LE DONNE

VIRGINIA-WOOLF-

Le donne hanno illuminato come fiaccole le opere di tutti i poeti dal principio dei tempi. […] I nomi si affollano alla mente, e non richiamano l’idea di donne mancanti “di personalità e di carattere”. Infatti, se la donna non avesse altra esistenza che nella letteratura maschile, la si immaginerebbe una persona di estrema importanza, molto varia; eroica e meschina, splendida e sordida; infinitamente bella ed estremamente odiosa, grande come l’uomo, e, pensano alcuni, anche più grande.
Ma questa è la donna nella letteratura. Nella realtà, come osserva il professor Trevelyan, veniva rinchiusa, picchiata e malmenata.

Ne emerge un essere un essere molto strano e composito. Immaginativamente, ha un’importanza enorme; praticamente, è del tutto insignificante. Pervade la poesia, da una copertina all’altra; è quasi assente dalla storia. Nella letteratura, domina la vita dei re e dei conquistatori; nella realtà, era la schiava di qualunque ragazzo i cui genitori le avessero messo a forza un anello al dito. Dalle sue labbra escono alcune tra le parole più ispirate, alcuni tra i pensieri più profondi della letteratura; nella vita reale non sapeva quasi leggere, scriveva a malapena, ed era proprietà del marito.

[da Virginia Woolf, Una stanza tutta per sé, prima pubblicazione 24 ottobre 1929]

Ho letto il saggio di Virginia Woolf l’estate scorsa. Devo essere sincera: non l’ho gradito molto. Tuttavia, recentemente l’ho riscoperto. L’occasione mi è stata data da una domanda rivolta ad un’allieva durante l’orale dell’Esame di Stato (che domani finalmente si conclude).

Partendo da questa citazione (per la verità molto ridotta rispetto al passo riportato), ho chiesto alla candidata quale fosse, secondo lei, la donna più celebrata della letteratura italiana di tutti i tempi. Avevo in mente Dante e la sua Beatrice… e chi, sennò?

Lascio da parte l’esame e mi soffermo qui a riflettere sulle parole della scrittrice inglese, che non possiamo fare a meno di condividere. La pubblicazione del saggio risale al 1929, eppure queste considerazioni non sono così lontane da una certa realtà, distante da noi occidentali, eppure abbastanza vicina, considerando il fenomeno dell’immigrazione, specie quella che interessa le popolazioni provenienti dall’area islamica.

Recentemente Papa Francesco ha difeso la dignità della donna.
«Come cristiani,- ha detto in occasione dell’udienza generale in piazza San Pietro, lo scorso aprile – dobbiamo diventare più esigenti a tale riguardo. Per esempio: sostenere con decisione il diritto all’uguale retribuzione per uguale lavoro; perché si dà per scontato che le donne devono guadagnare meno degli uomini? No! Hanno gli stessi diritti. La disparità è un puro scandalo!»

Com’è nel suo stile, non “assolve” nemmeno i testi sacri.
«È una forma di maschilismo, – ha proseguito – che sempre vuole dominare la donna. Facciamo la brutta figura che ha fatto Adamo, quando Dio gli ha detto: ‘Ma perché hai mangiato il frutto?’, e lui: ‘Lei me l’ha dato’. E la colpa è della donna. Povera donna! Dobbiamo difendere le donne, eh!”.

Ma davvero è sempre colpa della donna?

LA MELA

mela“In principio c’era la mela”. “Una mela al giorno leva il medico di torno” diciamo noi ora. Dio non doveva essere dello stesso parere. Non so se i proverbi fossero il suo forte ma probabilmente pensava: “Una mela, anzi un mozzicone di mela una volta sola e saranno guai per sempre”. Ma procediamo con ordine.

Dio, si sa, creò l’uomo e lo chiamò Adamo. La priorità che il Signore diede al nostro progenitore è da sempre stata interpretata come un chiaro segnale di superiorità dell’uomo nei confronti della donna. Ma ragioniamo: Dio mica era una donna! Se doveva creare un essere a sua immagine e somiglianza non poteva di certo dar vita ad una femmina! Poi evidentemente deve aver pensato: “Ma questo qui da solo cosa fa? Io sono Dio e mi basto, ma Adamo si può accontentare della mia compagnia?” Dopo aver riflettuto, conscio di non essere proprio un allegro compagno e di avere un sacco di cose da fare tutto il santo giorno, si decide a dar vita a qualcosa di diverso e, onestamente, fa il suo capolavoro: la donna.

A questo punto i signori uomini diranno: “Ecco la prova che la femmina è inferiore; se non c’era la costola d’Adamo …”. Già, ma pensiamoci bene: perché Eva “nasce” dalla costola del primo uomo? Perché Dio non sceglie un’altra parte? Che state pensando?! Poteva essere un pezzettino di testa, un ossicino di un braccio o di una gamba! No, la costola sta sul fianco dell’uomo e la donna da sempre sta a fianco dell’uomo (eccettuate le ultime tendenze molto di moda). A conferma di ciò mi piace citare un uomo vissuto qualche secolo fa, uomo di Chiesa per giunta, ma che qualcosa del mondo sapeva: Ugo da San Vittore. Non è un ospite dell’istituto penale di Milano, ma uno dei più autorevoli Padri della Chiesa, vissuto nel XII secolo, dotato di un intuito eccezionale visto che scrisse:
Poiché dunque all’uomo non veniva data né una padrona né una serva ma una compagna, non bisognava trarla dalla testa o dai piedi ma dal fianco (De Sacramentis, liber I, par.VI)
Con questo dovrei mettere a tacere tutti i maschilisti, ma mi sforzerò di continuare per dimostrare che il caro Ugo aveva ragione e che se la femmina non è superiore al maschio, i due sessi hanno almeno pari dignità (siamo o non siamo nell’era della par condicio?).

Ma torniamo alla nostra mela che, da Adamo ed Eva in poi, da sempre viene considerata il frutto dell’inganno (vedi Biancaneve e la strega cattiva). Nell’Eden i due dovevano essere veramente felici, a parte i primi momenti d’imbarazzo: “Ciao, mi chiamo Adamo”, “Io sono Eva, come va?”. Non potevano nemmeno abbandonarsi alle solite frasi di rito: ”A casa tutti bene?” o “Vuoi un drink?”. Credo che, comunque, volenti o nolenti dovettero piacersi. Avevano tutto quello che desideravano, non dovevano pensare all’affitto, alle bollette, al telefonino… Eva, poi, era davvero fortunata: poteva girare tranquillamente in topless senza essere bersaglio di insinuazioni del tipo: “Per me si è rifatta!”. Senza contare che non era costretta a spendere follie per il guardaroba firmato, né a riempire l’armadietto del bagno (quale?) con creme e cremine varie. Entrambi non avevano bisogno di studiare, di lavorare, far carriera o sperare in un futuro migliore con una vincita milionaria al Superenalotto! Davvero fortunati.

La loro storia, però, dovrebbe farci riflettere: perché mai andare a cacciarsi nei guai per una stupida mela, se avevano già tutto quello che desideravano? Perché l’uomo, si sa, anche il primo in assoluto, non è mai contento di ciò che ha. C’è sempre quell’irrefrenabile istinto, tipico dei mortali, della trasgressione. Così per quello stupido “pomo” che poi ad Adamo è rimasto pure nel gozzo, hanno mandato, come si suol dire, tutto a puttane! (Scusate l’espressione, ma non ne trovo una decente che abbia la stessa efficacia).

Adesso i signori uomini diranno: “Sì, ma se non c’era Eva (che da quel giorno è stata ricoperta da ogni genere d’insulti), Adamo non si sarebbe mai sognato di mangiare l’unico frutto proibito”. “Se Adamo (e molti uomini come lui) – rispondo io – avesse avuto un po’ più di carattere …”. La donna, si sa, è tentatrice, se poi si allea con un serpente … diventa una vipera! Adamo non doveva essere un macho – né fisicamente, né moralmente – così cede pensando “In fondo una mela che male può fare? Forse Lui nemmeno se ne accorge”.

Così, da quel lontano dì, per gli uomini sono cominciati un sacco di grattacapi: cercare casa, lavoro, allevare figli che proprio non vanno d’accordo … e tutto per colpa di chi? Di Adamo, naturalmente.