16 gennaio 2014

UN BACIO AL GIORNO TOGLIE IL DENTISTA DI TORNO

Posted in amore, poesia, salute, scienza, spettacolo, Uomini e donne tagged , , , , , , , , , a 2:10 pm di marisamoles

Poco fa, appena aperta la posta ho trovato la notifica del nuovo post dell’amica blogger e poetessa Mistral (ombreflessuose) e casualmente la poesia di oggi s’intitola Storia di un bacio.

Casualmente, dico, perché tornando a casa da scuola alla radio ho sentito un servizio che parlava delle molte virtù dei baci. In realtà la notizia non è proprio fresca. Ne parlava Scienza & Salute qualche mese fa.

Baciarsi fa bene e doveva saperlo anche Catullo visto che il suo invito a baciarlo, rivolto a Lesbia, era parecchio estenuante:

Dammi mille baci, e poi cento,
e poi altri mille, e poi di nuovo cento,
e poi ancora mille, poi cento
. (carme 5, vv. 7-9)

… poi non stupiamoci che la leggiadra fanciulla l’abbia scaricato più volte durante il tormentato idillio.

Ecco in riepilogo le virtù salutari del bacio:
– il rilascio di dopamina ed endorfine che avviene mentre ci si bacia attenua l’emicrania
– rende più bella la pelle
– aiuta a tenere sotto controllo il colesterolo (acc… ora capisco perché ce l’ho sempre alto 😦 )
aiuta la linea, visto che con un bacio si consumano 12 calorie (hai voglia …)
riduce lo stress in quanto con il bacio si eviterebbe la produzione di cortisolo e verrebbe invece stimolata la produzione di ossitocina che fa bene all’umore
– un bacio è in grado di rafforzare il sistema immunitario, grazie allo scambio di anticorpi che avverrebbe fra i due partner.

Ma non è tutto: pare che baciarsi preserverebbe anche dalle carie. Al contrario di ciò che comunemente si crede (vale a dire, che le carie sarebbero “contagiose”), grazie allo scambio di saliva fra i due partner, i denti saranno più puliti dai residui di cibo e dai batteri che causano la carie.

Insomma, un bacio al giorno toglie il dentista di torno. Che vogliamo di più dalla vita? Forse qualcuno da baciare?

Approfitto per fare le congratulazioni al regista Paolo Sorrentino che con La grande Bellezza ha vinto il Golden Globe.
Voi direte: che c’entra con il bacio, i denti e le carie? Nulla, ma il video sotto il titolo è tratto da Nuovo cinema Paradiso, il film di Giuseppe Tornatore che, dopo aver ottenuto lo stesso premio, ha concorso per l’Oscar e l’ha vinto come miglior film straniero.
Forza, dunque, Sorrentino! Speriamo che il film segua le orme dell’incantevole pellicola di Tornatore.

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10 luglio 2013

SE L’ABITO NON FA IL MONACO E GLI SHORTS NON FANNO LA SGUALDRINA

Posted in adolescenti, donne, famiglia, figli, moda, società, spettacolo, Uomini e donne, violenza sessuale tagged , , , , , , , , , , , , a 6:37 pm di marisamoles

lato b
Da un po’ di giorni fa discutere sul web una riflessione dello scrittore Marco Cubeddu sulla moda femminile dell’estate: indossare gli shorts, non solo per andare in spiaggia, ma anche in città.
La perplessità di Cubeddu, che scrive sulle pagine del quotidiano Il secolo XIX, nasce dall’aver osservato che questo capo di abbigliamento è particolarmente amato dalle giovanissime. Così racconta:

Qualche settimana fa ero a Roma, per lavoro. Trascorrevo la pausa pranzo a Villa Borghese, sdraiato su una panchina. Quando, a un certo punto, sono stato travolto da una nube di “quartine” in shorts. Con “quartine”, a Roma, si intendono quelle di quarta ginnasio, cioè quattordicenni. Era appena finita la scuola. E le strade si sono riempite di ragazzine di 2a e 3a media. Non solo in shorts, ma anche in “minishorts” (il jeans arrivava molto più in alto della fine dei glutei). Alcune si toglievano le magliette e restavano in reggiseno. Altre, con le magliette bagnate per i gavettoni, il reggiseno non lo indossavano.

Qualche tempo dopo Cubeddu racconta l’episodio mentre è in compagnia di amici. Una delle donne presenti commenta: “non possono lamentarsi se poi le stuprano”.

Questa è la frase incriminata da cui subito Cubeddu prende le distanze osservando: Ovviamente, non esiste e non deve esistere nessuna giustificazione o attenuante per azioni tanto barbare.

Ecco, secondo me il punto è questo: non è l’abito che fa il monaco, quindi non sono gli shorts a fare le sgualdrine, ma è la mente malata di certi uomini il problema.

Io ho vissuto la mia adolescenza negli anni Settanta. Chi li ricorda, avrà notato che nella moda ci sono i corsi e ricorsi storici. E questa è l’estate del revival degli shorts, delle zeppe (che non piacciono agli uomini ma tanto a noi checcene …) e dei gonnelloni. Si va da un estremo all’altro: o troppo coperte o troppo scoperte, o rasoterra con le espadrillas o arrampicate sulle zeppe, preferibilmente quelle di corda. proprio come si usava negli anni Settanta e nel mio guardaroba e nella scarpiera avevo mezze dozzine di esemplari di ciascuna specie.

