15 dicembre 2014

IL NATALE DEGLI ALTRI: IL RITO GRECO ORTODOSSO

Posted in Capodanno, crocifisso, cultura, dolci natalizi, Natale, religione, tradizioni popolari, Trieste tagged , , , , , , , , , , , , a 12:00 pm di marisamoles

natale atene
La Grecia, come si sa, è stata la patria della religione politeista che ha visto nel sommo Zeus il padre di tutte le divinità e nel monte Olimpo la sede del cosiddetto pantheon.
Con la diffusione del Cristianesimo anche la terra di Socrate, Platone e Aristotele ha abbandonato l’antica fede e abbracciato la religione diffusa dalla Chiesa di Roma.

La rottura vera e propria tra la Chiesa occidentale, quella di Roma, e la Chiesa Orientale avvenne nel 1054. Da questo Grande Scisma nacque la religione ortodossa che ben presto da Gerusalemme e Costantinopoli si diffuse in Bulgaria, Romania, Grecia e Russia.
Nonostante nell’ambito delle diverse Fedi si possano riscontrare delle diversità, anche per quanto riguarda la celebrazione delle feste principali, come Natale e Pasqua, tutte le Chiese ortodosse hanno identica struttura, sono autonome e indipendenti, non avendo un’organizzazione accentrata, e ciascuna di esse è retta da un patriarca. I patriarcati più importanti sono quelli di Mosca, di Costantinopoli e di Gerusalemme. In Grecia la Chiesa ortodossa è Chiesa di Stato.

natale-barra-stelline

Per i Greci il Natale è una festività molto importante e sentita. A differenza di altre Chiese ortodosse – ad esempio, slave e copte che adottano il calendario giuliano e celebrano la nascita del Signore il 7 gennaio – la Chiesa greca condivide con quella cattolica il calendario gregoriano e quindi festeggia il Natale il 25 dicembre, anche se i riti si protraggono per tutto il periodo natalizio, ovvero fino al 6 gennaio, giorno in cui i Greci ricordano il battesimo di Cristo da parte di San Giovanni Battista sulle rive del fiume Giordano.

In Grecia non c’è l’usanza di addobbare l’albero né di allestire il presepe (introdotto in occidente da San Francesco), sostituito da dei splendidi modellini di barche a vela in legno, decorati in modo speciale con tondini scintillanti e che evocano il mare, elemento con cui i Greci hanno un legame particolare. L’unica icona di Natale è rappresentata da una candela accesa che simboleggia la Stella Cometa e che viene portata in chiesa la notte del 24 dicembre, in attesa delle celebrazioni di rito.

kourabiedes
I bambini non attendono Babbo Natale né, ovviamente, trovano i regali sotto l’albero, visto che non rientra nelle usanze greche. Ma non rimangono a bocca asciutta: infatti il 24 dicembre ai più piccoli viene regalata una sacca e un bastone con cui si recano di casa in casa cantando le calanda, tipiche canzoni natalizie, accompagnati dal suono di piccoli strumenti musicali come il trigono (un triangolo in acciaio suonato da una bacchetta metallica). In cambio della loro performance canora ricevono in dono frutta secca e biscottini, soprattutto i tradizionali kourabiedes, piccoli biscotti ricoperti di zucchero candito. (QUI potete trovare la ricetta)
Una specie di Babbo Natale, tuttavia, è San Basilio che porta i doni ai bambini il 1° gennaio. Si tratta, quindi, di pazientare un po’ …

vasilopitaNella notte di Capodanno c’è anche l’usanza di preparare la vasilopita, ovvero la “torta di San Basilio”, che consiste in un dolce a base di latte, uova, burro e zucchero, nel cui interno è stata inserita una moneta di buon auspicio. La torta viene tagliata dal capofamiglia seguendo un preciso ordine gerarchico: la prima fetta è di Gesù, la seconda è della casa, la terza del capofamiglia, la quarta del coniuge, poi dei figli, nipoti, sempre in ordine di età. Perciò la vasilopita viene tagliata in tante fette quanti sono i componenti della famiglia, più due. La monetina diventerà il portafortuna di tutto l’anno per colui che la troverà nella propria fetta. E’ ovvio che se la monetina capiterà nella fetta di Gesù o della casa tutta la famiglia sarà benedetta. (QUI trovate la ricetta per preparare la vasilopita)

Ma torniamo al Natale. La sera del 24 dicembre le famiglie si riuniscono per la tradizionale cena in cui non mancano i piatti tipici. E’ usanza che le donne di casa portino in tavola il Christopsomo, che letteralmente significa “pane di Cristo”. Si tratta di una pagnotta dolce di varie forme con decorazioni sulla crosta che rappresentano vari aspetti della vita familiare. Questo pane speciale verrà mangiato il giorno di Natale e sarà spezzato dal capofamiglia che poi lo distribuirà ai commensali. Un rito che, in un certo senso, ricorda la Comunione.

icona santa-famigliaLa mattina del 25 dicembre i Greci vanno a messa. Le loro chiese hanno una particolare struttura architettonica che ricorda il Tempio di Salomone a Gerusalemme. Si entra prima in un vestibolo, dove si trova il fonte battesimale, poi c’è la navata della chiesa vera e propria, luogo in cui la comunità si raccoglie durante la funzione religiosa. L’altare è separato dalla navata e sottratto alla vista dei fedeli dall’iconòstasi, una specie di parete ricoperta dai tipici quadri religiosi ortodossi, le icone, con le immagini di Cristo, di Maria, degli Apostoli e dei Santi, e si trova nel punto più sacro del tempio al quale può accedere solo il sacerdote.
La messa ortodossa trasmette un grande senso di armonia e di bellezza. E’ caratterizzata da processioni con incenso e torce, candele che vengono accese e spente, l’atto di inginocchiarsi e baciare le icone, i canti eseguiti dal coro senza accompagnamento di strumenti musicali.

Melomakaronagreek
Dopo la messa, le famiglie si riuniscono per il pranzo natalizio in cui vengono servite delle pietanze particolari come la tiropitakia, dei fagottini di pasta a filo ripieni di formaggio serviti come antipasto, la galopoula, tacchino farcito con castagne, uvetta di Corinzio e noci o mandorle, accompagnata da patate al forno, e il gourounopoulo psito, un porcellino arrosto in olio d’oliva e fatto cuocere a forno lento per circa 3 ore, e bagnato regolarmente col suo succo, acqua calda e succo di limone. Non può mancare il dolce tipico che è il melomacarona, a base di noci e sciroppo di miele. (QUI potete trovare la ricetta)

Passando alle tradizioni popolari diffuse in Grecia in occasione del Natale, è nota la leggenda dei Kallikantzaroi, delle creature mostruose che vivono gran parte dell’anno negli inferi e divorano l’albero che regge il centro della Terra. A Natale, però, la nascita di Gesù fa sì che quest’albero si rigeneri completamente. Per questo motivo si crede che il 25 dicembre i Kallikantzaroi escano dalle viscere della Terra per vendicarsi degli uomini, rimanendo sulla Terra fino al 6 gennaio, quando, grazie alla Benedizione delle Acque, vengono rispediti negli inferi.

natale greco benedizione acquaLa benedizione dell’acqua, che conclude le festività il 6 gennaio in occasione dell’Epifania (in greco ta fota), avviene gettandovi dentro una croce: in chiesa il sacerdote compie quest’atto nell’acquasantiera, ma è usanza farlo anche nei fiumi, lungo le coste e nei porti. Quando la croce cade in acqua, nei porti suonano le sirene delle navi e le chiese celebrano l’evento con continui rintocchi di campane mentre gruppi di ragazzi, a volte sfidando l’acqua gelida, fanno a gara per recuperare il crocifisso perché si crede che chi lo tocca per primo avrà una vita prosperosa durante l’anno. (nella foto a lato, il rito che si svolge nel porto di Trieste dove la comunità greco-ortodossa è assai numerosa e ha una propria chiesa, intitolata a San Nicolò, dove celebrare le funzioni)

[fonti: guidagrecia.net, www.storico.org, angiecafiero.it, www.grecia.cc e lastampa.it; immagini tratte dal web da siti vari, qualora coperte da copyright, si prega di contattarmi]

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4 gennaio 2014

IL DOLCE DEL BUON ANNO: LA CROSTATA AI MARRON GLACÈ

Posted in buon anno, dolci, dolci natalizi, ricette tagged , , , , a 4:33 pm di marisamoles

torta buon anno
Come promesso, vi posto la ricetta della torta che ho preparato per la cena (chiamarlo “cenone” sarebbe da megalomani! 😉 ) di San Silvestro. Si tratta di una crostata semplicissima da fare e buonissima … anche se per caso ci si dimentica del burro (“per caso” nel mio caso – e scusate il bisticcio – è freudiano).

INGREDIENTI

1 disco di pasta frolla (io uso quella surgelata di circa 500 gr)
4 uova
50 gr di farina 00
50 gr di farina di castagne
100 gr di zucchero
60 gr di burro (io uso quello con l’87% in meno di colesterolo di Pam-Panorama)
1 fialetta di aroma vaniglia
qualche cucchiaio di crema di marroni
300 gr di marron glacè
liquore se piace (io uso il nocino)
1 bustina di lievito

PREPARAZIONE

Sbattere bene due uova intere e due tuorli con lo zucchero fino ad ottenere una crema liscia e consistente. Aggiungere le farine setacciate amalgamando bene, poi la fialetta di vaniglia, il liquore, la bustina di lievito, il burro fuso ma non caldo (io l’ho dimenticato ma il dolce è venuto benissimo ugualmente!) e per ultimi i due albumi montati a neve fermissima con un po’ di sale.
Imburrare e infarinare uno stampo di 24-26 cm (in alternativa lo si può foderare con la carta forno), adagiare il disco di frolla in modo che vengano coperti anche i bordi e spalmare su di esso abbondante crema di marroni (circa 3-4 cucchiai). Coprire con i marron glacè spezzettati (tenere da parte qualche pezzo per la guarnizione), versare quindi il composto preparato in precedenza e richiudere i bordi della frolla. Infornare per circa 45’ nel forno già caldo (180°, 170° se ventilato). Non preoccupatevi se la pasta scurirà in breve tempo. Non dovrebbe bruciare ma se non siete convinti, dopo mezzora coprite la torta con un foglio di alluminio.
A cottura ultimata, lasciare raffreddare la torta, quindi scaldare un cucchiaio di crema di marroni e spalmarlo per bene sulla superficie. Guarnire con i restanti marron glacè spezzettati e spolverizzare la superficie lo zucchero a velo. In alternativa, si può semplicemente spolverizzare sulla torta dello zucchero a velo.

[post aggiornato in data 26 gennaio 2014]

2 febbraio 2011

IL PANETTONE DI SAN BIAGIO

Posted in dolci, dolci natalizi, religione, tradizioni popolari tagged , , , , , , , , a 5:20 pm di marisamoles


Se nella dispensa di casa c’è ancora un panettone avanzato da Natale che rischia di ammuffire o, almeno, di diventare stantio, allora è bene che lo apriate domani a colazione. Perché? Perché domani, 3 febbraio, la Chiesa ricorda San Biagio Martire. E allora? Che c’entra con il panettone? C’entra, c’entra, e ora vi spiego perché.

Biagio nacque a Sebaste, in Armenia, sul finire del III secolo d.C. Compiuti gli studi di medicina, intraprese la professione medica ma i suoi concittadini, nonostante non fosse né consacrato né ordinato, lo vollero investire della carica di Vescovo.
All’inizio Biagio non ne voleva sapere, poi, però, di fronte all’insistenza del popolo si risolvette ad accettare il ministero, anche se continuò a curare, oltre alle anime, anche il corpo dei suoi fedeli.

Un giorno capitò da lui una madre disperata perché al figlio, mentre mangiava del pesce, si era conficcata in gola una spina. Biagio accorse immediatamente al capezzale del fanciullo e, lasciate da parte benedizioni e unzioni, gli fece mangiare un pezzo di pane. La mollica portò con sé la lisca e il figlio della signora disperata riprese a respirare normalmente. Ovviamente non c’era nulla di miracoloso in quel gesto, tant’è che ancor oggi si mangia del pane per liberarsi da una spina di pesce che per caso si è conficcata nella gola. Ma la donna, fuori di sé dalla gioia per la salvezza del figlio, iniziò a gridare al miracolo.
La notizia giunse alle orecchie di Agricola, prefetto dell’imperatore Diocleziano per l’Armenia, che non gradì molto il fatto che la fama di questo vescovo si fosse così diffusa. Lo fece chiamare e, senza tanti complimenti, lo fece scorticare con pettini da cardatori e poi decapitare.
Per questo motivo Biagio, divenuto martire e poi santo, fu considerato il protettore dei cardatori e dei materassai (onore dovuto allo strumento che era stato usato per martirizzarlo) e a lui si attribuì anche il merito di proteggere dai malanni della gola, vista anche la stagione in cui cade il 3 febbraio, giorno a lui dedicato.

Detto questo, il panettone che c’entra? C’entra perché a San Biagio si attribuisce un altro “miracolo” che ha a che fare con il panettone.
Si racconta che, molto tempo dopo il martirio di San Biagio, quando il tipico dolce natalizio era già stato inventato, una donna milanese si fosse recata, poco prima di Natale, da Frate Desiderio perché le benedisse un panettone che aveva preparato per la famiglia. Questo frate doveva essere un po’ distratto, o troppo occupato, perché del dolce si dimenticò per giorni che poi divennero settimane. Altrettanto distratta, però, fu la donna che non lo reclamò. Così Desiderio, un bel giorno, si trovò davanti, nella sua canonica, il famoso panettone in attesa di benedizione e, convinto che la sua “padrona” non lo volesse più indietro, iniziò a mangiarselo. Giorno dopo giorno, boccone dopo boccone, del panettone non rimase più nulla, eccetto l’involucro che l’aveva custodito.

Il 3 febbraio, però, la donna si ripresentò al cospetto di Frate Desiderio, reclamando il suo panettone. Il religioso, che non si perse d’animo, probabilmente pensando a qualche scusa per giustificare la scomparsa del dolce, si recò nell’angolo dove giaceva ancora l’involucro vuoto del panettone e, con grande meraviglia, scoprì che la carta era gonfia e piena di un panettone grosso il doppio di quello che la donna gli aveva lasciato. Fu così che questa sorta di miracolo fu attribuita a San Biagio, il santo cui è dedicata tale giornata.

Da quel dì, non ben precisato, in realtà, la tradizione vuole che la mattina del 3 febbraio in famiglia si faccia colazione con il panettone, forse l’unico superstite dei dolci natalizi. Non si tratta di un modo come un altro per far fuori l’ultimo panettone, perché pare che al consumo del dolce, proprio nel giorno dedicato a San Biagio, venga attribuito il potere di preservare dai malanni della gola.

Non mi resta che augurare un … buon panettone a tutti!

[LINK della fonte]

28 dicembre 2009

CHE FARE CON GLI AVANZI DEL PANETTONE?

Posted in dolci, dolci natalizi, ricette tagged , , , a 4:33 pm di marisamoles

Una domanda che molte massaie si pongono alla fine delle feste. Va be’ che fino all’Epifania per mangiare il panettone c’è sempre tempo, ma per esperienza so che di panettoni ne avanzano sempre troppi. Quindi mi ingegno tentando ricette alternative per evitare di strafogarmi del classico dolce natalizio milanese. Naturalmente sto parlando di quello tradizionale, con uvetta e canditi, non di quelle sottospecie infarcite di creme d’ogni tipo che, oltre ad essere ancora più caloriche, molto più facilmente rimangono sullo stomaco.

Per questa ricetta basta mezzo panettone da un kg ma, aumentando le dosi, si può utilizzarne uno intero.

Ingredienti:

500 gr di panettone
75 gr di zucchero
2 uova
2 dl di latte
30 gr di farina
1 bustina di vanillina
1 arancia
7 gr di colla di pesce in fogli
1 bicchiere di liquore tipo amaretto

Esecuzione:

Per prima cosa si prepara la crema: in un tegame versare lo zucchero con un uovo intero e un tuorlo; dopo aver mescolato con cura gli ingredienti, preferibilmente con una frusta a mano, mettere sul fuoco, a fiamma molto bassa, e aggiungere, sempre mescolando, il latte, la farina setacciata con la vanillina, il succo dell’arancia e la buccia grattugiata.
La crema va fatta addensare sul fuoco e, all’ultimo, si uniscono i fogli di colla di pesce, precedentemente bagnati e poi ben strizzati, quindi si mescola fino al completo scioglimento.

A questo punto si affetta il panettone e lo si irrora con il liquore (se temete che sia troppo forte, si può usarne una quantità minore diluita con un po’ d’acqua); quindi in una pirofila quadrata (di circa 20 cm x 20) si dispongono le fette su cui si stende la crema all’arancia. Infine si copre il composto con le altre fette di panettone.

Il dolce può essere guarnito con del cioccolato fondente fuso, a formare un reticolato, e della panna montata.

Un’alternativa analcolica: sostituite il liquore con dello sciroppo; volendo, si può utilizzare quello della frutta in barattolo, ad esempio l’ananas, se piace. In questo caso, il dolce potrà essere arricchito anche con la frutta tagliata a pezzetti e adagiata sopra la crema.

Se preparate il cenone di San Silvestro a casa, questo dolce sarà un ottimo dessert!

Buon appetito.

P.S. Provate anche l’altro dolce natalizio: Albero di Natale alle mandorle

17 dicembre 2008

ALBERO DI NATALE ALLE MANDORLE

Posted in dolci, dolci natalizi, menù di Natale, ricette tagged , , , , a 5:20 pm di marisamoles


Si avvicina il Natale e in tutte le case si sta più o meno discutendo sul menù del “grande giorno”. Beh, io sono ancora alle prese con i compiti da correggere e probabilmente il giorno di Natale non sarò nemmeno a casa per pranzo. Ma ad una tradizione assolutamente non rinuncio: quella del dolce natalizio. Da qualche anno, dopo essermi cimentata nell’ardua impresa di preparare il tradizionale “tronchetto”, mi dedico ad una ricetta più semplice e sbrigativa, ma altrettanto buona: l’albero di Natale alle mandorle.

Innanzitutto bisogna procurarsi uno stampo a forma di “albero”. Nei negozi di casalinghi se ne trovano di diversi materiali e misure; io consiglio uno antiaderente (tipo Teflon) di misura media.
La base del dolce è la pasta sfoglia: personalmente uso quella surgelata (sempre per motivi di tempo!) ma chi è particolarmente paziente la può preparare in casa.

Ecco la ricetta:

Ingredienti

 una confezione di pasta sfoglia da 500 grammi
 2 uova intere
 200 grammi di mandorle pelate (meglio se già tritate)
 150 grammi di zucchero
 qualche cucchiaio di marmellata di ciliegie o prugne
 60 grammi di burro
 una fialetta di aroma mandorla (o un cucchiaio di liquore tipo Amaretto)
 zucchero a velo

Preparazione

Scongelate la pasta sfoglia a temperatura ambiente; nel frattempo tritate le mandorle con un cucchiaio di zucchero (se non usate quelle già tritate; costano un po’ di più, ma volete mettere il risparmio di tempo!). Montate in una terrina i tuorli delle due uova con lo zucchero, quindi aggiungete il burro morbido ma non fuso, la fialetta di aroma mandorla o il liquore e infine gli albumi montati a neve (meglio se freddi e con l’aggiunta di un pizzico di sale), mescolando delicatamente dall’alto in basso per non farli smontare.

Stendete su un piano leggermente infarinato la pasta sfoglia e foderate con essa lo stampo a forma di “albero”: punzecchiate la pasta con i rebbi della forchetta e stendete sul fondo la marmellata..
Coprite con il composto alle mandorle e con la pasta avanzata, ritagliate dei nastri, con l’aiuto dell’apposita rotella, con cui guarnirete l’ “albero” formando dei “festoni”.
Infornate nel forno caldo a 180° per 35 minuti circa. La temperatura può essere leggermente più bassa se si usa il forno ventilato, ma credo che la cosa migliore sia affidarsi all’esperienza relativamente al forno che ciascuno ha. In ogni caso è bene controllare la cottura con uno stuzzicadente; attenzione, però, perché l’impasto risulta sempre un po’ umido.

A fine cottura, lasciate 5 minuti la torta nel forno spento. Sformate l’ “albero” quando si è raffreddato e cospargetelo con lo zucchero a velo. Se volete, potete decorarlo con un po’ di frutta candita, come le ciliegie, che simulano i gingilli. Io non lo faccio perché a me non piace la frutta candita, ma è questione di gusti, ovviamente.

Bene, a questo punto consiglio una prova prima della notte o del giorno di Natale. Mai fare esperimenti quando si hanno degli invitati! Beh, questo è un consiglio che vi do, anche se la torta riesce sempre benissimo, e che non seguo mai: i miei invitati, infatti, fanno sempre da cavie.

Buona preparazione e … buon appetito.

[la foto è mia, lo so non è un granché, ma il dolce è davvero squisito!]

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