25 agosto 2014

UDINE: UNA CITTÀ DAL GRANDE CUORE

Posted in affari miei, Friuli Venzia-Giulia, luoghi d'Italia, storia tagged , , , , , , , a 6:47 pm di marisamoles

PREMESSA
Questo post è stato scritto tre anni fa, su richiesta di una mia studentessa che intendeva inserirlo in una pubblicazione a cura del Comitato Studentesco. Non ne ho saputo più nulla, non so se l’opuscolo è uscito e se conteneva il mio scritto. L’ho ritrovato facendo un po’ d’ordine tra le “scartoffie” (leggi: articoli non pubblicati, cestinati o con password) e ho deciso di pubblicarlo. In fondo è una mia creatura e mi appartiene. 🙂 Lo pubblico anche perché sto per recensire un libro che ho letto qualche tempo fa la cui storia è ambientata proprio a Udine. Un modo per parlare della città che, come scrisse un “simpatico” commentatore qualche tempo fa, mi ospita pazientemente da 29 anni e per far prendere confidenza con questo luogo ai lettori che non lo conoscono.


La mia città ha un cuore che batte: il cuore di Udine, il suo centro storico. Conserva ancora quell’aspetto del borgo medievale, con le vie strette, i vicoli tutt’oggi coperti dall’acciottolato, le case basse con il cortile all’interno, dove un tempo la gente coltivava gli orti. Passando per quello che un tempo fu il borgo Villalta, il rumore dei tacchi che battono sull’acciottolato rievocano in qualche modo lo scalpiccio degli zoccoli che allora gli umili abitanti della città, per lo più contadini e artigiani, indossavano. Pare quasi di sentire, nel silenzio della notte, i cavalli che trascinano i carri dei mercanti.

Il cuore di Udine ha una piazza, quella di San Giacomo, il salotto buono della città. La forma quadrata, con i palazzetti antichi su cui svettano le tradizionali altane, è di origine veneta. Qui si respira l’aria di San Marco e i tavolini dei caffè e dei bistrot ricordano l’anima di Venezia. Quella che oggi gli udinesi chiamano ancora piazza San Giacomo, nonostante da decenni sia intitolata a Giacomo Matteotti, è nata grazie alla volontà del patriarca Bertoldo di Merania che, trasferita la sua residenza da Cividale a Udine, desiderò che quella piazza, il mercato nuovo, diventasse il cuore pulsante dell’attività mercantile. Lì, infatti, volle che sorgesse il mercato settimanale, istituito nel 1223, attirando a Udine mercanti d’ogni dove e trasformando il borgo in cittadella operosa.

Nella piazza San Giacomo, chiamata dagli udinesi anche piazza delle Erbe, che rimane come antico toponimo, il mercato si tiene ancora. L’allegro vociare dei bimbi che giocano sgambettando attorno alla fontana, nella parte rialzata della piazza, si mescola ai richiami dei venditori, pronti ad offrire ai passanti i frutti della campagna e i prodotti dei pascoli, ma anche il pesce fatto arrivare in gran fretta, nottetempo, da Marano Lagunare, fresco fresco, pronto per la griglia o il tegame. Gli odori si confondono gli uni con gli altri e rimandano all’antico mercato. Mentre la gente, nelle giornate di sole, si riposa ai tavolini dei caffè, godendosi il tepore del sole primaverile, i raggi ancora un po’ incerti di quello invernale o riparandosi sotto i grandi ombrelloni dal sole cocente di mezza estate. La piazza apre le sue braccia ospitali in tutte le stagioni e durante il periodo natalizio, nell’ombra della sera, viene illuminata da timide luci che disegnano sui bei palazzetti dei candidi fiocchi di neve.

