8 febbraio 2010

ELUANA ENGLARO, UN ANNO DOPO

Posted in Cassazione, Eluana Englaro, eutanasia, Friuli Venzia-Giulia, intervista TG3, televisione tagged , , , , , , , , , a 4:56 pm di marisamoles

Il 9 febbraio 2009, alle ore 19 e 45, presso la struttura di assistenza per anziani “La Quiete” di Udine, il cuore di Eluana Englaro ha cessato di battere. Sulla città friulana, sconvolta per l’attenzione mediatica sul caso di Eluana, è calato il silenzio. Un silenzio rispettoso, dopo una settimana di chiasso, alimentato da chi, su opposti fronti, difendeva il suo diritto di morire o si scagliava contro il padre, Beppino Englaro, che aveva deciso di porre fine all’esistenza della figlia, immobile in un letto da ben diciassette anni.

Il caso Englaro ha scosso l’opinione pubblica e ha posto all’attenzione di tutti il problema della fine vita, la possibilità di scegliere se continuare un’esistenza nello stato vegetativo o propendere per la morte, sospendendo le cure e l’alimentazione forzata. In altre parole, si è discusso sulla necessità di un testamento biologico che in Italia manca, sull’autodeterminazione dell’individuo che ha il diritto di scegliere. Ma, come sappiamo, subito dopo la scomparsa di Eluana il dibattito sul testamento biologico è passato al silenzio, mentre per Beppino Englaro e l’equipe medica che aveva assistito Eluana nell’ultimo viaggio si apriva un iter legale, dovuto, secondo i giudici, ma assolutamente inutile secondo chi aveva appoggiato il padre aiutandolo nell’applicazione della sentenza della Corte di Cassazione.

L’accusa di omicidio volontario ha impegnato la Procura di Udine per alcuni mesi. La perizia medico-legale eseguita sul corpo di Eluana ha posto fine ad ogni dubbio: Eluana non si sarebbe mai ripresa dal come. Alla fine, l’archiviazione della denuncia e il proscioglimento di Beppino, De Monte e gli altri indagati.

Nel frattempo, però, Englaro non è stato a guardare inattivo questo accanimento nei suoi confronti: i suoi legali, in particolare l’avvocato Massimiliano Campeis, hanno indagato a loro volta, cercato su migliaia di siti internet chi, commentando o scrivendo nei blog, aveva chiamato “assassino” il padre di Eluana. Alla fine, una trentina di persone sono state individuate e denunciate ed è stato dato il via, per la prima volta in Italia, ad una civil action sullo stile americano che, qualora avesse successo, potrebbe fruttare parecchi milioni di euro di risarcimento. Con quei soldi, ha promesso Beppino, verrebbe finanziata l’attività dell’Associazione “Per Eluana” (questo il SITO). In attesa dei riscontri legali, l’associazione è già una realtà: è stata, infatti, presentata oggi stesso a Udine. Sul sito si legge che è presieduta da Beppino Englaro, fondatore insieme ad Amato De Monte, Massimiliano Campeis, Ferruccio Saro, Gabriele Renzulli. Soci onorari sono tutti gli infermieri che hanno contribuito ad esaudire la volontà di Eluana. Come finalità, si propone di tutelare il diritto individuale a una scelta libera e consapevole riguardo l’accettazione od il rifiuto dei trattamenti sanitari; garantire il rispetto della libertà e dignità personale, così come previsto dalla nostra Costituzione; educare ed informare sulle possibilità di cura offerte dalla medicina, ma anche sui suoi limiti; sostenere il riconoscimento e la validità delle dichiarazioni anticipate di trattamento; promuovere la conoscenza delle cure palliative e del loro ruolo nel migliorare la qualità di vita dei pazienti, favorendo in tal modo la concreta attuazione del principio di autodeterminazione.

Domani, giorno del primo anniversario della scomparsa di Eluana, a Paluzza, paesino della Carnia di cui è originaria la famiglia e nel cui cimitero riposa la ragazza, sarà celebrata una messa di suffragio, alle 8 e 30. Beppino non ci sarà, così come non è stato presente alle esequie un anno fa. Giustifica così la sua assenza: Quando ci vado [sulla tomba di Eluana, Ndr] voglio essere sempre e solo con lei, per me questa è una condizione sacra. Solo così riesco ad avere un po’ di intimità con lei.

Questa mattina, ospite a Buongiornoregione (tg3 del Friuli Venezia-Giulia), intervistato da Marinella Chirico, la stessa giornalista che il giorno prima della morte era stata ammessa al capezzale di Eluana, Englaro ha detto di essere a posto con la sua coscienza. Ha tenuto a precisare: Rifarei tutto quanto fatto, senza cambiare una virgola. Perché nella trasparenza e nella legalità in cui abbiamo deciso di muoverci, non c’erano altre strade percorribili.
Quando Marinella Chirico gli ha chiesto come fosse Eluana, il padre ha risposto: La creatura più straordinaria mai incontrata nella mia vita.

[fonte: Messaggero Veneto]

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15 novembre 2009

ELUANA ENGLARO NON SI SAREBBE MAI PIÙ RISVEGLIATA. L’ATTESA RISPOSTA DEGLI ESAMI ENCEFALICI

Posted in Eluana Englaro tagged , , , a 10:30 pm di marisamoles

gabbiano in voloDopo qualche mese ritorno a parlare di Eluana Englaro, la donna morta a Udine il 9 febbraio di quest’anno, dopo diciassette anni di coma vegetativo. La sua vicenda, anche grazie alla lotta che il padre, Beppino, ha dovuto sostenere prima che la legge gli consentisse di fermare per sempre il calvario della figlia e di tutta la sua famiglia, ha diviso l’opinione pubblica: da una parte il mondo cattolico e i benpensanti, inorriditi che un padre potesse volere la morte della sua creatura, anche di fronte all’evidenza di una vita, quella di Eluana, spezzata per sempre tanti anni prima; dall’altra tutte le persone mosse dall’umana comprensione che hanno appoggiato la scelta dolorosa di Beppino.
Quando ormai la decisone di sospendere le cure ad Eluana era stata presa, sulla base di una sentenza della Corte di Cassazione che aveva dato ragione all’Englaro, il mondo politico, governo in testa, si era mosso per bloccare tutto, attraverso un decreto urgente che, però, il Presidente dello Stato Napolitano non aveva voluto firmare. Quel rifiuto fu pure oggetto di polemiche e accesi scontri politici. Inutile qualsiasi tentativo di prolungare l’esistenza di Eluana: alla fine, sorprendentemente, il suo cuore ha cessato di battere nel breve spazio di qualche giorno, incurante del “caso” che si era scatenato sulla sua vicenda.

A nove mesi dalla morte di Eluana, sta per essere depositata la perizia degli esami fatti sull’encefalo, disposti dal procuratore di Udine Biancardi per fugare qualsiasi dubbio sulla morte della ragazza. Come anticipa L’Espresso, Eluana non si sarebbe mai risvegliata da quello stato vegetativo in cui da così lungo tempo si trovava. Quel corpo l’avrebbe tenuta per sempre prigioniera senza che lei potesse rendersi conto della sua condizione, senza poter sentire alcun suono, senza riuscire ad esprimere alcun sentimento attraverso una voce che si era spenta per sempre. I risultati della perizia parlano chiaro: fin da quel lontano 18 gennaio 1992 il suo cervello era andato in balck out. Nessuna possibilità che la situazione variasse nel tempo, come avevano sperato dapprima i suoi genitori. Certamente, almeno per la scienza, nessuna speranza che qualche miracolo accadesse e facesse ritornare in vita Eluana. E quando dico “vita”, intendo la vita vera, quella che qualsiasi ragazza prima, e giovane donna poi avrebbe diritto a vivere.

I risultati della perizia dovrebbero scagionare definitivamente Beppino Englaro, indagato a suo tempo per omicidio volontario, insieme al professor Amato De Monte e ad altri componenti dell’equipe medica che aveva assistito Eluana negli ultimi giorni di vita. Un’accusa, quella rivolta al signor Englaro, da parte di associazioni e comuni cittadini che l’avevano chiamato “assassino”. Proprio per questo, gli avvocati del padre di Eluana hanno a loro volta sporto denuncia contro chi gli aveva mancato di rispetto, mettendo in atto una civil action sullo stile americano ma non ancora praticata in Italia: i milioni di euro che dovrebbero essere ricavati come riconoscimento dei danni morali, andrebbero all’Associazione “Per Eluana” che, a detta del padre, si batterà per una giusta legge sul Testamento Biologico.

Ormai che Eluana non c’è più, Beppino chiede solo che sia data la possibilità ad altri, che dovessero trovarsi nelle stesse condizioni, di non prolungare quel supplizio. Ora che l’anima di Eluana vola libera, riappropriatasi della libertà che anche al suo corpo era stata negata per diciassette lunghi anni, l’unica battaglia che il padre ha ancor la forza di combattere è quella per il biotestamento. Nella speranza che si riesca a convincere il mondo politico che in casi come quello di Eluana non si uccide. In quei casi, la vita vera è quella che inizia dalla fine.

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16 aprile 2009

PROTOCOLLO RISPETTATO PER LA MORTE DI ELUANA ENGLARO

Posted in Cassazione, cronaca, Eluana Englaro, intervista TG3, Legge, testamento biologico tagged , , , , , , , , , a 4:10 pm di marisamoles

La perizia medico-legale, riguardante gli accertamenti sulle modalità con cui si è proceduto alla sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione ad Eluana, depositata alla Procura di Udine , non contiene né sorprese né novità di rilievo: la giovane donna, morta a Udine il 9 febbraio 2009 dopo aver vissuto per diciassette anni in uno stato di coma persistente, è stata accompagnata alla fine dei suoi giorni in modo regolare. In altre parole, il protocollo che il padre, Bebbino Englaro, aveva elaborato attraverso i suoi legali, avvocati Vittorio Angiolini e Giuseppe Campeis, è stato rigorosamente seguito dall’equipe medica, diretta dl professor Amato De Monte, che ha assistito fino all’ultimo la giovane ricoverata presso la casa di riposo “La quiete” di Udine.

Vale la pena ricordare che il comportamento professionale di De Monte era stato fin da subito oggetto d’indagine da parte dell’Ordine di Medici di Udine che, tuttavia, non aveva rilevato alcuna scorrettezza. In seguito, sempre il professor De Monte, la sua equipe e lo stesso Beppino Englaro erano stati indagati – e lo sono tuttora, in quanto le indagini non sono concluse – dalla Procura del capoluogo friulano per “omicidio volontario”. Ciò, a detta della Procura stessa, si configurerebbe come atto dovuto a seguito dei numerosi esposti giunti al magistrato competente da parte di singoli cittadini o associazioni che hanno interpretato il gesto dell’Englaro, quello di procurare la morte alla figlia in stato vegetativo, come un vero e proprio omicidio. Tutto ciò, nonostante la Corte d’Appello di Milano, in seguito alla sentenza della Corte di Cassazione depositata nell’ottobre 2008, abbia dato piena facoltà al papà di Eluana di procedere alla sospensione dell’alimentazione e idratazione alla giovane figlia.

La controrisposta di Englaro è stata la minaccia di querele nei confronti di quanti l’hanno ingiuriato attraverso tutti i mezzi informativi, web compreso. Una sorta di civil action, come l’hanno chiamata i legali della famiglia, sul modello americano che, se dovesse andare a buon fine, frutterebbe un bel po’ di milioni di euro da utilizzare per l’associazione “Per Eluana”, nel frattempo fondata da Beppino, e per finanziare la battaglia sul testamento biologico. Viste le proposte fatte a questo riguardo dal Parlamento, che escluderebbe la possibilità di interrompere la nutrizione al malato grave, la battaglia in effetti si prospetta alquanto dura.

Tornando alla perizia medico-legale, affidata dal procuratore di Udine Antonio Biancardi al dottor Gastone Zanette, ricercatore di Anestesiologia e Rianimazione dell’università di Padova e al professor Enrico Facco, essa non mette in dubbio la regolarità delle procedure attuate dall’equipe di De Monte ed esclude che la morte di Eluana sia stata in qualche modo accelerata. D’altra parte, le condizioni della giovane erano peggiorate già nella giornata di domenica 8 febbraio, lo stesso giorno in cui al suo capezzale era stata ammessa la giornalista del TG3 del Friuli Venezia – Giulia, Marinella Chirico, che aveva testimoniato quanto fossero penose le condizioni della paziente ormai in fin di vita.
Nella perizia si legge, inoltre, che la “somministrazione degli attuali farmaci sedativi non può essere ritenuta causa o concausa della incapacità di alimentazione naturale di Eluana Englaro”, come sostenuto in alcuni esposti. Al contrario, il trattamento farmacologico “rientra nei compiti del personale che assiste la paziente durante l’attuazione del processo di interruzione”. È stata, inoltre, fatta una prova sulla capacità di Eluana di deglutire, somministrando alla giovane mezzo cucchiaino di acqua naturale; la reazione, un forte accesso di tosse, ha confermato che la ragazza non era in grado di alimentarsi in modo naturale cosa che, tra l’altro, avrebbe evitato l’utilizzo del sondino nasogastrico.

Ogni dubbio, dunque, è stato fugato: la perizia scagiona De Monte poiché, come si legge nel documento, «non esiste alcun elemento che possa dare adito a dubbi relativi a ipotetiche inottemperanze nella condotta del personale che ha assistito Eluana Englaro negli ultimi giorni della vita, che si è spenta in modo silenzioso e senza apparenti segni di sofferenza».

Un capitolo chiuso, per ora. Rimane da attendere i risultati della lunga e minuziosa indagine che la Procura di Udine sta effettuando su Englaro e l’equipe medica, indagine che potrebbe concludersi con l’archiviazione del caso, visti anche gli esiti della perizia medico – legale. Almeno, questa è la speranza che personalmente nutro perché, qualunque sia il giudizio che su Englaro ognuno di noi possa avere, rimane il fatto che sia un uomo che ha sofferto e continua a soffrire e, soprattutto, dalla Legge ha sempre qualcosa da aspettarsi, visti gli anni di iter legale già passati per “rendere giustizia” alla sua Eluana.

[fonte principale: messaggeroveneto.it, articolo non firmato del 16 aprile 2009]

27 febbraio 2009

CASO ENGLARO: INDAGATO PER OMICIDIO VOLONTARIO IL PAPÀ DI ELUANA

Posted in Cassazione, cronaca, Eluana Englaro, Friuli Venzia-Giulia tagged , , , , , , a 10:17 am di marisamoles

Dopo le notizie poco confortanti dei giorni scorsi, che vedevano un’indagine in corso, da parte della Procura di Udine, per violazione dell’articolo 650 del Codice Penale che concerne l’inosservanza di un provvedimento dell’autorità giudiziaria, in relazione alle fotografie scattate ad Eluana nei giorni di ricovero a “La quiete” di Udine, è di questa mattina la notizia che anche Beppino sarebbe indagato. L’ipotesi di reato, tuttavia, che non ha nulla a che fare con le foto, sarebbe addirittura di omicidio volontario.
Ne dà notizia il Messaggero Veneto, quotidiano friulano, che in merito alla vicenda afferma che altri sarebbero sotto inchiesta per lo stesso motivo: 14 persone, a partire dal primario anestesista Amato De Monte e, a seguire, tutti gli infermieri che hanno seguito Eluana durante la sospensione dell’alimentazione e idratazione.

Rimane da chiarire, però, il fatto che se l’iter legale, nell’applicazione della sentenza della Corte di Cassazione, è stato rispettato, come mai la vicenda dal punto di vista giudiziario sia appena iniziata, esattamente quando tutto sembrava tranquillo. All’indomani dell’autopsia, infatti, lo stesso procuratore generale di Trieste aveva dichiarato che non si erano riscontrate anomalie di sorta e che il protocollo previsto dall’applicazione della sentenza era stato rispettato.

Pare, comunque, che non vi siano collegamenti tra quest’inchiesta e le indagini volte ad appurare che gli scatti fotografici, voluti dallo stesso Beppino a corredo della cartella clinica della figlia, non violassero l’articolo del Codice Penale succitato. Nella serata di ieri, infatti, la Procura Generale di Trieste ha dato disposizione agli inquirenti di restituire le fotografie scattate dal reporter Francesco Bruni, a sua volta indagato per la stessa ipotesi di reato, insieme alla giornalista Marinella Chirico, un’infermiera e il professor De Monte. Il sostituto Procuratore della Repubblica di Trieste, Federico Frezza, non ha convalidato il sequestro delle foto scattate confermando quanto già sottolineato dal legale della famiglia Englaro, avvocato Giuseppe Campeis e dallo stesso Beppino Englaro, ovvero la possibilità per il padre di Eluana, in qualità di tutore, di poter decidere per la tutela della privacy della figlia anche in deroga ai divieti previsti nel protocollo.

A questo punto è ipotizzabile che le indagini, nelle settimane successive la morte di Eluana, abbiano silenziosamente e discretamente continuato il loro corso, fino alla notizia di due giorni fa, relativa alla violazione della privacy. D’altra parte, il procuratore di Udine Antonio Biancardi aveva detto all’indomani della morte di Eluana: “Valuterò personalmente tutti gli esposti che sono stati presentati e cercherò prove a conferma dei reati ipotizzati in essi”. Lo stesso avvocato Giuseppe Campeis, che difende De Monte, subito dopo il decesso della Englaro aveva affermato: “Adesso comincia la vera inchiesta giudiziaria”. Come precisa il Messaggero Veneto, “finora nessuno è stato raggiunto da informazioni di garanzia perché al momento per l’inchiesta non si sono resi necessari atti ‘esterni’ che comportassero le garanzie difensive”.

Se gli esposti di cui parla Biancardi non sono serviti a fermare la “macchina di morte” che ha portato Eluana alla fine della sua esistenza terrena, possono ora infamare ulteriormente il nome di Beppino e di molti professionisti che hanno avuto il coraggio di dire sì e di compiere quell’atto di pietà che il padre di Eluana chiedeva per la figlia. Ora che la giovane donna riposa in pace, la pace stessa non è dono che possa essere attribuito a chi ha lottato per lei fino a scontrarsi con l’opinione pubblica e la politica. Un atto coraggioso, certo, ma per la Legge anche il coraggio può diventare reato.

25 febbraio 2009

FOTO DI ELUANA: INDAGATO IL PROFESSOR AMATO DE MONTE

Posted in Cassazione, cronaca, Eluana Englaro, eutanasia, Friuli Venzia-Giulia, intervista TG3, Legge tagged , , , , , , , , , , , , , , , , a 3:55 pm di marisamoles

Sulla triste vicenda di Eluana Englaro non è ancora calato il silenzio. Mai avremmo pensato che ora, dopo che tutto è finito, dopo che il suo cuore ha smesso per sempre di battere, si parlasse ancora di lei, della sua vita e della sua morte.

Elauna, morta lunedì 9 febbraio alle 19 e 45 presso la struttura di assistenza per anziani “La Quiete” di Udine, ha trascorso i suoi ultimi giorni assistita dal professor Amato De Monte, primario di Anestesia dell’Ospedale del capoluogo friulano. A lui era stato affidato il compito di portare Eluana da Lecco a Udine e di applicare il protocollo per la sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione della giovane, nel rispetto della sentenza della Corte di Cassazione che, dando ragione al padre di Eluana, Beppino Englaro, aveva accolto l’istanza più volte rigettata da altri tribunali.

Chi non ricorda le parole del professor Amato, a commento della sua esperienza; lui, medico, abituato a confrontarsi ogni giorno con la vita e la morte, si era definito “devastato come uomo, come padre, come medico e come cittadino. Tutta la società civile – aveva aggiunto – dovrebbe riflettere sullo scollamento tra il sentire sociale e la posizione della politica e della chiesa sul tema della vita vegetale.”

Subito dopo la morte di Eluana, De Monte era stato convocato presso l’Ordine dei Medici di Udine per essere “interrogato”; un atto dovuto, avevano detto. Tant’è che nessun capo d’imputazione era emerso, né per la Procura né per l’Ordine. Caso chiuso, dunque. Almeno così credevamo.
Oggi, tuttavia, il nome del professor De Monte è ricomparso sulle pagine della stampa: autorizzato dalla famiglia, il medico avrebbe scattato delle foto definite “cliniche” al povero corpo di Eluana, a testimonianza di quanto stesse accadendo nel segreto della camera che ha ospitato la ragazza negli ultimi giorni di vita. Un segreto violato, a quanto pare, visto che la Procura di Udine, dopo aver ascoltato dei testimoni, persone che a quella camera avevano libero accesso – l’equipe, fra medici e paramedici, era costituita da circa quindici persone – ha emesso un avviso di garanzia nei confronti del medico. Il reato ipotizzato sarebbe, secondo i carabinieri che indagano sul caso, la violazione del articolo 650 del Codice Penale che concerne l’inosservanza di un provvedimento dell’autorità giudiziaria. Vale a dire che scattare quelle fotografie significa violare il protocollo legale – lo stesso voluto da Beppino Englaro – che imponeva, tra l’altro, il rispetto della privacy. Fra i vari divieti c’era anche quello di scattare fotografiche o video per mezzo di fotocamere o telefonini. Bisogna precisare, tuttavia, che tali regole erano state determinate dalla famiglia, assieme ai suoi legali, con preciso riferimento a terzi e per tutelare la ragazza dalla curiosità morbosa che avrebbe potuto manifestarsi nei suoi confronti nonché da occhi indiscreti.

Gli inquirenti, però, sono del parere che il divieto valesse anche per i familiari e per tutte le persone che hanno assistito Eluana nei suoi ultimi giorni a “La Quiete”. Di parere opposto è l’avvocato udinese Giuseppe Campeis, uno dei legali di Beppino, che conferma la validità delle regole sulla privacy solo in riferimento a terze persone; ribadisce, inoltre, che la decisione di far scattare le fotografie è stata presa per testimoniare quanto stesse effettivamente avvenendo all’interno della stanza di Eluna nel periodo compreso tra il suo arrivo, la notte del 2 febbraio, e il suo decesso, la sera del 9.

Insomma, pare che un provvedimento preso per tutelare gli ultimi giorni di Eluana si ritorca contro chi l’ha voluto. Per ora si sa che il rullino non è stato sviluppato e che è possibile che la Procura chieda il sequestro della macchina fotografica. Le indagini nel frattempo proseguono: in queste ore, a Udine, sono state infatti sentite alcune persone, dal servizio d’ordine che ha fatto la guardia sulla porta della casa di riposo 24 ore al giorno nel periodo della permanenza di Eluana nella struttura udinese, fino a chi ha avuto accesso, su specifica autorizzazione, alla stanza della donna in stato vegetativo persistente durante i giorni di sospensione dell’alimentazione e idratazione che ha protratto la sua vita fin dal 18 gennaio 1992, giorno in cui un incidente d’auto le aveva impedito per sempre il ritorno a casa.

AGGIORNAMENTO DEL POST. 26 febbraio 2009

L’indagine sulle foto scattate ad Eluana si allarga. Altre tre persone risultano indagate: la giornalista Marinella Chirico che domenica 1 febbraio era stata invitata da Beppino Englaro a trascorrere qualche ora nella stanza della figlia, il fotogiornalista Francesco Bruni e l’infermiera Cinzia Gori, compagna del dottor Amato De Monte.

Bruni avrebbe già consegnato spontaneamente le foto ai carabinieri, mentre per le foto scattate da De Monte è stata chiesta l’acquisizione alla Procura della Repubblica di Udine. «Le foto sono state consegnate dal medico alla famiglia Englaro – spiega l’avvocato di Englaro, Giuseppe Campeis – e sono ora custodite da Beppino Englaro che non ha alcuna nessuna intenzione di consegnarle senza un atto di sequestro». E su questo il Procuratore Antonio Biancardi dovrebbe decidere nei prossimi giorni.

Una battaglia legale, dunque, si profila da parte degli avvocati di Englaro, convinti che non vi sia stata alcuna violazione della legge in quanto, ribadiscono, si tratterebbe di “fotografie cliniche” che sarebbero state scattate proprio su richiesta del papà di Eluana. A confermare ciò è lo stesso professor Vittorino Angiolini, legale della famiglia e collega dell’avvocato udinese Campeis; ora si teme, sempre secondo i legali, che a seguito delle iniziative intraprese dalle forze dell’ordine le foto possano essere rese pubbliche. In tal caso, la famiglia «si riserva ogni azione giudiziaria a tutela della privacy di Eluana».

Intanto nemmeno le polemiche si placano. Il neurologo Gianluigi Gigli, ordinario di Neurologia all’Università di Udine e operante presso la locale Azienda ospedaliera Santa Maria della Misericordia, si dice sconcertato dagli avvenimenti delle ultime ore. «Solo in una piccola città come Udine ed in una piccola regione come il Friuli, – afferma – avrebbe potuto determinarsi una concentrazione di poteri tanto compatta da essere impermeabile a ricorsi, ispezioni ministeriali, Nas e polizia». Non dimentichiamo che il medico in questione si era fatto promotore del Coordinamento friulano “Per Eluana e per tutti noi” e che sia prima della morte della donna, sia dopo la sua scomparsa aveva sparato a zero contro tutti coloro che si erano prodigati affinché la sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione, come previsto dalla Corte di Cassazione, fosse applicata.

10 febbraio 2009

ELUANA NON ERA PIÙ QUELLA: LA TESTIMONIANZA DELL’UNICA GIORNALISTA CHE L’HA VISTA

Posted in cronaca, Eluana Englaro, intervista TG3 tagged , , , , , , , , a 9:58 pm di marisamoles

Marinella Chirico, giornalista della sede Rai di Trieste, anche grazie alla conoscenza che la lega alla famiglia Englaro, ha potuto vedere Eluana domenica pomeriggio. «Mi era stato chiesto di vedere Eluana – ha raccontato Marinella Chirico – anche perché si erano accese delle critiche ferocissime sul vero e reale stato di Eluana e questa polemica continuava a crescere e di ciò Beppino era profondamente ferito e angosciato per non essere creduto. E quindi mi hanno chiesto – come professionista dell’informazione, ma anche come persona di fiducia – che entrassi nella stanza dove c’era Eluana».
Visibilmente commossa, ai microfoni del TG3 (ma l’intervista è stata trasmessa anche dagli altri telegiornali), ha raccontato la sua esperienza. Ha passato tre ore circa nella camera di Eluana, alla casa di riposo “La quiete” di Udine, in compagnia dello zio della donna, Armando. Quando le è stato chiesto di descrivere ciò che ha visto, Marinella Chirico ha detto: “L’impatto è stato fortissimo e posso dire che Eluana è esattamente come si può immaginare possa essere una donna in stato vegetativo da 17 anni: irriconoscibile, assolutamente irriconoscibile rispetto alle foto che si vedono, una donna completamente immobile che gli infermieri e i sanitari erano costretti a spostare ogni due ore per evitare che il corpo si piagasse. Le orecchie però avevano delle lesioni in quanto unica parte che non si poteva tutelare.”
Quando alla giornalista è stato chiesto cosa ha provato, la risposta è stata: “Un’esperienza devastante, emotivamente molto forte”. Le stesse parole con cui si era espresso anche il dott. Amato De Monte, l’anestesista che ha seguito Eluana fino alla morte, che prima di quella sera piovosa del 2 febbraio, prima che il corpo di Eluana fosse caricato sull’ambulanza a Lecco, non aveva mai visto. Di lei, come tutti noi, aveva visto solo le foto che il padre aveva autorizzato a divulgare, quelle stesse foto che in un numero infinito di servizi tele giornalistici abbiamo viso sistemate nei portaritratti ben allineati su un mobile di casa Englaro. Quella stessa casa da cui Eluana era uscita il 17 gennaio 1992, per non tornare mai più.

Le uniche parole papà Beppino ha voluto dirle alla stessa giornalista. Ma non al microfono; ha preteso che l’intervista fosse ripresa lasciando le voci in sottofondo e che Marinella Chirico riferisse le sue parole montando il servizio successivamente. Un Beppino stanco, solo. Le uniche parole che si percepiscono nettamente sono: “Non parlo più non voglio più parlare. L’ho fatto per tutti questi anni per Eluana che era e resta il primo pensiero mio e di mia moglie.” Poi si è recato all’obitorio dove dalle 16 di questo pomeriggio si trova Eluana. Eluana, sì, non il suo corpo. Ho invertito apposta le due parole: finché ho parlato di lei viva, ho usato la parola “corpo”, perché quello e solo quello era Eluana; ora posso chiamarla per nome perché solo adesso, libera da quella immobile prigione, lei è viva. Non so dove, non so con chi, ma so che da qualche parte c’é.
Pochi minuti soltanto Beppino ha passato nella stanza in cui si trovava la figlia, in attesa dell’autopsia. Un atto dovuto, dicono. Intanto il dott. Amato De Monte è convocato dall’Ordine dei medici per giovedì mattina. Anche questo, dicono, è un atto dovuto. È la prassi. Ma c’è chi mormora, e anche chi lo dice a voce alta, che la morte di Eluana, arrivata così in fretta, così inattesa, proprio il giorno prima che si dibattesse il Disegno di Legge al Senato, è sospetta. Addirittura un frate della chiesa vicina alla casa di cura “La quiete”, un frate dico, ha insinuato che qualcuno forse ha accelerato la fine di Eluana, volutamente. C’è forse chi pensa ad un’iniezione letale, come quelle che si fanno ai condannati a morte in America. Per questo, precisano, bisogna fare anche gli esami tossicologici.

Sospetti, maldicenze, tutto come prima, tutto come quando Eluana era ancora ferma immobile nel letto, anche se respirava autonomamente, apriva e chiudeva gli occhi. Già, perché un cuore che batte fa di un corpo immobile un corpo vivo.
Dalla Procura di Trieste rassicurano che non c’è alcun procedimento in corso, tutto regolare. Anche le ispezioni volute dal Presidente della Regione Tondo pare abbiano avuto esito negativo. Nulla da nascondere, quindi. Anche la Presidente de “La Quiete” appare tranquilla. In un’intervista del TG3 Regione ha affermato che non si è pentita di aver ospitato Eluana, perché aveva bisogno di essere liberata dal suo stato. Quando le è stato chiesto dalla giornalista come avesse trovato Eluana, ha risposto: “Non l’ho mai vista, non l’ho voluta vedere” e la voce sembrava lì lì per spezzarsi dalla commozione.

Non ci sarà un funerale per Eluana, solo una benedizione. La salma sarà cremata e tumulata nel piccolo cimitero di Paluzza, paese carnico di cui è originario Beppino. Riposerà accanto al nonno Giobatta che l’adorava.

Concludo con la preghiera che Monsignor Pietro Brollo, arcivescovo di Udine, ha rivolto alla donna non appena saputo della sua morte:

«Ora la tua mano è diventata fredda, ma il Signore della vita la sta stringendo ancora con amore di Padre per condurti nella sua casa, perché tu possa godere la pienezza della vita. Vita che è suo dono di pace, di serenità, di felicità eterna. Lo stesso Signore conceda a noi un cuore capace di amare sempre la vita, di perdonare e di ritrovare la forza di vivere da fratelli».

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Psicologa - Psicoterapeuta - Criminologa - Dottore di Ricerca Università Sapienza

Le Parole Segrete dei Libri

Una stanza senza libri è come un corpo senz'anima.

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[...] ἀλλ᾽ ὥσπερ ἄνθρωπος, φαμέν, ἐλεύθερος ὁ αὑτοῦ ἕνεκα καὶ μὴ ἄλλου ὤν, οὕτω καὶ αὐτὴν ὡς μόνην οὖσαν ἐλευθέραν τῶν ἐπιστημῶν: μόνη γὰρ αὕτη αὑτῆς ἕνεκέν ἐστιν. Aristot. Met. 1.982b, 25

Il ragazzo del '46

Settanta: mancano solo 984 anni al 3000.

Insegnanti 2.0

Insegnare nell'era digitale

i media-mondo: la mutazione nella connessione

Prove di pensiero di GIOVANNI BOCCIA ARTIERI

Psicologia per Famiglia

Miglioriamo le relazioni in famiglia, nella coppia, con i figli.

Studia Humanitatis - παιδεία

«Oὕτως ἀταλαίπωρος τοῖς πολλοῖς ἡ ζήτησις τῆς ἀληθείας, καὶ ἐπὶ τὰ ἑτοῖμα μᾶλλον τρέπονται.» «Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità, e a tal punto i più si volgono di preferenza verso ciò che è più a portata di mano». (Tucidide, Storie, I 20, 3)

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Non tutto ciò che luccica è oro, ma almeno contiene elettroni liberi G.D. Bernal

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Un insegnante decente (CON IL DOTTOR DI MATTEO)

Pollicino Era un Grande

Psicologia e dintorni a cura della Dr.ssa Marzia Cikada (Torino e Torre Pellice)

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un blog e un libro di emiliano dominici (per ingrandire la pagina premi ctrl +)

ACCENDI LA VITA

Pensieri, parole and every day life

CRITICA IMPURA

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LE LUNE DI SIBILLA

"Due strade trovai nel bosco, io scelsi la meno battuta, per questo sono diverso"(R.Frost)

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Svegliati ogni mattina con un sogno da realizzare!

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