RITORNO ALLA NORMALITA’ (O QUASI)

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Un’altra assenza, lunga. Un altro post per spiegarne il motivo. Ma, al di là di tutto ciò che è successo nell’ultimo mese, la verità è che la voglia di scrivere – se non il tempo – è sempre poca. Troppo poca. Farò un’eccezione per raccontare un’esperienza che, nel male, ha avuto i suoi lati positivi.

C’eravamo lasciati con il post in cui auguravo a tutti un buon Natale. Ed è stato buono, in fondo.

Programmavo le mie lunghe vacanze. Troppo lunghe per molti, quelli che non sanno la fatica che si fa con il lavoro a casa e a scuola; mai abbastanza per chi, come me, si sente sempre più “spremuta” da un lavoro che si ama ma è sempre più stancante. Gli anni passano, se ne sente il peso. A casa e a scuola.

Gli anni passano per tutti. Le mamme invecchiano e, a volte, fanno passi azzardati. A volte inciampano, perché corrono come se facessero a gara con il tempo. Ma lui è più veloce di noi, non c’è nulla da fare.

C’era un tappeto nella cucina di mia mamma. Più adatto a un bagno che a una cucina. “Mamma, quel tappeto lo faccio volare giù dalla finestra!”, ho detto più volte, inciampandomi. Gliene ho comprato uno adatto, di quelli antiscivolo, niente di speciale. Un tappetino normale. “Brutto”, dice lei, e lo ripone in un angolo del ripostiglio. Là l’ho trovato, arrotolato per bene. Dopo che mia mamma il 29 dicembre, giorno del suo compleanno (non dico gli anni altrimenti mi lincia… questo è un luogo pubblico, in fondo), è inciampata nel tappeto che più le piaceva. Poco adatto a una cucina ma perfetto per rompersi il femore.

Ripenso al mese che è appena trascorso. Corri in ospedale (a 60 km di distanza), mettendo quattro cose in fretta in un borsone, senza avere idea di cosa fosse successo davvero, senza pensare che quelle quattro cose non sarebbero bastate per il periodo che mi aspettava. Lungo. Tre settimane intense di corse all’ospedale, divisa tra l’assistenza a mia mamma e quella agli altri vecchi di casa: papà e zia 88enne (lei non si offende se rivelo l’età).

Fortunatamente ero ancora in vacanza, quindi ho chiesto “solo” due settimane di aspettativa. Il tempo di organizzarmi e di capire cosa fosse meglio fare. Portare mamma e papà a casa mia? In fondo abbiamo un’ottima struttura per la riabilitazione dietro casa. E la zia? Rispedirla a casa sua (abita a Milano), come fosse un pacco? Non se ne parla. Mamma vuole aspettare di vedere come andranno le cose al suo ritorno. Ha preso un impegno, ha deciso di prendersi cura di lei, non torna indietro.

Io a casa ci sono tornata una settimana fa, eccezion fatta per il giorno dell’Epifania, perché avevo bisogno del pc per inserire i voti sul registro (oltre a far da badante ho dovuto correggere un pacco e mezzo di compiti… l’altra metà li avevo coretti prima di Natale) e di mettere nel borsone altre quattro cose. E poi rassettare la casa, lavare e stirare, per non abbandonare del tutto mio marito. Una giornata lunghissima, ore sfruttare al secondo, senza aver l’impressione di perdere tempo. Ogni tanto capita anche questo, capita soprattutto quando la tua vita è in un certo senso sconvolta. Insomma, capita quando ci si sente lontani dal solito trantran, perché forse a volte è la noia che fa sembrare le giornate troppo corte. Più siamo annoiati e più perdiamo il tempo. L’ho capito nelle tre settimane da badante.

Da una settimana sono tornata eppure non riesco ancora del tutto a riprendere quel trantran. Ero a Trieste dai miei e avevo la testa qui, pensavo ai miei allievi che erano senza supplente, ai progetti che dovevo seguire e che sono andati avanti senza di me. E’ proprio vero che tutti sono utili e nessuno è indispensabile.

Ora sono a casa e la mia testa si fa più volte al giorno quei 60 km. Ripenso a quanto sono stata indispensabile davvero in questo momento straordinario. Ripenso alle parole di mia madre: “Non avrei mai pensato che facessi tanto per noi”. Eh già, perché una figlia di solito abbandona i genitori anziani al loro destino…

Non sono stata una figlia modello, è vero. L’unica cosa di cui i miei genitori erano davvero orgogliosi è stato il mio successo negli studi. Ora credo di aver avuto il modo di riscattarmi.

Tornata in classe, ho detto ai miei allievi che questa esperienza è stata faticosa ma nello stesso tempo mi ha insegnato molto. Ad esempio, che i genitori fanno tanto per noi, ci allevano, ci educano, ci sostengono, ci fanno studiare, contribuiscono alla nostra realizzazione. C’è chi lo fa meglio e chi peggio. Ma alla fine tutti, prima o poi, presentano il conto. Arriva il giorno in cui dobbiamo rendere, almeno in parte, ciò che abbiamo ottenuto.

Io sono stata orgogliosa di farlo e continuerò a fare ciò che posso, nel miglior modo possibile, affinché mamma e papà possano dire di avere una brava figlia. Perché in fondo ciò che conta è questo.

E ora che le cose a Trieste sono sistemate (ho trovato una persona fidata che mi ha sostituita), cerco di tornare faticosamente alla normalità. Quei 60 km che, giovanissima sposa, avevo frapposto tra me e mamma ora mi pesano molto. Volevo andare il più possibile lontano da lei. Ora, però, mi sento troppo lontana.

