28 settembre 2014

I NONNI

Posted in affari miei, bambini, famiglia tagged , , , , , , , a 6:59 pm di marisamoles

mamma e nonna
Il 2 ottobre si celebra la Festa dei Nonni, introdotta in Italia con la Legge 159 del 31 luglio 2005, quale momento per celebrare l’importanza del ruolo svolto dai nonni all’interno delle famiglie e della società in generale. Dato che quest’anno la ricorrenza cade durante la settimana, la celebrazione è stata anticipata ad oggi, domenica 28 settembre.

Questa mattina in piazza San Pietro a Roma, proprio per ricordare questi “pilastri” della famiglia, Papa Francesco ha incontrato i fedeli e, per l’occasione, ha voluto la presenza del Papa emerito Benedetto XVI. Bergoglio, parlando della presenza di Ratzinger in Vaticano, una volta si espresse così: “È come avere il nonno a casa”. Quindi oggi il predecessore di papa Francesco non poteva mancare.

Io non amo molto le feste della mamma, del papà, della donna, San Valentino … sono feste consumistiche, nate per far muovere i soldi. Non credo ci sia bisogno di una festa per pensare a queste importanti figure nella vita di ciascuno, all’amore, all’orgoglio di essere donna. Tutti i giorni dobbiamo ricordarcene.
E ciò credo sia valido anche per i nonni, pertanto questa ricorrenza mi dà solo l’occasione per riflettere sui nonni e sulla loro importanza nella vita di ognuno di noi. Anche quando non ci sono più.

Io ho conosciuto soltanto una nonna, la mamma di mia mamma. Si chiamava Caterina – che poi è anche il mio secondo nome e devo dire che lo preferisco al primo – ma tutti la chiamavano Tina (nella foto sotto il titolo è in compagnia della mia mamma, a passeggio per il Corso Italia a Trieste). Per me era semplicemente “nonna”, visto che era l’unica e non c’era bisogno di nominarla per non confondersi con l’altra, nonna Vincenza, che è mancata poco prima delle nozze dei miei genitori.

Nonna era una donna autoritaria, esigente, con le sue idee … era siciliana, e pure dell’800, quindi le sue idee erano proprio particolari, distanti dalle mie e da quelle delle nuove generazioni.
Viveva con noi e dettava legge. Si pranzava e cenava all’ora che lei preferiva (sempre troppo tardi, per i miei gusti), si usciva se le andava, altrimenti si rimaneva a casa. Quando ho preso la patente sono automaticamente diventata la taxista di casa e la cosa non mi garbava affatto, io non ho mai amato guidare.

Io avevo un caratteraccio e con nonna gli scontri erano quotidiani. Naturalmente parlo di quando ero adolescente ma le cose non cambiarono poi tanto quando divenni adulta. Io ero trasgressiva e non sopportavo che qualcuno dicesse cosa dovessi e cosa non dovessi fare.
Per fare un esempio, quando ho avuto il mio primo ragazzo, lei si era messa in mezzo e aveva cercato di allontanarlo dicendogli; “Lascia stare mia nipote, è piccola e deve giocare con le bambole!”. Ora, ditemi voi se una non si deve incavolare … ero effettivamente molto giovane ma sapevo ciò che facevo e di certo avevo smesso di giocare con le bambole da un pezzo.

Mia mamma e mio papà le davano sempre ragione, così anche mio fratello, io quasi mai. I miei genitori per rispetto, mio fratello per convenienza. Lui aveva sempre capelli e barba lunghi e a mia nonna non piacevano. Così lei gli diceva: “Tieni 5 lire e vai dal barbiere”. Peccato che gli allungasse una banconota da 5000 lire, non una monetina da 5, che gli sarebbero bastate per andare dal barbiere almeno un paio di volte. Lui intascava e non ci andava, finché nonna non gli dava un’altra banconota, pensando di non avergliela data, e lui finalmente si faceva tagliare barba e capelli.

Ora non vorrei che si pensasse che con me nonna non fosse generosa. Nonostante la trattasi spesso male, lei era sempre pronta a comprarmi qualcosa. Quelle rare volte in cui mia mamma si rifiutava di accontentarmi, ci pensava nonna. Immagino che poi, in separata sede, facessero discussioni a non finire.
Caterina era orgogliosa di me, dei miei studi, del mio lavoro (le prime supplenze le ho fatte quando lei c’era ancora) e mi spiace che non abbia potuto vedermi laureata e sposata. Nonostante chiamasse mio marito – allora fidanzato – “coso”, fingendo di non ricordarsi il nome, so che lui le piaceva. E poi ero grande quando l’ho conosciuto, avevo superato da un pezzo l’età dei giochi con le bambole.

teo max nonni

I miei figli (nella foto sopra siamo in compagnia dei miei genitori) sono stati fortunati perché hanno potuto godere dei quattro nonni per molto tempo. Ora sono rimasti solo i miei genitori, anche se li vedono poco. A me dispiace perché so che non potranno godere della loro compagnia all’infinito e anche perché sono sempre stati per loro “nonni a distanza”, dato che viviamo in due città diverse.

