LE VECCHIE FIABE, CHE FANNO MALE AI BAMBINI, PER LE PARI OPPORTUNITÀ VANNO DIMENTICATE

cenerentola
Il dipartimento per le Pari opportunità ha pubblicato tre opuscoli, destinati agli insegnanti delle scuole elementari, medie e superiori, in cui si sconsiglia di leggere le vecchie fiabe ai bambini: volte a promuovere un solo modello di famiglia, quella tradizionale, sarebbero un ostacolo per una visione diversa e più ampia della società. La collana si propone di combattere il bullismo e la discriminazione, e al suo interno si trovano anche capitoli contro l’omofobia.

Insomma, la principessa che insegue il sogno romantico di sposare il suo bel principe darebbe adito ad interpretazioni della realtà non in linea con i tempi. Cenerentola, Biancaneve, Rosaspina, la bella addormentata nel bosco, e Belle trasmettono l’idea che un uomo debba sposarsi solo con una donna, escludendo che la famiglia possa anche essere costituita da due uomini e due donne. Sono dei cattivi esempi da mettere al bando.

Ma c’è dell’altro: i consigli elargiti da questi opuscoli (che non ho avuto il piacere, si fa per dire, di consultare) riguarderebbero anche i giochi dei bimbi. Sarebbe ora di finirla con i giocattoli sessisti: bambolotti e piccoli elettrodomestici per le femmine, automobiline e soldatini per i maschietti. La società si evolve e i più piccoli non possono crescere con l’idea che ci siano attività più adatte ai maschi ed altre appannaggio delle sole femmine.

Secondo Isabella Bossi Fedrigotti, che collabora con Il Corriere scrivendo articoli culturali e di costume, i tre opuscoli sembrano volere a tutti i costi fare precipitare le cose: «Le raccomandazioni per gli insegnanti – osserva la Bossi Fedrigotti – hanno l’aria di essere una corsa in avanti un po’ troppo precipitosa. Con uno scopo che sembra, chissà, abbastanza preciso: preparare, cioè, il terreno (tra bambini e ragazzi e, quindi, nelle famiglie) al matrimonio omosessuale. Il che può essere una scelta, da farsi, però, piuttosto, per così dire, a viso aperto, non nel modo un po’ strisciante, all’insegna della correttezza politica per bimbi, cui fanno pensare le istruzioni dei tre libretti.»

Concordo pienamente.
Tutti siamo cresciuti leggendo o sentendoci raccontare le fiabe, guardando i film di Walt Disney e sognando, perché no, di sposare il principe azzurro. Naturalmente egli era l’oggetto del desiderio per le bambine, non per i maschi. Di contro, i bambini amavano Robin Hood sognando di diventare forti e coraggiosi come lui. Siamo forse cresciuti male o con un’idea sbagliata di società e convivenza civile? Mi pare di no.

Se pensiamo alla morale che si nasconde dietro il tessuto narrativo di ogni fiaba, non possiamo pensare che ci sia qualcosa di sbagliato nel constatare che, se si viene bistrattate come Cenerentola, poi si può ottenere la rivincita perché si è buoni, ma rimanere con un palmo di naso perché si è cattivi. Oppure credo che nessuno abbia giudicato male Biancaneve perché ha fatto la sguattera per i sette nani, forse anche quando non si parlava tanto di solidarietà tutti abbiamo pensato che rendersi utili per chi ci dà una mano è un modo per disobbligarci. E Robin Hood, non era forse un fuorilegge? Ma il suo intento era buono, a modo suo instillava nelle menti acerbe dei bimbi quella generosità che alla fine viene premiata, una lotta fra oppressori e oppressi che vede in questi ultimi i vincitori.

Se, poi, Cenerentola e Biancaneve sposano un principe (a voler essere obiettivi, anche il matrimonio non è al passo con i tempi, visto che ci si sposa sempre meno) e Robin perde la testa per la dolce Marianna, che male c’è? L’amore è un sentimento che non ha età, tempo e luogo. Ma se si pensa che sia discriminante una fiaba in cui il sogno romantico ha come protagonisti un uomo e una donna, allora temo che si punti il dito contro la “normalità”, contro ciò che è sempre stato per non ferire la sensibilità di chi non è “diverso” ma è trattato come se lo fosse.

