CENABIS BENE MI FABULLE … A TAVOLA CON GLI ANTICHI ROMANI

Come mangiavano gli antichi Romani? Le fonti ci danno molte informazioni ma, onestamente, non sembrano prelibatezze culinarie paragonabili a quelle moderne. In fondo, come si usa dire proprio riprendendo un detto latino, de gustibus non est disputandum.
Buona lettura … magari provate qualche ricetta.

Marisa Moles's Weblog


Così inizia il carme 13 di Catullo, famoso poeta latino vissuto nel I secolo a.C. Ecco il testo originale:

Cenabis bene, mi Fabulle, apud me
paucis, si tibi di favent, diebus,
si tecum attuleris bonam atque magnam
cenam, non sine candida puella
et vino et sale et omnibus cachinnis.
Haec si, inquam, attuleris, venuste noster,
cenabis bene; nam tui Catulli
plenus sacculus est aranearum.
Sed contra accipies meros amores,
seu quid suavius elegantiusve est:
nam unguentum dabo, quod meae puellae
donarunt Veneres Cupidinesque;
quod tu cum olfacies, deos rogabis
totum ut te faciant, Fabulle, nasum.

Famoso lo era davvero, Catullo, ma non tanto per l’attività poetica, quanto per l’amore appassionato che gli ispirò gli indimenticabili versi dedicati a Lesbia. Ma di questo ho già parlato in un altro post. (LINK )
L’attività poetica, a quanto pare, non doveva essere molto redditizia; infatti, al verso 8 del carme…

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4 thoughts on “CENABIS BENE MI FABULLE … A TAVOLA CON GLI ANTICHI ROMANI

  1. Che si è fatto Fabullo al naso? Per carità Marisa, ci traduci? Lo sai che io ho dimenticato tutto…mica come Celentano, che ha plagiato Catullo a quanto sembra : -)

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  2. @ Alberto

    Hai dimenticato tutto? Allora anche il tuo prof di Latino non era tanto bravo!
    Eccoti la traduzione:

    Cenerai bene, Fabullo mio, da me fra pochi giorni, sempre che gli dei ti siano amici, se porterai con te una buona e abbondante cena, non senza una ragazza dalla pelle candida e vino e sale e ogni sorta di divertimento. Dico che se porterai con te, bello mio, tutte queste cose, cenerai bene; infatti il borsellino del tuo Catullo è pieno di ragnatele. Però in cambio riceverai amori sinceri o quel che c’è di più piacevole ed elegante: ti offrirò un unguento che alla mia ragazza donarono le Veneri ed i Cupidi, e quando lo fiuterai, pregherai gli dei che ti trasformino, Fabullo, tutto in un naso.

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  3. Non si può non citare Sir Alma Tadema per immaginare la romanità! Sono stata ad una sua mostra recente al chiostro del Bramante a Roma. Impagabile in grande e in piccolo!
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    L

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