CONGEDO MESTRUALE: PERCHÉ NO?


Si sta discutendo alla Camera una proposta di Legge, firmata da quattro deputate del Pd, che prevede un congedo mensile di massimo tre giorni per le donne che soffrono di dismenorrea (mestruazioni dolorose). Attualmente la proposta è all’esame della Commissione Lavoro e potrebbe essere approvata in tempi brevi, allineando l’Italia a molti Paesi, soprattutto orientali, che si sono attivati già in questo senso.

In realtà la proposta è stata presentata da Romina Mura, Daniela Sbrollini, Maria Iacono e Simonetta Rubinato già un anno fa. L’iter è stato accelerato anche grazie al dibattito sulla questione che negli USA è stato riacceso di recente dalla decisione di un’azienda di Bristol, la Coexist, di inserire nello statuto l’esenzione dal lavoro per le impiegate nei giorni di picco del ciclo mestruale.

Naturalmente questo speciale congedo sarebbe usufruibile solo previa presentazione di un certificato medico redatto dallo specialista, da rinnovare di anno in anno, che attesti la presenza di dismenorrea. Una sindrome molto più diffusa di quanto si potrebbe pensare: in Italia si stima che fra il 60% e il 90% di donne in quei giorni lamentano mal di testa, mal di schiena, dolori addominali, forti sbalzi ormonali. Nel 30% dei casi i disturbi sono invalidanti: costringono a letto per ore e anche per più giorni. Un malessere che può essere violento e fortemente invalidante, seppur limitato a uno-tre giorni al mese.

Il congedo mestruale è già una realtà da molto tempo nel mondo orientale dove c’è la credenza che il mancato riposo durante il ciclo provochi parti problematici: in Giappone esiste dal 1945 e in Indonesia dal 1948. Più recentemente si sono aggiunte alla lista “rosa” Sud Corea e Taiwan.

Di fronte alla proposta di Legge mi sento di esprimermi in modo favorevole, nonostante non mi riguardi da vicino. Non più, almeno, ma non posso dimenticare gli anni passati in un incubo mensile che mi costringeva a letto a volte anche per due giorni, in preda a dolori lancinanti, nausea, svenimenti… talvolta erano necessarie una o più iniezioni di antidolorifici perché non riuscivo a tenere nello stomaco le pastiglie. Ora leggendo i dati mi rincuoro un po’, ma anche mi dispiace. Ai tempi, invece, mi sembrava di essere una besti rara e invidiavo tutte le amiche e compagne di scuola che, non solo passavano “normalmente” quei giorni, ma addirittura potevano andare al mare o in piscina, continuavano gli allenamenti in palestra. Per me il mondo si fermava, semplicemente. E così è stato fino alla nascita del mio primogenito. Forse, inconsciamente, la mia precoce (ma non tanto ai tempi…) voglia di maternità era dovuta proprio alla speranza di stare bene dopo il primo parto.

Leggo sui quotidiani che la proposta non è appoggiata da tutte le donne. Alcune, che evidentemente non soffrono né hanno mai sofferto di dismenorrea, affermano che basta chiedere uno o più giorni di malattia, senza alcun bisogno di leggi speciali.
Altre sono arrivate al punto da esclamare: “Abbiamo tanto lottato per la parità dei sessi e ora…”. Ma ora che? Vogliamo far partorire gli uomini, per par condicio? Magari un domani sarà pure possibile ma non ora, finché è ancora la natura a decidere.

L’obiezione più assurda è che la proposta si debba bollare perché a presentarla sono state quattro donne del Pd. Come se la dismenorrea fosse di sinistra e le donne fortunate a non soffrirne fossero tutte di destra. Vuol dire che faremo presente al ciclo di fare attenzione: niente dolori a destra, solo a sinistra.

C’è anche chi preferirebbe che fossero le aziende e i datori di lavoro a decidere, come accade nella maggior parte dei Paesi occidentali. Insomma, non c’è bisogno di una legge ad hoc, solo un gesto caritatevole da parte dei boss. E con le donne che hanno un impiego statale come la mettiamo?

In conclusione, ribadisco che a me piace questa proposta, mi pare assennata. Se poi non va bene condividerla perché, si sa, in Italia “fatta la legge, trovato l’inganno”… il dubbio che qualche “furbetta” se ne approfitti e che qualche medico sia compiacente c’è. Ma lo stesso discorso vale anche per le migliaia di certificazioni sui falsi invalidi, no?

