7 novembre 2014

CENABIS BENE MI FABULLE … A TAVOLA CON GLI ANTICHI ROMANI

Posted in cultura, dolci, letteratura latina, ricette, storia tagged , , , , , , , , a 2:12 pm di marisamoles

Come mangiavano gli antichi Romani? Le fonti ci danno molte informazioni ma, onestamente, non sembrano prelibatezze culinarie paragonabili a quelle moderne. In fondo, come si usa dire proprio riprendendo un detto latino, de gustibus non est disputandum.
Buona lettura … magari provate qualche ricetta.

Marisa Moles's Weblog


Così inizia il carme 13 di Catullo, famoso poeta latino vissuto nel I secolo a.C. Ecco il testo originale:

Cenabis bene, mi Fabulle, apud me
paucis, si tibi di favent, diebus,
si tecum attuleris bonam atque magnam
cenam, non sine candida puella
et vino et sale et omnibus cachinnis.
Haec si, inquam, attuleris, venuste noster,
cenabis bene; nam tui Catulli
plenus sacculus est aranearum.
Sed contra accipies meros amores,
seu quid suavius elegantiusve est:
nam unguentum dabo, quod meae puellae
donarunt Veneres Cupidinesque;
quod tu cum olfacies, deos rogabis
totum ut te faciant, Fabulle, nasum.

Famoso lo era davvero, Catullo, ma non tanto per l’attività poetica, quanto per l’amore appassionato che gli ispirò gli indimenticabili versi dedicati a Lesbia. Ma di questo ho già parlato in un altro post. (LINK )
L’attività poetica, a quanto pare, non doveva essere molto redditizia; infatti, al verso 8 del carme…

View original post 3.287 altre parole

Annunci

4 gennaio 2014

IL DOLCE DEL BUON ANNO: LA CROSTATA AI MARRON GLACÈ

Posted in buon anno, dolci, dolci natalizi, ricette tagged , , , , a 4:33 pm di marisamoles

torta buon anno
Come promesso, vi posto la ricetta della torta che ho preparato per la cena (chiamarlo “cenone” sarebbe da megalomani! 😉 ) di San Silvestro. Si tratta di una crostata semplicissima da fare e buonissima … anche se per caso ci si dimentica del burro (“per caso” nel mio caso – e scusate il bisticcio – è freudiano).

INGREDIENTI

1 disco di pasta frolla (io uso quella surgelata di circa 500 gr)
4 uova
50 gr di farina 00
50 gr di farina di castagne
100 gr di zucchero
60 gr di burro (io uso quello con l’87% in meno di colesterolo di Pam-Panorama)
1 fialetta di aroma vaniglia
qualche cucchiaio di crema di marroni
300 gr di marron glacè
liquore se piace (io uso il nocino)
1 bustina di lievito

PREPARAZIONE

Sbattere bene due uova intere e due tuorli con lo zucchero fino ad ottenere una crema liscia e consistente. Aggiungere le farine setacciate amalgamando bene, poi la fialetta di vaniglia, il liquore, la bustina di lievito, il burro fuso ma non caldo (io l’ho dimenticato ma il dolce è venuto benissimo ugualmente!) e per ultimi i due albumi montati a neve fermissima con un po’ di sale.
Imburrare e infarinare uno stampo di 24-26 cm (in alternativa lo si può foderare con la carta forno), adagiare il disco di frolla in modo che vengano coperti anche i bordi e spalmare su di esso abbondante crema di marroni (circa 3-4 cucchiai). Coprire con i marron glacè spezzettati (tenere da parte qualche pezzo per la guarnizione), versare quindi il composto preparato in precedenza e richiudere i bordi della frolla. Infornare per circa 45’ nel forno già caldo (180°, 170° se ventilato). Non preoccupatevi se la pasta scurirà in breve tempo. Non dovrebbe bruciare ma se non siete convinti, dopo mezzora coprite la torta con un foglio di alluminio.
A cottura ultimata, lasciare raffreddare la torta, quindi scaldare un cucchiaio di crema di marroni e spalmarlo per bene sulla superficie. Guarnire con i restanti marron glacè spezzettati e spolverizzare la superficie lo zucchero a velo. In alternativa, si può semplicemente spolverizzare sulla torta dello zucchero a velo.

[post aggiornato in data 26 gennaio 2014]

29 agosto 2013

CHI HA INVENTATO IL TIRAMISÙ? È BATTAGLIA TRA VENETO E FRIULI

Posted in dolci, Friuli Venzia-Giulia, ricette tagged , , , , , , , , , , a 5:18 pm di marisamoles

tiramisù
Vorrei sapere una cosa: chi non ha mai assaggiato il tiramisù? Non so se qualcuno alzerebbe la mano. Per noi del Nord è come se chiedessi chi non ha mai mangiato la nutella ma mi rendo conto che forse in qualche regione del Sud d’Italia questo dessert è sconosciuto. La pasticceria napoletana o siciliana, ad esempio, ha tanti di quei fiori all’occhiello che, effettivamente, non avrebbe bisogno del tiramisù, dolce tipicamente settentrionale.

