28 aprile 2014

Diario di viaggio: Treviso, Verona, Trieste

Posted in affari miei, amicizia, Friuli Venzia-Giulia, Trieste, viaggi, web tagged , , , , , , , , , , , , , a 4:07 pm di marisamoles

Il bello del web è che, quando hai la fortuna di incontrare di persona un’amica di blog, scopri che è esattamente come te l’aspettavi, come se la conoscessi da sempre. A me è successo con Veronica – Scrutatrice, ragazza dolce e simpatica, oltreché bellissima.
Non perdetevi la cronaca di viaggio … l’ultima tappa è stata la mia città natale, Trieste, dove ho avuto il piacere di farle da Cicerone. Quello che lei non ha detto, lo dico io: è stato un tour piacevole ma molto faticoso. La mia città è tutta un sali-scendi e finché si scende, tutto bene, ma quando si sale … son dolori! Ne sanno qualcosa i miei polpacci e i miei glutei. Unica nota positiva di cotanta fatica: ho smaltito uno dei due chili messi su a Pasqua. C’è qualcuno che vuole farsi un giro dalle mie parti nelle prossime settimane? Devo smaltire il chilo che è rimasto. 🙂
Buona lettura!

Into The Wild

Primo giorno, domenica.

Dopo la tradizionale colazione di Pasqua (nel senso che è tradizione farla, non che la mia colazione sia stata la tradizionale colazione salata), montiamo in macchina con destinazione Veneto. Il viaggio di andata è quello che ogni automobilista desidererebbe: strade ampie, corsie vuote, niente camion e persino le stazioni di sosta deserte (ci credo, tutti “zampe sotto il tavolo” la domenica di Pasqua…)! Ci viene in mente il verso di una famosa canzone: “autostrade deserte, ai confini del mare…” Ma non ci stiamo dirigendo verso il mare, anzi. La nostra base durante questi quattro giorni sarà Preganziol, una piccola frazione di Treviso, cittadina che scopriremo essere davvero deliziosa. Arrivati a destinazione, DSC_2sistemiamo le valigie, facciamo un giro di ricognizione nell’appartamento (accompagnato dalle rituali foto ricordo della sistemazione!) ed usciamo per visitare il centro di Treviso.
La provincia veneta ha la particolarità di essere…

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19 aprile 2014

SON TORNATE LE RONDINI. BUONA PASQUA A TUTTI

Posted in auguri, Buona Pasqua, poesia tagged , , , , , , a 4:08 pm di marisamoles

rondini a primavera

LA BUONA NOTTE DELLE RONDINI
di Angiolo Silvio Novaro (1866-1938)

Quando muore il dì perduto
dietro qualche oscura vetta,
quando il buio occupa muto
ogni vuota erbosa via,
una strana frenesia
tra le rondini scoppietta.

Come bimbi sopra l’aia
giocan elle con giulive
grida intorno alla grondaia,
e poi su nel cielo rosa
vanno vanno senza posa
dove Iddio soletto vive.

Gaie arrivano in presenza
del buon Dio che tutte accoglie;
una bella riverenza
fa ciascuna, e poi dice:
– Sia la notte tua felice! –

Scioglie il volo, e giù si china
con un poco di tremore
per la lieve aria turchina;
e ritrova le sue orme,
trova il nido, e ci si addorme
col capino sopra il cuore.

(Da “Il Cestello”, Treves, Milano 1910)

Questa mattina son tornate le rondini (almeno qui). In questo sabato silenzioso, senza il consueto scampanio a scandire le ore, ho sentito nitidamente il loro gioioso garrire, mi è parso un saluto e un augurio speciale in questo Sabato Santo.

La giornata è un po’ cupa, la neve sulle cime dei monti testimonia una primavera tardiva. E’ vero, una rondine non fa primavera ma rende la Pasqua più bella.

