31 dicembre 2018

BUON ANNO E… BUON TEMPO A TUTTI!

Posted in auguri, buon anno, poesia tagged , , , , , , , , a 3:32 pm di marisamoles


Negli ultimi tempi – forse è meglio dire anni – ho l’impressione che il tempo non solo fugga, com’è giusto che sia, ma soprattutto mi sfugga, scivoli via dalle mie mani defraudandomi di quella prerogativa che dovrebbe essere garantita a ogni uomo e a ogni donna: l’essere padroni del proprio tempo.

La mia latitanza da questo e dagli altri blog è cosa nota, ormai, a chi mi segue. Non scrivo quasi più perché non ho stimoli, è vero, ma anche perché, perfezionista come sono, non riesco a buttare giù due righe, di corsa, tanto per dire “il mio blog sopravvive”. E così, accanto alla scarsa motivazione, c’è il problema del tempo.

Tempo che non ho perché il mio lavoro è diventato impossibile, con i tanti impegni che comporta a casa e a scuola. Non solo, ormai il mio lavoro mi prosciuga le energie, annienta la forza, e fisica e di volontà, sicché riesco a concedermi pochi piaceri al di là dei doveri: la passeggiata bi-trisettimanale è diventata una corsa veloce in centro il sabato pomeriggio ma non è nemmeno un lusso settimanale; il caffè con le amiche da appuntamento settimanale è diventato semestrale, se va bene; non sempre riesco a vedere il mio nipotino una volta per settimana, a volte ne passano due; vado a trovare i miei genitori sempre più di rado, con dei sensi di colpa che non vi dico.

Dicono che il tempo sia un dono. Purtroppo certe volte non riesco proprio a scartarlo questo dono, rimane là intrappolato nella scatola della vita, come i venti donati da Eolo a Odisseo. Vivo al di fuori di questa specie di scatola magica di cui non conosco la combinazione. Bastasse un apriti sesamo… ho l’impressione che siano rimasti solo i 40 ladroni a rubare il mio tempo.

Ho scoperto per caso la poesia di Elli Michler “Ti auguro tempo” e ho deciso di postarvi il video (ma se preferite potete leggerla con calma QUI) per augurarvi un buon 2019. So che il problema che affligge me è molto diffuso e spero che le parole della poetessa tedesca possa farvi riflettere come ha fatto riflettere me.

Eppure basterebbe tenere presente le parole del filosofo Seneca: “Nulla è di minore importanza per un uomo affaccendato che il vivere”.

A TUTTI RIVOLGO UN AFFETTUOSO AUGURIO DI UN

[GIF DA QUESTO SITO]

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31 dicembre 2014

LA LEGGENDA DEL VISCHIO. BUON ANNO A TUTTI!

Posted in auguri, buon anno, Capodanno, Natale, tradizioni popolari tagged , , , , , , , , , , , , , a 2:50 pm di marisamoles

vischio bacio
Un rametto di vischio in casa, per l’ultimo giorno dell’anno, non può mai mancare. Meglio se lo si posiziona in alto in modo che, allo scoccare della mezzanotte, si possa baciare la persona amata proprio sotto il vischio. Ma da dove deriva questa usanza?

Spesso ci sono molte leggende per spiegare una sola credenza. Anche in questo caso, almeno due sono le leggende legate al vischio: la prima spiega come sia nata questa pianta che da sempre è considerata tradizionale del periodo natalizio; la seconda, rivela il motivo per cui porta fortuna baciarsi sotto un rametto di vischio.

Viscum album è il nome scientifico della pianta cespugliosa che appartiene alla famiglia delle Viscaceae. L’aggettivo album (bianco) rimanda al colore delle bacche del vischio che sono perlopiù traslucide e contengono al loro interno una sostanza gelatinosa e collosa. Proprio questa caratteristica ha dato origine al significato che comunemente attribuiamo al verbo “invischiare” che in origine indicava l’azione dello spalmare di vischio delle bacchettine o altri supporti per catturare gli uccelli che vi si posano (vedi Treccani.it).

