MORGAN: DOPO IL NO DI VERONA IL SÌ DI LIGNANO SABBIADORO


Quest’anno di Morgan si è sentito parlare molto, a partire dalla mancata partecipazione al Festival di Sanremo a causa della confessione choc di fare uso di cocaina. A dire il vero, il cantante in un’intervista aveva addirittura incoraggiato l’uso dello stupefacente al posto degli antidepressivi. Anche se poi, nel salotto di Bruno Vespa, aveva chiarito la sua posizione e aveva, diciamo così, fatto pubblica ammenda, la cattiva fama l’ha perseguitato non poco. Senza contare i guai in famiglia: dopo le dichiarazioni dell’ex marito, Asia Argento, che è la madre di Anna Lou, la figlia di Morgan, gli voleva togliere la patria potestà.

È noto il rifiuto del sindaco di Verona, Flavio Tosi, di concedere il teatro romano per il concerto di Morgan previsto per il 4 settembre. Sulla questione è attualmente in atto una battaglia legale: l’avvocato di Morgan, infatti, invoca la Costituzione e il diritto di “eseguire le prestazioni dalle quali riceve sostentamento per sé e per la propria famiglia”. La replica del vicesindaco di Verona, Vito Giacino? “Guardiamo alla realtà di chi è veramente senza lavoro, come i cassaintegrati di Verona”. La solidarietà verso i proprio concittadini è sacrosanta, diciamo la verità. D’altra parte il diritto invocato dal legale del cantante è un po’ “tirato per i capelli”.
Fatto si è che a tutt’oggi ancora non si sa se il concerto a Verona si farà o meno.

C’è un’altra cittadina nel nordest italiano che, invece, ha aperto le porte, anzi la spiaggia, a Marco Castoldi: Lignano Sabbiadoro. Nessuna opposizione del sindaco e concerto gratis per i fan che hanno affollato un tratto di lungomare dove è allestito il palco permanente della “Beach Arena”. Accompagnato dalla Ensemble symphony orchestra, Morgan ha cantato sotto le stelle nella notte dedicata agli astri cadenti: il 10 agosto, San Lorenzo. Un grande successo di pubblico, alla faccia del sindaco di Verona.

Insomma, forse Morgan ha messo la testa a posto (i capelli non ancora): perché non dargli ancora una possibilità? Per ora si consola con i concerti ma per la TV deve ancora aspettare. La Rai l’ha mandato in esilio, bandendolo dal festival e da XFactor. Stai a vedere che magari a Mediast un posticino lo trova!

[Foto by Ricky Modena per Udine20.it]

AGGIORNAMENTO DEL POST, 13 AGOSTO 2010

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BRUNO VESPA REPLICA A SANTORO: NESSUNA LEZIONE DA CERTO GIORNALISMO

Nell’anteprima di “Porta a Porta” in onda ieri sera, Bruno Vespa ha commentato a modo suo gli attacchi ricevuti da Michele Santoro durante l’ultima puntata di “Annozero”:

Mi perdonerete se vi rubo un minuto per rispondere a Michele Santoro che giovedì sera mi ha gratificato di un attacco in prima serata. Nonostante l’ora sempre più tarda in cui viene trasmessa e la nascita come funghi di programmi concorrenti, “Porta a Porta” resta di gran lunga la trasmissione leader di seconda serata e rende in pubblicità almeno quattro volte del pochissimo che costa. Santoro non ha gradito che nel dire a chi me lo aveva chiesto che sono contento della sua permanenza in Rai abbia osservato che lui ha fatto di quelle che definisce “persecuzioni politiche” un eccellente investimento finanziario. Lo dico e lo ripeto. Lo fece nel ’96 quando per tre anni andò a lavorare al più alto livello nelle televisioni dell’odiato Berlusconi. Lo ha fatto adesso restando in Rai con un nuovo ruolo e garantendosi dopo otto anni una liquidazione sedici volte superiore a quella che ebbi io nel 2001 dopo 39 anni di lavoro da dipendente Rai. La settimana scorsa all’aeroporto di Milano mi si affiancò un signore che non conoscevo: “Caro Vespa – mi disse – perché non comincia anche lei ad attaccare Berlusconi? Pensi a come miglior sarebbe la sua vita. Guardi Santoro…Mai martire fu trattato meglio”. Parole sante.

