ESAME DI STATO 2010: I DATI DEFINITIVI. MA NON SAREBBE ORA DI CAMBIARE?

Il MIUR ha comunicato i dati definitivi sugli esiti dell’Esame di Stato 2010. Qualche giorno fa erano stati diffusi i dati sulle valutazioni, in particolare sui 100 e lode che sono stati assegnati con maggior generosità nelle scuole del sud Italia. (ne ho parlato QUI e QUI). Polemiche a parte, sembra che un ruolo decisivo, con un lavoro di scrematura, l’abbiano avuto i Consigli di Classe: infatti è stato registrato un sensibile aumento degli studenti non ammessi, 6,6% contro il 5,1% dello scorso anno. Ma non dobbiamo dimenticare che, al contrario dello scorso anno, agli ultimi Esami di Stato sono stati ammessi solo gli studenti che non presentavano alcuna insufficienza in pagella.

L’intenzione del ministro Mariastella Gelmini era quella di applicare la novità già lo scorso anno, ma in conseguenza delle polemiche che erano sorte, in considerazione del ritardo con cui era stato comunicato che anche una sola insufficienza avrebbe compromesso l’ammissione, gli studenti che hanno conseguito la maturità nel 2009 erano stati ammessi con la sufficienza nella media complessiva dei voti. In altre parole, potevano essere insufficienti in una o più materie a patto che avessero la media del 6, compreso il voto di condotta che comunque non doveva essere insuffciente.

I non ammessi nel 2009 erano stati 17 mila (5,1%), quest’anno (con l’introduzione della norma che prevede tutte sufficienze) sono stati oltre 23 mila (cioè il 6,6%). Accanto a questo dato, si mette in evidenza una leggera flessione della percentuale del numero degli studenti che non hanno ottenuto il diploma: dal 2,15 % dello scorso anno al 2,05 del 2010.

Un dato preoccupante è quello relativo ai non ammessi all’esame a causa del 5 in condotta: lo scorso anno erano poco più di 5mila, quest’anno sono stati 8.403. Dov’è finita la “scuola del rigore e della severità”? E la lotta contro il bullismo? Pare che la bocciatura per il cattivo comportamento non costituisca uno spauracchio, come invece si era pensato.

Come ha osservato il ministro, riferendosi agli squilibri tra nord e sud nell’attribuzione delle lodi, una maggiore omogeneità nella valutazione degli studenti potrebbe derivare dalla somministrazione di una prova nazionale sulla falsa riga di quelle già sperimentate nella scuola media e in alcune scuole superiori che aderiscono al progetto pilota.
Ma io mi chiedo, sinceramente, ha ancora senso un Esame di Stato? Come ho già avuto modo di osservare, l’esperienza in sé è importante dal punto di vista formativo: è una specie di rito di iniziazione alla vita adulta. Ma, in tempi di crisi, è anche uno spreco di denaro pubblico che potrebbe essere investito nella scuola per venire incontro alle esigenze di chi al diploma non ci arriva proprio. Investire in progetti antidispersione e con lo scopo di prevenire gli abbandoni sarebbe un passo avanti verso una scuola più competitiva con altri Paesi europei, la Finlandia in testa.

Abolire del tutto l’esame forse è un po’ azzardato, ma potrebbe essere sostituito da una serie di prove, elaborate dall’InValsi, che determinerebbero il punteggio finale del diploma. E poi, sarebbe anche il caso di abolire i test di ammissione alle Facoltà universitarie sostituendoli, ad esempio, con un “credito” determinato dal punteggio ottenuto alla fine del corso di studi: so che in Egitto si può accedere alle varie facoltà a seconda del risultato ottenuto nei test d’uscita dalle scuole superiori. Ovvero, il risultato dei test finali –loro non fanno esami- orienta lo studente verso certe facoltà anziché altre.
In definitiva, non sarebbe lo studente ad orientarsi, spesso male, verso il percorso universitario ma sarebbe il suo rendimento ad “obbligarlo” a intraprendere un percorso di studi in cui avrebbe maggiori possibilità di successo. Non dimentichiamo che le percentuali di abbandono degli studi universitari sono piuttosto alte e spesso capita che i ragazzi cambino più facoltà, in seguito a degli insuccessi che magari non avevano previsto.

Insomma, è del tutto inutile pensare di rinnovare la scuola italiana, sempre più spesso bersaglio di critiche su più fronti, se le “innovazioni” si limitano a ritoccare quello che già c’è e che non funziona.

