8 dicembre 2011

I SOLITI ITALIANI

Posted in attualità, viaggi tagged , , , , , a 2:39 pm di marisamoles

Per chi non lo sapesse, in Austria (come anche in Slovenia) le autostrade non sono a pedaggio diretto, in relazione al tratto percorso. Si paga, infatti, una quota variabile a seconda del tempo in cui si vuole usufruire della autostrade austriache, acquistando la cosiddetta “vignetta”, ovvero un tagliando che si appone al parabrezza bene in vista. L’Asfinag, la società che gestisce autostrade e superstrade in Austria, fa sapere che ben il 98% degli utenti sono in regola. La rimanente percentuale viene equamente divisa tra “portoghesi” italiani e austriaci che rischiano grosso: la contravvenzione, infatti, è di 120 euro (il costo delle “vignette” per una settimana attualmente è di 7 euro e 50, se ricordo bene), da pagare immediatamente, altrimenti i controllori dell’Asfihag sono autorizzati a chiamare la polizia e, si sa, con la gendarmeria austriaca non si scherza.

Consolante il fatto che gli Italiani non siano da meno degli stessi Austriaci, per quanto riguarda il mancato acquisto della “vignetta”. C’è però una caratteristica che i nostri connazionali non hanno in comune con i vicini di casa: le scuse che accampano per giustificare la mancata esposizione del tagliando. Non si limitano semplicemente a dire “non sapevo che si deve acquistare la vignetta”, scusa banale anche se la più sfruttata, ma poco credibile perché in tutti gli autogrill della A4 (tratto Trieste-Palmanova) e della A23 (che porta direttamente al confine) sono esposti dei cartelli che avvisano in modo inequivocabile che il pedaggio delle autostrade austriache si paga in un’unica soluzione acquistando il pass.

E così gli Italiani, dicono quelli dell’Asfinag che hanno addirittura raccolto in un libro le scuse degli automobilisti colti in flagrante, scatenano la fantasia, anche a costo di passar per scemi. Eh sì, perché è inutile dire che gli Austriaci non mangiano la foglia e sono inflessibili, non solo quando pretendono che i furbetti paghino la multa.
Così descrive Il Piccolo, in un articolo firmato da Marco Di Blas, le assurdità che i nostri connazionali sono pronti a tirar fuori dalla bocca nella speranza di farla franca:

C’è chi dà la colpa al cane che avrebbe divorato la “Vignette”, chi ai bambini, responsabili di averla distrutta per gioco. I più tecnologici chiamano in causa il navigatore, che li avrebbe dirottati a loro insaputa in autostrada. Altri giurano di aver acquistato regolarmente la “Vignette”, ma questa poi si era persa nella borsa della moglie. Alcuni arrivano addirittura a sostenere: «Quest’auto non è mia».

Che dire? La creatività degli Italiani non ha limiti ma nulla può contro la severità dei cugini austriaci. E dire che oggigiorno questi ultimi, almeno da come guidano in autostrada, sembrano molto indisciplinati. Forse perché hanno capito che in Italia anche se vai a 160, hai una probabilità su un milione di beccarti la multa. Avranno imparato da noi.

Annunci

27 luglio 2010

FUMATORI IN SPIAGGIA: CI VUOLE UN PO’ DI CIVILTÀ PER NON TRASFORMARLA IN UN POSACENERE

Posted in attualità, società tagged , , , , a 11:12 pm di marisamoles


Chi ha il vizio del fumo – compresa la sottoscritta, ahimè – non rinuncia alla sigaretta nemmeno in spiaggia. Particolarmente gradita è, almeno per me, quella che si fuma dopo aver fatto il bagno, gratificante almeno quanto la sigaretta dopo l’amore … ma non fumate in camera da letto, per piacere!

Il problema che si pone un fumatore educato, che fuma fuori casa, è dove spegnere il mozzicone. Le città scarseggiano di cestini per i rifiuti dotati anche di posacenere e così ci si arrangia come si può: si butta la cicca ai margine della strada, ai piedi di un albero, nei tombini … Proprio per questo, alcuni sindaci hanno stabilito delle sanzioni per i fumatori incivili e si sta pensando anche di vietare il fumo in macchina, un po’ perché distrae, ma anche a causa dell’insana abitudine di buttare il mozzicone fuori dal finestrino. Cosa, tra l’altro, pericolosa perché può accadere che la sigaretta, buttata maldestramente, se ne ritorni nell’abitacolo oppure che il guidatore sbadato centri in pieno un ciclista che lo sta superando.

