‘E FIGL SO’ PIEZZ ‘E CORE … ANCHE QUANDO SPARISCONO E POI RITORNANO

francesco rigoliI genitori di Francesco Rigoli hanno di certo passato delle buone feste: il loro figlio, ora 27enne, era scomparso nel nulla 3 anni fa, facendo perdere le tracce. Un allontanamento volontario, hanno stabilito gli inquirenti che hanno chiuso il caso pochi mesi dopo la scomparsa. Ma che cosa mai era successo da spingere Francesco ad andarsene così, senza preavviso, senza una motivazione apparente, senza tranquillizzare i suoi che comunque stava bene e se la sarebbe cavata?

Una bugia grande come una casa: il giovane aveva dato a mamma e papà l’annuncio della prossima laurea ma in realtà il suo curricolo da studente mediocre lo ha smentito fin da subito: nessuna laurea, era molto indietro con gli esami.

Ho due domande da fare, a questo riguardo:

1. Cosa spinge un ragazzo di 24 anni a dire una bugia così grossa, ad inventarsi una laurea inesistente?

2. Come vi sareste comportati voi nel vederlo tornare – sollecitato da un appello accorato che una zia aveva lanciato su Facebook -, così, come se niente fosse?

Alla prima domanda non è facile rispondere. Da insegnante posso dire che sono molti gli studenti che soffrono per l’insuccesso scolastico perché si sentono in colpa nei confronti dei loro genitori, perché non sono all’altezza delle aspettative di mamma e papà o semplicemente perché non hanno coraggio di ammettere che quel dato corso di studi non fa per loro.
Generalmente chi teme di deludere la famiglia sa bene quali possono essere le reazioni all’annuncio di un eventuale abbandono degli studi (o, se si tratta di scuole superiori, di cui ho maggiore esperienza, di un cambio d’indirizzo, magari una scuola che i genitori ritengono “inferiore” rispetto al liceo). Al di là delle reazioni violente, che spero non si presentino, molto può influire anche la violenza psicologica. Dire al proprio figlio “sei una nullità”, “mi hai deluso profondamente”, “non meriti di essere mio figlio” o altre amenità del genere, può essere tranquillamente considerata una reazione violenta perché non tiene conto dello stato d’animo di chi si vede costretto ad ammettere la propria debolezza e incapacità.
A questo punto, molto dipende dal carattere del ragazzo (oltreché dall’età): c’è chi quel coraggio lo trova ed è pronto ad affrontare le conseguenze, e chi non ce la fa e non vede altra via d’uscita che sparire. A volte, l’esito è ben peggiore di quello del caso in questione: qualcuno arriva anche al suicidio.

Succede, nei casi di allontanamento spontaneo, che in breve tempo il figlio si ripresenti a casa e tenti di chiarire le cose. Altre volte, come nel caso di cui sto trattando, l’allontanamento si protrae nel tempo fino a diversi anni. A questo punto immaginiamo quale possa essere la reazione della famiglia.

I genitori di Francesco l’hanno accolto a braccia aperte, almeno da quanto emerge dal messaggio lasciato dalla madre su Facebook, nella pagina aperta apposta per rintracciare il figlio scomparso.
E’ normale, mi chiedo, un simile atteggiamento? Io credo di sì.
Se un figlio, anche il più bugiardo del mondo, ritorna a casa deve essere accolto a braccia aperte. La parabola del figliuol prodigo insegna. Non perché si debba perdonare sempre e comunque, beninteso, piuttosto perché quando si teme di aver perduto per sempre un figlio, la sua riapparizione viene concepita quasi come un miracolo, una benedizione del Signore, per chi ci crede.

Eppure c’è chi, commentando l’articolo del Corriere.it che racconta questa storia a lieto fine, la pensa diversamente. “Un bel calcio nel c**o e torna da dove sei venuto!” è la sintesi di molti dei commenti. Ma c’è anche chi accusa i genitori di essere responsabili della fuga, proprio per i motivi che ho esposto sopra. Più equilibrati mi sembrano i commenti che, pur sostenendo che il “figliuol prodigo” debba essere accolto a braccia aperte, non mancano di sottolineare che, qualunque fosse il motivo della fuga, il ragazzo avrebbe dovuto, magari dopo un po’ di tempo, rassicurare i genitori sulle sue buone condizioni di salute. Meglio piangere un figlio lontano ma sano che un figlio (creduto) morto.

E voi cosa ne pensate?

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15 thoughts on “‘E FIGL SO’ PIEZZ ‘E CORE … ANCHE QUANDO SPARISCONO E POI RITORNANO

  1. Non so, credo che questa sia una di quelle classiche situazioni in cui, se non ci sei dentro, non sai come ti comporteresti. Io penso che lo avrei accolto di nuovo a casa, ma non lo avrei perdonato. Ma chissà, non vivendola non saprei…

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  2. Beh, io ho votato la prima opzione quasi senza pensare. Parliamo di genitori che hanno perso il loro figlio, il quale si ripresenta a casa dopo anni. Questo ragazzo può anche aver sbagliato, ma non riesco neanche immaginare la gioia dei genitori nel vederlo tornare sano e salvo. Io sarei semplicemente al settimo cielo nel riabbracciare mio figlio e gli altri pensieri e sentimenti (rancore, sofferenza per la perdita…) verrebbero dopo.

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  3. Cara Marisa, vengo solo ora a commentare, ma il voto l’ho dato senza pensarci due volte appena ho letto il tuo articolo. Ho votato la prima opzione, l’avrei accolto a braccia aperte, E CHIEDENDOGLI PERDONO. Se un figlio se ne fosse andato per un qualsiasi altro motivo – diverso da violenze fisiche o psicologiche perpetrate dai genitori intendo – lasciando la famiglia nella disperazione, l’avrei ricacciato via a calci nel sedere, invitandolo a ritornarsene dove era stato fino ad allora, ma in questo caso…

    L’aspettarsi la perfezione da un figlio, farlo sentire una merdina se non è all’altezza delle aspettative dei genitori, fargli vivere una situazione di disagio continuo, credo che siano validi motivi di fuga. Certo, avrebbe potuto almeno far sapere loro che si era allontanato volontariamente e che era vivo e vegeto, ma chi lo sa cosa passa per la mente di una persona psicologicamente debole, e psicologicamente vessata per anni da quelli che erano diventati, per la sua psiche degli aguzzini?

    Spezzo però una lancia in favore dei genitori: a volte i genitori, pur carichi di aspettative, pur spronando il figlio verso ciò che per loro è il meglio per lui, non lo giudicherebbero o rifiuterebbero davanti a un fallimento, magari lo abbraccerebbero, sosterrebbero, tenterebbero di capire dove LORO hanno sbagliato, capirebbero, lo consolerebbero. A volte i genitori bisognerebbe strozzarli nella culla, ma a volte anche i figli si fanno dei film caricando genitori di colpe che non hanno, e che sono unicamente proiezioni delle loro ansie (Sissi docet 😉 ).

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  4. Pingback: Genitori e figli, le violenze silenti | Diemme

  5. @ Viola

    Grazie mille! Ti auguro una buona settimana.

    @ Valentina

    Forse in questo caso sarebbe stato più facile per te metterti nei panni del figlio e immaginare la reazione dei tuoi. 😉

    @ rosenuovomondo

    Su questo sono d’accordo, così come credo che, passata l’euforia del momento, non sia facile per tutta la famiglia ricominciare da capo.

    @ Scrutatrice

    Cara Veronica, condivido pienamente il tuo pensiero che conferma la tua sensibilità d’animo. Grazie mille!

    @ Diemme

    Condivido in toto la tua riflessione. Grazie per il reblog. 🙂

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  6. Io ho votato non so. Perché sinceramente non so cosa avrei provato, forse conoscendomi tanto senso di colpa. Perché questo figlio ha voluto punire i genitori, è indubbio.
    Dobbiamo sempre ricordarci, noi genitori, che i figli non sono nostri, come diceva Gibran. E che quindi se ci deludono, è giusto così. E dobbiamo educarli pensando sempre a fare quello che loro sentono.

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  7. @ maryonn

    Hai detto una cosa giustissima e molto condivisibile: questo figlio ha voluto punire i genitori. E anche sul pensiero di Gibran sono completamente d’accordo.

    Cara maryonn, non ci siamo sentite durante le feste, quindi ti auguro un buon proseguimento di quest’anno appena iniziato.

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  8. “Questo figlio ha voluto punire i genitori”, tu dici. E io aggiungo: “Ha fatto bene!”. Bisogna che i genitori smettano di ritenersi padroni della vita dei figli e si pongano qualche interrogativo su quello che fanno loro patire. Spesso il “per il loro bene” è un alibi che nasconde un delirio di onnipotenza, ritorsioni per frustrazioni personali, una vendetta nei confronti della vita di quello che loro, forse, hanno dovuto a loro volta subire. E se è vero che siamo tutti vittime di altre vittime, è pur vero che i genitori sono quelli più capaci -perché con più mezzi- di fare psicologicamente a pezzi il proprio figlio, promosso d’ufficio a punching ball nel peggiore dei casi, o anche semplicemente a propria appendice, senza diritto a una vita e a una personalità proprie.

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  9. @ Diemme

    Hai completamente ragione ma io non sono così drastuca nei giudizi sui genitori, il nostro è un mestiere difficile e spesso si sbaglia proprio perché amiamo troppo i nostri figli e non ci rendiamo conto che certi atteggiamenti sono contro producenti.

    Mi scuso se sono sbrigativa e non rispondo con tempestività ma ho il pc rotto e uso quello di mio marito … è peggio che stare all’internet point 😦

    @ maryoon

    Grazie, cara. Ci vuole tempo e pazienza, il primo non mi manca (nache perché non ho molta scelta, se voglio guarire devo stare a riposo e fare varie terapie riabilitartive) ma la seconda non è mai stata una mia virtù. 😦

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  10. buongiorno Marisa,
    da padre di tre figli ormai adulti NON ho votato, non l’ho fatto perché sono poco amante delle moderne logiche che a fronte di comportamenti anomali dei giovani, a prescindere, incolpano sempre e comunque genitori, scuola e società. Esistono anche “teste bacate” a livello genetico, ragazzi che su queste logiche ci marciano, i genitori moderni abbondano in incompetenza, lassismo, indulgenza, fanno troppe proiezioni, sono in perenne competizione con altri genitori ma tutto questo non assolve nessuno. Che piaccia o meno i figli sono un “investimento”, molti miei compagni di scuola, negli anni 70, sono giunti alla laurea nonostante fossero figli di operai descolarizzati che hanno impalcato la loro vita sul futuro dei figli. Ai giovani di oggi manca il senso di responsabilità, i processi di maturazione sono stati procrastinati, il potere educativo/formativo si è vaporizzato. Non sono in grado di dire con precisione come mi sarei comportato in una simile circostanza, probabilmente avrei provato tanta amarezza e delusione.

    buona giornata

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  11. Io ho messo il pallino sul “non so”, perché non ho sufficienti elementi per giudicare.
    Credo comunque che uno che sparisce di casa per tre anni, quando torna qualche spiegazione la debba pur dare.
    Può anche darsi che avesse tutte le sue buone ragioni per andarsene, ma avrebbe forse dovuto spiegare prima il suo gesto.
    Per quanto riguarda i genitori, se l’hanno accolto a braccia aperte vuol dire che qualche senso di colpa l’avevano.
    Ciao

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  12. @ aquilanonvedente

    Sono d’accordo con te. Come in tutte le situazioni, il torto e la ragione non stanno da un’unica parte. Quello che volevo conoscere da voi lettori era la reazione a caldo, consapevole che da entrambe le parti si dovessero dare delle spiegazioni. Comunque è difficile mettersi nei panni dell’altro.
    Grazie @aquila. A presto.

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