GENITORI E FIGLI: L’ABBRACCIO IN UNA APP

minihug
Può uno smartphone sostituire l’abbraccio di mamma e papà? Certamente no ma può far sentire meno l’assenza. Così almeno sostiene una bimba di soli sei anni che ha dato l’idea per la creazione di una App “per far sentire meno alle amiche la mancanza dei genitori”.

Lia ora ha sette anni. Lo scorso anno aveva chiesto a suo papà, Erwan Macé, sviluppatore di applicazioni per Bitsmedia, compagnia singaporiana di startup specializzate nel migliorare la vita delle persone, di inventare una App. “Mi ha sbalordito”, racconta Macé a Repubblica.it, “era partita dalla constatazione che tanti adulti fanno fatica a trovare il tempo per giocare con i loro figli. Le ho dato ragione: dovevamo dargli una mano”.

Così è nata Mini Hug, piccolo abbraccio. Il signor Macé dichiara di aver trovato nella piccola Lia un valido aiuto per creare l’applicazione.
L’abbiamo sviluppata insieme ed è stato fantastico – afferma Macè – : un bagaglio di esperienze. Un perfetto esempio di buon tempo trascorso insieme. Anche il nome l’ha scelto lei, io avevo pensato a Liapp, facendo un gioco di parole con il suo nome. Ma, devo ammetterlo, la sua idea è stata di gran lunga migliore”.

L’applicazione è gratuita, molto semplice da utilizzare e per ora è distribuita in 9 lingue, non in Italiano.
Ma di che cosa si tratta? Su Repubblica.it si legge che l’app consente agli utenti di creare un profilo per ogni figlio e annotare qualsiasi attività svolta con lui: dalla mezz’ora trascorsa a fare i compiti, al gioco di società, passando per la passeggiata al parco. Ogni esperienza equivale a dei punti, in modo da annotare i progressi fatti e persino competere con altri parenti, condividendo i propri risultati sui social network e stimolandosi a vicenda.

Nel leggere la notizia ho pensato subito al vecchio gioco elettronico Tamagotchi. Lo ricordate? I bambini dovevano prendersi cura sin dalla nascita di un cucciolo appartenente a una specie aliena, chiamata appunto Tamagotchi, e dargli il necessario per farlo crescere ed essere suo amico, evitandone la morte.
Ho pensato a Mini Hug come ad un gioco in cui i bambini dovessero in qualche modo insegnare ai genitori ad essere bravi, affettuosi, a prendersi cura dei propri figli.
Purtroppo la vita non è un gioco e credo che l’affetto di una madre e di un padre non si possa esprimere attraverso una semplice applicazione per telefonini. E poi, lo dicono anche gli esperti, non ha importanza la quantità di tempo che i genitori dedicano ai figli (specie nella società moderna in cui procreare è un lusso che obbliga, nella maggior parte dei casi, a lavorare tanto i padri quanto le madri), quanto la qualità.

Ho ripensato anche ai miei figli, quand’erano piccoli, e alla fortuna che hanno avuto nell’avermi quasi sempre presente. Il quasi è dovuto al fatto che nella loro infanzia ho dovuto fare la pendolare, studiare per un corso di perfezionamento all’università e per la terza abilitazione ottenuta quanto il primogenito aveva sette anni e suo fratello cinque.

Mai ho fatto mancare ai miei figli un abbraccio. Anzi, sono piuttosto “oppressiva”, come dicono loro. Me li sbaciucchio anche ora che hanno 26 e 24 anni!

Una settimana fa ho dovuto consolare il secondogenito afflitto dalle pene d’amore.
Lui è sempre stato un po’ scostante, da piccolo era molto indipendente, non voleva avermi attorno. Durante l’adolescenza era trasgressivo, voleva fare quel che gli pareva e non sopportava le regole. Quando gli dicevamo “è per il tuo bene”, sorrideva con un ghigno come volesse dire “ma non sapete che cosa sia il mio bene!”.

Crescendo è cambiato, ora è più affettuoso e coccolone. Vederlo piangere sulla mia spalla, poterlo stringere forte, baciargli i capelli … mi ha fatto tornare indietro nel tempo, con la differenza che quand’era piccolo non mi ascoltava mai e ora, invece, ha seguito i miei consigli.

Chiudo la parentesi e ritorno al topic. Onestamente non so quanto possa essere utile questa applicazione. Le stesse cose si possono fare anche senza l’utilizzo dello smartphone. Si prende una bella lavagnetta e si scrivono lì le cose che mamma e papà fanno assieme ai pargoli. La questione del punteggio, poi, non mi piace per niente. I figli hanno già molto da rimproverare ai genitori, ci manca solo che rinfaccino un punteggio scarso o l’impegno modesto con cui si dedicano a loro.
La condivisione sui social network, poi, è a dir poco deleteria, non meno della competizione fra parenti.

Insomma, c’è ancora qualcosa che si possa fare come “ai vecchi tempi”? Amare, per esempio. E un abbraccio non può essere sostituito da nessun aggeggio tecnologicamente avanzato. Almeno, io la penso così.

[immagine da questo sito]

logo pollicinoAGGIORNAMENTO DEL POST, 05/08/2014

Allo stesso argomento ha dedicato un post la dott.ssa Marzia Cikada, psicologa e psicoterapeuta, sul suo blog Pollicino Era un Grande: Bambini, APP e quando il tempo libero si trasforma in frustrazione. Ovviamente l’approccio è da professionista, mentre la mia voleva essere solo una riflessione sui tempi che cambiano, non sempre in meglio.
Da leggere, perché molto interessante, il contributo di Marzia.

4 pensieri riguardo “GENITORI E FIGLI: L’ABBRACCIO IN UNA APP

  1. D’accordissimo con te,Marisa!
    Non sarebbe più’ utile capire perché’ il rapporto non e’ soddisfacente piuttosto che creare complicati sistemi più o meno alla moda? Fare insieme si’ purché sia un piacere e non diventi un obbligo per ottenere punti. E puntare sulla qualità’!
    Con le mie figlie adolescenti cercavo argomenti per parlare e soprattutto ascoltare.
    Io penso che quella bambina ha trovato il modo di risolvere il suo rapporto con il padre…non credi?
    Interessante per riflettere!
    Love
    L

    Piace a 1 persona

  2. @ laurin42

    Sicuramente quella bambina in qualche modo voleva attirare l’attenzione del padre, altrimenti occupato in altre attività. Forse ora il loro rapporto è migliorato anche se, secondo me, la tecnologia ha semplificato la vita ma non può sostituirsi alle piccole cose di tutti i giorni, come mangiare un gelato assieme e sporcarsi la maglietta … così poi mamma urla! 🙂 Non so se le macchie e le urla virtuali rendano bene l’idea.

    Un abbraccio.

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  3. Penso che il problema stia in estrema sintesi in questi termini: se l’uso della tecnologia è “un di più”, va tutto bene, se è “un al posto” è un impoverimento dei sentimenti.

    "Mi piace"

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