PASQUETTA: ORIGINI E SIGNIFICATO DELLA FESTA


In realtà la giornata di Pasquetta viene ricordata dalla Chiesa come Lunedì dell’Angelo o anche Lunedì in Albis o, secondo il calendario liturgico, lunedì dell’Ottava di Pasqua. Fin dal dopoguerra è una giornata festiva, un po’ come lo è santo Stefano, il 26 dicembre, con l’intento forse di allungare di un po’ le feste pasquali.

Il termine Pasquetta ha origine popolare e per tradizione questa è una giornata in cui si sta all’aria aperta, dedicata a pic nic e spensieratezza, meglio se in compagnia, naturalmente. Il fatto che si chiami anche Lunedì dell’Angelo in realtà deriva da una errata interpretazione di questo passo dal Vangelo di Marco (16, 1-8a):

Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a ungerlo. Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole. Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del sepolcro?». Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande. Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: “Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”». Esse uscirono e fuggirono via dal sepolcro, perché erano piene di spavento e di stupore.

Passato il sabato dovrebbe far capire chiaramente che il giorno in cui le tre donne si recarono al sepolcro di Gesù, incontrando l’angelo che rivelò loro la resurrezione di Cristo, era la domenica. Tuttavia, quando poi si legge il primo giorno della settimana si è portati a far riferimento alla giornata di lunedì, che appunto dà inizio alla settimana. Non dimentichiamo, però, che il testo del Nuovo Testamento si inserisce nel contesto ebraico che considera il sabato come giornata di festa e, di conseguenza, la settimana inizia con la domenica. Seguendo lo stesso ragionamento, per gli Arabi musulmani, che considerano il venerdì la giornata festiva, la settimana inizia dal sabato.

Convenzionalmente, svincolandosi dalle religioni, in Europa la settimana inizia dal lunedì, mentre nel Nord America il primo giorno è la domenica e nei paesi arabi è sempre il sabato.

Il termine Pasquetta ormai ha sostituito la vera denominazione di questa giornata che nemmeno per la Chiesa è di precetto. Ciò non toglie che qualcuno preferisca ricordare il significato religioso di questa giornata festiva. Nel 1991 l’allora Papa Giovanni Paolo II in un discorso tenuto il 1 aprile ci tenne a precisare:

Ieri è stata la solennità di Pasqua, oggi è il lunedì di Pasqua. In Italia c’è la bella tradizione di chiamare questa giornata “Pasquetta”, ma io non voglio parlare di “Pasquetta”. C’è anche un altro nome per indicare questo giorno: il giorno, o la festa “dell’Angelo”. È questa una tradizione molto bella che corrisponde profondamente alle fonti bibliche sulla Risurrezione. Ci ricordiamo della narrazione dei Vangeli Sinottici, quando le donne vanno al Sepolcro e lo trovano aperto. Esse temevano di non poter entrare perché la tomba era chiusa da una grande pietra. Invece è aperta e, dall’interno, sentono le parole: “Gesù Nazareno non è qui”. Così questa festa dell’Angelo, almeno io la intendo in questo modo, è un completamento dell’Ottava pasquale.

Un proverbio italiano dice: «La notte di Pasquetta, parla il chiù con la civetta», per indicare che in questa occasione la pace della Pasqua coinvolge tutti, anche uccelli diversi tra di loro (il chiù è il nome con cui è conosciuto l’assiolo, dal suo verso, e a esso è dedicata anche una poesia di Giovanni Pascoli).

[fonti: blog.graphe.it, wikipedia.org, curiositaeperche.it immagine da questo sito]

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FRANCESCO E BENEDETTO: INCONTRO TRA PAPI

PAPA A CASTELGANDOLFO, ORA INCONTRO
Si sono incontrati molto prima del previsto, non a passeggio nei giardini vaticani ma a Castel Gandolfo. Il Papa emerito, Benedetto XVI, e il Papa in carica, Francesco I. Un incontro storico che non conosce precedenti ma che potrebbe costituire esso stesso un precedente.

