16 settembre 2016

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: E’ IN ARRIVO UN TRENO CARICO DI… LIBRI

Posted in La buona notizia del venerdì, libri, viaggi tagged , , , , , , a 6:57 pm di marisamoles

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Questa notizia – non nuova ma certo meritevole di attenzione perché è pur sempre una #buonanotizia – mi ha fatto tornare in mente un vecchio gioco che si faceva da bambini ai miei tempi: “E’ in arrivo un bastimento carico di…”. A turno, i piccoli indicavano la lettera iniziale delle parole che gli altri dovevano trovare.

Se sostituiamo la parola “bastimento” con “treno”, ecco la notizia di oggi.

La NS, la compagnia ferroviaria olandese, ha deciso di aggiungere ai soliti vagoni dei treni uno adibito a biblioteca. Degli scaffali contenenti centinaia di libri sono stati collocati al posto delle cappelliere, a disposizione dei viaggiatori che sono invitati a lasciare un proprio libro in eredità alla biblioteca del treno, così da aumentare il catalogo e soddisfare il maggior numero possibile di viaggiatori.

Una specie di “Prendi un libro, porta un libro”, iniziativa ormai molto diffusa per promuovere la lettura e, diciamolo, per evitare che i libri invadano le nostre case! Un nuovo tipo di prestito che non ha bisogno di tante formalità (tessera di iscrizione alla biblioteca, prenotazione dei volumi, cedole di prestito, tempi di restituzione…) che spesso scoraggia le persona dal rivolgersi alle biblioteche pubbliche per prendere in prestito i libri.

La biblioteca mobile viene allestita nella parte superiore di alcuni treni Intercity che viaggiamo in tutta l’Olanda, con alcuni vani appositamente progettati per godersi la lettura di un buon libro durante un viaggio in treno.

“Con il vagone biblioteca”, hanno spiegato le ferrovie olandesi “vogliamo offrire la migliore esperienza di viaggio mettendo in pratica le nostre convinzioni: il treno è il posto migliore dove leggere”.

Oltre ai libri, l’intero vagone è allestito come una vera e propria biblioteca mobile: tappeti sul pavimento, lampade da lettura, tavolini dove appoggiare i volumi presi in prestito. Ogni tavolino è già fornito di un libro consigliato del personale ferroviario, ma naturalmente i viaggiatori possono scegliere un’altra lettura per spezzare la monotonia del viaggio.

Un’iniziativa lodevole, a mio parere, che potrebbe essere imitata ovunque, anche confidando nella disponibilità di chi vuole “disfarsi” dei libri per fare spazio nella libreria di casa. Mi chiedo, tuttavia, quale potrebbe essere la sorte di un vagone biblioteca sui treni delle Ferrovie italiane.

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[notizia e immagine da questo sito]

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10 settembre 2014

IO NON CAPISCO LA RAGAZZA DELLO SPOT TRIVAGO

Posted in donne, pubblicità, Uomini e donne, vacanze, viaggi tagged , , , , , , a 5:30 pm di marisamoles

Ricordate la ragazza punk, che chiamerò Nina, e il bel tipo, barbuto, con i capelli lunghi, che chiamerò Jack, della vecchia pubblicità Trivago? Tipi decisamente diversi. In comune avevano, allora, solo l’albergo. Ma lei è più furba: sceglie la tariffa minore per avere gli stessi servizi di lui. Ganza la ragazza.

Lei e lui, nello stesso hotel, s’incontrano in piscina, nasce la complicità, lo sguardo è ammiccante … La sera si ritrovano, lui tirato a lucido, con i capelli raccolti, in un abito nero elegante, bello da far paura … lei, vestita molto easy, con i capelli sparati, mastica un chewing gum e fa pure la bolla. Entrano in ascensore e … non ci vuole una fervida fantasia per immaginare il seguito.

Due anni dopo, ritroviamo Jack e Nina a Berlino. Un viaggio romantico assieme, ancora una volta nello stesso albergo. Belli come il sole, simpatici, complici fino quasi a scambiarsi lo spazzolino da denti. Lei è meno punk, lui è più easy, senza rinunciare alla classe che l’aveva contraddistinto nel precedente spot. In una scena porta la sua amata in braccio fino alla porta della camera. Bello, galante e …. ricco, se due anni prima poteva spendere decisamente di più per dimorare nello stesso hotel di Nina.

Una voce fuori campo, al termine dello spot, dice: “Quando prenoto voglio farlo al minor prezzo. Forse chiedo troppo?”

Ma, allora, bella mia, non hai capito nulla della vita! Che caspita t’importa del minor prezzo quando lui poteva permettersi di pagare molto più di te? Hai trovato un uomo bello, galante, romantico e ricco … fatti furba e cogli al balzo l’occasione per non badare a spese!

Chiedi troppo? No, troppo poco.

28 aprile 2014

Diario di viaggio: Treviso, Verona, Trieste

Posted in affari miei, amicizia, Friuli Venzia-Giulia, Trieste, viaggi, web tagged , , , , , , , , , , , , , a 4:07 pm di marisamoles

Il bello del web è che, quando hai la fortuna di incontrare di persona un’amica di blog, scopri che è esattamente come te l’aspettavi, come se la conoscessi da sempre. A me è successo con Veronica – Scrutatrice, ragazza dolce e simpatica, oltreché bellissima.
Non perdetevi la cronaca di viaggio … l’ultima tappa è stata la mia città natale, Trieste, dove ho avuto il piacere di farle da Cicerone. Quello che lei non ha detto, lo dico io: è stato un tour piacevole ma molto faticoso. La mia città è tutta un sali-scendi e finché si scende, tutto bene, ma quando si sale … son dolori! Ne sanno qualcosa i miei polpacci e i miei glutei. Unica nota positiva di cotanta fatica: ho smaltito uno dei due chili messi su a Pasqua. C’è qualcuno che vuole farsi un giro dalle mie parti nelle prossime settimane? Devo smaltire il chilo che è rimasto. 🙂
Buona lettura!

Into The Wild

Primo giorno, domenica.