Ma chi lo ha inventato? Per iniziare dico che la prima volta che ne ho sentito parlare ero bambina. L’avevo assaggiato ad un matrimonio in quel di Pieris, un piccolo paese nell’area del goriziano. Per chi non lo sapesse, Gorizia è una delle province della regione autonoma del Friuli – Venezia Giulia. Allora veniva servito in coppette monodose ma aveva praticamente gli stessi ingredienti e il medesimo sapore. Poi è iniziata la produzione artigianale, diffusa in quasi tutte le pasticcerie, seguita da quella industriale. Le vaschette trasparenti da sei porzioni qui si trovano in pratica nel banco frigo di ogni supermercato. Ma è un dolce talmente semplice da preparare che, se lo si acquista già bell’e pronto, è solo per questioni di tempo, non solo quello richiesto dalla preparazione (una ventina di minuti se uno ha un po’ di pratica e gli strumenti giusti 😉 ) ma soprattutto le due ore, almeno, di riposo nel frigorifero prima di essere gustato.

Dicevo, dunque, che per me la “patria” del tiramisù è sempre stata Pieris. Per la precisione questo dolce ha visto la luce per la prima volta nella cucina del ristorante “Vetturino”, gestito allora dal signor Mario. La figlia, Flavia Cosolo, racconta così l’evento: «Fin dagli anni ’30 mio papà proponeva una coppa di cioccolato e zabaione (allora il mascarpone non c’era) che chiamava coppa “Vetturino”; poi all’inizio degli anni ’40 ha cambiato il nome al dolce, ridenominandolo Tiramisù». Il battesimo del dessert con il suo nuovo nome si deve al commento di un cliente che, dimostrando di averlo gradito, commentò: “Ottimo, c’ha tirato sù”.

Ma, come spesso succede, un altro luogo della regione rivendica la paternità del tiramisù: la Carnia, regione montuosa del Nord che si estende fino ai confini con l’Austria e la Slovenia. La signora Norma Pielli, di Tolmezzo, afferma da tempo d’aver inventato il dessert nel 1951. Dal racconto della signora Pielli sembra che fosse particolarmente apprezzato in regione, tanto che al suo locale veniva anche gente da Monfalcone e Trieste per assaggiare questa specialità.

Campanilismo a parte, la ricetta di questa delizia è presente sulle tavole della Penisola da molto tempo, dato che perfino Pellegrino Artusi parla di un dolce “Torino” dai tratti simili al Tiramisù. Ma la ricetta è diversa e prevede i savoiardi bagnati nell’alchermes e nel rosolio, inframmezzati da un composto a base di burro, tuorli di uovo, zucchero, latte e cioccolato fondente. Ora che ci penso, è quasi la ricetta di una specie di “zuppa inglese” che avevo imparato a preparare con la mia insegnante di Applicazioni tecniche in seconda o terza media!

Non sembra strano, dunque, che anche altre regioni del Nord ne rivendichino l’invenzione. Tant’è che wikipedia fa risalire la sua origine al Veneto, in particolare alla zona di Treviso. Il presidente della regione Veneto, Luca Zaia, ha da poco annunciato ai media nazionali e stranieri l’intenzione di brevettare uno dei dolci italiani più famosi del mondo, rivendicandone l’origine padana.

A me personalmente questa battaglia pare assurda, considerato anche il fatto che il 17 gennaio 2013 il tiramisù è stato dichiarato piatto ufficiale della 6ª Giornata mondiale della Cucina italiana … non padana né friulana né carnica, alla faccia del federalismo culinario! Nell’attesa di nuovi sviluppi della vicenda, sono lieta di condividere con voi la mia ricetta del tiramisù, supercollaudata e dalla riuscita assicurata.

Ingredienti:

5 uova
500 gr di mascarpone
400 gr di savoiardi
120 gr di zucchero
6 tazzine di caffè amaro
cacao amaro qb

Preparazione:

In una terrina sbattete i tuorli con lo zucchero fino ad ottenere una spuma chiara. Unite il mascarpone, continuando a sbattere ma con più delicatezza (se usate un robot, ad una velocità media) evitando di far “impazzire” la crema. Unite, infine, gli albumi montati a neve fermissima (con un pizzico di sale per ottenere un miglior risultato), mescolando dal basso in alto per non smontarli, fino ad ottenere una crema omogenea. Qualcuno aggiunge del liquore come brandy o rum, io la preferisco senza alcool.
Versate il caffè (se volete, potete diluirlo con un paio di cucchiai d’acqua) in una terrina abbastanza ampia e immergete velocemente i savoiardi uno alla volta senza inzupparli sistemandoli in una pirofila di pirex o ceramica, preferibilmente rettangolare. Il segreto di una buona riuscita del dolce è solo questo: i biscotti devono mantenere la loro consistenza e non spappolarsi.
Con i biscotti formate uno strato che coprirete con la crema. Procedete alternando savoiardi e crema fino ad esaurimento. Io faccio due strati e utilizzo una pirofila per circa otto porzioni.
Al termine spolverizzate il dolce con il cacao amaro e mettetelo nel frigorifero (non nel freezer!) per almeno due ore prima di servirlo. In ogni caso, più sta a riposo nel frigo e più diventa gustoso. Nel periodo invernale lo potete conservare per tre giorni, in quello estivo (io non lo preparo perché si usano le uova crude e d’estate è meglio evitare) sarebbe meglio consumarlo entro 24-36 ore.