Come cantava Biancaneve?

i sogni son desideri
chiusi in fondo al cuor
nel sonno ci sembran veri
e tutto ci parla d’amor
se credi chissà che un giorno
non giunga la felicità
non disperare nel presente
ma credi fermamente
e il sogno realtà diverrà!

C’è qualcosa di discriminante in queste parole? Ognuno è libero di amare chi vuole, di sognare e di essere felice.

Lasciateci le fiabe, per piacere. In esse c’è più buon senso che nei tre opuscoli delle Pari Opportunità.

[fonti della notizia: Corriere.it e blog “Scuola di Vita”; immagine da questo sito]

22 pensieri riguardo “LE VECCHIE FIABE, CHE FANNO MALE AI BAMBINI, PER LE PARI OPPORTUNITÀ VANNO DIMENTICATE

  1. Secondo me stiamo degenerando. È uno scherzo?
    Quando ho fatto il corso di letteratura inglese le professoresse che si alternavano nelle lezioni erano tutte bloccate col femminismo. Una volta una disse che comprare Ciccio Bello alle bambine significava instillare nella loro mente il concetto di maternità, fare loro il lavaggio del cervello, in pratica. E la cosa carina è che aveva concluso il suo discorso dicendo “STOLTA!!!” alla bambina ipotetica. Io ancora rido per l’assurdità di tutto ciò.
    Le fiabe Disney sessiste? Ma dai. A questo punto evitiamo anche le distinzioni tra maschio e femmina, così siamo tutti uguali. Un po’ come quando avevano proposto di scrivere “genitore 1 e genitore 2” nei documenti scolastici. Che buffonata.

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  2. Questo è il caos che si crea quando a guidare una nazione è una manica di deficienti (potrei pure ipotizzare froci e complessati).

    La colpa è però dei più saggi che, per il loro scarso desiderio di potere e riconoscimento sociale, lasciano il testimone ad altri.

    Questa storia che anziché integrare le minoranze dobbiamo lasciare che si sostituiscano a noi, e che dobbiamo adeguarci e diventare come i discriminati, in nome di uno stolto “politically correct” che assolve coscienze intorpidite ma che non riesce a rispvegliare le intorpidite menti, mi ha francamente rotto l’anima.

    Ecco, l’ho detto.

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  3. @ Valentina

    Ecco, una cosa che proprio non sopporto è che gli insegnanti, che sono pure educatori, impongano il loro punto di vista su determinate questioni perlopiù delicate. Bisogna assumere un atteggiamento il più oggettivo possibile.
    Pensa che io Cicciobello l’ho sempre desiderato e non me l’hanno mai regalato. Se penso a quale trauma ho subito … 😦

    @ Diemme

    Siamo alle solite, non c’è niente da fare: per non discriminare le minoranze discriminiamo la maggioranza. L’abbiamo già detto in altre occasioni e non c’è nulla da aggiungere.

    @ 3theperfectnumber

    dear Rita,
    I don’t know what we should expect in the future … as Massimo Troisi said: “Non ci resta che piangere”. 😥

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  4. L’anno scorso una signora del mio paese mi ha detto che le fiabe classiche sono diseducative, maschiliste, etc., che a sua figlia di sei anni ha insegnato a non aspettare di essere svegliata dal principe azzurro come Biancaneve perché per quello c’è il caffè (no comment) e che le legge solo fiabe moderne, bellisssssime ed educative…in una ad esempio uno squalo viene accettato dagli altri pesci perché si è sforzato ed è diventato vegetariano (no comment 2).
    Quando mi ha chiesto se le davo ragione o meno ho osato dire che secondo me si possono leggere ugualmente le fiabe classiche e magari insegnare ai bambini il rispetto, la parità e l’accoglienza con l’esempio…mi ha guardato come avrebbe potuto guardare un alieno impazzito e ha aggiunto che il mondo continuerà ad andare male se la gente non capisce, ad esempio, che le favole offrono modelli negativi (no comment 3?).

    Concordo: ultimamente la normalità viene considerata quasi come qualcosa di cui vergognarsi. Idee del genere mi ricordano una frase del libro La rosa bianca: “Il vero eroismo consiste forse proprio nel difendere con costanza la vita quotidiana, le cose ovvie e naturali, dopo che si è parlato troppo di grandi cose:”

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  5. Scoppia la polemica su Biancaneve & Co. La notizia dei tre opuscoli che – con tanto di loghi istituzionali -sconsigliano ai maestri di leggere in classe le fiabe perché tendono a promuovere il solo modello di famiglia tradizionale, ha suscitato la reazione delle Pari Opportunità. Il viceministro, Maria Cecilia Guerra, ha sconfessato l’iniziativa e inviato una formale nota di demerito a Marco De Giorgi, il direttore dell’Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) che ha diffuso nelle scuole di quei volumi . «Di questa iniziativa non sapevo nulla – spiega Guerra – Quel materiale didattico è stato realizzato senza che io ne fossi informata e senza alcun accordo con il Miur». (Articolo di Carlotta De Leo per Il Corriere)
    CONTINUA A LEGGERE >>>

    Come volevasi dimostrare, la mano destra non sa quello che fa la sinistra. 😦

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  6. Purtroppo capita molto spesso di trovare questo tipo di insegnanti.
    Al liceo ne avevo una di italiano, storia e geografia che era sinistroide (non moderata) e ci faceva fare approfondimenti su approfondimenti da quella parte. Dall’altra molto ma molto poco.
    E se tu, studente, non lo capisci finisce che ti fanno il lavaggio del cervello.

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  7. Cara Marisa sono sconcertata. E non solo per l’assurdo che riguarda le fiabe con le quali ”tutti” siamo cresciuti e mi pare senza danni, quanto per aver scoperto che esistono degli Standard per l’educazione sessuale dell’OMS utilizzati come materia obbligatoria già fin dall’asilo in Svizzera. T’inviterei ad informarti riguardo ciò osservando perfino le foto della storiella a fumetti ”Lisa e Jan”con disegni espliciti degni del porno più spinto. Non ho parole. Ti abbraccio Isabella

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  8. Se non possiamo leggere le fiabe, cosa ne pensi di ROMEO E GIULIETTA tutte le tragedie di SHAKESPEARE? Ho un bellissimo libro di tutte le sue opere (in english) addattato(si dice così? adapted for) per bambini di scuola elementare, i miei figli sono cresciuti con questo stupendo libro.. ODDIO…MA COSA MI SONO PERMESSA DI INSEGNARE A LORO?”

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  9. E’ giusto che i bambini sappiano che ci sono diverse forme di famiglia, ma nelle fiabe questo è assolutamente contemplato. Basta non fermarsi solo alle fiabe più conosciute, ce ne sono tante altre che spiegano le differenze tra le persone. Il problema sono le versioni delle fiabe stesse, alcune sono rese in modo meno forte, per paura che i bambini ci restino male. E questo secondo me non è giusto.

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  10. @ Valentina

    A volte il lavaggio del cervello lo subiscono in casa e poi a scuola vengono fuori scintille. 😦

    @ tachimio

    Grazie per l’informazione, cara Isabella. Non ne avevo sentito parlare. Farò una ricerca su internet e poi magari ne parlo sul blog laprofonline.
    Un abbraccio.

    @ 3theperfectnumber

    Siamo tutti cresciuti bene nonostante tutto. L’importante è spiegare ai bambini e ai giovani quali messaggi trarre dalle fiabe e da qualsiasi altro tipo di narrazione. Basta avere un po’ di buon senso.

    @ maryonn

    Quasi tutte le fiabe dei fratelli Grimm sono state diffuse in una versione light. Pensa che quella di Cenerentola finisce con le sorellastre accecate da degli uccellacci … 😦
    Miti e fiabe fanno parte delle più svariate tradizioni culturali e non credo si debba mettere al bando un patrimonio culturale così ampio e prezioso.

    @ Trutzy

    Grazie! Appena posso ne farò un post.
    Un abbraccio.

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  11. Questi ignorantoni dovrebbero leggere il libro di Bruno Bettelheim Il mondo incantato-Uso, importanza e significati psicanalitici delle fiabe.
    Per quanto riguarda i gay,non se ne può più!Non si limitano a chiedere rispetto,, ma ci vogliono convincere che “gay è meglio”! Io sto diventando omofoba,al punto da non dispiacermi che Luxuria sia stato/a arrestato/a,dato che è andato/a là a provocare,anzi a sperare che se lo/la tengono lì per un po!
    E, per sembrare progressisti, si vuole ignora e tacere ai bambini un fatto fondamentale: che, almeno nel genere umano,la VITA nasce solo dall’unione MASCHIO/FEMMINA,!

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  12. @ Luigi Viazzo

    Grazie per il commento e il link.

    @ frz40

    Pinocchio … l’ho pensato anch’io! 😆

    @ lilipi

    Sì, Bettelheim dovrebbero proprio leggerlo.
    Quanto al discorso di diventare omofobi, credo anch’io che a lungo andare questo sarà l’effetto. Possono pure sbandierare ai quattro venti che la famiglia tradizionale non esiste più ma ci lascino le favole. E poi non capisco questa smania di dare dei modelli diversi ai bambini. Come dici tu, per ora i figli nascono da un uomo e da una donna, i bambini non sono tanto idioti da non capirlo. Se poi hanno due mamme o due papà ma continuano a vedere gli amici e i compagni di scuola che hanno due genitori di sesso diverso, gli si potrà spiegare che la situazione loro è diversa (perché lo è!) e non per questo è peggiore o migliore.

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  13. Ma come siamo fortunati ..c’è sempre qualcuno che si elegge «  maitre à penser » e ci dice come dobbiamo fare…prima ci toglie il latino, poi la geografia, poi la storia dell’arte… ora le favole…ma chi ci ha messo questi grilli in testa, quel Propp lì,quel Bettelheim,quella Montessori, quel Piaget, quel Rodari…
    Il NULLA che avanza( vedi «  La storia infinita ») per eliminare Fantàsia.
    Confido che noi insegnanti e genitori continuiamo a creare menti pensanti e libere leggendo e commentando favole.
    E rimandiamo al mittente quel libercolo !
    Love
    L

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  14. Non credo che le favole facciano diventare omofobi, anzi, aiutano i bambini ad imparare il rispetto verso il “diverso”.
    Cenerentola parla e capisce i topolini, BIancaneve viene aiutata dagli animali e così via.
    GLi animali rappresentano coloro che sono diversi, quelli che non tutti capiscono, ma che l’ eroina sa comprendere ed amare.
    Hai ragione, lasciateci almente le fiabe.
    Lasciate sognare i bambini.

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  15. @ Laurin42

    Io ci provo, a creare menti pensanti intendo. Purtroppo non sempre ci riesco, anzi, sto osservando che le creo ma con il passar del tempo si distruggono da sole. 😦
    Il libercolo non l’ho visto dalle mie parti. Casomai lo manderò al macero.

    Grazie, Laura. Un bacione.

    @ Mara Carlesi

    Innanzitutto benvenuta!
    Le fiabe non hanno mai fatto male a nessuno. Soprattutto i bambini d’oggi che sono così smaliziati, che sembra sappiano già tutto della vita a tre anni, hanno proprio bisogno di sognare un po’. Il che non esclude che sappiano comprendere la realtà che è ben diversa dai sogni e dalle fiabe. Ma questo l’abbiamo capito tutti, no?

    Grazie, Mara. Alla prossima.
    Un abbraccio.

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