TANTI CARI AUGURI DI UNA SERENA E GIOIOSA PASQUA A TUTTI I LETTORI!

buona pasqua

[immagine sotto il titolo da questo sito; immagine “Buona Pasqua” da questo sito]

18 aprile 2014

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: I CITTADINI ACQUISTANO L’ISOLA DI POVEGLIA

Posted in attualità, La buona notizia del venerdì, società, web tagged , , , , , , , a 9:45 pm di marisamoles

poveglia
Bisogna ammettere che, per certi versi, Facebook è un insostituibile mezzo per diffondere iniziative anche di pregio. E’ questo il caso dell’acquisto, da parte di comuni cittadini, dell’isola di Poveglia, nella laguna di Venezia, già sede di un Lazzaretto e ormai abbandonata da decenni. L’asta pubblica è accessibile fino al 6 maggio e prevede la concessione da parte del Demanio con un long lease di 99 anni sul modello anglosassone.

Perché dunque non fondare un’associazione e comprarsi l’isola?

“L’isola di Poveglia, nella laguna di Venezia, antica città nella città, è oggi messa all’asta dal Demanio. Potevamo semplicemente assistere all’ennesima vendita di un’isola a qualche albergatore internazionale, o tentare almeno una sortita, un progetto – recita la pagina Facebook -. E’ per questo che vogliamo provarci: prendere in concessione Poveglia per 99 anni”. Ci si può associare con 99 euro e prendere parte al progetto e all’asta, ma sono gradite anche somme più alte.

L’iniziativa, promossa da un gruppo di architetti e urbanisti, ha ottenuto un grande successo dato che è già stata ampiamente superata la quota di 20mila euro necessaria per la fideiussione che garantirebbe un utilizzo pubblico dell’isola e la realizzazione di diversi progetti.

«Non siamo degli spiantati» – dice Lorenzo Pesola, uno dei fondatori dell’associazione – «È un sogno concreto, quello che abbiamo. Nel gruppo dei fondatori l’età media è 40 anni. Ci sono giovani e anziani della zona. Le idee politiche sono diverse. Una cosa però ci accomuna: il sogno di restituire quei giardini alla gente».

Chi ha aderito alla raccolta fondi non si cura delle leggende di fantasmi che aleggiano intorno all’isola, favorite dallo stato d’abbandono dell’ex ospedale che vi aveva sede. Anche il parco ormai è selvatico. «Noi lo vorremmo trasformare in un grande orto pubblico» – racconta Lorenzo – «Un luogo accessibile, gratuito, dove ormeggiare per un barbecue, per giocare coi bambini». Poi, nello spazio coperto, spazio per le attività e le idee che rispettino il manifesto dell’associazione, ovvero che siano eco-sostenibili, non profit e serie. Niente fantasmi, insomma, e niente affaristi.

La raccolta è stata estesa anche ai cittadini che abitano fuori regione. Chiunque può versare i 99 euro che danno diritto a entrare nell’associazione, o partecipare con una donazione spontanea a fondo perduto, accedendo alla pagina Facebook o scrivendo ai fondatori (associazionepoveglia@gmail.com).
I soldi saranno restituiti qualora i fondi raccolti non bastassero a conquistare Poveglia.

Un’utopia? Un sogno destinato a rimanere tale? Un progetto irrealizzabile? Un’iniziativa lodevole comunque perché volta a salvare un patrimonio che altrimenti potrebbe cadere nelle fauci dei grandi investitori alla ricerca di lauti guadagni. Meglio un resort o un parco pubblico?

[fonte: espresso.repubblica.it]

ALTRE BUONE NOTIZIE

In altalena aspettando il bus di laurin42

LE MIE ALTRE BUONE NOTIZIE

17 aprile 2014

I FIGLI SBAGLIATI

Posted in bambini, donne, figli, Legge tagged , , , , , , , , , , a 4:54 pm di marisamoles

gemelli sbagliatiE’ tristemente noto il caso della donna che, affidatasi alla fecondazione assistita presso l’ospedale Pertini di Roma, sta portando in grembo due gemelli non suoi.