[fonte: Il Corriere]

I 5 IN CONDOTTA AUMENTANO: I NUOVI PIERINI ALLA RISCOSSA


In un Comunicato Stampa (questo il LINK ) il MIUR ha reso noti gli esiti degli scrutini del I quadrimestre nelle scuole secondarie italiane. I dati riguardano l’80% delle scuole di I e II grado e non sono per nulla confortanti: 63.525 allievi (su un totale di scrutinati pari a 3.875.987) hanno riportato l’insufficienza nel comportamento, 11.181 in più rispetto allo scorso anno.

La cosa che più fa riflettere è il numero di ragazzi insufficienti in condotta alla scuola media: 17.035, con un aumento esponenziale nel passaggio dalla prima classe alla terza. Il che autorizza a pensare che la situazione peggiori di anno in anno, nel passaggio alle superiori, dove, infatti, ben 46.490 allievi hanno avuto il 5 in condotta, con percentuali più alte ai professionali e le insufficienze diminuiscono passando ai tecnici ed arrivando ai licei. Qui, però, si assiste ad una diminuzione del numero degli indisciplinati man mano che si avvicina al quinto anno: si parte dalle 16.347 unità nella prima classe per arrivare ai “soli” 3844 allievi insufficienti in quinta. Come dire: più passano gli anni, più diventano saggi o semplicemente meno autolesionisti.

Sia alle medie che alle superiori, gli studenti che non mantengono un comportamento corretto nelle aule scolastiche sono più numerosi al sud e nelle isole e meno numerosi al nord. In entrambi gli ordini di scuola i più bravi sono gli studenti del nord est (1293 insufficienze alle medie e 2556 alle superiori). E i numeri non sono più confortanti per quanto riguarda il profitto: alle superiori, ad esempio, ben il 76% ha riportato almeno un’insufficienza in pagella, contro il 72% dello scorso anno. Le materie decisamente più ostiche sono risultate la matematica e le lingue straniere, specie l’inglese.

Di fronte a questi dati, il ministro del MIUR Mariastella Gelmini ha osservato, soddisfatta, che la nostra scuola è lontana dal 6 politico e, per quanto riguarda il voto di condotta, il comportamento è importante nella valutazione complessivo dei ragazzi, perché gli studenti sono titolari di diritti ma anche di doveri come il rispetto delle istituzioni scolastiche e dei compagni.

Certo, se trasformiamo in percentuali i dati relativi alle insufficienze in condotta, nella scuola secondaria di I grado si va dal massimo di un 2,1% ad un minimo dello 0,5%, il che fa sembrare la situazione meno preoccupante. Alle superiori, invece, la percentuale più alta di insufficienze in condotta si riscontra sempre al sud con il 4,1%, mentre i più bravi sono gli studenti del nord-est, solo lo 0,7%.

A questo punto, mi sento di fare un’osservazione: l’introduzione del 5 in condotta doveva servire da deterrente, ma così non è stato, visto l’aumento del numero di studenti insufficienti. Per fare un esempio, quando è stata introdotta la patente a punti, nell’arco di un anno sono diminuiti drasticamente gli incidenti (o comunque le vittime sulla strada) e le infrazioni in generale. Si può dire, quindi, che il provvedimento sia servito a dare una regolata al comportamento troppo dissennato al volante.
La stessa cosa non si può affermare sugli studenti che frequentano le aule scolastiche. È lecito pensare, quindi, che siamo di fronte a dei nuovi Pierini, assai diversi dal discolo e un po’ volgarotto Pierino dei film con Alvaro Vitali. I nuovi Pierini, infatti, non si limitano a fare le battutacce o gli scherzetti ai compagni più deboli o agli insegnanti più odiati. Niente più chewing-gum o colla sulla sedia del prof o ragni finti nello zaino delle ragazzine perbene. I nuovi Pierini sono tecnologicamente avanzati: armati di telefonino, fotografano i professori o i compagni, prendendo di mira i più deboli, incapaci di difendersi, e scaricano le scenette delle loro bravate su You tube. E se non hanno voglia di fare un compito in classe, non telefonano a scuola per dire che c’è una bomba (come accadeva ai miei tempi), tanto non ci crederebbe nessuno, ma entrano nottetempo nei locali dell’istituto e lo allagano. Se, poi, non vogliono riferire a casa i brutti voti delle interrogazioni o dei compiti, non si limitano a mentire ma, sempre nottetempo, penetrano negli edifici scolastici e danno fuoco non ai registri dei loro docenti, ma direttamente a tutta la sala insegnanti.
Se poi consideriamo che alla fine dell’anno scolastico spesso vengono graziati perché si deve pur sempre considerare lo sforzo per migliorare, allora comprendiamo bene che la maggior parte dei Pierini sono disposti a simulare un qualche pentimento, salvo prepararsi alla riscossa nel nuovo anno scolastico.