Le nonne – Mariuccia (mia mamma) e Marcella (mia suocera) – erano rispettivamente “la nonna delle tute da ginnastica” e “la nonna delle scarpe”. Non che facessero solo questi regali, ma ad ogni cambio stagione le tute e le scarpe erano appannaggio loro.
A proposito di scarpe, devo raccontare un aneddoto. Per i primi anni, io compravo le scarpe e mia suocera mi dava l’importo dovuto. A un certo punto, non ho mai capito perché, ha iniziato a darmi i soldi e con quelli avrei dovuto arrangiarmi. Forse pensava che io spendessi troppo per le scarpe – non era affatto un problema di soldi, le possibilità le aveva, piuttosto una questione di principio -, fatto sta che la prima volta che mi diede la busta con l’importo, all’interno ritrovai esattamente metà della cifra che ero solita spendere. Il mio secondogenito, che è sempre stato un bimbo ciarliero (ora lo è molto meno) e sveglio (lo è ancora …), la prima volta che mia suocera, invece di rifondermi, mi consegnò la busta con il denaro, mi chiese se quelli fossero i soldi per le scarpe. Io purtroppo ho un bruttissimo vizio: penso ad alta voce. Fu così che replicai: “Veramente questi bastano per una sola scarpa”. Poi mi morsi la lingua ma era troppo tardi. Invano raccomandai al piccolo – poteva avere 4 o 5 anni – di non riferire alla nonna quanto avevo detto, pensando ad alta voce. Alla prima occasione d’incontro con nonna Marcella, le mostrò le scarpe nuove e disse: “Tu hai pagato la scarpa destra, l’altra l’ha comprata la mamma”. Avrei voluto sprofondare … 😦

I nonni – Vittorio (mio papà) e Silvo (mio suocero) – erano, invece, i “nonni bancomat”. I miei due demonietti sapevano bene come ruffianarseli ed ottenere una mancia. Raramente erano servizievoli ma in certe occasioni sfoggiavano tutte le abilità che pensavo non avessero e che invece tenevano ben nascoste.
Anche crescendo, le cose non sono cambiate. Io mi arrabbiavo sempre quando chiedevano soldi ai nonni, specialmente a mio suocero. Dicevo: i nonni non sono dei bancomat. In realtà a loro non pesava dare qualche banconota ai nipoti, ero io che trovavo disdicevole il solo pensiero che l’affetto si potesse comperare. D’altra parte, non vivendo nella stessa città, è anche vero che quello con i nonni per i miei figli era un rapporto occasionale, non c’era la possibilità di frequentazione quotidiana o settimanale, non c’è mai stato un rapporto speciale fra loro. Ora che sono grandi, si può dire che i nonni li vedano una o due volte l’anno e questo mi rammarica molto.

Ecco, queste sono le riflessioni che la Festa dei Nonni ha suscitato in me.
I Nonni ci sono sempre, anche quelli che non abbiamo mai conosciuto o quelli che ci hanno abbandonato. Sono le nostre radici, noi siamo i rami del loro albero e questo non dobbiamo mai dimenticarlo.

Un ultimo pensiero alla mia amica Isabella che da poco è diventata la nonna felice di Arianna. A lei va il mio pensiero speciale, a lei e a tutti i nonni il mio abbraccio.

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27 settembre 2014

6° COMPLEANNO DEL BLOG

Posted in affari miei, Amici, Compleanno blog, web tagged , , , , , , a 9:20 pm di marisamoles

torta compleanno 6 anniCari amici ( e lettori qui di passaggio), oggi questo blog compie sei anni. Tanti, considerato che non è facile tenere aperto un blog, aggiornarlo periodicamente, mantenere l’impegno preso prima di tutto con sé stessi e poi con gli altri.

Da cosa nasce l’esigenza di tenere un blog? Per quanto mi riguarda, sono una grafomane, lo sono sempre stata. Da piccola scrivevo poesie (ahimè, ho perso con il tempo la vena poetica!), tenere un diario era una consuetudine durante l’adolescenza, al liceo e all’università ho riempito quaderni di appunti, la stessa cosa ho fatto quando preparavo i concorsi a cattedra. Insomma, carta e penna sono stati i compagni di viaggio preferiti per gran parte della mia vita.

Poi è arrivato il computer. All’inizio lo odiavo, pensavo che non sarei mai stata capace di utilizzarlo. Più che altro non capivo a che cosa potesse servire, dato che avevo sempre scritto con la penna, al massimo con la macchina da scrivere …
Quando sei anni fa ho deciso di aprire questo blog (al quale sono seguiti altri due) in realtà non credevo che potesse essere una sorta di diario. Non mi piace molto parlare di me, delle mie abitudini, delle persone che amo, delle cose che faccio. Infatti, su un totale di 1177 post scritti in questo arco di tempo, solo 154 sono inclusi nella categoria “affari miei”. Però non si può dire che non mi stia sforzando di “sbottonarmi” un po’ di più rispetto agli inizi.

Molti amici hanno, nel corso del tempo, riflettuto su ciò che significa scrivere in un blog. Quasi tutti dicono che quando si scrive, lo si fa soprattutto per sé stessi. Concordo ma, soprattutto da quando si è formata una cerchia di blogger che si seguono a vicenda, quindi io seguo altri che seguono me, ho notato che a volte si è condizionati proprio dalla consapevolezza che le cose che scriviamo sono poi lette da chi conosciamo bene, e allora quello scrivere per sé stessi passa in secondo piano. Quante volte è capitato, infatti, di mettersi al pc e pensare che il post in via di pubblicazione possa piacere a Tizio più che a Caio. Ecco, secondo me questa è la fondamentale differenza tra un blog e un diario che è l’esclusivo destinatario dei nostri pensieri e delle nostre parole.

Fatto questo preambolo, mi avvio, seguendo ormai la consuetudine consolidata, a dare un po’ di numeri.

Ad oggi le visualizzazioni sono state 1.927.398. Nell’ultimo anno i click sono stati poco più di 231.000.

I commenti degli ultimi 12 mesi sono 1538 (una buona metà, comunque, sono costituiti dalla mie repliche!)

I POST PUBBLICATI NELL’ULTIMO ANNO: 129 (caso strano ma vero: esattamente quanti ne avevo pubblicato nell’anno precedente!)

La TOP TEN dei post (accanto al titolo il numero di visualizzazioni, sempre riferite agli ultimi 12 mesi e tra parentesi l’anno di pubblicazione):

1. IL PRIMO AMORE NON SI SCORDA MAI MA È MEGLIO NON CERCARLO (2012) 13.634

2. “MIO FIGLIO È STATO BOCCIATO. MALEDETTE LE PROF”. LO SFOGO DI UNA MAMMA FURIOSA (2010) 10.668

3. MAMME CINQUANTENNI: ADESSO E’ IL TURNO DI ALESSANDRA MARTINES (2012) 6.908

4. LE DONNE DI ULISSE: PENELOPE, L’AMATA SPOSA … MA TRADITA (2010) 6.757

5. NON VIAGGIATE CON RYANAIR, SE POTETE (2011) 6.123

6. LE POESIE DEL RISORGIMENTO: “SANT’AMBROGIO” DI GIUSEPPE GIUSTI (2011) 5.742

7. LE POESIE DIMENTICATE: “L’AQUILONE” di GIOVANNI PASCOLI (2013) 5.572

8. LE DONNE DI ULISSE: L’AMANTE NINFA CALIPSO (2010) 5.317

9. LE DONNE DI ULISSE: CIRCE, L’AMANTE MAGA (2010) 5.077

10. LATINO: UN METODO PER TRADURRE (2009) 5.004

Hanno visualizzato la HOMEPAGE del blog, sempre nell’ultimo anno, 20.955 persone.

Come potete notare, nessuno dei post citati è stato scritto nel corso degli ultimi 12 mesi e ciò mi spiace molto perché mi viene da pensare che davvero la mia “vena scrittoria” si stia esaurendo …
Ad ogni modo, io tengo duro e vado avanti. Sperando, naturalmente, di avere sempre con me i lettori affezionati che mi hanno, in molte occasioni, dimostrato il loro apprezzamento e la loro stima (che contraccambio!).

Non mi resta che ringraziare i miei amici blogger, alcuni sempre presenti anche come commentatori, i lettori abituali che mi seguono fedelmente e tutti quelli che passano di qua per caso … mi auguro trovino interessante il blog diventando anche loro followers!

Ciao a tutti e … al prossimo anno per un nuovo aggiornamento sui dati!

[immagine torta da questo sito]

26 settembre 2014

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: FLASH MOB PER INCORAGGIARE L’ALLATTAMENTO AL SENO

Posted in amore, bambini, donne, La buona notizia del venerdì, società, web tagged , , , , , , , , , a 7:28 pm di marisamoles

allattamento falsh mob
L’allattamento al seno è importante per molteplici motivi: è l’alimento perfetto per il neonato, fatto apposta per lui, protegge da virus e batteri, aumenta le difese immunitarie del poppante, facilita lo sviluppo di un buon rapporto madre-bambino. Senza contare che è comodo anche per la mamma che ha sempre il nutrimento a portata di mano.

Un tempo una donna che allattava in pubblico destava scandalo. Eppure si tratta di un gesto naturale, nel vero senso della parola: avete mai visto una mucca o una pecora che si appartano mentre allattano i cuccioli? È un fatto culturale, prima di tutto. Ma al giorno d’oggi come può essere ancora un tabù?

Ricordo una notizia di qualche tempo fa che riguardava una mamma che era stata allontanata dal ristorante in cui pranzava perché la poppata in pubblico era stata considerata sconveniente. (ne ho parlato QUI) Mi chiedo ancora come possa dar fastidio vedere uno spettacolo così tenero. Se non è la madre a provare imbarazzo – il che può succedere, non siamo tutte uguali – perché mai dovrebbero provarlo gli astanti?

Eppure c’è ancora chi, vedendo un bambino che succhia il latte dal seno materno, non gradisce lo spettacolo. Sguardi imbarazzati, quando non contrariati, incrociano gli occhi della mamma che vorrebbe solo nutrire il suo piccolo quando ne ha voglia, senza rimanere segregata in casa nell’ora della poppata.

Per incoraggiare l’allattamento al seno anche in pubblico, un gruppo di mamme bellunesi ha organizzato un flash mob. L’iniziativa ha avuto successo e sarà promossa in tutta Italia, dal Veneto alla Puglia e oltre. Al grido di AllatTiamo, l’appuntamento è nelle piazze italiane sabato 4 ottobre alle ore 10 e 30.

Il successo dell’iniziativa è stato favorito dai social network. Evviva Facebook, che detesto, almeno per una buona causa come questa.

[fonte: Il Gazzettino, da cui è tratta anche l’immagine]

ALTRE BUONE NOTIZIE:

I Cat Cafè anche a Torino e a Roma di laurin42

LE MIE ALTRE BUONE NOTIZIE

25 settembre 2014

NAUFRAGIO CONCORDIA: L’ “EROE” DE FALCO RIMOSSO DALL’INCARICO

Posted in cronaca tagged , , , , , a 11:41 am di marisamoles

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E così Gregorio De Falco, colui che aveva tentato di rispedire a bordo il comandante della nave Costa Concordia, Francesco Schettino, la notte del famoso naufragio, è stato sollevato dall’incarico che aveva presso la Capitaneria di Porto di Livorno.

Non sono note le motivazioni, fatto sta che Ilarione Dell’Anna, già responsabile della Capitaneria di porto di Livorno durante il naufragio, promosso e spedito a Roma, ha firmato il documento (definito beffa) con il quale si comunica all’ufficiale il trasferimento in un ufficio amministrativo.

De Falco, famoso per la telefonata fatta a Schettino con toni accesi (ricordate quel suo “torni a bordo ca**o!), si dice amareggiato ma da militare esegue gli ordini.

Non si sa, come dicevo, se la decisione di trasferire (a fine mese) il capitano di fregata in un ufficio, sollevandolo dalla mansione operativa svolta per dieci anni presso la Capitaneria di Porto, sia direttamente riconducibile al comportamento assunto durante quella tragica notte del 13 gennaio 2012. Certamente, come ho avuto modo di dire altre volte, i toni della telefonata e l’arroganza dimostrata nei confronti del comandante Schettino sono stati inaccettabili. Si può capire la concitazione, l’ansia, la preoccupazione per le sorti degli imbarcati, ma la richiesta di far tornare a bordo Schettino ripercorrendo la biscaggina (o biscaglina che dir si voglia) mentre era ancora in corso l’evacuazione di centinaia di passeggeri, era di per sé assurda perché così facendo l’evacuazione sarebbe stata ostacolata, senza contare la pendenza che la nave aveva assunto che avrebbe reso l’impresa davvero difficile. Non lo dico io, l’hanno detto esperti “uomini di mare”.

De Falco, al di là dell’episodio che l’ha reso involontariamente protagonista, è una persona schiva e ha sempre cercato di rimanere nell’ombra una volta calato il sipario sul naufragio della Concordia, anche se la parola fine di questa brutta vicenda chissà quando verrà davvero scritta.
Tuttavia, pare che i rapporti fra lui e l’allora comandante della Capitaneria di Porto di Livorno, Ilarione Dell’Anna si fossero incrinati proprio a causa della notorietà riservata a De Falco quel 13 gennaio che avevano messo in secondo piano il suo ruolo di comandante della Capitaneria.

Una vendetta a scoppio ritardato? Non è dato sapere. Appare strano comunque che una “punizione” del genere, se tale si può considerare, arrivi dopo così tanto tempo. A meno che la causa della rimozione dall’incarico operativo sia dovuta all’assenza di De Falco nelle celebrazioni pubbliche come la consegna della medaglia d’oro al Giglio o alle manovre di rimozione del relitto.

Solo congetture che, però, non piacciono al diretto interessato: «nella mia posizione non servono le deduzioni o dubbi, ma fatti e certezze», dichiara e aggiunge: «In questo momento difficile – conclude – sto valutando tutto. Compreso abbandonare le stellette anche se per me sarebbe un fallimento di vita. Nonostante tutto sono pronto a valutare anche la possibilità di lasciare tutto e andarmene. Del resto, a 50 anni non capisco perché si toglie un ufficiale con la mia esperienza dai ruoli operativi per destinarlo a un altro incarico. Era così necessario per una figura come la mia un ulteriore iter formativo?».

Mentre si attendono risposte che forse non arriveranno – non credo siano dovute dichiarazioni pubbliche su ogni decisione che riguardi le mansioni lavorative, siano esse civili o militari – anche il mondo della politica si pone delle domande.
Il parlamentare Pd Federico Gelli ha annunciato un’interrogazione al ministro Maurizio Lupi per conoscere la ragione di questa scelta. «Il ministero dei Trasporti chiarisca la vicenda della rimozione del comandante Gregorio De Falco – spiega Gelli – dal settore operativo della Capitaneria di Livorno e il suo trasferimento ad un ufficio amministrativo. Nel pieno del processo sul naufragio della Costa Concordia, è opportuno chiarire se ci siano motivazioni particolari dietro questa scelta».

Una riflessione finale è d’obbligo: De Falco stesso, che di fronte a quanti lo definivano un eroe ha sempre dichiarato di aver fatto semplicemente il suo dovere, ha dato l’annuncio del suo spostamento di ruolo durante la conferenza stampa di presentazione di Liburnia 2014 che è l’annuale esercitazione di protezione civile che vede coinvolte le misericordie della Toscana e che, grazie al contributo di De Falco, quest’anno vedrà anche una prova simulata di emergenza a bordo di un traghetto.
Una rivalsa su Schettino salito in cattedra lo scorso agosto alla Sapienza di Roma per una lectio magistralis sulla “gestione del panico”?

Insomma, i riflettori accesi fanno sempre comodo.

[fonti: Corriere.it, da cui è tratta anche l’immagine; lanazione.it; corrierefiorentino; fanpage.it; repubblica.it]

22 settembre 2014

L’UOMO IN CASA: LE PULIZIE

Posted in donne, famiglia, Uomini e donne tagged , , , , , , , a 5:56 pm di marisamoles

lavori domestici Mi ero ripromessa, ai primi di giugno, di ripubblicare a puntate un post che era piaciuto molto e che aveva come argomento “gli uomini in casa”. Naturalmente me ne sono dimenticata, almeno fino ad oggi. Perché? Perché oggi ho iniziato a pulire la casa alle 7 e ho terminato alle 14, essendomi messa in testa di lavare le tende della camera da letto. Il problema non è lavare le tende. Mio marito, contrariato per aver dovuto preparare il pranzo e mettersi a tavola senza di me, come tutti gli uomini crede che lavare le tende significhi: tirarle giù, metterle in lavatrice e rimetterle su. Il procedimento in effetti è corretto. Le tende a pacchetto hanno il vantaggio di non dover essere stirate perché, se messe su bagnate, con il peso metallico alla base si stirano da sole. Le donne, però, sanno bene che non si lavano le tende senza pulire gli infissi (non solo i vetri!). Dato che tirandole giù si alza un bel polverone (almeno qui di polvere ce n’è a chili, pare impossibile ma appena finito di spolverare, è già di nuovo depositata sui mobili), si deve spolverare tutto e visto che ci siamo, spostiamo comò e comodini, diamo una bella pulita dietro … e come si fa a passare uno straccio e basta? Almeno una volta all’anno (le tende le lavo solo a fine estate, tranne le tendine dei bagni e della cucina che lavo ogni sei mesi) si dovrà pure lavare con acqua e detergente. E il lampadario? Visto che ci siamo e abbiamo la scala bell’e pronta, puliamo pure quello. E la porta? Massì, l’acqua (al terzo cambio!) è ancora pulita, laviamo per bene anche la porta. Insomma, quando mio marito è rientrato e mi ha trovata ancora in alto mare (più che altro in alto … sulla scala), mi ha guardata con l’aria di chi si sta chiedendo come mai per lavare le tende (che poi è la lavatrice a farlo!) si deve impiegare così tanto tempo. Che volete che vi dica? Uomini. Buona lettura! L’uomo e le pulizie.

Diciamolo subito: per l’uomo la casa è sempre pulita. La polvere non la vede o, se la vede, è convinto che, come per il fornello che non necessita di pulizia dato che si deve cucinare ogni giorno e lo si sporca di nuovo 😦 , anche togliendola si depositerà subito quindi è inutile spolverare. Il pavimento è sempre pulito anche se in controluce si vede benissimo che c’è un dito di polvere, specie sotto il tavolo del soggiorno dove non si passa mai, e i “gatti” si rincorrono allegramente per tutta la casa, in particolar modo d’inverno quando si usano piumini e coperte. Se sfortunatamente i pavimenti sono coperti da tappeti, non solo l’uomo non nota i pelucchi che si sono formati sul tessuto, come fosse una specie di autoproduzione, tipo le foglie che crescono dalle piante, ma ritiene che sotto il tappeto non ci sia proprio nulla da pulire perché è il tappeto stesso che protegge il pavimento dal sozzume prodotto in superficie. Un luogo in cui nessun uomo entra per pulire, nemmeno mio padre che pure è diligente e segue le istruzioni di mia mamma, è il bagno. Avete presente quella vecchia pubblicità della colf che arriva in casa dei nuovi datori di lavoro armata di tavoletta profumata per il water dicendo: “Io arrivo presto, vado via presto e il water non lo lavo mai?”. Ecco: gli uomini devono aver ispirato gli autori di quello spot. E che dire del lavandino? Specie quando qualcuno sbadato preme malamente il tubetto del dentifricio, che va dappertutto meno che sullo spazzolino, o quando qualcuno si fa la barba e pulisce la testina del rasoio elettrico sbattocchiandola sul bordo o, cosa ancor peggiore, usa il rasoio tradizionale e sbattocchia il pennello con il sapone, sempre sul bordo, per eliminare quello in eccesso? Il lavandino tristemente deturpato da avanzi di ogni genere non necessita di essere lavato. Il discorso è sempre quello del fornello, purtroppo. E il pavimento del bagno? Chissà perché quando è un uomo a lavarsi le mani, lo si capisce subito dalla scia di gocce che lascia nel breve, brevissimo spazio che intercorre tra il lavandino e l’asciugamano. Non parliamo poi del bidet … E quando un uomo fa pipì, non ho mai capito il motivo per cui debba appoggiare una mano sulle piastrelle di fronte a lui, lasciando le impronte che solo noi donne vediamo. Ciò vale pure per le manate che lasciano sui vetri delle porte e delle finestre, essendo agli uomini sconosciuto l’uso delle maniglie. Insomma, tutto quello che un uomo sporca secondo lui non è necessario pulire. Quando un uomo vede una donna con lo straccio in mano, non sa dir altro che: “Ma sei proprio maniaca!”. Certo, se loro non sporcassero, noi non saremmo così maniache.

19 settembre 2014

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: LA “SARTINA” 99ENNE CHE CUCE VESTITI PER L’AFRICA

Posted in donne, La buona notizia del venerdì, lavoro, società tagged , , , , , , , a 4:32 pm di marisamoles

Lillian
Decisamente una vecchietta arzilla la signora Lillian Weber che vive a Scott County (Iowa): ogni giorno, grazie alle sue “mani di fata” e all’ausilio della macchina per cucire, confeziona un vestito da mandare a un bambino in Africa.

Non ci sarebbe nulla di strano se non fosse per l’età della signora. Lillian ha 99 anni e negli ultimi due ha realizzato ben 850 capi da inviare in Africa. L’obiettivo che si pone, per il suo 100esimo compleanno che festeggerà il prossimo 1° maggio, è di arrivare a 1000.

Nonostante l’età, non si sente affatto stanca di confezionare abiti, attività che ha iniziato a praticare quando aveva solo 8 anni. Come racconta uno dei suoi numerosi nipoti (ne ha in tutto 32), nonna Lillian cuciva le uniformi scolastiche dei nipotini e riparava i loro abiti quand’erano piccoli.

Di anni ne sono passati tanti ma la passione per il taglio e il cucito non ha mai abbandonato la 99enne statunitense né la signora Weber ha mai pensato di rinunciare al suo passatempo. A maggior ragione ora che la sua abilità serve per aiutare i piccoli africani.

Quando la Ong Little Dresses for Africa – che invia vestiti fatti a mano a famiglie bisognose in 47 paesi africani – cercava dei volontari, nonna Lillian non ci ha pensato su un attimo e ha subito accolto l’invito. Se fosse per lei, di abiti ne cucirebbe due al giorno, non solo uno. Ma i nipoti le hanno posto un limite per salvaguardare la sua salute e per non farla stancare troppo.

Leggendo questa storia mi viene solo un pensiero: altre generazioni! Noi ora ci lamentiamo che siamo troppo stanchi a 50 anni. Dovremmo prendere ad esempio nonna Lillian.

[fonte: buonenotizie.corriere.it, da cui è tratta anche l’immagine]

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14 settembre 2014

PAPA FRANCESCO A REDIPUGLIA, NEL FRIULI TERRA DI SACRARI

Posted in cronaca, Friuli Venzia-Giulia, poesia, religione, storia tagged , , , , , , , , , , , , , , a 8:38 pm di marisamoles

papa francesco redipuglia
Molto commovente la cerimonia in ricordo dei caduti della I Guerra Mondiale che si è tenuta sabato mattina a Redipuglia (Gorizia), presieduta da Papa Bergoglio. Nel centenario del primo conflitto mondiale il Santo Padre ha voluto non soltanto ricordare le vittime, il sangue versato per amore della Patria, ma anche lanciare un monito affinché si ponga fine a quella follia chiamata guerra.

State attenti, dice Bergoglio, perché il terzo conflitto mondiale è già tra noi.

«Anche oggi, dopo il secondo fallimento di un’altra guerra mondiale, forse si può parlare di una terza guerra combattuta “a pezzi”, con crimini, massacri, distruzioni…».

Ora come allora, ancora vittime. E come si fa a non pensare a chi ha perso la vita per difendere la propria terra? Non si può non farlo, trovandosi in un luogo sacro come Redipuglia. Il Sacrario più grande d’Europa, dove riposano più di 100mila caduti, molti dei quali senza nome.

redipuglia

La costruzione del monumento simbolo dei caduti italiani della Grande Guerra ebbe inizio nel 1936 e fu inaugurato da Benito Mussolini il 18 settembre 1938. Una maestosa scala in marmo bianco, proveniente dalla vicina cava di Aurisina, si erge sul monte Sei Busi. Per realizzare il monumento fu necessario scavare la collina con delle cariche di dinamite.
Nei 22 gradoni (alti 2,5 metri e larghi 12) furono traslati i resti di 39.857 caduti identificati; sopra le lastre con nome, cognome e grado militare troneggia la scritta “Presente”. In alto, ai due lati della cappella votiva, ci sono le salme di 60.330 caduti ignoti. In basso, la tomba di Emanuele Filiberto di Savoia – Aosta, comandante della Terza Armata, e le cinque urne dei suoi generali caduti durante i combattimenti.

Con alle spalle il maestoso monumento, che ai tempi della mia infanzia rimaneva acceso durante tutta la notte provocando stupore soprattutto in chi percorreva l’autostrada in direzione di Venezia, Papa Francesco ha celebrato la Messa, alla presenza di molte autorità civili e militari, regionali e nazionali.

Non a caso, tra le letture, è stato scelto il passo della Genesi che parla di Caino e Abele. Non solo il fratricidio. Soprattutto quella frase: “Sono forse io il custode di mio fratello?”. Parole che esprimono l’indifferenza, lontane da quella caritas, l’amore che nulla chiede in cambio, al centro della lettura dal Vangelo Secondo Matteo:

“Lui è nel più piccolo dei fratelli: Lui, il Re, il Giudice del mondo, è l’affamato, l’assetato, il forestiero, l’ammalato, il carcerato… Chi si prende cura del fratello, entra nella gioia del Signore; chi invece non lo fa, chi con le sue omissioni dice: “A me che importa?”, rimane fuori”.

Caino è ancora tra noi e continua ad uccidere. Come scrisse il poeta Quasimodo, all’indomani del secondo conflitto mondiale, nella poesia Uomo del mio tempo:

Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo
. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
– t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
quando il fratello disse all’altro fratello:
– Andiamo ai campi
. – E quell’eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere
,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore
.

Il Carso è stato teatro della Grande Guerra. Redipuglia è certamente il monumento più importante, il più maestoso. Ma non è l’unico in questa terra che è stata bagnata dal sangue di migliaia di soldati e civili.

monte san michele

A pochi chilometri da Redipuglia, sul Monte San Michele, c’è un museo all’aperto dove al posto delle opere d’arte si possono “ammirare” le trincee in cui si combatté per difendere la Patria.
Questi luoghi sono stati designati “monumento nazionale” e sulla sommità del monte si trova un belvedere da cui si gode di un ampio panorama, che ricorda la guerra e i suoi caduti, e un piccolo museo.

Poco lontano, sul medesimo fronte, a San Martino del Carso, ha combattuto anche il poeta Ungaretti che affidò ai suoi versi il compito di descrivere lo strazio del suo cuore:

Di queste case
non è rimasto
che qualche
brandello di muro.
Di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto.
Ma nel cuore
nessuna croce manca.
E’ il mio cuore
il paese più straziato
.

sacrario_militare_oslaviaSulle colline sopra Gorizia si trova l’Ossario di Oslavia, costruito nel 1938 sul monte Calvario. Ospita i resti di 57.741 caduti italiani nelle battaglie di Gorizia e Tolmino (ora in Slovenia).
L’Ossario copre un’area triangolare ed è formato da quattro torri, una per ogni vertice della figura, più una centrale. Ognuna di queste custodisce al suo interno i loculi dei caduti identificati, disposti lungo le pareti, per un totale di circa 20 mila nomi, tra cui 138 austro-ungarici. Gli altri 37 mila corpi senza nome (539 di nazionalità non italiana) sono invece tumulati in tre grandi ossari posti al centro delle tre torri laterali.
Tutte le torri inoltre sono collegate tra loro tramite dei tunnel sotterranei e possiedono delle cripte.

tempio ossario udineI caduti della Prima Guerra Mondiale sono ricordati anche a Udine. Poco lontano dal centro cittadino si erge il Tempio Ossario ai Caduti d’Italia, costruito nel 1931 su progetto degli architetti Alessandro Limongelli e Provino Valle.
Sulla facciata si possono ammirare quattro imponenti statue che raffigurano un fante, un aviatore, un alpino ed un soldato della marina. All’interno, il tempio ha tre navate divise da pilastri in granito rosso. Sulle pareti della cripta sono incisi i nomi dei 25.000 militari italiani sepolti all’interno delle pareti stesse, esumati dai cimiteri di guerra del Friuli.

Tempio_di_Cargnacco
Infine, non si possono dimenticare le vittime della Seconda Guerra Mondiale. Alla periferia di Udine, a Cargnacco, si erge il Tempio Nazionale “Madonna del Conforto” la cui costruzione fu voluta da don Carlo Caneva, già cappellano militare e reduce di Russia e dal Senatore Amor Tartufoli, per ricordare i caduti e i dispersi di quella tragica campagna.
Nella cripta del Tempio di Cargnacco sono collocati, su leggii metallici, i 24 volumi che contengono, in ordine alfabetico, i 100.000 nomi di coloro che, per obbedire alle leggi della Patria, dalla Russia non sono più tornati. Sullo sfondo una scritta luminosa, color sangue, ricorda “Ci resta il nome”.
Negli anni Novanta è stata costruita un’altra cripta, collegata alla preesistente da una galleria, in cui sono stati traslati altri resti di dispersi in Russia. Dal 1991 sono state riportate in patria 11.601 salme. Quelle identificate erano 2.244 e di queste 1.960 sono state consegnate ai parenti. In Ucraina sono stati recuperati e identificati i resti di 1244 soldati, per la maggior parte restituiti ai parenti. A Cargnacco sono state riportate 8.518 salme di cui 7.405 non identificate.

Sulla sommità del Tempio troneggia, a caratteri cubitali, la scritta
P A C E, il bene più grande che l’U O M O deve perseguire se non vuole rimanere quello della pietra e della fionda.

[fonte (per il viaggio di Papa Francesco a Redipuglia) Il Corriere; varie notizie sui sacrari del Friuli sono state tratte da un reportage del Corriere.it; i link presenti nel post sono fonte di altre notizie e, per la maggior parte, rimandano ai siti da cui sono state tratte le immagini]

12 settembre 2014

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: IRIS E IL GATTO THULA, UN’AMICIZIA CHE SUPERA LE BARRIERE DELL’AUTISMO

Posted in amicizia, amore, animali, bambini, famiglia, La buona notizia del venerdì, salute tagged , , , , , , , a 2:51 pm di marisamoles

iris e thula 2
Che gli animali costituiscano un valido aiuto per migliorare, se non guarire, le condizioni di salute di certi malati non è un mistero.
Nonostante l’applicazione della pet therapy risalga solo al 1953, anno in cui fu sperimentata dal neuropsichiatra infantile Boris Levinson per curare un bambino autistico, fin dal XVIII secolo gli studiosi si erano resi conto di quanto la compagnia di un animale domestico potesse influire positivamente sullo stato di malati con disturbi mentali.

In Italia la Pet Therapy si diffonde solo nel 1987, grazie a un Convegno Interdisciplinare su “Il ruolo degli animali nella società odierna”, che si tenne a Milano il 6 dicembre. Nel 1990 nasce il C.R.E.I. (Centro di Ricerca Etologica Interdisciplinare per lo Studio del Rapporto uomo-animale da compagnia) che unisce studiosi di varie discipline inerenti la salute umana ed animale, l’ambiente ed il comportamento.
Nel giugno del 1994 il Centro di Collaborazione OMS/FAO per la Sanità Pubblica Veterinaria di Roma, interagendo con altre strutture, organizza il 1° corso informativo di “Pet Therapy” ed Ippoterapia.

iris e thula 3
La storia di Iris e il gatto Thula, però, ci porta al di fuori dei confini del nostro Paese.
Siamo in Gran Bretagna dove vive Iris Grace, una bimba di quattro anni affetta da autismo. Iris è una bambina molto portata per l’arte e per la musica, attitudini che emergono dai suoi dipinti e dal modo in cui suona violino. Con un insolito spettatore: un gatto.

Da quando in casa è arrivato il gatto Thula, Iris sembra progredire nella sua malattia. E’ molto più aperta, meno chiusa nel suo mondo. I genitori, sulla loro pagina Facebook, raccontano che addirittura accetta di farsi vestire con meno resistenza. Ma la cosa più bella è che nel gatto la bambina ha trovato un vero e proprio compagno di giochi:

La bimba racconta a Thula le storie e le avventure che inventa con i suoi giochi, gioca a nascondino, spiega il procedimento dei suoi dipinti e il gatto, pazientemente, la segue in tutte le attività della sua giornata. La sera, poi, si addormentano insieme”, spiegano i genitori.

Già un anno fa i genitori di Iris Grace avevano postato su Fb i dipinti della figlioletta, suscitando molto interesse da parte degli utenti. La madre racconta che era già stato fatto tutto il possibile per rendere la bimba più partecipe del mondo che la circonda:

Abbiamo iniziato con diverse terapie: l’equitazione, il gioco, la musica – dice – non ci guardava e diventava disperatamente stressata ogni volta che la facevamo avvicinare a qualche altro bambino. Dopo l’esperimento con la pittura, Iris ha iniziato a ridere, a camminare sulle mie spalle e a comunicare creando dei segnali personali.

Ora la bambina ha un compagno di giochi insostituibile. Un amore grande che non chiede nulla in cambio, come a volte solo gli animali sono capaci di fare.

[fonti: La Repubblica (LINK 1 e LINK 2) da dove sono tratte anche le immagini, e casasoder.it per quanto riguarda le notizie sulla pet therapy]

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Asilo nel bosco: finalmente anche in Italia di laurin42

LE MIE ALTRE BUONE NOTIZIE

10 settembre 2014

IO NON CAPISCO LA RAGAZZA DELLO SPOT TRIVAGO

Posted in donne, pubblicità, Uomini e donne, vacanze, viaggi tagged , , , , , , a 5:30 pm di marisamoles

Ricordate la ragazza punk, che chiamerò Nina, e il bel tipo, barbuto, con i capelli lunghi, che chiamerò Jack, della vecchia pubblicità Trivago? Tipi decisamente diversi. In comune avevano, allora, solo l’albergo. Ma lei è più furba: sceglie la tariffa minore per avere gli stessi servizi di lui. Ganza la ragazza.

Lei e lui, nello stesso hotel, s’incontrano in piscina, nasce la complicità, lo sguardo è ammiccante … La sera si ritrovano, lui tirato a lucido, con i capelli raccolti, in un abito nero elegante, bello da far paura … lei, vestita molto easy, con i capelli sparati, mastica un chewing gum e fa pure la bolla. Entrano in ascensore e … non ci vuole una fervida fantasia per immaginare il seguito.

Due anni dopo, ritroviamo Jack e Nina a Berlino. Un viaggio romantico assieme, ancora una volta nello stesso albergo. Belli come il sole, simpatici, complici fino quasi a scambiarsi lo spazzolino da denti. Lei è meno punk, lui è più easy, senza rinunciare alla classe che l’aveva contraddistinto nel precedente spot. In una scena porta la sua amata in braccio fino alla porta della camera. Bello, galante e …. ricco, se due anni prima poteva spendere decisamente di più per dimorare nello stesso hotel di Nina.

Una voce fuori campo, al termine dello spot, dice: “Quando prenoto voglio farlo al minor prezzo. Forse chiedo troppo?”

Ma, allora, bella mia, non hai capito nulla della vita! Che caspita t’importa del minor prezzo quando lui poteva permettersi di pagare molto più di te? Hai trovato un uomo bello, galante, romantico e ricco … fatti furba e cogli al balzo l’occasione per non badare a spese!

Chiedi troppo? No, troppo poco.

5 settembre 2014

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: REGALARE LE FERIE A CHI NE HA BISOGNO

Posted in amicizia, La buona notizia del venerdì, lavoro, Legge, politica, salute tagged , , , , , , , , , , , a 11:50 pm di marisamoles

rossella cioniniUn disegno di legge sul job act, che nei prossimi giorni passerà il vaglio della commissione Lavoro in Senato, porta la firma della senatrice della Lega Nord Emanuela Munerato.

Si tratta di una proposta presa in prestito dalla legislazione francese.
La “legge Mathis” prende il nome di un bambino ammalato di tumore la cui vicenda ha commosso la Francia. I colleghi del padre di Mathis, dopo l’ennesima ricaduta del bimbo, hanno rinunciato alle proprie ferie in favore dell’amico, consentendogli di rimanere accanto al figlioletto fino all’ultimo giorno di vita, senza perdere nemmeno un giorno di lavoro. Prendendo spunto da questa vicenda, la Francia ha varato la legge che consente ai lavoratori di regalare i propri giorni di ferie o di permesso ai colleghi che ne hanno bisogno.

Esiste un caso analogo anche in Italia, pur in assenza di una legge ad hoc.
La signora Rossella Cionini lavora per la Ctt, azienda del servizio pubblico toscano. Dopo aver subito alcuni interventi chirurgici e fatto le relative terapie, aveva esaurito i giorni a disposizione e avrebbe rischiato di perdere il lavoro per poter continuare a curarsi. I colleghi hanno, quindi, chiesto all’azienda di poter donare le loro ferie a Rossella. L’azienda ha permesso ai dipendenti, che ne avevano fatto richiesta, di rinunciare ad un giorno delle proprie ferie in favore della Cionini, che si è vista così recapitare un bonus di 250 giorni – non tutti utilizzati – con il quale ha potuto continuare le sue cure.

«Per me sono stati degli angeli custodi – ha raccontato Rossella Cionini parlando dei suoi colleghi -, sapevo che si stavano muovendo ma quando ho ricevuto la telefonata di un collega che mi informava del gesto ho cominciato a piangere».

«È uno strumento che abbiamo utilizzato – conferma Riccardo Gennari della Cisl -, si tratta delle festività soppresse che il lavoratore può anche farsi pagare».

Ora questo gesto di solidarietà potrebbe diventare legge. Speriamo che per una buona causa come questa si possano superare le barriere di partito, arrivando ad un sì unanime.

[fonti: ilsalvagente.it e familyidea.it; immagine da Il Mattino]

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