Percorrendo uno dei vicoli che dalla piazza delle Erbe portano in via Mercatovecchio, ci si immerge nel tempo più antico di questa città. Il primo mercato, non ancora così famoso e popolato soltanto dalla gente del borgo, soprattutto dagli artigiani che lì avevano le loro botteghe. I lunghi porticati che, da ambo i lati della strada, corrono verso Riva Bartolini, seppur ricostruiti nel tempo, ricordano il clima tipico di questa città, molto piovoso in tutte le stagioni. Forse ora non è più come allora e a Udine il sole splende generoso, anche nelle giornate invernali, dopo aver squarciato la nebbia e l’uggia che essa porta con sé. Ma un tempo gli artigiani che vendevano le merci al di fuori delle loro botteghe, spazi angusti in cui abitavano anche con la loro famiglia, si riparavano sotto i porticati nelle giornate meno clementi, esposti, così come i loro clienti, al freddo ma almeno protetti dalla pioggia e, un minimo, dall’umidità. Erano perlopiù calzolai, ombrellai, cappellai ma anche sarti, orefici e barbieri come testimoniano i toponimi delle vie sorte perpendicolarmente al Forum Vtini: l’attuale Via Mercerie, ad esempio, era detta “dai cialiariis” e la Via Rialto sarà chiamata in seguito “dai barbariis”.

Proseguendo questa immaginaria passeggiata sotto i porticati di via Mercatovecchio, si arriva in piazza Libertà, impreziosita dalle due belle logge di San Giovanni e del Lionello. Dalla parte sopraelevata svettano maestose bianche statue che sembrano riflettere ancor più il candore dei sassi che coprono il grande spiazzo. Dalla loggia del Lionello echeggia il vociare concitato dei giovani che lì si danno appuntamento, perlopiù il sabato pomeriggio. Le nuove generazioni che calpestano lo stesso suolo su cui anni, decenni, secoli prima hanno poggiato i loro piedi minuti i cittadini più giovani, piccole speranze di un futuro ancora incerto. E da lì, come nei tempi passati, i ragazzi muovono i loro passi per raggiungere, ansimanti per la fatica della salita che non concede soste, il grande spiazzo del castello. Qui è nato, più di mille anni fa, il primo cuore di Udine: il castrum Utini, concesso da Ottone II al patriarca di Aquileia. Un castello certamente molto diverso dall’attuale che risale al XVI secolo, forse opera di Giovanni da Udine, allievo di Raffaello. Un palazzo dalla pianta rettangolare, con la sua torretta dalla quale vedette a noi sconosciute sorvegliavano la pianura antistante. Un castello assai differente da quello originario che, come testimonia un antico sigillo, doveva essere costituito di un maschio e da varie torri, circondato da due gironi di mura merlate di cui il superiore correva intorno al rialzo del colle e da quello si dipartivano due ali di muro che comprendevano le falde del colle verso nord-ovest, giungendo fino all’attuale Palazzo Bartolini, al termine di Via Mercatovecchio. Il girone inferiore comprendeva invece la contrada di Sottomonte e parte dell’attuale Piazza Libertà. Il primo borgo, racchiuso entro le mura per difendere i “villani” dagli attacchi stranieri. Non solo un castello, dunque, ma un microcosmo chiuso, tipicamente feudale, in cui gli abitanti vivevano protetti e producevano quanto bastava per la loro sopravvivenza, instancabili lavoratori come i friulani sanno essere ancora.

All’ombra del castello, ove adesso si trova la grande area di piazza Primo Maggio, un tempo chiamata, nell’idioma friulano, Zardin Grant, tutto era deserto, paludoso, senza vita. In quell’area si estendeva una depressione in cui s’era formato un lago detto poi “del Patriarca” perché egli era solito farvi dei giri in barca, solitario in quei luoghi ancora tranquilli. Il lago, congiuntamente alle due rogge, formava una sorta di difesa naturale su tre lati del colle. A tratti, possiamo ancora vedere le due rogge, quella di Palma e quella di Udine, che hanno ancora oggi un avvio comune poco a nord di Zompitta, anche se la gran parte di esse scorre attualmente sottoterra.
Le rogge – la cui manutenzione, in Udine, spettava agli uomini del Patriarca – furono indubbiamente importanti per la vita e lo sviluppo della città: innanzitutto vi portavano acqua potabile – a volte magari non proprio batteriologicamente pura, per cui già negli statuti comunali del Trecento si faceva divieto a chiunque, sotto pena di sanzioni pecuniarie, di gettare “acqua di lavaggio” dalle case o “corteccie di concia” sulla roggia o di tenere vicino il letame. Tali corsi d’acqua procuravano, inoltre, forza motrice a macine e mulini e fornivano la materia prima indispensabile in numerosi processi di lavorazione delle nascenti attività manifatturiere. Ora, per quel che ne rimane visibile, sono spesso deposito di materiali non biodegradabili, gettati dalla mano incivile di chi sa di non correre alcun rischio di essere punito. Gli antichi decreti trecenteschi ispiravano, forse, più efficacemente quel senso civico in cui oggi il regolamento comunale, spesso disatteso, difetta.
Sotto il giardino Ricasoli, in piazza Patriarcato, un tratto della roggia è da anni abitato da due splendidi cigni, immancabile attrazione per i turisti. Il giardino è spesso animato dai bimbi e dalle loro mamme, oltreché dalle coppiette di innamorati e da qualche studente che si rifugia in qualche angolo, ben protetto dal vivace frastuono, per studiare, con le cuffie dell’I-Pod ben attaccate alle orecchie. Dall’entrata del cancello, si è costretti a salire, raggiungendo la parte sopraelevata. Inconsapevolmente il passante calpesta le orme del passato più remoto: là sotto, infatti, correva il perimetro di uno dei più antichi castellieri del Friuli, risalente all’età del bronzo.

Attraversato il giardino, scendendo dalla parte opposta, verso piazza Primo Maggio, ci si imbatte nella torre di San Barolomeo, meglio nota come Porta Manin. Essa testimonia l’esistenza del terzo recinto murario: dalla prima cittadella, infatti, si arriva ad una città sempre più popolata ed animata, che ospita all’interno delle mura i borghi cresciuti attorno al primo insediamento. Le targhe gialle, posizionate al di sotto dei cartelli indicanti i nomi delle vie del centro storico, ci svelano i loro nomi: San Cristoforo, Santa Maria, Santa Lucia, a testimonianza della grande fede del popolo udinese che consacra ai santi ogni angolo della città. Un popolo che cresce sempre più, fino ad imporre l’esigenza di un’altra cerchia di mura, la terza. La piccola città racchiusa entro la terza cinta – sorta dall’unione dei Borghi di Sore (o Gemona, corrispondente a Riva Bartolini), del Fen (poi S. Tommaso, corrispondente a Via Cavour), d’Olee di dentri (attuale Via Vittorio Veneto) e Grezan di dentri (Via Stringher) – si reggeva ormai come una vera e propria comunità urbana.

Se si procede verso la grande depressione di piazza Primo Maggio, si è subito colpiti dalla collina erbosa che si intravede tra i rami degli alberi sullo sfondo. Lassù, nei pomeriggi d’estate, quando l’afa soffocante lascia un po’ di tregua, i giovani si distendono a prendere il sole. Da lì si ammira il colle del castello, al cui fianco domina il campanile della chiesa di Santa Maria, una delle più antiche della città. Sul campanile, custode fedele degli udinesi, si slancia un angelo che, secondo la tradizione, ha anche il potere di prevedere il tempo che verrà. L’alata creatura è montata su un piedistallo girevole e mostra, con il dito indice, la direzione dei venti: a seconda del punto in cui indirizza il dito, svela agli udinesi se dovranno aspettarsi il bello o il cattivo tempo. Un antico previsore che per gli abitanti della città è più affidabile del moderno meteo televisivo.

Zardin Grant, come si è detto, un tempo era occupato da un lago cui è legata anche un’antica leggenda, secondo la quale sarebbe stato abitato da un mostro, e che si prosciugò in modo talmente rapido da far ritenere quel fenomeno un vero e proprio prodigio. Ne ebbe notizia anche Boccaccio che nel suo Decameron, citando esplicitamente Udine, ne prende vaga ispirazione per la quinta novella della decima giornata. Verso la fine del XV secolo, quando Udine era una città ormai prospera e faceva parte dei possedimenti veneziani, qui fu spostata la Fiera di Santa Caterina, che in origine si teneva in altro luogo. Un secolo prima, il patriarca Marquardo di Randeck, riconoscente per l’aiuto ricevuto dagli udinesi durante la guerra contro Venezia, con un decreto del 4 novembre 1380 concesse il permesso di tenere un mercato, dal 23 al 27 novembre, presso la chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, vicino alle rive del Cormor. Tutti i rivenditori potevano accedervi e vendere qualsiasi prodotto senza pagare dazi o imposte, eccetto coloro che avevano commesso qualche reato.