Ed ora non mi resta altro che augurarvi buon appetito!

[fonti: Messaggero Veneto e Il Piccolo; immagine da questo sito]

7 gennaio 2013

DOLCETTI “RAFFAELLO” LIGHT

Posted in dolci, ricette tagged , , , , a 6:37 pm di marisamoles

Simil raffaello
Ieri ho avuto ospiti a pranzo, per finire in bellezza queste feste (oddio, non ne posso più di mangiare, la mia dieta ha subito una battuta d’arresto e il mio colesterolo credo abbia subito un’ulteriore impennata!). Non avevo il tempo per preparare una torta così ho aperto il frigo, ho dato un’occhiata in dispensa e mi sono inventata questa ricetta, utilizzando quello che avevo. Ne sono venuti fuori dei dolcetti tipo “Raffaello” (quelle delizie della Ferrero) solo che gli ingredienti utilizzati rendono il prodotto sicuramente più light di quello originale.

Ingredienti (per 16 palline):

8 wafer alla vaniglia
150 gr di ricotta
30 gr. di cocco grattugiato + q.b. per la copertura
30 gr. di zucchero semolato (in alternativa va bene anche quello grezzo di canna)
1 cucchiaio di liquore a piacere (io ho usato il nocino fatto in casa … quello avevo!)
16 nocciole intere spellate e tostate
latte q.b.

Preparazione:

Sbriciolare abbastanza finemente i wafer (operazione da fare preferibilmente con il tritatutto) e unirli alla ricotta passata al setaccio mescolando bene. Aggiungere lo zucchero, il cocco e il liquore, amalgamando il tutto. Se il composto risultasse poco compatto, aggiungere il latte sufficiente per ammorbidirlo e renderlo facilmente lavorabile.
A questo punto, prendere con le mani un po’ di composto e inserire la nocciola formando delle palline non troppo piccole ma nemmeno troppo grandi (più o meno della grandezza del “Raffaello” originale), farle rotolare nel cocco grattugiato e sistemarle nei pirottini.
Lasciare i dolcetti nel frigorifero per almeno 2 ore.

Ho visto sul web delle ricette in cui si consiglia l’utilizzo dei wafer alla nocciole e, al posto della ricotta, del cioccolato bianco. L’alternativa dei wafer mi pare buona (in dispensa, però, avevo solo quelli al cioccolato o alla vaniglia e, essendo i dolcetti originali bianchi, ho preferito i secondi). Indubbiamente sostituire il cioccolato bianco con la ricotta rende i dolcetti più light.

Comunque i miei sono venuti davvero buoni. provare per credere!

Naturalmente, non mi è venuta l’idea di fotografare i dolcetti (d’altra parte, non sono mica una food blogger 😉 ). Quindi la fotografia è presa da questo sito dove potete trovare una variante appetitosa di questa ricetta.

26 giugno 2012

TORTA DI MELE LIGHT

Posted in dolci, ricette tagged , , , a 1:09 pm di marisamoles

Visto il gradimento ottenuto dai brownies per i miei studenti, mi lancio in un’altra ricetta, questa volta light. So che le attuali temperature scoraggiano l’uso del forno, però ora ho più tempo a disposizione per preparare le torte, pur facendomi la sauna ogni volta.

Io sono a dieta da gennaio. Ho dovuto eliminare i grassi, specie quelli di origine animale. All’inizio pensavo che non fosse proprio possibile preparare una torta di mele senza il burro. Volevo provare a sostituirlo con la margarina o con l’olio di semi, poi però mi sono inventata questa torta che è riuscita benissimo pur senza l’aggiunta di alcun condimento. L’esecuzione è facilissima e, se si dispone di un robot, è velocissima.

