14 novembre 2015

STAMATTINA MI AVETE COLTO DI SORPRESA…

Posted in affari miei, passioni, scuola, Università tagged , , , , , , a 11:36 pm di marisamoles

PREMESSA
Oggi avrei voluto scrivere un altro post. Avrei dovuto, forse, trattare un altro argomento. Ma dopo i fatti di Parigi non ci sono più parole, solo lacrime. Per questo ho deciso di pubblicare un post diverso. Lo dedico ad una ex quinta che ha lasciato un’impronta indelebile nel mio cuore. Idealmente si riallaccia a quest’altro post. L’ho riletto, non senza commuovermi. Ho riletto anche tutti i commenti, compreso quello della sedicente collega Mariarosa De Cecco, che fortunatamente non conosco, e ho pensato: “Cara collega, non sai cosa ti perdi ad essere una che considera “puerile” affezionarsi a dei ragazzi”.
Ragazzi speciali, s’intende.

Stamattina pensavo che sarebbe stato difficile fare lezione.

Prime due ore in quinta. Sono grandi, hanno bisogno di sapere, capire, non si può far finta di nulla.

Che faccio? Entro in classe come niente fosse, propino la mia bella lezione sulla Ginestra di Leopardi (sì, lo so, sono indietro con il programma…), poi al suono della seconda campanella cambiamo testo e leggiamo il Somnium Scipionis di Cicerone.

Questo il programma per la mattinata. Ma non è una mattina qualunque.

Me ne accorgo quando arrivo a scuola. Facce serie in aula insegnanti.
Non c’è la connessione, come faremo a firmare sul registro elettronico?

129 morti, 352 feriti, il mondo in lacrime. Terrore, orrore, rabbia, orgoglio… ma la firma è più importante.

Cambio aria. Vado al bar e trovo quattro ex allievi. Al momento nemmeno li noto. Sono immersa nei miei pensieri, in quelle lezioni programmate che devono lasciar posto ad altro che, però, non si può spiegare così facilmente.
Mi scuso, sono distratta, sapete, sto invecchiando. Baci, abbracci, bevo il caffè, scappo perché sennò la sigaretta non riesco a fumarla prima che suoni la campanella – eh sì, non ho perso il vizio -, scusate, tante belle cose… così dicono le vecchie carampane come me.

Mentre sto fuori, penso che sono stati carini a venire a scuola, a quell’ora, per salutarmi. Consideriamo che nemmeno gli ex allievi che ancora girano per i corridoi mi salutano. Non tutti, ma molti mi ignorano.
Poi ricomincio a pensare alle due ore in quinta. Cosa dirò?

Arrivo al primo piano. L’aula è una di quelle in cui si entra da dietro. Per raggiungere la cattedra devo percorrerla tutta trascinandomi dietro l’inseparabile trolley con i libri, facendo gincana fra gli zaini.

Che strano, non vedo zaini per terra. Sembra tutto molto ordinato. Un silenzio surreale.
Alzo lo sguardo e noto che tutti hanno ancora i cappotti addosso. Non lo fanno mai, si muore dal caldo in aula.

Guardo meglio e vedo delle facce diverse, una quinta che non è quella di quest’anno. Sono gli ex allievi usciti un po’ di tempo fa. Nel 2009? No, no. Nel 2011…. no, prof, nel 2012. Cavolo, che figura!

Insomma, hanno fatto sloggiare i miei attuali allievi, hanno preso ordinatamente posto nei loro banchi, mi hanno aspettato in silenzio…. cosa che, tra l’altro, non facevano allora.

Arrivano gli studenti sloggiati, portano delle sedie recuperate chissà dove. Rivendicano il possesso dei loro banchi ma non si può mica lasciare in piedi i nuovi arrivati…

Mi ritrovo l’aula piena. Facce ben conosciute, vista la quotidiana frequentazione, altre che non ho dimenticato. Faccio fatica a riconoscere qualcuno. Gabriele ci rimane male. Anche Giulia. Vabbè, perdo colpi, ve l’ho detto. Qualche nome mi sfugge e sarei davvero in imbarazzo a dover fare l’appello di quella quinta del triennio 2009-2012.

Nell’ordine penso:
1. Saremo 35, più o meno, sforiamo i parametri di sicurezza.
2. Se lo viene a sapere la preside mi fa un cazziatone.
3. Non posso mandarli via, sono stati così carini a farmi questa sorpresa
4. Annuncio alla classe un’ora di orientamento post-diploma.
5. Salvati capra e cavoli (non voglio offendere nessuno, è solo un modo di dire!)

Parigi e i suoi morti si allontanano.

Parliamo di progetti, realizzati o in via di realizzazione.

Parliamo di incidenti di percorso (cambio di facoltà) e di ripieghi (un test di ammissione andato male e conseguente cambio di indirizzo di studi) che poi si rivelano scelte vincenti.
Parliamo di chi corre e di chi va un po’ lento. Ognuno ha i suoi tempi, ecchecaspita!
Parliamo di passioni, scelte fatte con la testa ma anche con il cuore.
Parliamo di giovani adulti che solo tre anni fa ho lasciato ragazzi, con poche idee e pure quelle a volte confuse, che nel tempo hanno rivelato una maturità ben maggiore del voto conseguito all’esame di Stato.

