I GIOVANI SECONDO I POLITICI: DA BAMBOCCIONI A CHOOSY, PASSANDO PER SFIGATI

In tempi meno sospetti dell’attuale, la prima critica nei confronti dei giovani fu lanciata dall’allora ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa nel 2007: «Mandiamo i bamboccioni fuori di casa», proponendo agevolazioni sugli affitti con detrazioni sul reddito. Non se n’è saputo più niente e, a quanto pare, i bamboccioni sono ancora saldamente ancorati alla gonna di mammà e la portafoglio di papà, visto che sono perlopiù disoccupati.

Ritorna a parlar di bamboccioni l’allora ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta nel 2010: «Mandiamo i bamboccioni fuori di casa a diciotto anni per legge!», confessando che pure lui ha convissuto con i genitori fino all’età di trent’anni. (ne ho parlato QUI) Una provocazione, nulla di più.

Ma veniamo a tempi più recenti. Nel gennaio di quest’anno il viceministro dell’Economia Michele Martone se la prende con gli studenti universitari: «Bisogna dare messaggi chiari ai nostri giovani. Se a 28 anni non sei ancora laureato sei uno sfigato». Messaggio ricevuto .. segue una valanga di insulti via web.

Rincara la dose il presidente del Consiglio Mario Monti quando, in un’intervista alla trasmissione tv Matrix nel febbraio di quest’anno, critica quella noiosa aspirazione, tutta italiana, al posto fisso: «I giovani devono abituarsi all’idea di non avere più il posto fisso a vita: che monotonia! E’ bello cambiare e accettare delle sfide». Segue altra valanga di polemiche e insulti via web. Intanto, sfide o non sfide, la disoccupazione giovanile sfiora il 50%, specie al sud.

Sempre nel febbraio di quest’anno, rimanendo sullo stesso argomento e appoggiando il concetto di giovani bamboccioni convalidato dai suoi predecessori, il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri pontifica: «Noi italiani siamo fermi al posto fisso nella stessa città di fianco a mamma e papà». Be’, certo, con gli stipendi cui possono aspirare i giovani d’oggi, non è facile pagarsi un affitto e le spese fuori casa.

Da ultima, per ora, la signora Elsa Fornero sceglie un termine Very English, ma a quanto pare molto offensivo, per catalogare i nostri ragazzi: «I giovani non siano choosy (schizzinosi) nella scelta del loro primo lavoro». Ne ho parlato QUI E QUI.

Se aggiungiamo che per la maggior parte della gente i giovani sono ignoranti, perché la scuola non insegna nulla, e maleducati, perché i genitori non sanno educarli, mi chiedo: in che mani stiamo consegnando il futuroincerto grazie ai nostri abilissimi, espertissimi, onniscienti e onnipotenti ministri?

[Fonte: Panorama]

CARO BRUNETTA, I “BAMBOCCIONI” DICIOTTENNI SENZA LAVORO LI MANTIENE LEI?


Il ministro Renato Brunetta se ne esce con un’altra delle sue: fuori di casa a diciott’anni per legge! Una proposta provocatoria, naturalmente, come altre delle sue. Ma in questi tempi di crisi, io non ci scherzerei sopra.

Qualche tempo fa ho pubblicato due post che, in un certo senso, possono essere ricondotti al “problema” dei figli che, seppur grandi, restano in casa con i genitori. Un problema che affligge pure i britannici, da sempre in testa nella classifica dei giovani europei emancipati, e sulle cui motivazioni ho già fatto una riflessione nei post citati. (Questi i link: 1 e 2)
In un’intervista radiofonica, il buon Renatino ha, tuttavia, confessato di essere stato, lui pure, un “bamboccione”: «Fino a quando non sono andato a vivere da solo a trent’anni era mia madre che la mattina mi rifaceva il letto», confessa candidamente. Eppure ora si preoccupa tanto delle mamme-chiocce che devono fare il letto tutti i giorni ai figlioletti un po’ troppo cresciuti.

Credo che lo spunto per questa bella proposta sia da ricondurre ad un fatto di cui i giornali si sono occupati di recente: un padre separato è stato condannato dai giudici a mantenere la figlia trentaduenne un po’ a rilento con gli studi universitari. Costui, a ragione, aveva smesso di versare l’assegno di mantenimento poiché la figlia non sembrava intenzionata a concludere in breve tempo i suoi studi di filosofia. In casi come questo, è ovvio, la legge dovrebbe davvero stare dalla parte dei genitori, e invece no. Va be’, in Italia non tutto va per il verso giusto, lo sappiamo.
Questo, però, è un caso limite. Ma a diciotto anni un ragazzo può davvero “emanciparsi” lasciando la casa dei suoi? Come si manterrebbe? Anche ipotizzando che si desse da fare studiando e lavorando contemporaneamente, come potrebbe pagare un affitto, le bollette, permettersi un’automobile, pagarsi le tasse e i libri? Sarebbe impossibile, senza contare che di questi tempi trovare un lavoro, anche part time, non è affatto semplice.

Pare impossibile, ma tutti i maggiori esponenti del mondo politico hanno preso sul serio la proposta di Brunetta e altrettanto seriamente hanno detto che no, non si può cacciarli di casa questi “bamboccioni”. Certo, se il ministro avesse meno voglia di scherzare, sarebbe meglio.
Quindi, caro Brunetta, io personalmente Le chiedo: i miei due figli maggiorenni a carico, me li mantiene Lei fuori casa?