Ma non è tutto: liquidato Santoro, l’attenzione di Vespa è rivolta ad altri due “grandi nomi” del giornalismo:

E visto che ormai alla Rai c’è l’uso di delegittimare i conduttori di altri programmi, due parole per concludere su quelle due anime belle di Fabio Fazio e di Massimo Gramellini. Sabato scorso Gramellini, con Fazio che gli faceva da spalla, ha ripreso qualche riga di un articolo di Vittorio Feltri che mi accusava di aver gestito in maniera colpevolista il processo contro Alberto Stasi, poi assolto per il delitto di Garlasco. Ha trascurato, tuttavia, rispettando il tradizionale pluralismo della trasmissione che lo ospitava, di dar conto della mia replica al “Giornale” in cui dicevo che il professor Giarda, il difensore che ha fatto assolvere Stasi, ha riconosciuto a “Porta a porta” una assoluta correttezza. Questi sono le trasmissioni e i giornalisti che ci fanno lezione.

Beh, come dire che Vespa le spara … a zero su tutti.
Che possiamo fare, noi poveri spettatori che paghiamo il canone, quindi anche il maxi compenso promesso a Santoro? Imparare da Vespa l’onestà, la trasparenza, la parsimonia …?
No, forse possiamo solo cambiare canale … anzi, spegnere la Tv e leggere un buon libro.

[fonte: Il Messaggero]

MORGAN FUORI DA SANREMO. STASERA OSPITE A “PORTA A PORTA”

Dopo l’intervista choc rilasciata a Max (in edicola domani, 4 febbraio), nonostante la smentita arrivata tempestiva dal cantante, il direttore di Raiuno, Mauro Mazza, d’intesa con il Direttore Generale, Mauro Masi, dopo aver consultato il direttore artistico del Festival Gianmarco Mazzi, ha deciso l’esclusione del cantante Morgan dalla 60° edizione del Festival della Canzone Italiana di Sanremo. Morgan replica: “Sono traumatizzato”. Ok, mi dispiace per lui, ma i veri traumatizzati siamo noi lettori.

Andiamo con ordine: pare che a Max Morgan abbia confessato un suo uso quotidiano di cocaina, ottimo antidepressivo, sempre secondo il suo parere. Non solo, ma aggiunge: “Gli psichiatri mi hanno sempre prescritto medicine potenti, che mi facevano star male. Avercene invece di antidepressivi come la cocaina. Fa bene. E Freud la prescriveva”, sperando, forse, che citando un’aucoritas come Freud potesse farla franca.
La prima reazione è stata di sdegno. Morgan, quindi, si affretta a chiarire: “L’intervista mi è stata sostanzialmente carpita, io penso esattamente il contrario: la droga fa male, la considero pericolosa e inutile, mi riferivo all’uso che ne facevo in passato come terapia verso la depressione”. Un bel dietrofront, non c’è che dire. Peccato però che il direttore di Max, Andrea Rossi, si affretti a replicare: “L’intervista non è stata per nulla carpita e tanto meno è stata tesa una trappola. Il servizio, in lavorazione da tempo, è stato pienamente concordato”.

A questo punto, sebbene con il beneficio del dubbio circa la veridicità delle dichiarazioni dei due contendenti, la partecipazione di Morgan a Sanremo è saltata. In primis, secca è stata la reazione di Alessandra Mussolini, presidente della Commissione per l’infanzia, che oltre all’esclusione del cantante presunto cocainomane, ha chiesto il test anti-doping per tutti i partecipanti.
Ma la battuta più originale è stata quella di Carlo Giovanardi, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega al contrasto delle tossicodipendenze, che ha affermato: “Più che esibirsi a Sanremo, sarebbe utile che questo Morgan potesse ricoverarsi in una comunità di recupero per tossicodipendenti”.

Insomma, dopo le polemiche sulla canzone di Povia, ispirata al caso Englaro, dopo la discussione sulla partecipazione al Festival del principe Emanuele Filiberto di Savoia, tanto che Pupo, con il quale il principe si dovrebbe esibire, non ha escluso un ritiro dalla gara, quest’ennesima polemica genera un legittimo sospetto: che sia tutta una tattica per far pubblicità a Sanremo, già dato per spacciato due anni fa e miracolosamente rinato lo scorso anno, grazie al noto taumaturgo Bonolis?
E già, perché Sanremo è Sanremo!

[fonte Il Corriere]

AGGIORNAMENTO del post: 4 FEBBRAIO 2010

Insomma, Morgan prima nega, poi ritratta, ora ammette … di una cosa è sicuro: anche se lo dovessero riammettere al Festival, “chissenefrega di Sanremo”!
Stasera andrà in onda una puntata di Porta a Porta, condotto da Bruno Vespa, in cui Morgan sarà ospite.
Anticipazioni su Il Giornale.

