BUON 2018…. CON UN PIATTO DI LENTICCHIE

Sono molte le tradizioni che accompagnano l’arrivo di ogni nuovo anno, soprattutto legate al cibo.

Gli spagnoli, ad esempio, a mezzanotte sono soliti mangiare dodici chicchi d’uva, uno per ogni rintocco. C’è anche un proverbio che recita: “Chi mangia l’uva per Capodanno conta i quattrini tutto l’anno”.

Anche la melagrana pare abbia effetti benefici e non solo per il suo contenuto di vitamine. Non è una novità visto che già nella mitologia greca il melograno era una pianta sacra a Giunone e a Venere. Tuttora simboleggia fertilità e ricchezza per i suoi gustosi “grani” rossi che in cucina possono essere impiegati in numerosi modi.

Le più famose, almeno da noi, sono le lenticchie. Ma il fatto che portino soldi, come generalmente si crede, non è una moderna invenzione. Infatti già gli antichi Romani avevano l’abitudine di regalare una borsa di cuoio chiamata “scarsella”, solitamente legata alla cintura, piena di lenticchie. L’augurio era che i legumi tondeggianti si trasformassero in monete. Questo spiegherebbe anche il nome della lenticchia che deriva dal latino lens, “lente”, ed è legato alla forma del legume che ricorda quella di una moneta.

Ora, le lenticchie possono piacere o meno ma il desiderio di avere qualche soldo in più nella “scarsella” credo accomuni un po’ tutti noi. Per questo AUGURO A TUTTI I LETTORI UN BUON 2018 se non ricco almeno fortunato e sereno.

[altre curiosità sui cibi portafortuna QUI; immagine da questo sito]

IL MIO PRIMO NATALE DA NONNA

Domani il mio nipotino compirà 3 mesi. Questo tempo è volato davvero in fretta e, purtroppo, gli impegni scolastici sempre più pressanti mi hanno impedito di vedere troppo spesso il mio piccolino. Ma ogni volta che riesco ad incontrarlo, è tutta una scoperta.

Nato abbastanza piccolo, ora ha raggiunto un peso più che ragguardevole. La sua faccina piccina piccina è diventata tondetta. Gli occhi, sempre più aperti perché le ore di sonno sono diminuite di giorno, sembrano essersi decisi a rimanere azzurri, come quelli della mamma e della nonna. Lo sguardo è vispo, si aggira curioso alla ricerca di cose nuove da scoprire, come ad esempio le collane della nonna. La boccuccia a forma di cuore ormai dispensa sorrisi a destra e a manca. I sorrisi poi diventano risate sonore e talvolta, da tanto ridere, gli viene il singhiozzo.

Non so descrivere bene il mio essere nonna. L’amore per i propri figli certamente non ha confini né limiti. Però, quando osservo il mio nipotino, credo di amarlo più di ogni altra persona al mondo. Probabilmente non è più amore, è amore diverso. Con i figli piccoli spesso si è in preda ai timori, si è vinte dalla stanchezza. Il fatto che io ora sia una nonna e non una mamma penso mi sgravi da tante responsabilità che nell’essere genitori possono rendere più complesso il rapporto con il proprio figlio.

Ricordo che ero talmente stanca da pregare che i miei bimbi dormissero il più possibile, per riposare ma anche per sbrigare le faccende domestiche che era sempre molto complicato portare a termine. Ora, quando vado a trovare il mio nipotino, spero che non dorma ma se succede, leggo nello sguardo della sua mammina quella preghiera silenziosa – “Ti prego, non lo svegliare!” – che mi fa tornare indietro nel tempo e capisco che, se non riesco a vedere gli occhietti azzurri del mio piccolino, pazienza, lascio che dorma beato (anche nel sonno sorride!) e lo contemplo come se fosse il quadro migliore dell’artista più celebre.

E’ il bambino più bello del mondo. Ogni bimbo lo è, a modo suo, e d’altronde se ogni scarrafone è bell’ a mamma soja…. figuriamoci a nonna soja!

Domani, però, si festeggia la nascita di un altro Bambino ed è giusto che la nonna si metta da parte e che auguri a tutti un Felice Natale e buone feste.

Vi lascio con una poesia molto bella di Umberto Saba, mio concittadino illustre.

A GESU’ BAMBINO
La notte è scesa
e brilla la cometa
che ha segnato il cammino.
Sono davanti a Te, Santo Bambino!
Tu, Re dell’universo,
ci hai insegnato
che tutte le creature sono uguali,
che le distingue solo la bontà,
tesoro immenso,
dato al povero e al ricco.
Gesù, fa’ ch’io sia buono,
che in cuore non abbia che dolcezza.
Fa’ che il tuo dono
s’accresca in me ogni giorno
e intorno lo diffonda,
nel Tuo nome.

[immagine da questo sito]