Joseph Ratzinger ha accolto Jorge Mario Bergoglio all’eliporto di Castel Gandolfo, sua attuale residenza. Sorreggendosi con il bastone, a riprova delle non ottimali condizioni di salute che l’hanno costretto a dimettersi, ha abbracciato il “fratello”. E proprio in nome di questa fratellanza, Papa Francesco ha rinunciato al privilegio dell’inginocchiatoio d’onore nella cappella intitolata alla Madonna di Częstochowa, all’interno della residenza papale. “Siamo fratelli”, ha detto semplicemente Bergoglio. Hanno pregato fianco a fianco, dividendosi l’inginocchiatoio.

La gente nella cittadina sul lago Albano, uno dei borghi più belli d’Italia, ha atteso e attende che i due papi si affaccino insieme allo stesso balcone in cui, per l’ultima volta il 28 febbraio scorso, Papa Ratzinger ha salutato i fedeli. Si affacceranno i due papi? Certo è che, al di là degli interrogativi sulla motivazione di questo incontro, concertato a così breve termine dall’elezione del nuovo Papa, si tratta di una pagina di storia di cui siamo testimoni. Che ci faccia piacere oppure no.

[foto Ansa dal sito Corriere.it in cui si possono vedere anche altre foto dello storico incontro]

LA MADONNA CANDELORA E LA PRIMAVERA CHE VERRÀ … TARDI

madonnacandelora
Il 2 febbraio la Chiesa celebra la Madonna Candelora perché in questo giorno si benedicono le candele, simbolo di Cristo che illumina la strada ai fedeli. In realtà la festa ricorda la presentazione di Gesù bambino al Tempio e, nello stesso tempo, la purificazione di Maria. Infatti, secondo l’usanza ebraica, una donna era considerata impura per un periodo di 40 giorni dopo il parto di un maschio e doveva andare al Tempio per purificarsi: il 2 febbraio cade appunto 40 giorni dopo il 25 dicembre.

Fino a qualche decennio fa, a pensarci bene, in occasione del battesimo la Chiesa non ammetteva che la mamma del bambino portasse alla fonte il suo piccolo in braccio. Da qui l’usanza di presentare il nuovo nato da parte della madrina, mentre la madre doveva rimanere in fondo alla chiesa. La donna nel periodo post partum era, infatti, considerata impura e non degna di avvicinarsi all’altare. Fortunatamente quest’usanza non c’è più e il battezzando è portato alla fonte direttamente dalla mamma, anche se è vero che difficilmente i genitori hanno la possibilità di far celebrare l’ingresso del loro piccolo nella comunità dei cristiani entro i primi quaranta giorni dalla nascita.

Tornando a questa festa, come spesso accade, essa ha origini precristiane. Tra le tante leggende, quella che più facilmente si può accostare alla festività della Candelora è dedicata alla dea Februa (espiazione) o Iuno Febrata (Giunone), madre di Marte dio della guerra, dea deputata a presiedere ai riti di purificazione a cui si sottoponevano le donne dopo il parto. Questa festa veniva celebrata alle Calende di febbraio, il primo giorno del mese secondo l’antico calendario romano. Era usanza portare per le vie della città i Ceri di Februa per tenere lontano le negatività. Lo stesso nome del mese deriva dal latino februus che significa “purificante”, quindi c’è uno stretto legame tra l’antico rito e il nome della Candelora attribuito dalla Chiesa alla madre di Gesù.

Un’altra tradizione associa la Candelora ai riti pagani dei Lupercali (Lupercalia), in onore del dio Fauno Lupercus (protettore del bestiame) o, secondo Dionigi di Alicarnasso, in ricordo della lupa nutrice di Romolo e Remo. Questa festa veniva, però, celebrata il 13 febbraio: la tradizione vuole che i sacerdoti, detti Luperci, andassero per le strade muniti di cinghie di cuoio, ricavate dalla pelle degli animali sacrificati, percuotendo gli uomini in segno di penitenza o toccando le donne per dar loro fertilità. Le origini di questa usanza sarebbero da ricercare nella leggenda secondo la quale la dea Giunone Lucina (o Lucezia) aveva reso feconde le Sabine, incapaci di procreare dopo il ratto, suggerendo all’aruspice di toccarle con delle strisce di pelle (februa o amiculum Iunonis), ricavate dalla pelle di un “becco” (caprone) a lei immolato.

