27 luglio 2014

LA CONCORDIA A GENOVA: RITORNO A CASA

Posted in cronaca tagged , , , , , a 10:51 pm di marisamoles

concordia genova
E così la nave Concordia, orgoglio dell’armatore Costa (sarebbe meglio dire Carnival, ma quando si parla di orgoglio un po’ di sano campanilismo ci vuole), è ritornata a casa. La lunga operazione che ha portato alla rimozione del relitto dallo specchio di mare antistante Giglio Porto e alla sua messa in sicurezza al porto di Genova Voltri si è conclusa felicemente.

Insomma, si può dire che la Concordia sia tornata nella culla. A Genova, infatti, vide la luce il 2 settembre 2005, anche se il varo ufficiale avvenne il 7 luglio 2006 nel porto di Civitavecchia cui seguì, due giorni dopo, la crociera inaugurale.
Se una nave potesse provare dei sentimenti, sarebbe forse felice di avere nella stessa città la culla e la tomba. Certo, 9 anni sono pochi e non è come con i cani che si moltiplica per sette. E se ha potuto vivere una vita spensierata, fatta di navigazioni in mari tranquilli e con un carico di allegria, l’ombra del tragico naufragio, avvenuto nella notte del 13 gennaio 2012, rimarrà sempre legato al suo nome e la seguirà nel suo ultimo e definitivo riposo. Fra due anni, se tutto va bene.

“Non c’è nulla da festeggiare”: sono le parole del presidente del Consiglio Matteo Renzi, intervistato oggi al suo arrivo a Genova per assistere all’ancoraggio della Concordia. Non sono d’accordo.
Questa impresa, che molti guardavano con scetticismo, deve essere motivo di gioia ed orgoglio. Non credo che ammettere di essere felici oggi per l’esito positivo della messa in sicurezza della nave Concordia possa essere considerato un comportamento non rispettoso nei confronti delle vittime del naufragio. Le 32 persone che quella notte morirono, cui si aggiunge Israel Franco Moreno, il sub spagnolo scomparso mentre stava lavorando sotto il relitto della nave per posizionare i cassoni che le hanno permesso di ritornare in asse, rimarranno sempre legate al ricordo della Concordia, nessuno le potrà mai scordare. Quella fredda notte di gennaio le vittime avrebbero potute essere molte di più, considerato che fra passeggeri e membri dell’equipaggio, sulla nave viaggiavano più di 4000 persone. Fu un miracolo allora e oggi se ne è compiuto un altro.

Un’impresa titanica che non a caso è opera della società americana Titan Salvage, appartenente al gruppo Crowley, leader mondiale nel settore del recupero di relitti, in collaborazione con l’italianissima Micoperi (alla faccia del giornalista Rai ignorante che in un servizio l’ha più volte chiamata Maicoperi, all’inglese), una ditta di Ravenna che vanta una lunga esperienza nella costruzione e ingegneria subacquea.

Perché non dovremmo essere felici per un recupero del relitto che è stato portato avanti in sicurezza e rispettando l’ambiente, grazie alle menti e alle braccia di tanti uomini e donne, per la maggior parte italiani, che hanno compiuto un’impresa considerata impossibile? Perché non dovremmo festeggiare l’arrivo del relitto nel porto di Genova per le operazioni di smaltimento, attraverso le quali ben l’80% dei materiali potrà essere recuperato e venduto e che darà lavoro a decine, forse centinaia, di persone per due anni?

E non dovremmo forse essere orgogliosi per la realizzazione dei cassoni adoperati per il rigalleggiamento e il trasporto della Concordia ad opera dell’italiana Fincantieri?
Da parte mia, sono orgogliosa perché, nel lontano marzo 2012, la task force “salva Concordia” si era riunita nella mia Trieste per cercare di capire in che modo riportare in linea di galleggiamento lo scafo lungo 290,2 metri, largo 35,5 e con un volume complessivo di 114.500 tonnellate di una nave progettata nel capoluogo giuliano, anche se poi realizzata nel cantiere di Genova Sestri.

