bernardis, chiede che venga mantenuto il livello attuale per i giovani fino ai 29 anni, ma che per i più grandi possa essere innalzato fino allo 0,80. Evidentemente avrà pensato che arrivati ai trent’anni si sia in grado di tenere meglio l’alcol che si ha in corpo. Io nutro dei dubbi in proposito.

Da notare, però, che molti protestano proprio perché il limite attuale è considerato eccessivamente basso e assolutamente non in grado, se ci si avvicina, di causare degli effetti negativi su chi è alla guida di un’automobile. In altre parole, secondo alcuni con quel tasso lì mica si è ubriachi! E certo, tant’è che il Codice contempla la guida in stato di ebbrezza e non di ubriachezza, che non sono proprio dei sinonimi.
Io da astemia ritengo che, dopo tanti sforzi fatti per combattere l’eccesivo uso di alcol –e non sto parlando di alcolismo, perché può succedere che anche chi non beve mai troppo, in una particolare circostanza “alzi un po’ il gomito”, senza essere schiavo del vizio- per far sì che gli incidenti dovuti all’assunzione di qualche bicchiere in più diminuiscano, non sia proprio il caso di modificare delle norme che vanno bene così come sono. Anzi, ho sentito parlare di “tasso 0” per i neopatentati, il che sarebbe davvero auspicabile.

Sono perfettamente cosciente che anche bevendo un bicchiere in più non ci si ubriachi, che il buon senso prevalga nella maggior parte dei casi, che una prolungata permanenza a tavola senza bere può essere una strategia utile ad evitare che ci si metta al volante “ebbri”, che ci siano molti altri fattori –droga, psicofarmaci, anche innocui farmaci come gli antistaminici- che rallentano i riflessi al volante, ma modificare una giusta norma per salvaguardare la produzione delle aziende vinicole non mi pare un’idea acuta. E pazienza se il mercato vitivinicolo ne soffre. La salute è più importante e la sicurezza è un bene che nessuno può ignorare. Poi, ognuno è libero di bersi quanti tai vuole … a casa propria.