LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: ANCHE L’ERRORE HA LA SUA GIORNATA MONDIALE

error day
Quale poteva essere la data scelta per la Giornata Mondiale dell’errore? Ma il 29 febbraio, naturalmente. Non per questo si celebra solo negli anni bisestili.

Quest’anno a Bologna, dal 28 febbraio al 2 marzo, si svolge addirittura un festival dedicato all’errore.

Chi non ne ha mai commesso uno, alzi la mano! Tutti fermi? Ovvio, nessuno è infallibile.

Sugli errori è bene scherzarci su e magari ridere di quelli degli altri. A Bologna per questo evento in cartellone sono presenti incontri, musica e filosofia, sempre a metà tra ironia e riflessione. L’invito è: «Tuffiamoci nell’errore in questa giornata speciale per trasformarla in quella più fortunata dell’anno». Magari fosse così tutti i giorni.

Errare è umano, può capitare a tutti ed è capitato in passato anche a persone al di sopra di ogni sospetto. Michelangelo, per esempio, ha scolpito la sua Pietà commettendo un errore che forse può passare inosservato ai più: la mano della Madonna, rivolta verso l’alto, è decisamente sproporzionata rispetto al resto del corpo. Un errore voluto, secondo alcuni critici.

E che dire degli errori che si riscontrano spesso nei film? Ad esempio, se non erro nel film Troy in una scena è stato ripreso un attore con l’orologio al polso.
Certamente, però, gli errori più vistosi, nel vero senso della parola, li troviamo nella parola scritta e parlata. Capita di leggere strafalcioni sui giornali, nei messaggi d’amore scritti sui muri e anche sulla cartellonistica stradale.

Di errori ne commetto molti anch’io, come tutti. Come quella volta che in classe ho detto “E’ stata la scintilla che ha fatto traboccare il vaso …”. 😆

E voi avete qualche errore da raccontare?

VIDEO del servizio del Tg 1

[notizia e immagine da questo sito]

ALTRE BUONE NOTIZIE

Ex Fadda, un’officina di idee in Puglia di laurin42

LE MIE ALTRE BUONE NOTIZIE

PIERDAVIDE CARONE AL FUNERALE DI LUCIO DALLA: UN SALUTO DALL’ULTIMO DELLA SUA FAMIGLIA NON ANAGRAFICA

Se l’ultima presenza televisiva di Lucio Dalla, scomparso in Svizzera giovedì 1 marzo, sarà per sempre associata all’ultimo chiacchierato festival di Sanremo, la prima partecipazione alla gara canora dell’ex concorrente di “Amici, Pierdavide Carone, sarà per sempre legata a quel suo maestro che ha voluto generosamente lasciargli il palcoscenico e osservarlo dall’orchestra, ultimo pupillo di quel pigmalione qual era.

La canzone Nanì, con cui l’inedito duo si è esibito sul palco dell’Ariston, è stata composta a quattro mani. Lucio aveva voluto, com’era sua abitudine ogni qualvolta era convinto di un giovane talento, produrre l’album di Pierdavide Carone. Quest’ultimo era presente oggi alle esequie del maestro e, sconvolto dalla notizia della scomparsa di Dalla, ha cancellato le date di alcuni concerti che avrebbe dovuto tenere in questi giorni. Anche lui ha reso omaggio al cantautore bolognese, assieme alle oltre sessantamila persone che hanno assediato l’amata Piazza Grande (Maggiore nella toponomastica), a pochi passi dall’abitazione di Dalla, e la cattedrale di San Petronio dove si è tenuta la Santa Messa funebre.

