5 gennaio 2018

CHE C’ENTRA LA BEFANA CON I RE MAGI?

Posted in bambini, religione, tradizioni popolari tagged , , , , , , , , , a 4:51 pm di marisamoles


Il 6 gennaio, com’è tradizione, si festeggia l’Epifania (dal greco epiphaneia che significa “apparizione”), ricordando l’apparizione della stella cometa che portò i re Magi al cospetto di Gesù bambino.

Sappiamo anche che i bambini attendono questa festa, l’ultima di una serie iniziata con la festività del Natale (tanto che un celebre detto recita: “Per ultima viene l’Epifania che tutte le feste si porta via…”), perché sanno che arriverà la befana con i doni.

Ma che relazione c’è tra l’Epifania e la befana? In effetti l’appellativo della vecchietta che riempie le calze con i suoi doni si deve, in un certo senso, alla storpiatura del termine greco epiphaneia: passato al latino epiphania, attraverso il linguaggio popolare, diventa prima Pifania, poi Bifania, fino alla distorsione del termine nella parola finale “Befana”.

Ci sono, inoltre, delle fiabe o leggende che mettono in relazione i re Magi e la befana. Ad esempio questa storia graziosa scritta da don Giampaolo Perugini:

In un villaggio, non molto distante da Betlemme, viveva una giovane donna che si chiamava Befana. Non era brutta, anzi, era molto bella e aveva parecchi pretendenti. Però aveva un pessimo caratteraccio. Era sempre pronta a criticare e a parlare male del prossimo. Cosicché non si era mai sposata, o perché non le andava bene l’uomo che di volta in volta le chiedeva di diventare sua moglie, o perché l’innamorato – dopo averla conosciuta meglio – si ritirava immediatamente.
Era, infatti, molto egoista e fin da piccola non aveva mai aiutato nessuno. Era, inoltre, come ossessionata dalla pulizia. Aveva sempre in mano la scopa, e la usava così rapidamente che sembrava ci volasse sopra. La sua solitudine, man mano che passavano gli anni, la rendeva sempre più acida e cattiva, tanto che in paese avevano cominciato a soprannominarla “la strega”. Lei si arrabbiava moltissimo e diceva un sacco di parolacce. Nessuno in paese ricordava di averla mai vista sorridere. Quando non puliva la casa con la sua scopa di paglia, si sedeva e faceva la calza. Ne faceva a centinaia. Non per qualcuno, naturalmente! Le faceva per se stessa, per calmare i nervi e passare un po’ di tempo visto che nessuno del villaggio veniva mai a trovarla, né lei sarebbe mai andata a trovare nessuno. Era troppo orgogliosa per ammettere di avere bisogno di un po’ di amore ed era troppo egoista per donare un po’ del suo amore a qualcuno. E poi non si fidava di nessuno. Così passarono gli anni e la nostra Befana, a forza di essere cattiva, divenne anche brutta e sempre più odiata da tutti. Più lei si sentiva odiata da tutti, più diventava cattiva e brutta.
Aveva da poco compiuto settant’anni, quando una carovana giunse nel paese dove abitava. C’erano tanti cammelli e tante persone, più persone di quante ce ne fossero nell’intero villaggio. Curiosa com’era vide subito che c’erano tre uomini vestiti sontuosamente e, origliando, seppe che erano dei re. Re Magi, li chiamavano. Venivano dal lontano oriente, e si erano accampati nel villaggio per far riposare i cammelli e passare la notte prima di riprendere il viaggio verso Betlemme. Era la sera prima del 6 gennaio. Borbottando e brontolando come al solito sulla stupidità della gente che viaggia in mezzo al deserto e disturba invece di starsene a casa sua, si era messa a fare la calza quando sentì bussare alla porta. Lo stomaco si strinse e un brivido le corse lungo la schiena. Chi poteva essere? Nessuno aveva mai bussato alla sua porta. Più per curiosità che per altro andò ad aprire. Si trovò davanti uno di quei re. Era molto bello e le fece un gran sorriso, mentre diceva: “Buonasera signora, posso entrare?”. Befana rimase come paralizzata, sorpresa da questa imprevedibile situazione e, non sapendo cosa fare, le scapparono alcune parole dalla bocca prima ancora che potesse ragionare: “Prego, si accomodi”. Il re le chiese gentilmente di poter dormire in casa sua per quella notte e Befana non ebbe né la forza né il coraggio di dirgli di no. Quell’uomo era così educato e gentile con lei che si dimenticò per un attimo del suo caratteraccio, e perfino si offrì di fargli qualcosa da mangiare. Il re le parlò del motivo per cui si erano messi in viaggio. Andavano a trovare il bambino che avrebbe salvato il mondo dall’egoismo e dalla morte. Gli portavano in dono oro, incenso e mirra. “Vuol venire anche lei con noi?”. “Io?!” rispose Befana.. “No, no, non posso”. In realtà poteva ma non voleva. Non si era mai allontanata da casa.
Tuttavia era contenta che il re glielo avesse chiesto. “Vuole che portiamo al Salvatore un dono anche da parte sua?”. Questa poi… Lei regalare qualcosa a qualcuno, per di più sconosciuto. Però le sembrò di fare troppo brutta figura a dire ancora di no. E durante la notte mise una delle sue calze, una sola, dove dormiva il re magio, con un biglietto: “per Gesù”. La mattina, all’alba, finse di essere ancora addormentata e aspettò che il re mago uscisse per riprendere il suo viaggio.
Era già troppo in imbarazzo per sostenere un’altra, seppur breve, conversazione.
Passarono trent’anni. Befana ne aveva appena compiuti cento. Era sempre sola, ma non più cattiva. Quella visita inaspettata, la sera prima del sei gennaio, l’aveva profondamente cambiata. Anche la gente del villaggio nel frattempo aveva cominciato a bussare alla sua porta. Dapprima per sapere cosa le avesse detto il re, poi pian piano per aiutarla a fare da mangiare e a pulire casa, visto che lei aveva un tale mal di schiena che quasi non si muoveva più. E a ciascuno che veniva, Befana cominciò a regalare una calza. Erano belle le sue calze, erano fatte bene, erano calde. Befana aveva cominciato anche a sorridere quando ne regalava una, e perciò non era più così brutta, era diventata perfino simpatica.
Nel frattempo dalla Galilea giungevano notizie di un certo Gesù di Nazareth, nato a Betlemme trent’anni prima, che compiva ogni genere di miracoli. Dicevano che era lui il Messia, il Salvatore. Befana capì che si trattava di quel bambino che lei non ebbe il coraggio di andare a trovare.
Ogni notte, al ricordo di quella notte, il suo cuore piangeva di vergogna per il misero dono che aveva fatto portare a Gesù dal re mago: una calza vuota… una calza sola, neanche un paio! Piangeva di rimorso e di pentimento, ma questo pianto la rendeva sempre più amabile e buona.
Poi giunse la notizia che Gesù era stato ucciso e che era risorto dopo tre giorni. Befana aveva allora 103 anni. Pregava e piangeva tutte le notti, chiedendo perdono a Gesù. Desiderava più di ogni altra cosa rimediare in qualche modo al suo egoismo e alla sua cattiveria di un tempo. Desiderava tanto un’altra possibilità ma si rendeva conto che ormai era troppo tardi.
Una notte Gesù risorto le apparve in sogno e le disse: “Coraggio Befana! Io ti perdono. Ti darò vita e salute ancora per molti anni. Il regalo che tu non sei venuta a portarmi quando ero bambino ora lo porterai a tutti i bambini da parte mia. Volerai da ogni capo all’altro della terra sulla tua scopa di paglia e porterai una calza piena di caramelle e di regali ad ogni bambino che a Natale avrà fatto il presepio e che, il sei gennaio, avrà messo i re magi nel presepio. Ma mi raccomando! Che il bambino sia stato anche buono, non egoista… altrimenti gli metterai del carbone dentro la calza sperando che l’anno dopo si comporti da bambino generoso”.
E la Befana fece così e così ancora sta facendo per obbedire a Gesù.
Durante tutto l’anno, piena di indicibile gioia, fa le calze per i bambini… ed il sei gennaio gliele porta piene di caramelle e di doni.
È talmente felice che, anche il carbone, quando lo mette, è diventato dolce e buono da mangiare. [il testo è stato copiato da questo sito]

Che dire? A me questa fiaba piace moltissimo e finalmente è chiaro perché proprio la notte dell’Epifania arriva la befana per i bambini buoni… e anche un po’ per quelli non troppo buoni affinché tutte le calze siano piene.

[LINK della fonte; immagine da questo sito]

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5 gennaio 2016

MA LA BEFANA HA UN MARITO?

Posted in bambini, Natale, poesia, tradizioni popolari tagged , , , , , , a 10:04 pm di marisamoles

befanaNell’immaginario collettivo la befana è vista come una vecchia brutta e lacera che, tuttavia, generosamente dispensa doni. Il nome dell’ignara vecchietta addirittura è diventato un epiteto, tutt’altro che gentile, da affibbiare alle donne non particolarmente belle fisicamente e curate nell’aspetto. Eppure il suo nome ha origini tutt’altro che trascurabili.

“Befana”, infatti, dal punto di vista etimologico, è messo in relazione con il termine “Epifania”, dal greco epiphaneia che significa apparizione e si riferisce, logicamente, all’apparizione della stella cometa che portò i re Magi al cospetto di Gesù bambino. Dal termine greco si passò poi al latino epiphania che, attraverso il linguaggio popolare, diventa prima Pifania, poi Bifania, fino alla distorsione del termine nella parola finale “Befana”.

La “nobile” origine del nome non può cancellare il destino della povera vecchietta che, complice anche una nota filastrocca (“La Befana vien di notte / con le scarpe tutte rotte, /con la scopa di saggina: / viva viva la nonnina!“) dev’essere per forza vecchia e brutta. Fuori discussione, dunque, il fatto che la befana abbia un marito. Eppure…

I primi ad ammogliarla furono i romani (non gli antichi!). La volevano accoppiata con un marito descritto come uno spauracchio terribile, con il quale viveva “molto, ma molto lontano”. Le mamme, addirittura, quando i bambini si comportavano male, accanto a “lo dico alla Befana” e a “viene la Befana e ti si porta via”, chiamavano in causa anche suo marito, una specie di orco che divorava i bambini dopo averli maltrattati a lungo.

Le strofe di una rima popolare descrivono questa specie di mostro:

Teresina
Io sono la Befana
Uscita da la tana
A ritrovatte
Te porto questa robba
Dorce in dono a rigalatte
Abbasta che sse’ bona
E obbediente
Si ttu sarà insolente
Te porto a la mia grotta
’Nse magna più ricotta
Ne ccallalesse
Allor, io te vedesse
Te lego tutta quanta
Finché non viè a ccasa
Mio marito
Viè ppieno d’appetito
Se mangia li regazzi
E ppo se li strapazza
A ppatimenti.
Si ttu le vedi i denti
So’ llunghi comm’un corno.
Dieci regazzi al giorno Se divora
Chi ppiagn’e echi ss’accora.
Chi ddice: Oh Ddio, la bbua
Chi cchiamma mamma sua.
E tutt’ invano.

Ma non solo a Roma l’uomo era crudele e spaventoso: nell’Alto Polesine, dove la Befana veniva chiamata “La Vecia”, si diceva che fosse sposata con il “Barabau”, detto anche Befano, o “Vecion”, evocato dalle madri – guarda un po’… – come uno spauracchio per spaventare i bambini disubbidienti.

Altre tradizioni più benevole la vogliono sposata con il Carnevale o addirittura con un santo. E che santo!

antonio_maialeStiamo parlando di Sant’Antonio Abate che, secondo una vecchia filastrocca, era proprio un marito fedele affettuoso per la befana, pronto ad aiutarla nel gravoso compito di portare i doni ai bambini.

C’era persino chi era convinto che il marito della Befana fosse Sant’Antonio Abate in persona. Questo Santo viene sempre presentato nei dipinti come un buon vecchione dai capelli bianchi e dalla lunga barba, candida come la neve. E vestito di poveri abiti, ha un bastone in mano con in cima un campanello e dalle pieghe del suo mantello fa capolino un grasso maiale. Forse perché è così vecchio, umile e vestito poveramente, in molti lo avranno considerato il marito ideale per la nostra Befana, e poi la sua festa era solo undici giorni dopo quella della Befana. In quei paesi dove credevano realmente che essi fossero marito e moglie, succedeva una cosa curiosa: la Befana e il suo maritino, come tutte le coppie che si rispettino, si aiutavano di cuore a vicenda. Così Sant’Antonio impietosito dal tanto lavoro che la Befana aveva da fare nella notte dell’Epifania, l’aiutava volentieri nella distribuzione dei doni e lo faceva dividendo in parti uguali quel compito così delicato: la Befana portava i regali alle bambine nella notte del 5 gennaio e lui li portava ai maschietti nella notte del 16 gennaio.