Il problema più urgente è, però, quello relativo all’inquinamento: un mozzicone impiega da uno a cinque anni per degradarsi e se si calcola un consumo medio di 15 sigarette al giorno per fumatore, 180 milioni di mozziconi, 66 miliardi ogni anno finiscono in parte nell’ambiente. Un bel danno, non c’è che dire.

Ma il fumatore in spiaggia come fa a liberarsi del mozzicone? Nella maggior parte delle spiagge ci sono i contenitori per le immondizie ma non i portacenere. Forse negli stabilimenti più chic si trovano ombrelloni dotati anche di posacenere, asportabili in modo da poter essere facilmente svuotati all’occorrenza. Tuttavia, se si possono togliere, è facile che qualcuno se li porti a casa, anche se poi non li utilizzerà mai più. Chi ruba, infatti, lo fa per il puro gusto di impossessarsi di una cosa non propria e con la convinzione, del tutto errata, di fregare il prossimo.

Proprio per sensibilizzare i fumatori al rispetto dell’ambiente marino, l’associazione Marevivo distribuirà, tra il 7 e l’8 agosto, 80mila posacenere in 250 spiagge italiane. L’iniziativa, in collaborazione con Jti, Japan Tobacco International, è denominata “Ma il mare non vale una cicca?”. Sicuramente è lodevole lì’impegno dei volontari ma mi chiedo che cosa facciano le alter migliaia di fumatori che non frequentano quelle spiagge e, soprattutto, che si recano al mare per tutto il resto dell’estate. Eppure basterebbe poco per evitare che le spiagge si riempiano di cicche.

Lo stabilimento che frequento solitamente a Lignano Sabbiadoro rifornisce tutti i fumatori che affittano un ombrellone di un “posacenere” costituito semplicemente da uno stampino per muffins in alluminio (tipo domopack, per intenderci). Disseminati sulla spiaggia si trovano, inoltre, degli originali posacenere a forma di sigaretta in cui si può leggere una scritta che recita più o meno così: “Se non fumi è meglio, ma se fumi almeno spegni il mozzicone qui”.

Quando mi reco in Austria, in piscina o nelle spiagge attrezzate sulle sponde dei laghi, vicino alla cassa si trovano dei posacenere dotati di una base appuntita, tipo quella dell’ombrellone, che permette di sistemarli ovunque, conficcandoli sul prato, e non ne ho mai visto uno abbandonato: tutti quelli utilizzati vengono riposti nello stesso posto in cui si trovano quelli vuoti. Non ho mai nemmeno visto qualche furbetto appropriarsi del posacenere nascondendolo tra gli asciugamani.

Dalla civiltà di un popolo si misurano le strategie adottate per la risoluzione di un problema. Noi siamo forse ancora un po’ lontani da quel grado di civiltà.

[fonte: Affari Italiani.it]

7 maggio 2010

FRIULI VENEZIA-GIULIA: PER CELEBRARE L’UNITÀ D’ITALIA LA BANDIERA ASBURGICA AL POSTO DEL TRICOLORE?

Posted in 150 anni unità d'Italia, attualità, Friuli Venzia-Giulia, politica, Trieste tagged , , , , , , a 4:24 pm di marisamoles


Il Friuli Venezia-Giulia è sempre stata una regione speciale … anche per quanto riguarda lo Statuto. È, infatti, una delle regioni “autonome” che in Italia sono cinque in tutto: oltre a quella citata, le due isole maggiori della Sardegna e della Sicilia, la Valle d’Aosta, il Trentino -Alto Adige.

