19 novembre 2014

LIBRI: “MARTA NELLA CORRENTE” di ELENA RAUSA

Posted in libri, scrittori tagged , , , , , , , a 12:22 pm di marisamoles

PREMESSA
Ci sono libri che alla fine ti fanno piangere ma non perché è la storia (o storie) che raccontano a commuoverti fino alle lacrime. Piangi perché vorresti non finissero mai, tanto sono stati capaci di coinvolgerti e trascinarti in un mondo nuovo e diverso, fino a dimenticarti del tuo presente e sempre uguale a se stesso.
Marta nella corrente è uno di questi. Un romanzo che non si può non amare fin dalle prime pagine.

L’AUTRICE
elena_rausaElena Rausa è nata a Milano e attualmente vive in Brianza. Ha tre figlie. Dopo la laurea in Lettere presso l’Università Cattolica di Milano, ha conseguito un dottorato di ricerca in Italianistica-Filologia umanistica. Oggi è docente di lettere al liceo scientifico. Marta nella corrente (Neri Pozza, ottobre 2014) è il suo primo romanzo. [informazioni e immagine tratte dal sito dell’editore Neri Pozza]

marta nella corrente
Marta è una bambina di sette anni che deve affrontare all’improvviso un dolore più grande di lei: la morte della madre Bruna, vittima di un incidente stradale assieme al suo compagno. La tragedia fa entrare di prepotenza la piccola nella vita di più persone, di cui ignorava l’esistenza: il nonno Aldo Fantini che da dieci anni aveva perso ogni contatto con la figlia e, quindi, ignorava l’esistenza di questa nipote; Livia e Mario Parisi, genitori di due gemelli e di una bambina più piccola, che aprono le porte di casa all’orfana, nella veste di genitori affidatari; Emma Donati, una psicologa con alle spalle una triste storia di sofferenze e privazioni, che aiuterà Marta ad elaborare il lutto e a conquistare fiducia in un avvenire migliore.

Attorno a questi protagonisti ruotano altri personaggi che contribuiscono, ognuno con la propria storia, a dipanare le due difficili matasse con cui possiamo configurare il vissuto delle due protagoniste assolute di questo romanzo: Marta ed Emma.

Marta reagisce alla tragedia che le piove addosso barricandosi nel suo mondo, chiudendo quasi con un lucchetto il suo cuore e rifiutandosi di parlare. Nessuno sa nulla di lei, dei suoi rapporti con la madre, si ignora l’esistenza di un padre, non si conoscono legami affettivi che potrebbero aiutarla ad uscire dal suo volontario isolamento. Nemmeno nonno Aldo può esserle d’aiuto; l’accoglie con tutto l’affetto che può offrire ad una bambina sconosciuta, non le impone con prepotenza la sua presenza, lascia che sia la piccola a decidere le modalità e i tempi. Un incontro senza dubbio agevolato dal fatto che Marta non si ribella, non fa capricci, non rifiuta nulla e nessuno. Affronta ogni cosa con apparente indifferenza. Sta semplicemente zitta come se solo nel silenzio potesse trovare il significato profondo della realtà che sta vivendo. Nel suo mondo abitato da sensi di colpa, tacere le sembra forse la soluzione per soffrire meno.

La dottoressa Emma Donati avrà il difficile compito di “scrivere” la storia di Marta e sa di poterlo fare solo guadagnandosi la sua fiducia. Tra le due si crea piano piano un rapporto che va al di là dell’empatia necessaria in ogni relazione d’aiuto. La psicologa non deve semplicemente squarciare il velo che si insinua tra la piccola e il mondo, deve soprattutto ricostruire il vissuto della sua paziente e lo fa attraverso gli oggetti recuperati nella casa che Marta aveva condiviso con la mamma a Milano. Così un castello improvvisato diventa lo scenario fiabesco per le pedine di una preziosa scacchiera che si animano seguendo la volontà della piccola. Inizia ad alzarsi un sipario e piccoli frammenti di vita diventeranno padroni della scena e sveleranno ciò che Marta segretamente custodiva nel suo cuore.

