2 marzo 2014

LIBRI: “STORIA DI IRENE” di ERRI DE LUCA

Posted in Letteratura Italiana, libri tagged , , , , , , , , , a 5:32 pm di marisamoles

PREMESSA
Storia di Irene (Feltrinelli, “I Narratori”, settembre 2013) è il titolo del libro di Erri De Luca ma in realtà si tratta del racconto più ampio sui tre che la raccolta contiene. Gli altri racconti sono: Il cielo in una stalla e Una cosa molto stupida. In questo post mi limito, tuttavia, a parlare solo della Storia di Irene perché gli altri due sono proprio … un’altra storia.

storia di irene

L’AUTORE
Erri De Luca
è nato a Napoli nel 1950. Ha pubblicato con Feltrinelli: Non ora, non qui (1989), Una nuvola come tappeto (1991), Aceto, arcobaleno (1992), In alto a sinistra (1994), Alzaia (1997, 2004), Tu, mio (1998), Tre cavalli (1999), Montedidio (2001), Il contrario di uno (2003), Mestieri all’aria aperta. Pastori e pescatori nell’Antico e nel Nuovo Testamento (con Gennaro Matino, 2004), Solo andata. Righe che vanno troppo spesso a capo (2005), In nome della madre (2006), Almeno 5 (con Gennaro Matino, 2008), Il giorno prima della felicità (2009), Il peso della farfalla (2009), E disse (2011), I pesci non chiudono gli occhi (2011), Il torto del soldato (2012) e La doppia vita dei numeri (2012). Per “I Classici” Feltrinelli ha curato Esodo/ Nomi(1994), Giona/ Ionà (1995), Kohèlet/ Ecclesiaste (1996), Libro di Rut (1999), Vita di Sansone (2002), Vita di Noè/ Nòah (2004) e L’ospite di pietra di Puškin (2005). Per gli “Audiolibri” Emons/Feltrinelli, In nome della madre letto da Erri De Luca (2010). Tra i suoi libri più recenti, Le sante dello scandalo (Giuntina, 2011).
N.B. I link rimandano alle mie recensioni presenti su questo blog.

IL LIBRO
Irene ha quattordici anni ed è incinta. Nell’isola greca in cui vive, tra la terra e il mare, preferendo di gran lunga quest’ultimo, nessuno la saluta più per quella vergogna che porta addosso. Solo lo straniero, un italiano, diventa l’unica compagnia umana per la ragazzina che tutti credono sordomuta ma lui no, lui sa che parla. Un linguaggio, il suo, che non ha bisogno di molte parole, che si fa sospiro e passa attraverso il pensiero. Lei nuota in apnee lunghissime e si accompagna ai delfini, in tutti i sensi.

Irene non ha genitori, è figlia del mare e del mare allo stesso tempo diventa madre. I delfini l’hanno salvata, bambina abbandonata tra le onde. Cresciuta in casa del pope e trattata come schiava, ne viene cacciata quando il suo corpo espelle le prime tracce di donna. Vive in una stalla, si nutre di ciò che il mare le dona, non conosce il fuoco e non ha paura del freddo. Al giorno preferisce la notte, con la sua coperta di stelle non le fa sentire il freddo. Lei nuota con il buio e non ha bisogno di altre luci.

Non ha un padre, Irene, non ne ha mai sentito il bisogno. Lo straniero che racconta storie, capelli e barba bianca, potrebbe essere il genitore ideale, lui che a sessant’anni non ha mai avuto famiglia, nessuno che lo chiami padre né marito. Lui, figlio del mare come lei, di quella Napoli terra di migranti, di quel Mediterraneo che ha la capacità di contenere ed espellere, a seconda delle circostanze:

Il Mediterraneo per noi è un buttafuori.
Per quelli che l’attraversano ammucchiati e in piedi sopra imbarchi d’azzardo, il Mediterraneo è un buttadentro. (pag. 8)

Lo scrittore scrive storie che non hanno fine, come la casa degli specchi da cui è difficile uscire ma diventa facile quando si scopre il trucco: girare sempre a sinistra. Lo scrittore che racconta storie incompiute è l’unico con cui Irene si confida, lui è l’eletto, diventa il collo di bottiglia in cui imbucare il suo racconto (pag. 22). A lui che vorrebbe padre racconta la sua storia che non ha bisogno di tante parole. Una storia che diventa fiaba e che come tutte le fiabe non necessita di verità. Ci siamo mai chiesti come possa una zucca diventare carrozza per Cenerentola? La verità sta nel fondo, come i pesci nel mare. E non ha bisogno di venire a galla, rimane nel cuore di una notte stellata.

I delfini sì, riemergono di tanto in tanto, con il loro canto cullano la ragazza figlia del mare e allo stesso tempo madre. Irene ha fatto la sua scelta, ha eletto il mare come suo regno. Sulla terraferma c’è il male, le malelingue, la discriminazione, l’abbandono. Il mare invece è il bene, la vita che è soprattutto nascita:

Nascere in mare è passare da un liquido stretto a uno sconfinato. È sbucare da un vicolo nel largo di una piazza.
Non è il salto nell’aria della specie umana, buttata dal caldo nel vuoto che asciuga e non accoglie. (pag. 64)

Nel racconto dell’uomo, lo straniero, c’è la Napoli sospesa tra terra, mare e cielo, con il vulcano che incombe e ricorda la precarietà della vita. C’è la Grecia, con le sue isole grandi e piccole, tanto che anche l’Africa e l’Asia smettono i panni di continenti per assumere quelli di isole sconfinate. E poi ci sono i ricordi dell’uomo, i suoi libri e le sue storie e quella singolare, con la esse maiuscola, La Storia dell’Uomo, con la u maiuscola. C’è Giona con la sua balena come Irene con i suoi delfini:

Irene salta al buio sopra le onde e saltano con lei gli spruzzi.
Sono in due, un delfino l’accompagna. Il mare, fino a quel momento calmo, diventa un tappeto srotolato sotto di loro, mosso dall’arrivo.
Irene tocca terra scendendo da una schiena.
La pinna si rigira per tornare al mare e vedo il bianco del disegno di clessidra sul ventre del delfino. […]
Ora so che lei sta con i delfini. (pag: 51)

Quel che basta per la felicità:

E adesso Irene? Adesso basta Irene. Ha dato un figlio al mare e la sua storia a un uomo. (pag.66)

***

Come sempre una lettura gradevole e scorrevole, veloce per la sua brevità (solo 73 pagine). Anche se non è il De Luca migliore, secondo il mio modesto parere.
Il racconto è scritto in prima persona. Lo stile è semplice, quello caratteristico dello scrittore partenopeo, dove il discorso si frammenta quasi a voler lasciare il posto alla poesia. Tante piccole frasi a comporre una storia, piccola anch’essa ma delicatamente bella. Tanto segmentato lo stile che anche la mia prosa ne è contagiata, rifugge la subordinazione. La parola diventa essenziale. De Luca è così e io mi adeguo.

VISITA ANCHE LA PAGINA “LE MIE LETTURE”

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5 commenti »

  1. Rebecca Antolini said,

    ci sobo cosi tabti libri ch vorrei leggere… ma non trovo il tempo… ho inziato 2 libri … e non so se lo finisco prima o poi

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  2. marisamoles said,

    @ Rebecca Antolini

    Anch’io ho una lista lunga lunga … ma questo è davvero breve, l’ho letto in meno di un’ora, assaporandomelo per bene. 🙂

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  3. Fiocco di neve said,

    Mi ha incuriosito:lo aggiungo alla lista dei libri da chiedere in prestito in biblioteca!

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  4. marisamoles said,

    @ fiocco di neve

    Leggi anche gli altri di De Luca, sono tutti piccoli piccoli, letture veloci che lasciano, però, una grande emozione.

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  5. Fiocco di neve said,

    Se li trovo, sicuramente! Grazie del consiglio.

    Mi piace


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