19 giugno 2012

A PROPOSITO DI MATURITÀ …

Posted in adolescenti, Esame di Stato tagged , a 9:23 pm di marisamoles

Maturità non è la durezza di chi vuole controllare la vita, ma la duttilità resistente

di una struttura che rimanendo sé stessa sappia accogliere gli smottamenti dell’esistenza fino a farli

suoi, per rendersi ancora più temprata al fuoco e al freddo dell’esperienza, come si faceva un tempo con

il ferro dolce delle spade per renderle fortissime.

Alessandro D’Avenia dal suo blog Prof 2.0

[immagine dallo stesso sito]

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28 maggio 2012

LA “CLASSE” NON È ACQUA … E NEMMENO LA PROF

Posted in affari miei, Esame di Stato, scuola tagged , , , , , , , , , , a 10:47 pm di marisamoles


Venerdì sera sono stata alla cena di matura della mia quinta. A parte il fatto che sono appena rientrata da una tre giorni al mare (e ci voleva proprio!), quindi non ho fatto in tempo a trasferire sul blog le mie emozioni tempestivamente, ma devo dire che questa esperienza non è stata poi molto diversa rispetto all’altra. Quindi, anche se mi impegnassi ora, finirei con lo scrivere un post quasi identico.

Ora, non vorrei che i miei attuali allievi si offendessero: loro sono diversi, è vero, ma quando li si vede al di fuori dell’aula scolastica, tutti belli ed eleganti, i sentimenti che animano una “vecchia” prof che, a dispetto dei 4 in latino che non ha mai fatto mancare loro, ha un cuore grande così, sono sempre quelli. Vedere dei ragazzi che fino al mattino erano seduti ai loro banchi, con le magliette e i jeans sempre uguali, come stereotipati, e poi osservarli mentre si muovono, sorridono, chiacchierano, urlano, allegri nei loro begli abiti, le ragazze con i tacchi vertiginosi (un’invidia pazzesca!), le scollature, le schiene scoperte, le acconciature curate, i ragazzi in giacca e cravatta (non tutti, ma tutti comunque diversi rispetto a quei tipi sonnacchiosi che mi guardano dal banco troppo stretto, che quasi li fa sembrare dei giganti) … insomma, è uno spettacolo emozionante.

In una cosa, però, questi miei studenti che fra poco dovrò salutare, perché non sarò io ad accompagnarli all’esame di stato (e mi dispiace un sacco), si sono distinti. Gli altri, qualche anno fa, mi avevano incoronata “poeta vate”, in virtù del mio talento poetico giovanile, ed avevano trascritto su una “pergamena” un mio vecchio componimento in versi; i miei allievi di adesso, invece, mi hanno dedicato una poesia che se non mi ha emozionata a tal punto da scoppiare in lacrime è stato solo per l’imbarazzo provato di fronte alle colleghe presenti che, diciamolo, un pochino di invidia devono averla provata. Per non parlare delle rose – rosse, naturalmente – che hanno donato a me sola … Insomma, posso garantire che l’emozione c’è stata e continua ad esserci ogni volta che rileggo quelle parole di stima. Anche se, come ho detto loro, a leggerle pare che io non abbia fatto altro, in quella classe, che insegnare il bon – ton. Posso assicurare che non è così anche se, effettivamente, non posso assicurare che tutti abbiano davvero imparato quello che ho loro trasmesso con tanta passione.

Soprattutto posso assicurare che, se è vero che mi hanno apprezzata anche per la mia eleganza (e di ciò sono sinceramente e positivamente colpita), è anche vero che almeno un elegantiae arbiter, visto che il Latino gliel’ho insegnato e di Petronio abbiamo parlato recentemente, nella poesia ce lo potevano pure mettere.

GRAZIE, COMUNQUE, RAGAZZI!

P.S. Per leggere bene il testo della poesia, cliccare sull’immagine.

13 luglio 2011

ESAME DI STATO: E SE ABOLISSIMO IL VOTO FINALE?

Posted in adolescenti, Esame di Stato, scuola, valutazione studenti tagged , , , , , a 7:26 pm di marisamoles

Riporto di seguito un articolo di Gianni Mereghetti, apparso su Il Sussidiario.net (11 luglio). L’autore propone di eliminare il voto finale dell’esame che, a suo dire, ha scarsa utilità sia nel proseguio degli studi, sia nel mondo del lavoro, sostituendolo con un giudizio di superamento degli esami che identifichi gli aspetti positivi della preparazione di uno studente, le sue abilità, le capacità sviluppate.

Io sono d’accordo, anzi, abolirei del tutto l’esame che ha dei costi ingenti e spesso, come osserva anche Mereghetti, non serve a premiare il merito e talvolta scontenta anche i docenti.

IL PROF: PERCHE’ NON ABOLIRE IL VOTO DI MATURITA’?

Gli esami di stato finiscono in un letto di Procuste. È questo l’esito di tante ansie e tanto impegno, sia degli studenti sia degli insegnanti: un numero che nella mente del legislatore dovrebbe essere la somma oggettiva del credito scolastico e delle prove e dovrebbe fotografare il valore di ogni studente. Questa è la favola che ci ha raccontato chi ha elaborato questo meccanismo che nella realtà difficilmente va a cogliere il valore reale della preparazione scolastica di ogni studente.

Sarebbe ora di denunciarlo a chiare lettere. Il meccanismo non funziona, il numero con cui si identifica l’esito finale degli esami significa poco o nulla, perché è una somma di prestazioni e molto spesso esito di una mediazione, per cui non si capisce che cosa di fatto abbia acquisito uno studente, che abilità abbia, che capacità sia in grado di esercitare. La fotografia più esemplificativa di questo pasticcio è come tante commissioni arrivano a esprimere il voto del colloquio. Si configura spesso una situazione del genere: gli insegnanti dell’area scientifica valutano il colloquio in modo appena sufficiente, quelli dell’area umanistico-letteraria lo ritengono buono, per cui bisogna mediare e il presidente propone di dare un bel 24.

Che cosa significa quel 24? Nulla, perché come vanno perse le difficoltà che ha lo studente nelle discipline scientifiche, così non vengono evidenziate le sue eccellenze a livello umanistico-letterario. E così il voto finale è l’esito di una somma di tante mediazioni, con la pretesa di identificare il valore complessivo della preparazione di uno studente. Lasciando da parte le ingiustizie che tale sistema produce, la questione seria è che questa forma di valutazione è assurda, è infatti un giudizio di massima sul valore scolastico di uno studente che non può come tale portare alla luce chi sia in realtà quello studente.

Sarebbe ora di eliminare il voto di maturità, che tra l’altro non serve a nulla, perché il mondo universitario lo registra a fatica e il mondo del lavoro non lo ritiene credibile. Al suo posto sarebbe più efficace un giudizio di superamento degli esami che identifichi gli aspetti positivi della preparazione di uno studente, le sue abilità, le capacità sviluppate. In questo modo ad ogni studente verrebbe riconosciuto il suo effettivo valore e potrebbe poi spenderlo o per trovare lavoro o per la scelta universitaria.

L’eliminazione del voto di maturità, oltre ad essere utile per gli studenti, toglierebbe gli insegnanti dalla contraddizione del sistema: un insegnante di storia avrebbe finalmente il pieno diritto di valutare nella sua materia senza poi dover fare strane alchimie per cui il voto finale deve essere la mediazione con la valutazione di scienze e di fisica. Bisogna mettere fine e al più presto a queste somme che non portano all’oggettività, ma solo a confusione e ingiustizie.

8 luglio 2011

BRAVI RAGAZZI!

Posted in affari miei, Esame di Stato, scuola tagged , , , a 6:14 pm di marisamoles


Ai miei studenti di quinta

La vostra avventura al liceo si è conclusa. Finiti gli esami ed esposti i voti sui tabelloni credo che vi possiate finalmente godere le meritate vacanze. Così non avrete più motivo di invidiare la mia abbronzatura che, faticosamente, ho conquistato facendo la spola tra Udine e Grado giusto nel periodo dei vostri esami.

La nostra conoscenza è stata breve, ma non così tanto da non lasciare alcuna traccia nella mia mente. Innanzitutto il mio pensiero ritorna a undici mesi fa, quando una mattina di agosto ricevetti la telefonata del preside e, con mia somma sorpresa, mi fu comunicato che avrei avuto una quinta. Tutto mi sarei aspettata meno che ritrovarmi in commissione d’esame a fine giugno 2011. Ma d’altra parte il bello del mio lavoro è che ci si imbatte in ragazzi sconosciuti che fin da subito diventano una “proprietà”: non si dice forse “i miei allievi”?

Ricordo ancora il mio primo ingresso nella vostra classe e quell’impressione, così strana, di trovarsi in mezzo ad un deserto. “Tutti qui?”, fu la mia prima domanda. Sì, tutti lì. Pochi, pochissimi rispetto ai numeri cui mi sono abituata in questi anni. Subito pensai ai vantaggi di quel numero così esiguo di studenti: potrò interrogarli spesso. Niente di più sbagliato! Eh già, perché con il programma rimasto terribilmente indietro, alla fine ho fatto un tour de force e voi vi siete approfittati senza alcun ritegno delle mie difficoltà a gestire l’avanzamento del programma con le interrogazioni: o l’uno o le altre, tutto non si può.

Una classe strana, la vostra. Una specie di porto di mare: arrivi e partenze e poi nuovi arrivi ed altre partenze, e poi ancora arrivi e partenze … così tutti gli anni. Studenti e docenti. Mai vista una cosa simile.
“Un incarico di fiducia” fu quello affidatomi dal preside. Che poi è una di quelle belle frasi che si dicono nell’atto di scaricare una patata bollente.
Una sfida? Forse, ma certamente non decisa da me. Una di quelle cose che si fanno perché quando si è in ballo, tocca ballare.

Così è iniziata la nostra avventura insieme. Con quelle risposte negative ad ogni mia domanda. “Avete studiato questo?”, “No”. “Vi ricordate quest’altro?”, “No”. “Mai sentito parlare di questo?”, “No”. Tutto no, sempre no. E quello sguardo, di molti ma non di tutti, sconfortato rivolto verso di me. “Non ce la faremo mai”, avrete pensato. O forse l’ho pensato solo io.
Quante volte vi ho detto che non dovevate crearvi l’alibi di non sapere qualcosa perché nessuno ve l’aveva spiegato? (che poi, ad essere onesti, era solo la vostra memoria un po’ vacillante) Quante volte ho ripetuto che non serve a nulla fare le vittime? L’unica cosa da fare era rimboccarsi le maniche e l’abbiamo fatto, io un po’ più di voi, a dire la verità.

“I compiti? Non serve che li correggiamo, prof, tanto solo pochi li fanno. Perdiamo solo tempo, andiamo avanti”. Questa è stata la cosa che più mi ha offesa, mi ha fatta sentire inutile. “Che ci sto a fare qui se non mi danno retta?”, mi sono più volte chiesta. Potevo solo spiegare e fare qualche domanda qua e là per rendermi conto che lo studio per molti di voi era solo un optional. Quando avete studiato? Solo per le prove scritte e molti di voi nemmeno in quelle occasioni. “Cosa aspettate per studiare? Avete un esame … o ce l’ho io?”, un giorno urlai per smuovervi un po’. “Siamo grandi abbastanza, ci organizzeremo”, ha risposto una di voi, centuplicando la mia rabbia e quel senso di impotenza che non mi ha quasi mai abbandonata per tutti i mesi passati assieme.

Già, siete grandi abbastanza. E con ciò? Anche i grandi hanno bisogno di una guida, hanno bisogno di imparare, di confrontarsi, di misurare le proprie capacità … anche i grandi non finiscono mai di imparare e, quelli più saggi, sanno di non sapere, come amava ripetere Socrate. Ma voi no, ad ascoltare un consiglio nemmeno ad ammazzarvi.

“Siamo grandi abbastanza, ci organizzeremo” è la frase che mi è risuonata nel cervello pochi istanti prima dell’inizio del “tema” e si è ripresentata puntualmente all’inizio degli orali. E, caspita, se vi siete organizzati. Al di là delle più rosee aspettative.
Certo ci sono stati dei momenti di panico, da parte mia, durante i colloqui. Formulavo le domande e cercavo di immaginare cosa frullasse in quel momento nella testa di ciascuno di voi. “Questa la so” oppure “Porca miseria proprio questo mi doveva chiedere che ho studiato altro” oppure “Non ne ho la più pallida idea ma qualcosa tirerò fuori”, a seconda della vostra preparazione o dell’abilità di togliersi dai guai.
E ascoltandovi pensavo “Oh, meno male, questa la sa” oppure “Mi pare di non averla azzeccata ….” o anche “Cavoli, sa pure arrampicarsi sugli specchi”.

Osservavo i vostri sguardi, a volte fissi negli occhi dell’esaminatore altre volte vaganti qua e là. E le vostre mani, dita che si attorcigliavano o che giocavano con il ciondolo di una collanina o di un bracciale o che entravano ed uscivano dalle tasche dei pantaloni (lunghi, per i maschi, non bermuda!) oppure arrotolavano le maniche della camicia, quasi andaste alla ricerca, attraverso i gesti più disparati, della giusta ispirazione.

Alla fine ce l’avete fatta, tutti. Avete dimostrato davvero di essere grandi e pronti per proseguire il vostro cammino. L’esame è stato il vostro ma anche un po’ il mio: vi ho dato molto, anche se non tutto quello che avrei voluto (l’anno è stato un po’ travagliato per me), ho seminato e ho raccolto anche se un po’ in ritardo. Diciamo che era una coltivazione autunnale, non estiva. Ha richiesto dei tempi più lunghi ma il raccolto è stato buono. Non ottimo, è vero, ma buono sì, abbastanza per essere soddisfatti, voi ed io.

Così finisce la nostra avventura insieme. Di voi ricorderò certamente le palline colorate che volavano per l’aula durante le mie spiegazioni e quella da tennis sequestrata dalla collega e poi ritrovata nel mio cassetto, con quella scritta che, lì per lì, non avevo bene interpretato. Ma rimarrà comunque nella mia memoria questo esame sui cui esiti pochi avrebbero scommesso … abbiamo vinto la sfida.

Grazie, ragazzi.

[immagine da questo sito]

27 giugno 2011

ESAME DI STATO 2011: OGGI LA TERZA PROVA SCRITTA. MA NON CHIAMATELA QUIZZONE

Posted in adolescenti, Esame di Stato, Mariastella Gelmini, MIUR, scuola, Test InValsi, valutazione studenti tagged , , , , , , , a 6:42 pm di marisamoles

Da quando, con la riforma dell’esame di maturità – che oggi si chiama Esame di Stato -, varata nel 1997, è stata introdotta la terza prova scritta, essa viene, tanto volgarmente quanto semplicisticamente, chiamata “quizzone“. In realtà è tutt’altro che un quiz, almeno nella maggior parte dei casi. Ma vediamo, per chi non ne fosse ancora informato, di che cosa si tratta.

La terza prova scritta, a differenza delle prime due che sono ministeriali (la prima è uguale per tutte le scuole secondarie di II grado d’Italia), è preparata dalla Commissione esaminatrice (costituita da tre commissari esterni, tre interni e un Presidente) che decide anche la tipologia degli esercizi da sottoporre agli studenti.
Esiste, è vero, la possibilità di predisporre dei quesiti a risposta multipla (da 30 a 40), ma la maggior parte delle commissioni propende per i questiti che richiedono una risposta sintetica. Possono essere proposti, inoltre, dei problemi scientifici a soluzione rapida (non più di 2), oppure, a seconda degli indirizzi di studio, si può richiedere la realizzazione di un progetto.

Insomma, tutt’altro che quizzone. Le discipline coinvolte possono essere quattro o cinque e il numero dei quesiti varia da un minimo di 10 a un massimo di 15. Generalmente la Terza prova è costruita prendendo spunto dalle simulazioni che vengono svolte dagli allievi durante l’anno scolastico, ma non si tratta di una regola ferrea. Ogni decisione, infatti, spetta ai membri della commissione che preparano le domande da sottoporre ai maturandi la mattina stessa della prova e non anticipano le materie oggetto d’esame.

Dal prossimo anno scolastico questa prova potrebbe andare in pensione per lasciar spazio ad un test a risposta multipla di tipo anglosassone simile a quello dell’Invalsi che viene proposto per l’esame di terza media. Il tutto – ha spiegato il ministro del MIUR Mariastella Gelmini– per avere «un sistema di valutazione omogeneo per tutto il Paese».

Le commissioni hanno lavorato tutta la giornata per la correzione delle prove perché fra un paio di giorni inizieranno gli orali. Non rimane, quindi, che quest’ultimo sforzo e poi … tutti in vacanza, finalmente!

23 giugno 2011

ESAME DI STATO 2011: COME SI CALCOLA IL VOTO FINALE

Posted in adolescenti, Esame di Stato, scuola, valutazione studenti tagged , , , , , a 4:15 pm di marisamoles

Così si calcola il voto finale dell’Esame di Stato:

Punteggi
– Credito scolastico 25 punti
– I prova scritta 15 punti
– II prova scritta 15 punti
– III prova scritta 15 punti
– Colloquio 30 punti
Totale 100 punti
Bonus* 5 punti

La sufficienza per ciascuna delle prove scritte è di 10 punti su 15.

Al colloquio l’esito sufficiente equivale a 20 punti (il massimo del punteggio del colloquio è 30 punti)

*Bonus max di 5 punti per coloro che riportano almeno 15 punti di Credito e 70 punti nelle prove d’esame

Nuovi criteri per attribuire la Lode. Dallo scorso anno occorre essere in possesso di tutti e tre requisiti:

– Punteggio massimo nelle tre prove scritte (45 punti), nel colloquio (30 punti) e di credito (25 punti) senza fruire del Bonus di 5 punti a disposizione della commissione.
– La media del 9 conseguita nell’arco del triennio.
– Deliberazioni per l’attribuzione dei massimi punteggi delle prove e del credito dell’ultimo anno assunte all’unanimità.

Sono 25 i punti assegnati al massimo ai crediti formativi, distribuiti secondo la seguente tabella in base ai voti conseguiti negli ultimi tre anni. Il voto in condotta viene conteggiato nella media, al contrario di quello di religione e/o altre materie correlate alternative.

Per quanto riguarda i privatisti, la disciplina è regolata dalla seguente tabella riassuntiva.

NOTA – M rappresenta la media dei voti conseguiti in sede di scrutinio finale di ciascun anno scolastico.

Fonte Ministero dell’Istruzione

Normativa sulla lode Art. 21, Ordinanza n.37, del 19 maggio 2014 : «La Commissione all’unanimità può motivatamente attribuire la lode a coloro che conseguono il punteggio massimo di 100 punti senza fruire della predetta integrazione del punteggio (il bonus), a condizione che: abbiano conseguito il credito scolastico massimo senza fruire della integrazione (una possibilità che il Consiglio di Classe ha per premiare l’impegno dello studente in particolari e motivati casi). Sempre relativamente ai candidati agli esami conclusivi del secondo ciclo di istruzione, a conclusione dell’anno scolastico 2013/2014, ai fini dell’attribuzione della lode, il credito scolastico annuale relativo al terzultimo, al penultimo e all’ultimo anno nonché il punteggio previsto per ogni prova d’esame devono essere stati attribuiti dal consiglio di classe o dalla commissione, secondo le rispettive competenze, nella misura massima all’unanimità (articolo 3, commi 1, 2 e 3 del decreto ministeriale 16 dicembre 2009, n. 99). Anche al fine di consentire l’effettuazione delle opportune verifiche da parte della commissione, si rammenta che, ai sensi del decreto ministeriale 16 dicembre 2009, n.99, articolo 3, comma 2, i candidati destinatari del punteggio massimo di credito scolastico (8 punti per la classe terza, 8 punti per la classe quarta e 9 punti per la classe quinta) devono avere comunque riportato, negli scrutini finali relativi alla classe terza, alla classe quarta e alla classe quinta, la media dei voti superiore a nove, con nessun voto inferiore a otto (ivi compresa la valutazione del comportamento)».

[post aggiornato in data 25 giugno 2014]

PER ALTRI DETTAGLI SULL’ESAME DI STATO II GRADO CLICCA QUI

22 giugno 2011

ESAME DI STATO 2011: LE TRACCE USCITE

Posted in Esame di Stato, Mariastella Gelmini, MIUR, scuola tagged , , , , , , , a 2:53 pm di marisamoles

ATTENZIONE: PER LE NOTIZIE RIGUARDANTI LE TRACCE USCITE ALLA MATURITA’ (ESAME DI STATO) 2012 CLICCARE QUI

gelminiEccomi qui, appena tornata da scuola dove i miei allievi di quinta sono stati impegnati, fino quasi alle tre di pomeriggio, nello svolgimento del tema d’italiano.
QUI potete trovare le tracce uscite. Niente di speciale, perlopiù deludenti e alcune alquanto difficili, nel senso che richiedevano delle ampie e specifiche conoscenze sull’argomento proposto.

Ma ora sono troppo stanca per commentare. A più tardi.

AGGIORNAMENTO DEL POST, 23 GIUGNO 2011

Riporto il Comunicato del MIUR sulla prima prova dell’Esame di Stato 2011:

“Le tracce sono chiare e sintetiche, così come promesso – ha dichiarato il ministro Mariastella Gelmini – Mi è sembrato importante inserire, all’interno della grande tradizione della Maturità italiana, alcuni temi vicini alla sensibilità dei ragazzi: l’educazione ad una corretta alimentazione e il concetto di fama ai tempi di Youtube e Facebook.
La traccia che avrei svolto è il saggio breve di ambito storico politico su Destra e Sinistra.
Auguro in bocca al lupo ai ragazzi per le seconde prove di domani, che sono state predisposte dai tecnici del Miur. Purtroppo il numero di indirizzi della scuola superiore italiana non aiuta a semplificare la stesura dei quesiti. Con la nuova Riforma della scuola però saranno ridotti sensibilmente. Anche per questo sarà più facile controllare al meglio le tracce, evitando le imprecisioni che spesso hanno accompagnato soprattutto le seconde prove”.

E’ la traccia del saggio breve dell’ambito socio-economico il tema più gettonato dagli studenti che oggi hanno affrontato la prova di italiano dell’esame di Stato. Secondo i dati che emergono da un campione significativo di scuole infatti la traccia dal titolo “Siamo quel che mangiamo?” è stata scelta dal 42,7% degli studenti.

Al secondo posto il tema di ordine generale “Nel futuro ognuno sarà famoso al mondo per quindici minuti”, svolto dal 26,4% dei candidati. Al terzo posto nelle preferenze dei ragazzi il saggio breve di ambito artistico letterario “Amore, odio, passione” con il 14,7%, mentre l’analisi della poesia “Lucca” di Giuseppe Ungaretti è stata svolta dal 6,9%. Quinto posto per il saggio breve di ambito storico-politico “Destra e Sinistra”, affrontato dal 4,4% degli studenti. Subito dopo, al sesto posto con il 3,5% delle preferenze, il saggio breve di ambito tecnico-scientifico dedicato a Enrico Fermi. Settimo posto per il tema di argomento storico, scelto dall’1,4% dei maturandi.

Per quanto riguarda le percentuali registrate nei diversi tipi di scuola, nei Licei la traccia “Siamo quel che mangiamo?” è stata scelta dal 34,6%, l’analisi della poesia “Lucca” dall’11,6%, “Amore, odio, passione” dal 22,6%, “Destra e Sinistra” dal 5,9%, il saggio su Enrico Fermi dal 4,6%, il tema storico dall’1,4% e il tema di ordine generale dal 19,3%.

Negli Istituti Professionali l’analisi del testo è stata scelta dal 4,2% dei candidati, “Amore, odio, passione” dal 7,1%, “Siamo quel che mangiamo?” dal 49,5%, “Destra e Sinistra” dal 2,4%, il tema su Enrico Fermi dal 2,6%, il tema storico dall’1,4% e il tema di ordine generale dal 32,8%.

Negli Istituti Tecnici il 3,3% ha affrontato l’analisi del testo, il 7,7% il saggio “Amore, odio, passione”, il 49,7% “Siamo quel che mangiamo?”, il 4,3% “Destra e Sinistra”, il 3,1% il tema su Enrico Fermi, l’1,6% il tema storico e il 30,3% il tema di ordine generale.

Nei Licei Artistici e Istituti d’arte l’analisi del testo è stata svolta dal 4,5%, il saggio “Amore, odio, passione” dal 18,9%, “Siamo quel che mangiamo?” dal 40,1%, “Destra e Sinistra” dal 3,9%, la traccia su Enrico Fermi dal 2%, il tema storico dallo 0,7% e il tema di ordine generale dal 29,9%. (LINK)

NUOVO AGGIORNAMENTO DEL POST, 24 GIUGNO 2011

ECCO LE MIE OSSERVAZIONI SULLE TRACCE.

Tipologia A. Il testo Lucca di Ungaretti non è generalmente conosciuto dagli studenti perché non contenuto nelle antologie scolastiche. Le domande sono abbastanza mirate e non lasciano ampio spazio all’interpretazione personale. Qualcuna è davvero difficile e non so quanti abbiano colto fino in fondo il significato del testo. Per quanto riguarda l’approfondimento, il primo testo che mi viene in mente e che potrebbe essere messo in relazione con la poesia proposta è I fiumi, ma il confronto non è facile. Più alla portata degli studenti la riflessione proposta in alternativa sulla situazione storico-culturale dell’epoca di Ungaretti o le situazioni del nostro tempo.

Così Luciano Favini, 65 anni, ex insegnante ed ex preside, che dal 2008 è responsabile della struttura tecnica per l’esame di Maturità e sceglie le prove insieme al ministro Mariastella Gelmini, ha giustificato la scelta di Lucca: «L’analisi del testo deve essere fatta su un brano poco noto. Se diamo il “Sabato del villaggio” premiamo solo la diligenza nello studio e non l’autonoma capacità di interpretazione. E poi Ungaretti mancava da molti anni». Più che giusto.
Difficoltà: ***

Tipologia B.

Ambito artistico-letterario.
Già due anni fa era uscita una traccia sull’innamoramento e l’amore. Questa, però, punta l’attenzione su di una pluralità di sentimenti: non solo amore, ma anche odio e passione. Il primo testo di Manzoni, in cui si parla della “sventurata” Gertrude, la monaca di Monza, pone l’accento sulla passione amorosa che prevale sulla dignità stessa della persona. La lupa di Verga è la tipica ammaliatrice, una donna odiata e temuta dalle altre donne, amata ma tenuta lontana, facendosi violenza, dagli uomini, in particolare dal genero che lei amava, al punto dA costringere la figlia a sposarlo per poterlo avere sotto gli occhi in ogni momento della giornata. Anche in questo testo prevale la passione amorosa ma anche l’odio che, come il famoso ossimoro catulliano, può scaturire solo da un grande amore. Il testo di D’Annunzio è certamente meno noto ma lascia intravedere, anche qui, una passione insana che può portare alla morte. Non so perché, ma leggendo questo passo mi è tornata alla mente la scena finale del film La guerra dei Roses: quei due ex coniugi che insieme trovano la morte perché, pur odiandosi, non hanno mai smesso di amarsi. Infine, un brano tratto da Senilità di Svevo. Anche questo romanzo difficilmente si legge per intero e ad esso, purtroppo, non si dedica molto spazio, privilegiando l’assai più nota Coscienza di Zeno. Il brano, tuttavia, è piuttosto esplicito: qui prevale il sesso e la superiorità dell’uomo possessore di una donna che è tutt’altro che ingenua. Ma è amara la constatazione che Emilio fa di aver posseduto non la donna che amava, bensì quella che odiava. Ed ecco che ritorna a far capolino l’ossimoro catulliano: Odi et amo.

Così Favini replica all’osservazione che una traccia sull’amore era piuttosto recente: «Abbiamo pensato di approfondire il tema, invitando ad analizzare le varie sfaccettature dell’amore, che può portare anche a sentimenti negativi».
Un bel tema, fattibilissimo.
Difficoltà: *

Ambito socio-economico.
Di gran lunga il preferito dai maturandi: “Siamo quel che mangiamo?”. La domanda è stuzzicante, i testi proposti assai meno, a mio parere. Partiamo da quello di Adele Sarno: che l’alimentazione sia importante per la salute, soprattutto a livello cardiovascolare, è abbastanza noto e scontato. Il testo è in pratica un elenco di alimenti che caratterizzano, nella quantità e nella qualità, i pasti degli Italiani e che costituiscono una cattiva abitudine alimentare. Il messaggio è che dobbiamo modificare le nostre abitudini ma su questo non ci piove e mi pare che ci sia ben poco da aggiungere. Il secondo documento rappresenta l’elogio della dieta mediterranea dichiarata, il 17 novembre 2010, patrimonio dell’umanità. La cosa che a me pare notevole è che venga spiegato il reale significato del termine “dieta” che molti confondo con un regime alimentare adatto a chi vuole dimagrire. L’attenzione che poi viene posta sullo stretto legame tra la Dieta e la conservazione e lo sviluppo delle attività economiche tradizionali è interessante ma non so quanto possa costituire uno spunto di riflessione per i nostri ragazzi, abituati a nutrirsi nei modi più vari e insani. Il terzo testo di Carlo Petrini è incomprensibile, almeno per dei diciottenni alle prese con un esame di maturità. L’unico concetto che può essere preso in considerazione è quello del cibo come merce e lo spreco che ne facciamo, vivendo in una società consumistica dove tutto si butta e si può sostituire. Un po’ troppo riduttivo e banale. Infine, il brano di Silvia Maglioni è alla portata dei giovani, almeno di quelli abituati a consumare i pasti attaccati ai pc e ai video giochi. Ma io mi chiedo: che genitori hanno questi qui?

Ben contento dell’apprezzamento dei maturandi, Favini commenta così il successo di questa traccia: «si tratta di un argomento caro al ministero, al suo impegno per la formazione dei ragazzi anche sul tema della salute».
A pare mio sembra più semplice di quanto non sia in realtà perché si rischia di dire solo banalità.
Difficoltà: **

Ambito storico-politico.
L’argomento, “Destra e Sinistra” appare alquanto vago e per certi versi pericoloso … be’, dipende dal commissario e dalla sua capacità di valutare l’elaborato in sé e non il pensiero di fondo. Anche se il saggio breve dovrebbe essere il più oggettivo possibile, è pur vero che i ragazzi non si trattengono dal dire la loro su un argomento, la politica, che a molti sta a cuore ma di cui purtroppo capiscono ben poco o hanno un’opinione fortemente condizionata dalle frequentazioni, familiari e non.
Il primo testo di Bobbio è abbastanza comprensibile ed aperto a spunti di riflessione che ben si sposano con i concetti espressi da Veneziani nel secondo documento. Più ostico, almeno per me che non ho mai amato la politica né la sua storia, è il brano di Panebianco: ad una prima lettura sembra banale ma in effetti non so a quali approfondimenti possa portare. Esemplificativo dal punto di vista storico il testo di Carocci, di facile decifrazione. Tuttavia ho delle perplessità sulla preparazione degli studenti sull’argomento e temo che alla fine il saggio sia più compilativo che altro. Insomma, io non l’avrei scelto.

Di fronte allo scarso successo riscosso dalla traccia in questione, Favini spiega: «È un classico, diciamo che era una scelta per ragazzi impegnati».
Difficoltà: ***

Ambito tecnico-scientifico
Enrico Fermi, fisico”. L’argomento viene presentato in modo lapidario. Per una volta, però, l’ambito è veramente tecnico-scientifico, mentre negli anni scorsi i testi proposti propendevano per il sociale. I primi due testi, di Cabibbo e Bruzzaniti, per me sono molto tecnici e non proprio facilmente decifrabili. Ma ammetto i miei limiti che credo siano comuni a tutti gli insegnanti di Lettere che per la correzione chiederanno inevitabilmente il supporto dei colleghi di Fisica. Gli altri due documenti, entrambi di Fermi, sono molto più comprensibili e aprono ad una riflessione ampia sull’utilizzo delle scoperte scientifiche, non sempre ineccepibili dal punto di vista morale. C’è, poi, nel testo tratto dal discorso che il fisico italiano tenne nel 1947 uno spunto di riflessione sulla preparazione degli scienziati che dovrebbero essere spinti, nelle loro ricerche, più dalla passione per gli studi che dalla prospettiva di consensi e gratificazioni economiche.
Un po’ troppo specialistico, forse più alla portata degli studenti del liceo scientifico ma credo al di fuori delle competenze di chi ha frequentato altri licei oppure i tecnici e certi professionali.

Su questa traccia nemmeno Favini si pronuncia. Ciò mi consola non poco.
Difficoltà: ***

Tipologia C – Tema di argomento storico

Si parte da una citazione tratta dal Secolo breve di Hobsbawn incentrata sul periodo storico che lo studioso ebreo definisce “età dell’oro”, un periodo di crescita economica e di trasformazione sociale: un trentennio che si conclude con gli anni ’70. Certamente un’età importante e relativamente vicina a noi, ma decisamente fuori dalla portata degli studenti che nello studio della storia difficilmente arrivano ad approfondire questo periodo. Così Lucio Villari, storico di professione, commenta la traccia: “Strano quel tema sugli anni 70, strana quella interpretazione data. Chi ha dato quella traccia non è ben informato. Quella citazione di Hobsbawm è fuori posto“. Io mi affido al suo autorevole giudizio e ritengo veramente difficile questo tema.

Tuttavia Favini difende questa traccia e giustifica anche la scelta di tradurre erroneamente “età della catastrofe” ciò che sarebbe invece da rendere con “frana”: «Dobbiamo attenerci alle traduzioni disponibili. Non ci possiamo arrogare questo diritto». Quando, poi, gli si fa notare che a scuola gli anni ‘70’ nemmeno si studiano, replica: «Ed è un errore. Fin dai tempi di Berlinguer abbiamo modificato la scansione dei programmi di storia, spiegando che i ragazzi dell’ultimo anno si devono concentrare proprio sul ’900. Era anche un invito rivolto agli insegnanti, uno stimolo per seguire questa indicazione». Ma chi glielo spiega che, anche se gli insegnanti cogliessero gli “stimoli”, le ore di storia, sia al biennio che al triennio sono troppo poche?
Difficoltà: ****

Tipologia D – Tema di ordine generale

Anche qui si parte da una citazione: “Nel futuro ognuno sarò famoso al mondo per quindici minuti”. Parola di Andy Warhol, figura predominante del movimento pop art americano. Il candidato è invitato a riflettere sul concetto di “fama” (effimera o meno) proposto anche dalla televisione e dai Social Media.
Chi pensava di dover approfondire la riflessione su Warhol ha preso un grosso abbaglio. Ho letto in giro che qualche studente si è pure vantato di essersi volutamente soffermato sulla omosessualità dell’artista sapendo che un commissario esterno (o addirittura il presidente, non ricordo bene) è leghista. Una bella provocazione, non c’è che dire. Peccato che sia andato completamente fuori tema.
La traccia poteva essere sviluppata da chiunque sia interessato a questi fenomeni di costume e segua i Talent e i Reality Show o sia un fan accanito dei Social media. Ovviamente la posizione non dev’essere a favore, anzi. Le argomentazioni contrarie penso siano le più gradite. Ho un solo rammarico: peccato che Canalis e Clooney abbiano solo oggi avvisato della loro rottura. Che occasione mancata! Ci sarebbe stato da riempire un intero foglio protocollo sulla fama effimera della Canalis e soprattutto sulla sua incapacità di fare qualsiasi cosa nell’ambito dello spettacolo, tranne accalappiarsi per un paio di anni un bel tenebroso come il “nostro” George.

Favini definisce “sbarazzina” la traccia che partiva da Andy Warhol. Ha perfettamente ragione. Tra tutte la più abbordabile.
Difficoltà: *

N.B. Gli asterischi indicano la difficoltà delle tracce non in sé ma in relazione le une alle altre.

Chi volesse leggere tutta l’intervista a Luciano Favini può CLICCARE QUI.

31 maggio 2011

ESAME DI STATO 2011: PUBBLICATE LE COMMISSIONI

Posted in Esame di Stato, MIUR, scuola tagged , , , a 12:14 pm di marisamoles

Le Commissioni dell’Esame di Stato 2011 sono pubblicate sul sito del MIUR. Potete accedervi cliccando QUI.

Attualmente il server pare essere in tilt. Provare per credere!

Buona fortuna. 🙂

29 maggio 2011

ESAME DI STATO – PRIMA PROVA SCRITTA: COME SI FA L’ANALISI DEL TESTO (TIPOLOGIA A)

Posted in Esame di Stato, Letteratura Italiana, poesia tagged , , , , , , , a 11:47 am di marisamoles

Pubblico qui, a beneficio dei miei studenti, ma non solo, un interessante contributo di Silvia Benatti, docente di Italiano e Latino al Liceo Scientifico “Carlo Alberto” di Novara, sullo svolgimento del tema d’Italiano (prima prova scritta) inerente alla Tipologia A.

Come si fa l’Analisi del testo di Silvia Benatti

L’analisi del testo è la prima delle prove presenti allo scritto di Italiano dell’esame di maturità.
L’autrice spiega in cosa consiste, quali sono le modalità dello svolgimento e come si possa essere in grado di analizzare anche un testo non letto nel corso dell’anno scolastico e magari scritto da un autore non trattato nel programma
.

La tipologia A della prima prova scritta dell’Esame di Stato ha come scopo quello di valutare il raggiungimento di obiettivi perseguiti durante tutto il corso di studi. Essi sono inerenti: alla conoscenza e all’uso delle tecniche di analisi, di cui viene richiesta l’applicazione a un testo di vario genere conosciuto e non; a una lettura critica, consapevole di tale testo, e a un’interpretazione fedele alla volontà comunicativa dell’autore; all’inserimento delle sue critiche formali e/o contenutistiche in un ambito tematico, letterario o più ampiamente storico-culturale; a un’esposizione corretta, coerente e adeguata.

Le sezioni in cui generalmente si articolano le richieste della prova sono dunque nell’ordine in cui vengono proposte: 1) Comprensione (o parafrasi); 2) Analisi; 3) Interpretazione (o Commento complessivo) e Approfondimenti.

I testi proposti dall’entrata in vigore del nuovo Esame di Stato sono stati testi poetici, narrativi, teatrali, di autori novecenteschi: G. Ungaretti (a. s. 1998/99), U. Saba (a. s.1999/00), C. Pavese (a. s. 2000/01), S. Quasimodo (a. s.2001/02), L. Pirandello (a. s.2002/03), E. Montale (a. s. 2003/04), Dante Alighieri (a. s. 2004/05), G. Ungaretti (a. s. 2005/06), Dante Alighieri (2006/07), E. Montale (2007/08), I. Svevo (2008/09) e P. Levi (2009/10).

Ognuna delle sezioni andrebbe esaurita in un singolo paragrafo evitando di collegare o trasferire elementi di sezioni diverse: ciò permette infatti allo studente di elaborare con maggior facilità un testo strutturalmente ordinato e coerente.

Molte informazioni sono già nella traccia
Dell’autore in genere vengono fornite alcune notizie per facilitarne l’inquadramento nel contesto d’appartenenza, anche nel caso in cui il candidato non ne abbia affrontato lo studio specifico. Dunque, oltre ai dati di natura bibliografica, in una nota introduttiva vengono sintetizzate le informazioni essenziali sulla poetica e sul panorama storico-letterario di riferimento.
Le indicazioni di svolgimento, infatti, offrono la possibilità di affrontare l’analisi di testi di autori di cui non viene data per scontata la trattazione specifica durante il curriculum scolastico. Può essere, perciò, prevista la possibilità di optare – relativamente agli Approfondimenti – tra percorsi diversi, ricollegandosi ad altri autori o a tematiche generali. Valga come esempio la richiesta relativa a tale sezione nella prova d’esame dell’anno scolastico 2001/02 che si riferisce alla poesia di S. Quasimodo, Uomo del mio tempo:

“Questa poesia è stata scritta nell’ultimo, atroce periodo della seconda guerra mondiale. Contestualizzala, scegliendo uno o più dei seguenti ambiti di riferimento:

► altre liriche dello stesso Quasimodo;
► testi poetici di autori a lui contemporanei o correnti artistico-letterarie coeve;
► la situazione socio-economica e politica dell’Italia nella prima metà del Novecento”.

In questo caso è chiaro che, possedendo le tecniche di analisi utili per una lettura critica e quindi una comprensione coerente del messaggio poetico, pur non avendo una conoscenza approfondita dell’autore, è possibile ottemperare esaurientemente alle richieste scegliendo di sviluppare il secondo e il terzo punto. Allora ci si riferirà per esempio a Montale (autore più diffusamente e frequentemente affrontato dalla maggior parte degli allievi) e alle conoscenze non solo più ampiamente letterarie, ma anche storiche e, auspicabilmente, artistiche riconducibili all’argomento. È dunque importante che il candidato legga attentamente tutte le consegne prima di gettare la spugna di fronte a un testo di qualsiasi genere di autore non affrontato o affrontato marginalmente durante l’anno scolastico. L’abitudine maturata nel corso di studi alla lettura critica e le conoscenze interdisciplinari relative ai periodi storico-culturali, alle correnti e agli autori più significativi possono, infatti, permettergli ugualmente di cimentarsi con successo nella prova.

Leggere attentamente le consegne
D’altra parte se il candidato possiede tali requisiti e decide di svolgere questa tipologia, è comunque sempre utile, anche se si tratti di autori o addirittura di testo sconosciuto, che egli legga con attenzione tutte le consegne relative a tutte le sezioni prima di cominciare il lavoro: esse costituiscono un percorso di svolgimento che è importante conoscere fin dall’inizio, anzi ancor meglio sarebbe se prima di affrontare in maniera sistematica la prima sezione, inerente alla Comprensione, l’allievo abbozzasse almeno sommariamente la seconda, e cioè l’Analisi, non solo sulla base delle consegne, ma seguendo criteri e procedimenti acquisiti durante il curriculum.
Questo per due motivi: il primo perché le richieste relative a questa sezione spesso suggeriscono una sorta di traccia al fine di facilitare la focalizzazione di termini-chiave, espressioni significative o figure retoriche utili a render chiaro a livello denotativo il testo e altresì a decifrarne il senso a livello connotativo; il secondo perché, in generale – come ben sa lo studente – le stesse scelte stilistiche dell’autore rivelano indizi utili alla comprensione dei contenuti a tutti i livelli. Ciò può costituire un valido aiuto sia che la sezione preveda di elaborare un riassunto, una divisione in sequenze, o che ponga quesiti sui singoli passi.

Valgano come esempio, tra gli altri, alcune delle richieste (punti 4 e 5) relative alla sezione Analisi riferita alla poesia di E. Montale Casa sul mare (sessione 2004): “2.4 Nella terza e nella quarta strofa si svolge un fitto dialogo con l’altra persona: sottolinea tutti gli elementi linguistici (pronomi, aggettivi possessivi, forme verbali) che indicano il ‘tu’ e l”io’ e interpreta il significato di questo confronto tra due destini” e “2.5 […] Che cosa significano le espressioni ‘l’ora che torpe’ del v. 18; ‘prima di cedere’ del v. 27; ‘solo chi vuole s’infinita’ del v. 22;… ‘l’avara mia speranza. A’ nuovi giorni, stanco, non so crescerla’ dei vv. 31-32”. Tali consegne offrono infatti un importante suggerimento, evidenziando punti nodali del testo da cui partire per procedere all’interpretazione della lirica a livello denotativo (ma anche connotativi), premessa ineludibile per sviluppare le indicazioni finali relative alla precedente sezione Comprensione della medesima prova: “Dopo una o più letture dell’intero testo, esponi (in non più di quindici righe) il contenuto informativo della lirica: con quale scena questa si apre. Quali scene o situazioni si susseguono strofa per strofa, quale tema è svolto nel dialogo tra il poeta e la persona (una donna) che gli sta accanto”.

Bisogna essere ‘scientifici’
Va poi ricordato che la tipologia A della prova di Italiano richiede l’elaborazione di un testo di natura in un certo senso ‘scientifica’, che prevede la conoscenza e l’applicazione di metodi e di tecniche specifiche, e un commento o approfondimento argomentato ricorrendo a conoscenze precedentemente acquisite: è dunque importante evitare giudizi scaturiti semplicemente dall’emotività e dal gusto personale o comunque non validamente sostenuti da elementi concreti e precisi, di natura tecnica, letteraria, culturale; su queste basi è invece, sì, auspicabile e apprezzabile che lo studente avanzi ipotesi o interpretazioni originali e personali.

Così come la sezione relativa all’Analisi va dunque esaurita giustificando sempre le citazioni tratte dal testo di riferimento e, commentando l’effetto o la finalità delle scelte stilistiche dell’autore che sono – in base alle richieste – via via oggetto di analisi, individuazione o catalogazione, parimenti la sezione relativa all’Interpretazione complessiva e agli Approfondimenti andrebbe caratterizzata da un impianto argomentativo scaturito da precise conoscenze pluridisciplinari, in cui l’aspetto espositivo risulti, quindi, strumentale e non esclusivo.

Un’ultima considerazione va riservata non solo alla correttezza degli aspetti più specificatamente formali – che va considerata un requisito di scontata e fondamentale importanza -, ma in particolar modo alla scelta del registro che deve essere formale e deve far ricorso in tutte le sezioni alla terminologia tecnica o specifica laddove sia necessario e a termini precisi anche a evidenziare sfumature di significati quando sia opportuno (qui si deve far appello a uno sforzo di impegno da parte degli studenti, in quanto spesso essi, pur possedendo un patrimonio linguistico relativamente ricco, non lo sfruttano, rischiando di banalizzare le loro affermazioni con l’uso di un vocabolario generico e approssimativo) e deve evitare in particolare toni intimistici o eccessivamente soggettivi, pur senza rinunciare all’originalità dello stile che è, se coerente e adeguata, indice di maturità critica e di familiarità con la scrittura e, a volte, anche di passione per ciò che si sta trattando.

[Fonte: Treccani.it]

Protetto: TRACCIA ESAME DI STATO TIPOLOGIA A (ANALISI DEL TESTO): ESEMPIO SVOLGIMENTO TRACCIA SU SVEVO (2009)

Posted in Esame di Stato, Letteratura Italiana tagged , , , a 10:50 am di marisamoles

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