Da qualche giorno l’isola del Giglio piange, orfana del relitto cui la gente del porto si era pure affezionata. Ma piange anche perché d’ora in poi dovrà vivere di turismo, esattamente come prima della tragedia, e non potrà più contare sul volume d’affari portato dalla “scomoda” presenza della Concordia, tristemente adagiata su un fianco, semisommersa, e poi rialzata a mostrare lo sconcio della ferita dovuta all’incuria umana.

Diciamolo chiaramente: questo brutto affare ha mosso l’economia, anche se locale, e continuerà a farlo cambiando regione. Una studentessa dell’Università di Udine, Martina Rossi, che si è laureata tre giorni fa, ci ha pure scritto la tesi in Economia, accostando l’infelice esito della crociera Costa ad un altro evento tragico che riguardò l’Andrea Doria: “NAVIGARE NECESSE EST, VIVERE NON NECESSE: LE IMPLICAZIONI ECONOMICHE DEI NAUFRAGI DELL’ANDREA DORIA E DELLA COSTA CONCORDIA” (relatore prof. Andrea Cafarelli, correlatore prof. Andrea Garlatti).

Oggi, dunque, abbiamo l’obbligo di essere felici. E non illudiamoci che la Concordia, nell’attesa di trovare l’eterno riposo, non farà più parlare di sé. C’è ancora un processo in corso, a carico dell’unico indagato, come se ogni responsabilità fosse esclusivamente sua: l’ex comandante Francesco Schettino. C’è ancora un corpo da ritrovare, quello dell’indiano Russel Terence Rebello, 32 anni, indiano, cameriere di bordo. (QUI le foto di tutte le vittime)

Ne sentiremo parlare ancora per molto, finché sarà cronaca. Poi diventerà una pagina di storia, ne ricorderemo, forse, l’anniversario.

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4 commenti »

  1. Negli ultimi giorni ho seguito con interesse la vicenda della Concordia ed ai miei occhi la sua “rimozione” dalle coste dell’isola del Giglio è parsa un’impresa degna di valore e, seppur dopo diverso tempo, di meriti. Non immagino quanto lavoro ci sia stato dietro le operazioni e non posso che essere entusiasta di un compito finalmente portato a termine e non lasciato a metà come avviene sovente nel nostro Paese.

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  2. frz40 said,

    Sì, non sono molte le cose di cui possiamo essere orgogliosi di questi tempi e questa è una.

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  3. Monique said,

    L’intera faccenda mi sembra sia stata gestita in modo corretto e competente dall’inizio ad oggi, anche io sono lieta del viaggio senza problemi e delle possibilità di lavoro che ha offerto e offrirà, ma “festeggiare” mi sembra davvero fuori luogo.

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  4. marisamoles said,

    @ Scrutatrice

    Giusto essere orgogliosi e felici. Ho letto sul web delle critiche (prima tra tutte quella di Selvaggia Lucarelli che ha twittato: “Quest’aria di trionfalismo sulla Concordia e’ insopportabile. Se uno recupera un cadavere in un crepaccio non festeggia.Un po’ di sobrietà.”, che non condivido. A due anni e mezzo di distanza non si può continuare a piangere per le vittime (che rimarranno comunque sempre nella nostra memoria). Riportare in asse la nave, trasportarla in sicurezza fino a Genova non è proprio come festeggiare “se uno recupera un cadavere in un crepaccio”. Posizioni del genere le considero ipocrite.

    @ frz

    Mi fa piacere che tu condivida il mio pensiero.

    @ Monique

    Io non ho assistito a particolari festeggiamenti ma se consideriamo tali la giusta soddisfazione di chi ha contribuito a portare a buon fine la “missione” e l’esternazione dell’orgoglio da parte delle autorità di Stato, allora no, non li considero fuori luogo (come ho spiegato anche nella replica a Scrutatrice).

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