1 novembre 2010

DA “IO CANTO” A “TI LASCIO UNA CANZONE” I BAMBINI CANTERINI HANNO GIÀ STUFATO

Posted in adolescenti, bambini, canzoni, famiglia, Paolo Bonolis, spettacolo, talenti, televisione tagged , , , , , , , , , , , , a 2:09 pm di marisamoles


Audience decisamente in calo per i programmi condotti da Gerry Scotti e Antonella Clerici che vedono protagonisti dei giovanissimi talenti canori. Sulla formula di questo show ho già espresso il mio dissenso (QUI, QUI e QUI), soprattutto in considerazione del fatto che i bambini e gli adolescenti canterini sono sfruttati per ottenere qualche punto di share in più. Prova ne sia anche la decisione di riproporre i due format a nemmeno un anno dalla precedente edizione e in concomitanza fra loro.

Ho già sottolineato in uno dei post linkati il parere contrario di chi davvero se ne intende di bambini talentuosi nel canto: L’Antoniano di Bologna. Ho anche messo in risalto la diversità tra le due trasmissioni citate e il sempreverde spettacolo dell’Antoniano, “Lo zecchino d’oro”. Qui i bambini sono realmente trattati da bambini, si esibiscono con canzoni adatte alla loro età, abbigliati e acconciati in modo adeguato. Nelle trasmissioni della Clerici e di Scotti, invece, sia l’abbigliamento sia le canzoni non sono affatto adatti ai piccoli protagonisti che paiono scimmiottare i grandi.

Mi consola il fatto che la pensi come me anche un vero esperto di televisione: Aldo Grasso. Già a settembre, quando le due trasmissioni erano ai blocchi di partenza, aveva espresso la sua contrarietà ad esibire i bambini in questo tipo di show. Oggi leggo su Il Corriere, in un articolo firmato dal giornalista, che in ogni caso i due programmi della Rai e di Mediaset pare abbiano già stufato.

“Io canto”, condotto col consueto garbo da Gerry Scotti, è passato da una media del 25% di share (gennaio-marzo 2010, sabato sera), ad una del 19,8% (venerdì sera, contro «I migliori anni»), lasciando sul campo quasi un milione di spettatori nel passaggio. Per quanto riguarda “Ti lascio una canzone”, il programma passa da oltre il 33% della prima edizione (primavera 2009, in onda il sabato) all’attuale 21,7% di share, con una perdita di circa un milione e mezzo di spettatori. La Clerici resta leader di una serata che, calcio a parte (d’appeal soprattutto per gli uomini), non brilla certo per ricchezza d’offerta., osserva Grasso.

Ovviamente non si può fare a meno di osservare, a proposito del format, il suo sfruttamento decisamente eccessivo (tre edizioni in due anni, per di più su due reti, pur con alcune diversità fra i due programmi). E anche il pubblico se n’è accorto: mentre i fan di Scotti e dei “suoi” bambini hanno un’età varia –dai più piccoli ai nonni, in genere un pubblico familiare- ormai i fedelissimi della Clerici sono gli over 65, evidentemente incantati dai suoi riccioli d’oro e dalle forme generose, più che non dai piccoli cantanti, anche se è vero che sono soprattutto le donne a gradire maggiormente lo spettacolo. Forse sono le stesse che si dilettano a provare le ricette proposte da “La prova del cuoco” e che apprezzano soprattutto la frizzante conduzione di Antonella, genuina proprio come una torta appena sfornata.

Insomma, credo che questo continuo “sacrificio” dei bambini –non dimentichiamo quelli di Bonolis e del suo “Chi ha incastrato Peter Pan?”- in nome dell’audience debba finire. Restituiamo ai bambini la loro dignità di bambini e facciamoli cantare le canzoni dello Zecchino. Lasciamo Scotti e la Clerici ai loro consueti programmi di successo e magari aspettiamo che qualche nuovo conduttore si faccia strada tra il “ciarpame” della Tv, sia come conduzione sia come programmi, con qualche idea geniale. È da un po’ che non ce ne sono: a me viene in mente, ad esempio, Alessandro Greco e il suo “Furore”, un programma gradevolissimo e ben condotto che, nonostante tutto, ebbe vita breve.


A proposito di Alessandro Greco, in queste settimane sta conducendo un programma davvero adatto ai bambini: “Il gran concerto”, in onda il sabato mattina alle 10 e 30 su Rai3. Un programma certamente innovativo, anche se non è alla sua prima edizione, in cui protagonisti sono proprio loro, i bambini dai cinque anni di età in su che si divertono con le sette note. Stanno in piedi sul podio e dirigono una vera orchestra, l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai diretta da Alessandro Milani. L’obiettivo è quello di avvicinare i più piccoli alla musica, seguendo i ritmi, imparando a conoscere gli strumenti musicali, il tutto sulle note delle più famose arie classiche, da Mozart a Bach. (LINK). Ma lo spettacolo, inizialmente programmato per la domenica mattina, è ora relegato al sabato, giornata in cui la maggior parte dei piccoli sono a scuola, se escludiamo quelli che frequentano le materne. Una trasmissione pensata per loro, in cui i bambini sono i veri e proprio “registi”, di cui pochi, credo, conoscono l’esistenza. Mi chiedo perché non si ritenga degno questo show della prima serata. Forse perché Alessandro Greco, pur bravissimo e simpatico, non ha il fascino di Scotti, della Clerici o di Bonolis? Eh già, perché poi quello che conta è il conduttore non la trasmissione e chi la anima.

Non mi resta che concludere con una triste riflessione: la Tv ormai ha abdicato dal ruolo educativo che un tempo aveva. Il “ciarpame”, la cronaca nera esibita nei vari talk show e i gossip, che infarciscono sempre più i telegiornali oltreché i programmi dedicati, fanno più share.

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23 febbraio 2009

LA COPERTINA DI TV SORRISI E CANZONI: LA PREMIATA DITTA DE FILIPPI-BONOLIS CON MARCO CARTA

Posted in Amici, attualità, Festival di Sanremo, Marco Carta, Paolo Bonolis, spettacolo, televisione tagged , , , , , , a 3:31 pm di marisamoles

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Se qualcuno aveva ancora dubbi sullo scontato trionfo di Marco Carta al Festival di Sanremo, grazie all’ “appoggio” di Maria De Filippi e l’amicizia tra la signora Costanzo e Paolo Bonolis, ecco che la copertina di TV Sorrisi e Canzoni parla da sola: il tripudio di RAISET, ovvero il palcoscenico dell’Ariston divenuto succursale di Mediaset.

Non commento oltre ma rimando i lettori al precedente post

22 febbraio 2009

MARCO CARTA VINCE IL FESTIVAL: SANREMO FRATELLO DI “AMICI” E MARIA LA MADRE

Posted in Amici, Festival di Sanremo, Francesco Renga, Marco Carta, Maria De Filippi, Paolo Bonolis, spettacolo, talenti, televisione tagged , , , , , , , , , , , , , , , a 12:24 pm di marisamoles

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A Sanremo i pronostici, si sa, valgono fino ad un certo punto. Superfavoriti dopo la prima puntata erano Dolcenera, poi nemmeno ammessa alla finale, pur cantando un pezzo bellissimo con una voce straordinaria, e Francesco Renga, mio mito, che non è stato incluso nemmeno nei primi tre.
Non solo, sembrava che Povia, con tutte le polemiche iniziate già prima del Festival e proseguite per tutta la sua durata, non sarebbe nemmeno arrivato sul podio nella serata finale. Eppure là sopra c’è salito anche se, onestamente, non certo per le sue virtù canore e nemmeno per il testo della canzone, abbastanza mediocre e scontato.
Nessuno, probabilmente, immaginava che la vittoria alla fine sarebbe andata a Marco Carta, già vincitore di “Amici” 2008. Credo che per chi segue la trasmissione di Maria De Filippi non fosse uno sconosciuto, anche perché la sua vittoria, allora immeritata se non altro per l’atteggiamento arrogante e presuntuoso e per il talento mediocre dimostrati, era stata al centro di polemiche da parte di molti detrattori

Non so quanti, come me, ieri sera, alle ultime battute di quell’interminabile maratona che da anni è diventato il festival, abbiano fatto una riflessione sulla strana coincidenza della contemporanea presenza sul palco, assieme al vincitore, di Maria De Filippi. Già, proprio lei, scopritrice del soggetto in questione e, in qualche modo, suo “mentore”. Non solo, a me è parso che il palcoscenico sanremese fosse una succursale di Mediaset: la De Filippi e Bonolis con l’inseparabile Luca Laurenti che hanno trasformato l’evento canoro in una serie di scenette sullo stile “Gianni e Pinotto”. Senza contare lo show canoro dei due inseparabili amici che, in altri tempi, non sarebbe stato ammesso all’interno di una manifestazione che dovrebbe avere come protagoniste canzoni italiane rigorosamente in gara. In tempi meno sospetti, infatti, gli ospiti erano sempre stranieri e cantavano per lo più in inglese per far sì che il bel canto italiano avesse come spazio esclusivo quello della gara.

Uno show del tutto insolito, quindi, quello organizzato da Bonolis e pianificato nei minimi particolari, compresi gli interventi estemporanei di Grillini, contro Povia, e della porno attrice Laura Perego con tanto di bodypainting. Che c’entrava quell’uscita e, soprattutto, la presenza delle conigliette di PlayBoy al seguito del “padrino” ancora non l’ho capito. Ma il dubbio che la spontaneità di tali manifestazioni non fosse poi tanto reale a me è venuto e credo anche ad altri. Fin dall’inizio questo Sanremo è stato etichettato come una sorta di riscatto dai fallimenti degli ultimi anni, e Bonolis è fin da subito apparso come una specie di “presentatore alla riscossa”.

Tornando al vincitore, non mi spiego come mai Marco Carta sia stato ammesso alla gara tra i big: qualcuno oltre ai fans della De Filippi lo conosceva? Ma anche ammettendo che fosse conosciuto ad una cerchia meno ristretta di telespettatori, perché allora Karima, che aveva fatto parte del cast di “Amici” nel 2006, arrivando seconda, e che ha alle spalle un’attività musicale iniziata in tenera età (alle elementari già cantava, ha fatto parte di un coro gospel, partecipato ad un musical e fatto serate jazz) è stata fatta rientrare nella categoria “Nuove Proposte”? Oppure, perché una cantante di 62 anni, Iskra, con una carriera ultradecennale nel ruolo di corista di Lucio Dalla e un’esperienza canora sicuramente più consolidata del poco più che ventenne Marco Carta, è stata costretta a concorrere con ragazzi giovani che potrebbero essere suoi nipoti? La differenza, forse, sta nel fatto che il vincitore ha già ottenuto un disco di platino con il disco “Ti rincontrerò”? Ma se facciamo un confronto con un’altra rivelazione 2008, Giusy Ferreri, mi chiedo quanti sappiano intonare due note del pezzo di Carta e quanti conoscano almeno l’intero ritornello di “Non ti scordar mai di me”.

Non so se una “raccomandazione” di Maria sia servita a far cantare Marco Carta tra i big, non so se nella sua vittoria ci possa essere lo “zampino” della madrina in questione, ma il festival quest’anno, pur avendo visto solo mezzora sul totale delle puntate, mi ha dato l’impressione che fosse più che mai “costruito”, che nulla fosse spontaneo e che si sia puntato sui colpi di scena e sulle ospitate alla Benigni per alzare l’audience. Insomma, ho il sospetto che la Rai si sia piegata alla volontà di Mediset, che Sanremo sia una sorta di figlio di Maria, De Filippi naturalmente, e che anche a livello qualitativo, fatte le dovute eccezioni, si sia rivelato una specie di Amici Bis. Se faccio, poi, un confronto tra la performance del vincitore con quelle di alcuni cantanti dell’attuale edizione di “Amici”, compreso il povero e tenerissimo, nonché bistrattato, Mario, non c’è proprio paragone. Per il prossimo anno mi aspetto qualcuno di loro sul palco dell’Ariston … magari non Valerio, per favore.

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