Ora sono certa che qualcuno dirà: ma erano altri tempi. Sicuramente: erano tempi in cui si poteva girare tranquillamente in shorts senza che uomini in calore ci sbavassero dietro. Si limitavano a guardare e ad apprezzare (chi non ha ricevuto almeno un complimento dai tanti militari di leva che allora giravano a frotte in città?). Guardare e non toccare, come il cartello che gli ortolani esponevano sulle merci fresche di giornata.

Erano altri tempi soprattutto per ciò che riguarda gli orari d’uscita delle giovanissime.
Cubeddu nel suo post si riferisce ad un’osservazione fatta a Villa Borghese in pausa pranzo. Credo che in quella circostanza le ragazzine in pantaloncini non avessero nulla da temere. Diverso è il discorso se parliamo di discoteca e uscite notturne.

Una cosa è incinfutabile: noi ragazzine degli anni Settanta non potevamo uscire la sera dopo cena, a meno che non fossimo accompagnate da persone adulte. Io ho un fratello maggiore di sei anni e spesso al mare, perché in città non era pensabile uscire la notte, mi era permesso andare con lui e i comuni amici (non che lui ne fosse felice, intendiamoci!).

Ora pare che le giovanissime abbiano tutti altri orari. Questo, tuttavia, dipende dall’educazione ricevuta in famiglia e dalla fiducia che si ripone nella prole, ovviamente. Io non ho figlie femmine ma ho avuto le mie belle gatte da pelare con i figli adolescenti che volevano uscire tutte le sere d’estate. Un vero e proprio braccio di ferro. Figuriamoci con le femmine …

Per convincere i genitori, le ragazze che fanno? A volte s’inventano accompagnatori più grandi e anche qui mi pare il caso di dire che ai miei tempi eventuali “accompagnatori” dovevano presentarsi ai genitori, preferibilmente ben vestiti e con modi gentili, e solo dopo lunga e attenta ispezione da parte della madre, più che da quella del padre, si poteva strappare un consenso che aveva, comunque, carattere eccezionale. Uno strappo alla regola, nulla di più. Ma ora? Ho l’impressione che questa eventualità sia da scartare perché verrebbe considerata una vera e propria onta da parte della ragazzina in questione che, con aria da vittima incompresa, sarebbe ben pronta ad obiettare: ma non vi fidate di me!

La maggior parte delle volte, però, l’opzione preferita è quella del “così fan tutte“. Quindi, se tutte le 14-15enni possono uscire la sera e andare in discoteca, che problema c’è? Il problema è che se tutte son pronte a dire che le altre possono, nessun genitore, a meno che non ingaggi un investigatore, sarà mai in grado di verificare che le altre mamme e gli altri papà permettono alle loro figlie di uscire la sera e fare le ore piccole.

belen shorts
Tornando all’abbigliamento, il problema basilare è, a mio parere, quello dell’imitazione.
La moda, si sa, è contagiosa. Se sulle pagine delle riviste (non solo, anche quelle dei quotidiani on line più seguiti) si vedono attrici e cantanti che vanno a fare shopping indossando short striminziti – comprese le neomamme come la Rodriguez che, tuttavia, credo sia più invidiata dalle mamme normali, quelle che a fine gravidanza si trovano ancora dieci chili da smaltire e una pancia che sembrano ancora al quinto mese, che imitata dalle ragazzine – è palese che quel capo d’abbigliamento sia il preferito dalle giovanissime. Se la moda fosse quella di andare in giro con il burqa, sarebbe lo stesso.

A questo proposito, Cubeddu osserva: Siamo così convinti che mettersi il velo sia prigione e i minishorts siano libertà? No, non lo siamo, almeno io non lo sono.
La questione è culturale: una donna che indossa il velo lo fa, nella maggior parte dei casi, perché costretta ma nello stesso tempo convinta che sia la cosa più giusta da fare. Dicono che il velo preservi da sguardi indiscreti e che garantisca alle donne la rispettabilità che meritano. Su questo si potrebbe discutere fino a domani ma è fin troppo evidente che i punti di vista sarebbero antitetici perché la cultura che abbiamo noi in occidente non collimerà mai con quella orientale, specie quella dei Paesi islamici.

Detto questo, mi chiedo: gli shorts sono sinonimo di libertà? Secondo me lo sono come qualsiasi altro capo di abbigliamento che scegliamo di indossare. Purché il luogo sia quello adeguato.
Ad esempio, come non approvo che i maschi si presentino a scuola con i bermuda, allo stesso modo non gradirei vedere le ragazze con gli shorts nei corridoi scolastici. Uso il condizionale perché in effetti non ne ho mai vista una. Se lo facessero (ammesso che il dirigente non ponga un veto come ha fatto qualcuno per i bermuda maschili e per i leggins indossati dalle femmine), più che di libertà si tratterebbe di provocazione. In quel caso l’abbigliamento verrebbe sentito come sfida e sarei quasi d’accordo con l’osservazione fatta dall’amica di Cubeddu.