Dopo la tradizionale colazione di Pasqua (nel senso che è tradizione farla, non che la mia colazione sia stata la tradizionale colazione salata), montiamo in macchina con destinazione Veneto. Il viaggio di andata è quello che ogni automobilista desidererebbe: strade ampie, corsie vuote, niente camion e persino le stazioni di sosta deserte (ci credo, tutti “zampe sotto il tavolo” la domenica di Pasqua…)! Ci viene in mente il verso di una famosa canzone: “autostrade deserte, ai confini del mare…” Ma non ci stiamo dirigendo verso il mare, anzi. La nostra base durante questi quattro giorni sarà Preganziol, una piccola frazione di Treviso, cittadina che scopriremo essere davvero deliziosa. Arrivati a destinazione, DSC_2sistemiamo le valigie, facciamo un giro di ricognizione nell’appartamento (accompagnato dalle rituali foto ricordo della sistemazione!) ed usciamo per visitare il centro di Treviso.
La provincia veneta ha la particolarità di essere…

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29 settembre 2013

VIAGGIO DI NOZZE INFINITO CON ABITO DA SPOSA IN VALIGIA

Posted in amore, donne, vacanze, viaggi tagged , , , , , , , a 7:26 pm di marisamoles

jennifer sposa parigi
Molto singolare l’esperienza di due coniugi americani che da cinque anni rivivono la luna di miele, viaggiando ogni estate e scattando decine e decine di fotografie in cui lei è immancabilmente immortalata con addosso l’abito da sposa.

“E ‘iniziato al nostro matrimonio”, ha detto Jeff riguardo al progetto fotografico che si è evoluto dalle nozze della coppia di Medford (New Jersey, Stati Uniti) avvenute su un cratere vulcanico dell’isola di Pasqua il 18 marzo 2008. “Volevamo andare in qualche posto spirituale, iconico e non troppo turistico”. Direi che ci sono proprio riusciti e da quel dì il viaggio di nozze per i due fortunati sposi è un’esperienza da ripetere. Né Jeff e la sua sposa Jennifer hanno alcuna intenzione di interromperlo. Dopo ben cinque anni di viaggi di nozze, con relativi scatti di lei in abito da sposa, altri viaggi sono in programma per il 2014, con mete orientali: Singapore, Thailandia e Cambogia.

Dal giorno del loro matrimonio i coniugi americani hanno viaggiato in ben diciannove paesi: Cile, Svizzera, Cina, USA, Egitto, Nuova Zelanda, Ungheria, Francia, Italia, Città del Vaticano, Perù, Islanda, Norvegia, Giamaica, Bahamas, Grand Cayman, Honduras, Grecia e Russia. Hanno percorso, con in valigia l’immancabile abito bianco che Jennifer indossava il giorno delle nozze (pagato solo 400 dollari, tra l’altro!), circa 147,500 miglia (più o meno 240.000 km), scattando 148 foto, alcune di esse veramente originali. Ad esempio, quelle che vedono la sposa ormai non più novella immersa nelle acque caraibiche, con tanto di pinne e maschera subacquea, oppure in groppa ad un cavallo nelle acque cristalline delle Bahamas. Ma altri scenari per nulla usuali, specie per delle foto di nozze, sono stati scelti da Jeff per immortalare la moglie: il campo da hockey su ghiaccio dei Philadelphia Flyers e quello da basket dei Philadelphia Sixers, ad esempio. E che dire della posa per nulla tranquilla di fronte all’avanzare di un karateca affatto intimorito dalla bella sposina?
Molto più rassicuranti gli enormi eucalipti che si sono lasciati sfiorare dalla delicata mano di Jennifer, intenta a dipingere i loro tronchi nel Maui (Hawaii).

Insomma, scatti che devono essere visti e apprezzati per la loro originalità e bellezza. Potete farlo QUI oppure QUI (il blog dedicato all’insolita avventura dei coniugi Salvage). Ma una carrellata la potete trovare anche nel video in fondo all’articolo.

Recentemente è stato pubblicato il libro One dress, one woman, one world che contiene gli scatti fatti durante i viaggi.
Jennifer sta attualmente scrivendo un diario romantico della loro storia e spera di pubblicarlo nel giorno di San Valentino. I due coniugi sono, però, ancora alla ricerca di un editore. Nel caso in cui nessuno si facesse avanti, hanno comunque intenzione di pubblicare in proprio la loro Romantic Memoire.
Non fatico a credere che prima del 14 febbraio 2014 qualche editore si sarà reso disponibile per la pubblicazione.

Che altro dire? Auguri e figli maschi … in questa romantica e infinita luna di miele il tempo di concepire un bebè di certo non mancherà.

24 luglio 2013

POSTI STRANI NEL MONDO: LE CASCATE CAMERON AD ALBERTA (CANADA)

Posted in vacanze, viaggi tagged , , , , a 4:00 pm di marisamoles

Cameron Falls (Canada)
Una fotografa davvero fortunata, Rochelle Coffey, ha immortalato un fenomeno che pare non sia così frequente: le acque delle Cameron Falls (Alberta, Canada) hanno assunto una colorazione rosso pomodoro, o per meglio dire tomato ketchup.
Il tutto è avvenuto nell’arco di due ore, tanto il tempo atteso da Rochelle e il marito che si trovavano in zona per controllare gli eventuali danni causati da un violento nubifragio.
Eppure per ben sei anni la donna aveva fotografato le cascate e l’acqua era sempre stata cristallina.

Il colore dell’acqua che sgorga dalle rocce pare sia dovuta alla pioggia caduta abbondante in precedenza che ha trascinato con sé un sedimento di colore rosso chiamato Argolite.
Infatti, il Waterton Lakes, dove si trovano le cascate, è un parco nazionale in cui si trovano alcune tra le più antiche rocce sedimentarie presenti nelle Montagne Rocciose canadesi, che risalgono a 1.500 milioni di anni fa.

[LINK della fonte]

17 dicembre 2012

21 DICEMBRE 2012: MACCHÉ MAYA E MAYA

Posted in attualità, viaggi tagged , , , , , , , , a 9:26 pm di marisamoles

maya_calendarioCredo non si debba essere dei supergeni per capire che quella dei Maya è una bufala colossale. Che finisca il mondo fra quattro giorni circa non lo credo proprio così come ho sempre pensato che qualsiasi “profezia” provenga da un lontano o lontanissimo passato è solo una questione di interpretazione.

Dunque, per capire che la fine del mondo è ancora lontanissima (io personalmente mi fido dell’astronoma Margherita Hack, secondo la quale la vita sulla Terra proseguirà ancora per 5 miliardi di anni!) partiamo dal famigerato calendario Maya. Innanzitutto bisogna dire che quest’antica civiltà precolombiana non utilizzava un solo calendario bensì tre. Il primo è l'”Haab“, il più simile al nostro attuale calendario, che conta 365 giorni e 18 mesi scanditi da un periodo di 20 giorni l’uno. Il secondo è lo “Tzolkin” che comprende 20 mesi di 18 giorni per un totale di 260 in un anno. Il terzo calendario, detto “Il Lungo Computo“, non conta il tempo in base a giorni e settimane ma indica l’inizio dell’era Maya la cui fine coincide proprio con il 21 dicembre 2012. Ed è appunto di quest’ultimo che si sta parlando da oltre un anno.

I Maya avevano, dunque, un calendario che parte dal 1° agosto del 3114 a.C. e conta tutte le giornate basandosi su una scansione in 394 cicli triennali, utilizzando il numero sacro 13. In circa 5125 anni si esaurisce il calendario Maya e quindi si torna alla data di inizio. Secondo i calcoli il nuovo ciclo inizierà proprio il 21 dicembre 2012. Niente fine del mondo, dunque. Almeno per ora.

E’ persino troppo ovvio che questa voce sui Maya sia stata messa in giro per … far girare i soldi. Una questione di marketing che poggia le sue solide basi sulla superstizione della gente. La cosa che sorprende è quanti si stiano organizzando per passare la fatidica giornata nei “luoghi sicuri”, ovvero quelli identificati come tali, dove si potrà scampare alla catastrofe.

Dall’amica Sara ho appreso che uno di questi luoghi si trova in Italia, a Cisternino, graziosa cittadina pugliese. Pare che lì gli hotel siano esauriti.
Secondo Skyscanner, il sito di prenotazione di voli aerei, nella settimana del 21 dicembre i voli per il sud della Francia, ovvero verso gli aeroporti da cui raggiungere Bugarach, un paesino montano che secondo gli “esperti” ufologhi, esoterici e simili, si salverebbe dalla catastrofe, sono aumentati del 41%. Lo stesso dicasi per i voli diretti in Turchia, in prossimità di Smirne, altro luogo definito “sicuro”. Il fatto curioso è che sono tutti voli di sola andata!

Insomma, a me pare tanto una scusa per anticipare le vacanze di Natale. Complice un professore di Storia dell’Arte del Minnesota, Joseph Anthony Argüelles, che ha diffuso questa leggenda apocalittica con il suo libro Il Fattore Maya.
E se non succede nulla (come è probabile al 100%)? Cosa fanno tutti questi “turisti per sbaglio”? Chiedono al professor Argüelles il rimborso spese?

[fonti: Giornalettismo.com, Wikipedia, ilfattoquotidiano e VanityFair]

6 gennaio 2012

FIOCCANO LE DISDETTE A CORTINA D’AMPEZZO. QUANTA IPOCRISIA!

Posted in attualità, cronaca, legalità, vacanze, viaggi tagged , , , , , a 10:21 pm di marisamoles


Dopo il blitz degli ispettori dell’Agenzia delle Entrate che, con i loro controlli, hanno messo in luce finti poveri e milioni di euro evasi al fisco, dopo che miracolosamente gli incassi degli esercizi commerciali di Cortina D’Ampezzo (alberghi, bar, ristoranti, gioiellerie, boutique, farmacie, saloni di bellezza, ecc), nel giorno dei controlli sono lievitati rispetto sia al giorno precedente sia allo stesso periodo del 2010, con punte fino al 400% per alcuni settori, ora nella perla delle Dolomiti fioccano … disdette. Eh sì, mica fiocca la neve come la stagione richiederebbe.

“Mai più vacanze nella capitale dell’evasione fiscale”. È il tono di una e-mail giunta in numerosi alberghi della località sciistica veneta, inviata da un gruppo di clienti che «ogni anno a metà gennaio viene a farsi una vacanza a Cortina”. “Ma quest’anno – si legge nel testo – abbiamo deciso: basta vacanze a Cortina. A noi tocca pagare le tasse anche per gli str… che non le pagano adeguatamente. Fate veramente schifo!”.

La mail non è firmata e contiene solo l’indirizzo di posta elettronica del titolare della casella. Ma all’Associazione Albergatori non è piaciuta perché, a loro dire, ha lo stesso tono ostile di diversi messaggi registrati in numerosi blog turistici.
Da parte sua, il sindaco di Cortina annuncia l’intenzione di adire alle vie legali per “danno d’immagine”.

Ma io mi chiedo: il primo cittadino di Cortina vuole far credere che non gli è mai venuto il dubbio che sarebbe stato impossibile per alcuni dei suoi concittadini, mettiamo con un reddito di 30mila euro lordi, girare su dei Suv costosissimi? Oppure non si era mai chiesto prima come mai nei bar, nei negozi o negli alberghi ci fosse del personale così distratto da dimenticare di battere lo scontrino, magari sbagliando anche il conto per difetto?

Quanto ai turisti indignati, siamo all’apoteosi dell’ipocrisia. In posti del genere, dove gira gente ricca e si sfoggia il lusso, è normale che si verifichino dei fenomeni di evasione fiscale e tutti lo sanno. Non credo che quegli sciatori, oggi così tanto indignati, non abbiano mai ceduto alla tentazione di uno “sconticino” pur di risparmiare sui prezzi esagerati che gli esercizi commerciali sparano a Cortina.

Suvvia! Non facciamo gli ipocriti. A meno che … stai a vedere che lo spot sui parassiti ha fatto effetto!

[fonte: Affaritaliani.it]

19 dicembre 2011

NON VIAGGIATE CON RYANAIR, SE POTETE

Posted in affari miei, viaggi tagged , , , , , , , a 6:23 pm di marisamoles

Come anticipato nel precedente post, vi descrivo la mia disavventura all’aeroporto di London Stansted, al ritorno dal viaggio a Cambridge.

Sono partita dall’aeroporto del Friuli – Venezia Giulia (Ronchi del legionari) domenica 11 dicembre. Essendo un viaggio di studio organizzato dalla scuola in cui insegno, non ho scelto io né l’aeroporto (che, comunque, rimane il più comodo perché vicino a casa) né il vettore.
Ho superato il check-in e il controllo all’imbarco con un bagaglio a mano di circa 6 chili (il massimo consentito è di 10 chili) che avevo già portato in un precedente viaggio a Londra volando con la stessa compagnia, la Ryanair. Per questo non ho avuto esitazioni a portarlo. Al momento del controllo all’imbarco, l’addetta non mi ha nemmeno chiesto di provare ad infilare il borsone nell’apposito “gabbiotto”, mentre ad una mia collega ha fatto un sacco di storie per uno zaino (bello grande, simile a quelli che si portano in montagna per scalare) che, tuttavia, dopo innumerevoli tentativi, ha superato il test.

Al ritorno, domenica 18 dicembre, all’aeroporto di Stansted prima del check-in ho controllato il peso dei bagagli (a pagamento!): 12 chili il trolley da imbarcare (su un massimo di 15) e 6 chili e 400 grammi il borsone. Per sicurezza ho provato ad infilare nel “gabbiotto” il bagaglio a mano e, seppur con una certa difficoltà, dovuta anche al fatto che sul fondo avevo messo la cartellina con il materiale del corso (solo fogli A4, niente di speciale) che all’andata non avevo, e due libri (che all’andata erano posizionati allo stesso modo), è entrato. Ero tranquilla.

Prima dell’imbarco nella zona dei Free shop, per spendere le poche sterline rimaste, ho acquistato una scatola di biscotti Short Bread (peso 175 grammi!). Nella fretta ho infilato nel borsone la scatola e il portafoglio (Ryanair non ti lascia nemmeno portare una borsetta, oltre al bagaglio a mano, per tenere a mano portafoglio e documenti!) forse senza fare attenzione agli “spigoli”; fatto sta che al momento del controllo prima dell’imbarco il borsone non è entrato nel “gabbiotto” al primo tentativo e stavo cercando di sistemarlo alla meglio, spostando a tatto la scatola di biscotti e il portafoglio più un’altra bustina che dovevo tenere a mano in quanto contenente dei farmaci che avrei potuto aver bisogno di assumere durante il volo, quando l’addetta mi ha bloccato e, nonostante le mie proteste, mi ha sottratto il borsone e invitato a spostarmi a lato dove una sua collega stava applicando ad altri sventurati (che forse, però, avevano un bagaglio a mano eccedente il peso, mentre il mio era ben al di sotto del massimo consentito) le targhette del “gate bag”, chiedendo ben 40 sterline (più o meno 48 euro!) per il bagaglio aggiuntivo in stiva. Ad una ragazza che mi seguiva nella “fila degli sventurati” hanno addirittura rotto il cellulare togliendole dalle mani a forza il bagaglio che non aveva superato il test.

Mi sono semplicemente sentita vittima di un’ingiustizia (oltre che di un vero e proprio atto di violenza!), in primo luogo perché avevo scelto di portare con me quel borsone perché già sperimentato come bagaglio a mano, in secondo luogo perché il peso era di ben 3 chili e 600 grammi inferiore al massimo consentito, e in terzo luogo perché non mi è stato possibile spiegare che l’impaccio era dovuto a qualche oggetto che era stato infilato male nel borsone di tela non rigido e che bastava aprire la cerniera a lampo e spostare ciò che impediva l’inserimento del bagaglio nel “gabbiotto”. La mia protesta sul peso notevolmente inferiore al massimo consentito non è stata presa in considerazione così come la mia richiesta di estrarre i libri che, da regolamento, possono essere portati a mano (ad un mio collega era stato, infatti, consentito di togliere i libri e il notebook, per eccesso di peso, nel viaggio precedente e sempre nello stesso aeroporto).

Lascio immaginare come ho fatto il viaggio di ritorno. Già non mi piace volare, figuriamoci nello stato d’animo in cui mi trovavo! Ringrazio lo sconosciuto viaggiatore che mi sedeva a fianco e che si è sorbito per due ore le mie continue lamentele. Infatti, più ci pensavo e più mi incazzavo. La cosa è davvero incredibile e lui, il mio compagno di viaggio, si è trovato in tutto e per tutto d’accordo con me.

Scesa a Ronchi dei legionari ho inutilmente cercato qualche responsabile della Ryanair ed un addetto del locale aeroporto, cui ho spiegato le mie vicissitudini, mi ha detto che la compagnia irlandese applica tariffe basse per poi accanirsi sui viaggiatori che regolarmente vengono spennati al momento dell’imbarco con il supplemento per il bagaglio a mano. Sarebbe una loro precisa tattica commerciale ma a me sembra piuttosto un furto legalizzato. L’ho pure spiegato all’addetta al “Gate bag” a Stansted, anche se, preda della rabbia e della concitazione, ho scambiato la parola “furto” con “ladro”. Tanto mi ha capito perfettamente, così come ha ben compreso una mia poco cortese invettiva, dicendo “I understand Italian”. Le ho risposto: “Mi fa piacere!”.

Alla fine, l’addetto dell’aeroporto di Ronchi mi ha consigliato di non fare nulla e di dire addio per sempre alle mie 40 sterline. Io, però, più ci penso e più mi viene nervoso perché, come ho già detto, non ho avuto in precedenza alcun problema né a Ronchi né a Stansted con lo stesso borsone. E’ mai possibile che debba “pagare” (in tutti i sensi) per una colpa che non ho? E soprattutto, è mai possibile pagare una scatola di biscotti Short bread (che ai miei figli neanche piacciono!) ben 48 euro?

Quindi, faccio un appello: NON VOLATE CON RYANAIR, SE POTETE!

12 dicembre 2011

GREETINGS FROM CAMBRIDGE

Posted in affari miei, viaggi tagged , , , , a 9:12 pm di marisamoles


Eccomi qui. Sta finendo il mio primo giorno a Cambridge. Vorrei scrivere una sorta di diario (dico “vorrei” perche’ non so esattamente quanto tempo libero avro’ nei prossimi giorni) e per iniziare raccontero’ la mia avventura all’aeroporto.

11/12/2011 PARTENZA E ARRIVO.
Come sempre all’aeroporto sono arrivata con largo anticipo. Ho sempre il terrore di fare tardi …
Al momento di recarmi a fare il check in, ho salutato mio marito che prontamente mi ha detto: “Con quegli stivali pieni di fibbie non passi. Te li faranno togliere”. Meno male che non mi ha fatto scommettere … naturalmente averva ragione ma non solo mi hanno fatto togliere gli stivali (e indossare una specie di “babucce” usa e getta), mi hanno anche chiesto di togliere la collana. Be’, poco male. Il problema e’ che la chiusura si e’ impigliata fra i capelli e … rotto il filo, perle che rotolano per tutto l’aeroporto o quasi. Meno male che la poliziotta, gentilissima, me le ha raccolte quasi tutte, comunque la figuraccia non me la sono risparmiata.

Il volo e’ stato abbastanza tranquillo ma le mie orecchie e lo stomaco gradiscono poco il viaggio in aereo. Senza contare che con gli stivali avevo un caldo bestiale.
Dall’aeroporto di Londra Snt a Cambridge il viaggio e’ stato breve anche se, arrivata per ultima al pullmino, ho trovato posto solo nel fondo. Il mio stomaco non gradisce molto nemmeno i viaggi in pullman, specie se non sono seduta davanti, ma mi sono detta: “Hai fatto due ore di volo, non sara’ mica mezzora di pullman a spaventarti!”.
Arrivata al college mi sono stupita del fatto che non piovesse. Siamo andati quasi subito a cena (qui si cena alle 18 … no comment) e poi via alla scoperta della citta’, anche se in realta’ c’ero gia’ stata. Siamo usciti in gruppo tutti contenti, non abbiamo fatto nemmeno cinquanta metri e … il diluvio universale. Naturalmente ci siamo bagnati completamente prima di arrivare in centro e non ci siamo infilati nel primo pub, abbiamo cercato quello che piaceva alla maggioranza. Ecco, se qualcuno vuole farmi un dispiacere, mi trascina in un pub. Ma del resto se si e’ in compagnia, si deve stare al gioco. Ma un’astemia come me cosa mai puo’ bere al pub? Una cioccolata calda … meno male che non era proprio un pub tipico inglese, era piuttosto un bar travestito da pub, cosi’ giusto per ingannare i turisti.
La notte e’ passata quasi insonne. Dalla stanchezza sono crollata alle dieci, ma alle tre ero sveglia. Poi ho dormicchiato fino alle sette e, morta di sonno, mi sono infilata sotto la doccia. Almeno la camera e’ gradevole, con un bel bagno … ci ho messo mezzora per capire dove sta l’interruttore della luce per poi rendermi conto che bastava spostarsi verso il centro della stanza perche’ si accendesse da sola. Naturalmente non c’e’ modo di spegnerla, lo fa autonomamente ma dopo una mezzoretta. Peccato che il letto si trovi di fronte alla porta del bagno e che la luce che fuoriusciva da uno spiraglio era puntata direttamente sugli occhi.


12/12/2011 PRIMO GIORNO.
Con la luce del sole (oggi la giornata e’ stata bellissima fino alle sette di sera) il posto si e’ rivelato in tutta la sua bellezza. Edifici neogotici, una bella chapel nel centro della old court, edifici con gli alloggi piu’ recenti (dove sta anche la mia camera), una grande scalinata che porta nella Dinner Hall (chiamarla refettorio e’ un insulto … sembra semplicemente di stare sul set di un film di Harry Potter … guarda la foto sotto il titolo del post, ma guarda bene soprattutto le pareti e il soffitto!), l’aula a noi destinata sulla torre che sovrasta la loggia d’ingresso.
La colazione e’ stata abbondante (ho poi mangiato poco a pranzo ma devo dire che il cibo non e’ un granche’) e le ore passate in aula piuttosto pesanti, specie quelle pomeridiane. Pero’ il nostro tutor e’ bravo, parla piano e non ho difficolta’ a capirlo. Era quello che temevo piu’ di tutto perche’ se parlano veloce faccio fatica a capirli gli Inglesi.
Nel pomeriggio siamo anche riusciti a fare un giro per il centro. Siamo passati per il King’s College e il suo parco, e arrivati in centro lo spettacolo, ieri sera rovinato dalla pioggia, e’ stato bellissimo. Cambridge addobbata con le luci e i festoni natalizi e’ davvero deliziosa. Ci deve essere anche qui la crisi, pero’, perche’ in quasi tutti i negozi ci sono gia’ i saldi.
Ora devo proprio andare a studiare… per domani devo, infatti, preparare la mia presentazione. Non che sia una mission impossible ma il tutor ci ha imposto di usare una serie di frasi la cui utilita’, almeno per me, e’ assai scarsa. Ma da vera teacher io non discuto. Non faro’ mica come gli allievi!