Ingredienti:

200 grammi di farina 00
100 grammi di farina Manitoba
150 grammi di zucchero (se si preferisce, si può usare quello grezzo di canna; in questo caso la dose dovrebbe essere 200 gr. A me, tuttavia, questa torta piace anche meno dolce)
3 uova intere
100 ml di latte parzialmente scremato
4 mele di media grandezza (io ho usato le fuji perché avevo quelle in abbondanza ma si possono usare anche di altre qualità)
50 grammi di uvetta
30 grammi di pinoli (se piacciono, non sono indispensabili)
1 bustina di lievito
1 bustina di vanillina
1 bicchierino di Marsala

Preparazione:

Sbucciare le mele, affettarle sottili (io uso la grattugia “quadrata”; in teoria andrebbero cosparse di succo di limone perché non anneriscano ma io non lo faccio quasi mai), aggiungere l’uvetta ed eventualmente i pinoli, irrorando il tutto con il Marsala. Accendere il forno e impostarlo sui 170 gradi (se non è ventilato anche 180 gradi). In una ciotola (se fate a mano, altrimenti nel contenitore del robot) montare i tuorli con lo zucchero, aggiungere quindi a cucchiaiate le due farine alternandole con il latte. Poi versare la bustina di vanillina e il lievito, nonché le mele tenute da parte. Per ultimi aggiungere gli albumi montati a neve fermissima con un pizzico di sale, avendo cura di mescolare dal basso verso l’alto per non smontarli. Versare il composto ottenuto in uno stampo tondo di 26 cm (io uso anche quello rettangolare di 30×22 cm circa), precedentemente imburrato e cosparso di pane grattugiato, cospargerlo con un po’ di zucchero (meglio se di canna) e metterlo nel forno per circa 45 minuti. È bene comunque controllare la cottura con uno stuzzicadenti. Lasciare la torta nel forno spento per cinque minuti prima di estrarla (lo faccio sempre, per qualsiasi torta).

Buon appetito!

[nell’immagine: Bimba con cesto di mele di Calidè, olio spatolato, 50×70, da questo sito]

21 giugno 2012

BROWNIES PER I MIEI STUDENTI

Posted in affari miei, dolci, ricette tagged , , , , , , , a 7:08 pm di marisamoles


L’ultimo giorno di scuola ho portato ai miei studenti di quinta la torta brownie. Ho fatto davvero un grande sacrificio per prepararla perché il venerdì pomeriggio ero rimasta a scuola fino alle 15 e 30 e, appena arrivata a casa, mi attendeva un superlavoro tipico degli ultimi giorni di lezione. Ma avevo fatto una promessa e dovevo mantenerla. In ogni caso, se non si è troppo stanchi e non si hanno mille altri impegni preparare questa torta è davvero rilassante. In più è molto semplice.

Ho parlato di torta ma in realtà i brownies (detti anche chocolate brownies o Boston brownies), al plurale, sono dei dolci tipici americani che, secondo la “leggenda” corrente, sono stati citati per la prima volta nel Boston Cooking School Cookbook, nel 1896. Secondo altre fonti sarebbero nati al Palmer House Hotel di Chicago durante la World’s Columbian Exposition del 1892, grazie alla sbadataggine di un cuoco che aveva preparato una torta al cioccolato dimenticando di introdurre il lievito nell’impasto.
L’usanza di utilizzare il plurale brownies è dovuta al fatto che si usa servire questo dolce tagliato a cubetti, come fossero dei pasticcini.

Ad ogni modo, si tratta di un dolce buonissimo di sicuro successo. Ai miei studenti è piaciuta moltissimo tanto da decantare le mie doti pasticcere in casa (dopo avermi premiato per l’eleganza, ora i miei studenti si congratulano per la torta … insomma, a casa dubiteranno che io abbia insegnato loro Letteratura italiana e latina!). 🙂
Una mamma, non mi ricordo di quale studentessa, ha chiesto la ricetta. Ovviamente me ne sono dimenticata così rimedio adesso riportandola qui.

Premessa: nella ricetta originale non è previsto il lievito (tutt’al più si possono mettere un paio di cucchiaini), gli albumi non vanno montati a neve ma le uova vanno introdotte intere nell’impasto e si utilizza solo la farina 00. Io, però, preferisco questa ricetta, anche se si allontana da quella originale, perché i miei figli mi rimproverano sempre se le torte non lievitano a dovere. Inutile dire che questa non è una vera torta … la preparassi seguendo la ricetta originale, di certo mi direbbero che non so fare le torte “alte”.

Ingredienti:

200 gr. di farina 00
100 gr. di farina Manitoba (fa lievitare meglio l’impasto e lo rende più leggero)
50 gr. di cacao amaro
200 gr. di burro a temperatura ambiente
4 uova intere
200 gr. di zucchero (io ne uso solo 150 gr perché mi piace più amara)
100 gr. di gherigli di noci tritate (meglio se si utilizza la qualità Pecan)
latte freddo q.b. (generalmente mezzo bicchiere)
1 bustina di vanillina
1 bustina di lievito
2 pizzichi di sale
50 gr. di gocce di cioccolato (facoltative; io non le uso quasi mai)
glassa al cioccolato per la copertura

Preparazione:

In una ciotola lavorare il burro ammorbidito, ma non fuso, con lo zucchero. Aggiungere i tuorli uno alla volta, continuando a mescolare, poi incorporare le farine a cucchiaiate alternate al latte. Aggiungere il cacao, la vanillina, il lievito e le noci tritate (se decidete di utilizzarle, aggiungete anche le gocce di cioccolato), quindi gli albumi montati a neve fermissima con il sale, avendo cura di mescolare dal basso verso l’alto (per non smontarli) e non con movimenti circolari, come si usa di solito. Il composto deve essere abbastanza sodo, non liquido.
Versare in uno stampo rettangolare (io utilizzo uno di quelli usa e getta tipo domopack che misura circa 30 cm x 22) e far cuocere in forno già caldo e alla temperatura di 180 gradi (se ventilato, bastano anche 170°) per circa 40 minuti. Ad ogni modo è bene usare uno stuzzicadenti per controllare la cottura prima di spegnere il forno. Lasciare il dolce nel forno spento per 5 minuti prima di estrarlo.

