ANTÒ FA CALDO!

Correva l’anno 2001, lo spot pubblicizzava una nota marca di tè freddo e regalava la grande notorietà ad una giovane attrice partenopea: Luisa Ranieri, ora moglie felice del commissario Montalbano, Luca Zingaretti, e madre di Emma.

Lo spot è stato un vero tormentone di quell’estate di undici anni fa e ancora adesso, con il caldo che fa e non sembra darci tregua, sarà ritornato alla mente di molti. Tutti a ricordarsi della sensuale Luisa che, nel letto, cercava di allontanare il bell’Antò perché faceva troppo caldo. Ma lui chi era? L’affascinante Edoardo Sylos Labini, attore teatrale preso in prestito dalla tv solo negli ultimi anni ed interprete di alcuni spot pubblicitari.

Nel 2004 fa il bis: nelle vesti di Antò questa volta ha al suo fianco la bella Karin Proja, altra giovane attrice, che lo mette in imbarazzo a passeggio in una città sicula (credo Siracusa) assolata e soffocata dall’afa, con le sue forme provocanti e la scollatura che più scollata di così non si può.
Naturalmente, dopo aver bevuto il solito tè freddo, Antò si precipita a casa con la dolce lei, finalmente rifocillata.

Non so perché ma, a parte il fatto che il tè in questione non è nemmeno buono e onestamente non credo abbia effetti afrodisiaci, penso che quella di Antò sia ormai una specie estinta. Infatti, più recentemente il bell’Antonio è stato sostituito da uno strafottente Ciro che per rinfrescarsi non trova di meglio da fare che … buttarsi nel mare. Naturalmente, dopo aver bevuto una bottiglietta di tè.

QUASI QUASI MI MANGIO UN GELATO …

In questi giorni fa un caldo bestiale. Oggi un po’ meno ma ieri ero al mare e si schiattava. Al mattino c’era una bella brezza sostenuta e il termometro segnava 27 gradi. Una gioia indescrivibile! Peccato che verso le 13 il vento è cessato e, ora dopo ora, mi sembrava sempre più di stare in un forno. Guardavo con una certa preoccupazione il termometro: fino a 32° ero contenta, poi vedendo che saliva – 34, 36, 38, 40 – ho pensato che se non volevo cuocermi era meglio tornare a casa. Me ne sono andata, e non è da me, alle 17: il termometro era arrivato a 41°.

Ieri, per la prima volta da quando sto a dieta per il colesterolo alto, ho pensato che avrei avuto proprio bisogno di un gelato, non dico voglia, quella c’è sempre. Non ho ceduto ma in compenso ho bevuto due litri d’acqua, più un altro litro prima e dopo la spiaggia, la fame era l’ultima cosa a cui pensavo.

Insomma, il gelato me lo sono solo sognato. Però per compensare, tornata a casa ho fatto una ricerca sull’invenzione del gelato. Ed ecco il risultato.


LA STORIA DEL GELATO

Da alcuni l’invenzione del gelato viene fatta risalire addirittura ad un episodio biblico in cui Isacco, offrendo ad Abramo latte di capra misto a neve, avrebbe inventato il primo gelato della storia. Secondo altri, invece, viene fatta risalire agli antichi Romani che nei loro sontuosi banchetti offrivano le nivatae potiones, veri e propri dessert freddi. In realtà si trattava di sorbetti: passati di frutta impastati con la neve che venivano letteralmente “ingoiati” dai commensali. La parola sorbetto, infatti, deriva dal verbo latino sorbere che significa, appunto, “ingoiare”. D’altra parte il sorbetto non necessita di masticazione.

Per assistere al trionfo di questo alimento bisogna però aspettare il Cinquecento. È Firenze a rivendicare l’invenzione del gelato moderno, grazie all’inventiva di un architetto, Bernardo Buontalenti (Firenze 1531 – 1608), che per primo utilizza il latte, la panna e le uova.

Persona decisamente ingegnosa messer Buontalenti (un nome, un programma!) e anche pieno di titoli: architetto civile e militare, ingegnere idraulico e urbanista. Proprio per le sue non comuni capacità fu assunto dai Medici e proprio da questi fu incaricato, in occasione dell’arrivo dell’ambasceria di Spagna, di organizzare un’accoglienza strabiliante, tale da “far rimanere come tanti babbei gli stranieri, e spagnoli per giunta”.
Nonostante il sorbetto fosse già stato utilizzato in precedenza, la vera novità del gelato prodotto da Buontalenti furono gli ingredienti: latte, miele, tuorlo d’uovo e un tocco di vino. Inutile dire che l’invenzione fu un successo: al banchetto organizzato per gli Spagnoli servì una crema fredda di gran lunga migliore, per gusto e composizione, dei dolci gelati creati in passato.

Un altro grande epigono del gelato fu anche un gentiluomo palermitano, Giuseppe (altre fonti parlano di “Francesco”) Procopio dei Coltelli che si trasferì a Parigi alla corte del Re Sole, ed aprì il primo caffè-gelateria della storia, il tuttora famosissimo café Procope che si trova in rue de l’Ancienne Comédie. Si tratta del primo café letterario del mondo dove illustri francesi si recavano per discutere dei loro progetti bevendo un café e assaporando un sorbetto: La Fontaine, Voltaire, Rousseau, Beaumarchais, Balzac, Hugo, Verlaine, Oscar Wilde e tanti altri.

Ma la storia moderna di questo goloso alimento comincia ufficialmente quando l’italiano Filippo Lenzi nel 1777 aprì la prima gelateria in America. Il gelato si diffuse a tal punto da portare ad una nuova invenzione: la sorbettiera a manovella, brevettata nel XIX secolo da William Le Young.

Aveva allora inizio la storia del gelato industriale. Si dice che il primo produttore su larga scala sia stato un lattaio di Baltimora, Jacob Frussel, che, per salvare una grossa partita di latte invenduto, lo trasformò in gelato. La sua creatività fu premiata: la città gli eresse addirittura un monumento.

BUON GELATO A TUTTI!

[fonti: italianiaparigi, istitutodelgelato, buontalenti.it; immagine da questo sito]