8 febbraio 2010

ELUANA ENGLARO, UN ANNO DOPO

Posted in Cassazione, Eluana Englaro, eutanasia, Friuli Venzia-Giulia, intervista TG3, televisione tagged , , , , , , , , , a 4:56 pm di marisamoles

Il 9 febbraio 2009, alle ore 19 e 45, presso la struttura di assistenza per anziani “La Quiete” di Udine, il cuore di Eluana Englaro ha cessato di battere. Sulla città friulana, sconvolta per l’attenzione mediatica sul caso di Eluana, è calato il silenzio. Un silenzio rispettoso, dopo una settimana di chiasso, alimentato da chi, su opposti fronti, difendeva il suo diritto di morire o si scagliava contro il padre, Beppino Englaro, che aveva deciso di porre fine all’esistenza della figlia, immobile in un letto da ben diciassette anni.

Il caso Englaro ha scosso l’opinione pubblica e ha posto all’attenzione di tutti il problema della fine vita, la possibilità di scegliere se continuare un’esistenza nello stato vegetativo o propendere per la morte, sospendendo le cure e l’alimentazione forzata. In altre parole, si è discusso sulla necessità di un testamento biologico che in Italia manca, sull’autodeterminazione dell’individuo che ha il diritto di scegliere. Ma, come sappiamo, subito dopo la scomparsa di Eluana il dibattito sul testamento biologico è passato al silenzio, mentre per Beppino Englaro e l’equipe medica che aveva assistito Eluana nell’ultimo viaggio si apriva un iter legale, dovuto, secondo i giudici, ma assolutamente inutile secondo chi aveva appoggiato il padre aiutandolo nell’applicazione della sentenza della Corte di Cassazione.

L’accusa di omicidio volontario ha impegnato la Procura di Udine per alcuni mesi. La perizia medico-legale eseguita sul corpo di Eluana ha posto fine ad ogni dubbio: Eluana non si sarebbe mai ripresa dal come. Alla fine, l’archiviazione della denuncia e il proscioglimento di Beppino, De Monte e gli altri indagati.

Nel frattempo, però, Englaro non è stato a guardare inattivo questo accanimento nei suoi confronti: i suoi legali, in particolare l’avvocato Massimiliano Campeis, hanno indagato a loro volta, cercato su migliaia di siti internet chi, commentando o scrivendo nei blog, aveva chiamato “assassino” il padre di Eluana. Alla fine, una trentina di persone sono state individuate e denunciate ed è stato dato il via, per la prima volta in Italia, ad una civil action sullo stile americano che, qualora avesse successo, potrebbe fruttare parecchi milioni di euro di risarcimento. Con quei soldi, ha promesso Beppino, verrebbe finanziata l’attività dell’Associazione “Per Eluana” (questo il SITO). In attesa dei riscontri legali, l’associazione è già una realtà: è stata, infatti, presentata oggi stesso a Udine. Sul sito si legge che è presieduta da Beppino Englaro, fondatore insieme ad Amato De Monte, Massimiliano Campeis, Ferruccio Saro, Gabriele Renzulli. Soci onorari sono tutti gli infermieri che hanno contribuito ad esaudire la volontà di Eluana. Come finalità, si propone di tutelare il diritto individuale a una scelta libera e consapevole riguardo l’accettazione od il rifiuto dei trattamenti sanitari; garantire il rispetto della libertà e dignità personale, così come previsto dalla nostra Costituzione; educare ed informare sulle possibilità di cura offerte dalla medicina, ma anche sui suoi limiti; sostenere il riconoscimento e la validità delle dichiarazioni anticipate di trattamento; promuovere la conoscenza delle cure palliative e del loro ruolo nel migliorare la qualità di vita dei pazienti, favorendo in tal modo la concreta attuazione del principio di autodeterminazione.

Domani, giorno del primo anniversario della scomparsa di Eluana, a Paluzza, paesino della Carnia di cui è originaria la famiglia e nel cui cimitero riposa la ragazza, sarà celebrata una messa di suffragio, alle 8 e 30. Beppino non ci sarà, così come non è stato presente alle esequie un anno fa. Giustifica così la sua assenza: Quando ci vado [sulla tomba di Eluana, Ndr] voglio essere sempre e solo con lei, per me questa è una condizione sacra. Solo così riesco ad avere un po’ di intimità con lei.

Questa mattina, ospite a Buongiornoregione (tg3 del Friuli Venezia-Giulia), intervistato da Marinella Chirico, la stessa giornalista che il giorno prima della morte era stata ammessa al capezzale di Eluana, Englaro ha detto di essere a posto con la sua coscienza. Ha tenuto a precisare: Rifarei tutto quanto fatto, senza cambiare una virgola. Perché nella trasparenza e nella legalità in cui abbiamo deciso di muoverci, non c’erano altre strade percorribili.
Quando Marinella Chirico gli ha chiesto come fosse Eluana, il padre ha risposto: La creatura più straordinaria mai incontrata nella mia vita.

[fonte: Messaggero Veneto]

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29 gennaio 2010

SALVATORE CRISAFULLI: EUTANASIA IN BELGIO

Posted in Eluana Englaro, eutanasia tagged , , , , , , a 2:14 pm di marisamoles

Poco meno di un anno fa a Udine, nella casa di riposo “La Quiete”, moriva Eluana Englaro. Poco meno di un anno fa Pietro Crisafulli faceva pubblicare sul sito di Tg.com una lettera in cui accusava Beppino Englaro di aver mentito sulla volontà di Eluana: non era vero, avrebbe confessato Englaro a Crisafulli, che la figlia aveva espresso la volontà di morire qualora si fosse trovata in coma vegetativo irreversibile.
Allora avevo pubblicato un post in cui esprimevo il mio disappunto sulla decisione, presa da Pietro Crisafulli, di rendere nota una presunta confidenza del padre di Eluana, proprio nei giorni in cui la sentenza della Cassazione ,che prevedeva l’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione alla povera ragazza, in quello stato da 17 anni, trovava la sua esecuzione.

Il mio articolo aveva scatenato una serie di commenti contro il parere da me espresso. Chi voleva che Eluana rimanesse in “vita” e chiamava Beppino “assassino”, prendeva come esempio di abnegazione proprio Pietro Crisafulli che aveva accudito suo fratello Salvatore, in coma vegetativo a sua volta, senza mai perdere la speranza di un risveglio. Di contro, altri commentatori condividevano la mia opinione mettendo in risalto quanto fosse discutibile il risultato di un’indagine, curata da Crisafulli, sulla volontà delle persone, che si trovavano in una situazione simile a quella di Eluana, di continuare a vivere anche in quello stato.

Riprendo a parlare di Crisafulli, dopo lungo silenzio, in quanto è recente la notizia secondo la quale Salvatore sia ormai avviato verso morte certa, attraverso un’iniezione letale. In altre parole: eutanasia. Quella stessa eutanasia così fieramente avversata da Pietro Crisafulli e dai suoi sostenitori solo fino a un anno fa. Cos’è che gli ha fatto cambiare idea?