Detto in termini scientifici, non c’è compatibilità genetica tra i due futuri genitori e i feti. Un errore umano, uno scambio di provette, uno scherzo che, almeno questa volta, non è attribuibile alla natura. Anche se essa stessa, talvolta, qualche errore lo commette.

Un cognome simile all’origine dell’errore. Tra le quattro coppie che si sono recate nel reparto per un analogo trattamento, nello stesso periodo in cui la gestante si è sottoposta alla fecondazione assistita, sono stati individuati, grazie alla prova del DNA, i genitori biologici. Quelli che, però, stando alla legge, non potranno rivendicare alcun diritto sui due bambini.

«La legge dice che il figlio è di chi lo partorisce», quindi la mamma che sta portando avanti la gestazione «non rischia di perdere i figli. Può perderli solo se decide di interrompere la gravidanza» [cosa non più possibile causa lo stato avanzato della gestazione, NdR], mentre «la mamma genetica non ha nessun titolo, dal punto di vista giuridico, di rivendicare nulla». È chiaro in merito a cosa dice la legge sul caso dello scambio di embrioni, il giudice costituzionale Ferdinando Santosuosso.

Insomma, ci sono due donne, entrambe disposte a tutto per avere dei figli, nonostante l’infertilità. L’una sarà madre dei “figli sbagliati”, l’altra non sarà madre perché non partorirà i “suoi” gemellini.

Non so a voi, ma a me questa vicenda provoca una tristezza infinita. Forse anche un po’ di rabbia ma non nei confronti di chi ha tecnicamente commesso l’errore (d’altronde, errare humanum est) quanto nei confronti di chi non sa rinunciare ad un sogno che la Natura non vuole realizzare e si affida alla scienza che, guidata dalla mano umana, perfetta non lo è mai, o quasi.

[Fonte: Corriere.it; immagine da questo sito]

13 aprile 2014

UN PREMIO DARDOS ANCHE PER ME

Posted in affari miei, amicizia, cultura, web tagged , , , , , , , , a 10:15 am di marisamoles

premio-dardos1
Ringrazio l’amica blogger Laura (laurin42) per aver assegnato questo nuovo premio (ma che spopola già parecchio!) al mio blog.

Il Premio Dardos è un riconoscimento che viene consegnato ai blogger che hanno dimostrato impegno nel trasmettere valori culturali, etici, letterari o personali ; che dimostra la sua creatività, che esprime il proprio pensiero attraverso le sue letture e le sue parole.

Come ho già detto ad altri blogger che hanno ottenuto questo riconoscimento, è un premio che implica delle grosse responsabilità. Parole come cultura, etica, letteratura, creatività, al di là di quello che può esserne l’abuso nel linguaggio odierno, hanno grande valore e un peso notevole.

Onestamente non so quanto io possa essere definita creativa (in casa sono considerata l’esatto opposto, giusto per dire), ma in quanto a cultura, etica e letteratura spero di avere i requisiti per onorare il premio Dardos che mi è stato assegnato.
In realtà, di questi tempi, approssimandosi la fine dell’anno scolastico (avendo una quinta poi …), non riesco ad occuparmi come vorrei del blog, ma spero in futuro di essere in grado di aggiornarlo con maggiore regolarità e di essere più tempestiva nelle repliche ai commenti.

Detto questo, veniamo al regolamento del Premio Dardos:

1) accettare (ma ovviamente non è obbligatorio) e comunicare il regolamento visualizzando il logo del premio (fatto)
2) linkare il blog che ti ha premiato (fatto)
3) premiare altri 15 blog meritevoli avvisandoli del premio (premiare va bene ma avvisare … spero se ne accorgano da soli!)