Passa un’ora. Per una volta non ho fatto lezione IO. I protagonisti sono stati LORO. Usciti dal liceo nel 2012, rientrati nella vecchia aula portando con sé sogni e speranze.

Una lezione diversa da quella che avevo immaginato. L’Isis semina morte ma noi abbiamo parlato di vita.
Perché, dopo tutto, la vita è bella.

GRAZIE RAGAZZI! Siete stati fantastici.❤

9 commenti »

  1. Diemme said,

    Mi hai commosso! E poi sì, certo, nella vita a volte le cose che non vanno come vorremmo noi vanno meglio, e la maturità che esce fuori nella vita è spesso diversa da quella mostrata sui banchi di scuola: evviva la vita che ci sorprende!

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  2. Diemme said,

    PS: tra le altre cose, il commento l’avevo postato ieri, e solo stamane mi sono accorta che era rimasto appeso!

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  3. espress451 said,

    Questi sono i ragazzi, cara Marisa, questa è la vita stessa.
    Per quanto mi riguarda, dopo certi eventi mai fatto lezione istituzionale, ma sarà la mia formazione giornalistica. Anzi, mi appaiono sempre estranei quei docenti che, con le macerie fuori si occupano di sistemare un quadro storto all’interno (da una nota pubblicità…). Prima la cronaca e l’analisi. Il giorno seguente torna la letteratura con la sua consolazione.
    Un abbraccio, Es.

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  4. lilipi said,

    Bello questo post e bello anche quello del 2012.Spero che quella tale De Cecco non sia un’insegnante o che al massimo sia una precaria, cioè vada a far danno per breve tempo in scuole diverse. L’importanza del rapporto docente-discente era già evidenziato presso Greci, Latini . ecc. Ci sono ragazzi che rifiutano una materia per il cattivo rapporto che hanno con chi la insegna, e viceversa ci sono docenti che fanno amare la scuola e la cultura. Perché prima di essere docenti e discenti si è PERSONE, che condividono emozioni,opinioni esperienze…Il docente che si presenta come un TECNICO, che non vuole lasciarsi coinvolgere..è un poveretto che non ha capito niente di questa professione.

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  5. Monique said,

    Forse il segreto è proprio questo: continuare a portare sogni e speranze…

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  6. cavaliereerrante said,

    Per quello che hai seminato in non pochi tuoi allievi, per come interagisci con loro senza spocchia cattedratica e/o presunzione di donna matura, per come sei stata e resti …. non posso che dirti :

    MARISA, MARISA ,,, MARISAAAAAAAAA
    TI VOGLIO AL PIU’ PRESTO BACIAAAAAAAAAAAAAR ….

    uh … non era Marisa ma … ehm …., quella tale Marina, ma chissene :
    io, per non saper nè leggere nè scrivere, continuo a cantare …

    MARISA, MARISA … MARISAAAAAAAA …. etc. etc. ! 😀
    .

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  7. laurin42 said,

    Quando semini I valori dell’essere umano raccogli Amore per la Vita Vera! Pochi lo sanno fare! Tu sì! TVB love L

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  8. tachimio said,

    Questi mia cara marisa sono i frutti che si raccolgono seminando bene.E che bello raccoglierli attraverso una tale sorpresa. Un caro abbraccio ad una cara e brava persona. Isabella

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  9. marisamoles said,

    @ TUTTI
    Mi scuso per il ritardo con cui replico … il problema è sempre la mancanza del mio pc, oltre che del tempo.😦

    @ Diemme

    Pensa a quanto mi sono commossa io! Per tre giorni mi sembrava di camminare sospesa a un metro da terra.🙂

    @ Ester

    Anch’io cerco di mettere da parte le lezioni istituzionali ma questa volta è stato difficile trovare le parole. Ne abbiamo parlato, con più tranquillità, qualche giorno dopo. Leopardi è saltato, Cicerone no.😉

    @ lilipi

    Condivido pienamente le tue osservazioni. Bisogna fare amare la scuola, prima di tutto, e non è facile. Molto più semplice farla odiare, purtroppo…

    @ Monique

    Finché c’è vita c’è speranza…

    @ cavaliereerrante

    Non ci crederai ma appena nata, i miei genitori mi avevano chiamata Marina. Poi mia mamma ci ha ripensato (eterna indecisa…) e ha mandato mio papà all’Ufficio Anagrafe a cambiare il nome in Marisa, adducendo il pretesto che la levatrice (credo spettasse a lei, a quei tempi, denunciare le nascite) aveva capito male. La canzone, comunque, me la cantavano sempre quand’ero piccola.😉

    @ laurin42

    Grazie, Laura! Ricambio di cuore l’affetto.❤
    Un abbraccio.

    @ tachimio

    Grazie, Isabella. Un abbraccio.

    Mi piace


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