VERONICA, POVERO SOLDATINO SOTTO ASSEDIO

silvio-e-veronicaC’era d’aspettarselo: dopo l’annuncio del divorzio da Berlusconi, Veronica Lario torna all’attacco mezzo stampa. Dalle sue labbra, immagino gonfiate dal silicone, escono parole affrante, quelle di una donna offesa nella sua dignità, di una moglie umiliata da un marito insensibile che preferisce i figli degli altri, le famiglie degli altri, gli amici degli altri a quelli di casa sua. Una sofferenza, quella di Veronica, che dura da decenni, una sorta di martirio cui si è sottoposta volontariamente senza quasi mai fiatare, eccetto qualche sfogo, qualche letteruccia pubblicata dai giornali, niente di così eclatante. Un dolore chiuso nel suo cuore e nella reggia dorata che non deve nemmeno dividere con il marito. Che donna sfortunata! Tutta sola, abbandonata, incompresa.

«E adesso come mi sento? Come un povero soldatino oramai assediato dagli eserciti nemici», esterna così il suo dolore la povera Veronica. E noi ce lo immaginiamo questo soldatino assediato, ci immaginiamo questa solitudine inerme, quella di una donna che non ha armi per combattere. Pensiamo alla sua misera vita e ci addoloriamo con lei e per lei. Pensiamo alla vita di privazioni che le è stata riservata dal destino: la rinuncia a girare per casa la domenica mattina con i bigodini in testa, il dover lasciare i figli piccoli con le tate per recarsi in una beauty farm perché il marito-tiranno la voleva sempre in perfetta forma, l’impossibilità di preparare qualche manicaretto per la dolce metà e il dover arrendersi ad essere circondata da uno stuolo di camerieri, governanti, cuochi, maggiordomi e giardinieri. Ma le rinunce della signora Lario non finiscono qua: pensiamo a quando i bambini sono cresciuti e li ha dovuti abbandonare in qualche collegio, naturalmente svizzero, così come alle donne spartane erano sottratti i figli di appena sei anni perché dovevano essere addestrati per la guerra. Ma la povera Veronica, soldatino indifeso, li ha dovuti abbandonare ad austeri pedagoghi, rinunciando a passare i pomeriggi insieme a loro, a seguirli nell’esecuzione dei compiti, a correggere tutti quei bei problemini di matematica che fanno impazzire le mamme, a fare i dettati per imparare bene l’ortografia. E poi, da sola, si è dovuta adattare a farsi scorazzare in giro dall’autista, lasciando ingiallire la patente in un cassetto. Mai un giretto al supermercato, un’occhiata alle offerte della settimana, l’acquisto degli ovetti kinder per i piccoli Berlusconi. Una vita grama davvero.

E che dire della carriera? Il marito l’ha strappata dal palcoscenico stroncando così crudelmente una carriera fulgida, un avvenire da prima donna della prosa. La poveretta si è adattata a stare dietro le quinte, rinunciando al ruolo di protagonista. Lui, folgorato dal suo seno al vento, l’ha voluta tutta per sé; non solo, ha preteso che un ignobile chirurgo plastico le facesse ritornare quello splendore che l’età stava portandole via. Fortunatamente la chioma è rimasta splendida e folta, altrimenti il crudele Silvio l’avrebbe costretta al trapianto. Eh già, perché molte cose con lui Veronica ha condiviso, forse non se ne ricorda. Le vacanze, per esempio, in costa Smeralda o qualche crociera su splendidi yacht suoi o dei cari amici di famiglia. E d’inverno, non poteva mancare alle discese sugli sci o alle scivolate sulla slitta a Saint Moriz o a Cortina, non so. So che per lei, Veonica, dev’essere stato un bel sacrificio, in nome di quell’amore giurato come eterno, di quel legame che a poco a poco è diventato la sua prigione.

E ora l’ingrato consorte che fa? Se la spassa alle feste delle neodiciottenni, ma a quelle dei figli è stato l’ospite a lungo atteso, debitamente invitato, ma mai arrivato. Che affronto! E a tale affronto come poteva reagire Veronica? Chiedendo il divorzio, mi sembra logico. Ma non attraverso il freddo e anonimo linguaggio legale, recitato da una formalissima lettera dell’avvocato, troppo banale. Meglio annunciarlo alla stampa. Dal suo cantuccio riservato in quel di Macherio, esplode la rabbia del soldatino ora assediato; parole scritte, incancellabili raggiungono il povero Silvio in quel di Varsavia, proprio mentre è occupato a stilare l’incriminata lista dei candidati alle europee. Di veline, nemmeno l’ombra dice lui. Solo brave e preparate ragazze, come quelle che attualmente occupano posti di responsabilità e onorano gli impegni con puntualità e serietà. Meglio degli uomini, aggiunge. Insomma, quelle veline che hanno causato nella signora Lario lo sfogo di un’ira a lungo repressa non ci sono, non esistono. E poi, quella Noemi Letizia, la più famosa neodiciottenne d’Italia, una brava ragazza appartenente ad una famiglia morigerata, con l’unico difetto di avere invitato cotanto ospite alla festa di compleanno. Ma il torto più grande la moglie “tradita” lo attribuisce a lui, al fedifrago: quello di aver accettato l’invito. Non solo, il cavaliere si è pure fatto fotografare, anche se sul web corre voce che le foto siano ritoccate. Anzi, c’è pure qualcuno che fa basse insinuazioni notando la somiglianza della fanciulla Noemi con le altre figlie di Berlusconi. Ma dai! Anche questo, purtroppo, deve sopportare il povero soldatino indifeso.

Il premier nega tutto: nessun legame particolare –qualcuno ha parlato addirittura di pedofilia!- con la ragazzina, solo un’amicizia di lunga data con la famiglia, visto che il padre di Noemi fa parte del PdL. E poi, sostiene il cavaliere ai microfoni di Bruno Vespa, due giorni fa a “Porta a porta”, se ci fosse stato qualcosa da nascondere, non si sarebbe recato in un locale affollato, non si sarebbe fatto fotografare. Mica scemo, lui. No, è la stampa di sinistra che ha cercato di infangarlo e ha teso una trappola in cui è caduta anche la moglie inconsapevole. Certo, qualcuno aspetta solo di coglierlo in fallo, il Presidente del Consiglio, e approfitta pure di diciottenni inesperte che non si lasciano scappare l’occasione per potersi vantare di tale amicizia, di tale ospite, di tale regalo (gioiello in oro e diamanti). Ma Veronica non ha compreso tutto questo, si è lasciata raggirare anche lei, come tanti. Non sanno, però, i detrattori che alla fine questo episodio, pur nella sua dolorosità, ha giovato a Berlusconi e alla maggioranza. Davanti alle telecamere della TV francese France 2 ha esibito con orgoglio i dati recenti sulla sua popolarità: dal 75% è passata al 77%. E si deve a lui un altro record: lo share di “Porta a porta” che in dieci minuti è passato dal 15% al 43%. Non era arrivata a tanto nemmeno l’ “Elisa di Rivombrosa” della gloriosa prima serie. E nonostante tutto, dice Berlusconi, la Tv e la stampa continuano a denigrarlo, anche i suoi canali e giornali. Roba da non credere! È quel 37% che rimane indifferente al suo charme che ora sta con Veronica, evidentemente. Lei, poverina, non si rende conto che la stanno strumentalizzando, che tutta la vicenda, così tanto privata che l’addolorato Silvio non ne vuole nemmeno parlare –ma, guarda caso, ne parla, e come se ne parla!- ormai è in pasto a belve feroci che attendono solo di sbranarlo, il maritino. Magari sarà la stessa ex moglie a sbranarlo, in senso metaforico, quando gli presenterà i conti.

C’è gente che passa attraverso l’esperienza dolorosa del divorzio andando incontro ad un oscuro destino. Già, perché qualche pover’uomo non sa nemmeno come fare per mantenersi e passare gli alimenti alla ex. C’è pure qualcuno che rinuncia alla casa e torna da mamma e papà, se li ha, o si adatta alla vita solitaria in un anonimo residence. Ci sono anche quelli che, non avendo alternative o perché non arrivano ad un accordo, rimangono nella casa coniugale da separati in casa. Chi ha visto il film La guerra dei Roses sa di che cosa sto parlando. Ma non c’è nemmeno il pericolo di assistere allo spettacolo di Veronica e Silvio appesi al lampadario di cristallo, magari scommettendo su chi dei due cadrà per primo. E già, perché i due sposi vivevano di già in due case separate. Ma allora cosa cambia? Nulla, se non il fatto che un divorzio già in atto verrà formalizzato.

Quando su questa triste vicenda calerà il sipario, saremo tutti più contenti. Veronica da ex attrice è già abituata a vedere la tenda di velluto scendere davanti a lei. Ma ora il povero soldatino indifeso, che pure ha scatenato questa guerra, non attenderà più il suo bel cavaliere che verrà a salvarla. Lei con i cavalieri ha già avuto una brutta, bruttissima esperienza. Ormai non crede più alle gesta dei palatini, quelle dei romanzi cortesi. La cortesia, in tutti i sensi, non fa parte del suo mondo. Le rimane la magione da difendere, proprio come facevano le donne dei cavalieri in loro assenza. Ma non ci sarà nessun ariete a sfondare il portone, nessuna balestra pronta a scagliare le pietre. Non ci sarà bisogno d’armi o di parole; di quelle ne sono state dette anche troppe. Basterà tacere. Il silenzio, a volte, è l’arma vincente.

[fonte principale: corriere.it, articoli vari del 5, 6 e 7 maggio]