RAPA NUI: L’ISOLA DOVE È SEMPRE… PASQUA


Fin da piccola ero affascinata da quest’isola che probabilmente sarebbe rimasta ignota ai più se non fosse per quelle statue di pietra vulcanica che sembrano sorvegliare l’entroterra dal litorale, perlopiù dando le spalle all’oceano: i Moai. Solo sette hanno lo sguardo rivolto all’orizzonte blu dell’oceano Pacifico.

Alte tra i cinque e i dieci metri, abitano l’isola a decine. Una popolazione silenziosa e imperitura che forse ha il compito – o l’aveva quando questi particolari busti monolitici furono eretti – di contenere l’anima dei defunti che continuano a proteggere gli abitanti dei villaggi situati in riva all’oceano Pacifico. Le sette statue “controcorrente” probabilmente racchiudono gli spiriti dei guerrieri che Hotu_Matu’a, primo colonizzatore e ariki mau (“capo supremo” o “re”) dell’Isola di Pasqua nonché antenato dei Rapa Nui, aveva inviato a perlustrare il territorio.

I polinesiani giunsero la prima volta a Rapa Nui, che significa Grande Isola, tra il 300 e l’800. Sbarcarono sulla spiaggia di Anakena colonizzando l’isola e dividendosi in clan a seconda del figlio da cui discendevano. Per oltre 1000 anni vissero isolati sull’isola posta all’estremità sudorientale del triangolo polinesiano.
Leggende a parte, secondo alcuni studiosi in realtà l’isola non fu abitata prima del 1000-1200 e si presentava come un’immensa distesa verde, costituita perlopiù da foreste di palme. Il primo ad avvistarla fu presumibilmente il pirata Edward Davis, nel 1687. Non vi attraccò poiché non comprese che si trattasse di un’isola sperduta nel Pacifico ma ritenne di aver individuato la parte più meridionale del continente.

Quel che è certo è che questa terra fu battezzata con il nome “isola di Pasqua” nel XVIII secolo: infatti, l’olandese Jakob Roggeveen vi sbarcò la domenica di Pasqua del 1722. Dopo una lunga contesa tra olandesi e spagnoli per il predominio del Pacifico meridionale, Rapa Nui passò sotto la corona di Spagna. L’allora governatore spagnolo del Cile e viceré del Perù, Manuel de Amat y Junient ordinò a Don Felipe Gonzales de Haedo di annettere l’Isola di Pasqua ai territori spagnoli. Gonzales raggiunse l’isola nel novembre del 1770, la denominò San Carlos, cambiandone il nome, e fece erigere in segno della conquista varie croci su tutta l’isola. Negli anni a seguire però la corona spagnola, non trovando in quest’isola sperduta alcunché di interessante e proficuo, non inviò più altre spedizioni perdendo di fatto la sovranità su di essa.

La maggior parte delle informazioni su questo territorio le dobbiamo agli inglesi. James Cook sbarcò sull’Isola di Pasqua il 14 marzo 1774, vi rimase due giorni e si rese conto che quel breve periodo non sarebbe stato sufficiente per carpire tutti i segreti dell’isola. Tuttavia, la ritenne di scarso interesse e ripartì, annotando sul suo diario di bordo che solo poche isole in tutto il Pacifico erano più inospitali di questa.

Al seguito del capitano Cook, però, c’erano due naturalisti, Johann Reinhold Forster e suo figlio Reinhold. A loro si deve la maggior parte delle conoscenze che abbiamo sull’isola. Grazie al loro contributo fu elaborata una prima carta geografica che riportava i siti archeologici maggiori. Inoltre, in soli due giorni furono fatti più schizzi di Moai di quanti non ne siano stati fatti nei seguenti cinquant’anni, permettendo al pubblico europeo di ammirare per la prima volta nella storia tali opere in mostre appositamente predisposte in tutta Europa.

Oggi si sa che i Moai furono scolpiti nel cratere del vulcano più grande dei tre presenti sull’isola. Il trasporto dovette essere molto impegnativo e ingegnoso e di ciò si occuparono in tempi recenti Terry Hunt e Carl Lipo. Nel 2012 i due archeologi facevano parte di una spedizione organizzata dal National Geographic che ebbe il compito di svelare i misteri di queste statue presenti sull’Isola di Pasqua. Se ne contano circa un migliaio e, sebbene gli abitanti sostengano che i Moai camminassero spinti dagli spiriti dei defunti per raggiungere ognuno la propria destinazione, Hunt e Lipo scoprirono che i monoliti erano stati spostati grazie al lavoro di almeno 18 uomini per statua, con l’aiuto di corde. Probabilmente il trasporto avvenne per mezzo di grossi tronchi e forse per questo, quando Jakob Roggeveen vi sbarcò la domenica di Pasqua del 1722, l’isola si presentò ai suoi occhi quasi interamente disboscata.

Ora è meta di numerosi turisti che possono ammirare i Moai. Uno di essi li attende alle spalle dell’aeroporto e, con lo sguardo severo, sembra indicare la strada per un’avventura straordinaria attraverso altri misteri da risolvere.

[FONTI: wiki/Isola_di_Pasqua; storie.it; wiki/Hotu_Matu’a. Immagine sotto il titolo da questo sito; immagine aeroporto da questo sito; immagine geografica da questo sito]

P.S. Lo so, non è proprio un post pasquale ma mi piaceva proporre qualcosa di diverso con queste curiosità.

AUGURO A TUTTI 

IMMAGINE DA QUESTO SITO

DOMENICA DELLE PALME: ORIGINE E CURIOSITA’

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La Domenica detta “delle Palme” tradizionalmente precede la domenica in cui si festeggia la Pasqua. Si tratta di una festa celebrata non solo dai cattolici ma anche dagli ortodossi e dai protestanti.
E’ anche chiamata liturgicamente Seconda Domenica di Passione perché cade, appunto, la settimana prima della Pasqua. Con essa inizia la Settimana Santa, ultima della Quaresima, che terminerà con le celebrazioni del giovedì santo, in cui si darà inizio al Sacro Triduo Pasquale.

In questo giorno la Chiesa ricorda l’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme. Come ci racconta l’evangelista Giovanni (Gv 12,12-15) Gesù arrivò in sella ad un asino, osannato dalla folla che lo salutava agitando rami di palma e ulivo, piante molto abbondanti nella regione.

Sempre nel vangelo di Giovanni si narra che la popolazione abbia usato rami di palma a simboleggiare il trionfo, l’acclamazione e la regalità del Messia. I rami d’ulivo, che oggi i fedeli di tutto il mondo portano nelle loro case, dopo l’avvenuta benedizione nelle chiese, hanno nel tempo sostituito le palme, sempre più rare e del tutto assenti in molte parti del mondo. Tradizionalmente l’ulivo simboleggia la Pace, in preparazione della settimana Santa che culmina con il giorno di Pasqua, in cui si celebra la resurrezione di Cristo.

Da allora vengono attribuite virtù magiche e miracolose ai rami delle piante benedette, virtù capaci di allontanare gli incantesimi e gli spiriti maligni.

I rami benedetti vengono custoditi nelle case dei fedeli e sono presenti anche nelle processioni pasquali; tempo fa le palme assumevano un valore magico-religioso e per questo addobbavano animali e veicoli, collocati sulle testiere dei muli, sulle fiancate dei carretti e sugli alberi delle imbarcazioni perché allontanassero malattie e calamità.

palmureli
Nelle zone dove l’ulivo non viene coltivato, i rametti portati in chiesa per essere benedetti vengono sostituiti da fiori e foglie intrecciate.
Sono nate, nel tempo, molte tradizioni legate a questa giornata. In Italia, ad esempio, a Bordighera e Sanremo si usa realizzare degli addobbi chiamati “Parmureli” che sostituiscono i rametti d’olivo. A Scalea (CS), nella penisola Sorrentina, oltre ai rametti d’ulivo vengono benedette delle “palme” particolari adornate da piccoli formaggi di produzione locale (i “caciocavalli”) o con confetti.
A Montescaglioso (MT) un tempo la Domenica delle Palme i giovani fidanzati portavano in chiesa palme e ghirlande fatte con foglie di ulivo con appesi al centro gli ori da regalare alle fidanzate. Ancora oggi, nella chiesa Madre, in questa giornata le coppie che si sposeranno entro l’anno vengono chiamate sull’altare e partecipano alla processione dopo la celebrazione della Messa.

Un’altra antica tradizione prevedeva la creazione con rametti di alloro di artistiche “palme” a forma di conocchia, sulle quali si appendevano castagne, fichi secchi, arance e nastrini di vario colore per i bambini.

Nei 50 paesi italiani di origini albanese c’era, la sera del sabato prima della Domenica delle Palme, la tradizione di ricordare il miracolo fatto da Gesù, resuscitando Lazzaro che era morto da quattro giorni: gruppi di giovani si recavano di casa in casa per cantare l’inno popolare di augurio, la Kalimera di Lazzaro che ricordava che la resurrezione era stata promessa a tutti gli uomini.

Molte sono le feste e le processioni che oggi si svolgono in tutta Italia. Quella di Assisi, ad esempio, è molto particolare: si celebra una serie di riti in quasi tutte le parrocchie, chiese e basiliche della città; dalla processione, in cui i fedeli portano in mano un ramo di palma o di olivo, ai vespri solenni. Al ritorno dalla processione si batte tre volte alla porta della chiesa, prima che essa sia aperta, a significare che la porta del Paradiso, chiusa alle spalle di Adamo ed Eva dopo la loro cacciata, viene riaperta da Cristo con il sacrificio della Sua morte. I rami di olivo e le palme benedetti verranno poi bruciati e le ceneri verranno utilizzate nelle celebrazioni del mercoledì delle Ceneri dell’anno successivo.

CIORCHIELLO
Per i più golosi, me compresa, non possono mancare i dolci tipici di questa domenica. Tra questi troviamo il ciorchiello, dolce tipico di Casette, borgo del comune di Massa. Con la sua forma rotonda, una consistenza soda e morbida e profumo d’anice, questo dolce simboleggia solidarietà e pace. In passato ogni famiglia ne preparava almeno una trentina sia per il proprio consumo che per lo scambio augurale con parenti e amici dopo la tradizionale benedizione in chiesa, durante la Domenica delle Palme.

Il ceremito e la sportella sono legati, invece, alle tradizioni dell’isola d’Elba. Essi rappresentavano la dichiarazione d’amore fra due giovani: lui, la mattina della Domenica delle Palme, faceva pervenire alla ragazza desiderata un paniere adorno di fiori con il Cerimito. Se la ragazza gradiva il regalo, e quindi la dichiarazione d’amore, il giorno di Pasqua contraccambiava facendogli recapitare una Sportella infiocchettata e benedetta. Il Lunedì dell’Angelo, i fidanzati venivano presentati ufficialmente alla comunità in occasione della scampagnata presso l’eremo di Santa Caterina. L’usanza della scampagnata persiste ancora oggi, e nel paniere non può mancare la Sportella».

Infine, una poesia, certamente non tra le più note, di Giovanni Pascoli.

L’ulivo benedetto

Oh, i bei rami d’ulivo! chi ne vuole?
Son benedetti, li ha baciati il sole.

In queste foglioline tenerelle
vi sono scritte tante cose belle.

Sull’uscio, alla finestra, accanto al letto
metteteci l’ulivo benedetto!

Come la luce e le stelle serene:
un po’ di pace ci fa tanto bene.

[Fonti: settemuse.it; regioni-italiane.com; traghetti-elba.it. Immagine sotto il titolo da questo sito; immagine palmureli da questo sito; immagine dolci da questo sito]

PASQUA 2015: UNA POESIA PER VOI, CON TANTI AUGURI

Pasqua
di Ada Negri
E con un ramo di mandorlo in fiore,
a le finestre batto e dico: «Aprite!
Cristo è risorto e germinan le vite
nuove e ritorna con l’april l’amore
Amatevi tra voi pei dolci e belli
sogni ch’oggi fioriscon sulla terra,
uomini della penna e della guerra,
uomini della vanga e dei martelli.
Aprite i cuori. In essi irrompa intera
di questo dì l’eterna giovinezza ».
lo passo e canto che la vita è bellezza.
Passa e canta con me la primavera.

pasqua2015

[immagine da questo sito]

SON TORNATE LE RONDINI. BUONA PASQUA A TUTTI

rondini a primavera

LA BUONA NOTTE DELLE RONDINI
di Angiolo Silvio Novaro (1866-1938)

Quando muore il dì perduto
dietro qualche oscura vetta,
quando il buio occupa muto
ogni vuota erbosa via,
una strana frenesia
tra le rondini scoppietta.

Come bimbi sopra l’aia
giocan elle con giulive
grida intorno alla grondaia,
e poi su nel cielo rosa
vanno vanno senza posa
dove Iddio soletto vive.

Gaie arrivano in presenza
del buon Dio che tutte accoglie;
una bella riverenza
fa ciascuna, e poi dice:
– Sia la notte tua felice! –

Scioglie il volo, e giù si china
con un poco di tremore
per la lieve aria turchina;
e ritrova le sue orme,
trova il nido, e ci si addorme
col capino sopra il cuore.

(Da “Il Cestello”, Treves, Milano 1910)

Questa mattina son tornate le rondini (almeno qui). In questo sabato silenzioso, senza il consueto scampanio a scandire le ore, ho sentito nitidamente il loro gioioso garrire, mi è parso un saluto e un augurio speciale in questo Sabato Santo.

La giornata è un po’ cupa, la neve sulle cime dei monti testimonia una primavera tardiva. E’ vero, una rondine non fa primavera ma rende la Pasqua più bella.

TANTI CARI AUGURI DI UNA SERENA E GIOIOSA PASQUA A TUTTI I LETTORI!

buona pasqua

[immagine sotto il titolo da questo sito; immagine “Buona Pasqua” da questo sito]

LA TRADIZIONE PASQUALE

Marisa Moles's Weblog

Ripropongo questo vecchio post per AUGURARE A TUTTI I LETTORI UNA BUONA PASQUA.

Com’è noto, la Pasqua cristiana celebra la resurrezione di Cristo, ma dal punto di vista etimologico si collega al rito ebraico del Pèsach (parola che significa “passaggio”) ed il periodo in cui Gesù fu catturato, condannato, in seguito ad un sommario processo popolare, e crocifisso, per gli ebrei di Palestina era appunto la “pasqua”. Tale festività ricordava ai figli di Israele l’esodo dall’Egitto in cui essi erano ridotti in schiavitù, con cui aveva inizio il lungo viaggio verso la Terra Promessa.

La Bibbia racconta che gli ebrei egiziani furono salvati dalla tremenda punizione divina che si abbatté sugli egizi: l’Angelo di Dio aveva, infatti, decretato l’uccisione di tutti i primogeniti delle famiglie egiziane, dopo che il faraone aveva impedito agli ebrei di andarsene. Questi ultimi avevano scampato il pericolo cospargendo gli stipiti delle porte delle loro case…

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