Che dire? I signori maschietti dovranno aspettare ancora dieci giorni per appendere la calza al caminetto…

[fonti: ilpaesedeibambinichesorridono; specchioromano.it; settemuse.it (per l’immagine di S. Antonio)]

6 gennaio 2014

“VOGLIO FARE UN REGALO ALLA BEFANA” di GIANNI RODARI

Posted in auguri, poesia, tradizioni popolari tagged , , , , , , a 2:30 pm di marisamoles

calze befana
La Befana, cara vecchietta,
va all’antica, senza fretta.

Non prende mica l’aeroplano
per volare dal monte al piano,
si fida soltanto, la cara vecchina,
della sua scopa di saggina:
è così che poi succede
che la Befana… non si vede!

Ha fatto tardi fra i nuvoloni,
e molti restano senza doni!

Io quasi, nel mio buon cuore,
vorrei regalarle un micromotore,
perché arrivi dappertutto
col tempo bello o col tempo brutto…

Un po’ di progresso e di velocità
per dare a tutti la felicità!

Gianni Rodari

[immagine da questo sito]

5 gennaio 2014

I NUOVISSIMI SMS PER BEFANE 2014

Posted in auguri, Natale, tradizioni popolari tagged , , , , , a 12:59 pm di marisamoles


Come da tradizione, ecco i nuovissimi sms per befane. In verità, non si tratta di messaggi “augurali” – che poi, onestamente, mica tutte le donne apprezzano! – quanto piuttosto di freddure sulla vecchina più famosa della nostra tradizione. Tutte rigorosamente originali, pensate stamattina mentre stiravo. Chissà perché quello dedicato allo stiro è il momento di massima ispirazione per la scrittura dei post. Poi, però, appena mi metto di fronte alla tastiera … regolarmente dimentico tutto ciò che mi era passato per la mente stirando i panni. 😦

Spero che queste battute vi piacciano e vi facciano sorridere un po’, dimenticando che le feste stanno per finire e la Pasqua quest’anno arriva tardi, molto tardi.

Buon divertimento e, se non sono riuscita a divertirvi, chiedo scusa anticipatamente.

La befana incontra il ministro Cancellieri e esclama: “Caspita! Ho trovato una che mi batte, speriamo vada piano con la scopa”.

La calza che il presidente Letta preparerà per la befana sarà extralarge … ci devono stare le larghe intese.

La befana è preoccupata per il suo futuro: con la riforma dell’ex ministro Fornero dovrà attendere i 90 anni per andare in pensione.

Il ministro Kyenge e la befana si incontrano. La prima domanda: “Ce l’hai il permesso di soggiorno?”. La befana risponde: “No, ho chiesto asilo e sto partendo per Lampedusa”.

Berlusconi incontra la befana e fa: “Cara Rosy, hai trovato un altro lavoro visto che per la politica sei troppo intelligente?”

Quando il presidente Napolitano s’imbatte nella befana, le dice: “Ho visto che anche tu sei costretta a rimanere in carica alla tua bella età. Al parlamento hanno proposto la Bonino per sostituirmi ma mi sa che hanno sbagliato: dovevano eleggerla al posto tuo”.

La befana è costretta a fare gli straordinari: gli italiani hanno pochi soldi e lei trova, appese al caminetto, le calze bucate. Le tocca pure portarsi ago e filo per ricucirle.

I bambini non credono più alla befana. D’altronde, guardando Ballarò si sono resi conto che non bisogna mai credere a tutto ciò che dicono i grandi.

Il tweet preferito della befana: “Raga, ho cambiato look. Andate a vedere le nuove foto su Instagram”.

La befana è stata denunciata per omissione di soccorso: si è scontrata con il ministro Cancellieri e ha pensato: “Una concorrente in meno”. E via con la scopa …

Lo scherzo preferito della befana: lasciare nella calza un biglietto con su scritto: “Sono momentaneamente irraggiungibile. Si prega di richiamare l’anno prossimo”.

La befana è stata raggiunta da una cartella di Equitalia che l’ha denunciata per evasione fiscale. Ormai lavora in nero anche lei perché nessuno si sognerebbe mai di assumerla a tempo indeterminato.

GLI ALTRI SMS PER BEFANE QUI E QUI.

Poi ci sono anche i post seri sull’Epifania, naturalmente:
I re Magi, tra verità e leggenda (il mio preferito)
Viene viene la Befana … (la sempreverde poesia di Giovanni Pascoli) e un articolo correlato:
Presepe o presepio?

4 gennaio 2012

SMS PER LE BEFANE 2012 … THE BEST OF

Posted in tradizioni popolari tagged , , a 2:03 pm di marisamoles

Quest’anno, i lettori mi scuseranno, non ho molta fantasia per inventare i testi per i nuovi SMS per le Befane. Ho pensato, quindi, alla raccolta The Best of … scegliendo i testi che più mi piacciono fra quelli pubblicati QUI e QUI.

ECCO ALCUNE IDEE PER FARE GLI AUGURI ALLE BEFANE!

I miei amici non credono che conosco la befana: puoi mandarmi una tua foto?

Sei così brutta che quando la befana ti vede si mette a gridare “sorellina sorellina ma dove sei stata tutto questo tempo?”

La figlia della Befana domanda alla mamma: “Perchè siamo così brutte?” “Mia cara consolati, vedessi la tipa che…. sta leggendo il messaggio!!!”…

Se il giorno 6 gennaio senti bussare alla porta e quando apri vedi una vecchia che vedendoti scoppia a piangere e ti abbraccia… Non preoccuparti … è la befana che ha ritrovato sua figlia !!!

Sono un uomo fortunato: posso passare tutto l’anno con la befana, non solo una serata!

Che occhi grandi che hai: è per guardarmi meglio? Che orecchie grandi che hai: è per ascoltarmi meglio? Che naso grande che hai: è per fare invidia alla befana?

Che differenza c’è fra la befana e una prostituta? La prima si muove con la scopa, la seconda si muove … mentre scopa.

Vedendoti sfrecciare sulla scopa nel cielo illuminato dalla luna, ET c’è rimasto male: perché a lui solo una bicicletta?

AUGURI A TUTTE LE BEFANE!

[immagine da questo sito]

3 gennaio 2011

SMS PER BEFANE 2011

Posted in auguri, sms tagged , , , , a 12:31 am di marisamoles


ECCO ALCUNE IDEE PER FARE GLI AUGURI ALLE BEFANE! (la maggior parte sono originali e ho aggiunto anche i “consigli d’uso”)

• Ehi, stasera ad Arcore c’è un party per befane. Sarai dei nostri? Lauta ricompensa (per chi pensa a Berlusconi anche durante le feste)

• Stasera sei occupata nel tuo solito giro oppure puoi prestare la scopa a mia sorella? (adatto ad un fratello un po’ str …)

• Se il giorno 6 gennaio senti bussare alla porta e quando apri vedi una vecchia che guardandoti scoppia a piangere e ti abbraccia… non preoccuparti: è la befana che ha ritrovato sua figlia !!! (adatto ad un fidanzato tenerissimo)

• Tu e la befana? Separate alla nascita! (per tutti i buontemponi)

• Ho letto sul giornale che Babbo Natale offre una ricompensa di 1000 euro a chi lo aiuta a trovare la Befana… ora: o mi dai il doppio o gli dico dove sei!!… (per chi è ancora immerso nel clima natalizio)

• Non serve che ti travesti, amore mio, sei perfetta così per la notte del 6 gennaio!!! (adatto ad un innamorato sincero)

• Che fai con quelle scarpe tutte rotte? Affrettati che c’è la svendita al nuovo megastore “Befana world” (consigliato a chi aspetta i saldi di fine stagione)

• Sono un uomo fortunato: posso passare tutto l’anno con la befana, non solo una serata! (adatto ad un fidanzato che si accontenta di poco)

• Ehi, ho visto passare la tua ex a cavallo di una scopa! (per una fidanzata vendicativa)