Già ai tempi di Papa Gelasio (V secolo) il senato romano abolì la festa pagana dei Lupercali, sostituendola con la celebrazione della Madonna Candelora. In seguito, l’imperatore Giustiniano, nel VI secolo, anticipò la ricorrenza al 2 febbraio.

Il 2 febbraio e la festività della Candelora sono legati anche a molti detti popolari che, pur cambiando nella forma, mantengono la stessa sostanza: dal tempo atmosferico che caratterizza questa giornata si fanno pronostici sull’arrivo più o meno tempestivo della primavera.
Da nord a sud d’Italia i proverbi sulla Candelora dicono che se la giornata è piovosa la primavera è ancora lontana, mentre se splende il sole essa è più vicina.
Questa tradizione è probabilmente legata ad altri riti che venivano compiuti all’inizio di febbraio: quelli in onore di Cerere, dea della fertilità e delle messi, madre di madre di Proserpina. La fanciulla era stata rapita da Plutone, dio dell’Oltretomba, e la madre, disperata, l’aveva cercata a lungo alla luce delle fiaccole. Nel frattempo la natura era abbandonata a se stessa e gli agricoltori pregavano affinché Demetra tornasse ad occuparsi di loro. Quando la dea scoprì il rapimento della figlia, con Plutone arrivò ad un compromesso: la giovane sarebbe rimasta con lo sposo nel regno degli Inferi per sei mesi, quelli in cui la natura riposa (autunno e inverno), mentre la madre avrebbe potuto godere della compagnia della figlia nella rimanente parte dell’anno in cui la natura era più rigogliosa.
Dalle fiaccole portate da Demetra alla ricerca della figlia deriverebbe la Candelora cristiana (festum candelorum), appunto l’usanza dell’accensione delle candele il 2 febbraio.

Tornando ai proverbi sulla Candelora e il tempo, a Roma si dice:

Quanno viè la Candelora
da l’inverno sémo fóra,
ma se piove o tira vènto,
ne l’inverno semo dentro
.

In Romagna, invece, l’interpretazione è proprio opposta:

Per la Candelora,
se piove o nevica,
dall’inverno siamo fuori;
ma se non piove,
abbiamo ancora quaranta giorni di inverno
.

Anche in Friuli si va controcorrente:

A la Madone-cjandelore,
s’al è nulât il frêt al è lât,
s’al è seren il frêt al ven
.

[Alla Madonna della Candelora se c’è nuvolo il freddo è andato, se c’è sereno il freddo viene]

A Trieste il detto è legato ai due fenomeni della bora chiara (con il sole) e di quella scura (accompagnata dalla pioggia):

Se la vien con sol e bora
de l’inverno semo fora.
Se la vien con piova e vento,
de l’inverno semo drento
.

Che dire? Pare che friulani e triestini siano in disaccordo anche su questo! Io, tuttavia, non tradisco le mie origini: qui piove a dirotto dalla scorsa notte e nel pomeriggio si è alzato il vento … per maggior sicurezza, ho interpellato mia mamma e ho saputo che a Trieste xe piova e vento (bora scura), quindi temo proprio che la primavera sia ancora lontana.

Segnalo anche questo bell’articolo di Laurin42: *2 febbraio, il giorno dell’orso.

[fonti: Wikipedia, genova.erasuperba.it, meteogiornale.it; nell’immagine: “Madonna della Candelora delle Piume”, primi anni del secolo XXI, olio su tela, cm 30 x 40, collezione privata G. B. C., Bergamo, dal sito baroccoandino.com]

PERCHÉ IL 26 DICEMBRE SI FESTEGGIA SANTO STEFANO?


Stefano è un nome di origine greca (deriva infatti da Stéphanos, latinizzato in Stephanus) che significa “incoronato”. Data l’etimologia precristiana, il riferimento era alla corona della vittoria; successivamente, con la diffusione del Cristianesimo, essendo Stefano un protomartire (infatti, fu il primo martire cristiano, arrestato nel periodo dopo la Pentescoste, morì lapidato) il suo nome fu legato alla corona del martirio.

La data in cui la liturgia ricorda il primo martire è sempre stata il 26 dicembre, proprio perché il giorno successivo al Natale. La Chiesa, infatti, nei giorni seguenti la celebrazione della nascita di Cristo ricorda i comites Christi, cioè i più vicini nel suo percorso terreno e primi a renderne testimonianza con il martirio.

Poche e incerte sono le notizie che riguardano Santo Stefano: fu probabilmente uno dei primi ebrei a convertirsi, seguì l’insegnamento degli Apostoli e in virtù della sua cultura, saggezza e fede genuina, divenne anche il primo dei diaconi di Gerusalemme.
Di questo Santo si parla nei capitoli 6 e 7 degli Atti degli Apostoli: si narra che i dodici Apostoli elessero sette savi, scegliendoli tra i discepoli ormai numerosi, affinché si occupassero esclusivamente di diffondere la parola di Dio. Il primo dei sette fu proprio Stefano che si adoperò con instancabile impegno nella missione cui era stato destinato, convertendo numerosi ebrei in transito per Gerusalemme.


Ben presto, però, l’opera di Stefano fu oggetto di critica da parte degli ebrei che assistevano alla conversione sempre più massiccia dei loro. Fu così che nel 33 o 34 Stefano fu accusato di “pronunziare espressioni blasfeme contro Mosè e contro Dio”.
Catturato dagli anziani e dagli scribi, fu trascinato davanti al Sinedrio e accusato grazie a falsi testimoni che dichiararono: “Costui non cessa di proferire parole contro questo luogo sacro e contro la legge. Lo abbiamo udito dichiarare che Gesù il Nazareno, distruggerà questo luogo e cambierà le usanze che Mosè ci ha tramandato”.
Quando il Sommo Sacerdote gli chiese: “Le cose stanno proprio così?”, Stefano pronunziò un lungo discorso, rifacendosi alle Sacre Scritture in cui si preannunciava l’avvento del Giusto.

Nonostante il disappunto espresso dai presenti, rivolto ai membri del Sinedrio, concluse il suo discorso con parole che fecero aumentare l’odio e il rancore verso di lui: “Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo, che sta alla destra di Dio”.
Fu, quindi, trascinato fuori dalle mura di Gerusalemme e lapidato senza pietà. Di seguito si scatenò una violenta persecuzione contro i cristiani, comandata da Saulo.
Tra la nascente Chiesa e la sinagoga ebraica, il distacco si fece sempre più evidente fino alla definitiva separazione.

La storia delle reliquie di Santo Stefano è significativa. Si racconta che il 3 dicembre 415, due anni dopo l’Editto di Milano con cui l’imperatore Costantino aveva concesso la libertà di culto e, di fatto, sancito la fine delle persecuzioni contro i Cristiani, ad un sacerdote di nome Luciano venne svelato in sogno il luogo in cui giacevano le spoglie del protomartire. In accordo con il vescovo di Gerusalemme, le reliquie iniziarono ad essere diffuse in tutto il mondo. Una piccola parte rimase al sacerdote Luciano e il resto fu traslato il 26 dicembre 415 nella chiesa di Sion a Gerusalemme.

Il proliferare delle reliquie testimonia la grande devozione che fu tributata a questo santo. Dappertutto sorsero chiese, basiliche e cappelle in suo onore; solo a Roma se ne contavano una trentina, delle quali la più celebre è quella di S. Stefano Rotondo al Celio, costruita nel V secolo da papa Simplicio.
In Italia ben 14 Comuni portano il suo nome.
Nell’iconografia, il Santo è raffigurato con la ‘dalmatica’, la veste liturgica dei diaconi. In ricordo della sua lapidazione, è invocato contro il mal di pietra, cioè i calcoli, ed è il patrono dei tagliapietre e muratori.

[fonti: wikipedia e santiebeati.it; nell’immagine sotto il titolo, “Santo Stefano” di Carlo Crivelli, Venezia, 1476 da questo sito; nella seconda immagine “Martirio di Santo Stefano” di Paolo Uccello, 1433-34, cappella dell’Assunta, Prato da questo sito ]

15 AGOSTO: LA FESTA DELL’ASSUNTA


La tradizione di festeggiare, nella giornata del 15 agosto, il Ferragosto è molto antica e ha origini pagane. (Ne ho parlato in questo post alla cui lettura rimando per non ripetermi)

Ma il 15 agosto la Chiesa festeggia l’Assunzione di Maria in cielo (l’Assunta, per brevità), quindi possiamo considerare questa festa sia laica sia religiosa.
La festa religiosa risale alla metà del secolo scorso. Il dogma cattolico fu, infatti, proclamato da papa Pio XII il 1º novembre 1950, anno santo, attraverso la costituzione apostolica Munificentissimus Deus. Da allora i Cattolici festeggiano in questa giornata l’Assunzione di Maria in Cielo, ovvero l’accoglienza che la Madre di Gesù ebbe in Paradiso, una volta terminata la sua vita terrena. Non una vera e propria morte, quella della Vergine. Ella, secondo la tradizione, salì al Cielo sia con il corpo sia con l’anima, anticipando la resurrezione della carne, che per tutti gli altri uomini avverrà soltanto alla fine dei tempi, con il Giudizio universale. La Vergine, infatti, non era macchiata dal peccato originale, secondo il dogma dell’Immacolata Concezione.

Secondo quanto tramandatoci da San Giovanni Damasceno Era conveniente che colei che nel parto aveva conservato integra la sua verginità conservasse integro da corruzione il suo corpo dopo la morte. Era conveniente che colei che aveva portato nel seno il Creatore fatto bambino abitasse nella dimora divina. Era conveniente che la Sposa di Dio entrasse nella casa celeste. Era conveniente che colei che aveva visto il proprio figlio sulla Croce, ricevendo nel corpo il dolore che le era stato risparmiato nel parto, lo contemplasse seduto alla destra del Padre. Era conveniente che la Madre di Dio possedesse ciò che le era dovuto a motivo di suo figlio e che fosse onorata da tutte le creature quale Madre e schiava di Dio. (vedi Wikipedia)

Per la Chiesa Ortodossa, invece, il 15 agosto si festeggia la Dormizione (dal latino dormitio), ovvero il trapasso, di Maria. Questo perché una parte dei teologi credeva che la Madre di Gesù non sarebbe veramente morta, ma soltanto caduta in un sonno profondo, dopodiché sarebbe stata assunta in cielo. Le due feste, l’Assunzione e la Dormizione, sembrano sovrapponibili ma in realtà non lo sono anche se la data in cui si ricordano tali eventi coincidono: la prima, infatti, non implica necessariamente la morte, ma neppure la esclude.

Presso gli Ortodossi e gli Armeni, tuttavia, né la Dormizione né l’Assunzione di Maria costituiscono dei dogmi. I protestanti, invece, non credono nell’Assunzione di Maria, in quanto non narrata nell’Evangelo. Solo la Chiesa anglicana nel 2005 ha dichiarato, tramite un documento della Commissione internazionale cattolica anglicana, di aver accettato l’Assunzione di Maria, ma non in quanto dogma.

L’Assunta è festeggiata in tutta Italia con numerose manifestazioni di carattere religioso che comprendono, prevalentemente, processioni sacre ma anche rappresentazioni teatrali e manifestazioni di piazza. A volte, il sacro si mescola con il profano: ne è un illustre esempio il Palio che si corre a Siena, certamente la più famosa fra le tradizioni ferragostane, pur svolgendosi il 16 agosto. (per le altre celebrazioni, vedi Wikipedia, fonte già linkata)

NON MI RESTA CHE AUGURARE A TUTTI UN BUON FERRAGOSTO. 🙂

[Nell’immagine, una delle tante rappresentazioni dell’Assunzione di Maria in Cielo, tratta da questo sito]

ARTICOLO CORRELATO: FERRAGOSTO, UNA TRADIZIONE TUTTA ITALIANA