Ecco, dunque, le mie nomination (anche se so che qualcuno non ama i premi – ma, come già detto, non è indispensabile continuare la catena – e so anche che qualcuno ha già ricevuto questo premio … vorrà dire che farà il bis o di più!):

Onesiphoros
Isabella Scotti
Mara Carlesi
La Biblioteca di Babele
Ombreflessuose
EsPress451
Le parole segrete dei libri
marialetiziablog
Sentimental blog
Scrutatrice di Universi
Luna
Nicherelena
Scuolafinita
Diemme
L’isola delle colline

Ringraziando ancora Laura, auguro a tutti di trascorrere una FELICE DOMENICA. 🙂

AGGIORNAMENTO DEL POST, 17 APRILE 2014

Un altro Premio Dardos per me! Me l’ha assegnato Margherita (unpodichimica), l’unica prof di chimica con cui ho un buon rapporto e che leggo sempre volentieri. 😉

11 aprile 2014

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: CON LA BOOKNOMINATION L’AMORE PER IL LIBRI IMPAZZA SUL WEB

Posted in cultura, La buona notizia del venerdì, libri, web tagged , , , , , , , a 9:11 pm di marisamoles

booknominationNon sono una fan di Facebook, anzi, a dirla tutta lo detesto proprio, ma questa mi sembra veramente una buona notizia. E pazienza se di mezzo c’è il social network più amato dagli Italiani e più odiato da me. Quando si tratta di amore per i libri ogni mezzo di diffusione della lettura è il benvenuto.

Che cos’è la Booknomination? Si tratta di una nuova tendenza che consiste nel pubblicare l’estratto di un libro entro le ventiquattro ore dal momento in cui si viene taggati indicando titolo, autore e nomi di almeno tre amici che dovranno fare altrettanto. L’iniziativa è nata con l’intento di contrastare la “Neknomination”, una pericolosa pratica nata in Australia e diffusasi rapidamente in seguito ad un video postato su Facebook dal rugbysta irlandese Ross Samson.

Nel video si vede il giocatore mentre si scola una bottiglia di birra e invita altre persone a imitarlo. Una sfida all’ultimo bicchiere che non esclude nessuna fascia di età e che colpisce anche i più piccoli.
L’ideatore di Booknomination, il ventinovenne Diego di Cento, in provincia di Bologna, ha spiegato di aver preso spunto da questo brutto gioco per trasmettere un altro amore, ben più sano:

«Ero stato taggato in una neknomination da un ragazzo che conosco. È come una catena di sant’Antonio. Entro 24 ore avrei dovuto filmarmi mentre bevevo tutto d’un fiato una birra o un altro tipo di bevanda alcolica, caricare il video su Facebook e taggare altri amici. Il pensiero di scolarmi una bottiglia a casa da solo riprendendomi col telefonino non mi esaltava. Questa moda assomiglia tanto a uno di quei rituali dai quali bisogna passare per non essere considerati degli sfigati. Mi sono chiesto come avrei potuto accettare la sfida in modo diverso, non volevo sfilarmi dal gioco. Ero in casa, vicino a me avevo la mia libreria. Mi è parso naturale aprire un libro e riprendermi mentre leggevo, postare il video su Facebook e taggare».

Un invito a non stappare la bottiglia di birra e ad aprire un libro. Ne gioverà la salute e l’intelletto.

[LINK della fonte]

ALTRE BUONE NOTIZIE

Arriva il libro sospeso, dopo pane, pizza e caffè di laurin42

LE MIE ALTRE BUONE NOTIZIE

5 aprile 2014

PRENDE UNA MULTA PER BESTEMMIA E PROTESTA: “CREDEVO DI VIVERE IN UNO STATO LAICO”

Posted in cronaca, famiglia, figli, legalità, Legge, religione, società tagged , , , , , , , , , , , a 1:37 pm di marisamoles

automobilistaE’ il 27 marzo scorso. Nel pomeriggio sull’autostrada A4 si forma una lunga coda di autovetture a causa di un camion che, con uno pneumatico bucato, non può proseguire la marcia. Stufo di attendere, a un ragazzo modenese di 23 anni scappa una bestemmia ad alta voce. Come spiegherà in seguito, l’esternazione era dovuta a un dolore che si era procurato sbattendo con rabbia il polso (mezzo ingessato a causa di una caduta con lo snowboard) sulla leva del cambio.

Fatto sta che una pattuglia della Stradale sente la bestemmia, raggiunge l’autovettura, opera i controlli del caso e rilascia regolare contravvenzione: 56 euro per il mancato uso delle cinture di sicurezza da parte dei viaggiatori seduti sul sedile posteriore e 28 euro per omessa esposizione del contrassegno di assicurazione (pur risultando regolarmente pagata!). Ma non è finita qui.

A quei poliziotti la bestemmia non era piaciuta. Invocando l’articolo 724 del Codice penale “Bestemmia e manifestazioni oltraggiose” è stata comminata al giovane anche una sanzione di 102 euro. Ma il 23enne non ci sta, anzi, non proprio lui ma un compagno di viaggio ha scritto una lettera alla redazione del quotidiano friulano Messaggero Veneto, manifestando il suo disappunto:

«Desidero informarvi – si legge nella mail – di quanto avvenuto giovedì all’altezza del ponte sul Tagliamento (…), dove la Stradale ha multato una delle nostre auto – eravamo un gruppo di 8 persone, amici modenesi e ferraresi, e ci stavamo dirigendo verso l’Austria a bordo di due macchine – perché uno di noi, esasperato dalla coda, ha bestemmiato dall’auto che, per il caldo, aveva il finestrino abbassato. Gli agenti hanno sentito e hanno multato il ragazzo per 102 euro, adducendo come motivazione che “bestemmiava ad alta voce contro le divinità ovvero i simboli religiosi dello Stato”. Ora: tralasciando il discorso sull’inopportunità della bestemmia (vorrei vedere voi, in coda…), io credevo di vivere in uno Stato laico».

Naturalmente il ragazzo sta pensando di fare ricorso contro l’ingiusta, a suo parere, ammenda.

Io ricordo che una volta anche sugli autobus campeggiava la scritta “Vietato bestemmiare” e l’Italia è da sempre uno Stato laico. Qui in Friuli, purtroppo, la bestemmia è un intercalare molto diffuso, tanto che quasi quasi l’orecchio è assuefatto. Ma rimango dell’idea che, al di là di qualsiasi motivazione religiosa, bestemmiare debba essere considerato un comportamento incivile e purtroppo sta dilagando tra la gioventù, ragazze comprese. Forse anche a casa i genitori hanno l’orecchio assuefatto. Ma, a meno che non abbiano anche la mano rattrappita, un bel ceffone ai figli potrebbero pure tirarglielo.

[L’IMMAGINE tratta da questo sito NON SI RIFERISCE ALLA NOTIZIA RIPORTATA]

4 aprile 2014

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: UN’OASI DI PACE AL TEMPO DELLA CRISI

Posted in attualità, economia, famiglia, La buona notizia del venerdì, lavoro, società tagged , , , , , , , , a 10:04 pm di marisamoles

marinaleda
Possibile che esista un luogo, in questi tempi di crisi, in cui vivere in pace, senza preoccupazioni di sorta, in completa armonia con la natura e i propri simili? Forse non sono tante le oasi di pace, oggigiorno, ma un luogo simile c’è e si trova in Spagna, a Marinaleda, poco più di 100 km da Siviglia.

Tremila abitanti che vivono in comunità, collaborando per produrre ciò che serve, senza ricchi né poveri. Tutti lavorano per lo stesso salario: 47 euro al giorno per sei giorni la settimana. La grande ricchezza di questo piccolo paese è la terra: tutti gli abitanti lavorano per la grande cooperativa agricola “Humar”, creata dagli stessi lavoratori che garantisce la piena sussistenza a tutti, riuscendo anche ad esportare peperoni, carciofi, legumi, olio d’oliva anche all’estero, in Italia e persino in Venezuela.

In questa novella Shangri-La made in Spain basta mettere a disposizione la propria forza lavoro per esercitare il proprio diritto alla casa: nessun mutuo e nessun interesse da versare ad istituti di credito.
Il terreno e il progetto, infatti, sono a carico del Municipio, il denaro lo presta a tasso zero il governo andaluso e la quota mensile da versare per l’acquisto la decidono in assemblea gli stessi cittadini, anticipando solo 15 euro.

La vita a Marinaleda scorre felice anche per le famiglie: l’asilo pubblico costa solo 12 euro mensili, una piscina è accessibile per tutta l’estate a soli 3 euro.
Il paese ha strade intitolate a personaggi come Salvador Allende oppure veri e propri valori umani: solidarietà, fraternità o speranza. La gente può godersi le aree verdi curate dalla comunità e in completa tranquillità: non esiste criminalità tanto da non essere necessaria nemmeno la polizia. Con un bel risparmio di denaro pubblico.

EscudoMarinaledaQuale mai potrà essere il simbolo di Marinaleda? Ovviamente è una colomba che vola sul paese ed intorno la scritta: “Marinaleda – Una utopia hacia la paz”.
Un’utopia? Una realtà da imitare, piuttosto. E in Italia, sarebbe possibile mettere in pratica un progetto simile?
Purtroppo temo di no.

[LINK della fonte]

ALTRE BUONE NOTIZIE:

Uomo e donna, ora lo dice anche la scienza: cervelli diversi ma complementari di laurin42

LE MIE ALTRE BUONE NOTIZIE

1 aprile 2014

CHI HA PAURA DEGLI OMOSESSUALI?

Posted in amore, attualità, bambini, famiglia, figli, religione, società, storia, web tagged , , , , , , , , , , , , , , , , a 7:13 pm di marisamoles

omosessualità
Omofobia: è proprio la parola che non riesco a digerire. Se guardiamo all’etimologia, deriverebbe da due termini greci: ομοίος [homoios] (stesso, medesimo) e fobos (paura). Ne consegue che la parola dovrebbe rimandare a una “paura dello stesso”, ma non ha senso. Dovremmo, dunque, considerare il prefisso “omo” come un’abbreviazione del termine “omosessuale” e allora ci siamo: omofobia significa “paura dell’omosessuale”. Sì, ma perché paura? Chi ha paura dell’omosessualità?

 

Effettivamente è proprio quella “fobia” che porta fuori strada. Il suffisso “fobia”, infatti, rimanda a un concetto clinico (claustrofobia= paura degli ambienti chiusi, aracnofobia= paura dei ragni …) ma nel caso in questione è chiaro che la paura non c’entra nulla. Dovremmo dire piuttosto “avversione” e in effetti con questo termine si indica un comportamento avverso, di conseguenza intollerante e discriminante, nei confronti della pratica omosessuale.

 

Ma c’è, tuttavia, qualcuno che ha paura dell’omosessualità, che teme il “diverso”, ciò che si discosta dai canoni consueti. Si teme, in altre parole, che venga infranto l’equilibrio naturale delle cose. Spaventa la possibilità che i gay si sposino, che possano adottare dei bambini, spaventa, quindi, il solo concetto di “famiglia omosessuale” che pure esiste di fatto, se non per legge (almeno non qui da noi).

 

Le ricerche psicosociali evidenziano come l’omofobia sia maggiormente legata a caratteristiche personali quali: anzianità, basso livello di istruzione, idee religiose fondamentaliste, l’essere autoritari oppure avere atteggiamenti tradizionalisti rispetto ai ruoli di genere. Non è un caso, a mio avviso, che la maggior parte delle persone che nutrono avversione nei confronti del mondo gay, appartengano al genere maschile. Se ci pensate bene, dà molto più fastidio agli uomini pensare alle relazioni omosessuali piuttosto che alle donne. E questo accade, secondo me, perché i maschi, più delle femmine, sono portati a ricondurre l’omosessualità alla sfera prettamente sessuale, in altre parole a ciò che accade a una coppia gay, in tal caso di uomini, sotto le lenzuola. Tutto ciò trascurando la sfera affettiva che, sempre secondo il mio punto di vista, ha una centralità importante anche nelle relazioni omosessuali, che ci piaccia oppure no.

 

Ho sentito questa riflessione come un atto dovuto prima di affrontare, non senza imbarazzo, un discorso che in qualche modo è collegato al post precedente, in cui trattavo il programma governativo francese ABCD de l’ègalitè, a proposito del superamento del concetto di famiglia tradizionale.

Già allora ho chiarito che il mutamento sociale che ha portato a ciò non mi disturba a patto che, per non discriminare i nuovi modelli, non si demoliscano le tradizioni consolidate (poter festeggiare la festa della mamma o del papà, potersi firmare con la dicitura “mamma” e “papà” e non genitore 1 e 2 …).  Da qui a dire che “ho paura” del mondo gay ce ne vuole.

 

Il commento di un lettore, che preferisco non nominare, mi ha lasciata perplessa. Ho deciso di non pubblicarlo anche perché, se avessi voluto replicare, avrei occupato tanto spazio da superare quello concesso all’articolo. Di qui la decisione di questo nuovo post.

Ma c’è anche un altro motivo per cui ho preso la decisione di non pubblicare quel commento: il tono sprezzante con cui veniva affrontato l’argomento, con una tale sicumera da lasciare spiazzata me che pure sono una con pochi peli sulla lingua. Senza contare gli appellativi ormai desueti, anche perché, quelli sì, considerati omofobi, con cui la persona in questione si riferiva agli omosessuali.

 

Il lettore a un certo punto dice: «me ne infischio del ”politically correct” quando c’è in gioco il futuro e la dignità dei nostri figli». Ora, io sono molto aperta di fronte alle opinioni degli altri, anche se, in caso di divergenza, difendo con le unghie e con i denti le mie. C’è una cosa che, tuttavia, non sopporto: il fatto che chi scrive qui dimentichi che questa è casa mia e che sono io a stabilire le regole. Basta dare un’occhiata al disclaimer sulla homepage e si capisce che i commenti che giudico offensivi o formulati facendo uso di parole che ritengo inaccettabili non passeranno il filtro della moderazione.

Detto questo, se il lettore, persona che conosco e che ha goduto nei mesi passati della mia stima, se ne infischia del politically correct, io no.

 

adozioni-gay

Proseguendo nella sua esternazione, il lettore presagisce il futuro della società (non so se mondiale o solo italiana) basata sulle unioni tra due uomini o due donne, con la possibilità di adottare dei figli il cui destino sarebbe segnato: diventare essi stessi omosessuali.

È ovvio che non c’è nulla di scientificamente provato in ciò, anzi, sembra che al contrario i figli di coppie gay abbiano, essi sì, la fobia di diventarlo a loro volta (attenzione, non mi baso su studi specifici ma solo sul “sentito dire”).

 

Sono sincera: non sono favorevole all’adozione da parte delle coppie omosessuali, l’ho detto più volte, fidandomi del parere di chi è più esperto di me. Ho affrontato questo discorso altrove e naturalmente ognuno tira l’acqua al suo mulino quindi è logico che ci saranno sempre delle controargomentazioni da parte di chi ha interesse a difendere una legge che permetta l’adozione all’interno di una coppia gay.

