22 aprile 2012

UDINE: NIENTE CELLULARI IN BAR E NEGOZI

Posted in attualità, Friuli Venzia-Giulia, società tagged , , , , , , , , , , , , a 5:58 pm di marisamoles

Prima in Europa, la città di Udine, capoluogo del Friuli, ha messo al bando i telefonini dai bar e ristoranti. Sono già numerose le adesioni alla proposta partita dal consigliere comunale e pediatra Mario Canciani e dal sindaco Furio Honsell, noto matematico e già rettore dell’ateneo cittadino, ancor più famoso, nel resto di Italia, per l’assidua partecipazione al programma di Fabio Fazio, Che tempo che fa, qualche anno fa. Il sindaco appoggia l’iniziativa anche perché, come testimonia «in giunta sono state più le volte in cui ho usato il campanello a causa dei cellulari che a causa delle discussioni. Tutti a smanettare su Twitter, Facebook, gli sms».

La campagna “Liberi dal cellulare, liberi di parlare” è appoggiata, oltre che dal Comune di Udine, anche dall’Associazione contro l’elettrosmog (Ace), Confcommercio, l’Associazione albergatori udinesi e Confindustria.
Il promotore, dottor Canciani, spiega: «L’idea è nata durante una cena di lavoro con colleghi scandinavi: appena seduti a tavola tutti hanno spento i cellulari. Sul momento sono rimasto basito, ma poi ho pensato che quel gesto si sarebbe dovuto trasformare in una buona pratica sia dal punto di vista dell’educazione sia da quello del rispetto della salute».

Da parte sua l’assessore alla Qualità della città, Lorenzo Croattini, assicura che non ci sarà alcuna caccia alle streghe nei confronti del cellulare ma che con questa campagna s’intende favorirne l’uso consapevole e rispettoso verso gli altri avventori dei locali pubblici.
D’accordo anche la dottoressa Antonella Colutta, titolare di una nota farmacia e referente del centro storico per Confcommercio Udine; secondo quanto da lei affermato, sarebbero già molte le adesioni anche fra i colleghi. Quindi la cell-free zone è destinata ad allargarsi.

Io sono favorevole all’iniziativa e non solo per i danni – non del tutto accertati – che possono derivare dalla continua esposizione alle onde elettromagnetiche. Trovo, invece, che l’utilizzo del telefonino nei luoghi debba essere regolamentato. Almeno dove e quando si può, visto che per strada non credo si possa vietarne l’uso. A chi interessa, ad esempio, che Tizio debba trovarsi alle 19 con Caio per l’aperitivo? O quale importanza ha che Pinco non riesca a prendere il pane e, quindi, che lo debba prendere la moglie? O ancora, che Pallo debba andare a prendere a scuola il figlioletto perché la mamma non ce la fa?

Siamo costretti quotidianamente ad ascoltare, malvolentieri, conversazioni telefoniche che non ci riguardano affatto: dal medico, alla cassa del supermercato, allo sportello postale, in autobus … senza contare che talvolta ci preoccupiamo fortemente per la salute mentale di tutti quelli che parlano da soli per strada, una specie di epidemia diffusa da chissà quale strano virus, finché non ci rendiamo conto che tutti quei “pazzi” hanno l’auricolare nascosto e parlano al cellulare con un ignoto interlocutore. Se nulla possiamo fare in questi casi, almeno beviamoci un caffè e mangiamoci una pizza in santa pace.

L’ultimo sgradevole episodio cui ho assistito si è verificato addirittura in chiesa. Durante la Messa, alla mia vicina, una signora piuttosto anziana, è squillato più volte il cellulare. Lei puntualmente rifiutava la chiamata – dopo aver trafficato un bel po’ per rintracciare il telefonino nella borsa – ma senza spegnerlo. Alla quarta chiamata la sento dire: “Ti chiamo dopo” mentre il telefono continuava a squillare, segno che non solo non sapeva come spegnere l’aggeggio, non era in grado neppure di rispondere.

A questo punto faccio un appello all’arcivescovo di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato: la prego, Sua Eccellenza, istituisca una Cell-free zone in tutte le chiese cittadine. Come dice? C’è già? Allora metta un bel cartello: “In caso di utilizzo del cellulare durante le funzioni, i trasgressori saranno puniti con l’obbligo alla frequenza quotidiana del Rosario per un mese intero più un’offerta alla Chiesa di 500 euro“. Sarebbe un modo per avere più fedeli in chiesa durante la settimana e per rimpinguare le casse dell’arcidiocesi.

[fonte: Messaggero Veneto; immagine da Il Corriere]

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15 luglio 2011

COMUNICAZIONI IN FAMIGLIA … VIA CELLULARE

Posted in affari miei, famiglia, figli tagged , , , a 4:35 pm di marisamoles

Noi mamme dobbiamo ammetterlo: l’invenzione del telefonino ci ha semplificato la vita o almeno ce l’ha resa più serena. Non dico che in prima elementare i figli debbano essere muniti di cellulare. I miei l’hanno avuto uno in terza media e l’altro in prima, semplicemente perché il mio secondogenito si è sempre rifiutato di riconoscere che tra lui e il fratello ci sono quasi due anni di differenza: si è sempre considerato un suo gemello. Su quest’ultimo particolare eviterei qualsiasi commento.

Insomma, ovunque siano, possiamo comunicare con i nostri pargoli, più o meno cresciuti. Sempre che rispondano … anche su questo particolare eviterei qualsiasi commento.
Il fatto è che una volta si diceva che i figli stavano attaccati alla gonna della madre, ora si dice, invece, che stanno attaccati al cellulare. Vivono in simbiosi con quei 100 grammi (è troppo? è troppo poco? Boh, mai controllato il peso dei telefonini …) di metallo. Sembra che il telefonino possa dare qualsiasi riposta, qualsiasi informazione.

Prendiamo oggi, per esempio. Mio marito fuori a pranzo, il pranzo pronto nel frigorifero (con 32 gradi in casa evito accuratamente di mettermi ai fornelli! meglio qualcosa di fresco …), il primogenito già rientrato, io al pc nello studio (il mio angulus su cui prima o poi dovrò scrivere un post), in attesa del rientro del mio piccolo (21 anni, 1 metro e 95 di altezza ma per me sempre piccolo è). Lo sento arrivare, percepisco i suoi passi diretti verso la cucina (la tavola non è ancora apparecchiata, particolare indispensabile per comprendere il resto), poi lo sento parlare. ‘Parla da solo?’, mi chiedo preoccupata. Sento che dice “Ohi, non c’è nessuno qui. Tu dove sei?”. Quasi simultanemente sento mio figlio grande, che è in camera sua, ovvero a pochi metri da me, che dice: “Qui, dove? Tu dove sei?” (mai una volta che rispondesse senza formulare, a sua volta, una domanda!). Rimango basita e prima ancora di riuscire a dire: “Siete due deficienti!”, sento il piccolo che fa: “A casa, ma non c’è nessuno. E la mamma?”. Allora urlo: “Sono in studio! E state parlando, come due deficienti [non potevo fare a meno di dirlo!], al telefonino a pochi passi l’uno dall’altro”.

In casa cala il silenzio per qualche frazione di secondo. Poi il piccolo, dirigendosi verso la camera che condivide con il fratello, grida: “Ma sei un co***one! Perché hai risposto che mi va giù la ricarica?”. E l’altro: “Ecchennessò che stai qua e che sei così co***one da telefonarmi invece di cercarmi per casa!”. (i miei figli si insultano spesso ma vi posso garantire che si amano molto e che io, quando li sento, mi arrabbio moltissimo)

Poi, naturalmente, le ho sentite anch’io: “E perché non mi hai detto ‘ciao, sono qui’ appena mi hai sentito entrare?”. Ed io: “E tu perché, invece di attaccarti al cellulare, non hai provato a chiedere: ‘C’è qualcuno in casa?'”. Nessuna risposta.

Ma, scusate, cosa avreste fatto voi? A parte il fatto che se apro la porta blindata e vedo che non è chiusa con le solite quattro mandate capisco che qualcuno in casa deve esserci (anche se spesso loro si dimenticano di chiuderla quando escono), ma mi viene naturale chiedere: “C’è qualcuno?“. Ai giovani d’oggi evidentemente non viene naturale. Il mondo cambia, è vero, anche le comunicazioni in famiglia cambiano ma, ahimè, non sempre in meglio.

14 aprile 2010

BULLI E PUPE: I NOSTRI RAGAZZI, NELL’ERA DEL WEB E DELLA TELEFONIA MOBILE

Posted in adolescenti, cronaca, famiglia, figli, Friuli Venzia-Giulia tagged , , , , , , , , , a 3:42 pm di marisamoles

Oggi i giornali e i notiziari televisivi riportano due notizie sconcertanti che riguardano i nostri giovani: in provincia di Udine una tredicenne offriva filmati hard, girati con il telefonino, in cambio di qualche regalo, meglio se una ricarica telefonica; a Lucca dei bulli hanno pensato bene di filmare un loro degno amico mentre con un furgone, naturalmente non suo, si divertiva a fare l’autoscontro in un piazzale privato.

Ma andiamo con ordine. La prima notizia è relativa ad un’indagine, iniziata meno di un anno fa e condotta dai Carabinieri della Compagnia di Tolmezzo e del Comando Provinciale di Udine, che ha portato alla perquisizione nelle case di 34 persone, ventinove delle quali minorenni. Tutti ora sono indagati per produzione e detenzione di materiale pedopornografico.
A dare il via a questo giro vizioso, è il caso di dirlo, è stata un’intraprendente ragazzina che ha pensato bene di vendere degli mms ai compagni di classe, poi agli amici, quindi agli amici degli amici e così via. Un mercato del sesso ben avviato, iniziato con una semplice battuta fatta ad un compagno di seconda media (e questo è il dato più sconcertante): “Vuoi vedermi nuda? Chiedimelo e sarai accontentato con un mms. In cambio? Qualche regalo, magari una ricarica telefonica”. Sembra il testo di uno spot pubblicitario.

Di fronte ai decreti di perquisizione firmati dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale dei minori di Trieste, Dario Grohmann, i genitori degli indagati sono caduti dalle nuvole. Eppure dalla casa della ragazzina friulana, che vive in un paesino della zona collinare, partivano filmati hard che gli inquirenti definiscono “molto spinti”. In poco tempo la “rete” si è allargata, grazie al passaparola tra amici e parenti, a tutta la provincia di Udine fino a valicare i confini regionali e ad approdare a Padova.

Ci spostiamo a Lucca. L’episodio, oggetto d’indagine da parte dei Carabinieri della Compagnia della città toscana, è avvenuto il pomeriggio della vigilia di Pasqua nel piazzale di una ditta di rettifiche motori.. Cinque ragazzi, fra cui tre minorenni, indicati dai militari come giovani di buona famiglia, dopo essersi introdotti all’interno della ditta, hanno pensato ad una bravata degna di essere ripresa con il telefonino e scaricata su You Tube. Uno di essi si è messo alla guida di un furgone e si è scaraventato a forte velocità contro le autovetture parcheggiate nel piazzale, causando ingenti danni. Non solo, essendo il furgone alimentato a metano, l’improvvisato demolitore d’automobili ha rischiato di far esplodere il mezzo.
Probabilmente l’avrebbero fatta franca se non avessero ceduto alla tentazione di riprovare l’esperienza dell’autoscontro la sera stessa: l’amara sorpresa è stata quella di trovare i Carabinieri ad attenderli. La denuncia è scattata all’istante e ora i cinque, che non hanno precedenti né segnalazioni di sorta, se la dovranno vedere con un giudice invece che con gli internauti.

Fin qui le notizie. Ora, però, c’è da chiedersi cosa spinga dei ragazzi così giovani e appartenenti a delle famiglie “normali” ad improvvisarsi “bulli e pupe”. Scommetto che alla domanda “Perché l’hai/avete fatto?”, la risposta sarà “Per noia”. Eh sì, perché pare che i nostri giovani si annoino parecchio. E poi, vogliamo prendere in considerazione l’ebbrezza della celebrità? Essere al centro dell’attenzione, di fronte ad una videocamera pronta ad immortalare la bravata del giorno o un corpo acerbo che si muove imitando le movenze di una ballerina da night club e si spoglia come una navigata spogliarellista? Consideriamo magari anche il fatto che, almeno nel caso della tredicenne, l’attività ammazzanoia era pure ben retribuita. In una società in cui l’apparire è preferibile all’essere, senza retorica, diventare protagonisti di un video può costituire un buon motivo per dimenticare di essere delle persone non degli oggetti o dei criminali in erba.
Al di là di tutto questo, prima di addossare ogni colpa ai genitori assenti, incapaci di trasmettere dei valori, dovremmo considerare un fatto fondamentale: i nostri giovani hanno smesso di volersi bene.
Come fare per insegnare loro ad amarsi di più?

[fonti: Il Messaggero Veneto e Il Corriere della Sera.
Nell’immagine Kim Basinger nel film “9 settimane e 1/2”]

1 gennaio 2009

A PROPOSITO DI SMS DI CAPODANNO

Posted in auguri, Capodanno, sms tagged , , , , a 10:49 pm di marisamoles

Ricordo i bei tempi in cui la mattina di Capodanno potevo dormire quanto volevo. Non mi alzavo mai prima di mezzogiorno e, del resto, nemmeno i miei visto che hanno sempre avuto la mania di fare tardi. Vigeva, allora, una regola ferrea: non telefonare per gli auguri prima di mezzogiorno.
Allora non c’erano i cellulari. Lo dico soprattutto per i più giovani che, essendo praticamente nati con il telefonino, forse pensano che sia sempre esistito. No, cari miei, e la vita era senz’altro migliore. In primo luogo gli auguri a Capodanno non te li facevano in tempo reale, rompendoti l’anima mentre stavi brindando, mangiando il panettone o guardando lo spettacolo pirotecnico in piazza. Non solo, ora se si vogliono mandare dei messaggi augurali, pochi minuti dopo mezzanotte le linee sono intasate e il disservizio inevitabilmente costringe la gente a perdere un bel po’ di tempo a tentare e ritentare, rinunciando a un altro bel pezzo di festa. E poi, visto che di solito le feste sono super rumorose, va a finire che uno, per telefonare o per rispondere alla chiamata, si allontana dal locale, magari se ne va fuori e, sperando di sbrigarsi in fretta, non si porta nemmeno dietro il cappotto, rischiando un bell’accidente, così, tanto per cominciare bene l’anno.

Quando non avevano ancora inventato il telefonino, non potendo raggiungere parenti e amici sul luogo dei festeggiamenti, allora si aspettava la mattina successiva per chiamare a casa. Ma, come dicevo all’inizio, si sperava che la zia ottantenne, che di sicuro non aveva festeggiato Capodanno fuori casa rientrando alle cinque di mattina, attendesse un’ora decente per telefonare.
Ora, in aggiunta alle tempestive chiamate sul cellulare allo scoccare della mezzanotte, ci sono gli SMS. È un bel sistema per comunicare e non si è nemmeno obbligati a rispondere subito: tanto chi scrive non può sapere se al momento dell’invio il cellulare è acceso o meno. Altro vantaggio dell’SMS è la discrezione: di solito il bip che annuncia l’arrivo del messaggio non è sonoramente insistente quanto lo squillo del telefono e, ciò vale almeno per me, non lo si sente se si ci si trova nel bel mezzo di una festa con tutto il frastuono che c’è. Inoltre, se si lascia il cellulare spento di notte, l’SMS sarà leggibile solo al mattino successivo, anche se inviato all’alba.

Ma veniamo al testo degli SMS. Normalmente ci si lancia in amenità del tipo “Auguri di un florido e sereno anno nuovo” oppure “Che l’anno nuovo ti porti felicità e denaro” ecc. ecc. Insomma, se la telefonata può essere informale e ridursi ad un semplice auguri, tanto più frettoloso quanto meno convenienti sono le tariffe del gestore scelto, un SMS, essendo scritto, deve essere un po’ più curato e un po’ meno prosaico. Può ovviamente essere spiritoso, anche se normalmente il massimo dell’ironia si raggiunge all’Epifania, sempre che il destinatario del messaggio sia una donna che viene carinamente definita “befana”.

Tornando al tema iniziale, cioè le dormite fino a mezzogiorno la mattina di Capodanno, devo ammettere che non riesco proprio a poltrire fino a quell’ora, anche perché non faccio tardissimo e finisce che anche a San Silvestro vado a letto alla stessa ora in cui sono solita infilarmi sotto il piumone. Così al mattino mi sveglio più o meno all’ora di sempre – verso le 6! – anche se mi impongo di rimanere a letto almeno un’oretta di più. Stamattina ho acceso il cellulare verso le 8 e 30 e, manco a dirlo, ho trovato un bel po’ di messaggi, tanto che l’icona con la bustina lampeggiava, segnalando l’intasamento della memoria del telefono. Ho letto gli SMS e quando sono arrivata all’ultimo, mi è sembrato subito un po’ strano. Iniziava così:

In questo momento 1456789 persone vorrebbero trombare, 450215 lo hanno appena finito, 354015 stanno ancora trombando … solo uno sta *mancano parti di testo*

L’ho riletto un paio di volte, anche perché senza occhiali non vedo un accidente e mi seccava alzarmi per andare a prenderli nello studio. In più devo dire che ero ancora un po’ addormentata: oltre a chiedermi cosa c’entrasse il riferimento all’atto definito con il verbo toscaneggiante, mi interrogavo, con una discreta curiosità, su cosa mai potesse fare una sola persona … mah! Ho, quindi, cominciato a cancellare un po’ di messaggi – la scelta, in questi casi, è molto difficile perché io agli SMS mi ci affeziono e ci sono quelli che non cancello mai, tipo il messaggino che mio marito mi ha inviato per l’anniversario quand’ero in Inghilterra un anno e mezzo fa – sperando di ricevere la parte mancante dell’SMS in questione. Ho atteso fino alle sette di sera! Ormai non ci pensavo proprio più a quell’uno che invece di trombare stava facendo qualche altra cosa. La scoperta, però, non mi è piaciuta molto. La parte omessa infatti recitava:guardando il suo cellulare … Buon anno

Ma perché, mi chiedo, non ho quel minimo di intuito che mi farebbe sembrare meno scema in situazioni come queste?

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