Il compito della psicologa, tuttavia, si rivela più difficile del previsto. Stiamo parlando di una donna matura che ha esperienza nella sua professione. Eppure, come anticipato, il rapporto con la piccola diventa altro rispetto alla relazione che solitamente si instaura tra paziente e analista. Marta, con la sua storia, il suo dolore, i suoi sensi di colpa, la solitudine che sceglie per affrontare la sofferenza, fa riemerge nell’animo della dottoressa Donati il suo passato che, seppur calato in un contesto assai diverso, ha quelle stesse caratteristiche.
Emma, che ha perduto la madre in giovane età, proprio come la piccola paziente, ha alle spalle la terribile esperienza dell’internamento in vari campi di concentramento, fra cui Auschwitz. E quando parliamo di Auschwitz non possiamo fare a meno di pensare al Dolore, quello con la D maiuscola, quello che rimane per sempre, traccia indelebile nelle persone che hanno provato quella esperienza. Un dolore che si fa più acuto nel momento in cui chi è sopravvissuto deve fare i conti con il senso di colpa nei confronti di chi non ce l’ha fatta. A maggior ragione se si tratta di persone care, come l’amica di Emma, Giuliana, che soccombe ad un passo dalla libertà.

La storia di Marta suscita in Emma ricordi nascosti, mai rivelati, nemmeno al marito Filippo che pazientemente le sta accanto da trent’anni. Anche la mancata nascita dei figli, che solo lui desiderava veramente, verrà alla fine interpretata come il segno di un destino ineluttabile.
Grazie all’inconsapevole aiuto della piccola orfana, la dottoressa Donati riesce finalmente a liberarsi dei fantasmi del passato e a guardare al futuro con maggiore ottimismo. Per Marta, che ha tutta la vita davanti, sarà più facile, mentre Emma, una volta scrollatasi di dosso il peso ingombrante del passato, rimarrà comunque la consapevolezza che se la felicità non è più irraggiungibile, la vita non vissuta completamente è perduta per sempre. Solo l’amore di chi ha sempre accettato i suoi silenzi e il suo muto dolore è ora in grado di salvarla.

***

Marta nella corrente è un’opera prima eppure sembra frutto di una lunga esperienza in ambito narrativo. Elena Rausa è una professoressa di Lettere e si vede: il libro è ben scritto, lo stile è semplice – prevale la paratassi, quindi è abbastanza segmentato -, privo di fronzoli retorici ma non per questo meno incisivo. L’autrice riesce a trattare un argomento così complicato, se vogliamo anche pesante, con uno stile lieve che, seppur con la presenza di più piani narrativi e focalizzazioni differenti, cattura il lettore e fa sì che sfogliare le pagine sia la sua preoccupazione principale perché sa che nulla può essere scontato, nulla prevedibile nelle storie che vengono narrate.
Mi è piaciuta anche la disinvoltura con cui Rausa utilizza i tempi verbali, alternando abilmente il presente e il passato, creando quel tessuto narrativo che risulta dall’intreccio di fili diversi fino a diventare una sola storia.

Molto meglio di me ha recensito Marta nella corrente Mauro Reali per La Ricerca. Grazie a lui sono stata conquistata fin da subito da questo romanzo che ho apprezzato davvero moltissimo. Invito, dunque, i lettori a leggere anche il contributo del prof. Reali cliccando QUI.

VISITA ANCHE LA PAGINA “LE MIE LETTURE”

6 commenti »

  1. Elena Rausa said,

    Grazie infinite. Davvero.

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  2. marisamoles said,

    @ Elena Rausa

    Grazie a te per aver scritto questa storia così bella.

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  3. tachimio said,

    torno a breve con più calma.

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  4. marisamoles said,

    @ tachimio

    Tranquilla, cara Isabella, io sono qui e non scappo.😉

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  5. tachimio said,

    Complimenti per questa recensione assolutamente impeccabile. Un libro davvero interessante, grazie per questo consiglio speciale. Certamente i complimenti vanno anche all’autrice per una storia molto coinvolgente e profonda. A te Marisa un caro abbraccio. Isabella

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  6. marisamoles said,

    @ tachimio

    Grazie per i complimenti, molto graditi. Ma questo mio piccolo contributo non sarebbe stato possibile senza la bella storia che Elena Rausa ha raccontato in questo romanzo che considero una perla rara nel panorama letterario italiano dei nostri giorni.

    Un abbraccio, cara Isabella, e buona domenica.

    Mi piace


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