Ma quando, qualsiasi sia la moda, ciò che si indossa viene portato con naturalezza, seguendo le tendenze, pur senza lasciarsi andare all’omologazione, e preferibilmente con buon gusto (insomma, con qualche chilo in più e la cellulite strabordante sarebbe il caso di rassegnarsi ai gonnelloni piuttosto che portare i pantaloncini), non si tratta di provocazione né di libertà. Non dobbiamo criminalizzare la moda né pensare che un abito sia più conveniente di un altro. I veri criminali sono quelli che vedono malizia dove non c’è e soprattutto pretendono di avere con la forza ciò che non si limitano a guardare e apprezzare.

[LINK della fonte; immagine da questo sito]

13 febbraio 2013

TRA SAN REMO E SAN VALENTINO IL PAPA C’HA MESSO LO ZAMPINO

Posted in Festival di Sanremo, spettacolo, televisione tagged , , , , , a 9:31 pm di marisamoles

papa ratzingerCom’è noto lunedì scorso Papa Benedetto XVI ha annunciato le sue dimissioni. Fatto inaudito, scioccante, epocale … e via, i commenti monopolizzano i media.

Non stiamo qui a discutere sul perché abbia scelto proprio l’11 febbraio. L’ultima ipotesi fantasiosa è quella che riguarda la somma dei numeri di tale data, 18, multiplo di 6, numero del diavolo. Ma va’ al diavolo … la disputa tra Gesù e il diavolo, tra l’altro, è stata oggetto di discussione da parte del teologo Ratzinger, ma non credo avesse in mente proprio questo.

La scelta della data ha un altro perché: tra San Remo e San valentino il Papa c’ha messo lo zampino. Grazie alla sua decisione ci ha salvati dall’uragano mediatico che puntualmente ogni anno proviene dalla cittadina ligure che del Santo porta il nome. San Remo è passato in secondo piano: prima viene il Papa, le sue dimissioni, tutti i quesiti che ora l’opinione pubblica si pone: come dovremo chiamarlo una volta lasciato il Soglio di San Pietro? E se si stabilisce nella piccola struttura conventuale all’intero dei giardini vaticani, incontrando il Papa, quello in carica, come si appelleranno a vicenda? Sua Santità a Eminenza? Sua Eccellenza per entrambi? E quando Ratzinger morirà, avrà diritto ad essere sepolto in San Pietro, assieme ai suoi predecessori?

luciana littizzettoPersino Bruno Vespa ha dedicato l’intera prima serata di lunedì alla rinuncia papale, relegando in seconda il festival canoro più famoso al mondo. Già, com’è San Remo ai tempi della spending review? Be’, il budget è quello che è, non ne poteva uscire un Sanremo migliore. Se non altro hanno risparmiato un bel po’ di stoffa per i vestiti della Littizzetto, anche se sarebbe stato meglio coprirle le gambe. Vabbè che i collant 250 denari (per fortuna anche qui abbiamo risparmiato qualche euro!) gliele coprono abbastanza ma in fatto di eleganza, lasciamo perdere.
Quand’è arrivata in carrozza si è visto benissimo che la fatina Smemorina ha fatto il lavoro a metà: ha trasformato la zucca in carrozza, i topini in splendidi cavalli bianchi ma la Lucianina l’ha lasciata così com’era. D’altronde le fate i miracoli non li sanno fare e nemmeno San Remo.

Anche gli ospiti sono decisamente modesti. Quel Crozza lì, ad esempio, non ha certo il carisma di un Benigni che se non altro come saltinbanco fa sempre la sua bella figura. E poi, si son mai sentiti fischi durante i monologhi del Roberto nazionale? Ma nemmeno in direzione del Celentano vestito Armani in limited edition, anzi exclusive edition stile raccolta differenziata. Ve lo ricordate? Il modesto smoking di Crozza sarà costato un decimo …

santo-san-valentinoPassando all’altro Santo, Valentino, il Papa dimissionario ci ha salvato dai servizi di rito dei tiggì: quanto spenderanno in media gli innamorati fra fiori, regali, cene a lume di candela? Che regalo fare al proprio amore per non ripetersi, specie se la coppia è di lunga data? E quali versi scegliere per omaggiare l’amore della propria vita, o quanto meno pro tempore ché l’amore, si sa, non è più eterno? Ratzinger ci ha salvato anche da questo. Pensate un po’ quale vantaggio insperato ha avuto la rinuncia papale.

Papa Benedetto XVI, secondo me, sarà pur sempre il Papa (se Berlusconi continua ad essere Presidente e lo sarà a futura memoria), San valentino è pur sempre San Valentino, ma San Remo non è più San Remo, hanno eliminato pure lo storico stacchetto: San Remo è sempre San Remo. L’avete notato?

E dire che non volevo scrivere nulla su Sanremo quest’anno. A pensarci bene, però, il post è sul Papa … e sui santi.

10 dicembre 2012

CARA LUCIANA, HAI ROTTO TU …

Posted in politica, Silvio Berlusconi, spettacolo, televisione tagged , , , , , , , , , a 5:24 pm di marisamoles

«Considero più che legittima la satira, inclusa quella politica. Ma l’insulto no, non è tollerabile. Ciò che ha detto Luciana Littizzetto su Berlusconi, mi chiedo, è satira o è politica?». Così Antonio Verro, consigliere di amministrazione Rai in quota Pdl,commenta lo sbotto della Littizzeto durante la trasmissione condotta da Fabio Fazio, “Che tempo che fa”.

Allora, diciamolo: la Littizzetto non mi piace, è volgare, non fa più ridere perché dice sempre le stesse cose (sai che novità questa sul cavaliere!), e onestamente mi chiedo perché la gente continui ad applaudirla … sempre che non si tratti semplicemente di un obbligo per chi si trova in sala.

Così continua Verro: «Far ridere con la volgarità è la cosa più semplice del mondo. Ma chi fa spettacolo ha una grande responsabilità nei confronti del pubblico. E certi divi troppo pagati, naturalmente mi riferisco anche alla Littizzetto, rischiano di dimenticare quale sia il loro vero ruolo e si trasformano in predicatori. Tutto questo non è tollerabile così come non è concepibile offendere in diretta televisiva non solo un esponente politico ma anche quegli spettatori che pagano il canone di un servizio pubblico e magari fanno parte dell’elettorato di centrodestra. Io rispetto le idee della signora Littizzetto, diametralmente opposte alle mie, ma non posso accettare che il servizio pubblico diventi il megafono delle sue posizioni».

Ora, l’offesa gratuita non mi piace. La satira nasce nei tempi antichi per prendersi gioco dei vizi delle persone, affinché si riflettesse su determinati atteggiamenti che non era proprio il caso di imitare. Ma la satira antica non si è mai ridotta alla volgarità tout court e l’abilità di chi la praticava stava proprio nel mettere in ridicolo la vittima designata. Vale a dire, l’attenzione era tutta rivolta sul soggetto preso di mira perché l’efficacia comunicativa stava appunto nello spostare l’attenzione da chi lanciava le sue frecciate a chi le riceveva.

Analizziamo, dunque, la battuta della Littizzetto. Dice che Berlusconi ha rotto il ca@@o, più o meno. Insomma, il discorso è più articolato ma il succo è questo. Ora, possiamo pure concordare, credo proprio che il pensiero della “comica” possa essere condiviso da molti, forse dalla maggior parte dei cittadini, ma il problema è che nella comunicazione la “signora” ha spostato l’attenzione dal “lui” al “noi” (cioè “loro”, soggetti non identificati). A questo punto, visto che il disagio è suo/loro (pure nostro, se vogliamo), l’effetto comunicativo è pressocché nullo. Voglio dire, lui continuerà per la sua strada, senza percepire disagio alcuno, e lei/loro (noi) sentirà/sentiranno (sentiremo) lo stesso disagio di prima.

Quindi, cara Lucianina, oltre che volgare la tua satira è anche poco efficace. Uno sfogo, nulla di più. Se la televisione di Stato, che ci piaccia o no, ti lascia ampio spazio per le tue esternazioni, cerca almeno di essere meno volgare e meno ripetitiva, oltreché poco originale. Sai quanti prima di te l’hanno detto o pensato?

2 ottobre 2012

IL CASO ENZO TORTORA IN TV E LO SPOT INFELICE

Posted in pubblicità, spettacolo, televisione, vip tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , a 6:57 pm di marisamoles

Non so chi di voi abbia visto la fiction in due puntate sul caso di Enzo Tortora, il popolare presentatore accusato e condannato ingiustamente per associazione camorrista e spaccio di stupefacenti. Anzi, so per certo che l’ha visto Quarchedundepegi perché ne ha parlato in questo suo post. Dice che l’ha rattristato e che l’ha fatto riflettere sulla Giustizia italiana. Condivido pienamente. Non ho trattenuto le lacrime quando, verso la fine, è stato trasmesso uno spezzone originale della puntata di Portobello che il conduttore ha affrontato da uomo libero, dopo l’assoluzione in Appello, confermata in seguito dalla Cassazione. Purtroppo, come si sa, breve fu la sua vita in seguito, troppo breve per godersi appieno la libertà agognata e per poter dimenticare i mesi di carcere seguiti dagli arresti domiciliari che gli furono concessi per sopraggiunti problemi di salute. Dopo quell’esperienza si ammalò di tumore per spegnersi all’età di sessant’anni.

Bravo Ricky Tognazzi, protagonista e regista, ma brava anche Carlotta Natoli, più portata forse per i ruoli comici ma nella sua interpretazione dell’amatissima sorella di Tortora, Anna, ci ha offerto una prova d’attrice al di sopra delle più rosee aspettative.

Non voglio dilungarmi troppo sulla fiction che mi è piaciuta ma non è stata il massimo. Ho apprezzato di più, se devo essere sincera, la miniserie su Walter Chiari interpretata magistralmente da Alessio Boni. Tognazzi mi è sembrato un po’ modesto, o forse dipende dal fatto che, come lui stesso ha dichiarato, non era sua intenzione imitare Tortora ma farne una sua personale reinterpretazione a beneficio dei giovani che non conoscono la sua storia.

Le vicissitudini giudiziarie del popolare presentatore sono invece ben note a noi adulti. Sembra incredibile che sia stato architettato un piano ad hoc, con la complicità dei maggiori capi camorra, ai danni di una persona onesta, apparentemente senza alcun motivo.
Come si ricorderà tra i principali accusatori di Tortora c’era il camorrista “pentito” Giovanni Melluso, detto “Gianni il bello”, lo stesso che nel 1985 accusò Walter Chiari di spaccio di cocaina, assieme al cantautore Franco Califano. Il popolare comico e presentatore venne prosciolto in istruttoria.

Insomma, lo stesso Melluso segnò la vita di due grandi della tv italiana.

Non so se avete fatto caso, ma alla fine della fiction su Tortora, lo sponsor era … calzature Melluso.

Ma come si fa, dico io, ad accettare che una ditta omonima del principale accusatore di Enzo Tortora sponsorizzi la miniserie in due puntate? Una scelta davvero infelice.

8 settembre 2012

MISS ITALIA 2012: IL CASO DI NAYOMI ANDIBUDUGE, “STRANIERA” NATA IN ITALIA

Posted in donne, integrazione culturale, spettacolo, televisione tagged , , , , , , , , , a 2:23 pm di marisamoles


Nayomi Andibuduge è nata in Italia, a Roma, città in cui vive, da genitori provenienti dallo Sri Lanka. Il padre Reymond vive nella Capitale da 30 anni, e la mamma, Sandhya, da 20. Nayomi, per legge, può richiedere la cittadinanza italiana ora che da poco ha raggiunto la maggiore età. Può farlo ma lei lo ritiene ingiusto, pensa che chi, come lei, è nato in Italia e nel nostro Paese è sempre vissuto, dovrebbe poter godere di un diritto acquisito e non a richiesta.

Nayomi partecipa a Miss Italia 2012 ma nella sezione speciale che quest’anno Patrizia Mirigliani, che ha seguito le orme del celebre papà, patron del concorso, ha voluto dedicare alle ragazze che sono nate in Italia oppure ci vivono da tempo. Per la bella ragazza dello Sri Lanka, tuttavia, questa viene considerata una magra consolazione. Lei si sente italiana a tutti gli effetti: perché non può concorrere per il massimo titolo, perché non potrà mai diventare, o almeno sperare di diventarlo, Miss Italia?

Così la ragazza decide di scrivere una lettera al Presidente della Repubblica Napolitano. Uno sfogo, niente di più. Ormai i giochi sono fatti e le regole non possono essere cambiate. Ma la lettera di Nayomi deve far riflettere sull’assurdità di una legge che non considera dove una persona vive dalla nascita ma da dove vengono i genitori.
Per quanto riguarda il concorso di Miss Italia, non dimentichiamo la discussa elezione di Denny Mendez nel 1996, appena diciottenne. Nonostante vivesse nel nostro Paese soltanto da 7 anni, proveniente da Santo Domingo, riuscì ad indossare la corona della più bella d’Italia perché naturalizzata italiana. Come mai, mi chiedo, sia possibile che una ragazza come Nayomi, nonostante sia nata qui, sia esclusa dal concorso per il massimo titolo, cosa che invece fu permesso a Denny?

Ecco il testo della lettera scritta al Presidente Napolitano.

Illustrissimo Presidente,

mi chiamo Nayomi Andibuduge, sono una ragazza che in questi giorni sta partecipando al Concorso di “Miss Italia” a Montecatini. Ho diciotto anni e sono nata a Roma. E non ho la cittadinanza italiana, cittadinanza che vorrei invece avere “di diritto” essendo nata in Italia da genitori dello Sri Lanka che da decenni vivono nel Vostro (nostro) Paese.

Pur senza esserlo secondo le attuali leggi dello Stato, mi sento italiana a tutti gli effetti, vivo una vita normale e sono perfettamente inserita nel tessuto sociale di Roma, città che amo ed in cui vivo. A Montecatini, nella sezione di “Miss Italia nel mondo” ho avuto modo di incontrare altre ragazze che – come me – parlano alla perfezione l’italiano, studiano, lavorano e progettano una vita da costruire proprio qui nel Vostro (nostro) Paese.

Io e le altre 22 ragazze che, pur non essendo nate in Italia, mi accompagnano nell’avventura di Montecatini vorremmo poter essere considerate italiane, capaci di fornire con senso civico e morale un apporto, impegnandoci a migliorare il Paese che verrà, che sentiamo come nostro, moderno e cosmopolita.

La ringrazio, Signor Presidente, per la Sua cortese attenzione e Le invio i migliori saluti. Nayomi Andibuduge

[LINK della fonte]

12 marzo 2012

OSCAR TV: BELEN SFOGGIA UNA NUOVA FARFALLINA, RITIRA IL PREMIO E SE NE VA

Posted in donne, Festival di Sanremo, spettacolo, televisione, vip tagged , , , , , , , , , , , , , a 4:59 pm di marisamoles


Al 52° Premio Regia Televisiva, presentato da Carlo Conti e trasmesso su Rai 1 dal Teatro Ariston di Sanremo, Belen Rodriguez è stata premiata assieme a Simone Annichiarico per “Italia’s Got Talent”. La showgirl ha sfoggiato un nuovo tatuaggio il cui soggetto è ancora “farfalle”.

Durante la prima serata del Festival avevamo visto la farfallina inguinale che aveva destato tante chiacchiere, soprattutto molta curiosità rivolta ad un capo di biancheria intima che la bella sudamericana sembrava non indossare. Ieri, sempre all’Ariston pare fosse senza reggiseno ma l’abito, almeno sul davanti era castigatissimo. L’acconciatura, con coda laterale (orribile a pare mio), lasciava però libera la schiena su cui sfoggiava il nuovo tatuaggio. Siccome, però, le telecamere non la inquadravano da dietro, Carlo Conti, con finta nonchalance, ha fatto di tutto per regalare a milioni di telespettatori la vista del tattoo di Belen, facendola voltare.

Mentre gli altri protagonisti di spettacoli e fiction televisivi si sono sorbiti l’intera serata, la Rodriguez ha pensato bene di defilarsi: appena ritirato il premio, infatti, se n’è andata, ansiosa di volare tra le braccia del suo bello (si fa per dire).

A proposito di Corona e Belen, la più bella battuta della serata l’ha fatta, com’era prevedibile, la brava Geppi Cucciari, premiata come personaggio televisivo dell’anno, spiazzando le superfavorire Maria De Filippi e Antonella Clerici. Sul palcoscenico dell’Ariston Geppi ha dato nuovamente prova della sua irresistibile comicità, dopo la serata del festival in cui ha affiancato Gianni Morandi nella conduzione della gara canora. Facendo notare di avere un abito con spacco laterale, simile a quello indossato da Belen al festival, chiede che le sia riconosciuta la gamba più lunga della fedina penale di Corona.

[foto da IoDonna, Corriere.it]

27 febbraio 2012

IN UNA FICTION SU RAI 1 RIVIVE WALTER CHIARI, FINO ALL’ULTIMA RISATA E OLTRE

Posted in spettacolo, televisione, vip tagged , , , , , , , , , , , , a 4:53 pm di marisamoles


Già osservando i trailer che da settimane vanno in onda su Rai 1, a tutte le ore, confesso che mi sono commossa. Non solo per la straordinaria somiglianza dell’attore che ne interpreta il ruolo, Alessio Boni, ma anche e soprattutto per la commozione di “rivedere” sullo schermo televisivo il mitico Walter Chiari.

Per chi ha la mia età e ha “vissuto” in prima persona la tv degli anni 60-70, con i suoi varietà che potevano davvero definirsi tali, la fiction, di cui ieri sera è andata in onda la prima puntata, rappresenta un momento commovente di rievocazione attraverso un personaggio che sapeva conquistare il pubblico televisivo. Un comico sui generis, se vogliamo, con quella capacità di ridere spontaneamente ma in modo discreto, mai sguaiato, accompagnata dall’ironia e dal ghigno, a volte sardonico, che l’attore Boni ha saputo riprendere alla perfezione e quella voce da trombone che sembra impossibile possa rivivere, uscendo dalle labbra di un attore che ha spesso un tono molto più delicato e sommesso.

Per sua stessa ammissione, Alessio Boni ha studiato meticolosamente il personaggio, attraverso la visione di ore ed ore di materiale televisivo. Complice anche la consulenza del figlio che Chiari ebbe da Alida Chelli, Simone Annicchiarico – conduttore televisivo, attualmente in onda il sabato sera, affiancato da Belen Rodriguez, nel programma di Canale5 “Italia’s got talent” – che compare in un cammeo all’inizio del film, ne è uscita una fiction credibile, un buon prodotto che rende merito alla poliedricità del personaggio Chiari e allo stesso tempo rappresenta la vita sospesa tra commedia e dramma dell’uomo Walter.

Insomma, a me è piaciuta anche se le vere protagoniste, almeno nella prima parte, sono state le donne: dalla “compagna” degli esordi Sophie (interpretata da Karin Proia), colei che scoprì il talento comico dell’allora operaio all’Isotta Fraschini, passando attraverso Lucia (interpretata da Caterina Misasi) che lo accompagna nei primi passi sulla via del successo, fino ad Alida (interpretata da Dajana Roncione) che diventerà sua moglie, nonché la madre del suo unico figlio, e lo accompagnerà nei difficili momenti del carcere. E poi la grande amicizia con Valeria (interpretata da Bianca Guaccero), l’innamorata che saprà farsi da parte vedendo il “suo” Walter attorniato da splendide donne, come Ava (interpretata da Anna Drijver), l’unico grande amore della sua vita, per sua stessa ammissione.

Walter Chiari sapeva far ridere senza essere volgare, lo sapeva fare puntando sull’espressività oltre che sulla parola, mai triviale. Se penso ai comici di oggi, quelli di Zelig o di Colorado Caffè, che puntano sul linguaggio scurrile per suscitare il riso, comprendo che forse oggi la comicità di Chiari può essere considerata obsoleta. Eppure le gag con Carlo Campanini, quelle di “Vieni avanti Cretino”, e la scenetta del famoso quanto inesistente sarchiapone sono rimasti nella storia della tv. Potranno mai i comici moderni far parlare di sé anche a distanza di trenta-quarant’anni?

http://video.google.com/videoplay?docid=-4488094706737567824

[foto da tvblog]

AGGIORNAMENTO DEL POST

Confesso che a me la seconda puntata della fiction su Walter Chiari non è piaciuta un granché. MI sembra si sia insistito un po’ troppo sul dramma di una star, ormai prossima al declino, che non riesce a cambiare nemmeno di fronte al fallimento. Non conosco tutti i risvolti della travagliata vita del comico veronese, ero solo una ragazzina quando fu travolto dallo scandalo della cocaina che lo danneggiò non solo nella vita professionale ma anche e soprattutto in quella personale.
Tutto ciò, senza nulla togliere alla bravura di Alessio Boni che, se vogliamo, è stato ancora più grande nella seconda parte del film, rappresentando Chiari in bilico tra dramma e commedia, quella che per lui, nonostante tutti, ancora caratterizzava la sua vita.

Rimango un po’ male, però, nel leggere la critica di Aldo Grasso, con il quale mi trovo quasi sempre d’accordo, pubblicata sulle pagine de Il Corriere, con un titolo che suscita quantomeno perplessità: La caricatura di Walter Chiari, una sofferenza guardarla.
Il critico televisivo, una delle voci più autorevoli in quest’ambito, esordisce con queste parole:

Per chi ha profondamente amato Walter Chiari, l’artista più che l’uomo, la biografia interpretata da Alessio Boni è stata una vera sofferenza. Per dire l’accuratezza con cui hanno lavorato gli sceneggiatori: quando viene arrestato nel 1970 dalla Guardia di Finanza per spaccio di droga e portato in carcere, Chiari-Boni grida: «Questa non è giustizia, è giustizialismo». Ora in quell’anno, come attestano i dizionari, con «giustizialismo» si definiva la dottrina politica del presidente dell’Argentina Perón. Ma è tutto così, alla ricostruzione si è preferito la caricatura.

Credo che in questo caso Grasso abbia cercato un po’ il pelo nell’uovo. Ma la sua è una stroncatura convinta, dato che continua: Fino all’ultima risata» è una rivisitazione superficiale e maldestra. E dire che con tutto il materiale di repertorio che esiste su uno dei più grandi entertainer dello spettacolo italiano era quasi impossibile costruire una fiction così brutta. Ci sono riusciti.
Fortunatamente almeno assolve l’attore protagonista, pur trovando nella sua interpretazione un diffettuccio: L’unico a salvarsi è Alessio Boni, fin troppo, però, sprofondato nella parte.

Si era detto che Simone Annicchiarico, il figlio che Chiari ebbe da Alida Chelli, è stato uno dei consulenti della fiction e che con la sua supervisione era stata messa in scena la vita del padre. Ebbene, sempre dalle pagine de Il Corriere, anche Annicchiarico non risparmia le critiche che lasciano di stucco, puntando il dito sulla seconda parte in particolare:

La seconda parte, dico: quello non è Walter Chiari. […] La prima parte è Walter, la seconda è Lenny Bruce. Se nella prima puntata l’85 per cento delle cose sono vere e il restante 15 è romanzato, nella seconda è esattamente il contrario: l’85 per cento è inventato.
E continua: È un iper-mega-romanzo. Ne esce fuori un uomo fallito, dominato da brutti demoni, mentre lui era di un’allegria contagiosa, aveva un sacco di persone intorno. Tutto il contrario di quello che si è visto lì.

Di fronte a queste esternazioni viene spontaneo chiedersi: e allora, quale ruolo ha avuto Simone nella realizzazione della fiction? Anche nei titoli d’apertura era messo bene in evidenza il suo nome e cognome, accompagnati dalla didascalia: con la consulenza di …
Le uniche parole di elogio le riserva ad Alessio Boni che, pur essendo stato strepitoso, non era l’unico bravo attore nella fiction: Alessio Boni è straordinario, da fargli un monumento per quanta dedizione ha messo nel personaggio.

19 febbraio 2012

CELENTANO A SANREMO: PREDICATORE SENZA SAIO MA CON UN ABITO ARMANI DA 15MILA EURO

Posted in Festival di Sanremo, spettacolo, televisione, vip tagged , , , , , a 6:05 pm di marisamoles

Più penso che si debba voltare pagina – ormai Sanremo è finito, basta con sermoni, farfalline, slip invisibili, vincitori discutibili … – e meno mi trattengo dallo scrivere post su quest’ultima kermesse musicale, si fa per dire, che ha fatto parlare tanto di sé, come nelle migliori tradizioni sanremesi.
Complice l’influenza, ho avuto modo di sorbirmi tutte e cinque le serate del festival e ho tempo per leggere su più testate giornalistiche i commenti all’indomani della finale. Molte notizie impongono una riflessione; tra le tante, ne scelgo una che ha come argomento centrale, guarda un po’, gli interventi di Adriano Celentano sul palco dell’Ariston.

Non starò qui a parlare dell’intervento di ieri (poteva scusarsi con chi ha precedentemente offeso ma non l’ha fatto, ce ne dobbiamo fare una ragione), non tirerò fuori, per l’ennesima volta, la questione del compenso esorbitante richiesto (e francamente non me ne frega niente se poi l’ha dato in beneficenza, sono anche soldi miei e se voglio aiutare chi ha bisogno non devo certo rendere conto al signor Celentano), non ho nemmeno alcuna intenzione di criticare i suoi sermoni su Dio e il Paradiso (se proprio vuole sapere com’è, si legga la Commedia di Dante, anche l’Inferno già che c’è, ma non lo chieda ai preti perché loro non sono né San Paolo né Enea e nemmeno Dante stesso, nell’Aldilà non ci sono stati. E’ chiaro?!). Niente di tutto questo (non so se avete notato la falsa reticenza … sto parlando della figura retorica, ovviamente). Voglio solo fare una riflessione scaturita dalla lettura di una notizia in cui si riporta il costo dell’abito di scena di fra’ Celentano da Galbiate: 15mila euro. Sì sì, proprio 15.000 (metto gli zeri così rende meglio l’idea).

Il predicatore sanremese ha, infatti, preteso un abito confezionato su misura per lui da Armani per la modica cifra di 15mila euro. Ciò mi impone una duplice riflessione: sull’effetto dell’abito e sul suo costo.

Io credo che con quella cifra una famiglia di tre persone possa campare alla grande per un intero anno. Certo, gli abiti se li dovrebbero acquistare al mercato, senza strafare (10 euro per capo, non di più e non troppo spesso). Perché mai, caro Adriano, non sei andato tu al mercato per acquistare un abito sottocosto e non hai aggiunto quei 14.900 (con 100 euro al mercato ti rifai il guardaroba, comunque) euro alle altre migliaia di euro che hai preteso come compenso e che hai poi destinato alla beneficenza?

La seconda riflessione è sull’abito. Quando l’ho visto, devo dirlo sinceramente, ho pensato: “Vieni qui, caro Adriano, che vediamo se c’è qualche vestito vecchio di mio marito che magari te lo regalo!”. Insomma, volevo fare anch’io un po’ di beneficenza. Nello stesso tempo, tuttavia, ho ammirato la coerenza di quest’uomo: stai predicando Dio e Gesù e ti vesti in modo dimesso perché vuoi dare l’esempio. Più che giusto. Un saio sarebbe stato meglio ma l’abbigliamento scelto mi è sembrato adeguato.

Quando ho letto il costo di quel capo di abbigliamento, sono rimasta letteralmente senza parole. Ok, non è che di alta moda me ne intenda, ma sono cresciuta sentendo mia madre che diceva (e continua a dirlo): non è prezioso l’abito che indossi ma il modo in cui lo indossi. Tradotto in parole semplici: anche lo straccetto da 10 euro sta bene a chi lo sa portare. E devo dire che, oltre ad essere una perla di saggezza della mia mamma, questa è anche una mia grande fortuna. Me ne rendo conto quando ricevo i complimenti dalle colleghe che sono firmate dalla testa ai piedi.

Per concludere la mia riflessione, posso affermare che il detto “l’abito non fa il monaco” calza perfettamente in questo caso. Si è mai visto un monaco in Armani?

Se volete conoscere gli altri sprechi del festival, leggete QUA.

SANREMO 2012: UN DUE TRE … EMMA! LE COPERTINE DI “TV SORRISI E CANZONI”

Posted in Amici, canzoni, Festival di Sanremo, spettacolo, televisione tagged , , , , , , , a 4:03 pm di marisamoles

FEBBRAIO 2009

FEBBRAIO 2010

FEBBRAIO 2012

IN ATTESA DELLA COPERTINA DI SORRISI. 😉

Mi rendo conto che il mio giudizio sia ininfluente ma giusto per fare un commento: a me Emma non piaceva prima e non piace nemmeno adesso. Il televoto l’ha premiata, come volevasi dimostrare, ma non significa che la sua fosse la canzone più bella del Festival. A me sono piaciuti di più Renga e la Zilli. Oltre a Pierdavide, naturalmente. Ma come ha fatto notare qualcuno, Emma ha più fans.

[la foto di Emma è di Frezza La Fata per Sorrisi]

AGGIORNAMENTO DEL POST, 20 FEBBRAIO 2012

ECCO LA COPERTINA DELL’EDIZIONE SPECIALE IN EDICOLA OGGI.
L’immagine di copertina è stata scattata alle 3.10 di sabato notte/domenica mattina nella redazione sanremese di Sorrisi all’Hotel Royal. Nel giornale troverete tutto quello che non si è visto in tv di conduttori, cantanti e ospiti (Celentano compreso). Inoltre, i giudizi di Arisa alla quale abbiamo chiesto di esprimere, alla “X Factor”, un parere sui colleghi in gara come se fossero dei debuttanti in cerca di gloriaCONTINUA A LEGGERE >>>

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