18 maggio 2014

COSE DELL’ALTRO MONDO? NO, DELL’ALTRA EUROPA

Posted in attualità, lavoro, politica tagged , , , , , , , , , , , , a 2:33 pm di marisamoles

paperone
Bell’affare abbiamo fatto entrando, non dico in Europa, ma almeno nella moneta unica! Lo capisco bene, da brava massaia, anche se non ho una laurea in economia e non leggo il Sole 24Ore, quotidiano che molti acquistano giusto per buttare qualche euro a settimana, ma sono sicura non leggono mai. Però fa molto trendy, si dice così, no?

Del resto, non serve molto per capire che con l’adesione alla moneta unica le cose sono precipitate, per quanto riguarda i consumi e il rapporto stipendio-costo della vita. E visto che i contratti (almeno quelli pubblici) sono bloccati fino al 2020, non vedo come possa migliorare la situazione.

Bene hanno fatto quei Paesi europei che non hanno aderito alla moneta unica e quelli che dell’Unione Europea se ne sono sempre fatti un baffo. La Svizzera (o Confederazione Elvetica che dir si voglia), per esempio. Che poi abbiamo sempre guardato con sospetto e con quel pizzico di antipatia che solitamente si riserva a una signora sprezzante, con la puzza sotto il naso, che dall’alto del suo benessere ci ha sempre guardati come fossimo dei pezzenti. Aprendo le porte (ops, confini volevo dire) a quei poveracci che vanno a fare manovalanza nei vari Cantoni. Ed ecco che, con grande senso di solidarietà, gli elvetici hanno permesso una pacifica invasione di comunitari senza extra. Sì, però calma: un recente referendum popolare ha approvato un tetto all’immigrazione. E state certi che non andrà a finire come i nostri referendum che costano un mare di soldi e poi si trova sempre, da parte dello Stato, un modo per aggirare l’ostacolo, quando è scomodo.

Ma non era di questo che volevo parlare, anche se rimaniamo in tema di referendum. Oggi in Svizzera si vota l’introduzione del salario minimo «più alto del mondo»: 22 franchi all’ora, quasi 4 mila franchi al mese per tutti (3.270 euro), più del doppio degli 8,50 euro all’ora obbligatori per legge in Germania e dei 10,10 dollari proposti dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama.

Ora lo so che tutti stanno pensando che il costo della vita in Svizzera è di gran lunga superiore a quello dell’Italia. Infatti non è questo che fa strabuzzare gli occhi, quanto il motivo che ha spinto gli Svizzeri a proporre il referendum: circa un lavoratore su dieci in Svizzera fatica a pagare l’affitto. «Uno scandalo», secondo Daniel Lampart, capo economista dell’Unione sindacale svizzera, che ha lanciato l’iniziativa, appoggiata dalle forze politiche di sinistra.

Avete capito: uno su dieci! E loro già lo considerano uno scandalo. Intanto Renzi che fa? “Regala” 80 euro ai lavoratori … nemmeno a tutti. Neppure si preoccupa di chi ha perso il lavoro quattro anni fa (è dal 2010, infatti, che la crisi si è fatta più sentire) e non l’ha più trovato. Il governo dà una mano, udite udite, a chi è in cassa integrazione (quindi è comunque retribuito, anche senza lavorare) e chi gode dell’indennità di disoccupazione (e quindi un reddito ce l’ha).

Ho il brutto vizio di iniziare i post dal titolo. Bisognerebbe prima scrivere e poi pensare al titolo. Infatti sto pensando che le cose dell’altro mondo non riguardano la Svizzera ma la nostra Italia.

Poveri noi!

[fonte: Il Corriere]

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13 maggio 2014

UN POMERIGGIO DI ORDINARIA FOLLIA

Posted in affari miei, lavoro, scuola tagged , , , , , a 9:01 pm di marisamoles

mafalda che stress
Ormai siamo alla follia. Lo diceva quel relatore di un corso di aggiornamento sull’empowerment della persona: vi ospito qui (centro di igiene mentale) visto che dicono che a insegnare si diventa pazzi, così vi abituate all’ambiente. Un vero profeta costui.

Lunedì è la mia giornata libera e ho passato il pomeriggio a scuola. Libera per modo di dire.
Arrivo e trovo una sorpresa nel cassetto: oltre a somministrare il test InValsi (nei confronti del quale da anni nutro una profonda avversione) in una classe non mia e relativamente alla matematica (va da sé che nelle scuole per bene non si facciano inciuci …). lo dovrò pure correggere (quello di italiano, s’intende, sempre per una classe non mia).

Protesto e mi dicono che devo farlo, è un ordine di servizio. L’alternativa è lo sciopero … che, però, mi costa 80 euro.

Pensa che ti ripensa, non arrivo a una decisione ma intanto devo presentarmi a un consiglio di classe. Vado.

Dopo un’ora, sono lì che rimugino, e mi accorgo che non solo dovrò somministrare (che brutto verbo!) e correggere il test, ma lo devo fare iniziando la quarta ora, un’ora libera.

Protesto: il tempo è mio e me lo gestisco io. Se ho un’ora libera non sono in servizio, quindi posso disporre del mio tempo come meglio credo. Semmai mi si può consultare e poi sta a me decidere se accettare di impegnare una mia ora buca o meno. Mi dicono che è un ordine di servizio. Avrò diritto a recuperare un’ora. Bene, mandiamo la quinta via un’ora prima, propongo. Quelli fanno il compitone di italiano, avrei la sesta ora di lezione, saranno cotti, è meglio che se ne vadano a casa. Proposta accettata.

Mi rifugio in un posto tranquillo (il posto lo è, io molto meno) e correggo compiti. Devo attendere un’ora e mezza per il prossimo consiglio.

Mi presento puntuale, il clima è tranquillo, la casse va bene, nessuno si lamenta. Unica nota positiva in questo pomeriggio di ordinaria follia. Eh no, il bello (è una battuta) deve ancora arrivare. Vengo insultata da una collega per una cosa che non riguarda nello specifico l’andamento della classe (oggetto dell’ordine del giorno), per di più un fatto che risale a due mesi prima, anzi, una situazione che, a suo dire, si protrae da ben tre anni.

Sono allibita. Gli altri si guardano e non sanno cosa dire. Io sono infuriata. Gli altri cercano di calmare le acque. Si discute, ridiscute, mettiamo a verbale, no mi oppongo, ‘sta cosa non c’entra nulla con l’odg, è un fatto personale, se ne poteva discutere in privato, poi in due mesi, anzi, tre anni, un’occasione la si trovava.

Morale: arrivo a casa alle 19 e 30, con lo stomaco chiuso e un senso di nausea che nemmeno quand’ero incinta. Ho la testa che mi scoppia, i brividi di freddo, mi provo la temperatura, ho un po’ di alterazione ma a me sembra di avere un febbrone. Non ceno, mi metto sul divano, cerco di rilassarmi. Sforzo inutile. Per tutta la serata ho un pensiero fisso: non si può reggere un ritmo così, non si può andare a scuola, luogo che per me è sempre stato un’oasi di pace, e avere l’idea di stare in trincea. Per giunta con l’aggravante di essere colpiti da quelli che stanno nella stessa trincea.

L’insegnamento, lo dicono gli esperti, è uno dei lavori maggiormente soggetti allo SLC (stress lavoro correlato). Ma pensandoci bene, non è lo stare in classe, il far lezione la cosa più stressante. E’ tutto il resto che ci annulla fisicamente, ci toglie le forze e ci manda il morale sotto il livello della suola delle scarpe.

Oggi volevo rimanere a casa. Sciopero o malattia, i motivi li avevo tutti, potevo pure scegliere. Poi ho pensato ai miei allievi, quelli cui avrei potuto far lezione nelle prime tre ore. Loro non c’entrano nulla, anzi, l’aula è il posto in cui sto più al sicuro, dove non posso temere attacchi oppure ordini di servizio poco graditi.

Sono andata regolarmente a scuola. Tutto sommato è stata una giornata tranquilla.

P.S. Colgo l’occasione per scusarmi con gli amici che mi seguono per non essere presente qui e nemmeno sui loro blog. Ho più di 300 notifiche da aprire sulla posta elettronica. Non ce la farò mai. Se ci penso finisce che aggiungo stress a stress.Aarriveranno tempi migliori, almeno lo spero.

4 aprile 2014

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: UN’OASI DI PACE AL TEMPO DELLA CRISI

Posted in attualità, economia, famiglia, La buona notizia del venerdì, lavoro, società tagged , , , , , , , , a 10:04 pm di marisamoles

marinaleda
Possibile che esista un luogo, in questi tempi di crisi, in cui vivere in pace, senza preoccupazioni di sorta, in completa armonia con la natura e i propri simili? Forse non sono tante le oasi di pace, oggigiorno, ma un luogo simile c’è e si trova in Spagna, a Marinaleda, poco più di 100 km da Siviglia.

Tremila abitanti che vivono in comunità, collaborando per produrre ciò che serve, senza ricchi né poveri. Tutti lavorano per lo stesso salario: 47 euro al giorno per sei giorni la settimana. La grande ricchezza di questo piccolo paese è la terra: tutti gli abitanti lavorano per la grande cooperativa agricola “Humar”, creata dagli stessi lavoratori che garantisce la piena sussistenza a tutti, riuscendo anche ad esportare peperoni, carciofi, legumi, olio d’oliva anche all’estero, in Italia e persino in Venezuela.

In questa novella Shangri-La made in Spain basta mettere a disposizione la propria forza lavoro per esercitare il proprio diritto alla casa: nessun mutuo e nessun interesse da versare ad istituti di credito.
Il terreno e il progetto, infatti, sono a carico del Municipio, il denaro lo presta a tasso zero il governo andaluso e la quota mensile da versare per l’acquisto la decidono in assemblea gli stessi cittadini, anticipando solo 15 euro.

La vita a Marinaleda scorre felice anche per le famiglie: l’asilo pubblico costa solo 12 euro mensili, una piscina è accessibile per tutta l’estate a soli 3 euro.
Il paese ha strade intitolate a personaggi come Salvador Allende oppure veri e propri valori umani: solidarietà, fraternità o speranza. La gente può godersi le aree verdi curate dalla comunità e in completa tranquillità: non esiste criminalità tanto da non essere necessaria nemmeno la polizia. Con un bel risparmio di denaro pubblico.

EscudoMarinaledaQuale mai potrà essere il simbolo di Marinaleda? Ovviamente è una colomba che vola sul paese ed intorno la scritta: “Marinaleda – Una utopia hacia la paz”.
Un’utopia? Una realtà da imitare, piuttosto. E in Italia, sarebbe possibile mettere in pratica un progetto simile?
Purtroppo temo di no.

[LINK della fonte]

ALTRE BUONE NOTIZIE:

Uomo e donna, ora lo dice anche la scienza: cervelli diversi ma complementari di laurin42

LE MIE ALTRE BUONE NOTIZIE

22 febbraio 2014

MARIANNA MADIA: NUOVO MINISTRO PA INCINTA ALL’OTTAVO MESE

Posted in bambini, donne, figli, lavoro, politica tagged , , , , , , , , , , , , , , a 1:35 pm di marisamoles

691047 GIURAMENTO GOVERNO MATTEO RENZI

La prima ministro a giurare in stato interessante fu Stefania Prestigiacomo, nominata per le Pari Opportunità nel 2001, che partorì alla fine di quell’anno.
Poi fu la volta di un’altra ministro mamma, Mariastella Gelmini, ministro dell’Istruzione nominata nel 2008, che durante il mandato il 10 aprile 2010 diede alla luce Emma. Il suo caso suscitò clamore per aver dichiarato che non sarebbe stata a casa nemmeno un giorno e in effetti si ripresentò puntualmente al lavoro di lì a breve. Allora scoppiarono le polemiche: in particolare, dalle pagine del quotidiano cattolico Avvenire la giornalista Marina Corradi lanciò un appello: Signora ministro, auguri. Se lo goda almeno un po’, il suo bambino. Tutto, di fronte a lui, può attendere. Non si perda l’inizio di un grande amore. Voce nel deserto che rimase puntualmente inascoltata.

Ora il primato delle ex ministre è battuto da Marianna Madia che, fresca di nomina, stamattina ha giurato per il governo presieduto da Mattero Renzi. Una delle più giovani ministro della squadra renziana e credo in assoluto la più giovane di tutti i tempi, assieme alla coetanea Maria Elena Boschi, entrambe trentatreenni, è all’ottavo mese di gravidanza e possiamo scommetterci che, sfornato il pupo – o la pupa -, ritornerà al suo posto di ministro per la Pubblica Amministrazione in men che non si dica.

Del resto, a pensarci bene, le donne di spettacolo hanno dato il buon esempio: Belen Rodriguez e Michelle Hunziker, solo per fare due nomi, hanno ripreso l’attività in breve tempo. La Hunziker addirittura a cinque giorni dal parto sedeva alla scrivania di Striscia la Notizia.

Ora, senza voler fare la morale a nessuno, mi chiedo se l’emancipazione della donna consista nel sacrificare il tempo da dedicare ad un neonato in nome della par condicio – gli uomini non devono partorire perciò … – e per dimostrare che una donna con figli può fare esattamente quello che vuole perché la prole, di per sé, non rappresenta un ostacolo.
Vabbè, contente loro.

Altra cosa: il congedo per maternità è obbligatorio per legge. Di solito ci si astiene dal servizio – questo è il gergo – negli ultimi due mesi di gravidanza e nei primi tre di vita del nascituro. Ora, facendo due conti, la Madia dovrebbe essere in maternità. Non conosco le leggi che regolano l’attività di parlamentari e ministri e sono perfettamente consapevole che le donne dello spettacolo siano in fondo delle libere professioniste, ma mi chiedo: una donna incinta quasi allo scadere del tempo non ha diritto a starsene a casa tranquilla? Tanto più che la Madia pare essere alla seconda gravidanza e, visto che di anni ne ha appena 33, il primogenito deve essere ancora piccolo.

E’ vero che la gravidanza non è una malattia ma è anche vero che si tratta di una situazione speciale, se non patologica. Insomma, se uno ha l’influenza, una volta guarito riprende il lavoro e tutto torna come prima. Ma una mamma deve stare con suo figlio perché un neonato non è la febbre che si cura con un’aspirina e via.

[foto dal Corriere.it]

31 gennaio 2014

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: LA CREATIVITÀ DEGLI STUDENTI AL SERVIZIO DELL’IMPRESA

Posted in Friuli Venzia-Giulia, La buona notizia del venerdì, lavoro, scuola tagged , , , , , , , , , , , a 6:04 pm di marisamoles

sello udineQuesta settimana “gioco” doppiamente in casa: ho scelto una notizia che riguarda la scuola e allo stesso tempo la mia regione.
Alcuni studenti del liceo artistico “Sello” di Udine hanno ideato i nuovi sedili ferroviari che viaggeranno in Europa.

Da sempre si sente dire che la scuola è molto lontana dal mondo del lavoro, che gli studenti non sono pronti, una volta terminati gli studi, ad affrontare un impegno lavorativo. Troppo spesso si accusa la scuola di non saper preparare gli allievi in termini di competenze da spendere nel breve termine in ambito professionale. Non sempre è così. Se ciò può essere vero per i licei, che non preparano al mondo del lavoro ma agli studi universitari, ci sono scuole, specie istituti tecnici e professionali, che offrono una preparazione adeguata, anzi, talvolta permettono agli studenti di dimostrare delle specifiche competenze anche prima di terminare il corso di studi.

E’ il caso del liceo artistico – nato, con la riforma Gelmini, dal vecchio istituto d’arte – “G. Sello” di Udine. Gli allievi delle classi 3D, 4D, 5C del corso di Design Industriale e 4C del corso di Design della Moda hanno presentato ieri ai rappresentanti della Fisa di Osoppo, azienda leader nel campo della fabbricazione di sedili autoferroviari che in questi ultimi anni si è assicurata contratti di fornitura con le principali società ferroviarie europee, i propri progetti per la realizzazione di un innovativo sedile.

L’idea della collaborazione tra scuola e impresa è nata qualche mese fa in occasione della visita che gli studenti hanno fatto presso gli stabilimenti di Osoppo. Grazie alla loro creatività e con la guida dei docenti Tiziana Infanti, Nadia Ceccotti e Dino Del Zotto hanno elaborato dei progetti nel rispetto delle nuove tendenze di design, senza trascurare le soluzioni ergonomiche cui attualmente non si può rinunciare.

Sono nate così delle proposte accattivanti, innovative anche per quanto riguarda la scelta dei tessuti, dai colori e dalle fantasie in grado di incontrare i gusti dei viaggiatori moderni. Alcuni progetti appaiono particolarmente innovativi grazie alla tappezzeria dall’effetto praticamente tridimensionale.

Entro marzo i tecnici della Fisa sceglieranno la proposta migliore elaborata dai ragazzi, per passare alla fase di progettazione industriale e di produzione. Quindi il sedile nella sua forma finale sarà anche esposto a Innotrans, la Fiera internazionale dei Trasporti che si terrà a Berlino dal 23 al 26 settembre.

Il progetto definitivo diventerà poi realtà, fornendo l’arredo ottimale per i vagoni ferroviari di molte linee di collegamento dei principali Paesi europei.

Un in bocca al lupo, dunque, ai ragazzi che stanno vivendo un’esperienza che, comunque vada, rappresenta un buon trampolino di lancio per il futuro professionale.

[fonte: Messaggero Veneto; immagine da questo sito]

ALTRE BUONE NOTIZIE:

Le sindache di Italia di laurin42

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LE MIE ALTRE BUONE NOTIZIE

10 gennaio 2014

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: VENDE IL RISTORANTE PER FAR CURARE LA DIPENDENTE

Posted in amicizia, La buona notizia del venerdì, lavoro tagged , , , , , , , a 8:52 pm di marisamoles

buona notizia texasLa giornata sta per finire e, inaspettatamente, dalle pagine del tg è uscita una buona notizia che davvero non credevo di trovare. Parla di solidarietà, di un gesto di altruismo fatto senza pensare al proprio benessere, al proprio futuro. Pensare agli altri, prima di tutto.

Michael De Beyer ha un ristornate a Montgomery, che gestisce da ben 17 anni. Una sua dipendente, Brittany Mathis, è una giovane ragazza sfortunata: ha perso il padre, appena 33enne, per un tumore la cervello.
Tra Michael e Brittany si crea un legame molto forte, un affetto che si avvicina a quello che un padre prova nei confronti della propria figlia. Quando anche alla ragazza è stato diagnosticato un tumore come quello che aveva portato il padre alla morte, il ristoratore non ci pensa un attimo: decide di mettere in vendita il ristorante per pagare le cure mediche alla ragazza. Brittany, infatti, non ha la possibilità di pagare un’assicurazione sanitaria e, dunque, non ha alcun diritto alle cure sanitarie.

Intervistato, il generoso datore di lavoro ha dichiarato: “Non sarei mai stato capace di lasciar perdere e aspettare di vedere cosa sarebbe accaduto. Non avrei mai potuto continuare a guadagnare soldi col mio ristorante mentre lei aveva bisogno di aiuto. Quando avrò venduto il locale, passerò più tempo con mia moglie e i miei due figli”.

Una notizia che si spera abbia una fine lieta e che fa riflettere sul fatto che spesso ci lamentiamo dei pochi guadagni, vorremmo vivere senza pensieri, permetterci qualche capriccio in più. E poi sentiamo di gesti solidali come quello di Michael De Beyer e un piccolo esame di coscienza dovremmo farcelo. Senza contare che, non funzionerà alla perfezione, ma almeno qui in Italia il servizio sanitario è garantito dallo Stato. Pagato, naturalmente, da tutti lavoratori ma garantito a tutti, anche a chi un lavoro non ce l’ha.

[LINK della fonte; immagine da questo sito]

ALTRE BUONE NOTIZIE

La bottiglia che illumina gratis di laurin42

LE MIE ALTRE BUONE NOTIZIE

3 maggio 2013

IN UFFICIO: IL VICINO DI SCRIVANIA INVIA E-MAIL INVECE DI PARLARE. SI RISPARMIA TEMPO

Posted in affari, lavoro, web tagged , , , , , , , , , , a 4:22 pm di marisamoles

e-mailLe comunicazioni interpersonali stanno cambiando. Ce ne eravamo accorti.
Nell’era delle telecomunicazioni, il vis-à-vis è passato di moda. La chiacchierata al bar è sostituita dallo scambio veloce di sms. Internet è alla portata di tutti (o quasi) in qualsiasi momento della giornata, basta avere iPhone. Una e-mail non fa male a nessuno e si risparmia tempo.
Ma in ufficio ha senso che per comunicare tra vicini di scrivania si utilizzi la posta elettronica?