Oggi Dalla avrebbe compiuto sessantanove anni e l’officiante, padre Berardo Boschi, ha esordito, nella sua omelia, augurandogli buon compleanno. Monsignor Cavina aveva aperto, poco prima, la celebrazione con queste parole: «Anche la basilica di San Petronio oggi è troppo piccola per lui, domenica scorsa era qui per la messa, oggi siamo qui per lui». Nei volti di tutti i presenti, non solo gli amici e le personalità politiche, ma anche e soprattutto la gente comune, si è potuto leggere il dolore, il dispiacere, l’incredulità di fronte ad una scomparsa così improvvisa quanto inaspettata. Come se ne fosse andato un parente o un amico speciale, ed effettivamente Dalla era generoso e non sapeva mai negare un appoggio o una partecipazione a chi glielo chiedeva. Come ha detto padre Boschi dal pulpito: “Bologna ha perso un figlio vero che rivestiva la città di quella sottile ironia, quella profondità, quella clownesca creatività”. Non solo Bologna, l’intera Italia, gente di tutte le età, gente che lo amava e che non dimenticherà mai il suo talento. Lucio, oltre a lasciare un’indiscutibile eredità d’affetti, ha lasciato le sue opere attraverso le quali i grandi raggiungono l’immortalità.

Tornando a Carone, dalle pagine di FB, dopo aver cercato di superare lo choc iniziale con il silenzio, ha dedicato all’amico e maestro parole semplici ma ricche di autentica stima e riconoscenza:

Sono convinto che ora ci sta guardando e si diverte da morire assieme agli altri coinquilini del Paradiso, sicuramente ci starà sfottendo per le reazioni di ognuno di noi, ha passato una vita intera ad osservare le reazioni della gente alle cose della vita (belle e meno belle), la sua musica è testimone di ciò che scrivo… Della sua famiglia non anagrafica io ero l’ultimo nascituro e della sua arte ne rappresento il canto del cigno, e la consapevolezza che deriva da questo smuove in me le emozioni più agli antipodi che si possa immaginare… Mi gratifica ma al contempo mi fa sentire così solo oggi… Quanto è speciale un uomo che a 68 anni si mette a servizio di un giovane? Non sempre dietro un grande artista si cela un grande essere umano, questo è quello che dissi quando fui ospite del suo concerto a Bologna, l’ho ridetto durante il festival e lo ridico ancora più forte oggi, perché è quello che mi ha lasciato Lucio Dalla e se potrò rivivere metà della sua grandezza allora anch’io riuscirò ad essere una persona migliore. Arrivederci Lucio.

Che il secondo tempo della sua vita possa essere per Lucio ancora più ricco di emozioni del primo.

LE GEMELLINE SIAMESI: UN CASO ETICO E UN DRAMMA UMANO


Fa discutere il caso delle gemelline siamesi venute alla luce venti giorni fa all’ospedale Sant’Orsola Malpighi di Bologna. Le bambine, unite per il torace e per l’addome, con un unico cuore e due fegati fusi, pesano complessivamente 3,5 chilogrammi e i medici, in attesa di intervenire chirurgicamente per separarle, stanno cercando di farle aumentare di peso, accrescendo le speranze di riuscire a salvare la vita ad una delle due. E già, perché su questo non si discute: nel caso in cui le si separerà, una delle due sorelline dovrà essere sacrificata.

Un caso che fa riflettere, un caso etico. Ma, secondo me, soprattutto un dramma umano perché per i genitori non è una scelta facile. D’altra parte lasciare le gemelline unite significherebbe comunque non permettere loro di vivere una vita normale, anzi, credo che le speranze di vita sarebbero ridotte al minimo. Tuttavia, anche l’intervento chirurgico è un’incognita: i casi del passato, più o meno recente, testimoniano che, nel tentativo di separare le gemelle siamesi (i casi, almeno quelli noti e pubblicizzati, riguardano per lo più femmine) pur sacrificandone una, in realtà si sono conclusi con la morte di entrambe.

Ero una bambina quando, in Italia, furono separate le gemelle Giuseppina e Santina Foglia. Erano gli anni Sessanta e l’intervento fu considerato una specie di miracolo. Ma la situazione delle gemelline Foglia era un po’ diversa dal caso di attualità: innanzitutto avevano sette anni, quando sono state separate, e poi erano unite su un fianco, con organi vitali indipendenti. Ma comunque quell’operazione chirurgica attuata con successo fu consierata un evento storico.

Tornando alle gemelline nate al Sant’Orsola, il dramma umano, che implica la decisione dei genitori di sacrificare una delle due figlie (decisone che, comunque, deve essere presa anche sentendo il parere del comitato etico del policlinico) forse poteva essere evitato. Pare, infatti, che dagli esami ecografici la situazione fosse già ben delineata nelle prime settimane di gravidanza. Allora mi chiedo: perché mai non procedere all’interruzione? E me lo chiedo con un peso sul cuore in quanto fermamente contraria all’aborto. Ma in questo caso, almeno, sarebbe stato la soluzione più indolore.

Su questa vicenda si sono espressi i medici che si occupano delle gemelline, primo fra tutti Mario Lima, direttore del dipartimento Salute della donna e del bambino al Sant’Orsola, che ha in cura le sorelline. Anche il mondo politico non tace.
Di parere contrario all’intervento di separazione il dott. Ignazio Marino, presidente della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul Servizio sanitario nazionale. «Il caso delle gemelline siamesi è estremamente complesso e naturalmente coinvolge questioni non solo di ordine medico ma di ordine di etico. Personalmente credo che non me la sentirei ad intervenire chirurgicamente, già sapendo che una bambina sarebbe sacrificata», spiega e aggiunge, riferendosi alla propria esperienza: «Questo caso è drammaticamente simile a quello che ho dovuto vivere nel 2000 quando dirigevo il centro Trapianti di Palermo e quando all’ospedale Civico nacquero due gemelline siamesi del Sudamerica con un solo cuore e un solo fegato». Allora, aggiunge il senatore del Pd, «la linea medica che passò fu di intervenire chirurgicamente per separare le gemelline e sacrificarne una per provare a salvare l’altra, ma io scelsi secondo coscienza e mi rifiutai di partecipare all’intervento». Le due sorelline non raggiunsero il terzo mese di vita.

Dal mondo cattolico si alza la voce di don Giovanni Nicolini, che ha battezzato le piccole appaena nate: «In genere in questi casi emerge fin da subito che uno dei due gemelli è più debole dell’altro. La particolarità di questo caso è che al momento le due neonate sono nella stessa situazione. Credo che dal punto di vista etico la via praticabile sia di mantenere la situazione così com’è, aspettando l’evoluzione naturale che al momento è in equilibrio. In genere la natura decide da sola».
Lasciare decidere, dunque, alla Natura che, almeno in questo caso, più che madre è matrigna. Ma don Nicolini non chiude di fronte alla possibilità di intervenire sacrificando una delle due piccole: «Si può pensare, sperare, in termini suggestivi anche per la fede, che la morte dell’una consenta la vita dell’altra. […] Non penso che ci siano passaggi incompatibili non solo con la fede ma con il senso più profondo dell’umanità. Oggi però si esige che si continui a perseverare nel tenere in vita entrambi. È delicatissimo, ma è così». Insomma, una posizione quasi più aperta rispetto a quella presa da un laico, Ignazio Marino, per di più convinto sostenitore della necessità di un Testamento Biologico, che apra alla possibilità di scegliere tra una vita-non vita e la morte, schierato dalla parte di Beppino Englaro negli ultimi giorni terreni di Eluana.

In conclusione, qualunque sia la decisione che verrà presa, il destino delle gemelline, considerata la situazione delicata e difficile, dal punto di vista medico, non solo etico, a me pare già segnato. Un dramma umano che, come ho già detto e sempre secondo il mio modestissimo parere, forse poteva essere evitato.

AGGIORNAMENTO DEL POST, 30 LUGLIO 2011

Sono peggiorate le condizioni delle due gemelline, Rebecca e Lucia, ricoverate al Sant’Orsola di Bologna. L’aggravamento interessa in particolare la funzione ventilatoria. Allo stato attuale i medici escludono la possibilità di intervenire chirurgicamente per separare le sorelline.

LEGGI LA NOTIZIA dal Corriere di Bologna >>>