26 giugno 2014

HO MANGIATO CINESE E CI METTERO’ DUE GIORNI PER DIGERIRE

Posted in affari miei tagged , , , , , a 8:33 pm di marisamoles

ristorante cinese
I cinesi devono avere uno stomaco di ferro. Il mio è giustamente uno stomaco italiano, abituato a digerire cibo sano e gustoso – anche senza grassi animali – e giustamente si sta ribellando.

La cucina italiana è famosa in tutto il mondo e se non è considerata la migliore in assoluto, senz’altro è una delle più apprezzate. Non capisco perché le nostre città siano piene di ristoranti esotici che propinano cibo discutibilmente sano e che, dietro al gusto ingannevole, nasconde insidie per lo stomaco poco abituato a simili prelibatezze.

Non ho nulla contro l’esterofilia, ci mancherebbe. Ma posso permettermi di dire che:

– il riso alla cantonese mi ha fatto rimpiangere la mia insalata di riso che con questo caldo rinfresca pure
i ravioli al vapore sembravano fatti di gomma (anche se il ripieno era gustoso)
gli involtini primavera erano talmente croccanti che li ho usati a mo’ di grissini per raccogliere gli immancabili cinque chicchi di riso che proprio non ne vogliono sapere di essere catturati
il pollo speziato (credo al curry) mi ha fatto apprezzare persino i bocconcini di pollo al limone, specialità culinaria (unica, tra l’altro) di mio marito
– le verdure pastellate erano quasi peggio di quelle surgelate che compro al supermercato per le emergenze
– le palline al cocco come dessert non erano all’altezza di quelle che preparo io con la ricotta e il cacao

Se dico questo, secondo voi, faccio “terrorismo culturale”?
(lo so che non potete capire, ma lo chiedo ugualmente).

[immagine da questo sito]

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22 gennaio 2013

CINGUETTII DIETETICI

Posted in affari miei, dieta, donne, salute, web tagged , , , , , , , , a 7:08 pm di marisamoles

dietaUn gruppo di ricercatori dell’Università della Carolina del Nord ha condotto uno studio su due gruppi di persone obese sottoposte a un regime alimentare sano, dotandole di uno smartphone, dotato di una app per monitorare i progressi attraverso Twitter. Ai due gruppi sono stati poi mandati ogni tre giorni dei podcast con le indicazioni su come ottimizzare la propria dieta e con alcuni obiettivi da centrare.

Brie Turner-McGrevy, la capo-ricerca, ha osservato che chi ha pubblicato più tweet ha perso più peso, fino ad arrivare alla diminuzione dello 0,5 per cento del peso corporeo ogni 10 tweet. Ovviamente il risultato dipende non, come avevo pensato leggendo l’occhiello di questo articolo pubblicato sul Corriere, dalle calorie che si disperdono cinguettando, bensì dalla motivazione che deriva dalla condivisione.

Un esperimento del genere si può fare con il blog? Pare di sì, almeno stando al tentativo fatto qualche tempo fa dall’amica Diemme. E non solo di condivisione si tratta: come lei stessa ammette, la motivazione che deriva dal condividere con delle persone che hanno il nostro stesso problema porta inevitabilmente all’assunzione della responsabilità. In altre parole, si prende un impegno, ci si impone di registrare tutti i progressi (ma anche le fasi di stallo e i regressi, perché no?) in tutta sincerità. Quindi allo stesso tempo si può pensare a un atto di fiducia.

E’ evidente, infatti, che non abbiamo dei video-blog quindi nessuno, o quasi sa, come siamo fatti. Io potrei mentire dicendo che indosso la 38 (ahahah!) ma alla fine a quale pro? La mia taglia rimane la stessa (che poi non è proprio malaccio … attualmente la 44 mi sta un po’ larga) e mentire agli altri non gioverebbe di certo alla mia linea né alla mia dieta.

Insomma, avrei preferito che l’occhiello dell’articolo non fosse ingannevole e di certo sarebbe bello poter dimagrire stando al pc. Purtroppo la vita sedentaria è nemica della dieta, quindi credo che questi cinguettii dietetici siano una specie di specchio per le allodole.

Prima di tutto bisogna credere in quello che si fa, al di là dell’impegno che si prende con altre persone, magari dei perfetti sconosciuti che si sentono in sintonia solo perché hanno un problema comune. Poi, al di là di quelli che possono essere i consigli dietetici e lo scambio di impressioni riguardo alle diverse esperienze (cosa, tra l’altro, che mi fa pensare ai corsi pre-parto in cui non ha un’importanza relativa la condivisione), sarebbe tanto meglio spegnere il pc (o lo smartphone) e andarsi a fare una bella camminata veloce per un’oretta al giorno. Meglio ancora sarebbe la palestra ma, almeno per me, diventa una tortura se la si considera un obbligo e non un piacere. Una bella passeggiata, invece, fa bene alla salute in generale, non solo alla dieta. Ancora meglio se si possiede un cane … sarà lui, in questo caso, a decidere il passo e di solito gli amici quadrupedi vanno belli spediti, anche se fanno le soste di tanto in tanto.

8 ottobre 2011

DACCI OGGI IL NOSTRO PANE QUOTIDIANO … MA NON CHIAMARLO SOLO PANE

Posted in 150 anni unità d'Italia, dieta, ricette tagged , , , , , , a 6:59 pm di marisamoles

Dando un’occhiata alla pagina speciale de Il Corriere dedicata ai 150 anni dell’Unità d’Italia sono rimasta colpita dal titolo di un articolo che tratta dei diversi tipi di pane prodotti nella nostra penisola: “Dalla michetta al cafone”. Che esistesse la michetta, tipico pane milanese come la baguette è tipica di Parigi, credo sia noto ai più. Ma io, confesso la mia ignoranza, non avevo mai sentito parlare di un pane “cafone” e credevo che tale aggettivo fosse usato solo come insulto nei confronti di gente maleducata.

Insomma, in Italia sono circa 300 le specialità regionali di pani, dalle forme e dai nomi più strani. Secondo un’indagine della Cia (Confederazione italiana agricoltori) per più del 50% degli italiani il pane rappresenta il cibo emblema dell’Italia, anche se nel tempo, complici i regimi alimentari che inducono ad un’assunzione limitata di carboidrati, il consumo è molto calato. Nei 150 anni che ci separano dall’unificazione dell’Italia, infatti, il consumo è sceso dal chilo al giorno, nel 1861, ai 120 grammi a persona di oggi.

Tornando alle varietà di pane, ho letto che il pane cafone è di origine campana e la sua preparazione, almeno stando alle ricette che trovato, è piuttosto elaborata e lunga (richiede diverse fasi di impasto e molto tempo per la lievitazione). Alla fine, però, ha l’aspetto di una qualsiasi pagnotta tipo pugliese o, a seconda della forma scelta, di una ciabatta.
In ogni caso, sono moltissime le varietà regionali, come ho già detto, anche se dal panettiere troviamo dei tipi di pane che si vendono dappertutto.
Curiosando in rete ho trovato un sito in cui sono elencate le più comuni varietà regionali. Ad esempio, qui in Friuli – Venezia Giulia le specie tipiche sono:

La biga, diffusa a Trieste ma anche in Istria, che si prepara con la farina di grano tenero ed è formata da due pezzi di pasta uniti insieme in modo da formare un panino a forma di sferette unite.

Il Grispolenta, originario di Prisco di Socchieve, in provincia di Udine, che si prepara con una miscela di farina di mais (30%) e di farina frumenta (70%) e ha la forma di grossi grissini tipici della cultura contadina, fragranti e friabili dall’aspetto rustico.

Il Pan de Frizze, originario del Friuli, è un pane della tradizione contadina. Preparato con una miscela di farina di frumento e segale (rapporto due a uno), uova, ciccioli di maiale, burro, lardo, sale, lievito acido e ha la forma di filoncini la cui parte superiore è tagliata in modo trasversale. Il nome deriva dall’utilizzo delle “frizze”, termine dialettale con il quale sono conosciuti in Friuli i ciccioli di maiale.

E nella vostra regione quali sono le specialità? Se non lo sapete, potete trovarle QUI.

Io sono poco amante del pane e lo mangio quasi esclusivamente se lo faccio in casa, naturalmente con la macchina perché non sono brava ad impastare … ci vuole troppo “olio di gomito”!
Inoltre, amo il pane ai cereali o preparato con il grano duro che lo rende più croccante. Ma quello che amo di più lo preparo con il kamut. La farina di kamut, solo recentemente introdotta nella panificazione italiana, ha un’origine antichissima e proviene dall’Egitto. Già all’epoca dei faraoni utilizzavano il kamut che, tra l’altro, ha delle proprietà nutritive eccezionali: ricco di minerali, aminoacidi e vitamine, soprattutto la E che è presente in questo cereale in quantità pari al 30% in più rispetto al grano comune.

Ecco la ricetta che seguo per preparare il pane al kamut.

400 gr di farina di kamut
200 gr di farina bianca “0”
350 ml di acqua
1 cucchiaino di zucchero
2 cucchiaini di sale
3 cucchiai colmi di olio extravergine di oliva
1/2 di cubetto di lievito di birra (oppure una bustina di quello secco, meglio se “Mastro fornaio”)

La preparazione è semplicissima sia a mano sia con la macchina.

Infine, una chicca: avevo più o meno sette anni quando composi una poesia dedicata al pane. Eccola:

Leggero, croccante
pronto all’istante
il pane tanto buono
che sfama ogni uomo

Be’, non è proprio un capolavoro, ma avevo solo sette anni … 🙂

[immagine da questo sito]

30 giugno 2009

COME ARRIVARE ALL’ORALE DELL’ ESAME DI STATO IN PERFETTA FORMA

Posted in adolescenti, Esame di Stato, scuola tagged , , , , , , a 4:09 pm di marisamoles

esame oraleAvendo un’esperienza più che ventennale nell’insegnamento, so che la maggior parte degli studenti arriva all’esame stressatissima. Il perché è presto spiegato: l’ultimo anno è di certo il più impegnativo e fin da settembre noi insegnanti abbiamo la pessima abitudine di ricordarglielo. D’altra parte, è per il loro bene, no? Peccato che gli allievi si stressino più a pensare che a fare. In altre parole, all’esame pensano molto facendo molto poco, o comunque impegnandosi in modo non costante.

Quest’anno, in un primo momento, si pensava che per l’ammissione all’Esame di Stato, non ci dovesse essere nemmeno un cinque in pagella. Ecco un altro motivo di stress. Perché se razionalmente avrebbero dovuto impegnarsi di più, emotivamente il pensiero “non ce la farò mai” ha vanificato qualsiasi sforzo per migliorare. Poi il ministro Gelmini ci ha ripensato; basta che la media della pagella sia almeno 6, compreso il voto di condotta. Un sospiro di sollievo, finalmente. Ma anche questa piccola rassicurazione ha danneggiato gli allievi più sfiduciati: il pensiero da “non ce la farò mai, si è trasformato nel più ottimista “va be’ vuol dire che qualche cinque me lo posso permettere”. Ragionamento errato, in primo luogo perché le materie in cui gli allievi affrontano maggiori difficoltà sono state un po’ trascurate, non molto, in verità, perché non sarebbe stato comunque consigliabile arrivare allo scrutinio con dei 4, in secondo luogo perché spesso non si tiene nella dovuta considerazione il punteggio del credito scolastico che, in presenza delle insufficienze, viene inevitabilmente decurtato. Inoltre, gli studenti alle volte non pensano che il credito accumulato costituisce una specie di “tesoretto” che li salvaguarda nel caso di un esame non proprio meraviglioso. Il che può succedere perché, se si aggiunge alla preparazione lacunosa l’emotività e la tensione accumulata nei mesi di studio, l’esito delle prove d’esame può essere deludente anche rispetto alle proprie aspettative.

Ma veniamo al discorso iniziale: come si fa ad affrontare serenamente il colloquio d’esame.
Archiviati gli scritti, in qualunque modo siano andati, lo stress è anche aumentato, specialmente se i risultati non sono quelli sperati. Prima di tutto bisognerebbe arrivare all’orale con la coscienza tranquilla, ma viste le premesse, non sempre lo è. Poi bisogna evitare di stressarsi all’infinito e infliggersi reclusioni forzate che altro non sono che autopunizioni. Non si sa perché, ma pare che più tempo si passa a casa maggiori saranno le possibilità di fare bella figura all’esame. Ma anche questo ragionamento è errato: quella che conta è la qualità del tempo che si dedica allo studio, non la quantità. A casa ci sono mille distrazioni, tanto vale uscire per distrarsi. Una passeggiata con gli amici, un po’ di shopping –senza pensare per forza a quali abiti indossare per l’esame, perché così facendo vi rovinereste anche il piacere dello shopping!-, un salto in palestra o una corsa per mantenere il fisico in esercizio e liberare la mente dai pensieri, possono essere delle soluzioni.

Un altro problema, a parte lo stress, è l’affaticamento mentale. Se all’esame i ragazzi arrivano affaticati significa che non si sono concessi un po’ di riposo. E mi riferisco non solo alle ore di studio, ma anche alle ore sottratte al sonno per motivi vari: la televisione, il computer, i messaggini con il cellulare … Uno studente di diciotto anni dovrebbe dormire almeno otto ore per notte e so che ciò non sempre accade. L’abitudine di far tardi a tutti i costi è deleteria. Poi succede che subentra l’insonnia: più tempo si sta alzati, dedicandosi ad attività che tengono ben svegli, meno ore di sonno ci si potrà concedere. Ma c’è anche chi recupera dormendo fino alle undici o a mezzogiorno. Pure questo comportamento è sbagliato perché, visto che a scuola ci si va alla mattina, gli studenti sono abituati ad essere attivi nella prima parte della giornata. Alzarsi tardi significa “mangiarsi” una bella fetta della giornata e non riuscire ad organizzare al meglio il tempo che rimane.
Dormire bene si può e si deve, ma se ciò non fosse possibile per motivi vari, una tisana a base di camomilla e melissa può essere la soluzione. In erboristeria o in farmacia se ne trovano di svariati tipi.

Ciò che si deve evitare, se non strettamente necessario, –nel caso di un fisico debilitato per altre ragioni- è l’uso di integratori alimentari. Se l’alimentazione è corretta, non servono. Tanto meno possono essere utili gli integratori per la memoria: a diciotto anni la memoria funziona benissimo e un integratore non è una pozione magica che fa venire in mente ciò che nella testa non c’è. Vale a dire: se non si studia abbastanza, non c’è fosforo che tenga.

Ma cosa s’intende per “buona alimentazione”? Innanzitutto un buon equilibrio tra le varie componenti: proteine, vitamine e carboidrati. Bisognerebbe evitare, in particolar modo, di sovrabbondare in carboidrati e proteine, trascurando le vitamine. Ad esempio, se si mangia la carne a pranzo, è meglio non consumarla alla sera. Stesso discorso vale per i carboidrati: non si trovano esclusivamente nel pane e nella pasta, come spesso si è portati a credere. I carboidrati sono degli zuccheri e la nostra dieta ne è piena, a cominciare dalla colazione. Spesso è trascurata dagli studenti, che vanno sempre di fretta, ma è indispensabile per affrontare a giornata. Una brioche o un panino, qualche fetta biscottata con la marmellata, dei biscotti non devono mai mancare, ovviamente non tutti assieme! Se non piace il caffè o il the, il latte è un alimento che sulla tavola della colazione non può mancare. Con un po’ di cacao è delizioso, se accompagnato ai cereali è un pasto energetico quanto basta. Ma se non si tollera il latte o non piace proprio, uno jogurt è un ottimo sostituto, accompagnato da un po’ di frutta. A pranzo e a cena la frutta non è indispensabile; molti dietologi sostengono che rallenti la digestione, quindi è meglio consumarla nello spuntino pomeridiano, oltre che a colazione. Anche un buon gelato alla frutta, però, costituisce un’ottima merenda.
Per la memoria l’ideale sarebbe il pesce ma mi rendo conto che la sua cottura richiede più tempo e pazienza, nonché maggior abilità culinaria che a volte alle mamme mancano, soprattutto il primo. Tuttavia, anche i bastoncini di pesce surgelati vanno benissimo. Ovviamente, essendo fritti, è bene non esagerare.

Non entro nel merito della questione del tempo che dev’essere dedicato allo studio perché quello dipende esclusivamente dagli studenti e dalla loro capacità di concentrazione: è inutile legarsi alla sedia per sei ore di fila quando è scientificamente dimostrato che l’attenzione cala dopo i primi venti minuti. Non significa, ovviamente, che si debba studiare solo venti minuti per ora, ma che ci si debba concedere delle pause e si alternino, possibilmente, argomenti più semplici e quelli più complessi. Anche questa distinzione, tuttavia, è personale: sono i ragazzi stessi a dover distinguere le materie in cui hanno più facilità nello studio e quelle che trovano particolarmente ostiche.

Infine, un consiglio: non studiare fino all’ultimo. Vale a dire, il giorno prima del colloquio si fa solo un ripasso, tanto quello che c’è in testa ormai è esattamente ciò che ci può stare. Per questo è buona norma iniziare a studiare per tempo le materie che non si digeriscono; all’ultimo si rischierebbe solo una … indigestione.
Assolutamente vietato fare tardi la notte prima del colloquio o alzarsi all’alba. Si rischia soltanto di presentarsi davanti alla commissione mezzo addormentati. Bere dieci caffè per tenersi svegli, invece, servirà solo ad arrivare all’esame nervosi e probabilmente con qualche tic che nessuno mai aveva sospettato di possedere. Per esempio, se lo studente si siede al tavolo della commissione con le gambe che “ballano” di continuo, procurerà ai commissari un fastidioso traballamento che di certo non li metterà di buon umore. Poi, non bisogna sottovalutare il fatto che quando il candidato appare tranquillo –anche se non lo è affatto!- dà l’idea di essere preparato e di non temere nulla. Se poi nel colloquio si “perderà”, i commissari potranno pensare che l’emozione, anche se ben nascosta, ha fatto dei brutti scherzi. In certi casi, infatti, la verità non è mai quella che appare … come sosteneva il “nostro” Pirandello.

ANNA SCRIGNI

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