All’origine di questa pianta è legata una leggenda … una delle tante, in verità. Diciamo che questa è quella che ho scelto di raccontare.

leggenda vischioC’era una volta un vecchio mercante che viveva da solo in un paese sperduto tra i monti. Non aveva né famiglia né amici, viveva esclusivamente per accumulare denaro e ricchezze. Gli affari erano l’unica cosa cui teneva ed era talmente avaro da perdere il sonno nel timore di essere derubato. Di notte spesso si alzava e andava a contare il denaro che teneva nascosto in una cassapanca.
Per quest’uomo contava solo il guadagno e non si faceva scrupolo di agire in modo disonesto, approfittandosi dell’ingenuità delle persone.
Non voleva conoscere quelli con i quali faceva affari, non si interessava delle loro storie e dei loro problemi, per questo nessuno gli voleva bene.
Una notte di dicembre, quando ormai Natale era vicino, il vecchio mercante, non riuscendo a dormire, decise di uscire a fare una passeggiata.
Nelle strade sentì un allegro vociare, risate, urla gioiose di bambini e canti.
La cosa non era affatto usuale nel suo paese e ancor di più si incuriosì non avendo ancora incontrato nessuno, nonostante voci e rumori sembrassero molto vicini.
A un certo punto udì qualcuno che pronunciava il suo nome, chiedeva aiuto e lo chiamava fratello. Ma quell’uomo non aveva fratelli o sorelle e si stupì.
Per tutta la notte ascoltò le voci che raccontavano storie tristi e allegre, vicende familiari e d’amore. Venne a sapere che alcuni vicini erano molto poveri e che sfamavano a fatica i figli, che altre persone soffrivano la solitudine oppure che non avevano mai dimenticato un amore di gioventù.
Pentito per non aver mai capito che cosa si nascondesse dietro alle persone che vedeva tutti i giorni, l’uomo cominciò a piangere.
Pianse così tanto che le sue lacrime si sparsero sul cespuglio al quale si era appoggiato.
Al mattino le lacrime non sparirono ma continuarono a splendere come perle.
Era nato il vischio.

Molto più romantica, anche se dolorosa allo stesso tempo, è la leggenda che ha dato origine alla credenza che porti bene baciarsi sotto il vischio.

Essa fa parte della mitologia nordica. I druidi celti onoravano il vischio come pianta sacra, ritenendo che avesse origine celeste e che crescesse nei luoghi colpiti dai fulmini. Un altro motivo per cui la pianta è circondata da una specie di alone mistico rimanda al numero 3, considerato sacro in molte culture (ad esempio, per i Cristiani è legato alla SS. Trinità); infatti, le bacche del vischio si sviluppano in 9 mesi e si raggruppano a tre a tre.

FreyaIl vischio è anche la pianta sacra di Frigg (o Freya), dea dell’amore presso gli dei Asi.
Frigg aveva due figli, Balder, buono e generoso, e Loki, cattivo e invidioso, che voleva uccidere il fratello (come si fa a non pensare ai “nostri” Caino e Abele?). Venuta a conoscenza del piano malvagio del figlio, Frigg chiese a tutte le creature animali e vegetali di proteggere Balder, ma si dimenticò di rivolgere la preghiera proprio alla pianta del vischio. Loki ne approfittò per portare a termine il suo piano, utilizzando proprio questa pianta per fabbricare la freccia che uccise Balder.

La dea Frigg, vedendo il cadavere del figlio prediletto, iniziò a piangere disperatamente e le sua lacrime, come per magia, si trasformarono in bacche bianche. Quando queste toccarono il corpo di Balder, lui tornò in vita.

Per la grande felicità, la dea Frigg cominciò a baciare chiunque passasse sotto l’albero sul quale cresce il vischio (di solito pioppi, olmi e tigli).
Il suo bacio costituì un portafortuna e una protezione per tutti coloro che furono baciati dalla dea: ad essi infatti, non poteva capitare nulla di male.

Non mi resta che AUGURARE A TUTTI UN FELICE

2015

[fonti: leitv.it; pinu.it (da cui è tratta anche l’immagine del “vecchio del vischio”) e tradizionipopolari.blogspot.it. Immagine di Freya da questo sito; immagine sotto il titolo da questo sito; scritta 2015 da questo sito]

P.S. Avevo in bozza questo post da molto tempo – una parte addirittura dall’anno scorso! – e solo in questi ultimissimi giorni sono riuscita a rimetterci mano. Dico questo perché non vorrei che l’amica Laura (laurin42) pensasse che copio le sue idee ( 😉 ) visto che lei ha pubblicato di recente un bellissimo post, che invito tutti a leggere, sullo stesso argomento.

1 gennaio 2014

CAPODANNO 2014 NEL MONDO: LE FOTO PIÙ BELLE

Posted in buon anno, Capodanno tagged , , , , a 9:49 pm di marisamoles

foto capodanno indonesia
Vedendo le foto che immortalano l’arrivo del nuovo anno nel mondo, sembrerebbe quasi che la crisi sia di colpo finita. Ovunque fuochi d’artificio, bellissimi, colorati, magici.
Personalmente lo scatto che mi è piaciuto di più, nella gallery di Vanity Fair, è quello che ho postato sotto il titolo: si tratta di una foto scattata in Indonesia, a Surabaya (© Getty Images – cliccate sull’immagine per ingrandirla). Nessun effetto speciale, niente giochi pirotecnici. Solamente tre bimbi che sembrano guardare al nuovo anno con sorpresa, forse un po’ di perplessità ma anche con tanta fiducia.

Se volete vedere le altre fotografie, tutte belle e suggestive ma molto più “normali”, potete CLICCARE QUI.

Ancora un Felice 2014 a tutti.

30 dicembre 2013

LE TRADIZIONI DI CAPODANNO E BUON 2014 A TUTTI

Posted in auguri, buon anno, Capodanno tagged , , , a 2:39 pm di marisamoles

intimo rosso a capodanno

Perché ci si bacia sotto il vischio? Perché porta bene mangiare le lenticchie o 12 chicchi d’uva allo scoccare della mezzanotte? Perché è importante chi s’incontra uscendo di casa il primo dell’anno?

Capodanno è ricco di storia e tradizione. Fu Giulio Cesare a stabilire che l’anno iniziasse con il primo di gennaio. Prima gli antichi Romani seguivano il calendario di Numa Pompilio, secondo re di Roma, che prevedeva l’inizio dell’anno con il mese di marzo.
Il calendario giuliano fu istituito da Cesare nel 45 a.C. e riformato da Papa Gregorio XIII che lo adattò alla liturgia cattolica nel 1582. Non tutti gli Stati tuttavia si uniformarono al nuovo calendario. L’Italia fu, assieme alla Spagna e al Portogallo, fra i primi Paesi ad adottare il nuovo calendario gregoriano.

Il mese di gennaio deve il suo nome al dio Giano, detto bifronte. Infatti, era credenza comune che il dio potesse guardare il futuro e il passato. Lo stesso nome latino, Ianus, è messo in relazione con ianua, la porta. La città di Genova, secondo alcuni, trarrebbe il suo nome dal nome ianua: difatti i Romani la consideravano la porta dell’impero, trovandosi al confine con la provincia della Gallia.

Gli antichi Romani il primo di gennaio erano soliti invitare a pranzo gli amici e scambiarsi il dono di un vaso bianco con miele, datteri e fichi. Questi doni erano accompagnati da ramoscelli d’alloro chiamati strenne come augurio di fortuna e felicità. Il nome strenna deriva da un boschetto che si trovava sulla Via Sacra e dal quale venivano raccolti i rami di alloro. Questo luogo era consacrato alla dea Strenia, portatrice di fortuna e felicità.

Venendo alle tradizioni di Capodanno, la più conosciuta è senz’altro quella che vuole che due innamorati si bacino sotto un ramo di vischio.
Il vischio era una pianta sacra all’epoca dei Druidi che la usavano per i riti di purificazione. Poi i Celti attribuirono ad una bevanda particolare estratta da questa pianta la proprietà di combattere la sterilità. Per questo la tradizione vuole che baciare sotto un ramo di vischio la persona amata allo scoccare della mezzanotte, nel passaggio da un anno ad un altro, porti bene. Ovviamente dalla prolificità vera e propria si è passati a un augurio di prosperità generale.

Mangiare le lenticchie a mezzanotte si dice porti guadagno. Infatti, il legume con la sua forma rotonda e appiattita ricorda le monete, quindi ricchezza.
Una tradizione importata dalla Spagna prevede, invece, di mangiare dodici chicchi d’uva, uno per ciascun rintocco dell’orologio. A Madrid quello principale si trova a Puerta del Sol. In questo modo si inaugura il nuovo anno con la speranza di andare incontro a felicità e ricchezza.
Un’altra usanza ancora consiglia di mangiare dell’uva passa nel corso della notte di Capodanno per ottenere soldi in abbondanza nel nuovo anno.

Ma che notte di Capodanno sarebbe senza biancheria intima rossa? Questa sembra un’usanza moderna e invece anch’essa affonda le sue radici nel mondo antico. I Romani, infatti, indossavano abiti rossi come simbolo di sangue e guerra per allontanare la paura. Noi oggi usiamo gli slip rossi per affrontare con fiducia il nuovo anno.

E che dire degli incontri che si fanno uscendo di casa il primo dell’anno? La tradizione vuole che, come buon auspicio, una donna incontri per primo un uomo e viceversa. Lo stesso discorso vale per gli auguri che si scambiano allo scoccare della mezzanotte: prima si bacia un appartenete al sesso opposto.
Secondo la vox populi il massimo sarebbe incontrare un gobbo o un vecchio mentre di cattivo auspicio sarebbero un bambino e un prete.

Queste sono solo alcune delle tradizioni legate a Capodanno. Per altre curiosità CLICCATE QUA.

Ovviamente se conoscete altre usanze, tipiche della vostra regione, potete arricchire il post lasciando un commento.

Ed ora non mi resta che AUGURARE A TUTTI UNO SPLENDIDO ANNO

buon anno 2014

[immagine sotto il titolo da questo sito; scritta buon anno da questo sito]

1 gennaio 2009

A PROPOSITO DI SMS DI CAPODANNO

Posted in auguri, Capodanno, sms tagged , , , , a 10:49 pm di marisamoles

Ricordo i bei tempi in cui la mattina di Capodanno potevo dormire quanto volevo. Non mi alzavo mai prima di mezzogiorno e, del resto, nemmeno i miei visto che hanno sempre avuto la mania di fare tardi. Vigeva, allora, una regola ferrea: non telefonare per gli auguri prima di mezzogiorno.
Allora non c’erano i cellulari. Lo dico soprattutto per i più giovani che, essendo praticamente nati con il telefonino, forse pensano che sia sempre esistito. No, cari miei, e la vita era senz’altro migliore. In primo luogo gli auguri a Capodanno non te li facevano in tempo reale, rompendoti l’anima mentre stavi brindando, mangiando il panettone o guardando lo spettacolo pirotecnico in piazza. Non solo, ora se si vogliono mandare dei messaggi augurali, pochi minuti dopo mezzanotte le linee sono intasate e il disservizio inevitabilmente costringe la gente a perdere un bel po’ di tempo a tentare e ritentare, rinunciando a un altro bel pezzo di festa. E poi, visto che di solito le feste sono super rumorose, va a finire che uno, per telefonare o per rispondere alla chiamata, si allontana dal locale, magari se ne va fuori e, sperando di sbrigarsi in fretta, non si porta nemmeno dietro il cappotto, rischiando un bell’accidente, così, tanto per cominciare bene l’anno.

Quando non avevano ancora inventato il telefonino, non potendo raggiungere parenti e amici sul luogo dei festeggiamenti, allora si aspettava la mattina successiva per chiamare a casa. Ma, come dicevo all’inizio, si sperava che la zia ottantenne, che di sicuro non aveva festeggiato Capodanno fuori casa rientrando alle cinque di mattina, attendesse un’ora decente per telefonare.
Ora, in aggiunta alle tempestive chiamate sul cellulare allo scoccare della mezzanotte, ci sono gli SMS. È un bel sistema per comunicare e non si è nemmeno obbligati a rispondere subito: tanto chi scrive non può sapere se al momento dell’invio il cellulare è acceso o meno. Altro vantaggio dell’SMS è la discrezione: di solito il bip che annuncia l’arrivo del messaggio non è sonoramente insistente quanto lo squillo del telefono e, ciò vale almeno per me, non lo si sente se si ci si trova nel bel mezzo di una festa con tutto il frastuono che c’è. Inoltre, se si lascia il cellulare spento di notte, l’SMS sarà leggibile solo al mattino successivo, anche se inviato all’alba.

Ma veniamo al testo degli SMS. Normalmente ci si lancia in amenità del tipo “Auguri di un florido e sereno anno nuovo” oppure “Che l’anno nuovo ti porti felicità e denaro” ecc. ecc. Insomma, se la telefonata può essere informale e ridursi ad un semplice auguri, tanto più frettoloso quanto meno convenienti sono le tariffe del gestore scelto, un SMS, essendo scritto, deve essere un po’ più curato e un po’ meno prosaico. Può ovviamente essere spiritoso, anche se normalmente il massimo dell’ironia si raggiunge all’Epifania, sempre che il destinatario del messaggio sia una donna che viene carinamente definita “befana”.

Tornando al tema iniziale, cioè le dormite fino a mezzogiorno la mattina di Capodanno, devo ammettere che non riesco proprio a poltrire fino a quell’ora, anche perché non faccio tardissimo e finisce che anche a San Silvestro vado a letto alla stessa ora in cui sono solita infilarmi sotto il piumone. Così al mattino mi sveglio più o meno all’ora di sempre – verso le 6! – anche se mi impongo di rimanere a letto almeno un’oretta di più. Stamattina ho acceso il cellulare verso le 8 e 30 e, manco a dirlo, ho trovato un bel po’ di messaggi, tanto che l’icona con la bustina lampeggiava, segnalando l’intasamento della memoria del telefono. Ho letto gli SMS e quando sono arrivata all’ultimo, mi è sembrato subito un po’ strano. Iniziava così:

In questo momento 1456789 persone vorrebbero trombare, 450215 lo hanno appena finito, 354015 stanno ancora trombando … solo uno sta *mancano parti di testo*

L’ho riletto un paio di volte, anche perché senza occhiali non vedo un accidente e mi seccava alzarmi per andare a prenderli nello studio. In più devo dire che ero ancora un po’ addormentata: oltre a chiedermi cosa c’entrasse il riferimento all’atto definito con il verbo toscaneggiante, mi interrogavo, con una discreta curiosità, su cosa mai potesse fare una sola persona … mah! Ho, quindi, cominciato a cancellare un po’ di messaggi – la scelta, in questi casi, è molto difficile perché io agli SMS mi ci affeziono e ci sono quelli che non cancello mai, tipo il messaggino che mio marito mi ha inviato per l’anniversario quand’ero in Inghilterra un anno e mezzo fa – sperando di ricevere la parte mancante dell’SMS in questione. Ho atteso fino alle sette di sera! Ormai non ci pensavo proprio più a quell’uno che invece di trombare stava facendo qualche altra cosa. La scoperta, però, non mi è piaciuta molto. La parte omessa infatti recitava:guardando il suo cellulare … Buon anno

Ma perché, mi chiedo, non ho quel minimo di intuito che mi farebbe sembrare meno scema in situazioni come queste?

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