24 maggio 2011

BOCCIATURA PER TROPPE ASSENZE: PRONTA UNA CLASS ACTION DEGLI STUDENTI

Posted in adolescenti, Legge, Mariastella Gelmini, MIUR, proteste studentesche, scuola, valutazione studenti tagged , , , , , , a 4:49 pm di marisamoles


Gli studenti della Rete studentesca non hanno gradito la circolare ministeriale n. 20 del 4 marzo che definisce i criteri e le modalità di attuazione delle norme relative alla validità dell’anno scolastico, in dipendenza del numero di presenze alle lezioni da parte degli studenti della scuola secondaria di I e di II grado, come previsto dal Regolamento sulla valutazione (dpr 122/2009). (ne ho parlato QUI )

L’anno scolastico è agli sgoccioli e c’è chi si è fatto due conti (specialmente quelli che hanno aderito alle manifestazioni contro il ministro Gelmini, occupando le scuole o gestendo autonomamente le lezioni) e ora è preoccupato di un’eventuale non ammissione agli scrutini causa troppe assenze. Il che significa, come da direttive ministeriali, la bocciatura.

La Rete studentesca ha, quindi, organizzato una class action (vanno tanto di moda, di questi tempi, specialmente quando c’è di mezzo la Gelmini), rivolgendosi ad un avvocato, (uno per tutti altrimenti non avrebbero potuto affrontare la spesa) che sta, com’è ovvio, dalla loro parte e ha espresso il seguente parere: I casi di partecipazione a manifestazioni, scioperi o ad occupazioni devono necessariamente rientrare nei casi eccezionali non computabili ai fini delle assenze scolastiche in quanto riconducibili al diritto fondamentale di libera manifestazione del pensiero ex art. 21, al diritto allo sciopero ex art. 40 Cost. e al diritto di riunirsi e associarsi nelle forme e modi previsti dagli artt. 17 e 18 Cost. Tali articoli e principi costituzionali devono intendersi prevalenti rispetto a qualsivoglia normativa nazionale.

Che bello! A quanto pare la Legge sta dalla loro parte. Peccato, però, che il diritto allo sciopero sia sacrosanto per chi lavora e percepisce uno stipendio che, in caso di sciopero, appunto, viene decurtato. Agli studenti non viene – per ora – attribuito alcun compenso in denaro per l’attività svolta che rientra nell’obbligo scolastico, fino al biennio superiore o comunque entro i sedici anni, dopodiché proseguire gli studi diventa una libera scelta che richiede una precisa responsabilità: frequentare le lezioni, studiare e ottenere un profitto almeno suffciente nella totalità delle materie. Ne consegue che le assenze dovute a motivi seri, quali malattie di una certa importanza, cure assidue e gravi problemi familiari, non peseranno sull’ammissione allo scrutinio, qualora venga superato il limite del 25% di assenze sul monte orario annuale. Ma a me non sembra che possa sussistere alcuna deroga appellandosi al diritto di sciopero o occupazione della scuola, cosa che già di per sé costituisce un reato, anche se i Dirigenti Scolastici chiudono spesso un occhio.

Il preside dell’Istituto Superiore Majorana di Palermo, professor Angelo Ganci, risponde alle accuse mosse dalla Rete degli studenti sul piede di guerra contro il provvedimento ministeriale: Se hanno qualcosa da obiettare si rivolgano al ministro dell’Istruzione. La legge in questione risale all’epoca della Moratti, la Gelmini ne ha solo dato attuazione a partire da quest’anno con una circolare (quella del 4 marzo 2011, ndr) che – seppur tardiva – ribadisce concetti già noti. Tant’è vero che io stesso a inizio settembre ho diffuso comunicazioni in merito e poi alle scuole medie vale la stessa regola credo dal 2004: la validità dell’anno scolastico è subordinata alla frequenza di almeno un quarto delle lezioni, vulgarmente 50 giorni. Commetterei un falso a dichiarare presenti studenti che non so nemmeno dove fossero in quei giorni di protesta.

Questo è solo un parere ma credo sia condivisibile. Rimane il fatto che l’ammissione allo scrutinio finale di per sé non garantisce la promozione. Chi si è assentato dalle lezioni perdendo molte ore, seppur per giustificati motivi (l’indicazione del ministero è riportata nella circolare linkata), può aver accumulato delle lacune diffuse in varie discipline quindi nessuno può avere la garanzia di essere promosso. Tantomeno chi fa sciopero.

[Fonti: l’inkiesta.it articolo 1 e 2, da cui è tratta anche l’immagine]

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11 maggio 2011

QUANDO A BOICOTTARE LE PROVE INVALSI SONO GLI STUDENTI …

Posted in adolescenti, famiglia, MIUR, proteste studentesche, scuola, Test InValsi tagged , , , a 12:03 am di marisamoles

Le Prove InValsi non sono state osteggiate solo dai docenti ma anche da alcuni studenti. Ma i dati dipendono dalle fonti. Secondo il MIUR, infatti, su un campione di 2.300 classi, solo 3 non hanno svolto il test Invalsi. Ma i dati diffusi dal Collettivo studentesco Senza Tregua sono altri: al liceo classico Orazio, ad esempio, il boicottaggio ha toccato la percentuale più alta di Roma, circa l’83%: su 130 studenti presenti nelle classi dell’istituto, 108 hanno consegnato in bianco.

Alcuni hanno strappato i codici di riconoscimento: fra i casi più eclatanti, quello del Socrate, dove i ragazzi di due classi «hanno strappato tutti i codici di riconoscimento, minacciati di denuncia da parte degli ispettori esterni e di provvedimenti disciplinari dalla scuola».

Un’intera classe di venti studenti dell’Istituto d’arte di Roma è stata sospesa per essersi rifiutata di compilare il test. La decisione è stata presa dal dirigente scolastico dell’istituto.

Se consideriamo che le classi interessate erano delle seconde, stiamo parlando di ragazzini di quindici anni. Così piccoli e già così influenzabili dai sindacati che li hanno indottrinati per bene. Probabilmente, però, non capiscono nemmeno i motivi della protesta. E immagino che le famiglie stiano a guardare.

[LINK della fonte]

7 dicembre 2010

PROTESTA STUDENTESCA: STRISCIONI E STERCO SOTTO CASA DELLA GELMINI

Posted in Mariastella Gelmini, MIUR, proteste studentesche, riforma università tagged , , , , , a 3:45 pm di marisamoles

La scorsa notte a Bergamo davanti all’abitazione del ministro del MIUR, Mariastella Gelmini, alcuni studenti hanno appeso uno striscione alla cancellata dell’edificio, scaricando dello sterco davanti al cancello. “La città di Bergamo ospita nella sua roccaforte alta il ministro più amato da tutti gli studenti d’Italia – hanno scritto i ragazzi in un comunicato -. Abbiamo violato questa roccaforte e scaricato davanti a casa Gelmini la ‘naturale’ reazione alla sua riforma“. (LINK della fonte)

Complimenti! Questi sì che sono argomenti convincenti. Diciamo che questi studenti ragionano così perché nella testa hanno proprio quell’elemento naturale lì.

Messaggio personale per il signor Luigi Bruschi: mi scusi, sa, se non apprezzo questo genere di contestazione.

AGGIORNAMENTO DEL POST: 8 DICEMBRE 2010

Solidarietà alla Gelmini è stata espressa dal ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna: «Ancora una volta chi con coraggio e passione opera per riformare e migliorare il nostro Paese, presenta e approva una riforma al solo scopo di modernizzare l’Italia, viene indicato come un nemico da minacciare e, addirittura, da inseguire fin sotto casa». Il presidente della Camera Fini ha inviato al ministro un messaggio nel quale afferma che «tale volgare episodio è espressione di una logica rispetto alla quale lo Stato non deve mai essere transigente, a difesa della democrazia e della libertà nel nostro Paese». [da Il Corriere]

27 novembre 2010

GELMINI AGLI STUDENTI UNIVERSITARI: LA RIFORMA NON VI DANNEGGERÀ. IL VIDEO

Posted in Mariastella Gelmini, MIUR, proteste studentesche, riforma università tagged , , , , , , a 2:18 pm di marisamoles

Mentre gli studenti universitari sono in agitazione in tutta l’Italia (secondo il MIUR, però, solo uno studente su 100 è contrario alla riforma), il ministro si difende e, soprattutto, con decisione prende le difese di una riforma che ritiene indispensabile per rilanciare l’università italiana, agli ultimi posti nelle classifiche internazionali.

«Ragazzi questa riforma vuole aiutarvi, non danneggiarvi». Il ministro Mariastella Gelmini lancia agli studenti un messaggio su YouTube. «Non vi fate strumentalizzare dai baroni e dai centri sociali – spiega il ministro -. Questo ddl mette voi al centro, non c’è un solo punto del provvedimento che possa danneggiarvi. È per voi, per eliminare privilegi e sprechi, per spazzare via i concorsi-truffa, le parentopoli».
Per la Gelmini «bisogna avere il coraggio di fare le riforme» e lei si è assunta questa responsabilità. L’Italia, secondo il ministro, ha bisogno di questa riforma perché gli atenei italiani oggi sono agli ultimi posti delle classifiche internazionali.

A chi le rimprovera il fatto di non aver messo a disposizione dei fondi per questa riforma, risponde addossando la responsabilità ad altri di questa situazione: «Non è vero che i soldi sono stati pochi. Purtroppo sono stati spesi male per finanziare corsi inutili, sedi distaccate di cui si poteva benissimo fare a meno, iniziative che sono servite a qualcuno ma non certo agli studenti».

A sorpresa, Gianfranco Fini spezza una lancia in favore della riforma universitaria. A conclusione di un incontro all’Università di Lecce, il presidente della Camera si è espresso in questi termini: «Martedì prossimo la riforma dell’università sarà approvata ed è una delle cose migliori di questa legislatura». Fini non solo appoggia la riforma per assicurare «un futuro migliore per i nostri figli», ma ritiene che l’eventuale bocciatura possa essere «un clamoroso errore». Riferendosi agli studenti in agitazione, osserva: «chi protesta deve anche porsi il problema del perché c’è in Italia un così alto numero di disoccupati laureati. C’è un problema di oggettiva qualità dei titoli di studio e di collegamento delle università con le realtà economiche». E in merito ai fondi che non ci sarebbero, sostiene che «l’unico rischio della riforma dell’università è che sia sottofinanziata, ma è sbagliato radicalmente contestarne lo spirito».

[fonte: Il Corriere]

25 novembre 2010

RIFORMA UNIVERSITÀ BLOCCATA: GELMINI KO E BERSANI PROVOCA

Posted in Mariastella Gelmini, MIUR, politica, proteste studentesche, riforma università, scuola tagged , , , , , , , a 7:32 pm di marisamoles


Tempi duri per il ministro Mariastella Gelmini: dopo le proteste degli studenti universitari che hanno dato l’assalto, a colpi di uova, al senato, e stanno “occupando” ora il Colosseo, la Torre di Pisa e la Mole Antonelliana, un emendamento all’articolo 16 della Riforma Universitaria, di cui è primo firmatario Fabio Granata (Fli), è passato alla Camera con 261 no, 282 sì e tre astenuti. La stessa Gelmini, per errore, ha votato a favore. Roba da matti!

Che succederà adesso? Nonostante l’emendamento approvato non sia «particolarmente significativo», il ministro sostiene che «se saranno votati emendamenti il cui contenuto stravolge il senso della riforma, mi vedrei costretta a ritirarla».
Intanto Pier Luigi Bersani non si lascia scappare l’occasione per provocarla. «Gelmini ritiri subito il ddl e iniziamo a discutere come correggere alcune distorsioni di questa legge e come trovare risorse per sostenere diritto allo studio e alla ricerca. Il ministro mi dà dello studente ripetente», ha detto il segretario del PD, aggiungendo: «Domani metterò su internet il mio voto di laurea e di tutti gli esami sostenuti. Mi aspetto che Gelmini faccia altrettanto, compreso il giro turistico a Reggio Calabria», riferendosi all’esame di Stato per conseguire l’abilitazione come avvocato che il ministro bresciano svolse nel capoluogo calabrese.

Un appello giunge da Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, che chiede «a tutte le forze politiche di approvare nel più breve tempo possibile la riforma dell’università, pur se è perfettibile, perché introduce elementi importanti per una governance più efficiente e per una migliore valutazione del merito. Sarebbe veramente inaccettabile che per litigi interni cadesse».

Una delle poche osservazioni sagge che ho sentito negli ultimi tempi a proposito dell’istruzione e dell’università. Spero venga ascoltata.

[fonte della notizia e della foto: Il Corriere]

28 ottobre 2008

DECRETO GELMINI: SFILANO GLI STUDENTI, IGNORANZA PRÊT À PORTER

Posted in attualità, famiglia, Mariastella Gelmini, proteste studentesche, scuola, televisione tagged , , , , , , , , a 8:19 pm di marisamoles

studenti contro gelminiEccomi qua, lo sapevo, a parlare del decreto Gelmini. Mi ero riproposta di non farlo: internet e i vari blog pullulano di articoli sul tema … e l’ignoranza regna padrona. Non solo da parte dei blogger, anche da parte di molte persone che si accalorano cercando di difendere la propria opinione nei vari commenti. Ebbene sì, lo ammetto: anch’io ho commentato, molto, forse troppo. A furia di commentare avrei fatto prima a scrivere un post. Ma, prendendo in prestito i sublimi versi di Manzoni, di mille voci al sonito mista la mia non ho.

Che cos’è, allora, che mi ha fatto cambiare idea? Potrei dire lo scontro avuto stamattina a scuola con la dura realtà, ovvero l’autogestione studentesca. Ma forse non è stato quest’evento a scatenare l’estro creativo. Piuttosto il disgusto provato nel seguire i dibattiti televisivi di questi giorni, dove ciascuna parte è convinta che chi gli sta davanti sia un emerito deficiente; nel leggere i quotidiani, ognuno con una sua versione dei fatti a seconda della linea politica appoggiata (ah, dov’è andata a finire l’oggettività del cronista!); nel constatare, attraverso i sevizi dei vari Tg, l’ignoranza di tante persone che, con malcelato protagonismo, hanno approfittato delle telecamere per esprimere la loro opinione.

Ecco, vorrei partire proprio dai servizi dei telegiornali. Sono rimasta allibita soprattutto nel vedere sfilare in corteo genitori, maestri e bimbi, tutti solidali contro l’unico nemico del momento: il ministro Gelmini. A parte il fatto che trovo di cattivo gusto coinvolgere i bambini, sotto la falsa parvenza di una protesta educativa – gli inconsapevoli pargoli non ne capiscono nulla di maestri unici e moduli, ma sono portati a prendere per oro colato tutto ciò che i grandi dicono loro -, la cosa più discutibile è quest’alleanza improbabile tra famiglie ed educatori. Ma quando mai? Da madre e da insegnante so bene quanto sia difficile conciliare le diverse vedute che le due parti hanno in ambito educativo. Gli insegnanti sono spesso rimproverati di non fare il loro dovere, di non assegnare i compiti (i bambini devono essere perennemente occupati: non esiste estate senza l’adorato Libro delle Vacanze!) o di assegnarne troppi, di non capire le esigenze degli scolari e delle famiglie, di non applicare l’insegnamento individualizzato, diritto sacrosanto dei più deboli … potrei continuare ma non voglio dilungarmi troppo. Da parte loro, i maestri sono ben pronti a definire quello scolaro un tonto, quell’altro un incapace, il terzo un ipercinetico e così via. Il tutto senza cercare di venire incontro alle esigenze o di trovare un rimedio alle difficoltà. Ma che alleanza! A meno che sconfiggere il comune nemico non abbia fatto sottoscrivere una specie di tregua tra le due componenti, pronte, però, a riprendere gli scontri una volta calmate le acque.

A proposito di sevizi in TV, c’è stato un bel vedere nei giorni scorsi. Sul Tg regionale, ad esempio, ho ammirato il cipiglio di una maestra prossima alla pensione che condannava il ripristino del maestro unico come un ritorno all’antico. Mai sentito parlare dei corsi e ricorsi storici? La giornalista, con tono un po’ provocatorio, le ha fatto notare che loro due, l’intervistata e l’intervistatrice, erano pur cresciute bene con il maestro unico, quindi dove stava il problema? Inorridita la maestra attempata ha risposto che “i tempi sono cambiati”. A parte la genericità dell’argomentazione, potrei obiettare che se le maestre hanno tanta paura di tornare ad affrontare da sole la classe, non è per via dei programmi, molto più ampi e diversificati, come fanno credere, quanto piuttosto perché si sono abituate a cambiar aula e scolari dopo un tot ore e non saprebbero più starci tanto tempo con un’unica scolaresca. E sapete perché? Perché i bambini, non solo i tempi, sono cambiati e sono sempre più stressanti. E poi, che dire del clima di confronto che si respira, anzi che gli scolari respirano, con il sistema dei moduli? Molto spesso è un clima di scontri, quando non si arriva all’esercizio del potere e dell’autorità da parte di una sola persona, mentre le altre soccombono nel nome del benessere dei bambini. Eh già, perché a scuola si deve stare bene. Sembra che negli ultimi anni questa sia l’esigenza primaria. Non ci si chiede più cosa si fa, cosa si trasmette ai discenti in termini di conoscenze, competenze e abilità; la cosa importante è che loro, i discenti, stiano bene a scuola. Ma quando mai gli scolari, o più in generale gli studenti, stanno bene a scuola? Diciamo che nelle anguste e tristi aule scolastiche ci stanno perché devono. Nemmeno al liceo sanno dare un valore a quello che imparano, figuriamoci alle elementari!

Un’altra intervista, sempre nel solito Tg, mi ha scioccata: un bambino di circa otto anni, interrogato sul motivo per cui stava manifestando contro il reinserimento del maestro unico, ha candidamente risposto “Boh, non so … è meglio così … e poi le mie maestre sono simpatiche!”. Ma qualcuno gliel’ha spiegato che le sue adorate maestre il decreto Gelmini non gliele tocca, visto che il ritorno al maestro unico è graduale, partendo dalla prima del prossimo anno scolastico? Forse non gliel’hanno spiegato. Ma lui è piccolo, che ne può sapere? Sì, ma i grandi lo sanno; e allora, mi chiedo, perché protestano per i tagli degli organici quando il ministro ha assicurato che non ci saranno licenziamenti proprio perché il progressivo ritorno al maestro unico (in cinque anni!) dà modo alle maestre “giovani” di conservare il proprio posto perché la riduzione non è repentina, e a quelle attempate di andare nel frattempo in pensione? E poi, chi ha detto che la riduzione dell’orario a 24 ore faccia sparire il tempo pieno? Proprio perché a fine ciclo ci saranno degli esuberi, e nessuno sarà licenziato, visto che nella Pubblica Amministrazione per perdere il posto bisogna essere proprio dei disgraziati, il tempo pieno sarà garantito proprio per conservare a tutti gli insegnanti il posto di lavoro. Il governo garantisce che “in 5 anni ci saranno 5.750 classi in più con il tempo pieno. Con la media di 21 alunni per classe, in cinque anni 82.950 alunni in più avranno il tempo pieno”. Perché non vogliamo credergli? Persino Napolitano ha affermato in un suo intervento che “non si può dire sempre no”.

Ma veniamo alle proteste degli studenti più grandi. Nelle scuole superiori stanno dilagando l’occupazione e l’autogestione. Di fronte a quella che, dal punto di vista dell’ordine pubblico, è sentita come un’emergenza, Berlusconi ha affermato: “non permetteremo che vengano occupate scuole e università, perché l’occupazione di luoghi pubblici non è dimostrazione dell’applicazione della libertà, non è un fatto di democrazia, è una violenza nei confronti degli altri studenti, delle famiglie, nei confronti delle istituzioni e dello Stato“. E ha concluso: “Convocherò oggi il ministro degli Interni e darò a lui istruzioni dettagliate su come intervenire attraverso le forze dell’ordine“.
La dichiarazione, legittima e ben argomentata, ha subito suscitato scalpore. Perché? Dobbiamo lasciare che succeda nelle scuole quello che è accaduto lo scorso venerdì a Lecce: “banchi distrutti, finestre in frantumi, cattedre rovesciate e porte rotte, auto dei professori danneggiate e ragazzi cacciati dalle aule …”? L’ho letto su un quotidiano e credo che questa sia un’eventualità non molto remota anche per altre realtà scolastiche. Poi, da parte di un Dirigente Scolastico, è doveroso garantire l’incolumità delle persone, l’integrità dei beni pubblici (le scuole lo sono) e il diritto allo studio che chi non aderisce alla protesta deve poter esercitare.
E ancora, siamo così sicuri che gli studenti degli istituti superiori siano convinti di protestare per il bene della collettività? Sarò maligna, ma sono sempre del parere che solo una piccola percentuale di loro protesta con cognizione di causa. Perdere giorni di scuola è troppo allettante per lasciarsi sfuggire l’occasione. Sia chiaro, non sono contraria alla manifestazione del dissenso in sé, ma non sopporto vedere gente bivaccare in giro per la scuola, mentre le aule sono deserte e i luoghi di dibattito ben poco frequentati. Senza contare che nel programma di autogestione del liceo in cui insegno sono inserite attività ludiche, cioè un eufemismo per dire che possono fare gli affari propri … e dico “affari” per puro autocontrollo, dato che nella mia mente è apparsa repentina tutt’altra parola che, per decenza, ho scacciato subito.

Si potrebbe pensare che io parli in questi termini solo perché sono a favore del Decreto Gelmini. Niente affatto. Parlo a ragion veduta, specialmente dopo che un mio allievo di seconda, che ha aderito all’autogestione, mi ha chiesto con fare ingenuo: “Ma si fa sciopero per i tagli … o per che cosa?”. Se non è ignoranza questa! A parte il fatto che non sanno nemmeno distinguere tra sciopero e autogestione, non sanno nemmeno i motivi della protesta.
A proposito di tagli, anche sull’università si è fatto un gran parlare. Subito a dire che il Decreto porterà alla chiusura di molti atenei. A parte il fatto che il Decreto non parla di ciò: si limita a dire che, qualora le università lo vogliano, potranno trasformarsi in fondazioni. Questo perché i soldi pubblici vengono sprecati. E poi, se guardiamo i dati, in Italia ci sono meno laureati del Cile, nessun ateneo italiano si colloca entro i primi 150 nel mondo, ci sono 327 facoltà con meno di 15 iscritti e addirittura 37 corsi di laurea con un solo studente! Insomma, se il governo deve rendere conto a noi cittadini di come viene speso il denaro pubblico, è un preciso dovere tagliare gli sprechi. Il che non significa licenziare il personale, ma razionalizzare le risorse umane per creare una qualità che, fatte le dovute eccezioni, di fatto non esiste.

Se poi affrontiamo il discorso guardando i dati OCSE, come dice Schleicher, responsabile delle ricerche sull’istruzione, “il vero problema dell’Italia è come vengono spesi i fondi elargiti dallo Stato. Esattamente il contrario di quanto fa, ad esempio, un Paese come la Corea del Sud, dove il numero dei professori è minore e il loro stipendio è più alto”. C’è poi da dire che in Italia solo il 45% degli iscritti all’università arriva alla discussione della tesi, contro una media OCSE del 69%. Quindi, è palese che si debba puntare sulla qualità piuttosto che sulla quantità. Meno corsi di laurea ma più possibilità di laurearsi e soldi pubblici ben spesi.

Insomma, si continua di parlare di riforma ma nel D.Lg. non c’è alcun barlume di riforma. Quella universitaria è già stata fatta dal ministro Moratti che ha portato, sempre secondo l’OCSE, ad un aumento dei laureati dal 17% del 2000 al 39% del 2006. E, guarda caso, questo piccolo successo è dovuto ad una riforma del centro – destra. Per la riforma delle superiori, ci sono stati due tentativi: quello del ministro Luigi Berlinguer e quello della Moratti. Tutto , poi, si è fermato solo per questioni politiche. Ora la riforma è più che mai necessaria ed è ovvio che parta da quella lasciata in sospeso dalla Moratti, che poi è in parte ripresa da Berlinguer. La Gelmini, però, forse perché troppo giovane e carina per essere affidabile, è già accusata dai media di plagio. Ma signori, nessun plagio: perché non riusciamo a credere che qualcosa di buono sia attribuito dalla sinistra alla destra e viceversa? La scuola è da sempre ostaggio degli scontri politici e ciò ha causato la sua malattia cronica. È ora di finirla: anche il presidente Napolitano ha ammesso che bisogna andare avanti, superando gli antagonismi, per il bene di una scuola malata. Ora più che mai è necessario dare fiducia all’azione del governo. Lo stesso Berlinguer, che non è amico di Berlusconi e non va fuori a cena con la Gelmini, si è dichiarato non del tutto contrario al decreto sulla scuola.
In un’intervista al quotidiano “Il mattino” Luigi Berlinguer ha dichiarato: «Ho l’impressione che una grossa parte di insegnanti abbia vissuto le misure del governo, a torto o a ragione, come un’offesa. ”Io taglio perché la scuola è uno spreco”, questo è il messaggio recepito. Con questa realtà penso che si debbano fare i conti.”
E poi, ancora: «All’interno dello schieramento intravedo una parte che vuole solo tagliare per risparmiare e una parte in cui le istanze europee e dell’Ocse sono presenti. Si lavori per uscire da questa pura contrapposizione e per trovare una via al dialogo. E anche il centrosinistra si batta per cambiare».

In conclusione, non mi illudo che tutta questa baraonda sia il risultato di una profonda riflessione sull’istruzione. Qui si tratta di mettersi tutti al capezzale del malato per trovare una cura insieme. Se ciò non sarà possibile, ben venga l’unica cura possibile, anche se la ricetta viene prescritta da un unico medico. Se il consulto è fuori discussione, l’unica cosa da sperare è che la cura sia efficace.

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