Me ne parlava tempo fa un amico, uomo vecchio stampo che, alle prese con un nuovo lavoro, trovava decisamente insopportabile l’utilizzo delle e-mail per comunicare con il collega la cui scrivania si trovava proprio di fronte alla sua. L’azienda, però, voleva così. Meno perdite di tempo e poi … scripta manent. Così nessuno poteva trovare scuse, dire “l’avevo detto”. Eh già, verba volant.

Non tutti, però, gradiscono questo genere di comunicazione. Il Daily Mail ha appena pubblicato i risultati di una ricerca dell’Institute of Leadership & Management su 2.165 manager inglesi. Al secondo posto, dopo il ritardo con cui ci si presenta alle riunioni, fra le cose più sgradite c’è proprio l’utilizzo della posta elettronica per comunicare con il vicino di scrivania.

Certamente le nuove tecnologie migliorano la vita. Non sempre è possibile, infatti, comunicare in tempo reale con persone distanti. Anche per chi lavora presso la stessa azienda può essere un disagio, oltreché una perdita di tempo, spostarsi da una stanza all’altra, quando non addirittura da un piano all’altro o raggiungere una sede staccata. Ma ha senso scriversi se si lavora fianco a fianco o comunque nella stessa stanza?

Il mio lavoro richiede decisamente relazioni diverse tra colleghi. Per la maggior parte, poi, i contatti avvengono in orario extrascolastico, visto che durante la mattinata si sta ognuno nella propria classe seguendo il proprio orario. Tutt’al più ci si può relazionare nelle ore libere in sala professori o al bar. Però abbiamo anche noi delle esigenze che richiedono comunicazioni veloci e in grado di raggiungere più persone contemporaneamente.
Ad esempio, lo scambio di materiali didattici oppure gli accordi da prendere riguardo ad una riunione richiedono lo scambio di e-mail. Senza contare che, una volta scritto il verbale di un consiglio o di altra riunione, lo si può spedire in visione alle persone interessate prima della stampa e della consegna agli atti. Visto che nessuno è infallibile, magari qualche occhio in più può scovare l’errore o l’imprecisione che nella stesura erano sfuggiti.

L’unica cosa che, sinceramente, non mi piace è l’invio a più destinatari contemporaneamente. In primo luogo è fastidioso che tutti sappiano l’indirizzo di posta elettronica di persone estranee (parlo, evidentemente, di comunicazioni personali che non riguardino esclusivamente i colleghi di lavoro) e poi capita pure di essere “interpellati” su questioni di nessuna importanza solo perché il mittente non si è dato pena di selezionare i destinatari. Questa disattenzione, diciamo pure menefreghismo, porta alla perdita di tempo prezioso. Non tanto per la lettura della mail in sé, quanto perché, non capendo assolutamente nulla della comunicazione ma vedendosela recapitare, ci si sforza di capire e per farlo si legge il messaggio cento volte prima di rendersi conto che non era destinato a noi.

Verrebbe da pensare che a noi italiani (non solo agli inglesi) troppe cose diano fastidio. Effettivamente non sono troppi i comportamenti fastidiosi ma hanno una caratteristica comune: la mancanza di rispetto. Osserva Pier Luigi Celli, studioso di fenomenologia aziendale e direttore generale dell’università Luiss Guido Carli di Roma: «Il tratto distintivo degli italiani è la mancanza di rispetto. Lo facciamo senza rendercene nemmeno conto perché siamo di un individualismo notevole».

Ma sarà vero?

[fonte: Il Corriere]

3 marzo 2013

PETIZIONE ON LINE: CHIEDIAMO IL DIMEZZAMENTO DEI COMPENSI DEI PARLAMENTARI

Posted in lavoro, politica, web tagged , , , , , a 12:24 pm di marisamoles

tagli compensi parlamentariGrazie all’iniziativa dell’amica e assidua lettrice lilipi, ora è possibile firmare la petizione on line: “Dimezzamento compensi dei parlamentari”.

Questa la sua motivazione come promotrice dell’iniziativa:

In campagna elettorale i partiti hanno promesso il dimezzamento del numero dei parlamentari, ma tale provvedimento richiede una modifica costituzionale e in ogni caso non può entrare in vigore nella presente legislatura. Invece è immediatamente attuabile,con legge ordinaria, il dimezzamento dei compensi dei parlamentari e l’abolizione dei loro privilegi.Devono essere ammessi solo i rimborsi spese(documentate) per viaggi per l’espletamento del mandato e soggiorno a Roma.
Chiediamo pertanto che tutti i partiti dimostrino con i fatti di voler realmente abbattere i costi della politica.I parlamentari che non sono d’accordo sono invitati a dimettersi e a lasciare il posto ai primi tra i non eletti
.

Questo il commento da me lasciato su firmiamo.it all’atto della sottoscrizione:

Sono d’accordo sul fatto che i costi della politica (e non la pubblica amministrazione, sempre al cento delle polemiche per i costi eccessivi) abbia svenato l’Italia. Ricordo che più volte è stato proposto dai governi il dimezzamento del numero dei parlamentari ma le camere si sono sempre opposte. Questo perché chi ha ottenuto un comodo scranno in parlamento, fa i propri interessi e difficilmente rinuncia ai privilegi e ai lauti stipendi. La Sicilia forse ha aperto la strada giusta. Speriamo che il suo esempio smuova un po’ le coscienze.

Invito TUTTI I LETTORI a seguire il nostro esempio sottoscrivendo la petizione a QUESTO LINK.

GRAZIE A TUTTI E BUONA DOMENICA.

17 gennaio 2013

STIPENDI PUBBLICI: 5000 EURO AL MESE ALL’ASSESSORE … E SI LAMENTA

Posted in attualità, Friuli Venzia-Giulia, lavoro, politica, televisione tagged , , , , , , , , , a 6:58 pm di marisamoles

segantiNella puntata della trasmissione di La 7 “L’aria che tira” del 16 gennaio è andato in onda un servizio sui costi della politica in Fvg. L’inviata dell’emittente è a Trieste e sta intervistando il presidente del Consiglio regionale Maurizio Franz su questi temi quando irrompe nella stanza Federica Seganti (Assessore regionale alle attività produttive, delegato alla polizia locale e sicurezza, NdR): “Ma avete idea di quel è il mio cedolino paga? 5 mila euro su 12 mensilità e senza preavviso di licenziamento“, esclama l’assessore leghista cercando di far capire alla giornalista che il suo stipendio è basso. “Ma non sta riprendendo vero?”, chiede davanti alla telecamera accesa. Tutto registrato, tanto che Seganti poi si è rifiutata di farsi intervistare sulle modalità con cui gestisce i contributi dell’assessorato di cui è responsabile, tra cui l’assegnazione di fondi per pubblicizzare i prodotti tipici locali negli aeroporti, a scapito dei finanziamenti a realtà come Film Commission che portano milioni di euro nel territorio, come si denuncia nel servizio. Al rientro in studio (tra gli ospiti anche Sergio Rizzo autore de “La Casta”) la conduttrice Myrta Merlino commenta: “Sono basita, ma dove crede di vivere quella signora?“. di Gianpaolo Sarti per Il Piccolo.

GUARDATE IL VIDEO: MERITA.

Io non commento. E non perché non ho tempo, non ho proprio parole.

[immagine dal Messaggero veneto]

AGGIORNAMENTO DEL POST, ORE 21

LA SEGANTI SU FACEBOOK SI SCUSA … QUANTO MENO DICE: “LASCIATEMI SPIEGARE”.

Io ho lasciato che si spiegasse ma non mi ha convinta nemmeno un po’.

16 gennaio 2013

NON COMMENTO MA … I LIKE

Posted in affari miei, amicizia, lavoro, scuola, web tagged , , , , a 9:50 pm di marisamoles

Il post è del novembre 2011. Nulla è cambiato, da allora. Solo che quest’anno abbiamo deciso (dico, noi docenti al collegio) di far terminare il quadrimestre il 19 gennaio anziché prima di Natale. Pensavo fosse un vantaggio, in realtà sono stata sommersa dai compiti a dicembre e lo sono anche ora. Il fatto è che quattro classi e cinque materie con scritto e orale (tre Italiano e due Latino) fanno la differenza. Mi chiedo come passassi il tempo fino a qualche anno fa, quando noi di Lettere avevamo al massimo due classi.
Al contenuto del post aggiungo le scuse rivolte a chi nel frattempo ha commentato senza ricevere risposta. Pazientate, vi prego. Arriverò, prima o poi arriverò.
Un abbraccio a tutti.

Marisa Moles's Weblog


Cari lettori e webamici,

è un momento di grande lavoro per me. Le giornate corrono veloci e invece di riuscire a togliermi di mezzo qualche pacco di compiti, finisce che nel frattempo sulla scrivania si accumulino altri pacchi. 😦
In più, le riunioni pomeridiane non agevolano certo il lavoro di correzione.

Quando riesco a scrivere qualcosa, lo faccio in fretta e non come vorrei. Alla fine, mi pare cosa assai sensata non scrivere nulla.
Faccio i salti mortali tra un blog e l’altro dei miei amici, leggo in fretta gli articoli ultimogeniti (mi piace un sacco quest’espressione adottata dall’amica Diemme!), ma non sempre riesco a commentare come mi piacerebbe fare.

Per fortuna WordPress ha inventato il “pulsante” Like. Quindi, non commento ma … I like. E’ un modo per far capire ai miei blogamici che magari in una briciola di tempo riesco…

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pagina a traffico illimitato, con facoltà di polemica, di critica, di autocritica, di insulti, di ritrattazioni, di sciocchezze e sciocchezzai, di scuola e scuole, di temi originali e copiati, di nonni geniali e zie ancora giovani (e vogliose), di bandiere al vento e mutande stese, di cani morti e gatti affamati (e assetati)

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Studio di Psicoterapia Dr.ssa Chiara Patruno

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Una stanza senza libri è come un corpo senz'anima.

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[...] ἀλλ᾽ ὥσπερ ἄνθρωπος, φαμέν, ἐλεύθερος ὁ αὑτοῦ ἕνεκα καὶ μὴ ἄλλου ὤν, οὕτω καὶ αὐτὴν ὡς μόνην οὖσαν ἐλευθέραν τῶν ἐπιστημῶν: μόνη γὰρ αὕτη αὑτῆς ἕνεκέν ἐστιν. Aristot. Met. 1.982b, 25

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Prove di pensiero di GIOVANNI BOCCIA ARTIERI

Psicologia per Famiglia

Miglioriamo le relazioni in famiglia, nella coppia, con i figli.

Studia Humanitatis - παιδεία

«Oὕτως ἀταλαίπωρος τοῖς πολλοῖς ἡ ζήτησις τῆς ἀληθείας, καὶ ἐπὶ τὰ ἑτοῖμα μᾶλλον τρέπονται.» «Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità, e a tal punto i più si volgono di preferenza verso ciò che è più a portata di mano». (Tucidide, Storie, I 20, 3)

unpodichimica

Non tutto ciò che luccica è oro, ma almeno contiene elettroni liberi G.D. Bernal

scuolafinita

Un insegnante decente (CON IL DOTTOR DI MATTEO)

Pollicino Era un Grande

Psicologia e dintorni a cura della Dr.ssa Marzia Cikada (Torino e Torre Pellice)

la fine soltanto

un blog e un libro di emiliano dominici (per ingrandire la pagina premi ctrl +)

ACCENDI LA VITA

Pensieri, parole and every day life

CRITICA IMPURA

LETTERATURA, FILOSOFIA, ARTE E CRITICA GLOBALE

Laurin42

puoi tutto quello che vuoi ( whatever you want you can)

LE LUNE DI SIBILLA

"Due strade trovai nel bosco, io scelsi la meno battuta, per questo sono diverso"(R.Frost)

Il mondo di Ifigenia

Svegliati ogni mattina con un sogno da realizzare!

Ombreflessuose

L'innocenza non ha ombre

Into The Wild

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Alius et Idem

No sabía qué ponerme y me puse feliz.

A dieta...

...ma con una forte passione per il cibo e le rotondità!

Le Ricette di Cle

Ricette collaudate per ogni occasione

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"In ogni cosa c'è un'incrinatura. Lì entra la luce" - Leonard Cohen

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