• I bambini appendono le calze ai camini aspettando i dolcetti, io aspetto che tu mi porti tanta dolcezza con mille baci (adatto ad un fidanzato … dolcissimo)

• Stasera hanno previsto neve a bassa quota: fai attenzione a non slittare quando freni … con la scopa (adatto ad un appassionato di … motori)

• Che occhi grandi che hai: è per guardarmi meglio? Che orecchie grandi che hai: è per ascoltarmi meglio? Che naso grande che hai: è per fare invidia alla befana? (per gli appassionati di fiabe)

• Se tutte le befane fossero come te, le agenzie di lavoro interinale chiuderebbero per ferie! (adatto a chi vuol fare un complimento a modo suo)

• Vedendoti sfrecciare sulla scopa nel cielo illuminato dalla luna, ET c’è rimasto male: perché a lui solo una bicicletta? (per gli appassionati di cinema)

• Non farti vedere in giro stanotte: non si sa mai che qualcuno ti chieda di fare lo straordinario! (per quelli che pensano sempre al lavoro)

POI, SE VOLETE, POTETE TROVARE ALTRI SUGGERIMENTI CLICCANDO QUI (sono gli sms dello scorso anno)

AUGURI A TUTTE LE BEFANE! 🙂

P.S. Sull’Epifania ho scritto anche dei post più seri: QUI e QUI. Ma qualche volta ho voglia di scherzare! 🙂 🙂 🙂

[l’immagine è tratta da questo sito, dove potete trovare anche altri sms]

3 gennaio 2010

SMS PER LE BEFANE

Posted in tradizioni popolari tagged , , a 12:41 pm di marisamoles

PER LEGGERE GLI SMS PER BEFANE 2011 CLICCA QUA

ECCO ALCUNE IDEE PER FARE GLI AUGURI ALLE BEFANE! (la maggior parte sono originali!)

Stamattina all’alba sono passato davanti a casa tua e ho visto la scopa parcheggiata fuori. Finito presto il giro?

I miei amici non credono che conosco la befana: puoi mandarmi una tua foto?

Che differenza c’è tra te e la befana? Lei non ha fatto la rinoplastica.

Stanotte c’erano 5° sotto zero: hai messo l’antigelo alla scopa?

Domanda indiscreta: cosa fai di notte gli altri 364 giorni dell’anno?

Oggi c’è un ritrovo di befane in pensione a casa mia: vuoi unirti a noi?

Visto che la scopa non inquina, se vuoi cambiare il mezzo di trasporto sappi che non hai diritto agli incentivi per la rottamazione.

Guarda che il ministro Brunetta ha esteso i controlli antifannulloni anche alla notte fra il 5 e il 6 gennaio. Non darti malata.

Che differenza c’è fra la befana e una prostituta? La prima si muove con la scopa, la seconda si muove … mentre scopa.

Il ministro Brunetta ha esteso ad 85 anni l’età pensionabile per le befane: come farai a lavorare ancora così tanti anni?

Affrettati è iniziato il casting per la nuova edizione dell’ISOLA DELLA BEFANA! Gradita foto e num. di scopa!

Sei così brutta che quando la befana ti vede si mette a gridare “sorellina sorellina, ma dove sei stata tutto questo tempo?”

Ho sentito al telegiornale che un aereo di linea si è scontrato con una signora a cavallo di una scopa… sono in pensiero, dimmi che stai bene…

La figlia della Befana domanda alla mamma: “Perchè siamo così brutte?” “Mia cara consolati, vedessi la tipa che…. sta leggendo il messaggio!!!”…

AUGURI A TUTTE LE BEFANE! 🙂

P.S. Sull’Epifania ho scritto anche dei post più seri: QUI e QUI. Ma qualche volta ho voglia di scherzare! 🙂 🙂 🙂

4 gennaio 2009

VIENE VIENE LA BEFANA …

Posted in attualità, Gesù, Giovanni Pascoli, Letteratura Italiana, lingua, Natale, poesia, religione, tradizioni popolari tagged , , , , , , , , , a 6:17 pm di marisamoles

befanaSiamo quasi arrivati alla fine delle vacanze. Fin da piccola ho imparato che per “ultima arriva l’Epifania che tutte le feste porta via”. Certo che è un bel periodo per i bambini: prima i vari santi (Santa Lucia o San Nicolò, dipende dai luoghi), poi Babbo Natale, infine la Befana portano i doni ai pargoli che si godono questa pacchia annuale almeno finché ci credono.

Io penso di essere stata in assoluto la più tonta tra le bambine della mia età. Ancora adesso, in certe situazioni, mi sembra di essere una specie di Alice nel paese delle meraviglie. Nel mio mondo fantastico, popolato da befane, santi e babbi natale, mi rifiutavo di credere all’evidenza: come facevano quei personaggi ad insinuarsi in casa nostra e a lasciare tutti quei doni? Quando ero in quinta elementare, io ancora ci credevo a quei dispensatori di doni e ricordo che scoppiai in lacrime quando una mia compagna, una delle più smaliziate, mi rivelò che i regali li portavano i genitori e che non esistevano né befane, né santi, né babbi natale. Dopo un attimo di smarrimento, riassunsi il mio atteggiamento risoluto e chiesi alla maestra Alberta conferma della malignità che avevo appena sentito. Lei, sorridente e con l’aria affabile che sapeva assumere nelle giuste occasioni, mi rispose: “Per le bambine buone come te esistono, per quelle cattive no, quindi sono i genitori a portare i doni.”. Appagata dalla risposta, cui la compagna cattiva non trovò valide argomentazioni contrarie, ringraziai la maestra e continuai, ancora per poco, a cullarmi nella certezza di essere una buona bambina.

A dire la verità la Befana non era presa in grande considerazione a casa mia. Una cosa, però, me la sono sempre chiesta: che c’entravano i re Magi, ai quali mio fratello faceva fare un lungo percorso prima di farli arrivare a destinazione, davanti alla capanna del presepe, con la Befana? Insomma, quella promiscuità tra sacro e profano mi creava una certa inquietudine. Ma a tutto c’è una spiegazione, quindi ora vediamo che nesso ci può essere tra una festa sacra e un’usanza folkloristica.

Il termine “Epifania” deriva dal greco epiphaneia che significa apparizione e si riferisce, logicamente, all’apparizione della stella cometa che portò i re Magi al cospetto di Gesù bambino. Dal termine greco si passò poi al latino epiphania che, attraverso il linguaggio popolare, diventa prima Pifania, poi Bifania, fino alla distorsione del termine nella parola finale “Befana”.
Ma se dal punto di vista etimologico la spiegazione appare plausibile, che nesso c’è tra i re Magi e la vecchietta, diciamolo pure, un po’ bruttina che viaggia nei cieli a cavallo di una scopa e si intrufola nei camini, lasciandosi scivolare fino a sotto per infilare i doni nelle calze dei bambini? Ebbene, anche a questa domanda c’è una risposta. Infatti, secondo la tradizione, i re Magi, durante il loro lungo viaggio guidato dalla cometa, avrebbero chiesto informazioni sul luogo in cui si trovava Gesù proprio ad una vecchietta; questa pare si fosse rifiutata di aiutarli, salvo pentirsi subito dopo. Così la donna si sarebbe messa alla ricerca lei stessa del bambino ma, non trovandolo, avrebbe iniziato a distribuire dolci e frutta a tutti i bambini che incontrava, nella speranza che uno di essi fosse Gesù. Da quel giorno, sempre secondo la leggenda, nella notte tra il 5 e il 6 gennaio a cavallo della sua scopa la Befana continua a distribuire doni ad ogni bambino facendo il giro di tutti i camini del mondo.

Pare, però, che la data del 6 gennaio fosse già “festiva” prima della nascita di Gesù. Secondo Alfredo Cattabiani, giornalista e grande esperto di tradizioni popolari scomparso nel 2003, la data coincideva con il solstizio d’inverno. In Egitto, ad esempio, il 6 gennaio si celebrava la nascita del dio Eone dalla vergine Kore con una processione rituale sulle sponde del Nilo. Anche la dea celtica Epona può essere paragonata alla nostra Befana, ma nello stesso tempo pure alla greca Demetra, a Diana patrona della stregoneria, alle dee Berchta e Frau Holle della mitologia nordico-scandinava.

Insomma, credevamo fosse solo una vecchierella e invece scopriamo che è l’erede di divinità fondamentali nei pantheon di vari religioni. Anticamente la notte dell’Epifania era anche l’occasione per praticare tutta una serie di riti apotropaici, in cui la tradizione cristiana si mescolava al paganesimo in un sincretismo davvero originale. Ancor oggi è’ diffusa l’usanza di “ardere la vecia”: un enorme pupazzo, composto da legna, stracci e fascine, di forma umana, viene posto su di una pila di legna e dato alle fiamme. La figura della “vecia” era una specie di capro espiatorio per esorcizzare tutto il male e per propiziarsi l’abbondanza e la fertilità dei campi.
In Friuli, dove vivo, c’è anche l’usanza di accendere i pignarui; il più importante è quello di Tarcento, il pignarul grant, il falò grande, dal cui fumo si traggono auspici: se volta a oriente l’annata sarà propizia, se dirige a occidente vi saranno difficoltà. In quel momento vengono accesi anche gli altri falò preparati sulle alture che gareggiano in bellezza e dimensioni. Anche questa tradizione affonda le radici nei riti antichi; si riscontrano, infatti, delle somiglianze con i fuochi propiziatori che i Celti accendevano per il dio Beleno.
Sulla scia di antiche leggende e riti propiziatori la Befana è giunta fino a noi. Forse non ha il fascino di Babbo Natale ma è certamente attesa dai bimbi con un po’ di trepidazione: porterà dolcetti e doni o solo carbone.

Per finire, vi lascio una poesia di Giovanni Pascoli, forse una delle più note anche se i versi conosciuti sono per lo più quelli iniziali. Ma leggendola tutta ci si rende conto del messaggio recondito che il poeta voleva lanciare: la Befana non è un essere soprannaturale in grado di portare la felicità a tutti i bambini. È solo una vecchia infreddolita che spia nelle case della gente, si rallegra del benessere che trova presso le famiglie “ricche” ma di fronte alla finestra del povero casolare può solo osservare le lacrime della madre che non riempirà di doni gli zoccoli consunti dei figli e, impotente, se ne vola via sull’ “aspro monte”.

LA BEFANA
di Giovanni Pascoli

Viene viene la Befana
vien dai monti a notte fonda.
Come è stanca! La circonda
neve, gelo e tramontana.
Viene viene la Befana.
Ha le mani al petto in croce,
e la neve è il suo mantello
ed il gelo il suo pannello
ed il vento la sua voce.
Ha le mani al petto in croce.
E s’accosta piano piano
alla villa, al casolare,
a guardare, ad ascoltare
or più presso or più lontano.
Piano piano, piano piano.
Che c’è dentro questa villa?
Uno stropiccio leggero.
Tutto è cheto, tutto è nero.
Un lumino passa e brilla.
Che c’è dentro questa villa?
Guarda e guarda…tre lettini
con tre bimbi a nanna, buoni.
guarda e guarda… ai capitoni
c’è tre calze lunghe e fini.
Oh! tre calze e tre lettini.
Il lumino brilla e scende,
e ne scricchiolan le scale;
il lumino brilla e sale,
e ne palpitan le tende.
Chi mai sale? Chi mai scende?
Co’ suoi doni mamma è scesa,
sale con il suo sorriso.
Il lumino le arde in viso
come lampada di chiesa.
Co’ suoi doni mamma è scesa.
La Befana alla finestra
sente e vede, e s’allontana.
Passa con la tramontana,
passa per la via maestra,
trema ogni uscio, ogni finestra.
E che c’è nel casolare?
Un sospiro lungo e fioco.
Qualche lucciola di fuoco
brilla ancor nel focolare.
Ma che c’è nel casolare?
Guarda e guarda… tre strapunti
con tre bimbi a nanna, buoni.
Tra la cenere e i carboni
c’è tre zoccoli consunti.
Oh! tre scarpe e tre strapunti…
E la mamma veglia e fila
sospirando e singhiozzando,
e rimira a quando a quando
oh! quei tre zoccoli in fila…
Veglia e piange, piange e fila.
La Befana vede e sente;
fugge al monte, ch’è l’aurora.
Quella mamma piange ancora
su quei bimbi senza niente.
La Befana vede e sente.
La Befana sta sul monte.
Ciò che vede è ciò che vide:
c’è chi piange e c’è chi ride;
essa ha nuvoli alla fronte,
mentre sta sull’aspro monte.

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