[fonte: Il Messaggero; immagine da questo sito]

Annunci

MUSSOLINI VS CARFAGNA: VAJASSA 2, LA VENDETTA

Ho già parlato dello scontro verbale tra l’onorevole Alessandra Mussolini e il ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna. (LINK)

Oggi a Montecitorio si è svolto il secondo round. In un clima già teso a causa del voto di sfiducia al governo, in risposta ad un attacco verbale subito da parte della Mussolini che tentava di interrompere il suo discorso, Fassino le si è rivolto, con la consueta pacatezza, dicendo: «Onorevole Mussolini, il ministro Carfagna l’ha già definita egregiamente…», velato riferimento a quel vajassa con cui era stata apostrofata la parlamentare da parte del ministro delle Pari Opportunità.

La scena che si è svolta in seguito all’osservazione di Fassino è tipica dell’impulsività che caratterizza il comportamento della Mussolini. Si è avvicinata come una furia a banchi del Pd, ha afferrato un telefonino dal banco della collega Ileana Argentin e ha tentato di lanciarlo contro Fassino, trascurando il fatto che lui si stesse scusando. La tempestività di un commesso è riuscita a bloccare l’insano gesto, ma non a tappare la bocca dell’onorevole che, rivolta alla Carfagna, ha esclamato: «Hai visto cosa hai fatto, sei una cretina».

Vi pare finita qui? Assolutamente no. La nipote del duce, commentando l’episodio con i giornalisti, ha osservato: «Le ho dato della cretina e lei ha spalancato quegli occhi da civetta». Quindi si è sfogata con il ministro Romani, rincarando la dose: «Hai visto cosa ha fatto quella cretina? adesso vado a prenderla a calci». La saggezza di Romani nell’affrontare quest’ennesimo scontro tra vajasse, ha prevalso: «Ma Alessandra con tutti i problemi che abbiamo…», le ha detto.

I problemi che hanno loro a Montecitorio? E quelli che abbiamo noi nel venire rappresentati da certe persone?

[notizia e foto da Il Corriere]

IL SUCCESSO DI MARA CARFAGNA, DALLE TELECAMERE ALLE … CAMERE

mara carfagna prima-e dopoIeri alla Camera dei Deputati è stato approvata, a stragrande maggioranza (447 sì, 29 no, nessun astenuto) la Proposta di Legge, detta Carfagna-Alfano, sui reati di violenza sessuale. L’obiettivo è quello di rendere più severe le pene per chi si macchia di tale delitto che, visti i recenti e continui episodi di cui la stampa quotidianamente ci informa, può essere considerato una vera e propria emergenza.
Il testo approvato prevede, quindi, pene più aspre nei confronti di chi abusa sessualmente delle donne: da 6 a 12 anni di carcere, ma se in conseguenza della violenza la vittima muore, è previsto l’ergastolo.

Vengono contemplate pure delle aggravanti nel caso di abuso nei confronti di minori di 16 anni (ma la pena è ulteriormente inasprita nel caso in cui la violenza venga subita dai minori di 10 anni) o qualora il reo agisca sotto l’effetto dell’alcol, droga o minacci la vittima con armi di vario genere. Aggravanti vengono considerate anche la familiarità con la vittima, la violenza nei confronti di persone disabili o comunque in posizione di debolezza tale da non potersi difendere (ad esempio una donna incinta o che subisca le molestie da parte di chi, sul luogo di lavoro, esercita il cosiddetto abuso di potere). Anche la violenza di gruppo, ora punita con un massimo di 12 anni, può determinare la reclusione fino a 20 anni. (per una descrizione più dettagliata invio alla lettura di questo articolo del Corriere.it

Il fatto che, almeno per una volta, il consenso della Camera sia quasi unanime non deve far pensare, tuttavia, ad un’eguale soddisfazione da parte di maggioranza e opposizione. Come riporta il Corriere, infatti, per la pd Barbara Pollastrini, ex ministro per le Pari Opportunità, questo è solo un piccolo passo ma la legge in sé appare monca e miope, perché non investe sul capitolo della prevenzione e della tutela della vittima.

Ora la Proposta di Legge verrà discussa al Senato e non serve avere una sfera di cristallo per prevedere che verrà approvata anche lì a stragrande maggioranza. Comunque sia, il ministro Carfagna può essere soddisfatto: dalle telecamere di mediast, dove onestamente non ha goduto di grande fama, alle Camere il suo successo personale ha avuto il meritato (?) riscatto.