18 novembre 2014

MAMMA È MEGLIO

Posted in bambini, donne, famiglia, figli tagged , , , , , , , , a 2:05 pm di marisamoles

maternità katie berggrenIn risposta ad un vecchio post – ma sempre attuale tanto da essere tuttora commentato – invito i lettori a leggere questo interessante articolo di Monica Coviello per Vanity Fair.

L’argomento che affrontavo più di un anno fa era la maternità, o per meglio dire la condizione di childless – o childfree, definizione che mi piace meno – condivisa da molte donne che decidono di non mettere al mondo figli.

Non era mia intenzione dare un giudizio di merito sostenendo la maternità e criticando chi non vuole procreare. A giudicare dai commenti che ho ricevuto l’intento del post è stato frainteso. Allora avevo espresso la mia modesta opinione sul fatto che la parola childfree mi sembra triste perché lascia sottintendere che i figli siano visti come una sorta di schiavitù, una rete in cui non cadere in nome del diritto alla libertà.

Sulle mie parole si è molto “ricamato”, come si suol dire, mettendo in secondo piano la mia assoluta convinzione, ribadita più volte in quello e in altri contesti, che ad ognuno debba essere garantita la libertà di scegliere.

Ma in che modo, dunque, l’articolo della Coviello si ricollega a questo discorso? La giornalista di Vanity Fair si riferisce al libro «La maternità è un master» (edizioni Bur) in cui gli autori, Riccarda Zezza e Andrea Vitullo, sostengono che la maternità renda più forte la donna, l’aiuti nel problem solving quotidiano, trasferendo poi determinate abilità anche nel mondo del lavoro.

Riporto uno stralcio dell’articolo:

«La natura – dicono Riccarda Zezza e Andrea Vitullo – si preoccupa della preservazione della specie, quindi dota le madri di maggiori capacità e di istinto di sopravvivenza. C’è anche una chiara somiglianza tra la complessità che gestisce un genitore in famiglia, in termini di intensità delle relazioni, sviluppo dell’autorevolezza, desiderio di abilitazione degli altri, capacità di motivazione e di ascolto, e la realtà di un mondo lavorativo che richiede sempre maggiore empatia e capacità relazionale». La maternità sarebbe, in altre parole, una «scuola di management».

Nella gallery fotografica sono poi riportate le abilità che la maternità sviluppa e che possono tornare utili anche sul lavoro:

1. PRENDERE DECISIONI
2. ASCOLTARE CON ATTENZIONE
3. INTUIRE ED ESSERE CAPACI DI EMPATIA
4. GESTIRE LE CRISI
5. DARE PRIORITÀ
6. MOTIVARE
7. ANDARE AL SODO
8. DELEGARE
9. ESSERE CREATIVA
10. AVERE AMPI ORIZZONTI

Personalmente ammetto di non aver sviluppato tutte queste abilità, nonostante la nascita di due figli nell’arco di 22 mesi.
E voi che ne pensate?

[nell’immagine “Maternità” di Katie M. Berggren da questo sito]

6 commenti »

  1. Diemme said,

    Beh, modestamente, io certe attitudini le avevo già da prima! Anzi, ti dirò, forse un po’ le ho addirittura perse.

    Invece, sinceramente, un qualcosa l’ho appreso, ho imparato a vedere sempre il positivo in ogni situazione, e questa è certo una caratteristica che mi mancava totalmente: mia figlia mi riscattato e salvato da una vita a tinte fosche!

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  2. nonseinegato said,

    Io non penso che il fatto di diventare genitore aiuti a sviluppare queste abilità più di altre esperienze, penso se mai che si trovino meglio nel ruolo di genitori quelli che possiedono già alcune di queste abilità. Se qualcuno, ad esempio, non sa prendere decisioni, diventerà un genitore che non sa prendere decisioni, come ce ne sono molti.
    Penso invece che il fatto di essere genitori porti a guardare le cose con un occhio diverso (almeno per me è così, ad esempio ho sempre avuto una certa tendenza ad essere paterno con gli alunni ma questa si è rafforzata dopo la nascita dei miei figli).

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  3. marisamoles said,

    @ Diemme

    Indipendentemente da studi e casistiche, la maternità – o per meglio dire la genitorialità, così includiamo anche i padri … forse non Attila😉 – ha sempre molto da insegnare. Poi c’è chi impara e chi no, come in tutte le situazioni che si presentano nel corso della vita.

    @ nonseinegato

    Certamente si guardano le cose con occhio diverso. Non concordo, invece, sul fatto che alcune attitudini non possano svilupparsi se non le si possiede già. Ci vuole innanzitutto la volontà.

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  4. espress451 said,

    Ma davvero tali abilità si sviluppano solo con la maternità? O meglio solo con quella fisica? Quante volte nella vita siamo chiamati a rispondere, uomini e donne, a “chiamate” di maternità/paternità senza essere tali da un punto di vista biologico? Chi sceglie di rispondere a tali chiamate lo fa peraltro in assenza di obblighi di legge, sentendo forse richiami altri…
    A presto, Es.

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  5. marisamoles said,

    Cara Ester,

    nell’articolo non si afferma che solo con la maternità si sviluppano le abilità citate. Sarebbe, infatti, un problema se le donne senza figli non le avessero! L’intento è, in verità, quello di affermare che la maternità aiuta molto in questo senso. Rimango sempre dell’idea che il mettere al mondo dei figli sia una scelta, certamente non un obbligo di legge, e che la condizione di childless possa essere dettata anche da una serie di congiunture indipendenti dalla propria volontà.

    Buona giornata.
    Un abbraccio.

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  6. […] queste dichiarazioni mi è tornato in mente un vecchio post, Mamma è meglio, in cui facevo riferimento al libro La maternità è un master (edizioni Bur) scritto a quattro […]

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