La Fiera di Santa Caterina è tutt’oggi una tradizione assai cara agli udinesi ed un’attrazione per molti abitanti della regione e anche del Veneto. Qualche visitatore vi arriva, incuriosito, anche da oltreconfine. L’aria di festa che si respira in quei giorni fa quasi dimenticare l’autunno già inoltrato e l’inverno che, almeno qui, bussa già alla porta. Camminando sui sentieri disegnati tra il verde manto della grande piazza, ci si immerge in un’atmosfera gioiosa, grazie alle merci variopinte che vengono esposte nelle numerose bancarelle caratterizzate, ormai, dal gusto multietnico. Il profumo delle frittelle e dei croccanti si espande ovunque, invitando anche il palato a far festa, mentre l’aria novembrina un po’ frizzante provoca un leggero brivido che corre lungo la schiena. L’autunno colora i sentieri con le foglie che ormai cadono inesorabilmente dagli alberi e l’erba che ha perso quell’aspetto smeraldino delle stagioni migliori.

La passeggiata ci sta portando fuori dal cuore di Udine. Dalla piazza Primo Maggio, attraverso via Manin, torniamo sulla strada principale. Percorriamo via Vittorio Veneto e poi via Aquileia, fino ad arrivare alla porta omonima, una delle due superstiti della quinta cerchia muraria. La popolazione udinese con il tempo è cresciuta e, dopo la costruzione di un quarto recinto, si iniziò a pensare al quinto che occupava l’area attualmente racchiusa all’interno del centro storico. Una previsione, tuttavia, ottimistica smentita dai fatti: gli udinesi riuscirono a starci comodamente fino al 1800, stretti da quelle mura possenti, vigilati dalle torri antiche. Qui inizia la periferia sud di Udine. Ormai siamo fuori dal suo centro storico eppure anche qui c’è un cuore che batte, un cuore che ha molti colori e parla molte lingue. È il borgo stazione, il quartiere più multietnico della città. Nelle strade si mescolano gli odori del kebab, della pizza, degli hamburger e degli involtini primavera, segno tangibile di un’identità, quella degli udinesi, che pur custodendo come un prezioso tesoro il proprio patrimonio culturale, fatto di tradizioni e lingua, si sta aprendo all’alterità. Un popolo di emigranti, specie durante il secolo scorso, che apre le porte e dona il suo cuore alle migliaia di immigrati che cercano quel po’ di fortuna che gli udinesi a loro volta si illusero di trovare in terre straniere.

Il borgo stazione ha anche un altro nome, certamente più poetico: quartiere delle magnolie. Questi alberi antichissimi hanno una particolarità: i fiori, nelle varietà bianco avorio e rosa, sbocciano tra i rami nudi prima delle foglie. Quando ancora il calendario ci ricorda che la primavera è lontana, i fiori delle magnolie, già spuntati tra febbraio e marzo, inondano con il loro profumo questa zona di Udine e risvegliano i cuori dal torpore invernale. Allineate sui marciapiedi della centrale via Roma, le magnolie danno il benvenuto ai visitatori che arrivano in città con il treno, pronti ad immergersi nell’ospitale e pulsante cuore di Udine.

[link foto: uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto]

Annunci

6 commenti »

  1. roceresale said,

    Udine fu per me la sorpresa di una passeggiata serale in una città che non conoscevo e nemmeno immaginavo tanto bella. E ci ho mangiato il frico, cosa che non guasta mica 😀

    Mi piace

  2. Che belle foto e che bella passeggiata virtuale mi hai fatto fare con questo post! Quasi quasi ripassiamo a fare un salto ad Udine… 😉

    Mi piace

  3. Erik said,

    Bellissimo post… io che son “Bisiacco” sai cosa adoro dei dintorni di Udine? (dove lavoro, zona Codroipo) quando passando per i paesini vedo ancora i vecchietti, spesso sono coppie, seduti con la loro sedia in legno sotto il portone di casa che guardano la gente passare… è un sapore forse antico ma molto molto caldo… che mi strappa sempre un sorriso, e mi aiuta ad iniziare bene la giornata!!

    Mi piace

  4. Trutzy said,

    Ciao, di Udine ho visto solo la stazione del treno quando tentai di superare un concorso a Gemona, uno dei 200 concorsi a cui ho partecipato quando ero disoccupata e disperata. Gemona è bellissima, immagino che lo sia anche Udine.
    Quindi tu sei nata a Trieste ma ora vivi ad Udine se non ho capito male.

    Mi piace

  5. marisamoles said,

    @ roceresale

    Ricordo il tuo viaggio da queste parti. è stato un tuo post su Trieste a farci conoscere. 😉
    Udine è una piccola città, il suo centro storico è davvero minuscolo e ha mantenuto il fascino della cittadella medievale. Amo fare le passeggiate in centro, anche se in dieci minuti ho finito il giro.
    Il frico? Onestamente il più buono che abbia mai mangiato è quello che prepara mio marito … triestino doc. 🙂

    Ti aspetto, eh. Fai un fischio quando pensi di spingerti ad est.

    @ Scrutatrice

    L’ho detto io che anche Udine vale la pena di una visita. La prossima volta, dài. E poi c’è la montagna, l’Austria a due passi … insomma ci vorrebbe almeno un we lungo. 🙂

    @ Erik

    Ma allora siamo vicini vicini! 🙂
    Sì, questi posti hanno mantenuto le tradizioni di un tempo. Anche i giovani che vivono in periferia gravitano attorno alla piazza del paese. Purtroppo accanto a tante belle cose c’è il problema dell’alcolismo giovanile, una percentuale molto più alta rispetto ad altre parti d’Italia. Le tradizioni, anche quelle pessime, si trasmettono di generazione in generazione.

    @ Trutzy

    Gemona non solo è bella, è anche il simbolo della laboriosità dei friulani che l’hanno ricostruita dopo il terremoto del 1976. L’epicentro, infatti, era alle spalle della cittadina della pedemontana.
    Sono nata a Trieste dove ho vissuto gli anni della spensieratezza ma anche dell’indifferenza, nel senso che allora non ne apprezzavo le bellezze e forse non l’amavo come amo la mia città ora. Udine la preferisco per la sua tranquillità, per le sue dimensioni ridotte e per il centro storico, quasi totalmente pedonale, a misura d’uomo. Ma mi manca tantissimo il mare. 😦

    Mi piace

  6. Erik said,

    Si beh, io mi trovo nel mezzo, sono di Monfalcone… ma ho lavorato e quindi conosco e ho amicizie sia a Trieste che a Udine… sul problema dell’alcolismo giovanile… credo che sia il riflesso dello stato culturale del paese, sul fatto che sia maggiormente presente nella nostra regione invece non saprei individuarne i motivi..

    Mi piace


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Like @ Rolling Stone

Immagini, parole e pietre lanciate da Mauro Presini

Dottor Lupo Psicologo, Battipaglia Salerno

Consulenza Sostegno Diagnosi

Scaffali da leggere

Consigli di letture, recensioni e frasi tratte dai libri.

Willyco

in alto, senza parere

Macaronea

Considerazioni sparse di una prof (precaria) di lettere.

Diemme - La strada è lunga, ma la sto percorrendo

Non è vero che sono invincibile, mi rompo in mille pezzi anche io...è solo che ho imparato a non fare rumore. *** Amami quando meno lo merito, che è quando ne ho più bisogno (Catullo) - Non sprecate tempo a cercare gli ostacoli: potrebbero non essercene. Franz Kafka —- Non è ciò che tu sei che ti frena, ma ciò che tu pensi di non essere. Denis Waitley -- Non c'è schiaffo più violento di una carezza negata

viaggioperviandantipazienti

My life in books. The books of my life

Nonseinegato

Scuola, matematica... e altro

benvenut* su alerino.blog

pagina a traffico illimitato, con facoltà di polemica, di critica, di autocritica, di insulti...

Marirò

"L'esistenza è uno spazio che ci hanno regalato e che dobbiamo riempire di senso, sempre e comunque"

PindaricaMente

C'è una misura in ogni cosa, tutto sta nel capirlo (Pindaro)

Il mestiere di scrivere

LA SCUOLA DI SCRITTURA CREATIVA ONLINE - LABORATORI DIDATTICI E SEMINARI IN TUTTA ITALIA

dodicirighe

...di più equivale a straparlare.

marialetiziablog

salviamolascuolaprimadisubito.com site

Chiara Patruno - Psicologa

Psicologa Dinamica e Clinica presso l’ Universita’ La Sapienza di Roma, Facolta’ Medicina e Psicologia

Le Parole Segrete dei Libri

Una stanza senza libri è come un corpo senz'anima.

onesiphoros

[...] ἀλλ᾽ ὥσπερ ἄνθρωπος, φαμέν, ἐλεύθερος ὁ αὑτοῦ ἕνεκα καὶ μὴ ἄλλου ὤν, οὕτω καὶ αὐτὴν ὡς μόνην οὖσαν ἐλευθέραν τῶν ἐπιστημῶν: μόνη γὰρ αὕτη αὑτῆς ἕνεκέν ἐστιν. Aristot. Met. 1.982b, 25

Il ragazzo del '46

Settanta: mancano solo 984 anni al 3000.

Insegnanti 2.0

Insegnare nell'era digitale

i media-mondo: la mutazione nella connessione

Prove di pensiero di GIOVANNI BOCCIA ARTIERI

Psicologia per Famiglia

Miglioriamo le relazioni in famiglia, nella coppia, con i figli.

Studia Humanitatis - παιδεία

«Oὕτως ἀταλαίπωρος τοῖς πολλοῖς ἡ ζήτησις τῆς ἀληθείας, καὶ ἐπὶ τὰ ἑτοῖμα μᾶλλον τρέπονται.» «Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità, e a tal punto i più si volgono di preferenza verso ciò che è più a portata di mano». (Tucidide, Storie, I 20, 3)

unpodichimica

Non tutto ciò che luccica è oro, ma almeno contiene elettroni liberi G.D. Bernal

scuolafinita

Un insegnante decente (CON IL DOTTOR DI MATTEO)

occhioallapenna

Buongiorno e leggerezza!

penna bianca

appunti di viaggio & scritti di fortuna

Pollicino Era un Grande

Psicologia e dintorni a cura della Dr.ssa Marzia Cikada (Torino e Torre Pellice)

la fine soltanto

un blog e un libro di emiliano dominici (per ingrandire la pagina premi ctrl +)

ACCENDI LA VITA

Pensieri, parole and every day life

CRITICA IMPURA

LETTERATURA, FILOSOFIA, ARTE E CRITICA GLOBALE

Laurin42

puoi tutto quello che vuoi ( whatever you want you can)

LE LUNE DI SIBILLA

"Due strade trovai nel bosco, io scelsi la meno battuta, per questo sono diverso"(R.Frost)

Il mondo di Ifigenia

Svegliati ogni mattina con un sogno da realizzare!

Il Blog di Raffaele Cozzolino

Pensieri, riflessioni, tecnologia, informatica

Ombreflessuose

L'innocenza non ha ombre

Into The Wild

Happiness is real only when shared

roceresale

faccio buchi nel ghiaccio

Alius et Idem

No sabía qué ponerme y me puse feliz.

A dieta...

...ma con una forte passione per il cibo e le rotondità!

Quarchedundepegi's Blog

Just another WordPress.com weblog

Ma che Bontà

Le ricette di Cle

Ecce Clelia

Storie e pensieri di una mente non proprio sana, messi in una bottiglia e lasciati andare verso ignoti ed ignari lettori, naufragati su questo sito.

OHMYBLOG | PAOLOSTELLA

just an other actor's blog

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: