1 aprile 2014

CHI HA PAURA DEGLI OMOSESSUALI?

Posted in amore, attualità, bambini, famiglia, figli, religione, società, storia, web tagged , , , , , , , , , , , , , , , , a 7:13 pm di marisamoles

omosessualità
Omofobia: è proprio la parola che non riesco a digerire. Se guardiamo all’etimologia, deriverebbe da due termini greci: ομοίος [homoios] (stesso, medesimo) e fobos (paura). Ne consegue che la parola dovrebbe rimandare a una “paura dello stesso”, ma non ha senso. Dovremmo, dunque, considerare il prefisso “omo” come un’abbreviazione del termine “omosessuale” e allora ci siamo: omofobia significa “paura dell’omosessuale”. Sì, ma perché paura? Chi ha paura dell’omosessualità?

 

Effettivamente è proprio quella “fobia” che porta fuori strada. Il suffisso “fobia”, infatti, rimanda a un concetto clinico (claustrofobia= paura degli ambienti chiusi, aracnofobia= paura dei ragni …) ma nel caso in questione è chiaro che la paura non c’entra nulla. Dovremmo dire piuttosto “avversione” e in effetti con questo termine si indica un comportamento avverso, di conseguenza intollerante e discriminante, nei confronti della pratica omosessuale.

 

Ma c’è, tuttavia, qualcuno che ha paura dell’omosessualità, che teme il “diverso”, ciò che si discosta dai canoni consueti. Si teme, in altre parole, che venga infranto l’equilibrio naturale delle cose. Spaventa la possibilità che i gay si sposino, che possano adottare dei bambini, spaventa, quindi, il solo concetto di “famiglia omosessuale” che pure esiste di fatto, se non per legge (almeno non qui da noi).

 

Le ricerche psicosociali evidenziano come l’omofobia sia maggiormente legata a caratteristiche personali quali: anzianità, basso livello di istruzione, idee religiose fondamentaliste, l’essere autoritari oppure avere atteggiamenti tradizionalisti rispetto ai ruoli di genere. Non è un caso, a mio avviso, che la maggior parte delle persone che nutrono avversione nei confronti del mondo gay, appartengano al genere maschile. Se ci pensate bene, dà molto più fastidio agli uomini pensare alle relazioni omosessuali piuttosto che alle donne. E questo accade, secondo me, perché i maschi, più delle femmine, sono portati a ricondurre l’omosessualità alla sfera prettamente sessuale, in altre parole a ciò che accade a una coppia gay, in tal caso di uomini, sotto le lenzuola. Tutto ciò trascurando la sfera affettiva che, sempre secondo il mio punto di vista, ha una centralità importante anche nelle relazioni omosessuali, che ci piaccia oppure no.

 

Ho sentito questa riflessione come un atto dovuto prima di affrontare, non senza imbarazzo, un discorso che in qualche modo è collegato al post precedente, in cui trattavo il programma governativo francese ABCD de l’ègalitè, a proposito del superamento del concetto di famiglia tradizionale.

Già allora ho chiarito che il mutamento sociale che ha portato a ciò non mi disturba a patto che, per non discriminare i nuovi modelli, non si demoliscano le tradizioni consolidate (poter festeggiare la festa della mamma o del papà, potersi firmare con la dicitura “mamma” e “papà” e non genitore 1 e 2 …).  Da qui a dire che “ho paura” del mondo gay ce ne vuole.

 

Il commento di un lettore, che preferisco non nominare, mi ha lasciata perplessa. Ho deciso di non pubblicarlo anche perché, se avessi voluto replicare, avrei occupato tanto spazio da superare quello concesso all’articolo. Di qui la decisione di questo nuovo post.

Ma c’è anche un altro motivo per cui ho preso la decisione di non pubblicare quel commento: il tono sprezzante con cui veniva affrontato l’argomento, con una tale sicumera da lasciare spiazzata me che pure sono una con pochi peli sulla lingua. Senza contare gli appellativi ormai desueti, anche perché, quelli sì, considerati omofobi, con cui la persona in questione si riferiva agli omosessuali.

 

Il lettore a un certo punto dice: «me ne infischio del ”politically correct” quando c’è in gioco il futuro e la dignità dei nostri figli». Ora, io sono molto aperta di fronte alle opinioni degli altri, anche se, in caso di divergenza, difendo con le unghie e con i denti le mie. C’è una cosa che, tuttavia, non sopporto: il fatto che chi scrive qui dimentichi che questa è casa mia e che sono io a stabilire le regole. Basta dare un’occhiata al disclaimer sulla homepage e si capisce che i commenti che giudico offensivi o formulati facendo uso di parole che ritengo inaccettabili non passeranno il filtro della moderazione.

Detto questo, se il lettore, persona che conosco e che ha goduto nei mesi passati della mia stima, se ne infischia del politically correct, io no.

 

adozioni-gay

Proseguendo nella sua esternazione, il lettore presagisce il futuro della società (non so se mondiale o solo italiana) basata sulle unioni tra due uomini o due donne, con la possibilità di adottare dei figli il cui destino sarebbe segnato: diventare essi stessi omosessuali.

È ovvio che non c’è nulla di scientificamente provato in ciò, anzi, sembra che al contrario i figli di coppie gay abbiano, essi sì, la fobia di diventarlo a loro volta (attenzione, non mi baso su studi specifici ma solo sul “sentito dire”).

 

Sono sincera: non sono favorevole all’adozione da parte delle coppie omosessuali, l’ho detto più volte, fidandomi del parere di chi è più esperto di me. Ho affrontato questo discorso altrove e naturalmente ognuno tira l’acqua al suo mulino quindi è logico che ci saranno sempre delle controargomentazioni da parte di chi ha interesse a difendere una legge che permetta l’adozione all’interno di una coppia gay.

Ma anche ammettendo che i bambini con i genitori dello stesso sesso crescano in perfetta sintonia con il mondo che li circonda, non subiscano traumi di sorta, non vengano derisi da chi ha una mamma e un papà e percepiti come “diversi” (si sa che i primi a discriminare sono proprio i più piccoli, anche se l’educazione ricevuta conta moltissimo), so che in Italia l’adozione è un percorso accidentato per le coppie eterosessuali. Quindi, prima di aprire alle coppie omosex sarebbe utile rendere l’adozione meno complessa per i coniugi, altrimenti sarebbero proprio le coppie etero a venir discriminate.

 

Tornando al nostro lettore, nonostante gli studi abbiano dimostrato che l’omosessualità non è una malattia né un capriccio, piuttosto una questione genetica, egli nega si tratti di disfunzioni ormonali o fisiologiche ma solo di ricercata depravazione e di triviale amoralità, confermando le ipotesi accreditate secondo le quali l’omofobia si fonda su dei preconcetti che investono la sfera etica. Stiamo attenti: l’etica è qualcosa di diverso dalla religione, nel senso che esiste una morale laica del tutto svincolata dalla fede e basata piuttosto sul pregiudizio, nel vero senso della parola: “giudicare a priori” senza, quindi, solide argomentazioni.

 

Ciò non toglie che, volenti o nolenti, la diffusione del Cristianesimo ha un ruolo predominante sui costumi di una società.

antica roma omosex

Se consideriamo, infatti, l’antica Roma, l’omosessualità, strettamente maschile (quella femminile era considerata una mostruosità) era una pratica accettata e condivisa, che poteva dare ancor più prestigio agli uomini di potere. Il padrone si prendeva ogni libertà nei confronti dello schiavo giovane, il cosiddetto puer, ed egli era onorato di prestare tali particolari servigi al padrone. Da parte sua, il padrone dimostrava il suo potere sottomettendo lo schiavo ai suoi voleri, fossero pure quelli sessuali. Ciò almeno fino al matrimonio: poi gli “amichetti” dovevano vivere nell’ombra, veri e propri concubini che attendevano pazientemente che il loro amato padrone lasciasse il talamo nuziale per passare sotto le loro lenzuola. E guai se la moglie veniva a conoscenza di questi rapporti omosessuali! Ne era profondamente gelosa, molto di più rispetto alle amanti femmine. (sull’amore nell’antica Roma suggerisco la lettura di Dammi mille baci di Eva Cantarella, Feltrinelli editore … illuminante”!)

 

Poi, come dicevo, è arrivato il Cristianesimo e con la sua morale ha fatto piazza pulita di tali turpitudini … almeno a parole. L’esempio di Sodoma e Gomorra poteva bastare per dissuadere le relazioni omosessuali che, tuttavia, continuavano ad esistere nell’ombra.

 

In conclusione mi chiedo: come si fa a considerare tutto ciò un tabù al giorno d’oggi?

E poi, se lo stesso Papa Francesco, a proposito dell’omosessualità, ha detto: “Chi sono io per giudicare?”, chi siamo noi per farlo?

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14 commenti »

  1. Solo una cosa: devo leggere quel libro, mi ha tremendamente incuriosita!

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  2. Okkio…. Papa Francesco ha detto bene nel dire che non giudica il peccatore ma nel confronto del peccato stesso di sodomia ha altri punti di vista.

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  3. Secondo me, invece, dovevi lasciarlo quel commento! Tutti devono vedere l’ignoranza che c’è ancora in merito. Ancora non hanno capito che è la genetica che fa nascere persone omosessuali o etero!? Non è una scelta e non deriva dall’ambiente in cui si è cresciuti. Io sono anche favorevole all’adozione, visto che l’omosessualità non è una malattia e gli omosessuali non sono malati, non ci vedo nulla di male. Dicono che la società non è pronta, però io conosco una famiglia con due mamme che hanno subito spiegato ai figli, appenaquesti hanno avuto l’età della ragione, tutto quello che riguardava il loro amore. Nonostante io viva in un paesino minuscolo, sopra una piccola città, nessuno poi si scandalizza così tanto e anche i bambini a scuola non li prendono in giro O altro.

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  4. Rebecca Antolini said,

    ..la omossesualità e soltanto un’altra forma d’amore… e secondo me dovrebbe essere accettato nella nostra società..

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  5. frz40 said,

    Non si tratta di giudicare, ma il diverso, anche se può essere accettato, non lascia mai indifferenti: attrae o respinge.

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  6. Valentino said,

    Sto con il concetto espresso da @frz40. Non ho niente contro i omosessuali (anzi…. più ci sono…. 😉 ). Ma se mi trovo vicino ad un omosessuale io trovo – non fobia (paura), ma – un senso ripulsione, di desiderio di allontanarmi, vuol dire che sono retrogrado? Ignorante? Omofobia?
    Ok, Mettiamo le carte sul tavolo. E vediamole da un altro punto di vista. Se io ho questi “preconcetti”, di allontanamento da un soggetto che è omosessuale, vuol dire che sono omofobo, no?
    Ma se la “ragno fobia”, “claustrofobia” o tante altre Xfobie sono riconosciute come una malattia, allora anche io sarei un malato no? Quindi uno che si avvicina al mio camion nel parcheggio (con intento di corteggiarmi) è “normale” ed io sarei quello malato per il fatto di respingere i suoi avance? Quel senso di vomito che mi assale in quel momento, non è altro che una disfunzione mia mentale?
    Ok, sono una persona educata e non dico niente. Anzi, faccio finta di non aver notato la sua presenza. Ma il senso di nausea io c’è l’ho. Esso esiste. Non è una cosa indotta. E’ un mio sistema di difesa, di rifiuto. Ed è sincero. Anzi, sarebbe falso se facessi finta che non c’è l’ho.
    Tu dici, poi, che il sentimento omofobo esiste in maggioranza dalla parte dei soggetti maschili. Per forza. Quando pensiamo ad una persona femminile che sia gay c’è la immaginiamo come una donna innamorata di un’altra donna. E rifletta anche la verità. Ma se passiamo al mondo maschile, allora le cose cambiano. E cosi intasato questo mondo di persone gay maschili che cercano soltanto sesso che si resta perplesso. I bar, i parcheggi, i luoghi, le saune, per non parlare dei toilette pubblici. Sono tutte queste, persone che cercano un “amore”? O è soltanto depravazione? E se è depravazione….. perché devo io “accoglierla” come un fatto normale.
    O sono io “anormale” perché la cosa mi induce disgusto?

    Liked by 2 people

  7. marisamoles said,

    @ Scrutatrice

    Allora prima leggi questo: “L’amore è un dio”, sempre della Cantarella e sempre per Feltrinelli.

    @ oreficemichele

    Infatti, qui non si sta discutendo del “peccato” in quanto non da tutti è considerato tale, ma di un aspetto sociale. Il lettore, giusto per chiarire, si professa ateo.

    @nichirenelena

    Certo, potevo pubblicarlo ma ho preferito non farlo per questioni di politica del blog.

    @ Rebecca Antolini

    Anche secondo me.

    @ frz

    Io capisco le tue ragioni però personalmente non mi sento attratta né respingo l’omosessualità. Mi è del tutto indifferente perché sono scelte personali, posso condividerle o meno ma non le giudico. Quello che per me è importante è che non si sconvolga tutta una serie di consuetudini e tradizioni che hanno caratterizzato e caratterizzano la nostra società.

    @ Valentino

    Il tuo commento è la dimostrazione di ciò che ho detto a proposito della diversa percezione che si ha dell’omosessualità da parte degli uomini e da parte delle donne.
    Non capisco perché tu debba considerare diversamente due lesbiche e due gay: l’amore può esserci in entrambe le situazioni. Questo è fondamentale. Ma se parti dal presupposto che due donne innamorate le accetti e due uomini li vedi solo come depravati, senza pensare che anch’essi possono amarsi, allora qualcosa su cui riflettere c’è. Non sei anormale ma forse devi guardare la cosa con più distacco, da un’altra prospettiva.

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  8. lilipi said,

    Non ho niente contro gli omosessuali: ciascuno ha il diritto di seguire i suoi sentimenti ed istinti, purché non rechi danno agli altri. Però mi dà fastidio l’ostentazione.Diverso è il discorso riguardo l’adozione: penso che i bambini non siano né oggetti né animaletti da compagnia, e che si debbano dare loro genitori analoghi ai genitori NATURALI, cioè maschio e femmina.Non escludo che si possa affidare un minore ad una coppia omosessuale (o a un single) se esistono già rapporti di parentela o amicizia e si è appurato che sono persone idonee a crescerlo; ma da qui a sostenere il DIRITTO di gay e single ad adottare ce ne corre,specie se si fa ricorso a uteri in affitto ecc.!Purtroppo il voler apparire moderni e progressisti a tutti i costi, ci sta portando a dimenticare l’interesse dei bambini,che invece è primario.

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  9. tachimio said,

    Ho pensato cara Marisa di pubblicare questa lungo articolo del vescovo di Verona mons. Giuseppe Zenti perchè lo trovo molto calzante:
    ” Ha fatto scalpore la risposta di papa Francesco in una famosa intervista, rilasciata ad una nota testata mediatica sui gay: ”Chi sono io per giudicare i gay?”. Per un verso è stata interpretata con estremo favore come una sorprendente e auspicata apertura alla pratica dell’omosessualità non più giudicata nei termini della tradizione cattolica; per altro è stata ritenuta indegna di un Papa. Indubbiamente ambedue le interpretazioni sono quantomeno maldestre. Giustamente papa Francesco non si è posto dalla parte dei giudici nei confronti degli omosessuali, nella convinzione che nessuna persona va sottoposta a giudizio, secondo le indicazioni parenetiche di Gesù: ”Non giudicate per non essere giudicati”, anche perchè a nessuno è dato di conoscere la storia di una persona e il peso delle responsabilità personali. Tuttavia, altro è giudicare una persona, altro è valutare il suo agire. E questo certamente il Papa lo ha ben chiaro. Ed è ben chiaramente riportato e senza ambiguità anche nel ”CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA” con tutto il carico di autorevolezza che gli compete. Con una sorprendente pacatezza, limpidezza, inequivocabilità.Quanto ci basta per dirimere la questione.Riporto il testo. : ” L’omosessualità designa le relazioni tra uomini o donne che provano un’attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso. Si manifesta in forme molto varie lungo i secoli e nelle differenti culture. La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile. Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni ( cfr Gen 19,1-29; Rm1, 24-27; 1 Cor 6, 10; 1 Tm 1,10), la Tradizione ha sempre dichiarato che ” gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati”. Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarietà affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati. Un numero non trascurabile di uomini e donne presenta tendenze omosessuali innate. Costoro non scelgono la loro condizione omosessuale; essa costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò debbono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita e se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione.Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sè, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di una amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana.” ( CCC 2357- 2359 ). Questa è la posizione del Magistero ! Tre suggerimenti. Il primo : si investano risorse educative, psicologiche e spirituali, per aiutare le persone fin da ragazzi e adolescenti a formarsi una personalità conforme alla loro identità segnata al maschile o al femminile. La seconda : siano evitate esperienze sessuali, soprattutto di gruppo,che condizionano lo sviluppo armonioso della personalità. Infine auspichiamo un allentamento dello scatenamento della cultura gay, come ostentazione. La qual cosa favorirebbe anche un maggior rispetto delle tendenze omosessuali.”
    Da questo articolo mi pare che si comprenda bene come la Chiesa condanni il peccato e non il peccatore, anche se tu specifichi nella tua risposta ad oreficemichele, che non è questo il problema, mi pare comunque importante sottolinearlo lo stesso, e mi sento in aggiunta di condividere appieno la conclusione che fa il Vescovo riguardo alcuni aspetti sociali del problema. Un abbraccio. Isabella

    fonte: da un articolo tratto dal sito: Miradouro.it

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  10. tachimio said,

    Ps Ho dimenticato di dire una cosa importante, almeno credo. Penso che sia fondamentale per un credente conoscere il pensiero della Chiesa per ogni problema sociale che riguardi il nostro vivere oggi. Troppe volte mi pare si prendono posizioni contraddittorie a riguardo da chi si professa cattolico.. Mi sembra ci vorrebbe solo più coerenza. Tutto qui. Ti abbraccio di nuovo. Isabella

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  11. Marco said,

    A me gli omosessuali non fanno alcuna paura.
    Mi fanno paura, però, coloro che, strillando, aizzando folle e organizzando campagne diffamatorie, vogliono zittire chi non la pensa come loro, e possibilmente far loro perdere il posto di lavoro.
    E anche tu finiresti nella rete, in quanto contraria all’adozione per le coppie omosessuali.

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  12. marisamoles said,

    Io non strillo, non aizzo folle, non organizzo campagne diffamatorie né tanto meno mi adopero per far perdere loro il posto di lavoro sicché …

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  13. Marco said,

    Mi riferivo a episodi ben diversi rispetto a quanto accaduto su questo blog, in effetti: forse dovevo dirlo 😉

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  14. marisamoles said,

    Ma hai detto che potrei finire anch’io nella rete a causa della mia posizione riguardo alla questione delle adozioni.
    In un altro post ho avuto un’accesa discussione con un sedicente gay che mi ha accusato di omofobia per questo. Io credo che l’omofobia sia altra cosa rispetto all’espressione di un parere, legittimo secondo il mio punto di vista. Io ho una certa opinione ma rispetto le scelte degli omosessuali. Se poi la Legge darà ragione ai gay, per quanto concerne i matrimoni tra persone dello stesso sesso e l’adozione, non mi scandalizzerò e rispetterò la Legge perché ritengo di avere il senso civico.

    Scusa ma nella fretta con cui ho postato la precedente replica mi sono dimenticata di darti il benvenuto! Il tuo blog mi dice qualcosa ma credo che tu non sia mai intervenuto qui.
    Grazie per la risposta. Ti auguro una buona giornata.

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