Sui festeggiamenti in corso per celebrare i 150 anni dall’Unità d’Italia, il presidente della Giunta Regionale, il leghista Edouard Ballaman, si è pronunciato in questo modo: «Se dovessimo celebrare in Friuli Venezia Giulia i 150 anni dovremmo issare sul pennone la bandiera austro-ungarica. Siamo in un’altra realtà». E già, come potremmo dimenticare la lunga e per certi versi felice dominazione austriaca? Mentre in altre regioni, come la Lombardia e il Veneto (Venezia, soprattutto), lo straniero non era così felicemente sopportato, qui si va ancora in giro a dire, con una vena di nostalgia, che “l’Austria era un paese ordinato” (che è anche il titolo di una commedia scritta nel 1969 dal duo satirico Lino Carpinteri e Mariano Faraguna). Poi, non si perde occasione di ricordare quanto Trieste, capoluogo regionale, sia stata fortunata ad essere retta, dall’inizio del secondo dopoguerra al 1954, dal cosiddetto Governo Militare Alleato, cioè dagli angloamericani: qui, a quei tempi, si stava decisamente meglio che nel resto d’Italia.

Quando centocinquant’anni fa Garibaldi, con i suoi Mille, occupava il sud dell’Italia e poneva le basi per la definitiva unificazione della penisola, a Trieste che succedeva? Noi si stava sotto l’Austria. Quando poi, durante la III guerra d’Indipendenza, nel 1866 l’Italia si alleò con la Prussia proprio per annettere le Venezie, il tentativo fu fallimentare e il Friuli Venezia-Giulia rimase fermamente ancorato all’impero asburgico.
L’unificazione dell’Italia si completa, quindi, solo al termine della I guerra mondiale. Ma il destino della nostra regione è ancora contrassegnato dalla presenza dello “straniero”. Alla fine del secondo conflitto mondiale, come già detto, in seguito alla firma del Trattato di Pace di Parigi la regione perde gran parte della Venezia Giulia. L’istituzione del TLT (Territorio Libero di Trieste) prevede la divisione in due zone: la Zona A che comprendeva Trieste e le zone limitrofe, e la Zona B che includeva parte dell’Istria nord-occidentale.
Il 26 ottobre 1954 la zona A del TLT ritornò all’Italia; la zona B restò invece alla Jugoslavia. Lo Stato italiano decise, nel 1963, di unire la parte del Territorio Libero di Trieste, assegnato all’Italia, al Friuli, formato all’epoca dalle sole province di Udine e Gorizia (la Provincia di Pordenone sarà istituita solo nel 1968 per distacco dalla Provincia di Udine), fornendo anche una certa autonomia alla nuova regione, che, oltretutto, era situata in prossimità della Cortina di ferro. (LINK)

Qui, come tutte le terre di confine, siamo multietnici d’avanguardia. Qui si parlano diverse lingue: quelle nazionali come ovviamente l’italiano, accanto allo sloveno e al tedesco; quelle regionali come il friulano (nelle sue infinite varietà), il carnico, il triestino, il “bisiacco” … Qui siamo da sempre nella mitteleuropa, prima ancora che si coniasse questo termine e gli altri Italiani ne comprendessero il significato . Una città cosmopolita, Trieste. Un crogiuolo di etnie che si sono arricchite con l’arrivo di altri popoli, altre culture, altre lingue e religioni. Nel capoluogo giuliano, ad esempio, da sempre esistono chiese di molti culti: la Chiesa di rito serbo – ortodosso di San Spiridione, quella di rito greco-ortodosso consacrata a San Nicola e la sinagoga. Ma ci sono anche molti altri luoghi di culto delle diverse Chiese evangeliche tra cui si annoverano quella Evangelico- luterana, la Chiesa Cristiana Evangelica, quella Evangelica Metodista e la Riformata Elvetica e Valdese. Esistono pure la Chiesa Cristiana Avventista, la Chiesa di Cristo, la Chiesa di Gesù Cristo dei S.V.G. e la Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova.

Cosa significa, dunque, essere italiani a Trieste? Forse essere cittadini del mondo con in tasca una carta d’identità che in fondo un po’ mente. Significa essersi abituati da sempre a rispettare anche l’alterità, senza rinunciare alla nostra identità arricchita, però, dall’esperienza quotidiana di cittadini mitteleuropei.
Tuttavia, senza dimenticarsi di essere Italiani, senza dimenticarsi dei nostri avi che hanno combattuto e sono morti per difendere la nostra italianità. Siamo Italiani come tutti quelli che cantano l’inno di Mameli guardando e tifando per la nazionale di calcio. Orgogliosi del nostro tricolore prima ancora che della nostra alabarda o dell’aquila friulana.

Garibaldi, è vero, ha fatto l’Italia ma non il Friuli Venezia-Giulia. Ma l’Austria, caro presidente Ballaman, è un ricordo lontano, seppur testimoniato ai nostri occhi dai monumenti di Sissi e di Massimiliano d’Asburgo, o dal castello di Miramare che guarda la distesa blu dell’Adriatico che non ha confini. Ci ricordiamo, forse, di essere anche un po’ asburgici quando mangiamo lo strudel o la torta Sacher seduti al Caffè Viennese.
Ma non ci dimentichiamo di essere Italiani.

[fonte della notizia Il Messaggero Veneto]

8 maggio 2009

I TRIESTINI COME I TALEBANI? NEANCHE PER SOGNO!

Posted in affari miei, Trieste tagged , , , , , , , , a 5:46 pm di marisamoles

BAGNOStamattina mi sono imbattuta in un articolo de Il Giornale dal titolo shoccante: “SESSI SEPARATI IN SPIAGGIA. TALEBANI? NO, TRIESTINI”. Visto che sono triestina, non c’è voluto molto per realizzare che si stava parlando del famoso, almeno per noi, e mitico ‘bagno’ “Alla Lanterna”. Si tratta di un esempio unico in Europa e, vi assicuro, non ha nulla a che vedere con Talebani o mussulmani in genere. È semplicemente uno stabilimento balneare in cui la zona riservata alle donne, che occupa i due terzi dell’intera area, è separata da quella degli uomini. Il muro divisorio, rigorosamente bianco, prosegue per un tratto anche nel mare e ha un’altezza massima di ben tre metri, per poi degradare man mano che si fa strada verso il mare. Non è raro che, al largo, tra una bracciata e l’altra, gli sguardi maschili e quelli femminili s’incrocino, ma per il resto la separazione non solo è gradita, ma fa anche parte di una tradizione cui i triestini non intendono rinunciare. Anche a costo di essere tacciati per retrogradi, anacronistici, ridicoli e imbecilli … e sono solo alcune delle cose carine che ho letto sui commenti all’articolo de Il giornale sul sito internet.

Già, i triestini alle tradizioni sono molto attaccati, specie se riportano a quel periodo storico che ha visto come protagonista a Trieste l’impero Asburgico. Riguardo alla sua nascita le fonti sono discordanti: secondo alcuni lo stabilimento balneare sarebbe stato inaugurato nel 1890, secondo altri agli inizi del 1900. Il muro, forse eretto più tardi, nel 1906, doveva servire a proteggere quella che oggi modernamente chiamiamo privacy e ad impedire “atti contrari alla decenza”. Anche se questa divisione può sembrare anacronistica, vi assicuro che sia gli uomini sia le donne gradiscono molto la separazione tra i due sessi: i primi perché fanno volentieri a meno di ascoltare le “ciacole” (chiacchiere) delle donne e passano il tempo o da soli dedicandosi alla tintarella e al nuoto, o in compagnia facendosi una partita di briscola o tre sette; le seconde, che hanno la possibilità di portare con sé anche i bambini di entrambi i sessi, ma i maschi solo fino ai 12 anni, si godono il sole tranquillamente fregandosene altamente di “tette cadenti”, cellulite, smagliature e “rotoloni regina” attorno ai fianchi, libere di girare per la spiaggia in perizoma e in topless anche se hanno sessant’anni e un fisico lontanissimo dal modello pin up. Le ragazze, poi, specie quelle dotate fisicamente, si possono abbronzare in santa pace, senza essere assalite dai soliti “galletti” invadenti e sottraendosi agli sguardi impertinenti dei maschi bavosi. Volete mettere il vantaggio della separazione? E poi, visto che agli uomini le “ciacole” danno fastidio, sono ben liete di chiacchierare in santa pace, senza dover sopportare gli sguardi rivolti al cielo e gli sbuffi a ripetizione dei mariti, fidanzati, amanti che malvolentieri si adattano alla promiscuità quando ci sono di mezzo i pettegolezzi. Certo i signori uomini devono fare a meno di godersi lo spettacolo di qualche femmina avvenente, ma il vantaggio che dal muro di separazione deriva è senz’altro degno di qualsiasi rinuncia. Tanto ormai basta accendere la TV per rifarsi gli occhi, un tempo era diverso …

Una cosa, però, bisogna dire: a Trieste tutti conoscono “La Lanterna” ma praticamente il nome “italiano” non è mai usato. Per i triestini il “bagno” ha l’appellativo di “pedocin”. Anche sull’origine del nomignolo ci sono interpretazioni diverse: una riporta la parola “pedocin” al termine dialettale che tradotto significa “piccolo pidocchio” e farebbe riferimento ad una leggenda secondo la quale questo tratto di spiaggia sarebbe stato utilizzato dai soldati di Francesco Giuseppe che venivano a «spidocchiarsi» al mare. Non proprio romantica, come leggenda. Però è più probabile che il nome derivi da “pedoci“, che significa anche cozze; pare, infatti, che una volta nello specchio di mare dove ora sorge “La Lanterna” fossero coltivati i mitili nelle cosiddette “pedocere“.

Recarsi al “pedocin” è possibile tutto l’anno, anche se nell’ultimo periodo lo stabilimento è stato chiuso per un restauro, visto che cadeva praticamente a pezzi. L’assessore ai lavori pubblici e ai grandi eventi Franco Bandelli (quello della multa, per intenderci!) all’inaugurazione, avvenuta due giorni fa dopo i lavori di ristrutturazione, ha detto: «Abbiamo ristabilito il bagno originario inaugurato sotto l’Austria. I colori sono quelli dell’epoca: bianco e azzurro. Il muro è rimasto lo stesso, altro tre metri nel punto più basso. Sono state ristrutturate anche le panche, con il legno marino come un tempo». Per intenderci, il muro è bianco, mentre le porte, le finestre e gli sfondi dei porticati sono dipinti d’azzurro, come lo splendido mare che dalla spiaggia di ciottoli si può ammirare. Il vantaggio di questo stabilimento è quello di essere vicino al centro, nella zona del porto, e soprattutto di essere molto economico: attualmente l’ingresso costa 80 centesimi per tutta la giornata, nel senso che se uno vuole, può andare a casa a pranzo e poi tornare nel pomeriggio. Ma ci sono anche gli abbonamenti: 15 euro quello mensile e 50 per l’intera stagione. Prezzi popolari, dunque, ma non per questo il “pedocin” è snobbato dai benestanti. Ciò significa che l’attaccamento ad una tradizione prescinde da qualsiasi distinzione di classe.

I più assidui frequentatori sono, ovviamente , i pensionati. Ma, grazie alla comoda ubicazione e alla facilità di raggiungere il “bagno” con i mezzi pubblici, anche le commesse, le impiegate o le studentesse (ma ciò vale anche per gli uomini) lo frequentano durante la pausa pranzo. Nella parte femminile c’è anche un chiosco che vende bibite, gelati e snack vari, anche se la maggior parte degli avventori preferisce portarsi il pranzo da casa.
Ricordo con nostalgia i tempi in cui, studentessa universitaria, mi calavo dalla Facoltà di Lettere, molto vicina al porto, e mi crogiolavo al sole un paio d’ore per poi tornare intontita a studiare. Allora il biglietto d’ingresso era lo stesso … dell’autobus. Identica era anche l’obliteratrice. Visto che d’estate la dieta era, ed è, un obbligo, mi portavo quei beveroni schifosi, che poi erano pure caldi dopo ore passate in macchina sotto il sole, qualcosa tipo “Slim fast”, praticamente imbevibile. Ma non venivo tentata né dai sandwich né dai gelati che vedevo sfilare davanti a me, perché ero contenta dei miei sacrifici e soprattutto felice di godermi il sole primaverile o quello d’inizio estate, ascoltando la musica rapita dal vento a piccole radio sparse qua e là; erano i tempi dei Righeira e della loro Vamos alla playa, non lo dimenticherò mai.
In piena estate, però, trovare un posto per l’asciugamano è un’impresa davvero ardua. C’è chi va a stendere il telo da mare alle otto di mattina, poi va in ufficio e torna durante la pausa pranzo. Nessuno tocca niente e, visto che non ci sono spogliatoi ma solamente dei ganci dove appendere i vestiti sotto un porticato, è lodevole il fatto che ci si possa fidare a lasciare le proprie cose incustodite. Almeno, una volta era così, spero che le cose non siano cambiate.