[immagine da questo sito]

13 pensieri riguardo “RITORNO ALLA NORMALITA’ (O QUASI)

  1. Come comprendo, Marisa! Stessa cosa accaduta quasi due anni fa a mia madre. Ora quasi non cammina più e ha perso l indipendenza. Una badante ci sta aiutando ma lei non vuole l estranea, vuole le figlie e a casa sua. Ogni mio momento, escluso lo stretto necessario per il lavoro, è per lei e mi sembra di fare tanto poco.
    auguri per la tua mamma e per voi.

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  2. Ho letto e mi sembrava di leggere la mia stessa tristezza ora che vorrei vivere ogni momento della malattia di mia madre e che i 200 Km che ho messo tra me e lei mi fanno sentire ancora di più la difficoltà di questo momento. Grazie per la testimonianza!

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  3. Bel post di vita vissuta! Come dici bene tu, capita anche questo e anche questo è vita, ne fa parte a pieno titolo e forse il bello della vita sta anche in questo darsi generosamente, faticosamente a chi, per noi, ha fatto altrettanto. Bentornata!

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  4. @ili6

    Cara Marirò, grazie per le tue belle parole. Mi spiace per la tua mamma. La mia ha un carattere energico, non si arrende e si sta riprendendo bene. Sabato uscirà dalla clinica poi vedremo. Io non posso stare sempre da lei e questo mi tormenta. Ho già provato un’esperienza simile con i miei suoceri. Ma loro almeno avevano il supporto costante di una figlia che sta a Trieste, mentre io e mio fratello siamo lontani (mio fratello non tanto ma è comunque un uomo e sua moglie non è quel genere di nuora…). Speriamo che, una volta tornata a casa, le cose siano facili da gestire. Una badante, per quanto fidata e brava, è comunque un’estranea e il calore della famiglia è diverso. Ma a casa dei miei sono in tre vecchietti, si supporteranno a vicenda.
    Grazie ancora e buona serata.

    @ paolina campo

    Grazie a te, cara Paolina. Da giovani le cose si vedono da una diversa prospettiva. Questa esperienza mi ha insegnato molto. Potessi tornare indietro, sarei una figlia diversa, più affettuosa e presente, meno indipendente. Ma la vita è questa e ciò che è fatto è fatto. Incrocio le dita e prego che tutto vada per il meglio.
    Un abbraccio.

    @ Monique

    Grazie, Monique. Sono stanca e il pensiero è sempre lì, sono anche preoccupata per mio papà e i suoi problemi di salute. Inoltre, da quando mia mamma è in ospedale, lui è molto abbattuto. L’altro giorno, mentre tentavo di tirarlo su, mi ha detto: “Tu non puoi capire, noi stiamo assieme da più di 70 anni”. E’ dura ma ce la faremo.
    Buona serata.

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  5. Hi Marisa, quanto è impegnativo essere figlia, sei una donna indipendente, come tua mamma? pare di si leggendoti. La tua preoccupazione per lei e tuo padre è scontato. Nel 2001 ebbi una storia simile con mia matrigna, non amavo questa donna, anche se la chiamavo mamma, mio padre mi aveva imposto di chiamarla mamma! La cura che ebbi per lei fu solo dovere, non amore, secondo me grande differenza, quando si fa per amore, il dovere è naturale, cioè, il sacrificio duole meno, anche se grande. Non ebbi solidarietà dalla mia famiglia, mi chiedevano come facevo ad accudire questa donna che mi aveva sempre trattata come una Cenerentola. Quando le conveniva ero sua figlia, altrimenti ero la figlia del marito. Non so se riesco ad essere chiara, avrei voluto scrivere nella mia lingua, solo rendere chiaro il mio concetto di AMORE VS DOVERE. IN MY OPINION LOVE COMES BEFORE DUTY Ti riprenderai a pari passo con tua mamma, quando lei starà meglio e rimetterà il tappetino anti scivolo, tu potrai far un grande sospiro di sollievo. Auguri carissima, che vinca sempre l’amore.

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  6. Cara Rita,
    credo che la tua storia sia esemplare e che, al di là del dovere e del piacere, sia la testimonianza di un altruismo gratuito che oggi forse è destinato a scomparire.

    Grazie ancora. Love. ❤

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  7. eh già, ci sono passata anch’io…il riscatto…il tempo dedicato tra una cosa e l’altra. Ti riprenderai…piano piano ma ce la farai. E’ da tanto che non scrivo anch’io e proprio adesso, ho sentito il bisogno di farlo e…leggo di te che sei…come me ma in modo diverso. Ti comprendo proprio perfettamente

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  8. Ci sono questi momenti in cui ricontrattiamo chi siamo, che figli siamo o siamo stati. Io ne ho una paura tremenda, di questi momenti. Non credo di avere la tua forza e la tranquillità che appare dalla tua scrittura.

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  9. @ Sara

    Le situazioni ci rendono insospettabilmente diverse da come siamo o crediamo di essere. Quella in cui mi trovo mi ha fatto capire che non sempre ci dobbiamo trincerare dietro al sono-come-sono. Spero di tornare a scrivere con regolarità. Ci sto provando sull’altro blog, quello sulla scuola, che ho trascurato anche più di questo.
    Grazie per le tue parole.

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  10. @ roceresale

    Sembrerà incredibile ma questa forza e la calma relativa (in realtà ho difficoltà a dormire perché non ho tutto sotto controllo, mentre a Trieste ero davvero tranquilla e dormivo bene…) me l’ha data mia mamma perché lei non si è mai abbattuta e ha reagito bene, forse perché pensa a chi ha lasciato a casa e non vede l’ora di tornare.
    Io sono un po’ arrabbiata con lei ma almeno questo credo me lo possa concedere. 😉

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