GIORNO DELLA MEMORIA: PER NON DIMENTICARE I BAMBINI DI TEREZIN

Com’è noto, il 27 gennaio è il GIORNO DELLA MEMORIA, istituito dal Parlamento italiano, con la Legge n° 211 del 20 luglio 2000, in ricordo delle vittime del nazionalsocialismo (nazismo) e del fascismo, dell’Olocausto e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati. La data ricorda il giorno in cui, nel 1945, le truppe sovietiche dell’Armata Rossa abbatterono i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz liberando i pochi superstiti.

Nei giorni scorsi il ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, si è recato, assieme ad una delegazione di 130 studenti, proprio ad Auschwitz. Ma c’è un altro luogo dell’orrore che non dobbiamo dimenticare: il campo di concentramento di Terezin, vicino a Praga, dove migliaia di bambini ebrei prima di essere trucidati avevano lasciato testimonianze toccanti della loro tragedia. A questi “segni”, l’artista friulano Giorgio Celiberti ha dedicato una collezione, un “Lager” costituito da tele preziose per impasti e cromie, nelle quali ha inserito i segni innocenti lasciati sui muri.

Recatosi a Terezin nel lontano 1965, Celiberti ne rimase dolorosamente impressionato e con la sua arte fece rivivere la testimonianza di tanto orrore. Così l’artista racconta la sua esperienza: quello fu il momento più drammatico della mia storia di pittore, prima dipingevo nature morte, animali, interni, esterni, in un modo più o meno astratto; poi mi sono imbattuto in quei segni dei bambini, sui muri, in quelle tragiche finestre, in quei cuori rossi e bianchi, in quelle cancellature, elenchi, farfalle, piccole foto, colonne di numeri.

Così commentò la collezione dei “cuori” il critico Vittorio Sgarbi:

«Celiberti è in realtà un figurativo dell’anima, e cioè riesce a rappresentare in modo realistico i sentimenti della sua profonda interiorità, qualcosa che quindi si segna sul suo cuore, mentre si segna sul muro; pittore di memoria e pittore di emozioni. Nei suoi muri graffiati c’è anche un altro elemento molto importante, cioè il recupero dell’espressività primitiva.» (LINK della fonte, da cui è tratta anche l’immagine sotto il titolo)

In questi giorni sul sito del MIUR è stato pubblicato un breve testo dedicato ai bambini di Terezin, accompagnato da una poesia scritta nel 1941 da un ragazzo sopravvissuto, che aveva allora un’età compresa tra i 12 e i 16 anni. Essa esprime il coraggio e la fede nella vita.

Quattromila disegni e sessantasei poesie sono tutto quello che ci resta dei bambini di Terezín, erano 15.000 e ne sono sopravvissuti meno di 100. Terezín fu un campo di concentramento nazista della Repubblica Ceca che prevedeva uno spazio per i bambini, perché di transito. Vi furono deportate complessivamente 150 mila persone, tra le quali i 15.000 bambini. La poesia che riportiamo porta la data del 1941, non si conosce il nome di chi l’ha scritta, ma il messaggio che ci ha lasciato è di fiducia nella vita e ne canta la bellezza. L’autore s’identifica con il volo libero dell’uccello come l’autrice del disegno nella farfalla.

Vedrai che è bello vivere

Chi s’aggrappa al nido
non sa che cos’è il mondo,
non sa quello che tutti gli uccelli sanno
e non sa perché voglia cantare
il creato e la sua bellezza.
Quando all’alba il raggio del sole
illumina la terra
e l’erba scintilla di perle dorate,
quando l’aurora scompare
e i merli fischiano tra le siepi,
allora capisco come è bello vivere.
Prova, amico, ad aprire il tuo cuore alla bellezza
quando cammini tra la natura
per intrecciare ghirlande coi tuoi ricordi:
anche se le lacrime ti cadono lungo la strada,
vedrai che è bello vivere
.