LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: UN’OASI DI PACE AL TEMPO DELLA CRISI

marinaleda
Possibile che esista un luogo, in questi tempi di crisi, in cui vivere in pace, senza preoccupazioni di sorta, in completa armonia con la natura e i propri simili? Forse non sono tante le oasi di pace, oggigiorno, ma un luogo simile c’è e si trova in Spagna, a Marinaleda, poco più di 100 km da Siviglia.

Tremila abitanti che vivono in comunità, collaborando per produrre ciò che serve, senza ricchi né poveri. Tutti lavorano per lo stesso salario: 47 euro al giorno per sei giorni la settimana. La grande ricchezza di questo piccolo paese è la terra: tutti gli abitanti lavorano per la grande cooperativa agricola “Humar”, creata dagli stessi lavoratori che garantisce la piena sussistenza a tutti, riuscendo anche ad esportare peperoni, carciofi, legumi, olio d’oliva anche all’estero, in Italia e persino in Venezuela.

In questa novella Shangri-La made in Spain basta mettere a disposizione la propria forza lavoro per esercitare il proprio diritto alla casa: nessun mutuo e nessun interesse da versare ad istituti di credito.
Il terreno e il progetto, infatti, sono a carico del Municipio, il denaro lo presta a tasso zero il governo andaluso e la quota mensile da versare per l’acquisto la decidono in assemblea gli stessi cittadini, anticipando solo 15 euro.

La vita a Marinaleda scorre felice anche per le famiglie: l’asilo pubblico costa solo 12 euro mensili, una piscina è accessibile per tutta l’estate a soli 3 euro.
Il paese ha strade intitolate a personaggi come Salvador Allende oppure veri e propri valori umani: solidarietà, fraternità o speranza. La gente può godersi le aree verdi curate dalla comunità e in completa tranquillità: non esiste criminalità tanto da non essere necessaria nemmeno la polizia. Con un bel risparmio di denaro pubblico.

EscudoMarinaledaQuale mai potrà essere il simbolo di Marinaleda? Ovviamente è una colomba che vola sul paese ed intorno la scritta: “Marinaleda – Una utopia hacia la paz”.
Un’utopia? Una realtà da imitare, piuttosto. E in Italia, sarebbe possibile mettere in pratica un progetto simile?
Purtroppo temo di no.

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IL DECALOGO DEL TURISTA ECOLOGICO


Presentato ieri ad Ostia il Decalogo del turista perfetto. Il documento intitolato “Spiagge accoglienti e mare pulito per tutti e per chi verrà domani”, è stato redatto dalla Federazione italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente – con le associazioni animaliste chiliamacisegua, Enpa, Lav, Lega del cane, Leidaa, Oipa e le ambientaliste Fai, Lipu, Pronatura e Wwf. Si tratta di dieci consigli di buon senso, per ridurre al minimo l’impatto della nostra vacanza sugli ecosistemi costieri, tanto ricchi quanto delicati. Madrina dell’iniziativa è stata l’ex ministro Michela Vittoria Brambilla, fondatrice della Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente e presidente di Leidaa. (vedi Il Giornale)

Io credo che al giorno d’oggi tutti siano perfettamente consapevoli dei danni che i nostri comportamenti ed il nostro stile di vita possono arrecare all’ambiente. La salvaguardia degli ecosistemi dev’essere una priorità assoluta ed è giusto che sin dalla più tenera età i bambini siano educati a rispettare l’ambiente in cui vivono. Ovviamente saranno i genitori a dare il buon esempio. Poi, con l’ingresso alla scuola primaria (ma forse già durante gli anni della scuola d’infanzia), dovrebbero essere sensibilizzati rispetto a questo problema. Uso il condizionale perché molte iniziative e campagne di sensibilizzazione sono portate avanti dal ministero dell’Istruzione, anche attraverso concorsi a premi, ma non è detto che in tutte le scuole si risponda all’appello.

Quello che non dovremmo mai dimenticare è che l’inquinamento ambientale è causato dalle nostre abitudini scorrette che stentano ad essere sradicate. Io, personalmente, uso l’automobile quando è strettamente necessario, perlopiù cammino – che fa pure bene alla linea! – o mi servo dei mezzi pubblici. Non sempre è un risparmio, beninteso, ma non dobbiamo essere influenzati in questo senso dalla pura logica economica. Diminuire il traffico nelle città è già un bel passo avanti. Ma non è tutto.

Da anni in quasi tutta Italia si pratica la raccolta differenziata. Prima ancora di diventare un obbligo, è stata a lungo incoraggiata dai singoli Comuni. Finché parliamo di carta, plastica e vetro va bene, ma vi siete mai trovati con una padella in mano, una vecchia padella che in gioventù aveva il suo bel rivestimento antiaderente di cui non è rimasta nemmeno l’ombra? Ecco. Con la padella in mano ci chiediamo dove riporla. Con l’alluminio, che poi va assieme al vetro? Nossignori. La si deve portare all’isola ecologica che qui sta in periferia. Non che sia lontano, intendiamoci, ma ci si deve andare in macchina, sprecare benzina, inquinare … insomma, che comportamento ecologico è?
Quello che poi onestamente non capisco è perché negli anni la tassa sull’immondizia è aumentata anziché diminuire …

Detto questo, vediamo un po’ quanto tempo impiegano alcuni oggetti d’uso comune che spesso e volentieri vengono abbandonati ovunque, d’estate soprattutto in spiaggia o sui sentieri montani, a degradarsi definitivamente.

Fazzolettino di carta: 3 mesi
Mozzicone di sigaretta: da 1 a 5 anni
Bucce di arancia o banana: oltre 2 anni
Gomma da masticare: 5 anni
Cannuccia: da 20 a 30 anni
Accendino di plastica: da 100 a 1.000 anni
Bottiglia di vetro: 1000 anni
Bottiglia di plastica: mai completamente.

Cioè, uno si beve una birra in bottiglia, perché il vetro è più ecologico ( 🙄 ), poi si fuma una sigaretta e, visto che l’accendino è scarico ed è di quelli usa e getta, lo butta per terra. Ha inquinato l’ambiente per 1000 anni.

A questo punto, pensiamoci prima di gettare a terra qualsiasi cosa. Soprattutto, non chiediamoci “che danno posso fare io da solo?” perché se tutti la pensano allo stesso modo, il “da solo” è in buona, si fa per dire, compagnia.

CARO 2011 …

Non è una letterina indirizzata al nuovo anno che sta per arrivare. No. Il 2011 sarà un anno caro, in tutti i sensi. Se qualcuno aveva delle previsioni ottimistiche (compresa la sottoscritta), è meglio che non s’illuda, almeno per quanto riguarda le spese che si andranno ad affrontare.

Quando si dice “Felice anno nuovo” magari si pensa alla salute, agli affetti, al lavoro … di certo non si pensa alle spese. Quindi, da questo punto di vista, il prossimo sarà a tutti gli effetti un anno infelice.

Secondo le stime dell’Adusbef e Federconsumatori, su ogni famiglia italiana graverà una stangata di oltre 1000 euro di spese in più. Per la precisione, tra rincari di alimentari, benzina, tariffe, assicurazioni e servizi bancari, ci sarà un aumento di spesa pari a 1.016 euro annui a famiglia. Ad incidere maggiormente sul bilancio familiare sarà la voce alimentare, con aumenti annui di 267 euro, ovvero del 6%.

Ma anche i trasporti saranno più salati; grazie al rincaro del carburante, dovremo sborsare 131 euro in più per i trasporti con propri mezzi; se vorremo viaggiare in treno, spenderemo 120 euro in più; l’autostrada aumenterà del 2% e anche l’assicurazione RcAuto graverà sulle spese familiari con una maggiorazione del 10-12% (pari a 105 euro).
Non andrà meglio a chi si sposta in autobus: è previsto addirittura un aumento del 25-30% .

Secondo Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e Adusbef «si prospetta un anno infelice: sia per la crisi economica, che, se non adeguatamente affrontata, non permetterà di raggiungere nemmeno l’1% di crescita del Pil, sia per i rincari che contribuiranno a ridurre ulteriormente il potere di acquisto delle famiglie».

È necessaria, quindi, una politica che rilanci l’economia «attraverso investimenti in settori innovativi, sia con processi di detassazione esclusivamente a favore delle famiglie a reddito fisso, lavoratori e pensionati.» Ovviamente non è così semplice arrivare a ciò ed io, personalmente, non ho grande fiducia in questo rilancio economico. Sempre secondo Trefiletti e Lannutti, «in mancanza di ciò si consoliderà sempre di più il circolo vizioso tra contrazione dei consumi, cassa integrazione e licenziamenti e produzione industriale, non potendo sperare nella ripresa della nostra economia solo attraverso le esportazioni».

Non mi resta che dire: Caro 2011, siamo nelle tue mani … e, date le premesse, non mi sembrano così generose.

[Fonte: Il Corriere; l’immagine è tratta da questo sito]