GIORNO DEL RICORDO: “MAGAZZINO 18” DI SIMONE CRISTICCHI STASERA SU RAI 1

Cristicchi magazzino 18

Al Porto Vecchio di Trieste c’è un “luogo della memoria” particolarmente toccante. Racconta di una pagina dolorosissima della storia d’Italia, di una vicenda complessa e mai abbastanza conosciuta del nostro Novecento. Ed è ancor più straziante perché affida questa “memoria” non a un imponente monumento o a una documentazione impressionante, ma a tante piccole, umili testimonianze che appartengono alla quotidianità.
Una sedia, accatastata assieme a molte altre, porta un nome, una sigla, un numero e la scritta “Servizio Esodo”. Simile la catalogazione per un armadio, e poi materassi, letti, stoviglie, fotografie, poveri giocattoli, altri oggetti, altri numeri, altri nomi… Oggetti comuni che accompagnano lo scorrere di tante vite: uno scorrere improvvisamente interrotto dalla Storia, dall’esodo.
Con il trattato di pace del 1947 l’Italia perdette vasti territori dell’Istria e della fascia costiera, e quasi 350 mila persone scelsero – davanti a una situazione intricata e irta di lacerazioni – di lasciare le loro terre natali destinate ad essere jugoslave e proseguire la loro esistenza in Italia. Non è facile riuscire davvero a immaginare quale fosse il loro stato d’animo, con quale sofferenza intere famiglie impacchettarono tutte le loro poche cose e si lasciarono alle spalle le loro città, le case, le radici. Davanti a loro difficoltà, povertà, insicurezza, e spesso sospetto.

Simone Cristicchi è rimasto colpito da questa scarsamente frequentata pagina della nostra storia ed ha deciso di ripercorrerla in un testo che prende il titolo proprio da quel luogo nel Porto Vecchio di Trieste, dove gli esuli – senza casa e spesso prossimi ad affrontare lunghi periodi in campo profughi o estenuanti viaggi verso lontane mete nel mondo – lasciavano le loro proprietà, in attesa di poterne in futuro rientrare in possesso: il Magazzino 18. CONTINUA A LEGGERE >>>

Memoria e ricordo sono sinonimi? In parte sì ma hanno due giornate distinte dedicate. Forse “ricordo” ha un’importanza minore di “memoria”? No perché la nostra storia non ha un lato A e uno B come i vecchi 45 giri, specie se si tratta di pagine che hanno come protagonisti la sofferenza, le privazioni, il distacco, la violenza e la morte.

Il 10 febbraio è stata istituito, con la legge 30 marzo 2004 n. 92, il Giorno del Ricordo, per commemorare le vittime dei massacri delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. Una pagina di storia per troppo ignorata, negata, coperta sotto il velo dell’omertà. Nessuno sapeva, nessuno voleva sapere. Ma le vittime ci sono state e sono molte.
Il numero dei corpi gettati nelle foibe non è stato mai individuato con precisione: c’è chi parla di 5000-10000, altri ne ipotizzano 150000 altri ancora 30000. Ma non sono i numeri a rendere meno dolorosa una tragedia né a sminuire un fatto di tale gravità.
E poi c’è l’esodo giuliano istriano e dalmata, su cui si sofferma nel suo spettacolo Simone Cristicchi. Recentemente in Toscana è stato fischiato perché c’è ancora chi non crede, c’è ancora chi sminuisce i fatti, come se ci fossero morti di serie A e quelli di serie B.
Secondo il Ministero degli Esteri le persone costrette a lasciare la propria terra e tutto le loro proprietà sono state fra i 250.000 circa (secondo i dati di una commissione presieduta da Amedeo Colella e pubblicati nel 1958) e i 270.000 stimati al termine dell’esodo.

Questa sera Rai 1 propone lo spettacolo di Cristicchi, che attualmente è in tournée, alle 23 e 50. Un orario che fa pensare a quanto poco sentito sia ancora un evento del genere. Ci sono fatti da prima serata e fatti che meritano la terza, dopo Bruno Vespa.

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