Ma anche ammettendo che i bambini con i genitori dello stesso sesso crescano in perfetta sintonia con il mondo che li circonda, non subiscano traumi di sorta, non vengano derisi da chi ha una mamma e un papà e percepiti come “diversi” (si sa che i primi a discriminare sono proprio i più piccoli, anche se l’educazione ricevuta conta moltissimo), so che in Italia l’adozione è un percorso accidentato per le coppie eterosessuali. Quindi, prima di aprire alle coppie omosex sarebbe utile rendere l’adozione meno complessa per i coniugi, altrimenti sarebbero proprio le coppie etero a venir discriminate.

 

Tornando al nostro lettore, nonostante gli studi abbiano dimostrato che l’omosessualità non è una malattia né un capriccio, piuttosto una questione genetica, egli nega si tratti di disfunzioni ormonali o fisiologiche ma solo di ricercata depravazione e di triviale amoralità, confermando le ipotesi accreditate secondo le quali l’omofobia si fonda su dei preconcetti che investono la sfera etica. Stiamo attenti: l’etica è qualcosa di diverso dalla religione, nel senso che esiste una morale laica del tutto svincolata dalla fede e basata piuttosto sul pregiudizio, nel vero senso della parola: “giudicare a priori” senza, quindi, solide argomentazioni.

 

Ciò non toglie che, volenti o nolenti, la diffusione del Cristianesimo ha un ruolo predominante sui costumi di una società.

antica roma omosex

Se consideriamo, infatti, l’antica Roma, l’omosessualità, strettamente maschile (quella femminile era considerata una mostruosità) era una pratica accettata e condivisa, che poteva dare ancor più prestigio agli uomini di potere. Il padrone si prendeva ogni libertà nei confronti dello schiavo giovane, il cosiddetto puer, ed egli era onorato di prestare tali particolari servigi al padrone. Da parte sua, il padrone dimostrava il suo potere sottomettendo lo schiavo ai suoi voleri, fossero pure quelli sessuali. Ciò almeno fino al matrimonio: poi gli “amichetti” dovevano vivere nell’ombra, veri e propri concubini che attendevano pazientemente che il loro amato padrone lasciasse il talamo nuziale per passare sotto le loro lenzuola. E guai se la moglie veniva a conoscenza di questi rapporti omosessuali! Ne era profondamente gelosa, molto di più rispetto alle amanti femmine. (sull’amore nell’antica Roma suggerisco la lettura di Dammi mille baci di Eva Cantarella, Feltrinelli editore … illuminante”!)

 

Poi, come dicevo, è arrivato il Cristianesimo e con la sua morale ha fatto piazza pulita di tali turpitudini … almeno a parole. L’esempio di Sodoma e Gomorra poteva bastare per dissuadere le relazioni omosessuali che, tuttavia, continuavano ad esistere nell’ombra.

 

In conclusione mi chiedo: come si fa a considerare tutto ciò un tabù al giorno d’oggi?

E poi, se lo stesso Papa Francesco, a proposito dell’omosessualità, ha detto: “Chi sono io per giudicare?”, chi siamo noi per farlo?

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Le Parole Segrete dei Libri

Una stanza senza libri è come un corpo senz'anima.

onesiphoros

[...] ἀλλ᾽ ὥσπερ ἄνθρωπος, φαμέν, ἐλεύθερος ὁ αὑτοῦ ἕνεκα καὶ μὴ ἄλλου ὤν, οὕτω καὶ αὐτὴν ὡς μόνην οὖσαν ἐλευθέραν τῶν ἐπιστημῶν: μόνη γὰρ αὕτη αὑτῆς ἕνεκέν ἐστιν. Aristot. Met. 1.982b, 25

Il ragazzo del '46

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«Oὕτως ἀταλαίπωρος τοῖς πολλοῖς ἡ ζήτησις τῆς ἀληθείας, καὶ ἐπὶ τὰ ἑτοῖμα μᾶλλον τρέπονται.» «Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità, e a tal punto i più si volgono di preferenza verso ciò che è più a portata di mano». (Tucidide, Storie, I 20, 3)

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