A Mattino 5 Pietro ha confessato d aver preso questa decisone in quanto la sua famiglia sarebbe stata abbandonata dallo Stato, dalla Chiesa e dalle Istituzioni. La situazione in casa Crisafulli è, infatti, molto critica specie dopo che Marcello, fratello maggiore, è in gravissime condizioni a seguito di un incidente e la madre, ormai anziana, non è in grado di seguire due figli immobili in un letto. Vale la pena ricordare che Salvatore, in coma dal 2003, si era risvegliato nel 2005 senza, tuttavia, poter riprendere una vita autonoma, essendo tutt’oggi a letto immobilizzato.

L’eutanasia, come si sa, in Italia è un reato. Inevitabile, quindi, la decisione di portare Salvatore in Belgio. Ormai il trasferimento è vicino e non è escluso che si scelga proprio il 9 febbraio, data in cui ricorre il primo anniversario della morte di Eluana, per l’iniezione letale. Una chiara provocazione, forse nella speranza che lo Stato italiano intervenga a bloccare la realizzazione del progetto.
Nonostante gli aiuti che ora sembrano piovere da ogni parte – Stato e Chiesa compresi – pare che la decisone presa dalla famiglia Crisafulli sia irrevocabile.

Ora, di fronte a questa tristissima notizia che merita tutta l’umana comprensione, io mi chiedo: perché accusare di omicidio Englaro che non aveva fatto altro che applicare una sentenza della Cassazione che gli aveva dato ragione, seppur dopo un bel po’ di anni? Almeno lui ha voluto che la Legge avvallasse la sua richiesta. Perché propendere per l’eutanasia, illegale in Italia, invece di affrontare un iter legale che, grazie al precedente che si è creato con il caso Englaro, sarebbe forse più semplice e meno lungo? Qual è la differenza tra l’ “omicidio” commesso da Beppino (non è una mia valutazione bensì quella di Crisafulli) e l’eutanasia che sempre omicidio è seppur legale in Belgio?

Probabilmente Pietro si aspettava queste domande. Tant’è che ha precisato: È vero lo aiutiamo a morire, ma non è una morte come quella di Terry Schiavo o di Eluana Englaro, ma è una iniezione che gli fanno e che lo addormenta, e così possiamo trovare pace, io, i miei figli e tutti. Ma se è vero che Salvatore si è svegliato dal coma, un minimo di coscienza dovrebbe averla. Non è nemmeno paragonabile al caso di Terry Schiavo e di Eluana Englaro. E perché mai Pietro va cercando un po’ di pace per sé, per il fratello e per tutti i suoi e ritiene ciò sacrosanto, mentre la ricerca della stessa pace non era, secondo lui, legittima per Englaro, accusato di essere insensibile, egoista, bugiardo, inumano …. chi più ne ha, più ne metta?
Pur rispettando il dolore della familgia Crisafulli, così come ho rispettato quello della famiglia Englaro, a me sembra che queste ultime affermazioni, quel patetico tentativo di creare un distinguo tra questo caso e i precedenti, siano solo un modo per lavarsi la coscienza.

Condivido la speranza del sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella che, riguardo a questa vicenda, ha osservato: anche se in queste condizioni sono comprensibili anche momenti di disperazione e decisioni che ci auguriamo siano solo frutto di un momento di sconforto.

[fonte: quotidianonet.sole24ore.com]

AGGIORNAMENTO del 30 GENNAIO 2010

A proposito della decisione – o è solo una minaccia? – annunciata da Pietro Crisafulli di portare in Belgio suo fratello Salvatore per l’eutanasia, nonostante l’uomo sia vigile ed uscito dallo stato di coma vegetativo permanente ormai da cinque anni, leggo sul sito salvatorecrisafulli.blog.kataweb.it , questa testimonianza:

[…] Non si possono far morire persone così, afferma Pietro Crisafulli, nell’anima hanno la stessa nostra vita, anche se sono imprigionati nel proprio corpo. Inoltre nessuno ha stabilito con esattezza l’irreversibilità nei casi di coma vegetativo. Per questo morti come quelle di Eluana ci lasciano senza fiato. Anche perché le sue condizioni erano assimilabili a quelle di Salvatore. Il 9 febbraio per noi è un giorno di lutto prosegue Pietro – quando ci hanno comunicato la morte di Eluana, io mi sono messo a piangere, mentre Salvatore, che aveva sentito la notizia dai telegiornali, urlava fortissimo. Si rende perfettamente conto del mondo che lo circonda. […]

Il post è datato 9 marzo 2009. Pietro afferma a chiare lettere che “non si possono far morire persone così”, riferendosi ad Eluana Englaro, e assicura che suo fratello, in visita a Paluzza sulla tomba della giovane friulana, “si rende perfettamente conto del mondo che lo circonda”.

Leggere queste righe mi fa accapponare la pelle: se Pietro è così sicuro che suo fratello si renda perfettamente conto del mondo che lo circonda, come si fa a pensare all’eutanasia? Posso supporre che sia Salvatore stesso a reclamare il suo diritto alla morte. Ma un altro testo mi spinge a rifiutare questa congettura. Sul sito salvatorecrisafulli.it (LINK ) leggo:

Dal mio letto di quasi resuscitato alla vita cerco anch’io di dare un piccolo contributo al dibattito sull’eutanasia.
Il mio è il pensiero semplice di chi ha sperimentato indicibili sofferenze fisiche e psicologiche, di chi è arrivato a sfiorare il baratro oltre la vita ma era ancora vivo, di chi è stato lungamente giudicato dalla scienza di mezza Europa un vegetale senza possibile ritorno tra gli uomini e invece sentiva irresistibile il desiderio di comunicare a tutti la propria voglia di vivere.
Durante quegli interminabili due anni di prigionia nel mio corpo intubato e senza nervi, ero io il muto o eravate voi, uomini troppo sapienti e sani, i sordi? Ringrazio i miei cari che, soli contro tutti, non si sono mai stancati di tenere accesa la fiammella della comunicazione con questo mio corpo martoriato e con questo mio cuore affranto, ma soprattutto con questa mia anima rimasta leggera, intatta e vitale come me la diede Iddio.
Ringrazio chi, anche durante la mia “vita vegetale”, mi parlava come uomo, mi confortava come amico, mi amava come figlio, come fratello, come padre. Ma cos’è l’eutanasia, questa morte brutta, terribile, cattiva e innaturale mascherata di bontà e imbellettata col cerone di una falsa bellezza?
Dove sarebbe finita l’umana solidarietà se coloro che mi stavano attorno durante la mia sofferenza avessero tenuto d’occhio solo la spina da sfilare del respiratore meccanico, pronti a cedermi come trofeo di morte, col pretesto che alla mia vita non restava più dignità?
E invece tu, caro Pietro, sfidavi la scienza e la statistica dei grandi numeri e ti svenavi nel girovagare con me in camper per ospedali e ambulatori lontani. E urlavi in TV minacce e improperi contro la generale indifferenza per il mio stato d’abbandono
. […]
Sì, la vita, quel dono originale, irripetibile e divino che non basta la legge o un camice bianco a togliercela, addirittura, chissà come, a fin di bene, con empietà travestita di finta dolcezza.
Credetemi, la vita è degna d’essere vissuta sempre, anche da paralizzato, anche da intubato, anche da febbricitante e piagato.
Intorno a me, sul mio personale monte Calvario, è sempre riunita la mia piccola chiesa domestica
. […]

Questa la testimonianza di Salvatore tornato alla vita dopo due anni di coma. Questa la voce di un uomo che grida contro la crudeltà dell’eutanasia e ringrazia i suoi cari per aver sempre sperato e creduto in un suo recupero, per averlo accudito amorevolmente. Quel suo “la vita è degna di essere vissuta sempre…” stride, però, con l’annunciato viaggio della morte.

Quali parole avrà ora Salvatore per suo fratello e per la famiglia? Dopo aver letto quest’inno alla vita mi è difficile credere che possa ringraziare ancora quella sua piccola chiesa domestica che ha deciso la sua morte.

25 febbraio 2009

FOTO DI ELUANA: INDAGATO IL PROFESSOR AMATO DE MONTE

Posted in Cassazione, cronaca, Eluana Englaro, eutanasia, Friuli Venzia-Giulia, intervista TG3, Legge tagged , , , , , , , , , , , , , , , , a 3:55 pm di marisamoles

Sulla triste vicenda di Eluana Englaro non è ancora calato il silenzio. Mai avremmo pensato che ora, dopo che tutto è finito, dopo che il suo cuore ha smesso per sempre di battere, si parlasse ancora di lei, della sua vita e della sua morte.

Elauna, morta lunedì 9 febbraio alle 19 e 45 presso la struttura di assistenza per anziani “La Quiete” di Udine, ha trascorso i suoi ultimi giorni assistita dal professor Amato De Monte, primario di Anestesia dell’Ospedale del capoluogo friulano. A lui era stato affidato il compito di portare Eluana da Lecco a Udine e di applicare il protocollo per la sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione della giovane, nel rispetto della sentenza della Corte di Cassazione che, dando ragione al padre di Eluana, Beppino Englaro, aveva accolto l’istanza più volte rigettata da altri tribunali.

Chi non ricorda le parole del professor Amato, a commento della sua esperienza; lui, medico, abituato a confrontarsi ogni giorno con la vita e la morte, si era definito “devastato come uomo, come padre, come medico e come cittadino. Tutta la società civile – aveva aggiunto – dovrebbe riflettere sullo scollamento tra il sentire sociale e la posizione della politica e della chiesa sul tema della vita vegetale.”

Subito dopo la morte di Eluana, De Monte era stato convocato presso l’Ordine dei Medici di Udine per essere “interrogato”; un atto dovuto, avevano detto. Tant’è che nessun capo d’imputazione era emerso, né per la Procura né per l’Ordine. Caso chiuso, dunque. Almeno così credevamo.
Oggi, tuttavia, il nome del professor De Monte è ricomparso sulle pagine della stampa: autorizzato dalla famiglia, il medico avrebbe scattato delle foto definite “cliniche” al povero corpo di Eluana, a testimonianza di quanto stesse accadendo nel segreto della camera che ha ospitato la ragazza negli ultimi giorni di vita. Un segreto violato, a quanto pare, visto che la Procura di Udine, dopo aver ascoltato dei testimoni, persone che a quella camera avevano libero accesso – l’equipe, fra medici e paramedici, era costituita da circa quindici persone – ha emesso un avviso di garanzia nei confronti del medico. Il reato ipotizzato sarebbe, secondo i carabinieri che indagano sul caso, la violazione del articolo 650 del Codice Penale che concerne l’inosservanza di un provvedimento dell’autorità giudiziaria. Vale a dire che scattare quelle fotografie significa violare il protocollo legale – lo stesso voluto da Beppino Englaro – che imponeva, tra l’altro, il rispetto della privacy. Fra i vari divieti c’era anche quello di scattare fotografiche o video per mezzo di fotocamere o telefonini. Bisogna precisare, tuttavia, che tali regole erano state determinate dalla famiglia, assieme ai suoi legali, con preciso riferimento a terzi e per tutelare la ragazza dalla curiosità morbosa che avrebbe potuto manifestarsi nei suoi confronti nonché da occhi indiscreti.

Gli inquirenti, però, sono del parere che il divieto valesse anche per i familiari e per tutte le persone che hanno assistito Eluana nei suoi ultimi giorni a “La Quiete”. Di parere opposto è l’avvocato udinese Giuseppe Campeis, uno dei legali di Beppino, che conferma la validità delle regole sulla privacy solo in riferimento a terze persone; ribadisce, inoltre, che la decisione di far scattare le fotografie è stata presa per testimoniare quanto stesse effettivamente avvenendo all’interno della stanza di Eluna nel periodo compreso tra il suo arrivo, la notte del 2 febbraio, e il suo decesso, la sera del 9.

Insomma, pare che un provvedimento preso per tutelare gli ultimi giorni di Eluana si ritorca contro chi l’ha voluto. Per ora si sa che il rullino non è stato sviluppato e che è possibile che la Procura chieda il sequestro della macchina fotografica. Le indagini nel frattempo proseguono: in queste ore, a Udine, sono state infatti sentite alcune persone, dal servizio d’ordine che ha fatto la guardia sulla porta della casa di riposo 24 ore al giorno nel periodo della permanenza di Eluana nella struttura udinese, fino a chi ha avuto accesso, su specifica autorizzazione, alla stanza della donna in stato vegetativo persistente durante i giorni di sospensione dell’alimentazione e idratazione che ha protratto la sua vita fin dal 18 gennaio 1992, giorno in cui un incidente d’auto le aveva impedito per sempre il ritorno a casa.

AGGIORNAMENTO DEL POST. 26 febbraio 2009

L’indagine sulle foto scattate ad Eluana si allarga. Altre tre persone risultano indagate: la giornalista Marinella Chirico che domenica 1 febbraio era stata invitata da Beppino Englaro a trascorrere qualche ora nella stanza della figlia, il fotogiornalista Francesco Bruni e l’infermiera Cinzia Gori, compagna del dottor Amato De Monte.

Bruni avrebbe già consegnato spontaneamente le foto ai carabinieri, mentre per le foto scattate da De Monte è stata chiesta l’acquisizione alla Procura della Repubblica di Udine. «Le foto sono state consegnate dal medico alla famiglia Englaro – spiega l’avvocato di Englaro, Giuseppe Campeis – e sono ora custodite da Beppino Englaro che non ha alcuna nessuna intenzione di consegnarle senza un atto di sequestro». E su questo il Procuratore Antonio Biancardi dovrebbe decidere nei prossimi giorni.

Una battaglia legale, dunque, si profila da parte degli avvocati di Englaro, convinti che non vi sia stata alcuna violazione della legge in quanto, ribadiscono, si tratterebbe di “fotografie cliniche” che sarebbero state scattate proprio su richiesta del papà di Eluana. A confermare ciò è lo stesso professor Vittorino Angiolini, legale della famiglia e collega dell’avvocato udinese Campeis; ora si teme, sempre secondo i legali, che a seguito delle iniziative intraprese dalle forze dell’ordine le foto possano essere rese pubbliche. In tal caso, la famiglia «si riserva ogni azione giudiziaria a tutela della privacy di Eluana».

Intanto nemmeno le polemiche si placano. Il neurologo Gianluigi Gigli, ordinario di Neurologia all’Università di Udine e operante presso la locale Azienda ospedaliera Santa Maria della Misericordia, si dice sconcertato dagli avvenimenti delle ultime ore. «Solo in una piccola città come Udine ed in una piccola regione come il Friuli, – afferma – avrebbe potuto determinarsi una concentrazione di poteri tanto compatta da essere impermeabile a ricorsi, ispezioni ministeriali, Nas e polizia». Non dimentichiamo che il medico in questione si era fatto promotore del Coordinamento friulano “Per Eluana e per tutti noi” e che sia prima della morte della donna, sia dopo la sua scomparsa aveva sparato a zero contro tutti coloro che si erano prodigati affinché la sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione, come previsto dalla Corte di Cassazione, fosse applicata.

9 febbraio 2009

ELUANA HA RAGGIUNTO LA SUA “QUIETE”

Posted in cronaca, Eluana Englaro, eutanasia tagged , , , , , a 9:13 pm di marisamoles

Pochi minuti fa, circa alle 20 e 30 di oggi, 9 febbraio 2009, alla casa di cura “La quiete” di Udine è morta Eluana Englaro. Lei che ha scatenato, involontariamente, una serie di reazioni da parte di laici e cattolici, di politici e magistrati, ha raggiunto la sua quiete proprio a poche centinaia di metri da casa mia.

Questo pomeriggio, passando davanti alla casa di riposo, sono rimasta bloccata per qualche minuto con la mia auto: c’erano molte persone che manifestavano ma questa volta non solo contro quella che è stata definita una condanna a morte crudele; alcuni hanno espresso, finalmente, la solidarietà nei confronti di papà Englaro. Quest’uomo che per tanti anni ha lottato per ottenere la fine delle sofferenze sue e di Eluana, ora può cantare vittoria. Ma non lo farà. Perché se da un lato la sentenza della Cassazione e la sua applicazione hanno dimostrato che, nonostante le polemiche e le voci di dissenso che si sono alzate, viviamo in uno stato di diritto, dall’altro questa vittoria ha un sapore amaro. La fine di una vita, anche di una “non vita”, rappresenta un dolore e se soffriamo noi, che nemmeno la conoscevamo, il dolore della sua famiglia è inimmaginabile. Ora lui, Beppino, dovrà fare i conti con la sua coscienza ma non gli sarà difficile autoassolversi. Se avesse avuto dei dubbi, dei rimorsi, avrebbe fatto marcia indietro. E invece no, è andato avanti per la sua strada, senza ascoltare gli appelli rivolti da tante persone che hanno vissuto o vivono tuttora un’esperienza analoga. Non ha ascoltato la voce del Vaticano o quella di Palazzo Chigi. Ha ascoltato la voce del suo cuore e nessuno può dire che forse è stata una voce stonata, fuori dal coro.

Non era al capezzale della figlia, Beppino Englaro. Non l’ha vista esalare l’ultimo respiro. Forse pensava che vivesse più a lungo ma l’ottusità di chi ci governa ha accelerato i tempi della fine di Eluana. Ma che importa? Per il padre era già morta da diciassette anni; una morte senza una tomba, senza un funerale. Ma ora Eluana avrà il suo funerale, avrà la sua tomba su cui la famiglia potrà piangere, se c’è ancora qualche lacrima da versare, se le lacrime non si sono esaurite in tutti questi anni di dolore. O forse i suoi cari andranno a portare i fiori al cimitero sorridendo, con la consapevolezza che il destino di Eluana si è compiuto, come lei voleva. Con un ritardo di diciassette anni.

Addio, Eluana. Una preghiera e una lacrima per la tua pace.

7 febbraio 2009

LA NATURA E IL SUO CORSO: ANCORA UNA RIFLESSIONE SUL CASO ENGLARO

Posted in attualità, Cassazione, cronaca, Eluana Englaro, eutanasia, televisione tagged , , , , , , , , , , , a 4:47 pm di marisamoles

Nei precedenti articoli ( https://marisamoles.wordpress.com/category/eluana-englaro/ ) ho sempre sottolineato che riguardo ad Eluana e al suo stato non mi sento di esprimere alcun parere. Ho difeso, tuttavia, la posizione del padre che ha dalla sua parte una sentenza della Cassazione, quindi in teoria non avrebbe alcun motivo per ripensarci se non un improvviso senso di colpa che pare non abbia mai provato.
Non valuto, quindi, la sua decisione di far sospendere l’alimentazione e l’idratazione al povero corpo di Eluana. Ho già detto che, vedendo legittimato il suo progetto, sarà lui poi a fare i conti con la sua coscienza e nessuno può permettersi di giudicarlo. Almeno così la penso.

Ieri ho visto parte della puntata di Matrix condotto da Enrico Mentana e ho sentito, in un dibattito civile almeno per una volta, uno scambio di opinioni opposte che, apparentemente, potevano di volta in volta apparire valide. Ma la cosa che più mi ha colpito è stato l’intervento del senatore Ignazio Marino, medico chirurgo, che ha spiegato che lo stato vegetativo permanente ha una durata non prevedibile né, logicamente, predefinita. Tuttavia a mantenere in vita Eluana non sono solo i nutrienti che le vengono somministrati e che ora stanno per essere sospesi; la “vita” di chi si trova nello stesso stato di Eluana è costantemente protetta dalla somministrazione di farmaci e ciò porterebbe a pensare che sarebbe morta di morte naturale molto tempo fa se le fosse stato risparmiato questo accanimento terapeutico che, per legge, si può rifiutare. Se non lo può fare in prima persona, credo che tale decisione possa essere presa dal padre di Eluana che è il suo tutore legale.
Sono convinta che se fin dall’inizio il caso della povera donna fosse stato considerato da questo punto di vista, tutto il caos mediatico che si è creato ci sarebbe stato risparmiato. Quello che ha indignato profondamente l’opinione pubblica, infatti, è stata la decisione di sospendere l’alimentazione e l’idratazione, scatenando la reazione di chi sostiene, giustamente in linea di principio, che “pane e acqua non si negano a nessuno”.

Ora bisogna vedere cosa succederà, visto che il Governo, ma forse sarebbe meglio dire Berlusconi che con il suo ego gigantesco cerca sempre di imporre la sua volontà e dominare quelli che stanno appena un po’ più in basso di lui (e non parlo logicamente di statura!), ha presentato il DDL, sulla falsa riga del DL respinto da Napolitano, che in tempo record verrà discusso alle Camere. A questo proposito, lo stesso senatore Marino sostiene che “il decreto non è sostenibile scientificamente e neanche dal buon senso. La nutrizione artificiale è una terapia medica, ma non è ‘fisiologicamente finalizzata ad alleviare le sofferenze’. Questo concetto contenuto nella legge non ha nessuna sostanza scientifica“.[cito dal suo sito]

A me rimane, tuttavia, un dubbio: come può una legge, varata dal Parlamento della Repubblica e quindi a tutti gli effetti applicabile, cancellare ipoteticamente una sentenza della Cassazione emessa già in precedenza e attualmente in via di esecuzione? Insomma, questo braccio di ferro tra Stato e Magistratura, tra Governo e Presidente della Repubblica, mi sembra un modo per mettere in secondo piano la sofferenza della famiglia Englaro per far posto ad un atto di forza paragonabile a quello che, secondo l’opinione pubblica, si sta facendo nei confronti di Eluana.

Sul Corriere.it ho letto l’ Editoriale di Ernesto Galli Della Loggia e l’ho trovato interessante. Lo riporto per intero perché ritengo che possa servire come ulteriore spunto di riflessione, specie in relazione a ciò che ho scritto all’inizio di questo post.

LA NATURA E IL SUO CORSO

di Ernesto Galli Della Loggia

E così alla fine il governo è intervenuto in prima persona con un provvedimento d’urgenza nella vicenda di Eluana Englaro. È giusto comprenderne le indubbie motivazioni di carattere umanitario, ma non per questo si può passare sotto silenzio il vulnus che il governo stesso, se questa sua decisione avesse avuto corso, avrebbe inferto alle regole dello Stato costituzionale di diritto. Un cui principio fondamentale, come fin dall’inizio ha giustamente ricordato il presidente Napolitano, è che l’esecutivo non può emanare decreti con lo scopo di modificare o rendere nullo quanto deciso in via definitiva da un tribunale.

E se Napolitano ha mantenuto questa sua opposizione fino al punto di rifiutarsi di controfirmare il decreto uscito dal Consiglio dei ministri, non si può che apprezzare la coerenza e la fermezza del capo dello Stato. Il che non vuole affatto dire però, si badi bene, che ciò che in questo caso i giudici hanno stabilito non lasci nell’opinione pubblica (e certamente, e fortunatamente, non solo in quella cattolica) profonde e giustificatissime perplessità. Le quali, data la materia di cui si tratta, possono arrivare talvolta a prendere perfino la forma di un vero sentimento di rivolta morale. A suscitare forti dubbi è proprio il fondamento stesso della decisione finale presa dalla magistratura e cioè l’asserita volontà (ricostruita ex post su base totalmente indiziaria; ripeto: totalmente indiziaria) di Eluana; la quale, si sostiene, piuttosto che vivere nelle condizioni in cui da diciotto anni le è toccato di vivere, avrebbe certamente preferito morire.

L’altissima opinabilità di questa ricostruzione è dimostrata dal semplice fatto che in precedenza per ben due volte (Tribunale di Lecco nel 2005, Corte d’appello di Milano nel 2006) le conclusioni dei giudici erano andate in direzione opposta a quella successiva: allora, infatti, essi sostennero che non esistevano prove vere e affidabili per stabilire la reale volontà della ragazza, intesa come «personale, consapevole e attuale determinazione volitiva, maturata con assoluta cognizione di causa». Poi la sentenza terremoto della Corte di cassazione; prove simili non furono più ritenute necessarie: per decidere della vita e della morte di Eluana, stabiliscono i giudici, basta adesso tener conto «della sua personalità, del suo stile di vita, delle sue inclinazioni, dei suoi valori di riferimento e delle sue convinzioni etiche, religiose, culturali e filosofiche» (si sta parlando, lo si ricordi sempre, di una persona che all’età dell’incidente aveva diciotto anni).

Ed è precisamente sulla base di questa direttiva emanata dai giudici supremi che la Corte d’appello di Milano cambia nel 2008 il proprio orientamento e quelli che prima erano indizi generici si tramutano in prove della personalità di Eluana «caratterizzata da un forte senso d’indipendenza, intolleranza delle regole e degli schemi, amante della libertà e della vita dinamica, molto ferma nelle sue convinzioni ». Dunque si proceda pure alla sua eliminazione. Mi sembra appropriato il commento di un giurista di vaglia, Lorenzo D’Avack, sull’Avvenire di giovedì: «Giovani liberi, tendenzialmente anticonformisti, un poco anarchici, dinamici, attivi, con qualche entusiasmo per lo sport, diventano così per la Corte i soggetti ideali per un presunto dissenso, ora per allora, verso terapie di sostegno vitale ». C’è o non c’è, mi chiedo, motivo di qualche perplessità? Tanto più che contemporaneamente, come fa notare sempre d’Avack, la stessa Cassazione, in un caso di rifiuto delle cure da parte di un Testimone di Geova, stabilisce, invece, che a tale rifiuto i medici devono sì ottemperare, ma solo se esso è contenuto «in una dichiarazione articolata, puntuale ed espressa, dalla quale inequivocabilmente emerga detta volontà».

Ma guarda un po’! Torno a chiedermi: c’è o non c’è motivo di qualche perplessità, forse anzi più d’una? Detto ciò della ricostruzione della volontà di Eluana — che pure, non lo si dimentichi, allo stato attuale è premessa assolutamente dirimente per qualunque decisione da prendere—resta un’ultima questione, quella del «lasciar fare alla natura il suo corso», come si dice da parte di chi pensa che si possa tranquillamente far morire la giovane. Un’ultima questione, cioè un’ultima domanda: davvero l’espressione «lasciar fare alla natura il suo corso» può arrivare a significare il divieto di idratazione e di alimentazione di un corpo umano? Davvero «far fare alla natura il suo corso» può voler dire far spegnere una persona per mancanza d’acqua? La coscienza di ognuno di noi risponda come può e come sa. Ma per tutto questo tempo, in realtà, il corpo di Eluana Englaro non ha ricevuto solo liquidi e alimenti; esso è stato anche costantemente sottoposto ad una penetrante protezione farmacologica senza la quale assai probabilmente non avrebbe mai potuto sopravvivere così a lungo.

È proprio da qui si potrebbe forse partire per immaginare quale soluzione dare in futuro ad altri casi analoghi. Una soluzione, questa volta legislativa, che proprio il decreto di ieri del governo mette in modo ultimativo all’ordine del giorno dei lavori parlamentari, e che potrebbe fondarsi sul concetto di divieto di accanimento terapeutico, ormai pacificamente accolto nelle nostre leggi. Tale divieto, com’ è noto, si sostanzia in un obbligo di non fare, di non procedere alla somministrazioni di cure allorché è ragionevole pensare che esse non possano in alcun modo servire alla guarigione o a qualche miglioramento significativo delle condizioni del paziente; limitando in questi casi l’opera del medico solo al sollievo dal dolore. Si tratta peraltro—ed è questo un aspetto decisivo—di un obbligo/ divieto che per valere non ha bisogno di essere convalidato da alcuna decisione particolare del malato, dal momento che fa parte del codice deontologico di tutti coloro che esercitano la professione medica.

Ebbene, non riesco a vedere una ragione valida per cui nel divieto di accanimento ora detto non possa essere fatto rientrare la non somministrazione di farmaci a chi, come è il caso di Eluana Englaro, si trova da tempo in condizioni di stato vegetativo persistente al quale quelle medicine stesse non possono arrecare alcun giovamento ma al massimo assicurarne l’indefinita prosecuzione. Non produrre la morte di alcuno negandogli l’idratazione e l’alimentazione. Togliere invece ogni medicamento. Questo sì mi sembrerebbe un vero «lasciar fare alla natura il suo corso»: rimettendosi al caso o ai disegni imperscrutabili da cui dipendono le nostre vite.

07 febbraio 2009

4 febbraio 2009

LE ACCUSE DI CRISAFULLI A PAPÀ ENGLARO

Posted in attualità, cronaca, Eluana Englaro, eutanasia, Legge tagged , , , , , a 9:23 pm di marisamoles

Speravamo che sulla triste vicenda di Eluana Englaro calasse il silenzio e invece è stata pubblicata oggi sul sito di tgcom una lettera shock. L’autore è Pietro Crisafulli, fratello di Salvatore che nel 2005 si risvegliò dopo due anni di stato vegetativo. L’accusa a Beppino Englaro è grave: avrebbe mentito sostenendo che Eluana aveva spesso detto che non avrebbe voluto continuare a vivere se mai fosse caduta in uno stato di coma vegetativo. Dure parole, come macigni. Gesto meschino di chi avrebbe potuto parlare prima ma ha aspettato il momento giusto. Gesto ignobile di chi ha la consapevolezza di aggiungere dolore al dolore. Gesto inutile per Eluana che è, ancora una volta, la vittima inconsapevole della malignità gratuita. Lei non saprà mai che suo padre è stato accusato di essere un bugiardo; anche questa notizia non cambierà il suo stato ma forse prolungherà la sua attesa o forse le negherà per sempre quella che il padre chiama la sua “liberazione”.

Pubblico questa lettera senza commenti e aspettando quelli di chi mi legge, anche se non la pensa come me.

Le bugie del padre Beppino

In questi giorni di passione e sofferenza, nei quali stiamo seguendo con trepidazione il “viaggio della morte” di Eluana Englaro, non posso restare in silenzio di fronte a un evento così drammatico.

Era il maggio del 2005 quando per la prima volta ho conosciuto Beppino Englaro. Eravamo entrambi invitati alla trasmissione “Porta a Porta”. Da quel giorno siamo rimasti in contatto ed amici, ci siamo scambiati anche i numeri di telefono, per sentirci, parlare, condividere opinioni. Nel marzo del 2006 andai in Lombardia, a casa di Englaro, in compagnia di un conoscente.

Dopo l’appello a Welby da parte di Salvatore, Beppino capì che noi eravamo per la vita. Da quel momento le strade si divisero.

All’epoca anch’io ero favorevole all’eutanasia. Facemmo anche diverse foto insieme, e visitai la città di Lecco. Nella circostanza Beppino Englaro mi fece diverse confidenze, tra le quali che i rappresentanti nazionali del Partito Radicali erano suoi amici. Ma soprattutto, mentre eravamo a cena in un ristorante, in una piazza di Lecco, ammise una triste e drammatica verità.
Beppino Englaro si confidò a tal punto da confessarmi, in presenza di altre persone, che ‘non era vero niente che sua figlia avrebbe detto che, nel caso si fosse ridotta un vegetale, avrebbe voluto morire’. In effetti, Beppino, nella sua lunga confessione mi disse che alla fine, si era inventato tutto perché non ce la faceva più a vederla ridotta in quelle condizioni. Che non era più in grado di sopportare la sofferenza e che in tutti questi anni non aveva mai visto miglioramenti. Entrò anche nel dettaglio spiegandomi che i danni celebrali erano gravissimi e che l’unica soluzione ERA FARLA MORIRE e che proprio per il suo caso, voleva combattere fino in fondo in modo che fosse fatta una legge, proprio inerente al testamento biologico.

In quella circostanza anch’io ero favorevole all’eutanasia e gli risposi che l’unica soluzione poteva essere quella di portarla all’estero per farla morire, in Italia era impossibile in quanto avevamo il Vaticano che si opponeva fermamente.

Ma lui sembrava deciso, ostinato e insisteva per arrivare alla soluzione del testamento biologico, perché era convinto che con l’aiuto del partito dei Radicali ce l’avrebbe fatta. (…)

Questa è pura verità. Tutta la verità. Sono fatti reali che ho tenuto nascosto tutti questi anni nei quali comunque io e i miei familiari, vivendo giorno dopo giorno accanto a Salvatore, abbiamo fatto un percorso interiore e spirituale. Anni in cui abbiamo perso la voce a combattere, insieme a Salvatore, a cercare di dare una speranza a chi invece vuol vivere, vuol sperare e ha diritto a un’assistenza e cure adeguate. E non ci siamo mai fermati nonostante le immense difficoltà e momenti nei quali si perde tutto, anche le speranze.

E non ho mai reso pubbliche queste confidenze, anche perché dopo aver scritto personalmente a Beppino Englaro, a nome di tutta la mia famiglia, per chiedere in ginocchio di non far morire Eluana, di concedere a lei la grazia, fermare questa sua battaglia per la morte, pensavo che si fermasse, pensavo che la sua coscienza gli facesse cambiare idea. Ma invece no. Lui era troppo interessato a quella legge, a quell’epilogo drammatico. La conferma arriva, quando invece di rispondermi Beppino Englaro, rispose il Radicale Marco Cappato, offendendo il Cardinale Barragan, ma in particolare tutta la mia famiglia. Troverete tutto nel sito internet http://www.salvatorecrisafulli.it

Noi tutti siamo senza parole e crediamo che il caso di Eluana Englaro sia l’inizio di un periodo disastroso per chi come noi, ogni giorno, combatte per la vita, per la speranza.
Per poter smuovere lo stato positivamente in modo che si attivi concretamente per far vivere l’individuo, non per ucciderlo.

Vorrei anche precisare che dopo quegli incontri e totalmente dal Giugno del 2006, fino a oggi, io e Beppino Englaro non ci siamo più sentiti nemmeno per telefono, nonostante ci siamo incontrati varie volte in altri programmi televisivi”
Pietro Crisafulli
Preciso che sono in possesso anche di fotografie che attestano i nostri vari incontri.

Catania, 04 Febbraio 2009

Vi invito a leggere anche gli ARTICOLI CORRELATI che potete trovare cliccando QUI.

3 febbraio 2009

L’ULTIMO VIAGGIO DI ELUANA ENGLARO VERSO LA “QUIETE”

Posted in attualità, Cassazione, Eluana Englaro, eutanasia, Legge, religione, televisione tagged , , , , , a 9:43 pm di marisamoles

C’è a Udine, da sempre, una casa di riposo che sarebbe rimasta sconosciuta ai più se non fosse balzata, suo malgrado, agli onori della cronaca per la vicenda di Eluana Englaro. È quella che fino a qualche tempo fa si chiamava “ospizio”, che ora in gergo viene denominata “istituto geriatrico assistenziale”, è un luogo di assistenza, quindi, ma non è una casa di cura. Mai nome sarebbe stato più appropriato: “La quiete”. Se associamo il nome alla definizione più classica, cioè casa di riposo, comprendiamo che la struttura fa proprio al caso di Eluana. Questa povera donna, infatti, ha bisogno sia di quiete sia di riposo, quello eterno. Non è cinismo, intendiamoci, è la conclusione di una lunga riflessione determinata dai fatti.

La casa di riposo dove, in una camera al piano terra, piantonata da una guardia giurata, giace il corpo inerme di Eluana, ha assunto da questa notte un aspetto strano. Ci passo ogni giorno per andare a scuola e per tornare a casa; stamattina l’atmosfera, però, era diversa. Un giornalista de ilgiornaledelfriuli.net ha intitolato un suo articolo così: “VILE ORGIA MEDIATICA PER ELUANA ENGLARO ALLA QUIETE DI UDINE”. Ed è vero. Davanti alla casa di riposo stazionano i furgoni delle varie emittenti televisive, i giornalisti sono assembrati sulle aiuole vicine, discutono allegramente, fumano le loro sigarette tranquilli, come in una normale giornata di lavoro. Traffico in tilt alle ore di punta e tutto perché? Perché c’è stata da subito una curiosità quasi morbosa nei confronti di questa vicenda, perché il “pubblico” evidentemente non solo deve sapere, ma vuole anche vedere dove sta Eluana. Già, Eluana. Ma chi è davvero Eluana, o per meglio dire cos’è realmente Eluana? Siamo abituati a vedere le sue foto su tutti i giornali, le sue immagini trasmesse nei vari servizi televisivi; ma quella che ci sorride nello splendore dei suoi vent’anni, in cui non possiamo fare a meno di leggere la speranza di un futuro felice, quella non è Eluana Englaro. Mi è bastato sentire le parole del primario anestesista dell’Ospedale Civile di Udine, dott. Amato De Monte, per convincermi che la donna che “vive” in stato vegetativo da diciassette anni, non ha niente a che vedere con quello sguardo, con quel sorriso. Intervistato dalla giornalista di Rai Regione, alla richiesta di esprimere le sue impressioni, il dottor De Monte ha detto: “Sono profondamente devastato come uomo, come padre, come medico e come cittadino. Tutta la società civile dovrebbe riflettere sullo scollamento tra il sentire sociale e la posizione della politica e della chiesa sul tema della vita vegetale.”. Ê l’aggettivo “devastato” che mi fa riflettere, soprattutto se così si autodefinisce un medico. Un uomo che è abituato a vedere di tutto, che con la vita e la morte ha a che fare ogni giorno, che dovrebbe essere in grado di conoscere la sofferenza altrui senza lasciarsi contaminare; eppure quest’uomo si è definito “devastato”. Soprattutto perché lui, come tutti noi, era abituato a vedere solo le foto di Eluana prima dell’incidente e con quelle immagini, dice, la vera Eluana non ha nulla a che fare.

Come non condividere, dunque, la scelta di questo “papà coraggio”, Beppino Englaro, che certamente non ha cercato la notorietà mediatica e, pur volendola evitare, l’ha trovata. Quando si è reso conto che la sua storia, e quella di sua figlia, aveva suscitato interesse, non ha voluto divulgare le immagini dell’Eluana attuale, come aveva fatto, ad esempio, il marito di Terry Schiavo. Se avesse voluto suscitare pietà, l’avrebbe fatto di certo. Ma lui voleva soltanto comprensione per la sua sofferenza, quella che leggiamo sulla sua faccia ogni volta che qualche giornale o telegiornale ce la propongono. Da anni quei solchi sul viso rappresentano il peso che lo opprime, quegli occhi senza più luce e senza più lacrime sono lo specchio della sofferenza di chi ha perso la speranza da lungo tempo e vuole soltanto porre fine al suo calvario. Eluana non sente nulla, non prova nulla. Non solo De Monte lo afferma, anche il dott. Marco Riccio, l’anestesista che a suo tempo aveva tolto la spina a Pier Giorgio Welby, lo conferma: “Eluana Englaro non può sentire fame, sete o dolore. Gli stimoli dipendono infatti dalla corteccia cerebrale che nella donna non funziona più”. Allora, porre fine alla sofferenza di papà Englaro e di tutti i familiari a me sembra un atto di umana pietà, al di là delle sentenze di qualsiasi tribunale. Questo è un diritto che non si può negare a Beppino che in diciassette anni ha forse aspettato un miracolo che non è arrivato. E nel rispetto dell’altrui volontà, chi siamo noi per giudicare se una cosa è giusta o sbagliata? Non è legittimo giudicare una situazione senza sperimentarla. Ma mettersi nei panni degli altri è scomodo; molto più comodo è, invece, scagliare anatemi, fare degli esposti – ne sono arrivati una decina alla Procura di Udine – per fermare la “macchina di morte”, definire “assassino” il padre di Eluana, scagliarsi contro una “sentenza di morte” chiamandola eutanasia. Così la definisce monsignor Pietro Brollo che “si è raccolto in preghiera ed ha poi sollecitato un soprassalto di coscienza a chi può ancora decidere di aiutare Eluana a continuare a vivere.”. Perché, anche lui come molti, è ancora convinto che portare Eluana alla morte sia una liberazione, non dal dolore, certo, ma dalla schiavitù di un corpo inerme e deformato, ma da una vita che non è più vita da diciassette anni. Monsignor Brollo è convinto che si possa aiutare la donna prolungando la sua inutile esistenza. Questione di punti di vista. Ma allora perché non c’è un accanimento di tal genere anche contro le migliaia di donne che abortiscono? Negare la vita a chi non è ancora nato a me sembra un atto ben più spregevole. Perché non scagliare anatemi contro quei popoli che ancora uccidono le donne con la lapidazione? Questo di certo è un omicidio, anche se legalizzato. Ma la morte di Eluana a me pare un atto legittimo e se vogliamo proprio parlare di etica, di morale, allora l’unica persona che deve fare i conti con la sua coscienza è papà Englaro. Nessun altro.

I medici dicono che la permanenza di Eluana nella struttura “La quiete” non sarà brevissima. C’è un protocollo da seguire: per tre giorni verrà alimentata come sempre, poi il sostentamento per mezzo del sondino sarà diminuito fino ad essere dimezzato nell’arco di una decina di giorni, quindi si arriverà alla sospensione del trattamento. Dai quindici giorni alle tre settimane: tanto è il tempo che, presumibilmente, ad Eluana resta ancora da “vivere”. Tanto lunga è l’attesa che quell’involucro del nulla, che è il corpo della donna, si consumi per sempre. Forse allora troverà la pace che le è stata negata dal momento in cui ha smesso di “vivere” davvero.

Spero che, nel frattempo, sulla vicenda cali il silenzio. Così ha fatto Beppino Englaro che non ha più voluto rilasciare dichiarazioni, anche se la stampa, anzi i fotoreporter e i cameramen non l’hanno mai lasciato in pace. Spero che altri seguano l’esempio del ‘TgLA7‘ che ha deciso di staccare la spina dell’informazione e di mettere fine all’accanimento mediatico. “Dopo il coma, la battaglia del padre, gli interventi della Chiesa, le prese di posizione di ministri, politici, teologi e giornalisti, il TgLA7 spegne telecamere e microfoni, imboccando la faticosa strada del silenzio”. Una strada faticosa, sì, ma dovuta per rispetto a tutta la famiglia Englaro.

Domani mattina, passando davanti a “La quiete” probabilmente troverò ancora il “circo” delle emittenti. Andrò avanti, senza pensarci più, senza indignarmi più, pensando che alla povera Eluana non importa che attorno alla sua vicenda sia scaturito tutto questo interesse, quasi morboso, si siano scatenate battaglie legali, siano sorti dibattiti, botta e risposta da parte dei laici e dei cattolici, dello Stato e della Chiesa. Me ne andrò in classe a fare la mia lezione, come tutte le mattine. Ma sarò a cinquanta metri da lei e non potrò non pensarla, pregando che la sua anima voli presto libera da quella prigione che per anni è stato il suo corpo.

28 gennaio 2009

“CASO ELUANA ENGLARO”: LA PAROLA AI MIEI STUDENTI

Posted in attualità, Eluana Englaro, eutanasia, scuola tagged , , , a 4:31 pm di marisamoles

Mentre ancora si discute sull’applicazione della sentenza della Cassazione, anche ora che il TAR del Lazio ha nuovamente dato ragione a Beppino Englaro, e pare che la Casa di Riposo udinese “La quiete” voglia accogliere Eluana per il suo “ultimo viaggio”, su questo argomento così spinoso voglio dare la parola ai miei studenti.

Un po’ di tempo fa ho fatto svolgere agli allievi di quinta un tema difficile. L’argomento era, appunto, il “caso Eluana Englaro”. Non ne avevamo mai parlato in classe perché sapevo che ne sarebbe scaturito un dibattito acceso, tra favorevoli e contrari alla sentenza della Cassazione [che ha confermato il decreto dello scorso luglio della Corte d’Appello di Milano, dando il via libera allo stop dei trattamenti sanitari che tengono in vita Eluana], e non volevo colpire la sensibilità di nessuno. È un argomento spinoso soprattutto perché non si può assumere un atteggiamento pro o contro come se si trattasse di discutere sull’abolizione della caccia. Insomma, qui entrano in gioco fattori diversi: educazione, religione, etica, morale … anche se tutti sappiamo come i giovani siano capaci di prendere decisioni autonome e di esprimere pareri svincolati dalle logiche assurte come universali dal mondo laico o dalla Chiesa.
Leggere i temi dei “miei” ragazzi mi ha suscitato un grande stupore, non tanto per la sensibilità e per la maturità di pensiero dimostrata, ma soprattutto perché hanno davvero espresso opinioni autonome e per nulla condizionate dall’ambiente familiare o sociale. E così molti, che io credevo essere assolutamente contrari alla decisione di sospendere l’alimentazione e l’idratazione ad Eluana, hanno invece espresso parere favorevole. Hanno colto, forse, l’aspetto più pietoso della vicenda, al di là dei vincoli morali.
Ho raccolto le parti più belle e significative di alcuni temi e le riporto così come sono, senza commenti. È il pensiero di ragazzi diciottenni che non ha bisogno di chiose, sia esso condivisibile o meno.

Mi chiedo come possano dei magistrati decidere della vita o, in questo caso, della morte di una persona; mi chiedo se Eluana dovesse morire per causa loro, come potrebbero sentirsi quei magistrati che si sono permessi di decidere se era giusto o non giusto che Eluana rimanesse in vita; mi chiedo come può lo Stato decidere di far morire una persona contro la Costituzione Italiana.. […] Penso che con questa sentenza la Cassazione, e quindi lo Stato, sbaglino sia sul piano etico che su quello legislativo, poiché ovunque nel mondo l’omicidio è un reato, e anche questo lo è. Sul piano etico parlo da persona credente e quindi approvo e difendo la posizione del Vaticano: “Chi siamo noi per decidere della vita di una persona?” (A. B.)

Non si tratta di fare delle scelte giuste o sbagliate, si tratta di rispettare il più possibile la dignità di una persona che oramai non ha più potere decisionale sul suo stato, e di conservare, nella scelta, ciò che ella era in vita, seguendo fiduciosamente la voce e il cuore di persone che l’hanno amata prima del tragico incidente e continuano a farlo adesso. […] Quando finalmente sembrava che i familiari di Eluana potessero tirare un sospiro di sollievo, ecco di nuovo un altro ostacolo: lo stop del Ministero che afferma l’impossibilità di interrompere l’assistenza ad Eluana da parte di alcuna struttura sanitaria, di qualsiasi regione. Allora mi chiedo: per quale motivo questa limitazione di pensiero? In fondo questa persona è già morta da tempo. È brutto dirlo ma è la realtà dei fatti: quei tubi non aggiungono niente alla vita di Eluana, sono solo fonte di sofferenza per lei e per i familiari. (V. G.)

[…] non capisco la decisione di ritenere la vita di una ragazza “sbagliata” e non degna di essere vissuta. Infatti la vita è un diritto di tutti, che sta per essere violato da una legge che non tiene conto del fatto che Eluana ha un’esistenza da trascorrere in qualunque modo. […] prendendo in prestito le parole di Platone, Dio non ha arbitrariamente proibito determinate azioni, ma ha semmai vietato quelle sbagliate, cioè quelle che, se messe in atto, violerebbero in qualche modo la dignità umana, come la decisone di concedere l’eutanasia a Eluana. (M. I.)

[…] Personalmente ritengo che per una persona nei suoi ultimi giorni di vita la dignità sia la cosa più importante. Vivere in continua sofferenza, senza poter comunicare, dipendere da una macchina, questa non è dignità, non è giustizia divina, checché ne dica la Chiesa con il suo Dio buono e giusto che impone sofferenze disumane. (S. M.)

[…] per me vivere non vuol dire semplicemente respirare e aprire e chiudere gli occhi ogni tanto; vivere è ben altro: parlare, scherzare, sorridere, provare gioie e dolori, assaporare il gusto del cibo, sentire i profumi e vedere i colori. Questo è vivere. L’uomo in sé sarebbe un “nulla” senza il mondo che lo circonda e se tutto il mondo di questa povera donna è solamente un triste letto di ospedale, allora no, questo non vuol dire vivere. […] Cosa s’intende per “rispetto della persona umana”? Rispetto vuol forse vivere in uno stato vegetativo su un letto d’ospedale o con rispetto si dovrebbe intendere essere al mondo e vivere la vita per come dev’essere vissuta, senza dipendere da tubi e sondini? A questa domanda ci saranno sicuramente risposte diverse, ma prima di esprimere un’opinione, ciascuno di noi dovrebbe riflettere un po’ su che cos’è veramente la vita. (L. Q.)

[…] secondo me la vita è fatta di affetti, di relazioni e, più che un corpo, noi siamo sentimenti, sensazioni, intelletto, quindi a mio parere questa non può essere ritenuta vita. Malgrado non soffra direttamente per il suo stato, la sua condizione è priva di dignità. Di Eluana rimane un corpo privo della capacità di provare qualsiasi esperienza, totalmente nelle mani del personale che la assiste. (F. F.)

[…] la vita non è cinema, né teatro. Una vita non può essere raccontata in un articolo di giornale o in un servizio giornalistico televisivo. La vita è fatta di ore, giorni e anni che a volte, se dominati dalla sofferenza, possono diventare interminabili. È il caso di Eluana Englaro i cui ultimi diciassette anni non sono stati altro che una lunga attesa di morte. […] qualcuno dovrebbe ricordare al “pubblico” che la decisione da prendere non è tra ‘la vita e la morte’ ma tra ‘la vita e la sofferenza’ e personalmente ritengo che non ci sia nulla di eroico nel sostenere la sofferenza d’altri. […] il “pubblico” dovrebbe conoscere la verità. Dovrebbe sapere cosa significa vivere ogni giorno per qualcuno che non conosce più la platonica “dignità umana” perché costretto a vivere una vita di negazioni. (F. B.)

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