Eh no, cara Gelmini, non basta essere fieri di “una scuola del rigore e della severità”. La scuola deve recuperare la sua valenza educativa, deve lanciare precisi segnali per evitare che si manifestino i casi di bullismo e per venire incontro ai disagi psicologici che talvolta sono all’origine dei casi più eclatanti di comportamenti scorretti. Non solo, la scuola deve offrire ai docenti degli strumenti per arginare i fenomeni sopradescritti attraverso una seria formazione degli insegnanti (almeno nelle aree più a rischio), senza aspettare che gli stessi si muovano spinti da quella buona volontà che da anni caratterizza l’insegnamento, ma obbligandoli a corsi di aggiornamento ciclici. E poi, visto che negli ultimi anni si parla di azienda-scuola, di utenza, di offerta di un prodotto di qualità, bisognerebbe garantire a tutte le componenti -docenti, personale ATA, genitori e allievi- un supporto psicologico attraverso uno psicoterapeuta o la figura del counselor che in America è una realtà da decenni.
Per fare questo, però, ci vogliono dei fondi che il ministro non ha voglia di spendere, visto che la riforma della secondaria di II grado ha portato a dei tagli del personale per risparmiare sugli stipendi. Anche per venire incontro alle difficoltà prettamente scolastiche degli studenti, il ministro ha deciso di non investire grandi somme (in netto contrasto con la C.M. 6163 del 4 giugno 2008) e così potrà sempre dire che la “sua scuola” non regala niente a nessuno e che il solo modo per ottenere un buon profitto è quello di studiare e comportarsi bene.
Mettere sullo stesso piano i doveri della scuola, intesa come istituzione, e quelli degli studenti sarebbe un’idea. Non si può sempre ricordare a degli adolescenti che hanno dei doveri, dimenticandosi di quelli che competono allo Stato nei confronti dei suoi cittadini.

PORDENONE: VIETATO BACIARSI A SCUOLA

In questi giorni qui nel nord-est d’Italia il clima è piuttosto rigido. Cosa c’è di meglio di un affettuoso abbraccio o di un bacio fra innamorati per scaldarsi un po’? Nulla, ma a scuola non si può.
Il Dirigente Scolastico dell’Istituto Tecnico Commerciale “Mattiussi” di Pordenone, Vinicio Grimaldi, ha, infatti, vietato baci ed effusioni tra studenti nei locali della scuola. Gli insegnanti, di conseguenza, hanno l’obbligo di vigilare sul rispetto del divieto e sul comportamento corretto dei ragazzi. È una questione di buon gusto, innanzitutto, nonché di buona educazione. Le sanzioni previste, a seconda della gravità, possono includere anche la sospensione. E di questi tempi, con il nuovo regolamento sul comportamento degli studenti emanato dal ministro Gelmini, non c’è da scherzare: con il 5 in condotta si perde l’anno, anche se il profitto è positivo. Insomma, meglio rigar dritto e, oltre ad evitare le effusioni, gli studenti dovranno rinunciare alle sigarette, visto che non si può fumare nemmeno in cortile, dovranno prestare attenzione al linguaggio, evitando parolacce e bestemmie, nonché astenersi da qualsiasi atto di bullismo.

Il Dirigente precisa che non ci sono stati fatti specifici che ci hanno indotto a far seguire alla lettera il regolamento che già esiste, ma la volontà di chiarire alcuni atteggiamenti che devono essere in linea con un comportamento decoroso. In questo senso ritengo che all’interno della scuola il bacio tra studenti nei corridoi non può essere considerato un fatto normale. Come dargli torto?

Ricordo che ai tempi in cui frequentavo il liceo, le coppie di innamorati, se osavano tenersi per mano durante l’intervallo, si staccavano con grande sollecitudine non appena vedevano, anche da lontano, arrivare un professore. Scambiarsi dei baci, poi, era semplicemente impensabile. Quando ripenso ai “miei tempi”, lo confesso, mi sento mille anni luce lontana dai giovani d’oggi. Ogni volta che nei corridoi incrocio qualche coppietta, o faccio finta di niente o tutt’al più mi schiarisco la voce per farmi notare. Vorrei essere capace di sbraitare che queste cose non si fanno, che le andassero a fare a casa loro … non ne sono capace. In fondo le cosiddette “effusioni”, quando non oltrepassano il limite della decenza, ovviamente, fanno tenerezza. Se d’istinto provocano in me una reazione di disappunto, alla fine mi rendo conto che disappunto non è, è proprio invidia. C’è qualcuno che, arrivato alla mia età, non proverebbe un po’ d’invidia nei confronti di questi quindicenni in preda alla tempesta ormonale tipica della loro età? Poi però subentra in me la coscienza del mio ruolo istituzionale e faccio violenza alla parte sentimentale di me che vorrebbe lasciarli teneramente abbracciati. I baci, no, però. Quelli danno fastidio anche a me.

Sulle parolacce, bestemmie, bullismo e altro sono completamente d’accordo con il preside Grimaldi. Gli innamorati mi fanno tenerezza ma i maleducati vorrei prenderli a schiaffi. In quei frangenti non faccio finta di niente e li rimprovero aspramente ma, se non sono allievi miei, l’unico risultato che ottengo è uno sguardo fulminante che sottintende “Che ca**o vuoi? Fatti gli affari tuoi che non sei neanche una mia prof”. Allora mi sento impotente perché, al di là delle circolari che, una volta lette, vengono cestinate e di certo non s’imparano a memoria, ci vorrebbe più severità e soprattutto una comunione d’intenti: preside e insegnanti tutti pronti a vigilare, davvero, sugli studenti e a punire le trasgressioni. Ma senza dire “se ti vedo (o ti sento) la prossima volta …”, perché i ragazzi fanno presto a capire che ogni volta sarà la prossima e non succederà mai niente.
Quanto al fumo, da fumatrice mi fa comodo poter fumare almeno negli spazi aperti ma, se dovesse uscire nella mia scuola una circolare che imponesse il divieto di fumo anche all’aperto, mi adatterei. In fondo, ho rinunciato a fumare al ristorante o al bar e posso stare tre ore in classe senza accendere la sigaretta. Che problema c’è?

In conclusione, sono favorevole alla presa di posizione del Dirigente del “Mattiussi”, anche se qualcuno potrebbe pensare che alcuni dei divieti siano un po’ rigidi. I ragazzi hanno bisogno di regole: se non gliele diamo e non le facciamo rispettare, non impareranno mai a vivere.

[fonte: Il Gazzettino]

SCUOLA: AUMENTANO I BOCCIATI. PARERI A CONFRONTO

scuola e socialeIn questi giorni il MIUR ha diffuso i dati relativi alle bocciature degli allievi delle scuole secondarie di I e II grado. Dopo un sensibile aumento degli studenti non ammessi all’Esame di Stato sia nelle secondarie di I grado (il 4.4% rispetto al 2.1% dello scorso anno ) sia nelle scuole superiori (circa il 6% contro il 4,3% dello scorso anno), anche il numero degli studenti che non hanno superato l’esame di maturità è destinato ad aumentare: si passerebbe dal 2,5% , cioè circa 12mila studenti, al 3,1% degli studenti non dovrebbe ottenere il diploma, circa 3000 studenti in più rispetto al 2008. Il condizionale è d’obbligo poiché i dati devono essere ancora confermati.

Non è migliore la situazione per quel che riguarda gli anni intermedi: aumentano, infatti, le bocciature in entrambi i gradi di scuola. I dati rilevati parlano di un aumento di circa 12 mila studenti non ammessi alle medie rispetto al 2008, mentre alle superiori il numero dei bocciati è solo lievemente superiore rispetto allo scorso anno. La percentuale più alta di non ammessi si registra negli istituti professionali, il 23%, segue con il 16,3% negli istituti tecnici e il 16% nell’istruzione artistica. Migliore la situazione nei licei: i più bravi sono i ragazzi del classico con il 4,8% dei non ammessi, seguiti degli studenti dello scientifico, dove il 6,6% non ce l’ha fatta, e dai ragazzi del liceo linguistico con il 5,1% dei bocciati.

Ma tra la promozione e la bocciatura ci sono i cosiddetti “giudizi sospesi”. In questo caso i ragazzi dovranno recuperare i “debiti formativi” superando delle prove di verifica ad hoc che verranno loro somministrate all’inizio di settembre. In base al risultato delle prove e ad un nuovo scrutinio, il destino sarà ben definito: o si ripete l’anno o si viene promossi. Com’è noto, questa procedura è relativamente nuova, in quanto applicata per volontà del ministro Fioroni e mantenuta dalla Gelmini nel settembre 2008, e sostituisce la “promozione con debito” dei precedenti anni. In pratica, una sorta di ritorno ai vecchi “esami di riparazione”.
Il più alto numero di studenti sospesi (31,6%) si registra agli istituti tecnici, seguiti dall’istruzione artistica (31,1%) e dagli studenti degli istituti professionali (30,8%). Ai licei gli studenti si sono rivelati un po’ più bravi: dovranno recuperare una o più insufficienze a settembre il 22% degli studenti del classico, il 25,4% dello scientifico e il 24,7% del linguistico.

Ora veniamo alla grande novità di quest’anno scolastico: la bocciatura con il cinque in condotta. I dati appaiono alquanto allarmanti, se consideriamo i numeri: 3.000 alunni delle medie e 6.500 nelle scuole superiori. Circa la metà (3.000) sono studenti degli Istituti professionali, mentre nei licei classico, scientifico e linguistico solo lo 0,1% di studenti è stato bocciato per il 5 in condotta. Anche negli istituti tecnici e artistici la percentuale è piuttosto bassa: lo 0,4% gli alunni.
Tuttavia, se mettiamo a confronto questo dato con quello relativo alle insufficienze in condotta del I quadrimestre, vediamo che la situazione è nettamente migliorata: agli scrutini intermedi, infatti, i cinque in condotta furono più di 34mila. Già allora il dato, se rapportato alla popolazione scolastica, non era preoccupante (poco più dell’1%), quindi, a rigor di logica, il comportamento dei ragazzi è notevolmente migliorato e i docenti ne hanno tenuto conto. A questo proposito, nel D. M. numero 5 del 16/01/2009 (art. 3, comma 2) si legge:

La valutazione espressa in sede di scrutinio intermedio o finale non può riferirsi ad un singolo episodio, ma deve scaturire da un giudizio complessivo di maturazione e di crescita civile e culturale dello studente in ordine all’intero anno scolastico. In particolare, tenuto conto della valenza formativa ed educativa cui deve rispondere l’attribuzione del voto sul comportamento, il Consiglio di classe tiene in debita evidenza e considerazione i progressi e i miglioramenti realizzati dallo studente nel corso dell’anno, in relazione alle finalità di cui all’articolo 1 del presente decreto.

Quindi, possiamo ritenere che il rischio di non essere promossi per un comportamento inadeguato ha messo in allarme gli studenti che si sono impegnati a migliorare quest’aspetto. Non tutti, certo, ma se teniamo conto dei dati diffusi a febbraio, più di 24.500 allievi, tra scuole medie e superiori, hanno imparato a comportarsi “bene”.

Ma che dice il ministro Gelmini di questi risultati? In un’intervista rilasciata ad affaritaliani.it
afferma che siamo tornati ad una scuola che non promuove tutti. E che distingue tra persone che studiano e persone che non studiano. Tra persone che si comportano bene e persone che non si comportano bene. Una scuola che promuove tutti non è una scuola che fa il bene del ragazzo. Quindi, si esprime sul peso che il voto di condotta ha avuto sulle bocciature sostenendo che è stato molto importante perché ha portato al rispetto dei compagni, dei professori e degli edifici scolastici. Il fatto che il ragazzo venga giudicato non solo per il rendimento ma anche per il comportamento è stato fondamentale.

D’accordo con il ministro si dichiara lo SNALS mentre, ma c’era da aspettarselo, la CGIL Scuola ritiene l’aumento delle bocciature un ritorno alla scuola del passato quella selettiva che lascia indietro i ragazzi e che produrrà una più alta dispersione scolastica. Anche se nessuno mette in discussione la necessità di maggiore serietà e rigore nello studio , secondo il sindacato bisognerebbe rivedere i programmi, i modelli didattici, tenendo conto anche dei cambiamenti che investono la società. Inoltre, il taglio delle risorse aggraverebbe la situazione per quanto riguarda il comportamento degli allievi, poiché in questo modo le scuole rimarranno senza personale in grado di sorvegliarli e arginare il fenomeno del bullismo.

In linea con quest’ultima opinione anche la senatrice Mariangela Bastico, già viceministro all’Istruzione ai tempi del governo Prodi e attualmente “ministro ombra” dei Rapporti con le regioni per il Pd. Nelle pagine del suo blog dichiara che la bocciatura, soprattutto alla fine del percorso di studio, è un insuccesso del singolo ma anche della scuola, che non ha raggiunto il proprio obiettivo di far apprendere. Quindi ritiene che sia sbagliato gioire degli insuccessi degli studenti come, secondo lei, fa il ministro Gelmini la cui scuola rappresenta solo quella dei tagli e del ritorno al passato.

A proposito di tagli, leggo su Tuttoscuola.com che la Gelmini, in un’intervista rilasciata agli studenti del Collegio di Milano pubblicata sul semestrale del Collegio stesso, ha dichiarato che per effetto della manovra in atto collegata all’attuazione dell’art. 64 della legge 133/2008, nessun docente perderà il posto. Questo, almeno, per quanto riguarda i docenti a tempo indeterminato che tutt’al più rischiano il cambio di sede. Poi, però, ammette che c’è il problema dei precari, è vero, ma sono il frutto di cattive politiche che abbiamo ereditato e che adesso dobbiamo gestire senza alimentare illusioni.

Dal canto mio, mi permetto solo una riflessione: quando ero una studentessa liceale, se andavo male (è un’ipotesi, perché in realtà ero brava) era colpa mia perché non studiavo, mentre i miei insegnanti spietati, che non regalavano nulla a nessuno e il sei te lo facevano sudare, erano bravissimi, soprattutto se davano tante insufficienze. Ora che sono un’insegnante, secondo la Bastico e l’opposizione in generale, se i miei allievi vanno male nelle mie materie sono io un’incapace perché il mio insegnamento non è efficace (altrimenti avrei una classe modello). Vorrei capire una cosa: ma è sempre colpa mia?

APPROVATO IL REGOLAMENTO SULLA VALUTAZIONE DEGLI STUDENTI

Approvato dal Consiglio dei Ministri, in via definitiva, il “Regolamento sulla valutazione degli studenti“. Apparentemente nessuna sorpresa, tranne il fatto che il ministro non chiarisce se, nella secondaria di II grado, il voto di condotta faccia media oppure no, se non per l’ammissione all’Esame di Stato. Si specifica soltanto che il voto sul comportamento concorrerà alla determinazione dei crediti scolastici. . Insomma, dopo aver sbandierato ai quattro venti che la valutazione del comportamento farà media, ora si fa un generico riferimento ai “crediti scolastici“, mentre per quanto riguarda la secondaria di I grado si dice esplicitamente che il voto in condotta concorrerà alla formazione della media.
A leggere fra le righe, comunque, il busillis si chiarisce considerando che per la determinazione dei crediti scolastici si parte dalla media dei voti. Era tanto difficile essere chiari ed espilciti? Mah.

Ecco il testo:

Regolamento sulla valutazione degli studenti
Roma, 28 maggio 2009
Questa mattina il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva il Regolamento sulla valutazione degli studenti nelle scuole di ogni ordine e grado.

Queste le principali novità contenute nel provvedimento:

Scuola Primaria (scuola elementare)Nella scuola primaria gli alunni saranno valutati dall’insegnante unico di riferimento.
La valutazione terrà conto del livello di conoscenza e del rendimento scolastico complessivo degli alunni nelle singole materie.
La valutazione nelle singole materie sarà espressa in voti numerici così come avviene in tutti i Paesi Europei.
Solo per l’insegnamento della religione cattolica resta la valutazione attraverso un giudizio sintetico formulato dal docente.
I docenti di sostegno parteciperanno alla valutazione di tutti gli alunni.
Nella scuola elementare gli alunni potranno essere non ammessi alla classe successiva solo in casi eccezionali e motivati.

Voto in condotta nella scuola elementare
Il voto in condotta nella scuola elementare sarà espresso attraverso un giudizio del docente o dei docenti contitolari.

Scuola secondaria di I grado (scuola media)
Nella scuola secondaria di primo grado gli studenti saranno valutati nelle singole materie con voti numerici. Questo metodo di valutazione riguarderà anche l’insegnamento della musica.
Anche alle medie l’insegnamento della religione cattolica continuerà ad essere valutato attraverso un giudizio sintetico del docente.
Per essere ammessi all’anno successivo, comunque, sarà necessario avere almeno 6 in ogni materia.
Per la ammissione all’esame di Stato di terza media gli alunni dovranno conseguire la sufficienza in tutte le materie, compreso il voto in condotta.
In sede d’esame finale agli alunni particolarmente meritevoli che conseguiranno il punteggio di 10 decimi potrà essere assegnata la lode dalla commissione che deciderà all’unanimità.

Voto in condotta alle scuole medie
Il voto in condotta nella scuola secondaria di primo grado sarà espresso con un voto numerico accompagnato da una nota di illustrazione e riportato anche in lettere in pagella.

Scuola secondaria di II grado (scuola superiore)
Alle scuole superiori la valutazione intermedia e finale degli apprendimenti è effettuata dal consiglio di classe.
Nello scrutinio finale il consiglio di classe sospenderà il giudizio degli alunni che non hanno conseguito la sufficienza in una o più materie, senza decidere immediatamente la non promozione, ma comunicando i risultati conseguiti nelle altre materie. A conclusione dei corsi di recupero per le carenze dimostrate il consiglio di classe, dopo aver accertato il recupero delle lacune formative entro la fine dello stesso anno scolastico, non oltre la data di inizio delle lezioni dell’anno successivo, formulerà il giudizio finale e l’ammissione alla classe successiva.
Secondo quanto indicato dall’ordinanza ministeriale n.40 dell’8 aprile 2009, per l’anno scolastico 2008/09, per l’ammissione all’esame di Stato sarà necessaria la media del 6. Il voto in condotta concorrerà alla formazione della media.
A partire dall’anno scolastico 2009/10 saranno ammessi all’esame di Stato tutti gli studenti che conseguiranno la sufficienza in tutte le materie e in condotta.

Accesso diretto all’esame di stato per gli “ottisti”
Saranno ammessi direttamente agli esami di Stato gli studenti che in quarta hanno conseguito 8 decimi in ciascuna materia e nel comportamento e che hanno riportato una votazione non inferiore al 7 in ciascuna disciplina, 8 per la condotta nelle classi seconda e terza.
L’educazione fisica concorre come ogni altra disciplina alla determinazione della media dei voti.

Voto in condotta alle scuole secondarie di primo e secondo gradoCon il Regolamento approvato oggi dal Consiglio dei Ministri il voto sul comportamento concorrerà alla determinazione dei crediti scolastici.
Il 5 in condotta sarà attribuito dal consiglio di classe per gravi violazioni dei doveri degli studenti definiti dallo Statuto delle studentesse e degli studenti, purché prima sia stata data allo studente una sanzione disciplinare. Inoltre, l’insufficienza in condotta dovrà essere motivata con un giudizio e verbalizzata in sede di scrutinio intermedio e finale.
Una sanzione disciplinare, quindi, sarà come un cartellino giallo, dopo il quale se i comportamenti gravi persisteranno il collegio dei docenti darà il cartellino rosso e cioè il 5 in condotta.
La valutazione del comportamento è partita già nel primo quadrimestre dell’anno scolastico in corso ed ha portato a galla circa 34 mila insufficienze. Gli studenti avranno tempo nella seconda parte dell’anno per recuperare.
L’insufficienza nel voto di condotta (voto inferiore a 6) comporterà la non ammissione all’anno successivo o agli esami di Stato.

Valutazione degli alunni con disabilità
Per la valutazione degli alunni con disabilità si dovrà tener conto, oltre che del comportamento, anche delle discipline e delle attività svolte sulla base del piano educativo individualizzato. Inoltre si prevede, per gli alunni disabili, la predisposizione di prove di esame differenziate, corrispondenti agli insegnamenti impartiti e idonei a valutare il progresso dell’alunno in rapporto alle sue potenzialità e ai livelli di apprendimento iniziali.

Valutazione degli alunni con difficoltà specifica di apprendimento-DSA
Per gli alunni in situazione di difficoltà specifica di apprendimento debitamente certificate per la prima volta viene dettata una disciplina organica, con la quale si prevede che, in sede di svolgimento delle attività didattiche, siano attivate adeguate misure dispensative e compensative e che la relativa valutazione sia effettuata tenendo conto delle particolari situazioni ed esigenze personali degli alunni.

Obbligo scolastico
Resta confermato l’obbligo scolastico fino al sedicesimo anno di età, sempre nel quadro del diritto-dovere all’istruzione e alla formazione.

IL VOTO DI CONDOTTA FA MEDIA PER L’AMMISSIONE ALL’ESAME DI STATO

Il 7 maggio il MIUR ha pubblicato, a firma del Direttore Generale Mario Giacomo Dutto, la Circolare 46 sulla “Valutazione del comportamento ai fini dell’esame di Stato nella Secondaria di Secondo Grado per l’A.S. 2008/2009”.

Il testo della circolare è il seguente:

La fase degli scrutini conclusivi è uno dei momenti qualificanti dell’anno scolastico, poiché costituisce la naturale verifica collegiale degli esiti del processo di insegnamento-apprendimento.
In quanto tale la valutazione degli alunni non può non considerare con la dovuta attenzione i risultati effettivi, in termini di conoscenze e competenze, raggiunti dagli alunni. Al tempo stesso, la valutazione non può risolversi nel semplice calcolo matematico dei voti da essi conseguiti nelle singole discipline, poiché essa investe, come ben sanno dirigenti e docenti, anche una serie di variabili (da quelle personali, temporali e ambientali) che contribuiscono a definire il profilo del singolo alunno e il livello della sua preparazione.
In proposito, anche in relazione ai numerosi quesiti pervenuti dalle scuole e al fine di evitare interpretazioni non uniformi, si ribadisce che il voto di comportamento concorre alla valutazione complessiva dello studente (art. 2, comma 3, legge 30 ottobre 2008, n. 169).
Con riferimento all’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione, si conferma, pertanto, che il voto di comportamento, per l’anno scolastico corrente (art. 2, comma 1 dell’O.M. 8 aprile 2009, n.40), concorre alla determinazione della media dei voti ai fini sia dell’ammissione all’esame stesso sia della definizione del credito scolastico. Rimane, ovviamente, l’esclusione dall’esame finale di Stato degli studenti con un voto di comportamento inferiore a 6 decimi
.

Per chi, come me, vive nel mondo della scuola e insegna in un liceo la circolare non aggiunge nulla di nuovo. Già le precedenti comunicazioni del ministero avevano chiarito che la dicitura “il voto di condotta concorre alla valutazione complessiva dello studente” altro non voleva dire se non che FA MEDIA. Mi stupisco, dunque, che nella circolare riportata si parli di “numerosi quesiti”, visto che il ministro Mariastella Gelmini aveva già chiarito che il voto di condotta deve essere calcolato nella media dei voti attribuiti allo studente in sede di scrutinio finale. Questi tardivi dubbi mi fanno pensare solo una cosa: non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. E la scuola italiana, da un po’, è piena di sordi, probabilmente anche tra quelli che questo governo l’hanno votato.

scrittore vignettaA questo punto gli studenti che si preparano ad affrontare l’Esame di Stato (ex Esame di Maturità) possono stare davvero tranquilli: dopo essere stati rassicurati sul fatto che si viene ammessi all’esame anche con delle insufficienze purché la media dei voti sia almeno 6 (OM del 7 aprile scorso), ora che anche il voto di condotta fa media –ma ciò valeva anche prima; certo una conferma in più male non può fare- hanno un’ulteriore chance, a meno che non siano proprio dei “disgraziati” e si ritrovino l’insufficienza nel comportamento. Ma chi magari non si è ammazzato nello studio però si è comportato bene, si può ritrovare un bell’8 in condotta che va a compensare almeno due 5.
Ma questi giovani d’oggi quanto sono fortunati?

AMMISSIONE ALL’ESAME DI STATO: VANNO BENE ANCHE I 5

Passo indietro del ministro Gelmini riguardo alla non ammissione all’Esame di Stato degli studenti delle scuole secondarie di II grado che dovessero arrivare allo scrutinio finale di giugno con delle insufficienze. Un nuovo comunicato del MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) informa che in data 7 aprile è stata emanata un’Ordinanza ministeriale relativa all’Esame di Stato che fissa le regole per l’ammissione agli esami di quest’anno scolastico.

Nel comunicato si legge: “In attesa del perfezionamento del regolamento sulla valutazione degli studenti, saranno ammessi all’esame gli studenti con una media non inferiore a 6.
Nel provvedimento viene confermato che con l’insufficienza nel voto di condotta lo studente non sarà ammesso alla maturità.
Viene reintrodotta la pubblicazione del punteggio finale nell’albo dell’istituto sede della commissione
.”

I “maturandi” possono tirare un sospiro di sollievo! In effetti le nuove disposizioni, la cui applicazione era data per certa a decorrere dall’anno scolastico in corso, aveva provocato un po’ di apprensione. Le proteste delle associazioni degli studenti evidentemente hanno convinto la Gelmini a ripensarci. In effetti le si contestava di attuare un provvedimento nel corso dell’anno senza che un eventuale preavviso potesse portare gli allievi a “regolarsi” di conseguenza. In altre parole, evidentemente gli studenti si applicano e si impegnano a seconda delle Ordinanze e non perché vogliono arrivare agli esami preparati, quindi senza insufficienze, magari aspirando ad un buon voto.

Va be’, per questa volta è andata bene (anche ai miei allievi di quinta che già si stavano disperando). Ma io vorrei lanciare un appello agli studenti di quarta: studiate sempre e comunque, studiate per voi stessi, per la vostra ambizione, con orgoglio e senza accontentarvi del minimo. Solo così, infatti, non solo allontanerete lo spauracchio delle insufficienze e, di conseguenza, la non ammissione all’esame, ma sarete anche più soddisfatti di voi stessi.

STUDIARE PER … CREDERE!