13/12/2011 SECONDO GIORNO
La scorsa notte ho dormito un po’ meglio della prima, nonostante la pioggia battente e il vento forte che non mi ha fatto per nulla rimpiangere la “mia” bora. Anzi, diciamo che in questo caso la mia origine triestina mi e’ servita a limitare un po’ lo choc.
La mia camera sta al terzo piano dell’edificio piu’ recente del college (vedi foto sopra). Stando praticamente nel sottotetto, posso dire di non essere particolamente fortunata in quanto la pioggia si sente a meraviglia. La mia dirimpettatia, pero’, non l’ha sentita il che significa che o ha il sonno pesante o la piu’ sfigata sono io. Ma va bene cosi’, dopo tutto sono a Cambridge, che voglio di piu’ dalla vita? Be’, almeno un caffe’ decente … l’espresso inglese, anche quando te lo spacciano per espresso, e’ una brodaglia schifosa e costa due sterline e cinquanta! Poi ci lamentiamo se in Italia lo paghiamo 1 euro.
Ieri ho anticipato a M. Antonella che avrei parlato del “pollaio”.
Dovete sapere che nel college e’ vietato fumare anche negli spazi aperti. Non solo, non si puo’ accendere la sigaretta nemmeno davanti all’ingresso … sara’ per questo che ieri quando il tutor mi e’ passato davanti (io stavo fumando nella zona del parcheggio di fronte all’entrata principale), nonostante io l’avessi accolto con un sorriso smagliante e un “good morning” molto polite, non mi ha nemmeno degnata di uno sguardo? O forse il motivo e’ che ancora non mi aveva inquadrata come una sua corsista? Boh.
Dicevo, dunque, che in tutto il college e’ diffuso il no smoking. L’unica zona in cui non vige il divieto e’ una specie di “pollaio”. Ha questo aspetto a causa della recinzione di legno ma quando si entra e’ ancora peggio. Praticamente la zona fumatori e’ costituita da una panca di legno sotto una tettoia (grazie al cielo, almeno non mi bagno!). Ma lo spettacolo che si offre agli occhi dell’ignaro fumatore e’ alquanto desolante: una serie di cassonetti per ogni tipo di rifiuti. Infatti, l’area e’ situata proprio dietro alle cucine … Insomma, e’ un po’ come se servisse da monito: “Sei una fumatrice? Bene, e’meglio che ti butti direttamente nel cassonetto!”. Si’, ma quale? Ce ne sono di tutti i tipi: per il vetro bianco, per quello verde, per le bottiglie verdi, per la carta, per la plastica, per gli avanzi di cibo e bibite … immagino che i rifiuti umani, quali siamo considerati noi fumatori, potrebbero trovare il luogo ideale nel cassonetto dell’organico. 😦
Ora veniamo alle cose serie. Ho appena finito di preparare la presentazione di un progetto transnazionale per domani mattina. Stamane, invece, dovevamo presentarci. Cinque minuti a testa, non uno di meno (se volevamo evitare lo sguardo di disappunto del teacher) non uno di piu’ anche perche’ lui ha in mano il cronometro! La mia presentazione e’ stata bloccata dal suono inesorabile dell’orologio mentre stavo per parlare del mio hobby principale, ovvero scrivere sui miei blog. Poco male, le cose piu’ interessanti (lavoro e famiglia) le avevo gia’ trattate. Parlare dei blog avrebbe fatto miseramente cadere l’immagine di serieta’ che avevo trasmesso in un discorso giudicato “very good”. Ho comunque il sospetto che a nessuno avrebbe detto che la presentazione era una schifezza. D’altra parte e’ pagato per dirci che siamo bravi. Oggi ha persino detto che siamo il suo gruppo migliore da quando prende parte a questo progetto, ovvero almeno quattro anni. I nostri sguardi illuminati si sono incrociati e si sono spenti nel momento esatto in cui le nostre menti hanno simultaneamente capito che lo dice a tutti.
Il tutor comunque e’ un tipo molto English, a partire dall’abbigliamento: giacca, cravatta e panciotto con un abbinamento di colori abbastanza passabile, il che non e’ un dettaglio da trascurare. In piu’ e’ un arzillo vecchietto di 84 anni … una verve invidiabile. Confesso che mi sono sentita molto misera pensando alla mia preoccupazione di andare in pensione a 65 anni.
Qui i professori hanno indubbiamente una certo rilievo sociale. Lo dimostra il fatto che la tavolata a loro dedicata nella dinner hall e’ sopraelevata. Da noi nelle aule hanno persino abolito le pedane che poi servivano a controllare meglio gli allievi seduti in fondo, mica a dare un’aura di dignita’ a noi poveracci. E poi i teacher del college hanno il permesso di calpestare i prati. Questo, pero’, non l’ho capito: non hanno la capacita’ di svolazzare sul verde ne’ hanno il passo piu’ felpato degli studenti e degli altri comuni mortali. Anzi, ora che ci penso, l’unica altra categoria cui e’ concesso di calpestare l’erba e’ quella dei giardinieri. Ho pensato che sono una teacher anch’io e, per quanto la mia aura di dignita’ non sia paragonabile a quella di una English teacher, potrei evitare di fare il giro del mondo percorrendo rigorosamente i sentieri … saro’ sempre meglio di un giardiniere, o no? Va be’, meglio non fare la solita italiana …
Infine, parliamo dei pasti. Per quanto mi sia proposta di mangiare poco, tra lezioni in classe, studio, brevi passeggiate in centro (ci possiamo organizzare come vogliamo: o si fanno i compiti di pomeriggio, prima di cena, e si esce dopo, oppure si studia dopo cena e si esce prima), sembra che l’unica consolazione qui sia il cibo. Regolarmente arrivo con il vassoio al mio posto e mi sento oppressa dai sensi di colpa per averlo riempito un po’ troppo. Oggi ho lasciato un pezzo di dolce perche’ era preparato con il ginger, che qui mettono un po’ dappertutto, e non era il massimo. Domani vedro’ di darmi una regolata: solo verdure. Peccato che qui si vedano solo carote, patate, broccoli e cavoli. Stasera mi sono lasciata ingannare dall’aspetto invitante di una specie di pasticcio … erano broccoli travestiti, altroche’.

14/12/2012 TERZO GIORNO
Stamattina a lezione il nostro teacher ha parlato delle differenti abitudini degli Inglesi rispetto agli Italiani. Ad esempio, ha detto che noi siamo abituati a gesticolare quando parliamo mentre per loro il massimo e’ conversare tenendo le mani in tasca … si concentrano meglio. Oddio, magari e’ anche vero ma per noi e’ un po’ da maleducati. Altra strana abitudine che noi abbiamo e che loro non sopportano e’ quella di toccarci l’un l’altro e di baciarci anche se la persona che abbiamo di fronte l’abbiamo appena conosciuta. Be’, questo e’ vero, pero’ siamo espansivi mentre gli Inglesi, che non sopportano di essere abbracciati e baciati ne’ ti stringono la mano ad ogni pie’ sospinto, anche se ti incontrano sei volte in una giornata (come facciamo noi), sono un tantino glaciali. Del resto ci si adatta al clima: noi siamo mediterranei, loro no.
Quello che gli Inglesi non sopportano di noi e’ che, se possiamo, evitiamo di fare la fila. Per loro la fila e’ sacra e chi non rispetta questa abitudine e’ un vero e proprio profano. Pero’, secondo me, e’ anche vero che la nostra fama e’ ingiusta e crea il pregiudizio. Insomma, se capiscono che sei italiano, aspettano un tuo passo falso prima ancora che tu faccia qualcosa che non va. Prendiamo oggi al self service, per esempio. C’era la fila per i secondi e io, come sempre, stavo pazientemente aspettando il mio turno. Poi ho pensato di portarmi un po’ avanti per sbirciare e decidere per tempo cosa mi sarebbe piaciuto assaggiare. Non l’avessi mai fatto! Mi hanno subito guardato in cagnesco, ma io mi sarei rimessa in fila subito.
A proposito di cibo, ieri i broccoli mi hanno quasi distrutta, oggi hanno attentato alla mia vita le prugne nascoste sotto una specie di pasta brise’. Il cibo qui riserva sempre delle sorprese e la mia pancia sta gridando vendetta.
Nel pomeriggio, prima che le prugne dichiarasserto guerra alla mio intestino, siamo andati al Fitzwilliam museum. A parte lo splendore dell’edificio in se’, le opere d’arte contenute sono di una bellezza strabiliante (e’ la parola che ho “adottato”, mi devo sforzare di usarla il piu’ possibile …). La mia preferita e’ stata la galleria degli impressionisti francesi: Monet, Matisse, Cézanne, Pissarro, Degas e Renoir. Ma in questo periodo c’e’ anche una special exibition: Vermeer’s Women: Secrets and Silence. Veri e propri gioielli. Se non riusciamo andare a Londra alla National Gallery abbiamo potuto comunque goderci delle opere d’arte davvero ragguardevoli.

15/12/2011 QUARTO GIORNO
Oggi abbiamo lavorato sodo in gruppo. Siamo riusciti a fare solo un salto al museo di storia naturale, nel pomeriggio. Bello e interessante ma diciamo che le scienze non sono la mia passione.
In compenso mi sono consolata sentendo il nostro tutor parlare delle scuole inglesi. Ha detto che in quelle pubbliche le classi possono essere molto numerose, anche piu’ di trenta allievi. E se qualche docente e’ assente, non trovando un supplente, si aggregano due classi arrivando a sessanta allievi … in pratica, le lezioni si tengono anche fuori dall’aula, nei corridoi e in ogni luogo basta che sia sufficiente ampio. La lezione di oggi e’ stata davvero interessante e penso che al ritorno scrivero’ un post dedicato al sistema educativo inglese sul blog laprofonline.
Ora sono proprio distrutta. Domani sara’ l’ultimo giorno di corso e sabato passeremo l’intera giornata a Londra. Per il momento … buona notte!

16/12/2011 QUINTO GIORNO
Oggi in mattinata abbiamo presentato i progetti elaborati in gruppo. Si e’ trattato di una simulazione, ovviamente, ma l’impegno profuso da tutti noi sta a dimostrare che gli insegnanti e, piu’ in generale, il personale della scuola quando deve lavorare non si tira indietro! Il nostro tutor era soddisfatto e devo dire che, nonostante ci sia il sospetto che dica a tutti le stesse cose, sembrava davvero sincero nel manifestare il suo entusiasmo per il nostro lavoro. Nell’ultima parte della mattinata si e’ un po’ sbilanciato e ha parlato di se’. Il bello e’ che si e’ espresso prima in un italiano perfetto (il che sta ad indicare che ha capito benissimo tutto cio’ che ci dicevamo in italiano durante il pranzo!) e poi addirittura in LATINO! Fantastico! Poi, al momento degli addii, ci ha baciati e abbracciati tutti in vero stile italiano, ma d’altra parte ha vissuto per un anno a Trieste nel secondo dopoguerra e viene spesso in Italia per lavoro. Alla fine, nonostante il breve periodo passato insieme, ci siamo tutti un po’ commossi. Della serie: anche i prof hanno un’anima.
Nel pomeriggio siamo stati nel centro di Cambridge a fare shopping. Io mi sono limitata a comprare dei regali … qualcuno anche per me stessa, ovviamente! Abbiamo, pero’, anche fatto una visita al St. John’s College (i piu’ importanti come il King’s e il Trinity erano chiusi, mannaggia) ed e’ stato un breve tour gradevole, nonostante la giornata non promettesse nulla di buono. Stamattina, infatti, ci siamo svegliati con la neve … durata poco, perche’ poi ha iniziato a piovere e solo nelle prime ore del pomeriggio il tempo e’ migliorato.
Stasera abbiamo cenato in centro, in un pub che sembrava pero’ piu’ un ristorante che un pub. Dovete sapere che il venerdi’ sera in Inghilterra escono tutti. Nessuno prende la propria macchina perche’, prevedendo di sbronzarsi alla grande, usano il taxi (di solito salgono in tre-quattro e dividono la spesa, anche se qui i taxi non hanno tariffe assurde come in Italia). Fino all’ora di chiusura, alle 23, fanno il giro dei pub anche se qualcuno si ferma a lungo nello stesso posto.
Una stravaganza che ho notato riguarda le ragazze, piu’ o meno giovani (si puo’ definire “ragazza” una cinquantenne o no?!). Prima pero’ faccio una premessa. Facendo il giro per negozi, io e altre tre colleghe abbiamo notato che una buona percentuale di abiti da donna era confezionata con stoffa leggera, a volte con lustrini e perline, a manica corta se non addirittura senza maniche. Abbiamo pensato che abiti di tal genere fossero adatti al veglione di fine anno. E invece no: stasera al pub la maggior parte delle donne indossava abiti scollacciati, con paillettes e gonne cortissime, collant velatissimi e alcune anche senza calze. A parte la volonta’ di sedurre, che qualcuna certamente aveva, un abbigliamento cosi’ estivo era effettivamente adatto ai 30 gradi che dovevano esserci dentro al locale. Noi vestite con maglioni e leggins abbiamo fatto la sauna. Ma d’altra parte delle prof con microgonna e scollatura oscena non si sono mai viste, ne’ in Inghilterra ne’ in Italia. Per fortuna.
Sono uscita dal pub frastornata dalla musica e dal chiasso indecente che dagli anni in cui frequentavo le discoteche non avevo piu’ sentito. Stiamo parlando, insomma, del Giurassico.

17/12/2011 SESTO GIORNO
Finalmente è arrivato il giorno della gita a Londra! Per quanto questa città sia fantastica per i musei degni di nota, io e altre tre colleghe abbiamo deciso di godercela “dal di fuori”. Entrare in un museo significa, infatti, passarci delle ore senza nemmeno vedere tutto. Quelli più importanti li ho visitati ma sempre di corsa. Dovendo scegliere, considerato il fatto che avevamo a disposizione otto ore, abbiamo preferito fare un bel giro (abbiamo camminato per almeno quattro ore) tra il quartiere di Westminster e quello di Knigthsbridge, per fiondarci poi nel meraviglioso mondo di Harrods.
Sì, lo so. Magari da delle prof ci si aspetterebbe di più ma per una volta lasciateci sognare girando per i reparti di Dior o Cartier e ammirando le fantastiche vetrine di Tiffany. Insomma, quando mi ricapita un’occasione come questa? E poi mi sono limitata a guardare e sono stata davvero brava a lasciare il cuore – solo quello e non la carta di credito – su un braccialetto (d’argento, ovviamente) che sarebbe costato come un computer. Dopo aver fatto questo ragionamento, ricordando che a Natale mi sono ripromessa di comprarmi un notebook che non possiedo, ho resistito alla tentazione.
Mi sono consolata facendo acquisti nell’Harrods Arcade, il reparto in cui si cpmprano i gadget con il marchio del favoloso store.
Una cosa mi ha colpita molto: il monumento dedicato a Diana e Dodi che Al Fayed padre ha voluto far erigere nel suo magazzino. Più che il monumento in sé, davvero bruttino in verità, mi ha lasciato perplessa la scritta apportata sulla statua: “vittime innocenti”. A questo proposito si potrebbe aprire un dibattito ma non mi sembra questa la sede giusta. Il fatto è che Mr Al Fayed è convinto al 100% del complotto (smentito da tutte le indagini fatte sia in Francia, dove i due sono morti, sia in Inghilterra) che avrebbe portato alla morte una coppia scomoda per la casa reale britannica. Mi stupisco, però, che abbia potuto apporre quella scritta su un monumento visto da milioni di persone. Mah …
La passeggiata a Westminster di sera, con le luci natalizie ha assunto un carattere quasi magico. Bello anche il palazzo del parlamento sul quale svetta la torre con l’orologio più famosa al mondo: il Big Ben. Mi sono chiesta quale origine abbia il suo nome e ho trovato la risposta (veramente sarebbe meglio parlare di ipotesi) sul web. Due sono le ipotesi più probabili: la prima sostiene che il nome derivi da Sir Benjamin Hall, membro della Camera dei Comuni e supervisore dei lavori per la ricostruzione del Palazzo di Westminster; la seconda sostiene invece che la celebre torre debba il suo nome al campione dei pesi massimi di pugilato Benjamin Caunt, che combatté il suo ultimo incontro nel 1857, anno in cui la torre fu eretta. Ma il vero nome della torre sarebbe in realtà Magnus Beniaminus mentre la campana si chiamerebbe Great Bell.
La giornata si è conclusa a Cambridge dove alle 21 e 30 è stata un’impresa quasi impossibile trovare un posto in cui cenare. E ti credo: là cenano alle 18!

18/12/2011 BACK HOME
Questa magica avventura è, dunque, finita. Back home, con grande tristezza ma serbando il ricordo dei magnifici compagni di viaggio che ho avuto la fortuna di trovare.
Solo una nota negativa: un increscioso inconveniente all’aeroporto di Londra Stantsted. Ma di questo parlerò in un altro post.


(scusate gli errori grafici … la tastiera inglese non ha gli accenti, ahime’!)

[Grazie a Salvatore, mio compagno di fumate, che mi ha gentilmente fornito la foto del “pollaio” … ad imperitura memoria!]

8 dicembre 2011

I SOLITI ITALIANI

Posted in attualità, viaggi tagged , , , , , a 2:39 pm di marisamoles

Per chi non lo sapesse, in Austria (come anche in Slovenia) le autostrade non sono a pedaggio diretto, in relazione al tratto percorso. Si paga, infatti, una quota variabile a seconda del tempo in cui si vuole usufruire della autostrade austriache, acquistando la cosiddetta “vignetta”, ovvero un tagliando che si appone al parabrezza bene in vista. L’Asfinag, la società che gestisce autostrade e superstrade in Austria, fa sapere che ben il 98% degli utenti sono in regola. La rimanente percentuale viene equamente divisa tra “portoghesi” italiani e austriaci che rischiano grosso: la contravvenzione, infatti, è di 120 euro (il costo delle “vignette” per una settimana attualmente è di 7 euro e 50, se ricordo bene), da pagare immediatamente, altrimenti i controllori dell’Asfihag sono autorizzati a chiamare la polizia e, si sa, con la gendarmeria austriaca non si scherza.

Consolante il fatto che gli Italiani non siano da meno degli stessi Austriaci, per quanto riguarda il mancato acquisto della “vignetta”. C’è però una caratteristica che i nostri connazionali non hanno in comune con i vicini di casa: le scuse che accampano per giustificare la mancata esposizione del tagliando. Non si limitano semplicemente a dire “non sapevo che si deve acquistare la vignetta”, scusa banale anche se la più sfruttata, ma poco credibile perché in tutti gli autogrill della A4 (tratto Trieste-Palmanova) e della A23 (che porta direttamente al confine) sono esposti dei cartelli che avvisano in modo inequivocabile che il pedaggio delle autostrade austriache si paga in un’unica soluzione acquistando il pass.

E così gli Italiani, dicono quelli dell’Asfinag che hanno addirittura raccolto in un libro le scuse degli automobilisti colti in flagrante, scatenano la fantasia, anche a costo di passar per scemi. Eh sì, perché è inutile dire che gli Austriaci non mangiano la foglia e sono inflessibili, non solo quando pretendono che i furbetti paghino la multa.
Così descrive Il Piccolo, in un articolo firmato da Marco Di Blas, le assurdità che i nostri connazionali sono pronti a tirar fuori dalla bocca nella speranza di farla franca:

C’è chi dà la colpa al cane che avrebbe divorato la “Vignette”, chi ai bambini, responsabili di averla distrutta per gioco. I più tecnologici chiamano in causa il navigatore, che li avrebbe dirottati a loro insaputa in autostrada. Altri giurano di aver acquistato regolarmente la “Vignette”, ma questa poi si era persa nella borsa della moglie. Alcuni arrivano addirittura a sostenere: «Quest’auto non è mia».

Che dire? La creatività degli Italiani non ha limiti ma nulla può contro la severità dei cugini austriaci. E dire che oggigiorno questi ultimi, almeno da come guidano in autostrada, sembrano molto indisciplinati. Forse perché hanno capito che in Italia anche se vai a 160, hai una probabilità su un milione di beccarti la multa. Avranno imparato da noi.

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