Quando il dolce è freddo, cospargetelo con la glassa (le ricette si trovano ovunque, nei libri e sul web, io comunque, anche perché avevo poco tempo, ho usato quella pronta di Pane Angeli, buonissima). In alterativa, si può cospargere, prima di introdurlo nel forno, il dolce con noci tritate e gocce di cioccolato, nella quantità desiderata.
Servire i brownies dopo aver tagliato il dolce a cubetti e preferibilmente accompagnato da uno spruzzo di panna montata. Io, ovviamente, in classe la panna non l’ho portata perché avrebbe reso più complicato mangiare il dolce con le mani.

A questo punto, provare per credere! 😉

8 ottobre 2011

DACCI OGGI IL NOSTRO PANE QUOTIDIANO … MA NON CHIAMARLO SOLO PANE

Posted in 150 anni unità d'Italia, dieta, ricette tagged , , , , , , a 6:59 pm di marisamoles

Dando un’occhiata alla pagina speciale de Il Corriere dedicata ai 150 anni dell’Unità d’Italia sono rimasta colpita dal titolo di un articolo che tratta dei diversi tipi di pane prodotti nella nostra penisola: “Dalla michetta al cafone”. Che esistesse la michetta, tipico pane milanese come la baguette è tipica di Parigi, credo sia noto ai più. Ma io, confesso la mia ignoranza, non avevo mai sentito parlare di un pane “cafone” e credevo che tale aggettivo fosse usato solo come insulto nei confronti di gente maleducata.

Insomma, in Italia sono circa 300 le specialità regionali di pani, dalle forme e dai nomi più strani. Secondo un’indagine della Cia (Confederazione italiana agricoltori) per più del 50% degli italiani il pane rappresenta il cibo emblema dell’Italia, anche se nel tempo, complici i regimi alimentari che inducono ad un’assunzione limitata di carboidrati, il consumo è molto calato. Nei 150 anni che ci separano dall’unificazione dell’Italia, infatti, il consumo è sceso dal chilo al giorno, nel 1861, ai 120 grammi a persona di oggi.

Tornando alle varietà di pane, ho letto che il pane cafone è di origine campana e la sua preparazione, almeno stando alle ricette che trovato, è piuttosto elaborata e lunga (richiede diverse fasi di impasto e molto tempo per la lievitazione). Alla fine, però, ha l’aspetto di una qualsiasi pagnotta tipo pugliese o, a seconda della forma scelta, di una ciabatta.
In ogni caso, sono moltissime le varietà regionali, come ho già detto, anche se dal panettiere troviamo dei tipi di pane che si vendono dappertutto.
Curiosando in rete ho trovato un sito in cui sono elencate le più comuni varietà regionali. Ad esempio, qui in Friuli – Venezia Giulia le specie tipiche sono:

La biga, diffusa a Trieste ma anche in Istria, che si prepara con la farina di grano tenero ed è formata da due pezzi di pasta uniti insieme in modo da formare un panino a forma di sferette unite.

Il Grispolenta, originario di Prisco di Socchieve, in provincia di Udine, che si prepara con una miscela di farina di mais (30%) e di farina frumenta (70%) e ha la forma di grossi grissini tipici della cultura contadina, fragranti e friabili dall’aspetto rustico.

Il Pan de Frizze, originario del Friuli, è un pane della tradizione contadina. Preparato con una miscela di farina di frumento e segale (rapporto due a uno), uova, ciccioli di maiale, burro, lardo, sale, lievito acido e ha la forma di filoncini la cui parte superiore è tagliata in modo trasversale. Il nome deriva dall’utilizzo delle “frizze”, termine dialettale con il quale sono conosciuti in Friuli i ciccioli di maiale.

E nella vostra regione quali sono le specialità? Se non lo sapete, potete trovarle QUI.

Io sono poco amante del pane e lo mangio quasi esclusivamente se lo faccio in casa, naturalmente con la macchina perché non sono brava ad impastare … ci vuole troppo “olio di gomito”!
Inoltre, amo il pane ai cereali o preparato con il grano duro che lo rende più croccante. Ma quello che amo di più lo preparo con il kamut. La farina di kamut, solo recentemente introdotta nella panificazione italiana, ha un’origine antichissima e proviene dall’Egitto. Già all’epoca dei faraoni utilizzavano il kamut che, tra l’altro, ha delle proprietà nutritive eccezionali: ricco di minerali, aminoacidi e vitamine, soprattutto la E che è presente in questo cereale in quantità pari al 30% in più rispetto al grano comune.

Ecco la ricetta che seguo per preparare il pane al kamut.

400 gr di farina di kamut
200 gr di farina bianca “0”
350 ml di acqua
1 cucchiaino di zucchero
2 cucchiaini di sale
3 cucchiai colmi di olio extravergine di oliva
1/2 di cubetto di lievito di birra (oppure una bustina di quello secco, meglio se “Mastro fornaio”)

La preparazione è semplicissima sia a mano sia con la macchina.

Infine, una chicca: avevo più o meno sette anni quando composi una poesia dedicata al pane. Eccola:

Leggero, croccante
pronto all’istante
il pane tanto buono
che sfama ogni uomo

Be’, non è proprio un capolavoro, ma avevo solo sette anni … 🙂

[immagine da questo sito]

31 maggio 2010

UN ANTIPASTO FRESCO E SFIZIOSO: SPECK COTTO ALL’ACETO BALSAMICO

Posted in affari miei, dolci, Friuli Venzia-Giulia, ricette, Trieste tagged , , , , a 4:02 pm di marisamoles

Ieri ero a pranzo sul Carso triestino, in un’incantevole locanda con cucina dove mangio sempre benissimo e soprattutto digerisco! La cucina carsolina è, in effetti, un tantino pesante e il mio stomaco spesso si ribella alle ricette tipiche di quei posti. Allora cerco di non rischiare con intingoli superunti, anche se non rinuncio, ahimè, al dolce: là, ad esempio, quello tipico è la pasta crema che non è esattamente la pastina tipo diplomatica che si trova dappertutto, in ogni pasticceria; no, è una sberla da mezzo chilo che, se avessi il coraggio di mangiarla, mi sazierebbe senza bisogno di mangiar altro. Non avendo questo coraggio, mi limito a gustarmi una bella fetta di strudel (in quella locanda lo fanno buonissimo anche con i fichi!), semplice e leggera, un po’ di sfoglia e solo delle mele, al limite arricchito con un po’ d’uvetta e pinoli. Come lo faccio io, insomma.

Tornando al pranzo di ieri, per non appesantirmi ho optato per un antipasto, semplicissimo ma davvero gustoso: speck cotto all’aceto balsamico. Facilmente qualcuno si meraviglierà, conoscendo lo speck come un insaccato crudo, simile al prosciutto, solo che è affumicato. In realtà questa varietà è nota anche con il nome di “prosciutto cotto tirolese” e si trova in tutti i supermercati … almeno qui!
In definitiva il piatto che mi hanno servito era questo: su un “letto” di rucola, alcune fette di speck cotto tagliate un po’ spesse e tiepide, il tutto irrorato con del buon aceto balsamico. C’est tout! Nemmeno un filo d’olio, anche perché lo speck ha un po’ di grassetto e scaldandolo si scioglie quel che basta per non far sentire la mancanza di altro condimento. Lo speck scaldato, poi, cuoce un pochino la rucola.

Buonissimo e semplicissimo. Un’idea fresca per l’estate. Mi è piaciuto condividerla con i miei lettori e … BUON APPETITO!

28 dicembre 2009

CHE FARE CON GLI AVANZI DEL PANETTONE?

Posted in dolci, dolci natalizi, ricette tagged , , , a 4:33 pm di marisamoles

Una domanda che molte massaie si pongono alla fine delle feste. Va be’ che fino all’Epifania per mangiare il panettone c’è sempre tempo, ma per esperienza so che di panettoni ne avanzano sempre troppi. Quindi mi ingegno tentando ricette alternative per evitare di strafogarmi del classico dolce natalizio milanese. Naturalmente sto parlando di quello tradizionale, con uvetta e canditi, non di quelle sottospecie infarcite di creme d’ogni tipo che, oltre ad essere ancora più caloriche, molto più facilmente rimangono sullo stomaco.

Per questa ricetta basta mezzo panettone da un kg ma, aumentando le dosi, si può utilizzarne uno intero.

Ingredienti:

500 gr di panettone
75 gr di zucchero
2 uova
2 dl di latte
30 gr di farina
1 bustina di vanillina
1 arancia
7 gr di colla di pesce in fogli
1 bicchiere di liquore tipo amaretto

Esecuzione:

Per prima cosa si prepara la crema: in un tegame versare lo zucchero con un uovo intero e un tuorlo; dopo aver mescolato con cura gli ingredienti, preferibilmente con una frusta a mano, mettere sul fuoco, a fiamma molto bassa, e aggiungere, sempre mescolando, il latte, la farina setacciata con la vanillina, il succo dell’arancia e la buccia grattugiata.
La crema va fatta addensare sul fuoco e, all’ultimo, si uniscono i fogli di colla di pesce, precedentemente bagnati e poi ben strizzati, quindi si mescola fino al completo scioglimento.

A questo punto si affetta il panettone e lo si irrora con il liquore (se temete che sia troppo forte, si può usarne una quantità minore diluita con un po’ d’acqua); quindi in una pirofila quadrata (di circa 20 cm x 20) si dispongono le fette su cui si stende la crema all’arancia. Infine si copre il composto con le altre fette di panettone.

Il dolce può essere guarnito con del cioccolato fondente fuso, a formare un reticolato, e della panna montata.

Un’alternativa analcolica: sostituite il liquore con dello sciroppo; volendo, si può utilizzare quello della frutta in barattolo, ad esempio l’ananas, se piace. In questo caso, il dolce potrà essere arricchito anche con la frutta tagliata a pezzetti e adagiata sopra la crema.

Se preparate il cenone di San Silvestro a casa, questo dolce sarà un ottimo dessert!

Buon appetito.

P.S. Provate anche l’altro dolce natalizio: Albero di Natale alle mandorle

17 dicembre 2008

ALBERO DI NATALE ALLE MANDORLE

Posted in dolci, dolci natalizi, menù di Natale, ricette tagged , , , , a 5:20 pm di marisamoles


Si avvicina il Natale e in tutte le case si sta più o meno discutendo sul menù del “grande giorno”. Beh, io sono ancora alle prese con i compiti da correggere e probabilmente il giorno di Natale non sarò nemmeno a casa per pranzo. Ma ad una tradizione assolutamente non rinuncio: quella del dolce natalizio. Da qualche anno, dopo essermi cimentata nell’ardua impresa di preparare il tradizionale “tronchetto”, mi dedico ad una ricetta più semplice e sbrigativa, ma altrettanto buona: l’albero di Natale alle mandorle.

Innanzitutto bisogna procurarsi uno stampo a forma di “albero”. Nei negozi di casalinghi se ne trovano di diversi materiali e misure; io consiglio uno antiaderente (tipo Teflon) di misura media.
La base del dolce è la pasta sfoglia: personalmente uso quella surgelata (sempre per motivi di tempo!) ma chi è particolarmente paziente la può preparare in casa.

Ecco la ricetta:

Ingredienti

 una confezione di pasta sfoglia da 500 grammi
 2 uova intere
 200 grammi di mandorle pelate (meglio se già tritate)
 150 grammi di zucchero
 qualche cucchiaio di marmellata di ciliegie o prugne
 60 grammi di burro
 una fialetta di aroma mandorla (o un cucchiaio di liquore tipo Amaretto)
 zucchero a velo

Preparazione

Scongelate la pasta sfoglia a temperatura ambiente; nel frattempo tritate le mandorle con un cucchiaio di zucchero (se non usate quelle già tritate; costano un po’ di più, ma volete mettere il risparmio di tempo!). Montate in una terrina i tuorli delle due uova con lo zucchero, quindi aggiungete il burro morbido ma non fuso, la fialetta di aroma mandorla o il liquore e infine gli albumi montati a neve (meglio se freddi e con l’aggiunta di un pizzico di sale), mescolando delicatamente dall’alto in basso per non farli smontare.

Stendete su un piano leggermente infarinato la pasta sfoglia e foderate con essa lo stampo a forma di “albero”: punzecchiate la pasta con i rebbi della forchetta e stendete sul fondo la marmellata..
Coprite con il composto alle mandorle e con la pasta avanzata, ritagliate dei nastri, con l’aiuto dell’apposita rotella, con cui guarnirete l’ “albero” formando dei “festoni”.
Infornate nel forno caldo a 180° per 35 minuti circa. La temperatura può essere leggermente più bassa se si usa il forno ventilato, ma credo che la cosa migliore sia affidarsi all’esperienza relativamente al forno che ciascuno ha. In ogni caso è bene controllare la cottura con uno stuzzicadente; attenzione, però, perché l’impasto risulta sempre un po’ umido.

A fine cottura, lasciate 5 minuti la torta nel forno spento. Sformate l’ “albero” quando si è raffreddato e cospargetelo con lo zucchero a velo. Se volete, potete decorarlo con un po’ di frutta candita, come le ciliegie, che simulano i gingilli. Io non lo faccio perché a me non piace la frutta candita, ma è questione di gusti, ovviamente.

Bene, a questo punto consiglio una prova prima della notte o del giorno di Natale. Mai fare esperimenti quando si hanno degli invitati! Beh, questo è un consiglio che vi do, anche se la torta riesce sempre benissimo, e che non seguo mai: i miei invitati, infatti, fanno sempre da cavie.

Buona preparazione e … buon appetito.

[la foto è mia, lo so non è un granché, ma il dolce è davvero squisito!]

Scelti per voi

Selezione di post che hanno attirato la mia attenzione scelti per voi dalla blogsfera

wwayne

Just another WordPress.com site

Diario di Madre

Con note a margine di Figlia

Scrutatrice di Universi

Happiness is real only when shared.

Like @ Rolling Stone

Immagini, parole e pietre lanciate da Mauro Presini

Dottor Lupo Psicologo-Psicoterapeuta. Battipaglia (SA)

Psicologo Clinico, Terapeuta EMDR di livello II, Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale, Terapia Metacognitiva Interpersonale.

Scaffali da leggere

Consigli di letture, recensioni e frasi tratte dai libri.

Willyco

in alto, senza parere

Macaronea

Considerazioni sparse di una prof di lettere.

Diemme - La strada è lunga, ma la sto percorrendo

Non è vero che sono invincibile, mi rompo in mille pezzi anche io...è solo che ho imparato a non fare rumore. *** Amami quando meno lo merito, che è quando ne ho più bisogno (Catullo) - Non sprecate tempo a cercare gli ostacoli: potrebbero non essercene. Franz Kafka —- Non è ciò che tu sei che ti frena, ma ciò che tu pensi di non essere. Denis Waitley -- Non c'è schiaffo più violento di una carezza negata

viaggioperviandantipazienti

My life in books. The books of my life

oןısɐ,ןןɐ ɐɯ ɐןonɔs ɐ opɐʌ uou

pagina a traffico illimitato, con facoltà di polemica, di critica, di autocritica, di insulti, di ritrattazioni, di sciocchezze e sciocchezzai, di scuola e scuole, buone e cattive, di temi originali e copiati, di studenti curiosi e indifferenti, autodidatti e eterodidatti, di nonni geniali e zie ancora giovani (e vogliose), di bandiere al vento e mutande stese, di cani morti e gatti affamati (e assetati)

Marirò

"L'esistenza è uno spazio che ci hanno regalato e che dobbiamo riempire di senso, sempre e comunque"

PindaricaMente

C'è una misura in ogni cosa, tutto sta nel capirlo (Pindaro)

Il mestiere di scrivere

CORSI DI SCRITTURA CREATIVA, ATTUALITA' EDITORIALE, DIDATTICA E STRUMENTI PER LA SCRITTURA

dodicirighe

...di più equivale a straparlare.

marialetiziablog

salviamolascuolaprimadisubito.com site

Studio di Psicoterapia Dr.ssa Chiara Patruno

Psicologa - Psicoterapeuta - Criminologa - Dottore di Ricerca Università Sapienza

Le Parole Segrete dei Libri

Una stanza senza libri è come un corpo senz'anima.

onesiphoros

[...] ἀλλ᾽ ὥσπερ ἄνθρωπος, φαμέν, ἐλεύθερος ὁ αὑτοῦ ἕνεκα καὶ μὴ ἄλλου ὤν, οὕτω καὶ αὐτὴν ὡς μόνην οὖσαν ἐλευθέραν τῶν ἐπιστημῶν: μόνη γὰρ αὕτη αὑτῆς ἕνεκέν ἐστιν. Aristot. Met. 1.982b, 25

Il ragazzo del '46

Settanta: mancano solo 984 anni al 3000.

Insegnanti 2.0

Insegnare nell'era digitale

la mutazione nella connessione

Prove di pensiero di GIOVANNI BOCCIA ARTIERI

Psicologia per Famiglia

Miglioriamo le relazioni in famiglia, nella coppia, con i figli.

Studia Humanitatis - παιδεία

«Oὕτως ἀταλαίπωρος τοῖς πολλοῖς ἡ ζήτησις τῆς ἀληθείας, καὶ ἐπὶ τὰ ἑτοῖμα μᾶλλον τρέπονται.» «Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità, e a tal punto i più si volgono di preferenza verso ciò che è più a portata di mano». (Tucidide, Storie, I 20, 3)

unpodichimica

Non tutto ciò che luccica è oro, ma almeno contiene elettroni liberi G.D. Bernal

scuolafinita

Un insegnante decente (CON IL DOTTOR DI MATTEO)

la fine soltanto

un blog e un libro di emiliano dominici (per ingrandire la pagina premi ctrl +)

ACCENDI LA VITA

Pensieri, parole and every day life

CRITICA IMPURA

LETTERATURA, FILOSOFIA, ARTE E CRITICA GLOBALE

Laurin42

puoi tutto quello che vuoi ( whatever you want you can)

LE LUNE DI SIBILLA

"Due strade trovai nel bosco, io scelsi la meno battuta, per questo sono diverso"(R.Frost)

Il mondo di Ifigenia

Svegliati ogni mattina con un sogno da realizzare!

Ombreflessuose

L'innocenza non ha ombre

Into The Wild

Happiness is real only when shared

Alius et Idem

No sabía qué ponerme y me puse feliz.

A dieta...

...ma con una forte passione per il cibo e le rotondità!

Le Ricette di Cle

Ricette collaudate per ogni occasione

Messaggi in Bottiglia

Il diario di Cle

OHMYBLOG | PAOLOSTELLA

just an other actor's blog

espress451

"In ogni cosa c'è un'incrinatura. Lì entra la luce" - Leonard Cohen

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: