4 dicembre 2013

SALUTE DONNA: INVENTATO IL REGGISENO “INTELLIGENTE” CHE FA MANGIARE DI MENO

Posted in dieta, donne, salute tagged , , , , , , , , a 7:18 pm di marisamoles

reggiseno ammazzafame
Le proprietà del reggiseno sono note a tutti. Con il push-up forse pensavamo di assistere alla rivoluzione del secolo nell’ambito della lingerie. E invece dei ricercatori hanno inventato un reggiseno “intelligente” che avverte quando si sta mangiando troppo. Insomma, quando mai avremmo pensato al reggiseno come un alleato per dimagrire?

La scoperta si deve ad un team di ricercatori dell’Università di Rochester, New York, e di Southampton, Regno Unito, che cercavano un metodo efficace e immediato per aiutare chi soffre di sovrappeso per quella relazione cibo-umore che talvolta ci spinge ad abbuffarci, per giunta di cibi nemici della dieta, per consolarci un po’.

La collaborazione con il Centro di Ricerca Microsoft di Redmond ha portato gli inventori del reggiseno “ammazzafame” a crearne uno dotato di sensori che, attraverso uno smartphone, avvisa chi lo indossa quando è in corso una «mangiata emotiva».
L’indumento intimo femminile, che incorpora anche un giroscopio e un accelerometro, fornisce indicazioni sui livelli dell’umore di chi lo indossa, avvisandolo, grazie a un’app sullo smartphone, che deve rilassarsi e mangiare con più calma. I risultati ottenuti paiono buoni, anche se il reggiseno-nutrizionista è per ora solo un prototipo e richiede ulteriori studi e la soluzione di problemi quali la durata delle batterie.

A questo punto i signori uomini si sentiranno discriminati. L’equipe di ricercatori ha pensato anche a loro: i test sono stati fatti inserendo i sensori nella biancheria intima (non meglio specificata!), ma con un’efficacia minore, proprio a causa della posizione. Tuttavia, è assodato che il sesso maschile ricerchi meno l’effetto consolatorio del cibo.

A questo punto mi sento di porre una domanda alle signore donne: ma voi un reggiseno così orribile (vedi foto sotto il titolo) ve lo mettereste? Io no, decisamente.

[notizia e foto dal Corriere]

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15 novembre 2013

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: IL CIOCCOLATO NON FA INGRASSARE

Posted in dieta, dolci, donne, La buona notizia del venerdì, salute, scienza tagged , , , , , , , , , , a 12:49 am di marisamoles

mangiare cioccolata
Lo ammetto: questa per me è una buonissima notizia, forse non proprio culturalmente alta, diciamo anche un po’ frivola. Ma volete mettere il senso di colpa che dobbiamo superare ogni volta che facciamo sciogliere in bocca un misero quadratino di cioccolata? La notizia che il cioccolato non fa ingrassare diventa socialmente utile. Una società più felice, che vive con ottimismo e si consola con la serotonina, nel caso debba affrontare qualche difficoltà, potrebbe anche essere più produttiva. Con i tempi che corrono, la cioccolata potrebbe sconfiggere la crisi mondiale. O no??

Secondo alcuni ricercatori della facoltà di Medicina e della facoltà di Attività fisica e Scienze dello sport dell’Università di Granada (Spagna), che hanno pubblicato i risultati dei loro studi sulla rivista Nutrition, non solo il cioccolato non farebbe ingrassare ma avrebbe anche molte proprietà salutari, come “un importante effetto antiossidante, effetti antitrombotici, anti-infiammatori e anti-ipertensivi”, inoltre, aiuterebbe “a prevenire le malattie ischemiche del cuore”.

Il team spagnolo ha dimostrato che il maggior consumo di cioccolato è associato a più bassi livelli di grassi totali (il grasso depositato su tutto il corpo) e grasso centrale (quello addominale), a prescindere dal fatto che l’individuo svolga o meno una regolare attività fisica, dalla dieta seguita o dall’età più o meno adulta.
Secondo una prima ipotesi degli scienziati, l’effetto potrebbe essere in parte dovuto all’influenza delle catechine (gruppo di sostanze antiossidanti appartenenti alla categoria dei flavonoidi) sulla produzione di cortisolo e sulla sensibilità all’insulina, entrambi gli ormoni legati strettamente a sovrappeso e obesità.

Lo studio è stato condotto su 1.458 adolescenti di età compresa tra i 12 e i 17 anni partecipanti a uno studio finanziato dall’Unione Europea, denominato HELENA (Healthy Lifestyle in Europe by Nutrition in Adolescence), che monitora l’obesità e il sovrappeso.

I risultati dei ricercatori di Granada sono confortati da quelli ottenuti da un’altra equipe, questa volta californiana,la quale ha scoperto che il consumo di questa sostanza è associato ad un indice di massa corporea più bassa.

Che altro dire se non BUON CIOCCOLATO A TUTTI?

A proposito, voi quale cioccolato preferite?
Io quello con le nocciole intere e rigorosamente al latte.

[link della fonte; immagine da questo sito]

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1 agosto 2013

LA DIETA DUKAN E’ DANNOSA: UNA TESTIMONIANZA

Posted in dieta, donne, salute tagged , , , , , , , , , , a 9:09 pm di marisamoles

dieta dukanAvevo parlato della dieta Dukan in occasione delle nozze di Kate Middleton con il principe William (LINK). Infatti la duchessa di Cambridge, neomamma di George Alexander Louis principe di Cambridge ed erede al trono britannico, aveva sfoggiato un fisico invidiabile pare grazie a questa miracolosa dieta a base quasi esclusivamente proteica.

Ora, non serve essere degli esperti nutrizionisti per capire che un regime alimentare iperproteico, specie se protratto a lungo, faccia a pugni con la dieta equilibrata consigliata dai dietisti. La nostra dieta mediterranea, ad esempio, che comprende la pasta e altri carboidrati, sempre assunti in quantità limitata e senza intingoli supergrassi, è in assoluto la migliore che possa esistere. L’importante è variare i cibi, comprendendo frutta e verdura, proteine, grassi vegetali (quegli animali sono dannosi per il colesterolo) e carboidrati, pur senza eccedere nelle quantità.

La dieta Dukan, specie nella fase d’attacco, è invece costituita esclusivamente da proteine (QUI trovate un menù tipo) il cui rischio principale è costituito dall’insorgere di problemi renali. Sebbene si raccomandi di non prolungare eccessivamente questo regime alimentare, la perdita di peso importante e veloce spesso porta le persone ad allungare i tempi. Ma questo comportamento è dannoso e soprattutto bisogna evitare qualsiasi dieta fai da te e affidarsi a un dietista o nutrizionista.

Negli anni Ottanta era molto in voga la dieta Scarsedale (QUI trovate un menù tipo) che comprende, oltre ai cibi proteici e ad una moderata quantità di carboidrati (una fetta di pane integrale una o più volte al giorno), un buon apporto di vegetali, in quanto le verdure sono sempre presenti nel menù (come la frutta) e si possono assumere nella quantità desiderata, preferibilmente crude e senza condimenti. Anche sull’eliminazione dei condimenti personalmente ho delle riserve: rinunciare del tutto ai grassi è sconsigliato perché il nostro organismo ha bisogno di assimilare le vitamine, alcune delle quali sono liposolubili (A, D, E, K e F). Un cucchiaio di olio extravergine d’oliva al giorno, come condimento, dovrebbe essere ammesso in tutte le diete dimagranti, mentre da evitare assolutamente il burro e gli altri condimenti di origine animale.
La prima fase della dieta Scarsedale, essendo piuttosto rigida (800-1000 kcal al giorno), è sconsigliata per periodi più lunghi di due settimane. Nella seconda fase si possono liberamente scegliere alcune categorie di alimenti caratterizzate comunque da un basso apporto di zuccheri: vietati dolci, amidi, legumi, latticini, carni e condimenti grassi.

Tornando alla dieta Dukan, c’è la testimonianza di una trentenne, C. P., che racconta il fallimento della dieta, almeno nel suo caso. In cinque mesi era riuscita a perdere 10 chili. Secondo il mio parere la perdita di peso rientra nella norma: due chili al mese mi pare un risultato più che accettabile. Diffidate sempre, invece, delle diete che vi assicurano una perdita ponderale di 4 chilogrammi a settimana perché, magari danno effettivamente dei risultati, ma una volta ritornati ad un regime meno controllato si riprende peso alla velocità della luce.

dieteC. P. racconta di non aver sofferto molto all’inizio, era anche riuscita a mantenere una buona attività fisica, praticando yoga e nuoto. Poi, però, ha cominciato a sentirsi stanca, spossata, incapace non solo di fare sport ma anche semplicemente di muoversi. Dopo cinque mesi di regime alimentare controllato in modo drastico, inizia il periodo di mantenimento che prevede la reintroduzione dei cibi prima vietati. «Non dimenticherò mai la prima pizza che ho mangiato dopo 5 mesi di ‘astinenza’, sembravo una specie di drogata», racconta la ragazza. Non solo: nel piano alimentare settimanale è previsto un giorno “free” ed è in quell’occasione che i “benefici” (lo virgoletto perché effettivamente la perdita di peso, seppur importante, che mette a rischio la salute non si può proprio definire un beneficio) diventano un lontano ricordo. «In quel giorno non riuscivo a controllarmi – racconta C. P.- cercavo di magiare tutto quello a cui avevo rinunciato per mesi. Un meccanismo malsano che si instaura nel cervello».

In breve tempo non solo recupera i chili persi ma ne mette su altri cinque. «Il mio fisico non era più abituato a pane e pasta, e bastava sfiorarli per ingrassare di botto, molto più di quanto non fosse mai successo prima dell’inizio di questa dieta», conclude la trentenne. Ma non solo il peso inizia ad aumentare, per un anno le scompare il ciclo mestruale, fatto determinato, a detta degli specialisti a cui si è rivolta, dalla mancata assunzione di olii che servono a “costruire gli ormoni”.

Ora si potrebbe obiettare che questa testimonianza non abbia granché valore in quanto la ripresa con gli “interessi” dei chili persi potrebbe essere attribuita allo scarso autocontrollo della giovane. Tuttavia questo è il rischio che si corre maggiormente nei casi di regimi alimentari così severi. Continuare a mangiare un po’ di tutto – con le dovute rinunce, ad esempio i fritti e i dolci – seppur in quantità modica è senz’altro la scelta migliore.
In ogni caso consiglio caldamente di rivolgersi ad uno specialista e, nel caso di diete fai da te, non prolungarle mai oltre le due settimane.

N.B. per chi non mi conosce: non sono un’esperta anche se è tutta la vita che cerco di controllare il peso e mi sono fatta un’esperienza da autodidatta leggendo e informandomi, oltreché contattando una dietista in alcuni casi. La testimonianza di C.P. è riportata dal quotidiano Il Gazzettino nei limiti accettabili di attendibilità.
Quindi, se dovessi aver detto cose inesatte o anche delle bestialità, fatemelo notare con educazione, mantenendo un tono civile e, soprattutto, menzionando le fonti ed eventualmente la preparazione personale nell’ambito specifico. Per farla breve: evitate commenti del tipo “ma che ca***te vai dicendo” perché in quel caso cestinerò l’intervento.

22 gennaio 2013

CINGUETTII DIETETICI

Posted in affari miei, dieta, donne, salute, web tagged , , , , , , , , a 7:08 pm di marisamoles

dietaUn gruppo di ricercatori dell’Università della Carolina del Nord ha condotto uno studio su due gruppi di persone obese sottoposte a un regime alimentare sano, dotandole di uno smartphone, dotato di una app per monitorare i progressi attraverso Twitter. Ai due gruppi sono stati poi mandati ogni tre giorni dei podcast con le indicazioni su come ottimizzare la propria dieta e con alcuni obiettivi da centrare.

Brie Turner-McGrevy, la capo-ricerca, ha osservato che chi ha pubblicato più tweet ha perso più peso, fino ad arrivare alla diminuzione dello 0,5 per cento del peso corporeo ogni 10 tweet. Ovviamente il risultato dipende non, come avevo pensato leggendo l’occhiello di questo articolo pubblicato sul Corriere, dalle calorie che si disperdono cinguettando, bensì dalla motivazione che deriva dalla condivisione.

Un esperimento del genere si può fare con il blog? Pare di sì, almeno stando al tentativo fatto qualche tempo fa dall’amica Diemme. E non solo di condivisione si tratta: come lei stessa ammette, la motivazione che deriva dal condividere con delle persone che hanno il nostro stesso problema porta inevitabilmente all’assunzione della responsabilità. In altre parole, si prende un impegno, ci si impone di registrare tutti i progressi (ma anche le fasi di stallo e i regressi, perché no?) in tutta sincerità. Quindi allo stesso tempo si può pensare a un atto di fiducia.

E’ evidente, infatti, che non abbiamo dei video-blog quindi nessuno, o quasi sa, come siamo fatti. Io potrei mentire dicendo che indosso la 38 (ahahah!) ma alla fine a quale pro? La mia taglia rimane la stessa (che poi non è proprio malaccio … attualmente la 44 mi sta un po’ larga) e mentire agli altri non gioverebbe di certo alla mia linea né alla mia dieta.

Insomma, avrei preferito che l’occhiello dell’articolo non fosse ingannevole e di certo sarebbe bello poter dimagrire stando al pc. Purtroppo la vita sedentaria è nemica della dieta, quindi credo che questi cinguettii dietetici siano una specie di specchio per le allodole.

Prima di tutto bisogna credere in quello che si fa, al di là dell’impegno che si prende con altre persone, magari dei perfetti sconosciuti che si sentono in sintonia solo perché hanno un problema comune. Poi, al di là di quelli che possono essere i consigli dietetici e lo scambio di impressioni riguardo alle diverse esperienze (cosa, tra l’altro, che mi fa pensare ai corsi pre-parto in cui non ha un’importanza relativa la condivisione), sarebbe tanto meglio spegnere il pc (o lo smartphone) e andarsi a fare una bella camminata veloce per un’oretta al giorno. Meglio ancora sarebbe la palestra ma, almeno per me, diventa una tortura se la si considera un obbligo e non un piacere. Una bella passeggiata, invece, fa bene alla salute in generale, non solo alla dieta. Ancora meglio se si possiede un cane … sarà lui, in questo caso, a decidere il passo e di solito gli amici quadrupedi vanno belli spediti, anche se fanno le soste di tanto in tanto.

11 agosto 2012

QUASI QUASI MI MANGIO UN GELATO …

Posted in affari miei, dieta, dolci tagged , , , , , , a 5:07 pm di marisamoles

In questi giorni fa un caldo bestiale. Oggi un po’ meno ma ieri ero al mare e si schiattava. Al mattino c’era una bella brezza sostenuta e il termometro segnava 27 gradi. Una gioia indescrivibile! Peccato che verso le 13 il vento è cessato e, ora dopo ora, mi sembrava sempre più di stare in un forno. Guardavo con una certa preoccupazione il termometro: fino a 32° ero contenta, poi vedendo che saliva – 34, 36, 38, 40 – ho pensato che se non volevo cuocermi era meglio tornare a casa. Me ne sono andata, e non è da me, alle 17: il termometro era arrivato a 41°.

Ieri, per la prima volta da quando sto a dieta per il colesterolo alto, ho pensato che avrei avuto proprio bisogno di un gelato, non dico voglia, quella c’è sempre. Non ho ceduto ma in compenso ho bevuto due litri d’acqua, più un altro litro prima e dopo la spiaggia, la fame era l’ultima cosa a cui pensavo.

Insomma, il gelato me lo sono solo sognato. Però per compensare, tornata a casa ho fatto una ricerca sull’invenzione del gelato. Ed ecco il risultato.


LA STORIA DEL GELATO

Da alcuni l’invenzione del gelato viene fatta risalire addirittura ad un episodio biblico in cui Isacco, offrendo ad Abramo latte di capra misto a neve, avrebbe inventato il primo gelato della storia. Secondo altri, invece, viene fatta risalire agli antichi Romani che nei loro sontuosi banchetti offrivano le nivatae potiones, veri e propri dessert freddi. In realtà si trattava di sorbetti: passati di frutta impastati con la neve che venivano letteralmente “ingoiati” dai commensali. La parola sorbetto, infatti, deriva dal verbo latino sorbere che significa, appunto, “ingoiare”. D’altra parte il sorbetto non necessita di masticazione.

Per assistere al trionfo di questo alimento bisogna però aspettare il Cinquecento. È Firenze a rivendicare l’invenzione del gelato moderno, grazie all’inventiva di un architetto, Bernardo Buontalenti (Firenze 1531 – 1608), che per primo utilizza il latte, la panna e le uova.

Persona decisamente ingegnosa messer Buontalenti (un nome, un programma!) e anche pieno di titoli: architetto civile e militare, ingegnere idraulico e urbanista. Proprio per le sue non comuni capacità fu assunto dai Medici e proprio da questi fu incaricato, in occasione dell’arrivo dell’ambasceria di Spagna, di organizzare un’accoglienza strabiliante, tale da “far rimanere come tanti babbei gli stranieri, e spagnoli per giunta”.
Nonostante il sorbetto fosse già stato utilizzato in precedenza, la vera novità del gelato prodotto da Buontalenti furono gli ingredienti: latte, miele, tuorlo d’uovo e un tocco di vino. Inutile dire che l’invenzione fu un successo: al banchetto organizzato per gli Spagnoli servì una crema fredda di gran lunga migliore, per gusto e composizione, dei dolci gelati creati in passato.

Un altro grande epigono del gelato fu anche un gentiluomo palermitano, Giuseppe (altre fonti parlano di “Francesco”) Procopio dei Coltelli che si trasferì a Parigi alla corte del Re Sole, ed aprì il primo caffè-gelateria della storia, il tuttora famosissimo café Procope che si trova in rue de l’Ancienne Comédie. Si tratta del primo café letterario del mondo dove illustri francesi si recavano per discutere dei loro progetti bevendo un café e assaporando un sorbetto: La Fontaine, Voltaire, Rousseau, Beaumarchais, Balzac, Hugo, Verlaine, Oscar Wilde e tanti altri.

Ma la storia moderna di questo goloso alimento comincia ufficialmente quando l’italiano Filippo Lenzi nel 1777 aprì la prima gelateria in America. Il gelato si diffuse a tal punto da portare ad una nuova invenzione: la sorbettiera a manovella, brevettata nel XIX secolo da William Le Young.

Aveva allora inizio la storia del gelato industriale. Si dice che il primo produttore su larga scala sia stato un lattaio di Baltimora, Jacob Frussel, che, per salvare una grossa partita di latte invenduto, lo trasformò in gelato. La sua creatività fu premiata: la città gli eresse addirittura un monumento.

BUON GELATO A TUTTI!

[fonti: italianiaparigi, istitutodelgelato, buontalenti.it; immagine da questo sito]

2 marzo 2012

SALUTE DONNA: POMPELMO E GIRO VITA

Posted in affari miei, dieta, donne, salute tagged , , , , , , , a 1:46 pm di marisamoles

Il pompelmo, è cosa nota, ha delle proprietà dimagranti ed è per questo che viene spesso inserito nelle diete ipocaloriche consigliate a chi è sovrappeso o addirittura obeso. Io ne ho fatto la conoscenza nel lontano 1985 quando, pochi mesi prima di sposarmi, mi sottoposi all’allora famosa dieta Scarsedale.

In tre mesi, pur continuando a mangiare, calai molti chili, anche troppi. Ma attribuii il notevole dimagrimento allo stress prematrimoniale e ai continui viaggi che dovevo affrontare da Trieste (dove vivevo con i miei genitori) e Udine (dove avevo la “nuova” casa), saltando spesso i pasti per mancanza di tempo.
Mi ero messa a dieta principalmente per un motivo: l’abito che avevo scelto, quello dei miei sogni, era un pezzo unico di quasi due misure in meno della mia. La sarta, scuotendo la testa, aveva all’inizio cercato di scoraggiarmi: non si potrà mai allargare tanto, a meno che … Insomma, dal giorno seguente mi misi a dieta e alla fine l’abito dovette essere stretto un pochino al girovita.

Già, il girovita. Il problema fondamentale di noi donne. Perché, diciamolo, se ci teniamo al vitino da vespa bisogna soprattutto fare ginnastica, ogni giorno degli esercizi specifici che servono appunto a mettere giù centimetri proprio là.
Ora, però, pare che basti consumare un pompelmo e mezzo al giorno: una metà prima di ogni pasto principale. Anche nella dieta Scarsedale ricordo che il pompelmo doveva essere consumato quotidianamente nella stessa quantità. Però, avendo perso un bel po’ di chili, devo dire che non avevo attribuito al frutto la proprietà di far calare il girovita. Ma da alcuni studi recenti si è notato che, indipendentemente dal calo di peso, la vita con il pompelmo si assottiglia, eccome!

Alcuni ricercatori dell’Università dell’Arizona di Tucson (Usa) hanno sottoposto ad una dieta con pompelmo e ad una senza due gruppi di volontari. Dopo sei settimane hanno notato che la perdita di peso del «gruppo del pompelmo» si è rivelata modesta (-0,6 kg) ma sono diminuiti in modo significativo la circonferenza vita (-2,4 cm contro -1,2 del gruppo di controllo), la pressione massima (-3,2 mmHg rispetto a -0,3) e i livelli di colesterolo Ldl, «cattivo» (-18,7 mg/dL contro -8,5).

Insomma, se va bene anche per controllare il livello di colesterolo, quasi quasi mi faccio la scorta di pompelmi rosa. Se poi ne guadagna anche il girovita, avrò colto due piccioni con una fava.

[notizia da Il Corriere]

8 ottobre 2011

DACCI OGGI IL NOSTRO PANE QUOTIDIANO … MA NON CHIAMARLO SOLO PANE

Posted in 150 anni unità d'Italia, dieta, ricette tagged , , , , , , a 6:59 pm di marisamoles

Dando un’occhiata alla pagina speciale de Il Corriere dedicata ai 150 anni dell’Unità d’Italia sono rimasta colpita dal titolo di un articolo che tratta dei diversi tipi di pane prodotti nella nostra penisola: “Dalla michetta al cafone”. Che esistesse la michetta, tipico pane milanese come la baguette è tipica di Parigi, credo sia noto ai più. Ma io, confesso la mia ignoranza, non avevo mai sentito parlare di un pane “cafone” e credevo che tale aggettivo fosse usato solo come insulto nei confronti di gente maleducata.

