E DOPO UN ANNO, DO I NUMERI

torta 1 candelina
Un anno fa, un sabato pomeriggio, approfittando di una visita di mia nipote Sabrina –che ringrazio-, ho aperto il mio blog. Non avrei mai pensato di scrivere questo post un anno dopo. Non avrei nemmeno immaginato di potermi rivolgere ai miei numerosi lettori che, più o meno fedelmente, mi hanno seguita in questi 12 mesi. Infine, ero ben lungi dal credere che avrei continuato a scrivere su queste pagine per così tanto tempo, con una passione così grande e una dedizione tale da non farmi rimpiangere nulla di ciò che un tempo facevo nei pochi momenti liberi. Forse avrò bevuto meno caffè in compagnia delle mie amiche –ma in fondo è un bene per la salute!-, avrò fatto meno passeggiate –e il mio sederotto ne è la prova, ahimè-, avrò fatto a meno di guardare, sonnecchiando, qualche scemenza in TV, ma ne ho tratto una gioia così grande e così tante soddisfazioni da chiedermi come abbia potuto vivere così a lungo senza che minimamente mi sfiorasse l’idea di tenere un blog.

Come mai in un umido e freddo sabato di settembre ho cambiato idea? Sembrerà strano, ma l’ho fatto principalmente per i miei allievi di quinta. Era da un po’ che pensavo ad un modo per evitare di fare tante fotocopie per approfondimenti vari, con la consapevolezza che, in qualche caso, venivano gettate nel cestino alla mia uscita dall’aula. Ma sapevo che qualcun altro avrebbe gradito saperne un po’ di più su determinati argomenti e che sarebbe stato lieto di leggere dei saggi di letteratura che fino a quel momento non avevo avuto il coraggio di divulgare. Ecco che un blog faceva al caso mio e dei miei allievi volenterosi. A loro ho dedicato molti post protetti da una password che, nonostante essi si stiano apprestando a frequentare l’università, non ho ancora avuto il coraggio di rimuovere. Forse in futuro mi serviranno per altre classi, sperando che questa mia passione non si esaurisca.

Ben presto, però, anzi subito mi resi conto che pubblicare qualcosa ai fini didattici non mi sarebbe bastato. Io amo scrivere, da sempre, da quando appena quindicenne ho scritto il mio primo romanzo. Quella del blog era l’occasione giusta per condividere la mia passione fino ad allora coltivata nel segreto dei files contenuti nel mio p.c. Al primo post non didattico ne sono seguiti molti altri, sempre più numerosi, vertenti principalmente sulla scuola ma anche su argomenti di attualità, cronaca, spettacolo, televisione … insomma, le categorie sono tante e ben visibili sulla mia homepage. Da quel 27 settembre di un anno fa non ho mai smesso di scrivere e anche se il lavoro m’impegna molto, cerco di trovare il tempo per riempire queste pagine. Non solo, di tanto in tanto rileggo i post più vecchi, li modifico, li abbellisco con le immagini che in un primo momento non avevo aggiunto –anche perché, onestamente, non sapevo come si facesse!-, curo anche le pagine che sono sempre un po’ trascurate e su cui avrei mille idee ma poco tempo per realizzarle. Un lavoro a volte certosino –non sapete quanto io sia pignola!- che richiede tempo ed energie che non voglio sottrarre alla mia famiglia e al mio lavoro e che quindi si accontenta di qualche scampolo delle mie giornate superimpegnate. Ma ne vale sicuramente la pena.

Arrivata, dunque, al primo compleanno di questo mio blog, mi piace dare un po’ di numeri, sperando di trasmettere almeno un po’ della gioia che provo nel ripercorrere questi 12 mesi e scusandomi anticipatamente per il tono autocelebrativo del post. Ogni tanto ci vuole!

Ad oggi mi hanno letto in 45027

RECORD di visite in un GIORNO: giovedì 26 giugno 2009 (598)

Il MESE in cui mi hanno letto di più: GIUGNO 2009 (8979 visitatori)

Fino ad ora ho riempito il mio blog con 148134 parole (esclusi i commenti e i post protetti da password!)

MENZIONI SUL “BLOGS of the DAY” di WordPress: 2, il 12/12/2008 (43° posto nella classifica internazionale) e il 13/06/2009 (44° posto), entrambi nella catgoria GROWING BLOGS.

I POST PUBBLICATI: 153 (esclusi quelli protetti da password)

La TOP TEN dei miei post:

1. Dalla legge 137 alla riforma Gelmini: il trucco c’è l’inganno pure (pubblicato il 10/12/2008, 3134 lettori LINK)
2. Analisi e commento della poesia “Gelsomino notturno” di G. Pascoli (12/01/09, in un primo tempo protetto da password, 2443 LINK)
3. Gelmini: riordino dei licei (05/06/09, 2104 LINK)
4. Amici 8: televoto truccato? (31/03/09, 1275 LINK)
5. La “signorina” di Marco Carta … conquista il mio cuore (13/05/09, 1243 LINK)
6. “Caso Eluana Englaro”: la parola ai miei studenti (28/01/09, 981 LINK)
7. Latino: un metodo per tradurre (06/01/09, 823 LINK)
8. Latino allo scientifico si può fare …e fa bene (07/10/08, 815 LINK)
9. Approvato il Regolamento sulla valutazione degli studenti (29/05/08, 647 LINK)
10. “Tema di maturità”: possibili tracce e spunti per lo svolgimento (23/06/09, 629 LINK )

Una riflessione sulla Top Ten: fino ad oggi non avevo mai stilato una classifica e solo ora mi sono resa conto dell’eterogeneità dei post che hanno avuto il maggior numero di visite. Si va dai post di servizio, sulla Gelmini e le sue innovazioni nell’ambito della scuola, agli scritti esclusivamente didattici, passando attraverso lo spettacolo e la cronaca. Devo dire che sono soddisfatta di questi piccoli “successi” che mi incoraggiano a continuare a scrivere di tutto e di più, senza fossilizzarmi su un unico genere e argomento.

Il numero totale dei COMMENTI: 747 (una buona metà, comunque, sono costituiti dalla mie repliche!)

Il post che ha avuto il maggior numero di COMMENTI: Amici 8: televoto truccato? (83) …
e quello che ne ha avuti di meno: ce ne sono molti che ne hanno 0 😦

Il post che preferisco. Veramente sono due, a pari merito, e per ovvi motivi: quello che ho scritto per il compleanno del mio Matteo (25 aprile: l’anniversario della mia liberazione LINK ) e quello che ho dedicato al mio Maurizio (L’uomo della mia vita LINK)

Il post che, ripensandoci, non riscriverei: Lapsus freudiano del TG1 su Marco Carta” [LINK]: veramente trash!

Il post che mi è piaciuto scrivere e rileggere più volte, ma solo a me visto lo scarso numero di visitatori: Veronica, povero soldatino sotto assedio [LINK]

Il commento più tenero. Quello di “gullo” che mi immagino essere un giovane studente visto che, a proposito del post Infanzia rubata: e le stelle stanno a guardare? [LINK] scrive: e [sic] bellissimo questo scritto..mi ha colpito mi ha fatto capire molte cose e mi ha aiutato tanto a fare la mia ricerca!

Il commento più simpatico. La replica che “frz40” ha scritto a “lupo solitario” che, in un precedente commento, aveva detto che si deve lavorare con il cuore e non con il c*lo: Mi piace che sia orgoglioso del suo mestiere, pur se, anche questa volta, le virgole non son state il suo forte; a lui comunque servono poco in quel mestiere. E’ bello sentire che lo fa col cuore e con tanto entusiasmo. Bravo. Gli raccomando però di farlo anche col c…o, che per un autista è strumento indispensabile per saper guidare bene. (il post è Ricomincio da tre LINK )

Il commento più antipatico. Quello di una sedicente “collega”; non l’ho pubblicato, ma ne ho scritto il post Questione di punti (e virgola) di vista [LINK]

Lo scambio di commenti che mi ha maggiormente coinvolta: quello sul post Le accuse di Crisafulli a papà Englaro (LINK )

Il lettore e commentatore più assiduo. Non ho dubbi: è frz40 che, tra l’altro, deve sopportare anche i miei commenti sul suo blog!

Il lettore più assiduo ma “silenzioso”, nel senso che so che mi legge, ma non commenta mai: Alessandro B. Spero che un giorno prenda coraggio e mi scriva qualcosa … e non solo sms!

Per ora basta. Spero di aggiornare i dati il prossimo anno …

Lo so che quello che considero il successo del mio blog è ben poca cosa se paragonato ai blogger che vengono letti anche in un solo giorno dal numero di visitatori che ho collezionato in un anno. Ma a me basta così, anzi va al di là delle mie più rosee aspettative. Ho iniziato confidando nell’assiduità dei “miei 25 lettori” (esattamente il numero di allievi frequentanti la mia classe lo scorso anno); contarne più di 45mila in 12 mesi è davvero una grande soddisfazione.

Ai miei lettori, dunque, chiedo di continuare a seguirmi e, a quelli più assidui, di inserirmi nell’elenco dei Preferiti, possibilmente, per avermi sempre a portata di … mouse!

A tutti dico: GRAZIE DI CUORE! 🙂 🙂 🙂

L’UOMO DELLA MIA VITA

Maurizio ed io ... com'eravamo
Maurizio ed io ... com'eravamo

Caro Maurizio,

dicono che il 17 non sia un numero fortunato, anzi, a detta di molti, porta proprio sfiga. Ma noi, a dispetto delle ottuse credenze popolari, abbiamo creduto in questo numero e l’abbiamo scelto, forse inconsapevolmente, per iniziare il nostro cammino insieme nella vita. Il 17 giugno di trent’anni fa, infatti, ci siamo fatti una promessa: stare insieme per sempre.

A quell’età “per sempre” e “per tutta la vita” sono concetti astratti. I giovani, infatti, sono tutti concentrati nel presente e quando pensano al futuro, hanno l’idea di qualcosa che è ancora lontano nel tempo e nello spazio, qualcosa che ha le stesse caratteristiche del presente, che sia concretamente e oggettivamente programmabile. Non è così. Non sempre le cose vanno come si vorrebbe, non sempre tutto è “rosa”, così come gli occhi della giovinezza e dell’inesperienza sono portati a vedere ciò che ancora non è ma che deve ancora avvenire. Quello che, però, ha caratterizzato il nostro percorso fin da subito è stata la determinazione e la coerenza. Questa è stata e dev’essere per sempre la nostra forza. E sono certa che lo sarà.

Ricordo il nostro primo incontro nella sala di registrazione della radio dove tu già lavoravi e dove io tentavo di inserirmi, alla ricerca, forse, di una nuova esperienza che mi facesse dimenticare quelle passate, non proprio edificanti. Non pensavo, però, che da quel primo incontro, avvenuto circa due mesi prima del fatidico 17 giugno, sarebbe dipeso il mio futuro. Allora, ricordo, ero talmente tesa per il “provino” che non riuscivo a concentrarmi su nient’altro che non fossero i “pezzi” da leggere sotto la guida esperta e sicura della maestra di dizione. Sarà per questo che ho realizzato solo più tardi, dopo averti veramente conosciuto, che eri proprio tu il tecnico che aveva registrato il mio “provino”. Ricordo, però, quando qualche tempo dopo la mia ufficiale “assunzione” alla radio, esprimesti il tuo apprezzamento nei confronti della mia maglia color rosa pesco. Era un complimento come tanti, eppure fin da subito significò per me qualcosa di speciale. Non pensai, infatti, come spesso mi accadeva, “questo ci prova”; il complimento fu il primo indizio tra tanti che poi mi convinsero che tu eri davvero diverso da tanti altri. Quasi un ragazzo “d’altri tempi”; forse per questo ebbi fin da subito la certezza che saresti piaciuto a mia madre: lei sempre critica nei confronti di chiunque portassi a casa –perché allora era un obbligo “presentare” ai genitori i ragazzi con cui si usciva- avrebbe approvato la mia scelta. Tuttavia ciò, seppur rappresentasse una buona, anzi ottima premessa, non poteva essere l’unico motivo della mia scelta.

Quello che per te fu, probabilmente, un colpo di fulmine, per me non lo fu affatto. Allora, dopo l’amara esperienza precedente che tu ben sai, nei rapporti con l’altro sesso andavo con i piedi di piombo. Anzi, avevo iniziato l’avventura alla radio proprio per distogliere l’attenzione dalle relazioni amorose che volevo evitare accuratamente. Per questo non fui fin da subito lieta del tuo indefesso corteggiamento. Sarà stato anche perché dovevo studiare per l’esame di maturità e mi sentivo in obbligo di riscattarmi da un anno scolastico che era andato com’era andato, al di sotto delle aspettative di tutti: mie, dei docenti e dei genitori. Quindi, il vederti appostato davanti al mio portone ogni giorno, soprattutto sapendo che anche tu avevi i tuoi impegni di studio, mi faceva innervosire. Per quanto d’istinto volessi scendere e convincerti ad andartene, che tanto il tuo era solo tempo perso, qualcosa mi tratteneva. Alla fine io, che ho sempre avuto un carattere forte e determinato, ho ceduto. Insomma, mi hai preso per stanchezza, se vogliamo dir così. Ma in fondo la cosa non mi appariva disdicevole: ogni volta che avevo seguito il mio cuore, fidandomi del classico “colpo di fulmine”, ne era seguito un fallimento totale. Forse con una maggior riflessività le cose sarebbero andate meglio.

Quel pomeriggio del 17 giugno 1979, all’uscita dalla radio dopo tre ore di trasmissione in diretta, ci siamo scambiati il primo bacio. Abbiamo cominciato, così, la nostra avventura. Ma mentre tu apparivi deciso e convinto del passo che stavi compiendo, altrettanto non si può dire di me. Solo dopo l’esame di maturità, con la mente sgombra dai problemi di studio, mi fermai a riflettere. La riflessione mi portò ad una considerazione: non volevo illudermi nuovamente, nonostante il tuo atteggiamento non lasciasse adito a dubbi sulla tua serietà e la sincerità dei tuoi sentimenti, quindi avrei sottoposto il nostro rapporto ad una prova di resistenza. All’inizio di settembre, come sai, ho preso l’aereo per l’Inghilterra e, durante il volo, ho pensato che quella sarebbe stata un’ottima occasione per sciogliere i dubbi residui. Sarei stata via per un mese, quindi se avessi davvero sentito la tua mancanza, sarebbe stata la prova che andavo cercando: avrei avuto bisogno di te.

Il viaggio a Londra fu la prima ma non ultima prova. Quando l’anno successivo partisti per il servizio militare, mi chiesi tra le lacrime, mentre sul marciapiede del binario vedevo il treno portarti via, lontano da me, se anche quella lontananza avrebbe rafforzato il nostro rapporto. Così fu e da allora il viaggio, iniziato insieme quel 17 giugno di un anno e mezzo prima, sarebbe stato sempre in salita. Io mi tuffai nello studio, tu nel lavoro, con l’unico obiettivo comune che fin dall’inizio ci ponemmo: sposarci. Ricordo ancora quando la domenica precedente al nostro primo bacio, mentre mi accompagnavi a casa in macchina, parlammo dei nostri progetti. Mi dicesti che dopo il diploma avresti cercato un lavoro e … una ragazza da sposare. Ecco, pensai, questo è il ragazzo “da sposare”. E così fu.

Il nostro matrimonio fu, per certi versi, affrettato. Io senza lavoro, il trasferimento a Udine, abbandonare le certezze per un futuro pieno d’interrogativi. La nostra relazione durava ormai da sei anni e volevamo stare assieme sempre, non vederci solo durante gli scampoli di tempo. Tu la sera, stanco del pendolarismo e delle ore di lavoro, ti addormentavi sul divano a casa mia. Io, presa dai preparativi della tesi, ero sempre più segregata in casa. Fu per questo che ci sposammo a soli sei mesi dalla mia laurea, con molti dubbi e poche certezze sul futuro. Ma avevamo davvero imparato il significato dell’espressione “per sempre”. Eravamo cresciuti e pronti, forse non proprio in pratica ma senz’altro in teoria, ad affrontare anche gli ostacoli che la vita ti pone davanti.

Abbiamo imparato presto che non tutto va come vorresti che andasse. Ma con l’amore e pensando sempre alla promessa che trent’anni fa ci siamo fatti, abbiamo superato diversi ostacoli. I nostri progetti si sono realizzati: volevamo dei figli e li abbiamo avuti ma, anche in questo caso, l’idea che avevamo dell’esperienza genatoriale era un po’ diversa dall’esperienza concreta. Se i figli sono il frutto dell’amore, quegli stessi figli che con tutto il cuore abbiamo voluto e con tutto l’impegno abbiamo cresciuto, non sono stati e non sono tuttora degli elementi di coesione. I figli nascono da un’unione, è vero, ma è altrettanto vero, anche se può apparire paradossale, che dividano, anzi, sembra proprio che inconsapevolmente ci mettano tutto l’impegno possibile per separare i genitori. Anche in questo caso, la nostra forza ci ha aiutato e sono certa che continuerà a supportarci nei tanti momenti difficili che dovremo ancora affrontare. Perché se la vita non è complicata, che vita è?

Confesso che nei momenti di crisi, soprattutto quando mi sono sentita sola ad affrontarli, avrei voluto gettare la spugna. Certo è molto più facile ammettere di non farcela più, piuttosto che rimboccarsi le maniche per superare le difficoltà. Ho spesso pensato che per separarsi bisogna essere molto coraggiosi; ora sono convinta che il coraggio, quello vero e che, etimologicamente parlando, deriva dal “cuore”, si manifesta nel voler stare insieme e condividere le gioie e i dolori. La nostra vita di coppia, infatti, è stata costellata da molti momenti felici: i figli, la “nostra” casa, la realizzazione dei progetti di vita comune, la solidarietà dimostrata nei confronti di chi aveva bisogno di aiuto … Ma anche da molti dolori e ogni volta che abbiamo dovuto affrontare i momenti difficili, ci siamo chiesti “perché proprio a noi?”. Non lo so il perché, ma so che tante cose succedono a tutti. La differenza è che qualcuno non “vede” o fa finta di non vedere o semplicemente non ne parla; se vuoi chiamala ipocrisia, finzione, maschera, chiamala come vuoi. Ma stanne lontano, così come abbiamo fatto insieme in tutti questi anni.

L’esperienza serve anche ad osservare le cose che capitano in una prospettiva diversa. Non sto parlando di ottimismo, non c’è persona più pessimista di me, come potrei? Ma se mi guardo indietro, vedo la disperazione da cui pensavamo di non poter uscire mai, eppure ce la siamo lasciata alle spalle. Ho imparato a considerare che quando passa una tempesta, si devono recuperare i frammenti di felicità che rimangono per ricostruire una felicità nuova, forse fatta di cose diverse, ma in grado di allontanare la sofferenza e il dolore sempre in agguato. La storia dei nostri trent’anni assieme mi ha fatto capire una cosa: noi siamo un palazzo che ha solo bisogno di una ristrutturazione, un palazzo che ha dei muri portanti e delle fondamenta ancora solide. Non demoliamolo, questo palazzo, ma facciamo in modo che rinasca ancora più bello. E anche se ora ci sembra di non avere i mezzi per poter intervenire, pensiamo solo che il nostro amore, che ogni tanto si nasconde dietro al muro dell’incomprensione e dell’incomunicabilità, è ancora vivo. Siamo noi che vogliamo talvolta soffocarlo, ma lui resiste e fa capolino tra una nuvola e l’altra. Mi viene in mente il quadretto, regalo di nozze, raffigurante due colombi, che i miei hanno in corridoio: c’è scritto “Molto sole, poche nuvole, nessuna tempesta”. Un buon augurio per degli sposi novelli, un messaggio di speranza per noi che “novelli” non siamo ma che ancora dalla tempesta non ci siamo fatti travolgere.

Ricorda solo quest’ultima cosa, ti prego: ogni volta che la crisi ha tentato di schiacciarmi, ogni volta che mi è sembrato di non potercela fare, mi sono chiesta chi è che ora mi sta accanto e ho risposto: l’uomo della mia vita. Perché se provo a guardare avanti e mi immagino vecchia, con le rughe e i capelli bianchi, l’unica persona che vedo accanto a me sei tu. Nessun altro.

Tua per sempre

Marisa

P.S.
Mi rendo conto che ci sei rimasto male quando, domenica scorsa, ho confessato di aver dimenticato la “nostra canzone”. Rimedio adesso … la potremo ascoltare insieme tutte le volte che vorremo.