BUONA PASQUA

A tutti i lettori auguro una felice Pasqua piena di serenità e pace.

[immagine da questo sito]

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PASQUA 2015: UNA POESIA PER VOI, CON TANTI AUGURI

Pasqua
di Ada Negri
E con un ramo di mandorlo in fiore,
a le finestre batto e dico: «Aprite!
Cristo è risorto e germinan le vite
nuove e ritorna con l’april l’amore
Amatevi tra voi pei dolci e belli
sogni ch’oggi fioriscon sulla terra,
uomini della penna e della guerra,
uomini della vanga e dei martelli.
Aprite i cuori. In essi irrompa intera
di questo dì l’eterna giovinezza ».
lo passo e canto che la vita è bellezza.
Passa e canta con me la primavera.

pasqua2015

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SON TORNATE LE RONDINI. BUONA PASQUA A TUTTI

rondini a primavera

LA BUONA NOTTE DELLE RONDINI
di Angiolo Silvio Novaro (1866-1938)

Quando muore il dì perduto
dietro qualche oscura vetta,
quando il buio occupa muto
ogni vuota erbosa via,
una strana frenesia
tra le rondini scoppietta.

Come bimbi sopra l’aia
giocan elle con giulive
grida intorno alla grondaia,
e poi su nel cielo rosa
vanno vanno senza posa
dove Iddio soletto vive.

Gaie arrivano in presenza
del buon Dio che tutte accoglie;
una bella riverenza
fa ciascuna, e poi dice:
– Sia la notte tua felice! –

Scioglie il volo, e giù si china
con un poco di tremore
per la lieve aria turchina;
e ritrova le sue orme,
trova il nido, e ci si addorme
col capino sopra il cuore.

(Da “Il Cestello”, Treves, Milano 1910)

Questa mattina son tornate le rondini (almeno qui). In questo sabato silenzioso, senza il consueto scampanio a scandire le ore, ho sentito nitidamente il loro gioioso garrire, mi è parso un saluto e un augurio speciale in questo Sabato Santo.

La giornata è un po’ cupa, la neve sulle cime dei monti testimonia una primavera tardiva. E’ vero, una rondine non fa primavera ma rende la Pasqua più bella.

TANTI CARI AUGURI DI UNA SERENA E GIOIOSA PASQUA A TUTTI I LETTORI!

buona pasqua

[immagine sotto il titolo da questo sito; immagine “Buona Pasqua” da questo sito]

LA TRADIZIONE PASQUALE

Marisa Moles's Weblog

Ripropongo questo vecchio post per AUGURARE A TUTTI I LETTORI UNA BUONA PASQUA.

Com’è noto, la Pasqua cristiana celebra la resurrezione di Cristo, ma dal punto di vista etimologico si collega al rito ebraico del Pèsach (parola che significa “passaggio”) ed il periodo in cui Gesù fu catturato, condannato, in seguito ad un sommario processo popolare, e crocifisso, per gli ebrei di Palestina era appunto la “pasqua”. Tale festività ricordava ai figli di Israele l’esodo dall’Egitto in cui essi erano ridotti in schiavitù, con cui aveva inizio il lungo viaggio verso la Terra Promessa.

La Bibbia racconta che gli ebrei egiziani furono salvati dalla tremenda punizione divina che si abbatté sugli egizi: l’Angelo di Dio aveva, infatti, decretato l’uccisione di tutti i primogeniti delle famiglie egiziane, dopo che il faraone aveva concesso imoedito agli ebrei di andarsene. Questi ultimi avevano scampato il pericolo cospargendo gli stipiti delle porte delle loro…

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NATALE CON I TUOI E PASQUA … ANCHE!


La mia è sempre stata una famiglia unita. Unita e allargata, ma non nel senso che intendiamo noi oggi. I miei genitori sono sposati da cinquantotto anni, nessun/a nuovo/a compagno/a, nessun/a figliastro/a, nessun divorzio in famiglia, almeno nell’ambito della parentela diretta.
I miei genitori hanno sempre attribuito un valore profondo all’unità familiare. Sono stati l’elemento di coesione tra il nostro nucleo familiare (mamma, papà, figlio, figlia, nonna) e il resto del parentado. Fin da giovanissimi, i miei hanno sempre frequentato i cugini di entrambi e da questa amicizia sono nati dei matrimoni stranissimi, almeno ai miei occhi di bambina: mia nonna e una delle sue sorelle, ad esempio, hanno sposato due fratelli; uno dei cugini di mia mamma ha sposato la sorella di mio papà; una cugina di mia mamma ha sposato il fratello di mio papà. Insomma, come dice spesso mio marito, che mai è riuscito a destreggiarsi tra l’intricata parentela, un bel casino. Nel senso buono, naturalmente.

Ad ogni festa comandata, ci si incontrava tutti, a casa dell’uno o dell’altro. La domenica si usciva tutti assieme e io potevo giocare con le mie cugine, cosa che gradivo particolarmente avendo un fratello più grande che non è mai stato per me un compagno di giochi. D’estate si andava al mare la domenica e ogni famiglia portava qualcosa: ricordo ancora le lasagne della zia paterna e i dolci di quella materna, oltre, naturalmente, alle superbe melanzane impanate di mio papà. Un menù poco adatto per una giornata al mare, ma si usava così.

Due alberi genealogici che s’incrociavano, fino a formare un’unica grande pianta dai rami rigogliosissimi. Eh sì, perché, avendo dei cugini molto più grandi di me, ho vissuto la nascita dei pro-cugini e anche loro sono stati per me compagni di giochi. Diciamo che per loro io ero una specie di piccola mamma: me li stringevo al petto, li cullavo, fino ad addormentarli, cantavo per loro sulle note del juke box. Ho manifestato con loro i primi segni della mia vocazione: fare la mamma. Poi sono cresciuti e le mie cugine me li mandavano a lezione, intuendo fin d’allora che avevo un’altra vocazione: quella dell’insegnante.

Quando ripenso a come sono cresciuta io, un po’ mi sento in colpa nei confronti dei miei figli. D’altra parte, riflettendoci, non è stata del tutto colpa mia. Loro non sono cresciuti in simbiosi con i cugini, un po’ per la distanza (siamo, infatti, un po’ sparsi qui e là, non viviamo tutti nella stessa città) e un po’ perché nella famiglia di mio marito non c’è mai stata una frequentazione assidua con gli zii e i cugini. L’incontravo, e li incontro, solo in occasioni particolari: matrimoni, battesimi, anniversari, comunioni, cresime e funerali. Come se fosse una specie di parabola: nascita, crescita e morte. Non è il massimo, effettivamente.
Così i miei figli non hanno dei rapporti speciali, come li ho avuti io, con i loro cugini. Si sentono, si scrivono messaggi, a volte si incontrano per qualche ritrovo. Nulla di più.

Pensando alle feste, come ho detto, ci si trovava sempre tutti assieme: Natale o Pasqua, non faceva differenza. Per questo, almeno fino all’adolescenza, non ho mai pensato che ci fosse alcuna distinzione tra una festa e l’altra, nel senso che davo per scontato che si dovesse passare tutti assieme entrambe le ricorrenze. Crescendo, soprattutto dopo aver incontrato mio marito, ho iniziato ad allontanarmi da casa per Pasqua, ma andavo in montagna con quelli che poi sono diventati i miei suoceri e con le cognate. Sempre in famiglia stavo.

Dopo il mio matrimonio, le cose non sono granché cambiate. Solo nel 1986, appena sposati, siamo andati a Roma per Pasqua, a trovare una coppia che avevamo conosciuto durante il viaggio di nozze. Poi, dopo la nascita dei figli, la regola era: il giorno di Pasqua con i miei e il Lunedì dell’Angelo con i miei suoceri. Regola che raramente abbiamo trasgredito (solo un anno siamo andati da soli, con i bambini, sulla riviera romagnola), anzi, più volte abbiamo festeggiato la Pasqua tutti assieme, con genitori e suoceri. Naturalmente quasi sempre mio fratello si è unito a noi.

I miei figli, invece, fin dall’adolescenza hanno fatto proprio il famoso detto “Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi”. D’altra parte è giusto che sia così. E proprio per rispettare la “mia” tradizione sono in partenza per l’Austria con mamma, papà, fratello, cognata, nipote e fidanzato, e naturalmente mio marito. Noi non trasgrediamo, i miei figli sì. Ma va bene così.

Colgo l’occasione per augurare una FELICE PASQUA A TUTTI.

[immagine tratta da questo sito]

LA TRADIZIONE PASQUALE

Ripropongo questo vecchio post per AUGURARE A TUTTI I LETTORI UNA BUONA PASQUA.

Com’è noto, la Pasqua cristiana celebra la resurrezione di Cristo, ma dal punto di vista etimologico si collega al rito ebraico del Pèsach (parola che significa “passaggio”) ed il periodo in cui Gesù fu catturato, condannato, in seguito ad un sommario processo popolare, e crocifisso, per gli ebrei di Palestina era appunto la “pasqua”. Tale festività ricordava ai figli di Israele l’esodo dall’Egitto in cui essi erano ridotti in schiavitù, con cui aveva inizio il lungo viaggio verso la Terra Promessa.

La Bibbia racconta che gli ebrei egiziani furono salvati dalla tremenda punizione divina che si abbatté sugli egizi: l’Angelo di Dio aveva, infatti, decretato l’uccisione di tutti i primogeniti delle famiglie egiziane, dopo che il faraone aveva concesso imoedito agli ebrei di andarsene. Questi ultimi avevano scampato il pericolo cospargendo gli stipiti delle porte delle loro case con il sangue degli agnelli o dei capretti appena nati, le cui carni costituirono il cibo consumato durante la cena alla vigilia della loro partenza . Da ciò deriva anche la tradizione cristiana di consumare la carne di agnello o capretto durante il pranzo pasquale. Ma è evidente anche il legame tra l’Antico e il Nuovo Testamento quando nei Vangeli leggiamo che Gesù, morto in croce per salvare l’umanità dal peccato originale, è chiamato l’Agnello di Dio.
Gli ebrei, inoltre, per poter fuggire velocemente, guidati da Mosè, furono costretti a cuocere il pane senza farlo lievitare: nacque, così, la tradizione degli “azzimi” (o Mazzoth) che è strettamente collegata alla Pasqua ebraica.

Agli inizi, i Cristiani festeggiavano la Pasqua tutte le domeniche. Dopo il Concilio di Nicea, presieduto dall’imperatore Costantino nel 325 con lo scopo principale di condannare l’eresia di Ario (arianesimo), fu stabilito che la data della festività dovesse cadere la domenica successiva alla prima luna di primavera. Oggi la Chiesa calcola la data di Pasqua in modo scientifico: la festa “cade” la domenica successiva alla prima domenica di luna piena dopo l’equinozio di primavera. Per questo motivo la data della Pasqua è variabile ed è compresa tra il 22 marzo e il 25 aprile. A seconda che la data sia più o meno vicina ai due estremi, si è soliti parlare di Pasqua Alta (quando è piuttosto in “ritardo”, quindi più vicina al 25 aprile) e Bassa (quando è in “anticipo”).

da vinci ultima cena

Durante la settimana santa, il giovedì la Chiesa celebra una Messa chiamata in cena Domini: per mezzo di questo rito si vuole ricordare l’ultima cena che Gesù consumò con i discepoli prima della cattura. Secondo la tradizione cristiana, inoltre, proprio durante questa cena Gesù avrebbe istituito il rito dell’Eucarestia: il pane rappresenta il corpo, il sangue l’anima e la divinità di Cristo, figlio di Dio.

Con il termine Pasqua, dunque, si ricorda la resurrezione di Cristo, quindi il “passaggio” dalla morte alla vita eterna; appare chiaro, quindi, il legame tra questa festività e il significato che essa assunse per gli Ebrei, nel senso che laddove il “passaggio” è riferito alla liberazione dalla schiavitù verso la libertà e la Terra che Dio aveva promesso ad Abramo, nel rito cristiano si celebra la liberazione dell’Uomo dalla schiavitù del peccato ed il cammino verso la vita eterna.

Una delle tradizioni “pagane” legate alla Pasqua è quella dell’uovo: essa ha origine dalla consuetudine dei contadini dell’antica Roma di sotterrare nei campi un uovo colorato di rosso, che simboleggiava la fertilità, quale rito propiziatorio per un buon raccolto. Entrato, poi, nella tradizione cristiana, l’uovo fu assurto a simbolo di rinascita non della natura ma dell’uomo, in stretta relazione con la resurrezione di Cristo. Nelle catacombe furono ritrovate delle uova di alabastro che confermano la tradizione di scambiarsi delle uova come dono pasquale.

uova pasqua fabergé

L’usanza di scambiarsi delle uova in dono nel periodo pasquale viene diffusa in particolare nel Medioevo, per un motivo abbastanza pratico: non potendo essere consumate durante il periodo di Quaresima, per via del digiuno, le uova dovevano essere smaltite rapidamente, quindi venivano colorate, dopo essere state rassodate, e donate, una volta benedette in chiesa durante la Messa di Pasqua. Sempre al Medioevo risale la tradizione delle uova preziose, d’oro e d’argento, che poi fu riscoperta dall’orafo Peter Carl Fabergé, che, nel 1883, ricevette dallo zar Alessandro III l’incarico di preparare un dono speciale per la zarina Maria: Fabergé per l’occasione creò il primo uovo in platino smaltato di bianco, entro il quale era racchiuso un tuorlo dorato, che a sua volta conteneva un pulcino d’oro dagli occhi di rubino, dentro il quale era contenuta una riproduzione della corona imperiale. Da questo momento in poi si diffuse la tradizione dell’uovo con sorpresa.

uova-cioccolatoOggi, tuttavia, l’uovo più diffuso in veste di dono pasquale è quello di cioccolato: i primi a crearne uno furono i cuochi di Luigi XIV, il Re Sole, che più tardi pensarono anche di riempirlo con la sorpresa. Attualmente le industrie dolciarie ne producono di tutti i tipi e di tutti i prezzi. Questi ultimi possono variare a seconda della qualità del cioccolato (visti i recenti sequestri di uova fabbricate con materie prime scadute o di infima qualità è meglio andare sul sicuro e spendere un po’ di più) o della preziosità della sorpresa. In genere si tratta di piccoli oggetti di scarso valore, ma non mancano le sorprese più costose quali i monili d’argento.

Ricordo una Pasqua speciale in cui al posto del tradizionale uovo, mi ritrovai una campana di cioccolato. Avevo più o meno quindici anni e, nonostante fossi già abbastanza grande, non avrei rinunciato per nessun motivo al mondo al mio uovo. Certo, la campana non è la stessa cosa, ma non feci trapelare la mia contrarietà iniziale. Quando aprii la confezione, compresi anche il perché di quel dono pasquale poco tradizionale: la sorpresa era costituita da un anello d’oro con zaffiro e brillantini che mia nonna aveva voluto donarmi in occasione della Pasqua. Far entrare una sorpresa così nell’uovo sarebbe stato complicato (a meno che non lo si facesse confezionare appositamente dal pasticcere), mentre la campana, vuota nella parte inferiore, aveva facilitato molto l’operazione e l’abilità di mia mamma nel ricomporre la confezionare non aveva destato in me alcun sospetto. Inutile dire che quella fu una della Pasque più belle della mia vita.

E dopo aver ripercorso la tradizione e divagato sulla mia indimenticabile sorpresa pasquale, auguro a tutti una Felice Pasqua, invitando a pensare, tra banchetti luculliani e uova con sorpresa, anche al vero significato di questa festa, la più importante della tradizione cristiana.

Infine, come da tradizione, lascio ai miei lettori una bellissima poesia di Gabriele D’Annunzio:

campane_pasquaLA RESURREZIONE

Suono di campane,
voce che trasvola sul mondo,
canto che piove dal cielo sulla terra,
nella città sorda e irrequieta,
e nel silenzio dei colli
ove, nel pallore argenteo,
le bacche d’olivo maturano il dono di pace.
Suono che viene a te,
quale alleluia pasquale,
a offrirti la gioia di ogni primavera,
a chiamarti alla rinascita;
a dirti che la terra rifiorisce
se il tuo cuore si aprirà come un boccio,
che ripete un gesto d’amore e di speranza,
levando il mite ramoscello
in questa chiara alba di risurrezione
!

[FONTI: serbi.info, arcobaleno.net e agricolturaitalianaonline.gov.it; l’immagine sotto il titolo è tratta da questo sito; uova Fabergé da questo sito; uova cioccolato da questo sito; campane pasquali da questo sito]