La spiaggia è spartana; niente ombrelloni o lettini o sdraio a noleggio, ognuno si porta quel che gli pare. Gli affezionati lasciano addirittura là tutto il materiale da spiaggia, evitando l’incomodo di portarsi dietro ogni giorno tutto l’ambaradan, considerato anche il fatto che i più si spostano in autobus. Un tempo non era difficile trovare un posto per l’auto, ma ora praticamente il parcheggio è tutto a pagamento e si rischia di pagare il ticket ben più salato dell’ingresso allo stabilimento.
Nulla ostacola i triestini dall’andare al “bagno”; beh, detto così, il termine sembra ambiguo ma questo è il modo di dire comunemente diffuso a Trieste. Ricordo che una volta ho usato questo termine parlando con delle amiche milanesi; sono stata derisa così tanto che da allora, anche a costo di sembrare snob, evito di dire “vado al bagno” preferendo la più comune espressione “vado al mare”.
I triestini, dicevo, non perdono l’occasione di andare al “bagno”. Appena vedono il sole, come le lucertole sgaiattolano via da casa e non importa se i letti sono fatti, se il pranzo è pronto, se non c’è nessuno che va a prendere i figli a scuola, se si ha il raffreddore o la tosse … si va e basta, poi per il resto ci si arrangia. Le previsioni del tempo sono decisamente snobbate: al “bagno” si va anche se è nuvoloso, perché l’ottimismo dei triestini li porta a considerare il fatto che il sole può arrivare, magari si alza un po’ di borin, e che, nella peggiore delle ipotesi, ci si rifugia da qualche parte e si aspetta che il cielo si rassereni. Ricordo ancora le mattine passate, vestita di tutto punto, con in mano la tazza fumante del cappuccino, in compagnia della mia amica più cara con la quale andavo spesso al mare d’estate. Né io né lei triestine patoche (cioè veraci) ma a Trieste si vive così e l’atmosfera non può che essere contagiosa.

E allora, proprio perché Trieste è Trieste, e non esiste al mondo una città uguale a lei, nessuno osi criticare il bagno “Alla Lanterna”, o “pedocin” che dir si voglia, perché una tradizione asburgica non si può toccare. Anche Joyce prendeva il sole su quei sassolini, quindi il luogo non solo merita rispetto, ma è anche degno di essere elevato ad una sorta di monumento nazionale. E poi ciò che ricorda l’Austria è degno di venerazione, perché, come hanno scritto Carpinteri e Faraguna, “l’Austria era un paese ordinato” e “ordine” in greco si dice “cosmos” che poi vuol dire anche “bello”. Lasciate, allora, ai triestini le loro bellezze, compreso il “pedocin”. “Separare” non significa “tornare indietro”. Bisognerebbe forse interpretare la “separazione” guardando avanti: la libertà, per i due sessi, di incontrarsi, ma anche di evitarsi se è il caso.

[fonti: Il Giornale.it (articolo firmato da Fausto Biloslavo, dell’8 maggio 2009); La Repubblica.it (articolo firmato da Alessandra Longo, del 15 giugno1988); trivago; controcorrente satirica.com; vitanuovatrieste.it]

Scelti per voi

Selezione di post che hanno attirato la mia attenzione scelti per voi dalla blogsfera

wwayne

Just another WordPress.com site

Diario di Madre

Con note a margine di Figlia

Scrutatrice di Universi

Happiness is real only when shared.

Like @ Rolling Stone

Immagini, parole e pietre lanciate da Mauro Presini

Dottor Lupo Psicologo-Psicoterapeuta. Battipaglia (SA)

Psicologo Clinico, Terapeuta EMDR di livello II, Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale, Terapia Metacognitiva Interpersonale.

Scaffali da leggere

Consigli di letture, recensioni e frasi tratte dai libri.

Willyco

in alto, senza parere

Macaronea

Considerazioni sparse di una prof di lettere.

Diemme - La strada è lunga, ma la sto percorrendo

Non è vero che sono invincibile, mi rompo in mille pezzi anche io...è solo che ho imparato a non fare rumore. *** Amami quando meno lo merito, che è quando ne ho più bisogno (Catullo) - Non sprecate tempo a cercare gli ostacoli: potrebbero non essercene. Franz Kafka —- Non è ciò che tu sei che ti frena, ma ciò che tu pensi di non essere. Denis Waitley -- Non c'è schiaffo più violento di una carezza negata

viaggioperviandantipazienti

My life in books. The books of my life

oןısɐ,ןןɐ ɐɯ ɐןonɔs ɐ opɐʌ uou

pagina a traffico illimitato, con facoltà di polemica, di critica, di autocritica, di insulti, di ritrattazioni, di sciocchezze e sciocchezzai, di scuola e scuole, buone e cattive, di temi originali e copiati, di studenti curiosi e indifferenti, autodidatti e eterodidatti, di nonni geniali e zie ancora giovani (e vogliose), di bandiere al vento e mutande stese, di cani morti e gatti affamati (e assetati)

Marirò

"L'esistenza è uno spazio che ci hanno regalato e che dobbiamo riempire di senso, sempre e comunque"

PindaricaMente

C'è una misura in ogni cosa, tutto sta nel capirlo (Pindaro)

Il mestiere di scrivere

CORSI DI SCRITTURA CREATIVA, ATTUALITA' EDITORIALE, DIDATTICA E STRUMENTI PER LA SCRITTURA

dodicirighe

...di più equivale a straparlare.

marialetiziablog

salviamolascuolaprimadisubito.com site

Studio di Psicoterapia Dr.ssa Chiara Patruno

Psicologa - Psicoterapeuta - Criminologa - Dottore di Ricerca Università Sapienza

Le Parole Segrete dei Libri

Una stanza senza libri è come un corpo senz'anima.

onesiphoros

[...] ἀλλ᾽ ὥσπερ ἄνθρωπος, φαμέν, ἐλεύθερος ὁ αὑτοῦ ἕνεκα καὶ μὴ ἄλλου ὤν, οὕτω καὶ αὐτὴν ὡς μόνην οὖσαν ἐλευθέραν τῶν ἐπιστημῶν: μόνη γὰρ αὕτη αὑτῆς ἕνεκέν ἐστιν. Aristot. Met. 1.982b, 25

Il ragazzo del '46

Settanta: mancano solo 984 anni al 3000.

Insegnanti 2.0

Insegnare nell'era digitale

la mutazione nella connessione

Prove di pensiero di GIOVANNI BOCCIA ARTIERI

Psicologia per Famiglia

Miglioriamo le relazioni in famiglia, nella coppia, con i figli.

Studia Humanitatis - παιδεία

«Oὕτως ἀταλαίπωρος τοῖς πολλοῖς ἡ ζήτησις τῆς ἀληθείας, καὶ ἐπὶ τὰ ἑτοῖμα μᾶλλον τρέπονται.» «Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità, e a tal punto i più si volgono di preferenza verso ciò che è più a portata di mano». (Tucidide, Storie, I 20, 3)

unpodichimica

Non tutto ciò che luccica è oro, ma almeno contiene elettroni liberi G.D. Bernal

scuolafinita

Un insegnante decente (CON IL DOTTOR DI MATTEO)

la fine soltanto

un blog e un libro di emiliano dominici (per ingrandire la pagina premi ctrl +)

ACCENDI LA VITA

Pensieri, parole and every day life

CRITICA IMPURA

LETTERATURA, FILOSOFIA, ARTE E CRITICA GLOBALE

Laurin42

puoi tutto quello che vuoi ( whatever you want you can)

LE LUNE DI SIBILLA

"Due strade trovai nel bosco, io scelsi la meno battuta, per questo sono diverso"(R.Frost)

Il mondo di Ifigenia

Svegliati ogni mattina con un sogno da realizzare!

Ombreflessuose

L'innocenza non ha ombre

Into The Wild

Happiness is real only when shared

Alius et Idem

No sabía qué ponerme y me puse feliz.

A dieta...

...ma con una forte passione per il cibo e le rotondità!

Le Ricette di Cle

Ricette collaudate per ogni occasione

Messaggi in Bottiglia

Il diario di Cle

OHMYBLOG | PAOLOSTELLA

just an other actor's blog

espress451

"In ogni cosa c'è un'incrinatura. Lì entra la luce" - Leonard Cohen

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: