27 giugno 2011

ESAME DI STATO 2011: OGGI LA TERZA PROVA SCRITTA. MA NON CHIAMATELA QUIZZONE

Posted in adolescenti, Esame di Stato, Mariastella Gelmini, MIUR, scuola, Test InValsi, valutazione studenti tagged , , , , , , , a 6:42 pm di marisamoles

Da quando, con la riforma dell’esame di maturità – che oggi si chiama Esame di Stato -, varata nel 1997, è stata introdotta la terza prova scritta, essa viene, tanto volgarmente quanto semplicisticamente, chiamata “quizzone“. In realtà è tutt’altro che un quiz, almeno nella maggior parte dei casi. Ma vediamo, per chi non ne fosse ancora informato, di che cosa si tratta.

La terza prova scritta, a differenza delle prime due che sono ministeriali (la prima è uguale per tutte le scuole secondarie di II grado d’Italia), è preparata dalla Commissione esaminatrice (costituita da tre commissari esterni, tre interni e un Presidente) che decide anche la tipologia degli esercizi da sottoporre agli studenti.
Esiste, è vero, la possibilità di predisporre dei quesiti a risposta multipla (da 30 a 40), ma la maggior parte delle commissioni propende per i questiti che richiedono una risposta sintetica. Possono essere proposti, inoltre, dei problemi scientifici a soluzione rapida (non più di 2), oppure, a seconda degli indirizzi di studio, si può richiedere la realizzazione di un progetto.

Insomma, tutt’altro che quizzone. Le discipline coinvolte possono essere quattro o cinque e il numero dei quesiti varia da un minimo di 10 a un massimo di 15. Generalmente la Terza prova è costruita prendendo spunto dalle simulazioni che vengono svolte dagli allievi durante l’anno scolastico, ma non si tratta di una regola ferrea. Ogni decisione, infatti, spetta ai membri della commissione che preparano le domande da sottoporre ai maturandi la mattina stessa della prova e non anticipano le materie oggetto d’esame.

Dal prossimo anno scolastico questa prova potrebbe andare in pensione per lasciar spazio ad un test a risposta multipla di tipo anglosassone simile a quello dell’Invalsi che viene proposto per l’esame di terza media. Il tutto – ha spiegato il ministro del MIUR Mariastella Gelmini– per avere «un sistema di valutazione omogeneo per tutto il Paese».

Le commissioni hanno lavorato tutta la giornata per la correzione delle prove perché fra un paio di giorni inizieranno gli orali. Non rimane, quindi, che quest’ultimo sforzo e poi … tutti in vacanza, finalmente!

Annunci

16 maggio 2011

QUEL FLOP DEI COBAS SUI TEST INVALSI …

Posted in MIUR, scuola, Test InValsi, valutazione studenti tagged , , , , , a 11:35 am di marisamoles

Il Ministero dell’Istruzione e dell’Università ha reso noto che, a prove Invalsi ultimate (l’ultima, alle elementari, si è svolta il 13 maggio), solo una minima percentuale di scuole ha fatto ostruzionismo e perlopiù limitatamente alle scuole superiori (CLICCA QUI per leggere i dati forniti da Tuttoscuola.com).

I Cobas, sindacato del personale della scuola, ha portato avanti per mesi la sua battaglia contro la somministrazione delle prove. Una contrarietà scaturita da osservazioni per la maggior parte legittime, specie se consideriamo la prospettiva dell’utilizzo dei test ai fini meritocratici. Ma la maggior parte dei docenti interessati non si è sottratto agli ordini di servizio diffusi dai dirigenti che non se la sono sentita di dire di no al ministero, facendo leva sul senso di responsabilità e di dovere degli insegnanti.

Ma se quello dei Cobas può essere considerato un flop a livello di protesta (solo una ventina i dimostranti davanti al Ministero dell’istruzione in una manifestazione indetta per venerdì 13), dobbiamo riconoscere al sindacato il merito di aver promosso una riflessione seria e non proprio politicizzata sulla validità delle prove InValsi e sull’opportunità di rivedere la tipologia delle stesse per il futuro. Perché è impensabile che il MIUR torni indietro e ormai alla rilevazione dell’Istituto per la Valutazione del Sistema educativo di Istruzione e di formazione non si può dire di no. Ma le prove possono essere migliorate e adattate al contesto scolastico delle scuole italiane (assai diverso rispetto al sistema anglosassone, ad esempio, dove i test sono utilizzati da decenni), a condizione che si apra un dibattito tra “addetti ai lavori” e il ministero e se ne discuta anche a livello parlamentare.

Leggo su Tuttoscuola.com che in questi giorni il mondo politico ha preso piena consapevolezza della necessità di disporre di un sistema di valutazione libero da utilizzi strumentali, serio, attendibile e capace di sostenere la scuola nell’impegno quotidiano di assicurare qualità al servizio per gli alunni.
È stato chiaro a molti che i test non devono essere utilizzati per usi impropri. E il Parlamento ha chiesto di discuterne a viso aperto con il ministro. Merito anche, forse inconsapevole, dei Cobas
.

Questa riflessione mi sembra condivisibile e le premesse appaiono buone. E’, quindi, necessario che venga estesa al mondo politico per poter giungere ad un obiettivo comune che è quello di dare credibilità alle prove Invalsi, per evitare che siano sentite solo come un obbligo formale senza nessuna utilità pratica.
Secondo Tuttoscuola.com, la credibilità delle prove e la credibilità dell’Invalsi, passa attraverso almeno sei punti:

1) Le prove sono credibili innanzitutto se sono scientificamente corrette e oggettivamente valutate: da quanto emerge dai commenti degli insegnanti siamo sulla strada giusta, ma si può e si deve fare meglio.

2) Le prove sono credibili se non sono altro rispetto agli obiettivi di apprendimento definiti dalle Indicazioni nazionali: il rischio che le scuole si adeguino, di fatto, agli obiettivi contenuti nei test anziché a quelli delle Indicazioni nazionali, è reale. Spetta soprattutto al Miur chiarire la priorità e la portata degli obiettivi delle Indicazioni nazionali rispetto a quelli impliciti – ma non troppo – ricavabili dalle prove Invalsi.

3) Le prove sono credibili, poi, se sono condivise come strumento di lavoro e di autovalutazione utile e indispensabile per le scuole e per i docenti: i dirigenti scolastici e in primo luogo Miur possono concorrere a costruire questa credibilità nella condivisione delle forme, delle modalità e degli obiettivi.

4) Le prove sono credibili se il loro utilizzo non è inquinato dal timore di usi impropri che ne distorcano la finalità principale: la conoscenza dei punti di forza e di debolezza del sistema educativo da porre alla base delle decisioni delle politiche formative. Il dibattito in Parlamento può aiutare a consolidare questa consapevolezza.

5) Inoltre, le prove sono riconosciute dalle scuole anche in proporzione alla autorevolezza riconosciuta all’Invalsi, come autorità valutativa di eccellenza, autonoma il più possibile dal sistema di istruzione: è compito della politica assicurarne l’autonomia e la terzietà.

6) Concorrerebbe al superamento di comportamenti ostruzionistici l’esplicito riconoscimento del supplemento di lavoro e di fatica che accompagna le prove, con ricadute anche di natura retributiva con il salario accessorio nei confronti del personale coinvolto: sindacati e ministero al prossimo rinnovo contrattuale ne tengano conto.

Non credo ci sia altro da aggiungere. Spero solo che questa riflessione auspicata ci sia, in un futuro non troppo lontano, e che il dibattito dia dei risultati onesti e condivisi da tutte le forze politiche. Altrimenti il rischio sarebbe di vedere solo un’altra battaglia politica tra schieramenti opposti di cui la scuola non ha bisogno.

AGGIORNAMENTO DEL POST, 25 MAGGIO 2011

Anche se in ritardo, pubblico, per correttezza visto che ho citato l’articolo di Tuttoscuola.com, la replica inviata il 17 u.s. al quotidiano on line da parte del portavoce nazionale dei Cobas, all’articolo riportato nel presente post.

Cari redattori/trici di Tuttoscuola,

vi scrivo a proposito della vostra newsletter n.490 e della valutazione che, in uno degli articoli della stessa, date a proposito del ruolo svolto dai COBAS nella vicenda dei quiz Invalsi. Non entro nel merito, la discussione sarebbe lunga e complessa e non riassumibile in poche righe. Le nostre posizioni le potete trovare agevolmente nel nostro sito, articolate e dettagliate. Vi scrivo solo per tre precisazioni.

1) I dati sulle astensioni dai quiz che abbiamo fornito nella giornata del 10 maggio (quella davvero cruciale, perchè le prove si svolgevano, come sapete, per la prima volta alle superiori e non erano state precedute, quasi ovunque, da decisioni dei Consigli che vincolassero i docenti alla effettuazione dei quiz) sono reali e si riferiscono all’intero campione di 2 milioni e 200 mila studenti circa; la replica Miur non ha senso perchè si rivolge alle sole 2000 classi campione (studenti coinvolti meno di 50 mila, neanche il 3% del totale) dove a far svolgere i quiz ci hanno pensato gli ispettori ministeriali; l’astensione è stata diffusa e ampia, pur se spesso neutralizzata da interventi pesanti, minacciosi e repressivi di tanti presidi-padroni che sono stati convinti dal Miur di essere i proprietari dei loro istituti.

2) Noi non abbiamo convocato alcuno sciopero, perchè abbiamo ritenuto essenziale stare a scuola e condurre lì la nostra lotta, ora per ora. Lo sciopero, del tutto inutile e persino controproducente poi l’ultimo giorno di prove, è stato convocato da una micro-organizzazione che usa un nome simile al nostro, creando molta confusione nell’informazione, ma che non ha alcun peso nelle iniziative e mobilitazioni e che appunto, come giustamente rilevate voi, non è in grado di mettere in piazza più di una ventina di persone. Le nostre mobilitazioni nazionali di piazza, quando le facciamo, muovono sempre migliaia (o decine di migliaia) di persone: ed è facile dimostrarlo.

3) Dire che è “merito anche, forse inconsapevole, dei Cobas” di aver posto la questione dell’Invalsi e della valutazione alla attenzione nazionale come mai era successo in precedenza, è una pessima “chiusa” di articolo, che non fa onore al vero, che contraddice il titolo e l’intero scritto e che é davvero ingiusta nei nostri confronti. Il merito è TUTTO nostro (non “anche”) ed è totalmente CONSAPEVOLE: le nostre tesi sono state le uniche, in questi anni, di radicale opposizione ai quiz Invalsi (e i motivi, lo ripeto, li trovate ben argomentati sul nostro sito http://www.cobas-scuola.it), il nostro lavoro capillare e assiduo (nonostate la dittatura sindacale vigente in Italia ci neghi persino il diritto di svolgere assemblee nelle scuole in orario di lavoro) in questi mesi ha toccato tutte le province e le città ed è stato l’unica fonte di informazione e di protesta; il lavoro verso i massmedia è stato altrettanto diffuso e ampio. Tutto in piena consapevolezza: come ritengo avvenga per i vostri articoli, di cui non dirò mai che siano”inconsapevoli”.

Grazie comunque dell’attenzione e buon lavoro

Piero Bernocchi, portavoce nazionale COBAS

11 maggio 2011

QUANDO A BOICOTTARE LE PROVE INVALSI SONO GLI STUDENTI …

Posted in adolescenti, famiglia, MIUR, proteste studentesche, scuola, Test InValsi tagged , , , a 12:03 am di marisamoles

Le Prove InValsi non sono state osteggiate solo dai docenti ma anche da alcuni studenti. Ma i dati dipendono dalle fonti. Secondo il MIUR, infatti, su un campione di 2.300 classi, solo 3 non hanno svolto il test Invalsi. Ma i dati diffusi dal Collettivo studentesco Senza Tregua sono altri: al liceo classico Orazio, ad esempio, il boicottaggio ha toccato la percentuale più alta di Roma, circa l’83%: su 130 studenti presenti nelle classi dell’istituto, 108 hanno consegnato in bianco.

Alcuni hanno strappato i codici di riconoscimento: fra i casi più eclatanti, quello del Socrate, dove i ragazzi di due classi «hanno strappato tutti i codici di riconoscimento, minacciati di denuncia da parte degli ispettori esterni e di provvedimenti disciplinari dalla scuola».

Un’intera classe di venti studenti dell’Istituto d’arte di Roma è stata sospesa per essersi rifiutata di compilare il test. La decisione è stata presa dal dirigente scolastico dell’istituto.

Se consideriamo che le classi interessate erano delle seconde, stiamo parlando di ragazzini di quindici anni. Così piccoli e già così influenzabili dai sindacati che li hanno indottrinati per bene. Probabilmente, però, non capiscono nemmeno i motivi della protesta. E immagino che le famiglie stiano a guardare.

[LINK della fonte]

10 maggio 2011

SCUOLA: TEST INVALSI NEGLI ISTITUTI SUPERIORI. SECONDO LA GELMINI TUTTO SI È SVOLTO REGOLARMENTE

Posted in Mariastella Gelmini, MIUR, politica, scuola, Test InValsi tagged , , , , , a 4:02 pm di marisamoles

Il grande giorno è arrivato: oggi, 10 maggio 2011, negli istituti superiori italiani si è svolta la famigerata prova InValsi, nonostante le polemiche e i tentativi di ostruzionismo portati avanti da qualche sindacato e da molti docenti avversi alla rilevazione curata dall’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema educativo di Istruzione e di formazione.

Due prove, una di Matematica e una di Italiano, più la compilazione di un Questionario personale per ogni allievo. Le prove, rigorosamente anonime, saranno corrette dal personale docente delle diverse scuole. Nessuna possibilità di sottrarsi ad un ordine di servizio che i Dirigenti Scolastici hanno diramato, sollecitati, a quanto pare, dal ministro Mariastella Gelmini.

«Sulla valutazione non si torna indietro. È il punto di partenza per avere una scuola migliore. In tutti i paesi più avanzati funziona così», ha dichiarato il ministro del MIUR, aggiungendo: «Quelli che boicottano i test sono pochi. Solo alcuni sindacati più radicali sono contrari». Insomma, la guerra dei sindacati, specialmente i Cobas, non ha prodotto alcun risultato. Un’azione di forza? Può darsi, ma chi credeva di opporsi rivendicando i propri diritti, legittimi tra l’altro, è rimasto con un palmo di naso.

Pochi, comunque, secondo il ministero, sono stati i Collegi dei Docenti particolarmente agguerriti: il 40% appartiene proprio agli istituti della Capitale tra cui i licei Mamiani, Montale, Cavour e De Chirico. Anche alcuni studenti, secondo il Collettivo Studentesco Senza tregua, si sono uniti alla protesta, la maggior parte negli istituti romani Giulio Cesare, Visconti, Virgilio, Socrate, Orazio, Albertelli, Pasteur, Aristotele e Aristofane.

A Milano, invece, tutto si è svolto con regolarità, sia nelle scuole cosiddette campione, sia in quelle dove i test sono stati somministrati dal personale docente interno. A questo proposito, c’è da precisare che, secondo le disposizioni dello stesso InValsi, la sorveglianza delle classi durante la somministrazione e la correzione dei test dovevano essere affidate a docenti non appartenenti alle classi interessate. Sarà stato così in tutte le scuola italiane?

La Gelmini ha sottolineato che con i test non c’è l’intenzione di punire alcun insegnante, ma solo la volontà di «apportare miglioramenti al sistema». L’intenzione è quella di estendere, fin dal prossimo anno scolastico, l’uso dei test «portando la prova anche alla Maturità, così come è accaduto all’esame di Terza Media. Una prova oggettiva all’esame di Stato serve anche per mettere un freno a quell’esplosione ingiustificata di 100 e lode che si registra ogni anno con distribuzione anomala sul territorio».

Un altro obiettivo che il ministero si propone è di introdurre, sempre dal 2012, all’esame di Terza una prova nazionale di Inglese e di estendere il test anche per «materie al di fuori dell’esame», a partire dalle Scienze nella scuola primaria.

È proprio il caso di dirlo: siamo nelle mani dell’InValsi … sia fatta la sua volontà.

[fonte: Il secolo XIX]

ARTICOLO CORRELATO: Le prove Invalsi s’han da fare. Sì, sì

AGGIORNAMENTO DEL POST, 14 MAGGIO 2011

L’Ufficio Stampa del MIUR rende noto che su un campione di 2.300 classi, solo 3 non hanno svolto il test Invalsi. Quindi la percentuale di classi che non hanno eseguito il test è pari allo 0,13%.

È logico quindi ritenere che, su tutto il territorio nazionale, la percentuale delle classi dove il test non è stato svolto sia dello 0,13%.

LINK

28 aprile 2011

SCUOLA: LE PROVE INVALSI S’HAN DA FARE. SÌ, SÌ

Posted in MIUR, scuola, Test InValsi, valutazione studenti tagged , , , , , , , a 10:11 pm di marisamoles


Da settimane, ormai, nelle scuole italiane si sta discutendo dei famigerati Test InValsi. In molti istituti, specialmente nell’ambito dell’Istruzione Secondaria di II grado, dove le prove InValsi si effettueranno per la prima volta, limitatamente alle classi seconde, c’è gran fermento e nei Collegi dei Docenti si discute, a volte animatamente, sull’eventualità di rifiutare quello che da molti è considerato come un inutile fardello. Insomma, queste prove InValsi non si vogliono fare, ovvero somministrare. Un termine decisamente sgradevole, manco si trattasse di dare un farmaco a quei poveri studenti le cui capacità, anzi competenze, si vogliono testare.

Sull’utilità, ovvero inutilità delle Prove elaborate dall’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e formazione ho già parlato in questo post. Né ho intenzione di tornare sull’argomento. Quello che mi preme trattare ora è l’obbligatorietà o meno della somministrazione delle suddette prove.

Molti istituti, come ho detto, sono in agitazione, sollecitati anche dalle proteste del Cobas e altre associazioni sindacali avverse a questo strumento di valutazione. In alcuni Collegi dei Docenti si è pure votata l’adesione o meno all’iniziativa. Qualche tempo fa, per l’esattezza il 20 aprile scorso, il MIUR, attraverso una nota firmata dalla dottoressa Carmela Palumbo, ha ribadito l’obbligatorietà della somministrazione dei test. (LINK)

Nella nota, tra le altre cose, si legge:
Riguardo alle modalità della rilevazione nazionale, come noto, il sistema prevede la somministrazione censuaria in tutte le classi individuate dalle direttive ministeriali (classe seconda e quinta primaria, classe prima e terza I grado, classe seconda II grado). Tra di esse sono state individuate, inoltre, alcune migliaia di classi campione, per le quali la rilevazione è gestita direttamente dall’INVALSI tramite osservatori esterni, che si occupano personalmente di somministrare e correggere le prove. […]
Per le classi non rientranti nel campione la somministrazione e la correzione delle prove è affidata alle scuole […] Alle singole istituzioni scolastiche verrà restituito un rapporto sui risultati degli apprendimenti, in forma strettamente riservata, aggregati a livello di classe […]

Va da sé che, escludendo le classi campione, le prove dovranno essere somministrate dai docenti della classe, ma non necessariamente i diretti interessati, ovvero gli insegnanti di Italiano e Matematica, discipline oggetto d’indagine che, però, logicamente dovranno sobbarcarsi l’onere della correzione dei test.

Su questi due punti i sindacati si sono scatenati: in primo luogo, un’attività non pianificata a livello collegiale viene imposta e sottrae il tempo-scuola alle varie materie e relativi docenti che, essendo in servizio, teoricamente non possono rifiutarsi di sorvegliare le classi; in secondo luogo, la correzione non rientra negli obblighi contrattuali, essendo la prova “calata dall’alto”, quindi i docenti avrebbero un onere in più, quello della correzione di prove di cui, per la maggior parte, non condividono la tipologia, né le ritengono un utile strumento di valutazione tout court, tanto meno sono da considerare utili alla valutazione formativa o/e sommativa.

A queste proteste il MIUR che risponde?
In linea di coerenza anche il piano annuale delle attività, predisposto dal dirigente scolastico e deliberato dal collegio dei docenti, ai sensi dell’art 28, comma 4, del vigente C.C.N.L non può non contemplare tra gli impegni aggiuntivi dei docenti, anche se a carattere ricorrente, le attività di somministrazione e correzione delle prove INVALSI.
Conseguentemente, ferma restando l’assoluta pertinenza sotto il profilo giuslavoristico con le mansioni proprie del profilo professionale, il riconoscimento economico per tali attività potrà essere individuato, in sede di contrattazione integrativa di istituto, ai sensi degli artt. 6 e 88 del vigente C.C.N.L..

Detto in soldoni: la correzione rientra tra le attività aggiuntive (leggi “straordinarie”), quindi retribuite, attraverso la contrattazione decentrata, attingendo al Fondo d’Istituto. Parrebbe un contentino per mettere a tacere i docenti scontenti. E invece no perché essi hanno comunque qualcosa da eccepire: se la correzione dei test è da considerare attività aggiuntiva, allora non può essere imposta. Giustissimo. C’è poi chi aggiunge che il FIS dovrebbe essere utilizzato per attività decise collegialmente e rientranti nel POF (Piano dell’Offerta Formativa). Anche questo è sacrosanto. Tuttavia, al ministero non importa molto, visto che, come d’abitudine, là i conti si fanno senza l’oste.

Ma il Collegio Docenti allora può deliberare la non somministrazione delle prove? No. La dottoressa Palumbo spiega:
Ovviamente anche le funzioni deliberative del collegio dei docenti devono essere esercitate nel rispetto del ruolo di concorso istituzionale che l’ordinamento scolastico assegna alle scuole nell’ambito del Servizio nazionale di valutazione.
Quindi apparirebbero quantomeno improprie le delibere collegiali che avessero ad oggetto la mancata adesione delle istituzioni scolastiche alle rilevazioni nazionali degli apprendimenti, non solo in quanto esorbitanti dalle competenze deliberative proprie del collegio dei docenti elencate dall’art. 7 del d.lvo. 297/94, ma soprattutto perché in contrasto con la doverosità delle rilevazioni.

A questo punto, converrebbe rassegnarsi. E invece no. Qualcuno obietta che la doverosità delle rilevazioni è tale solo per il MIUR e che se al Collegio è impedito di deliberare, si tratta proprio di un atto di forza al quale, a maggior ragione, bisogna opporsi. Viene lesa la libertà didattica, viene sottratto del tempo alle regolari lezioni, viene imposto un carico di lavoro in un periodo dell’anno in cui ce n’è fin troppo. Anche queste osservazioni sono legittime. Tuttavia, c’è un piccolo particolare che dovrebbe convincere gli incerti sull’impossibilità di rifiutare la somministrazione delle prove InValsi: esse sono obbligatorie per gli studenti, quindi i docenti non possono impedire loro di svolgerle.

A tagliare la testa al toro contribuisce l’avvocato dello Stato Laura Paolucci: in una lettera pubblicata sul sito dell’Ufficio scolastico regionale del Piemonte spiega che le prove sono obbligatorie per le scuole e il collegio dei docenti non ha nessun potere di deliberare in merito.

Non è la prima volta che la dott.ssa Paolucci interviene su questa spinosa questione. Già nel 2009, infatti, aveva chiarito, in una nota, che le prove quindi hanno una “vocazione” esterna alla singola istituzione scolastica, servono (devono servire, non possono servire che) ad operare riflessioni in termini sistemici (al fine di una successiva ed eventuale ricaduta su norme o azioni di carattere generale: ad es. programmi, indicazioni didattiche e metodologiche, benchmarking, ecc.). Precisa, inoltre che nessuna norma attribuisce questa competenza (diversa essendo la valutazione periodica dell’apprendimento e del comportamento degli studenti spettante ai docenti) alle istituzioni scolastiche. Né conseguentemente agli organi amministrativi (organi collegiali e dirigente scolastico) che tali istituzioni compongono né al personale docente a titolo “individuale”. Essendo, quindi, svincolato l’InValsi dalle istituzioni scolastiche ed essendo a tale istituto, e solo ad esso, demandato il compito di provvedere alla misurazione periodica degli apprendimenti nelle varie istituzioni scolastiche, secondo l’avv. Paolucci ne deriva che è metodologicamente scorretta sul piano giuridico l’impostazione della questione in termini di uso di discrezionalità da parte degli organi dell’istituzione scolastica: la questione, se affrontata in seno di collegio dei docenti, non dovrebbe essere proposta all’ordine del giorno né successivamente gestita come se quell’organo avesse un potere deliberativo in proposito. (per leggere l’intera nota della dott.ssa Paolucci CLICCA QUI)

Esaminata la questione nella sua complessità non mi resta che suggerire ai colleghi che non condividono la somministrazione delle prove: le fate svolgere, sorvegliate (perché l’orario di servizio va comunque rispettato), le raccogliete, fate un bel pacco e lo rispedite al mittente. Non mi pare di aver letto alcuna norma che possa ostacolare quest’azione. Forse all’Invalsi se ne faranno una ragione e il MIUR cambierà strategia.

8 marzo 2011

I DOCENTI PROTESTANO: NIENTE TEST INVALSI

Posted in Mariastella Gelmini, MIUR, scuola, Test InValsi, valutazione studenti tagged , , , , , , , , , , a 11:12 am di marisamoles

Ho già avuto modo di esprimere il mio parere sull’utilità o meno dei test InValsi. Tuttavia, la mia contrarietà era rivolta, in particolare, alla proposta avanzata dal ministro del MIUR, Mariastella Gelmini, di utilizzate i risultati dei test InValsi per la promozione del merito degli istituti scolastici.

Allora mi ero allineata all’opinione espressa dal professor Giorgio Israel, secondo il quale l’Invalsi deve restare rigorosamente fuori dalla valutazione dei docenti e anche l’ipotesi di fare degli utenti, cioè studenti e famiglie, i principali attori della valutazione della scuola e dei docenti, è una “scorciatoia illusoria” anche perché esposta a gravi errori. (LEGGI L’ARTICOLO)

Ora vengo a sapere che i Cobas propongono una specie di sciopero bianco, invitando i Collegi dei Docenti delle varie scuole a rifiutare la somministrazione dei test in questione. (QUI IL FAC SIMILE DELLA DELIBERA)
Fra le motivazioni si legge:

I test sono uno strumento solo apparentemente oggettivo (se decontestualizzati non possono che rilevare parzialità inficianti);
•veicolano una cultura frantumata e nozionistica (tutto il contrario di quanto si è andato affermando nella scuola: approfondimento, collaborazione, progettazione, verifiche mirate e articolate);
provocano ansia e agevolano solo alcuni, tagliando fuori i più abituati a contestualizzare, chiarire e approfondire;
•non tengono conto delle varie e diverse intelligenze;
•risultano avulsi rispetto alle progettazioni interne alle varie scuole (il modello uguale per tutto il territorio nazionale non può prevedere percorsi particolari);
•sono del tutto estranei alla nostra cultura e vengono, senza alcuna mediazione né contesto, importati dai paesi anglosassoni (che stanno cercando di liberarsene) e implementati forzosamente;
•diventano motivo discriminante tra classi e insegnanti;
•rischiano di fornire un quadro distorto della realtà “scuola”, nel momento in cui vanno ad influire sulla carriera e sulla dignità professionale degli insegnanti e mirano a valutare il merito degli studenti;
•il sistema nazionale di valutazione spinge a standardizzare l’insegnamento, uniformando le scelte didattiche alle richieste dei test, senza più tener conto delle caratteristiche del territorio, delle singole classi e dei singoli alunni, riducendo drasticamente il pluralismo nella scuola;
•Spingono i docenti a modificare la propria programmazione, elaborata sulla realtà concreta della classe, piegandola invece all’addestramento ai quiz

Ho già evidenziato in grassetto le parti sulle quali mi sento di concordare. Tuttavia, al di là della validità delle motivazioni che spingerebbero al rifiuto di questo tipo di strumento di valutazione, che certamente ha i suoi limiti, non mi sento di esprimere la condivisione del rifiuto della somministrazione dei test. Questo perché, a parte il fatto che non hanno mai fatto male a nessuno, la presa di posizione dei Cobas assume dei contorni che possono venir letti, specie da chi non ha delle specifiche competenze sul mondo della scuola, come l’ennesimo rifiuto dei docenti di farsi valutare. Perché, è innegabile, dai risultati del test InValsi si è sempre letta, tra le righe, l’efficacia o meno della didattica. Fatto questo che parte da presupposti errati in quanto, come già sottolineato nelle motivazioni espresse dai Cobas contro la somministrazione dei test, non è possibile prestar fede ai risultati scarsamente oggettivi e, soprattutto, difficilmente adattabili alle molteplicita dei contesti.

Detto questo, anche a costo di sottoporre i nostri studenti all’ansia da prestazione, di costringere i docenti ad allenare i discenti a superare i test, perdendo di vista le peculiarità dei singoli programmi e delle diverse azioni didattiche, sempre adattate ai singoli contesti, manifesto la mia decisa contrarietà alla mozione dei Cobas proprio perché non si pensi che la scuola italiana, e i docenti in particolare, ha il terrore di essere valutata.

Piuttosto, mi auspico che vengano elaborate, prima o poi, delle prove nazionali che si adattino alla specifica realtà della scuola italiana, anche se sarebbe in ogni caso assai difficile trovare uno strumento di valutazione che sia adattabile ad ogni singola scuola e regione.

20 dicembre 2010

GELMINI E SPERIMENTAZIONE DEL MERITO: ECCO PERCHÉ NO

Posted in Mariastella Gelmini, MIUR, riforma della scuola, scuola, Test InValsi tagged , , , , , , a 2:04 pm di marisamoles

Ormai è noto che la maggior parte delle scuole coinvolte nella sperimentazione del merito (su proposta univoca del ministro Mariastella Gelmini) ha deliberato, all’interno del Collegio dei Docenti, di non aderire alla proposta. Su diversi siti web compaiono elenchi di scuole che hanno detto no e in altri siti si riportano dei fac-simile di delibere.

Ecco, ad esempio, le motivazioni del no proposte dai Cobas:

 il rinnovato tentativo da parte del Ministero di introdurre nella scuola pubblica dei sistemi di valutazione del merito ha come scopo la diffusione della concorrenza (tra le scuole e all’interno personale docente) e la gerarchizzazione del personale;
 i singoli istituti verranno valutati in gran parte sulla base dei test Invalsi, i quali si sono dimostrati negli anni, del tutto inadeguati a misurare il livello di apprendimento degli alunni e del tutto estranei a valutare l’effettiva funzione della scuola nella crescita delle nuove generazioni;
 le verifiche esterne saranno effettuate da un team la cui “indipendenza” è tutt’altro che evidente e comprovata;
 verrà stilata una graduatoria tra le scuole e, cosa peggiore, individuata una fascia di migliori con una percentuale massima del 25%! (se le scuole fossero tutte allo stesso livello, su che base si dovrebbe scegliere chi fa parte del 25% dei fortunati?)
 verrà istituito un Nucleo ristrettissimo di persone atte a valutare il restante personale, imprimendo un duro colpo ai processi democratici decisionali interni alla scuola, accentrando sempre più i poteri nelle mani di pochi;
tale sperimentazione, se venisse attuata comporterebbe ripercussioni altamente negative per la dignità del lavoro docente, dell’insegnamento come lavoro collettivo e ancora di più per la didattica e lo sviluppo del sapere critico;

A ciò si aggiunga il fatto che la sperimentazione è sottofinanziata (come ho spiegato QUI) e le risorse sono derivate da parte dei risparmi ottenuti grazie ai “tagli” operati in seguito all’applicazione dell’art. 64 della Legge 133 (“tagli” attribuibili all’esigenza del risparmio stabilita da Tremonti piuttosto che dalla Gelmini stessa).
Di tutto questo ho già parlato in altri post; in particolare in questo avevo espresso le mie perplessità che, guarda caso, coincidono con quelle messe in evidenza dal fac-simile di delibera riportato sopra. L’unica cosa che, sinceramente, non mi aspettavo è questo coro di no; anzi, prevedevo una corsa al premio che, invece, non c’è stata. La cosa non può che farmi piacere perché denota la serietà dei docenti che sono stufi di essere presi in giro. Rimane, tuttavia, il sospetto che questa sia una presa di posizione puramente politica, come ho già detto altrove.

Dire no, almeno per me, non significa schierarsi. Qui non si tratta di essere o non essere d’accordo con questo o quel sindacato, non è una questione politica. Si tratta di essere obiettivi e di guardare il mondo della scuola “dal di dentro”, conoscendone le dinamiche. La non condivisione generale vorrà pur dire qualcosa. E non si tratta di concludere, in modo semplicistico, che la scuola italiana, e di conseguenza i docenti, non ha voglia di essere giudicata. La questione non è la valutazione in sé ma il modo in cui si pretende di valutare la scuola che non è un’azienda qualunque, dove chi è bravo e produttivo merita un premio e gli altri a casa. Perché nelle scuole ci sono tante variabili che condizionano i risultati, perché gli allievi costituiscono il “materiale umano” su cui si lavora, non plasmabile o adattabile alle esigenze del mercato. Perché se in Italia ci sono moltissime scuole che funzionano, le altre, quelle che funzionano un po’ meno, si ritroverebbero a fare le cenerentole, senza che nessuno si preoccupi di risollevarle da una condizione di debolezza che può dipendere, ancora una volta, da fattori esterni e dinamiche complesse che non sono necessariamente attribuibili all’incompetenza del corpo docente.

La non condivisione, dunque, non dev’essere letta come un “no perché no”. Piuttosto si deve ricercare la causa di questo no ed io la vedo, in particolare, nella volontà di calare dall’alto un progetto debole e non oggettivo, come dovrebbe essere, senza che nessuno abbia interpellato in primis chi lavora nella scuola e fa tutto il possibile perché non costituisca il fanalino di coda dell’istruzione europea e non europea.
La condivisione sottintende prima di tutto la conoscenza (non a posteriori, bensì a priori), e in secondo luogo la partecipazione. Gli insegnanti e le scuole chiedono di essere coinvolti in un processo che dovrebbe servire a migliorarsi, evitando tuttavia una classifica che si adatta alle canzoni della Top Ten. Noi non abbiamo nulla da vendere; i “nostri” banchi sono quelli su cui siedono dei giovani che hanno diritto di imparare per non essere gli ultimi della classe, non quelli del mercato dove si vende la frutta più bella che talvolta non è nemmeno la più buona.

[l’immagine è tratta da questo sito]

AGGIORNAMENTO DEL POST, 4 GENNAIO 2011

Mentre prosegue il dibattito fra e con i miei lettori, un esperto in materia, Giorgio Israel, stretto collaboratore del ministro Gelmini nell’ambito della formazione degli insegnanti, esprime la sua disapprovazione sugli strumenti di valutazione proposti dalla Commissione per assegnare l’ormai famigerato “premio al merito” che pare le scuole interpellate rifiutino con decisione.

Riporto sull’argomento, per brevità, un articolo apparso su Tuttoscuola.com in cui si fa un sunto della posizione di Israel, rimandando alla lettura, se interessa, dell’intero articolo che l’autore stesso ha pubblicato sul suo blog (LINK).

No alla valutazione dei docenti da parte di famiglie e studenti, e neppure da parte dell’Invalsi, come prevede la sperimentazione del Ministero: meglio affidarsi a organi ispettivi esterni.

Questa è la posizione espressa da Giorgio Israel, stretto collaboratore del ministro Gelmini in materia di formazione dei docenti, in un suo documento pubblicato nel sito della Gilda degli Insegnanti.

Le osservazioni formulate da Israel contrastano in maniera significativa con le conclusioni della Commissione che ha messo a punto il progetto di sperimentazione del merito, peraltro respinto dai docenti di molte delle scuole interessate. Secondo Israel l’Invalsi deve restare rigorosamente fuori dalla valutazione dei docenti e anche l’ipotesi di fare degli utenti, cioè studenti e famiglie, i principali attori della valutazione della scuola e dei docenti, è una “scorciatoia illusoria” anche perché esposta a gravi errori.

L’idea che la scuola sia un’azienda fornitrice di beni e servizi e che studenti e famiglie ne siano l’utenza è sbagliata: il sistema migliore di valutazione dell’istituto scolastico e dell’insegnante secondo Israel è quello affidato a competenti in materia, che sono gli ispettori e anche gli stessi insegnanti.

Più che test standardizzati servono relazioni dettagliate e libere nello stile e nei contenuti. “Quel che mi sembra fondamentale assumere come punto di vista”, sottolinea Israel – “è che il processo di valutazione deve essere inteso come un processo culturale e non come un processo manageriale

.

Sono particolarmente soddisfatta di pensarla come Israel e di aver fatto le sue stesse obiezioni. Ciò non fa che confermare che qualcosa della scuola ne capisco.

N.B. Anche se l’articolo di Israel è datato 20 novembre 2010, ne ho avuto notizia solo oggi. Lo sottolineo perché qualcuno non pensi che ne ho tratto ispirazione per il post e per i commenti, facendo mie le valutazioni sue.

29 novembre 2010

PREMIO AL MERITO PER I PROF? IL GRANDE BLUFF

Posted in lavoro, Mariastella Gelmini, MIUR, politica, scuola, Test InValsi tagged , , , , a 4:06 pm di marisamoles


Nel leggere le ultime notizie sull’annunciato premio al merito per i prof (ne ho parlato QUI), mi è venuta in mente la trasmissione televisiva, andata in onda nel 1996 e nel 1999 su Canale 5, in cui Luca Barbareschi ed altri vip, debitamente camuffati, facevano incursione in vari programmi Mediast, disturbandone la registrazione. Un programma esilarante in cui era sotto gli occhi di tutti quanto fosse diversa la realtà da ciò che semplicemente appariva.

Leggo su Tuttoscuola.com che i fondi destinati al famoso premio che spetterebbe ai docenti e alle scuole più meritevoli, annunciato per ora in via sperimentale, sarebbero di gran lunga minori rispetto a quanto fatto credere fino ad ora.
Siccome i numeri non sono mai stati il mio forte, onde evitare di rielaborare maldestramente gli articoli letti, mi limito a pubblicarne qualche stralcio (in corsivo), per far capire a chi mi legge come realmente stanno le cose.

Nell’articolo 64 della legge 133/2008 per la riforma e la razionalizzazione del sistema di istruzione c’è un passaggio in gergo burocratico, al comma 8, che nasconde una pesante insidia: “Al fine di garantire l’effettivo conseguimento degli obiettivi di risparmio di cui al comma 6, si applica la procedura prevista dall’articolo 1, comma 621, lettera b) , della legge 27 dicembre 2006, n. 296”. […] si guarda al comma 6 dello stesso articolo di legge e si ritrova la quantificazione dei risparmi di spesa per il triennio 2009-2011; una quantificazione che, in base al successivo comma 9 serve indirettamente a quantificare anche l’ammontare delle quote di risparmio, pari al 30%, destinate a premiare i docenti.

La legge finanziaria cui si fa riferimento è quella del 2007, firmata dall’allora governo Prodi. Questa legge prevede una procedura nota con il nome di “clausola di salvaguardia”, in virtù della quale i calcoli sarebbero da rifare. Il risparmio previsto per il biennio 2009/2010 sarebbe stato di 2.106 milioni (con conseguente quota virtuale del 30%, pari a 631,8 milioni da riservare alla premialità), ma che dai calcoli della Ragioneria Generale dello Stato risulta disponibile effettivamente per le finalità del 30%, a quanto sembra, una somma utile di 351 milioni, si deve constatare che i tagli di organico sono stati inferiori all’attesa e i risparmi mancati hanno fatto scattare la clausola di salvaguardia.

Secondo la clausola di salvaguardia, i quasi 281 milioni mancanti (631,8 – 351) avrebbero dovuto colpire il bilancio del Miur in capitoli vitali, invece, con tutta probabilità, si è scelto il male minore, dirottando gli effetti negativi sui contenuti del 30% che, in questo modo, ne è uscito con le “ossa rotte”, passando dal virtuale 30% al più modesto 16,7% dei risparmi da destinare al personale: persa quasi la metà.

Va da sé che il progetto sperimentale presentato dal ministro Gelmini non può disporre dei risparmi preventivati, in quanto il preventivo non aveva tenuto conto della famosa “clausola di salvaguardia”. Su Tuttoscuola.com si legge, quindi, che di quei 351 milioni risparmiati e disponibili effettivamente, 320 milioni sono destinati agli scatti di anzianità, lasciando alla premialità soltanto 31 milioni, pari al 5% di quel virtuale tesoretto di 631,8 milioni previsti due anni fa dall’art. 64 della legge 133/2008 e riservati esclusivamente a riconoscere la professionalità del personale scolastico.
Ma quei 31 milioni dovranno servire a premiare sia i docenti migliori sia le scuole meritevoli, riducendo ulteriormente l’ammontare finale del premio per gli insegnanti al 2-3% massimo dei risparmi di sistema ipotizzati inizialmente
.

E non è tutto, perché bisogna considerare anche i risparmi futuri: Per il prossimo biennio la legge prevede risparmi virtuali da destinare al 30% pari a 761,4 milioni e 956,4 milioni rispettivamente per il 2011 e 2012. Poiché è prevedibile che la metà di quelle somme attese non risulti disponibile e che sarà inevitabile confermare gli scatti di anzianità ancora una volta per gli insegnanti, di quel 30% che due anni fa era servito a compensare politicamente gli effetti spiacevoli della riduzione di organico probabilmente “non sarà rimasto che qualche brandello di muro”. La “svolta meritocratica”, se questi saranno i numeri, giocoforza dovrà aspettare tempi migliori (nel 2013?).

Nel precedente articolo, che ho linkato all’inizio di questo post, avevo concluso la mia riflessione sulla sperimentazione annunciata da MIUR per premiare i migliori docenti e le migliori scuole, con queste parole: Rimango dell’idea che sia una delle solite cose fatte all’italiana, senza capo né coda. Uno specchietto per le allodole. Niente di più.

Non vorrei aver fatto l’uccellaccio del malaugurio ma mi sa che avevo ragione.

[immagine da questo sito]

19 novembre 2010

SCUOLA: PARTE LA SPERIMENTAZIONE PER PREMIARE SCUOLE E DOCENTI

Posted in adolescenti, Mariastella Gelmini, MIUR, scuola, Test InValsi tagged , , , a 8:55 pm di marisamoles


Il MIUR ha pubblicato ieri un comunicato in cui si rendono noti due progetti sperimentali, elaborati da un Comitato Tecnico Scientifico (CTS) istituito dal ministro a febbraio, che porterà alla valorizzazione delle scuole e dei docenti meritevoli. Tale sperimentazione sarà finanziata con parte del 30% dei risparmi ottenuti grazie alla razionalizzazione delle spesa al netto delle risorse destinate al recupero per il personale docente degli scatti biennali e riguarderà, per ora, le scuole medie delle province di Pisa e Siracusa e i docenti che prestano servizio nelle città di Torino e Napoli e che volontariamente si sottoporranno alla valutazione delle professionalità e delle competenze dimostrate.

Ecco in che cosa consistono i due progetti sperimentali che saranno avviati nel corrente anno scolastico:

1. PROGETTO PER LA VALUTAZIONE DELLE SCUOLE
Le scuole saranno valutate prendendo in considerazione:
il livello di miglioramento degli apprendimenti degli studenti, individuato attraverso i test INVALSI;
una serie di indicatori (rapporto scuola-famiglia, rapporto scuola-territorio, gestione delle risorse, livelli di abbandono…) verificati da un team di osservatori esterni composto da un ispettore e da due esperti indipendenti che, al termine delle attività, proporranno una relazione complessiva.
Sulla base dei risultati ottenuti verrà formulata da una Commissione tecnica regionale una graduatoria finale.
Alle scuole che si collocheranno nella fascia più alta sarà assegnato un premio (fino ad un massimo di 70mila euro) da destinare esclusivamente al personale effettivamente impiegato nell’istituto durante il periodo di sperimentazione.
Contemporaneamente sarà avviato un monitoraggio sull’intera sperimentazione per analizzare i cambiamenti nelle scuole a seguito dell’introduzione dei meccanismi di valutazione.

2. PROGETTO PER PREMIARE I DOCENTI MIGLIORI
In ogni scuola verrà costituito un “nucleo” composto dal Dirigente scolastico, da due docenti eletti dal Collegio dei docenti e dal presidente del Consiglio di Istituto in qualità di osservatore. Il “nucleo” avrà il compito di valutare i docenti che hanno aderito volontariamente alla sperimentazione.
La valutazione farà riferimento a due elementi: curriculum vitae e documento di valutazione.
In aggiunta a questi elementi il nucleo dovrà considerare anche i risultati di indagini realizzate per rilevare l’apprezzamento dei docenti da parte dei genitori e degli studenti. Sperimentare l’utilizzo di indicatori dell’apprezzamento da parte di genitori e studenti costituisce un elemento qualificante della sperimentazione, poiché rende la valutazione più completa, significativa e soprattutto non autoreferenziale.
Gli insegnanti meritevoli saranno individuati e premiati entro aprile/maggio 2011.
E’ previsto un compenso pari ad una mensilità di stipendio.

Inoltre, una quota del 30% consentirà di rafforzare l’azione dell’INVALSI ed estendere ad altre materie e livelli scolastici l’utilizzo di test per la valutazione degli apprendimenti.

Da quando il ministro Gelmini si è insediata a Viale Trastevere non ha fatto altro che parlare di “merito”, sostenendo che, anche visti i risultati delle prove InValsi così differenti tra regione e regione nonché tra nord e sud dell’Italia, vadano premiate quelle scuole e quegli insegnanti che garantiscono un’istruzione di qualità. E questo mi sembra giusto, anche se, a rigor di logica, dovrebbe essere istituita anche una sorta di “multa” per penalizzare quelle scuole che, in assenza di oggettivi impedimenti, non riesce ad offrire agli studenti un’istruzione qualitativamente accettabile e al passo con i tempi. Ormai, infatti, il mondo del lavoro è talmente selettivo da rendere difficile la vita agli studenti più preparati, figuriamoci agli altri.

Rimango perplessa, tuttavia, riguardo agli strumenti di valutazione. Per le scuole, temo che si assisterà ad una “corsa al test InValsi“, nel senso che i docenti si affretteranno a proporre test simili, a livello di tipologia delle attività, tanto da creare una specie di studenti-automi che faranno quello e sempre quello, imparando anche tutti i sotterfugi per riuscire bene nelle prove e non far sfigurare i loro docenti. Probabilmente aumenteranno i casi di “ansia da prestazione” perché gli insegnanti scaricheranno su di loro la responsabilità del successo o dell’insuccesso. Settantamila euro non sono pochi e fanno gola a tutti, specie se insegnanti con uno stipendio assai modesto. Eh già, perché il premio alle scuole andrà al personale (e qui ci si potrebbe chiedere: personale docente o tutto il personale che opera nella scuola? nel comunicato, infatti, non si parla di docenti).
M’immagino già la gara fra istituti: premio ricco mi ci ficco! E, di conseguenza, la corsa per iscriversi nella scuola o nelle scuole premiate perché indubbiamente saranno le migliori.

Per quanto riguarda il premio al merito per i docenti, esprimo la mia perplessità sulla commissione che dovrà giudicarli: un “nucleo” composto dal Dirigente scolastico, da due docenti eletti dal Collegio dei docenti e dal presidente del Consiglio di Istituto in qualità di osservatore (per i meno esperti, il presidente del Consiglio d’Istituto è un genitore). Innanzitutto, non vorrei mai trovarmi nei panni dei docenti eletti dal Collegio (a proposito, saranno eletti su apposita candidatura a scrutinio segreto oppure tutti potranno essere eletti anche se non ne hanno alcuna velleità?): come si fa a giudicare un collega? Un conto è quando il Comitato di Valutazione deve esprimere un parere su un collega in prova (si presume giovane o comunque con minore esperienza) che, nel 99% dei casi, non sarà “bocciato”; un altro è valutare un collega sulla base del curriculum vitae (che vuol dire? quante lauree possiede? da quanti anni lavora? svolge altre attività? boh!) e soprattutto su un “documento di valutazione” non meglio precisato.
Minor timore mi incute la valutazione degli studenti e delle famiglie, purché il monitoraggio venga fatto con serietà, evitando domande del tipo: l’insegnante arriva in ritardo? spiega bene? sorride e rende piacevoli le lezioni? è obiettivo nelle valutazioni o vi tira il pacco appena gli state un tantino antipatici?

Insomma, questi progetti non mi entusiasmano. Onestamente mi aspettavo qualcosa di più, dopo mesi di lavoro da parte della Commissione Tecnica. Oppure, si tratta di notizie sommarie per cui i molti dubbi saranno chiariti ìn seguito.
Rimango dell’idea che sia una delle solite cose fatte all’italiana, senza capo né coda. Uno specchietto per le allodole. Niente di più.

LEGGI ANCHE L’ARTICOLO CORRELATO: Premi al merito per i prof? Il grande bluff

8 novembre 2010

CONFERENZA OCSE A PARIGI: COME CAMBIARE LA SCUOLA PER UN FUTURO MIGLIORE

Posted in adolescenti, attualità, Mariastella Gelmini, MIUR, Parigi, riforma della scuola, scuola, Test InValsi tagged , , , , , , , , , a 11:19 pm di marisamoles

Il 4 e 5 novembre 2010 a Parigi si sono riuniti i ministri dell’educazione dei 33 Paesi attualmente membri dell’OCSE, cui si sono aggiunti anche i rappresentanti di altri Stati (tra cui la Russia) candidati a far parte della prestigiosa organizzazione intergovernativa creata nel 1947 per promuovere la cooperazione e lo sviluppo economico tra le nazioni industrialmente più avanzate.
L’incontro aveva come tema Investing in Human and Social Capital: New Challenges. Ne è uscito un breve documento riassuntivo elaborato dalla presidenza a tre (Austria, Messico e Nuova Zelanda) ma condiviso da tutte le rappresentanze nazionali.

Quattro sono state le priorità individuate:
1. fronteggiare gli effetti della crisi sui sistemi educativi;
2. adeguare le competenze lavorative ai nuovi bisogni;
3. formare insegnanti preparati per il XXI secolo;
4. rafforzare le positive ricadute sociali dello sviluppo dei sistemi educativi.

Per quanto riguarda primo punto si è discusso principalmente sulla prevenzione della dispersione, obiettivo raggiungibile concentrando i piani di studio sulle competenze fondamentali e rendendo più efficaci i metodi di insegnamento e i sistemi di valutazione. Il tutto, in questi tempi di crisi, senza aumentare la spesa che ogni singolo Stato è disposto ad elargire sull’istruzione.

Per adeguare le competenze lavorative ai nuovi bisogni si è concordemente stabilito che sia necessario prevedere per tempo e anticipare i fabbisogni, procedendo all’adeguamento dei contenuti dei curricoli. Una scuola, quindi, che sia orientata verso l’ottimizzazione dell’apprendimento e che prepari gli studenti ad affrontare con un corretto bagaglio di conoscenze il mondo del lavoro.

Formare degli insegnanti preparati per il XXI secolo significa, innanzitutto, fornire gli strumenti attraverso i quali le nuove leve siano in grado di affrontare la sempre più difficile educabilità dei giovani di oggi e far sì che si riacquisti quel prestigio sociale dei docenti che ormai appare in declino. L’OCSE suggerisce di fronteggiare la situazione migliorando la formazione iniziale (per cui risulta di fondamentale importanza il tirocinio) ma soprattutto incrementando le opportunità di carriera dei docenti.

Quanto alle ricadute sociali del miglioramento dei sistemi educativi, che l’OCSE da tempo considera assai importanti (più produttività, minore criminalità, maggiore partecipazione e impegno politico, più tolleranza e così via), il documento insiste sulla necessità di sistemi più inclusivi e che offrano reali opportunità a tutti. Da questo punto di vista, conclude l’OCSE, non è sufficiente rafforzare le competenze di base (Literacy and foundation skills) ma è necessario valorizzare anche le competenze a carattere non cognitivo (non-cognitive skills) come la creatività, il pensiero critico, il problem solving e la capacità di lavorare in gruppo: competenze importanti sia per lo sviluppo economico che il buon funzionamento delle società.

Questo, dunque, l’intento programmatico dell’OCSE. Ma se guardiamo alla situazione italiana, al di là dei dati statistici, ci rendiamo conto che la nostra scuola, almeno sulla carta, ha già i requisiti per raggiungere gli obiettivi fissati nella riunione di Parigi: sulla prevenzione della dispersione si sta già facendo molto (anche a livello regionale con gli adeguati finanziamenti) e il riordino della secondaria di II grado ha già snellito molto i piani di studio, concentrandosi sulle competenze essenziali. Quanto al metodo d’insegnamento, sarebbe auspicabile una corretta formazione dei docenti (non solo delle nuove leve che avranno a disposizione il tirocinio), mentre per quanto concerne la valutazione, le prove elaborate dall’InValsi, già programmate per gli esami di stato della secondaria di I e di II grado, potrebbero fornire lo spunto per l’adozione, nell’insegnamento curricolare, di prove e modelli di valutazione simili. In questo modo si preparerebbero adeguatamente gli studenti ad affrontare quella tipologia di prove e, forse, i risultati sarebbero meno deludenti (specie in qualche regione d’Italia).

Quanto alle opportunità di carriera, il ministro del MIUR, Mariastella Gelmini, ha chiaramente e ripetutamente detto che un obiettivo da raggiungere al più presto è quello del superamento dell’avanzamento della carriera dei docenti esclusivamente sulla base degli scatti di anzianità, per lasciar posto al merito. I futuri insegnanti, poi, saranno formati attraverso il TFA (Tirocinio Formativo Attivo) e certamente più preparati ad affrontare le difficoltà e i disagi legati alla sempre maggiore “irrequietezza” delle nuove generazioni.

Rafforzare le competenze di base anche attraverso le abilità non cognitive nella scuola italiana è assai difficile: tutti gli studenti, ma anche i docenti, vorrebbero una scuola più creativa e collaborativa (con l’utilizzo di strategie diverse, ad esempio, attraverso laboratori teatrali, gruppi di studio basati sul cooperative learning, ovvero gruppi di auto-aiuto ecc. ecc.), ma i programmi stessi, troppo vasti ed onerosi, nonché “antichi”, impongono delle scelte obbligate senza lasciar troppo spazio all’inventiva. È questo, soprattutto, il limite da superare ma con la riforma della secondaria di II grado, che prevede una scuola innovativa in ambito didattico, ma con orari più stringati ed i programmi di sempre, il quarto obiettivo che l’OCSE si pone sarà molto difficile da raggiungere in Italia.

Non solo, dal punto di vista squisitamente didattico, non siamo preparati per la scuola del futuro ma costringiamo anche gli studenti più bravi ad espatriare. In un articolo del Corriere di qualche giorno fa si parlava della Scuola Galileiana di Padova, nata nel 2004, in collaborazione con la Normale di Pisa, allo scopo di formare un piccolo gruppo di giovani (solo 24 gli ammessi alla frequenza, scelti fra le miglior matricole dell’università veneta) puntando all’eccellenza. Ora si stanno laureando i primi studenti e il 95% di essi sono stati chiamati o hanno deciso di continuare i loro studi fuori dai confini nazionali. Il problema è che raramente tornano indietro. Quindi, l’istruzione in Italia non cura le eccellenze. È il sistema stesso, innanzitutto, a dover cambiare.

Questo significa che, nonostante le buone intenzioni, saremo sempre destinati a restare indietro … gli ultimi della classe, insomma.

[fonte Tuttoscuola.com]

Pagina successiva

Scelti per voi

Selezione di post che hanno attirato la mia attenzione scelti per voi dalla blogsfera

wwayne

Just another WordPress.com site

Diario di Madre

Con note a margine di Figlia

Scrutatrice di Universi

Happiness is real only when shared.

Like @ Rolling Stone

Immagini, parole e pietre lanciate da Mauro Presini

Dottor Lupo Psicologo-Psicoterapeuta. Battipaglia (SA)

Psicologo Clinico, Terapeuta EMDR di livello II, Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale, Terapia Metacognitiva Interpersonale.

Scaffali da leggere

Consigli di letture, recensioni e frasi tratte dai libri.

Willyco

in alto, senza parere

Macaronea

Considerazioni sparse di una prof di lettere.

Diemme - La strada è lunga, ma la sto percorrendo

Non è vero che sono invincibile, mi rompo in mille pezzi anche io...è solo che ho imparato a non fare rumore. *** Amami quando meno lo merito, che è quando ne ho più bisogno (Catullo) - Non sprecate tempo a cercare gli ostacoli: potrebbero non essercene. Franz Kafka —- Non è ciò che tu sei che ti frena, ma ciò che tu pensi di non essere. Denis Waitley -- Non c'è schiaffo più violento di una carezza negata

viaggioperviandantipazienti

My life in books. The books of my life

oןısɐ,ןןɐ ɐɯ ɐןonɔs ɐ opɐʌ uou

pagina a traffico illimitato, con facoltà di polemica, di critica, di autocritica, di insulti, di ritrattazioni, di sciocchezze e sciocchezzai, di scuola e scuole, buone e cattive, di temi originali e copiati, di studenti curiosi e indifferenti, autodidatti e eterodidatti, di nonni geniali e zie ancora giovani (e vogliose), di bandiere al vento e mutande stese, di cani morti e gatti affamati (e assetati)

Marirò

"L'esistenza è uno spazio che ci hanno regalato e che dobbiamo riempire di senso, sempre e comunque"

PindaricaMente

C'è una misura in ogni cosa, tutto sta nel capirlo (Pindaro)

Il mestiere di scrivere

CORSI DI SCRITTURA CREATIVA, ATTUALITA' EDITORIALE, DIDATTICA E STRUMENTI PER LA SCRITTURA

dodicirighe

...di più equivale a straparlare.

marialetiziablog

salviamolascuolaprimadisubito.com site

Studio di Psicoterapia Dr.ssa Chiara Patruno

Psicologa - Psicoterapeuta - Criminologa - Dottore di Ricerca Università Sapienza

Le Parole Segrete dei Libri

Una stanza senza libri è come un corpo senz'anima.

onesiphoros

[...] ἀλλ᾽ ὥσπερ ἄνθρωπος, φαμέν, ἐλεύθερος ὁ αὑτοῦ ἕνεκα καὶ μὴ ἄλλου ὤν, οὕτω καὶ αὐτὴν ὡς μόνην οὖσαν ἐλευθέραν τῶν ἐπιστημῶν: μόνη γὰρ αὕτη αὑτῆς ἕνεκέν ἐστιν. Aristot. Met. 1.982b, 25

Il ragazzo del '46

Settanta: mancano solo 984 anni al 3000.

Insegnanti 2.0

Insegnare nell'era digitale

la mutazione nella connessione

Prove di pensiero di GIOVANNI BOCCIA ARTIERI

Psicologia per Famiglia

Miglioriamo le relazioni in famiglia, nella coppia, con i figli.

Studia Humanitatis - παιδεία

«Oὕτως ἀταλαίπωρος τοῖς πολλοῖς ἡ ζήτησις τῆς ἀληθείας, καὶ ἐπὶ τὰ ἑτοῖμα μᾶλλον τρέπονται.» «Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità, e a tal punto i più si volgono di preferenza verso ciò che è più a portata di mano». (Tucidide, Storie, I 20, 3)

unpodichimica

Non tutto ciò che luccica è oro, ma almeno contiene elettroni liberi G.D. Bernal

scuolafinita

Un insegnante decente (CON IL DOTTOR DI MATTEO)

la fine soltanto

un blog e un libro di emiliano dominici (per ingrandire la pagina premi ctrl +)

ACCENDI LA VITA

Pensieri, parole and every day life

CRITICA IMPURA

LETTERATURA, FILOSOFIA, ARTE E CRITICA GLOBALE

Laurin42

puoi tutto quello che vuoi ( whatever you want you can)

LE LUNE DI SIBILLA

"Due strade trovai nel bosco, io scelsi la meno battuta, per questo sono diverso"(R.Frost)

Il mondo di Ifigenia

Svegliati ogni mattina con un sogno da realizzare!

Ombreflessuose

L'innocenza non ha ombre

Into The Wild

Happiness is real only when shared

Alius et Idem

No sabía qué ponerme y me puse feliz.

A dieta...

...ma con una forte passione per il cibo e le rotondità!

Le Ricette di Cle

Ricette collaudate per ogni occasione

Messaggi in Bottiglia

Il diario di Cle

OHMYBLOG | PAOLOSTELLA

just an other actor's blog

espress451

"In ogni cosa c'è un'incrinatura. Lì entra la luce" - Leonard Cohen

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: