L’ARTE DI CADERE DALLE NUVOLE

Sai mantenere un segreto?

Questa domanda mi fa rabbrividire.

Mi chiedo: ma se è un segreto, perché mai devi proprio raccontarmelo?
L’etimologia stessa dovrebbe dissuaderti. “Segreto”, infatti, deriva dal latino secretum, da secernere che significa “mettere da parte”, verbo composto da se– e cernere, “separare”.
E’ ovvio, quindi, che un segreto deve restare “da parte”, non può essere condiviso, rimane un fatto privato. “Pubblico” e “privato” non sono forse antonimi?

Io sono una persona discreta, non mi faccio gli affari degli altri né gradisco che gli altri si facciano i miei. Certamente anch’io faccio delle confidenze che non hanno bisogno di essere definite segreti. Stando all’etimologia, infatti, la parola “confidenza” deriva dal latino con + fidere, verbo che ha la radice di fides, “fiducia”.

Quindi è chiaro che la persona cui faccio una confidenza sa che di lei mi posso fidare, che il rapporto tra noi è di amicizia. Non è necessario chiedere “Sai mantenere un segreto?” né c’è alcun bisogno di risposte.

Sta di fatto che a volte c’è qualcuno, magari non troppo vincolato a me da un rapporto di amicizia, che non vede l’ora di rivelarmi un segreto. Ok, fallo pure ma, se mi conosci un po’, non chiedermi se so mantenere un segreto. Lo ritengo semplicemente offensivo.

Ma i segreti sono davvero tali?


Talvolta, infatti, mi capita che qualcuno mi parli di qualcosa che già so, magari proprio un qualcosa che doveva rimanere un segreto ma che, a causa di persone poco affidabili, è passato dal privato al pubblico in men che non si dica. Poi, come succede nel vecchio gioco del telefono senza fili, si tratta di qualche versione riveduta e corretta del segreto originale, di cui tuttavia sono in grado di riconoscere la sostanza. In questo caso io metto in atto quell’arte che mia madre mi ha insegnato e che non dimentico mai: cadere dalle nuvole.

“Ma dai, davvero?” è la risposta standard, anche se in effetti è una domanda. Dopo di che cerco di cambiare discorso perché ‘ste cose proprio non mi vanno giù.

Che dire, poi, di quei “segreti” che si accolgono con tutte le più buone intenzioni, con promesse e giuramenti, ma che alla prima occasione si ritorcono contro il malcapitato perché il “confidente” è spinto dalla sete di vendetta? Può accadere, infatti, che le amicizie si rompano e che un “segreto” diventi un’arma più affilata di un coltello.

Ecco, io se ho ricevuto una confidenza, se vengo a conoscenza di fatti privati che magari non conoscono neppure i familiari (mi è successo), anche se l’amicizia si è rotta non rivelerò mai un segreto, neppure sotto tortura.

Insomma, di me ci si può fidare.

E voi…

[immagine sotto il titolo da questo sito]