Insomma, in Italia sono circa 300 le specialità regionali di pani, dalle forme e dai nomi più strani. Secondo un’indagine della Cia (Confederazione italiana agricoltori) per più del 50% degli italiani il pane rappresenta il cibo emblema dell’Italia, anche se nel tempo, complici i regimi alimentari che inducono ad un’assunzione limitata di carboidrati, il consumo è molto calato. Nei 150 anni che ci separano dall’unificazione dell’Italia, infatti, il consumo è sceso dal chilo al giorno, nel 1861, ai 120 grammi a persona di oggi.

Tornando alle varietà di pane, ho letto che il pane cafone è di origine campana e la sua preparazione, almeno stando alle ricette che trovato, è piuttosto elaborata e lunga (richiede diverse fasi di impasto e molto tempo per la lievitazione). Alla fine, però, ha l’aspetto di una qualsiasi pagnotta tipo pugliese o, a seconda della forma scelta, di una ciabatta.
In ogni caso, sono moltissime le varietà regionali, come ho già detto, anche se dal panettiere troviamo dei tipi di pane che si vendono dappertutto.
Curiosando in rete ho trovato un sito in cui sono elencate le più comuni varietà regionali. Ad esempio, qui in Friuli – Venezia Giulia le specie tipiche sono:

La biga, diffusa a Trieste ma anche in Istria, che si prepara con la farina di grano tenero ed è formata da due pezzi di pasta uniti insieme in modo da formare un panino a forma di sferette unite.

Il Grispolenta, originario di Prisco di Socchieve, in provincia di Udine, che si prepara con una miscela di farina di mais (30%) e di farina frumenta (70%) e ha la forma di grossi grissini tipici della cultura contadina, fragranti e friabili dall’aspetto rustico.

Il Pan de Frizze, originario del Friuli, è un pane della tradizione contadina. Preparato con una miscela di farina di frumento e segale (rapporto due a uno), uova, ciccioli di maiale, burro, lardo, sale, lievito acido e ha la forma di filoncini la cui parte superiore è tagliata in modo trasversale. Il nome deriva dall’utilizzo delle “frizze”, termine dialettale con il quale sono conosciuti in Friuli i ciccioli di maiale.

E nella vostra regione quali sono le specialità? Se non lo sapete, potete trovarle QUI.

Io sono poco amante del pane e lo mangio quasi esclusivamente se lo faccio in casa, naturalmente con la macchina perché non sono brava ad impastare … ci vuole troppo “olio di gomito”!
Inoltre, amo il pane ai cereali o preparato con il grano duro che lo rende più croccante. Ma quello che amo di più lo preparo con il kamut. La farina di kamut, solo recentemente introdotta nella panificazione italiana, ha un’origine antichissima e proviene dall’Egitto. Già all’epoca dei faraoni utilizzavano il kamut che, tra l’altro, ha delle proprietà nutritive eccezionali: ricco di minerali, aminoacidi e vitamine, soprattutto la E che è presente in questo cereale in quantità pari al 30% in più rispetto al grano comune.

Ecco la ricetta che seguo per preparare il pane al kamut.

400 gr di farina di kamut
200 gr di farina bianca “0”
350 ml di acqua
1 cucchiaino di zucchero
2 cucchiaini di sale
3 cucchiai colmi di olio extravergine di oliva
1/2 di cubetto di lievito di birra (oppure una bustina di quello secco, meglio se “Mastro fornaio”)

La preparazione è semplicissima sia a mano sia con la macchina.

Infine, una chicca: avevo più o meno sette anni quando composi una poesia dedicata al pane. Eccola:

Leggero, croccante
pronto all’istante
il pane tanto buono
che sfama ogni uomo

Be’, non è proprio un capolavoro, ma avevo solo sette anni … 🙂

[immagine da questo sito]

7 giugno 2011

VORREI CHE UN UOMO MI SPIEGASSE …

Posted in dieta, donne, moda tagged , , , , , , , , , a 4:34 pm di marisamoles

Due giorni fa ho dedicato un articolo alla cover di Vogue Italia di giugno, dedicata a tre modelle curvy … insomma, taglia 46, per intenderci. E anche oltre, a giudicare dal sederotto e dalle cosciotte ostentate da almeno due delle belle fanciulle in carne immortalate da Steven Meisel.

Insomma, era ora che venisse concesso un po’ di spazio anche a delle modelle non regular. A maggior ragione se tanta attenzione è stata rivolta alle curve da parte di una delle riviste cult della moda nel mondo. Anche se, come ho scritto nell’articolo precedente, ho trovato il servizio un po’ volgare. Certamente avrebbero potuto scegliere per le tre grazie abbondanti delle pose sexy ma non volgari, anche per dimostrare che la sensualità non è un appannaggio delle magre.

A proposito di magre, sono rimasta decisamente inorridita nel leggere alcuni commenti pubblicati sul sito di Vogue Italia. La scelta della rivista, d’altra parte, voleva essere soprattutto una provocazione. Oggigiorno, infatti, i grandi stilisti fanno sfilare solo le taglia 38: ragazze magrissime, spesso insignificanti, senza forme e con uno sguardo infinitamente triste, quasi imbronciato. Sembrano il ritratto dell’infelicità, quella che probabilmente è dettata da una vita (almeno una breve parte di essa, dato che la professione di modella ha i suoi tempi ben definiti) di rinunce. E non sono per nulla attraenti né sensuali.

Io non sono una che pensa solo alla buona tavola e che non è capace di trattenersi alla vista di torte al cioccolato o manicaretti vari. Non sono nemmeno una che dà all’aspetto fisico più importanza di quella che in realtà dovrebbe avere. Insomma, è giusto curarsi, tenere alla linea nel limite del possibile, cercare di muoversi piuttosto che poltrire su un divano, mangiare cibi sani e variare molto nella scelta degli alimenti. Un po’ di tutto, evitando certamente i cibi nemici della linea, pur facendo qualche strappo, ma non tanto di tutto. Insomma, basta regolarsi un po’ …

Ma qualche volta, effettivamente, non basta. Conosco donne magrissime che mangiano tre volte me, anche se a vederle sembrerebbe che facciano la fame. Insomma, madre natura ci mette lo zampino: in altri termini, si chiama “costituzione” ed è una questione genetica. Quando, però, si esprimono giudizi senza nemmeno conoscere le persone (ciò vale anche per chi è convinto dell’equivalenza “magra = anoressica”), la cosa mi fa andare in bestia.

È il caso di una lettrice che ha lasciato più commenti sul sito di Vogue Italia e che ho già riportato nello spazio discussione del precedente post.
Questa tale M.B., modella regular, sostiene che le modelle riprese da Meisel siano grasse da far schifo. Cosa che a me non pare: anche se le foto sono state sicuramente ritoccate, non vedo pance prominenti e rotoli strabordanti, né braccia flaccide o cosce tipo prosciutti di San Daniele. Complice anche il gioco delle luci e l’abbigliamento studiato per queste forme generose, le modelle (che per la “nostra” M.B. non sono nemmeno degne di questo nome) a me personalmente non sembrano assolutamente grasse da far schifo o come quelle che “si abbuffano di dolci e di cibo, senza contegno e senza pudore…”. Ma che ne sa lei se queste sono un po’ in carne perché si abbuffano o semplicemente perché non riescono a mantenere il peso forma per la loro costituzione?

Quello che decisamente non sopporto è il fatto di trarre facili conclusioni e di pensare di essere nel giusto mentre il resto del mondo la pensa diversamente. M.B., infatti, sostiene che «Magro è bello,magro è bello! Certo,non tutte le magre sono belle..ma le grasse belle non esistono».
Intanto, le magre magre (e devono essere tali visto che la commentatrice sostiene che quelle che indossano una taglia maggiore della 42 sono grasse) non sono affatto belle: cosa c’è di affascinante in due gambe e due braccia a stecchino o in un seno da prima o seconda misura? Se tutte pensassero che il seno ideale sia quello che sta nella coppa da champagne allora i chirurghi estetici potrebbero cambiar lavoro. Non dico quei seni da esibizioniste (intendo le quinte o seste non naturali), ma una terza-quarta ci sta bene, anche su un fisico asciutto. La tabula rasa non è per nulla attraente, coppa di champagne a parte. E poi i fianchi, da che mondo è mondo, sono sempre stati associati alla maternità, all’accoglienza di una creatura che cresce dentro la donna, un luogo caldo e accogliente. Altro che quella specie di tronco di pioppo cui assomiglia il corpo delle magre magre. Non è un caso se madre natura, quando una donna in età fertile è sottopeso, sospende il ciclo. Come potrebbe una che non nutre nemmeno se stessa nutrire un feto?

Passiamo all’abbigliamento. Quando vado a fare shopping, specie nel periodo dei saldi, sono felice di trovare perlopiù le taglie small ed extrasmall. Significa che le taglie dalla 42 in giù rimangono negli scaffali, capi appesi sulle grucce negli stand, in attesa di una magra che possa indossarli. Le altre taglie, invece, vanno via come il pane. Perché? Perché le forme hanno ancora un valore e, diciamolo, vestono meglio. Quando osservo le sfilate, a parte il fatto che nessuna donna normale se ne andrebbe per strada con certi capi, mi sembra che gli abiti sfilino addosso a delle grucce. Anche in questo caso il ragionamento della “nostra” M.B. è del tutto errato: «se una è magra come un chiodo certi abiti al massimo la fanno sembrare un po’ formosa..ma se una è già formosa,la fanno sembrare obesa». Ma non è vero! Io non vedo sfilare in passerella delle modelle rese formose dagli abiti, ci vorrebbe un’imbottitura creata ad hoc. Mentre una donna un po’ in carne, con l’abbigliamento giusto, fa la sua bella figura ed è elegante, altro che manici di scopa!

E ora, dulcis in fundo, un’altra affermazione della modella magra che disprezza le colleghe in carne: «se fossi un uomo non mi ecciterei con tutto sto grasso».

Ecco, io ora VORREI CHE UN UOMO MI SPIEGASSE CHE GUSTO C’E’ A TOCCARE SOLO PELLE E OSSA.

4 Mag 2011

LA DIETA DI KATE MIDDLETON PRIMA DELLE NOZZE: UN ESEMPIO DA NON SEGUIRE

Posted in attualità, dieta, matrimonio, salute, vip tagged , , , , , , a 5:04 pm di marisamoles


Anche se con le nozze ha acquisito il titolo di Duchessa di Cambridge e non sarà mai effettivamente principessa, per tutti, dopo il matrimonio con il principe William, è Princess Kate. L’abbiamo vista nel giorno del matrimonio, radiosa ed elegantissima nel suo abito da sposa per niente eccessivo com’era stato, trent’anni fa, quello della mamma dello sposo, Lady Diana Spencer.
L’abbiamo ammirata e forse anche un po’ invidiata per la sua bella fiaba, cui solo poche fortunate possono aspirare. Anche se molti sono del parere che si è rinchiusa da sola in una gabbia dorata. Ma tant’è, lei è felice così e noi lo siamo con lei.

C’è un’altra cosa che ha colpito nel vederla sfilare lungo il tappeto rosso della Westminster Abbey: la sua magrezza. Sì, forse un po’ troppo magra, Kate. Ma si sa che le spose, preparandosi alle nozze, per prima cosa pensano all’abito bianco (o avorio, ma sempre chiaro è!) che, è noto, non smagrisce per nulla. E quasi tutte si mettono a dieta per sfoggiare una silhouette da fare invidia a chi quei chili di troppo proprio non riescono a smaltire. Io stessa, nei tre mesi che hanno preceduto il mio matrimonio, sono dimagrita ben dodici chili. I primi sei con la dieta, gli altri con lo stress. Perché per una comune mortale l’impresa non è facile: metter su casa è un impegno non indifferente e preparare un matrimonio, con gli inviti, le bomboniere, l’abito, il fotografo, il ristorante e la chiesa da scegliere, preoccuparsi anche della lista dei regali, degli addobbi floreali, prenotare il viaggio di nozze … insomma, tutte cose che per la bella Kate non dev’essere stato stressante allo stesso modo.

L’esile sposa ha quindi un segreto, che ormai più segreto non è: si chiama dieta Dukan e sta impazzando negli USA, specialmente ora, dopo le nozze regali in cui il mondo intero ha potuto constatarne l’efficacia. Lei, la diretta interessata, non ha confermato né smentito, ma la deliziosa madre, signora Carole, ha ammesso di aver seguito la dieta Dukan e l’ha rivelato ai tabloid inglesi. Però si tratta di una dieta che non ha nulla di scientifico ed è anche pericolosa per la salute, essendo, per la maggior parte, iperproteica (d’altra parte chi s’intende di diete lo sa: le proteine fanno dimagrire) e per nulla equilibrata.

Ideata dal francese Pierre Dukan, la dieta sotto accusa prevede quattro fasi. La prima è quella «di attacco»: in un periodo che può variare dai due ai sette giorni vengono completamente eliminati carboidrati, frutta e verdura e tutta l’alimentazione si basa esclusivamente sulle proteine, assunte senza alcuna limitazione e a qualsiasi ora. Segue la fase «di crociera»: alle proteine si aggiungono le verdure, ma non a tutti i pasti, e anche in queste caso non ci sono limitazioni. Raggiunto il peso forma, comincia la fase «di consolidamento» che durerà tanti giorni quanti sono i chili persi moltiplicato per dieci: a tavola ritornano gli amidi (ma solo due volte la settimana) e la frutta e sono previsti due pasti «della festa» ogni settimana (in quel caso tutto è lecito). In ultimo la fase «di stabilizzazione»: il regime alimentare ritorna ad essere normale tranne che per un giorno a settimana, in cui solo le proteine sono consentite.

Dagli esperti è definita pericolosa l’assenza di fibre e di vitamine idrosolubili. In più, la prima fase sarebbe dannosa per chi soffre di disturbi renali e ipertensione, frequenti in chi è obeso. Senza contare che, anche se il dimagrimento c’è ed è veloce, in più non si soffre la fame in quanto le proteine saziano, la massa muscolare ne risente: si rischia, quindi, di avere, ad esempio, un fondoschiena più magro ma non tonico. Ne consegue che sia preferibile una dieta più equilibrata, anche se non “miracolosa” in termini di tempo, abbinata all’esercizio fisico che contrasta il rilassamento muscolare.


Ora, siccome la notizia sta facendo il giro del mondo, mi immagino che le ragazze, più o meno giovani, siano tentate a provare la dieta Dukan. A loro faccio un appello: non seguite l’esempio della pur deliziosa Kate! Anche perché solo William sa, a questo punto, se il suo lato B è più o meno cadente. Va be’ che per quello è più famosa la sorella Pippa
Inoltre, a giudicare dalla foto in bikini (risale più o meno al novembre scorso, quindi ancor prima del dimagrimento), sembra che anche il lato A con la dieta debba aver corso seri rischi.

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7 aprile 2011

È PRIMAVERA, TEMPO DI DIETA … OVVERO LA RICERCA DELLA FELICITÀ

Posted in affari miei, dieta, dolci, donne, salute tagged , , , , , , , , , a 2:07 pm di marisamoles


Esilarante l’articolo di Corrado Ruggeri su Il Corriere. Una taglia 62 fiero di esserlo. Nemmeno rimanere quasi intrappolato nella “bussola” all’entrata della banca lo fa riflettere sul fatto che forse è il momento di mettersi a dieta.

Ecco come racconta l’increscioso episodio:

Le avevano sistemate da poco, queste mascelle in acciaio e cristallo antiproiettile che ti inghiottono con un rumore che sa di prigionia e poi decidono se e come restituirti alla libertà. Porte scorrevoli, a semicerchio, ormai familiari, alle quali ci si consegna senza timori. Pulsante verde e si entra. La porta scivola, dà il benvenuto, scorre: e blocca di nuovo ogni via di fuga. Scricchiolii sinistri, come un avviso di guai. Rumori strani, vibrazioni e poi parte la vocetta da astronauta, declinata al femminile ma con accento metallico. «Attenzione – dice – si prega di entrare uno alla volta». Ero solo, naturalmente.

Insomma, se è vero che le più votate alla dieta come estremo sacrificio – specialmente in primavera, pensando alla fatidica prova costume – sono le donne, quelle che ahimè si lasciano più facilmente influenzare dal modello donna perfetta, niente pancia, sedere a mandolino e seno da pin up (risultato, il più delle volte, ottenuto grazie all’abilità del chirurgo estetico) che va tanto di moda, è pure vero che sono molti gli uomini che ci tengono alla linea e al fisico asciutto, che si fiondano in palestra appena hanno un momento libero – preferibilmente in pausa pranzo così saltano anche il pasto! – per ottenere gli addominali scolpiti a mo’ di guscio di tartaruga. Ma Ruggeri no, nemmeno per scherzo, non può fare a meno di godersi la buona tavola, uno dei pochi piaceri della vita. Preferisce far suo un antico detto cinese (ma esiste davvero? magari se l’è inventato lui a suo pro) che recita: Un uomo senza pancia è come un cielo senza stelle. Io adesso non lo so se le donne siano più sensibili alle stelle piuttosto che alle tartarughe. Ho un marito magrissimo che mangia il triplo di me e non ingrassa mai. Anche se devo ammettere che, guardando lui, non vedo le stelle, fuor di metafora, ma nemmeno tartarughe.

Certo, pur godendosi la libertà di essere grasso, Ruggeri, con la sua taglia 62, deve ammettere che quelli come lui spesso sono degli incompresi, nonché bersaglio di frecciatine, anche da parte delle mogli:

Non siamo sempre compresi. Abbiamo schiere di detrattori che ci criticano: «Ma non ti vergogni? Un po’ di amor proprio, con quella pancia? E poi l’estate, sempre sudato…». Abbiamo mogli perfide e maligne capaci di dire in pubblico: «L’ho sposato 30 chili fa». Abbiamo sarti carissimi ai quali i soldi non bastano, vorrebbero anche una soddisfazione professionale: «Dotto’, comunque sembra un sacco, ma perché non se prende bell’e fatta una taglia 62? Spende la metà e je sta uguale». Abbiamo l’ironia stupida degli animatori dei villaggi vacanza in giro per il mondo: «Vuole il kajak? Se riesce ad entrarci…». Ma sai che c’è? Un bel motoscafo si trova sempre. E c’è pure il pozzetto di poppa, col tendalino per fare merenda al fresco.

Io credo che ognuno debba essere soddisfatto di se stesso, grasso o magro, non fa differenza. Sono anche del parere che sia giusto difendere il sacrosanto diritto al bel piatto di spaghetti qualora rinunciarvi procurasse un inconsolabile dispiacere. Però non sono d’accordo con Ruggeri quando afferma che la dieta è l’inizio di una malattia, porta alla perdita del peso ma pure del buon umore, conduce a una tristezza infinita, scatena facili accessi d’ira, suscettibilità. Non si ride più, si ghigna. Perché il buon cibo è come l’ossigeno, per chi ama mangiare. E la dieta è l’altitudine, dove non si riesce a respirare.

Secondo me la cosa fondamentale è piacersi ed essere coerenti nelle proprie scelte. Io, ad esempio, ho sempre lottato con la bilancia e quando l’ago sale inesorabilmente, non sono per nulla contenta. Non amo la buona tavola, diciamo che mi nutro o, come spesso mi piace dire, mangio per vivere, non vivo per mangiare. Però, come tutti, ho le mie debolezze: mi piacciono i dolci. Sono golosa e sono disposta a qualsiasi sacrificio pur di non rinunciare ai pochi piaceri della vita che mi concedo: un bel pezzo di cioccolata, una fetta di torta, un gustoso gelato, preferibilmente al bacio o comunque qualsiasi gusto abbia del cioccolato dentro, quei deliziosi biscottini da tè con tanto, troppo burro … insomma, cedere alla tentazione per me è facilissimo, peccato che poi sconti la golosità con qualche chilo in più. Allora sento il rimorso della coscienza e decido di mettermi a dieta. Così anche il mio colesterolo me ne sarà grato.

Riuscire a dimagrire è, prima di tutto, una questione mentale: se ci si mette a dieta senza troppa convinzione, sarà un insuccesso. Di solito ci si crea pure gli alibi. Io, per fare un esempio bastato sulla mia esperienza, cerco di convincermi che sia più facile dimagrire con la mente sgombra dai pensieri. In altre parole: per mettermi a dieta devo essere felice. Già, una parola. Una come me non è mai felice, c’è sempre qualcosa che non va, un motivo per cui lamentarsi. Questa sensazione di infelicità perenne mi fa accumulare stress e, al contrario di quanto accade di solito alle persone “normali”, a me lo stress fa ingrassare. Allora, che fare? Se decido per la dieta ma non mi sento sufficientemente felice per poter evitare di ricercare una qualsiasi consolazione nel cibo più calorico che c’è (pare impossibile, ma la felicità è inversamente proporzionale alle calorie contenute nei cibi), desisto. Ma se non mi metto a dieta, l’immagine che vedo riflessa nello specchio mi rende ancora più infelice. Insomma, è un circolo vizioso da cui pare non ci sia via d’uscita.

Come dicevo, la dieta è più che altro una questione mentale. Se l’immagine che vedo di me non mi piace e mi procura un’ulteriore infelicità, è giunto il momento di superare l’impasse e di guardare avanti. In altre parole, per non sommare infelicità ad infelicità, è meglio che mi concentri su ciò che maggiormente mi rende infelice, ovvero l’immagine di me. Ecco che tutti gli altri motivi d’infelicità passano in secondo piano per lasciare spazio, soprattutto mentale, ad un percorso difficile, certo, ma che può essere superato facilmente se ci si crede. Il periodo più arduo per la dieta sono le prime due settimane: in quei quattrodici giorni si gioca il destino di una dieta. Se i risultati sono incoraggianti, si prosegue con determinazione e anche l’umore migliora; altrimenti ci si demoralizza ulteriormente e si è costretti a gettare la spugna, con il risultato che altri chili si accumulano e dopo sarà ancora più difficile smaltirli.

Insomma, mi dispiace non essere d’accordo con Ruggeri. Se lui è felice così, nulla gli può impedire di godersi la buona tavola e di infischiarsene delle critiche. Lui, evidentemente si piace così com’è e nessuno potrà mai condizionare le sue scelte.
Stamattina a scuola ho casualmente accennato alla mia dieta. Un’allieva mi ha detto che non ho bisogno di dimagrire, tanto non devo trovare nessuno, essendo già accasata. Le ho risposto che prima di tutto bisogna piacersi, se poi piacciamo anche agli altri, tanto meglio.

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