LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: LA CREATIVITÀ DEGLI STUDENTI AL SERVIZIO DELL’IMPRESA

sello udineQuesta settimana “gioco” doppiamente in casa: ho scelto una notizia che riguarda la scuola e allo stesso tempo la mia regione.
Alcuni studenti del liceo artistico “Sello” di Udine hanno ideato i nuovi sedili ferroviari che viaggeranno in Europa.

Da sempre si sente dire che la scuola è molto lontana dal mondo del lavoro, che gli studenti non sono pronti, una volta terminati gli studi, ad affrontare un impegno lavorativo. Troppo spesso si accusa la scuola di non saper preparare gli allievi in termini di competenze da spendere nel breve termine in ambito professionale. Non sempre è così. Se ciò può essere vero per i licei, che non preparano al mondo del lavoro ma agli studi universitari, ci sono scuole, specie istituti tecnici e professionali, che offrono una preparazione adeguata, anzi, talvolta permettono agli studenti di dimostrare delle specifiche competenze anche prima di terminare il corso di studi.

E’ il caso del liceo artistico – nato, con la riforma Gelmini, dal vecchio istituto d’arte – “G. Sello” di Udine. Gli allievi delle classi 3D, 4D, 5C del corso di Design Industriale e 4C del corso di Design della Moda hanno presentato ieri ai rappresentanti della Fisa di Osoppo, azienda leader nel campo della fabbricazione di sedili autoferroviari che in questi ultimi anni si è assicurata contratti di fornitura con le principali società ferroviarie europee, i propri progetti per la realizzazione di un innovativo sedile.

L’idea della collaborazione tra scuola e impresa è nata qualche mese fa in occasione della visita che gli studenti hanno fatto presso gli stabilimenti di Osoppo. Grazie alla loro creatività e con la guida dei docenti Tiziana Infanti, Nadia Ceccotti e Dino Del Zotto hanno elaborato dei progetti nel rispetto delle nuove tendenze di design, senza trascurare le soluzioni ergonomiche cui attualmente non si può rinunciare.

Sono nate così delle proposte accattivanti, innovative anche per quanto riguarda la scelta dei tessuti, dai colori e dalle fantasie in grado di incontrare i gusti dei viaggiatori moderni. Alcuni progetti appaiono particolarmente innovativi grazie alla tappezzeria dall’effetto praticamente tridimensionale.

Entro marzo i tecnici della Fisa sceglieranno la proposta migliore elaborata dai ragazzi, per passare alla fase di progettazione industriale e di produzione. Quindi il sedile nella sua forma finale sarà anche esposto a Innotrans, la Fiera internazionale dei Trasporti che si terrà a Berlino dal 23 al 26 settembre.

Il progetto definitivo diventerà poi realtà, fornendo l’arredo ottimale per i vagoni ferroviari di molte linee di collegamento dei principali Paesi europei.

Un in bocca al lupo, dunque, ai ragazzi che stanno vivendo un’esperienza che, comunque vada, rappresenta un buon trampolino di lancio per il futuro professionale.

[fonte: Messaggero Veneto; immagine da questo sito]

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Il Ponte fotovoltaico Black friars Bridge di chezliza

LE MIE ALTRE BUONE NOTIZIE

GIORNO DELLA MEMORIA: DIMENTICARE È DIFFICILE, NEGARE È ASSURDO

elie weisel«Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata.
Mai dimenticherò quel fumo.
Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto.
Mai dimenticherò quelle fiamme che bruciarono per sempre la mia Fede.
Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l’eternità il desiderio di vivere.
Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto.
Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai.»
(da Elie Wiesel, La notte)

Elie Weisel, scrittore statunitense ma nato in Romania nel 1928, nel maggio del 1944 fu deportato, assieme ai suoi familiari, ad Auschwitz.
Il passo riportato è tratto da La notte, in cui Weisel descrisse la notte in cui giunse nel campo polacco.
Nel 1986 gli fu conferito il premio Nobel per la Pace. Allora fu chiamato “messaggero per l’umanità.
Nel discorso tenuto il 27 gennaio 2010 al Parlamento italiano, lo scrittore ha portato la sua testimonianza di sopravvissuto ad un orrore che non ha un perché. E a questo perché Weisel sta ancora cercando una riposta.

Deportato ad Auschwitz, gli fu assegnata la stessa baracca in cui alloggiò Primo Levi.
«Ho incrociato forse Primo Levi, fummo assegnati alla stessa baracca. Ricordo il treno che ci portava a Buchenwald, ricordo la tormenta di neve. E le parole di Levi, dopo, che dice che ad Auschwitz non c’era luce».

primo leviSe comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre. (da Primo Levi, Se questo è un uomo)

Auschwitz è fuori di noi, ma è intorno a noi, è nell’aria. La peste si è spenta, ma l’infezione serpeggia: sarebbe sciocco negarlo. In questo libro se ne descrivono i segni: il disconoscimento della solidarietà umana, l’indifferenza ottusa o cinica per il dolore altrui, l’abdicazione dell’intelletto e del senso morale davanti al principio d’autorità, e principalmente, alla radice di tutto, una marea di viltà, una viltà abissale, in maschera di virtù guerriera, di amor patrio e di fedeltà a un’idea”.
(da Primo Levi, L’asimmetria e la vita)

Dimenticare è impossibile ma non basta una Giornata della Memoria e poi tutti a lavarsi la coscienza per i restanti 364 giorni. Grazie alla testimonianza dei sopravvissuti abbiamo conosciuto l’orrore dei campi di concentramento. Negare la Shoah è semplicemente assurdo.

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: DONNA NEPALESE SALVA MIGLIAIA DI BAMBINE E RAGAZZE DALLO SFRUTTAMENTO

Anuradha Koirala Questa è una notizia che proviene da lontano e parla di violenza e sfruttamento ai danni di migliaia di bambine e ragazze. Sfruttamento evitato, grazie al cielo, per merito di una donna che non si è mai arresa davanti all’orrore della violenza, subita in prima persona durante gli anni del suo matrimonio. Anuradha Koirala, la protagonista di questa notizia, veniva picchiata dal marito quotidianamente e proprio a causa della violenza, ha subito tre aborti spontanei. Sola e senza nessuno con cui confidarsi e a cui chiedere aiuto, subiva in silenzio l’inaudita violenza del consorte. Ma dopo il divorzio, ha deciso di investire i pochi soldi che aveva aiutando le altre donne e, nel 1993, ha fondato “Maiti Nepal”.

Il Nepal è una regione molto povera in cui per molti bambini e bambine è praticamente impossibile passare un’infanzia e un’adolescenza spensierate. Molte famiglie indigenti vengono ingannate da gente senza scrupoli e convinte a mandare le proprie figlie a lavorare. Purtroppo, però, questa gente mette in atto una vera e propria tratta di essere umani: con la promessa di portare le figlie in India per farle lavorare nell’industria tessile, costringono in realtà ragazze e bambine, anche di soli 8-9 anni, a prostituirsi nei bordelli.

L’associazione “Maiti Nepal” – che significa “casa della madre” o “casa natale” – fondata da Anuradha Koirala ha finora salvato più di 12mila ragazze. Fa opera di prevenzione, sorvegliando il confine tra India e Nepal, collaborando con la polizia locale, e fornisce case-protette e servizi di accoglienza e sostegno alle vittime.
Non solo: Anuradha va di villaggio in villaggio e mette in guardia gli abitanti dalle insidie che si nascondono dietro false promesse di lavoro per le ragazze, riuscendo a liberare 4 donne ogni giorno. “Le nostre ragazze sono le migliori guardie di frontiera tra Nepal e India. – spiega la donna – Riconoscono subito quando una ragazza è stata o sta per diventare vittima di sfruttamento sessuale. Io non devo spiegare nulla. Loro conoscono l’orrore dei bordelli e sono lì per salvare altre donne”.

Molte delle ragazze che vengono salvate sono, però, spaventate, psicologicamente distrutte e spesso malate di HIV/AIDS o di altre gravi malattie. Talvolta sono incinte oppure hanno bambini piccoli. A Katmandu vengono accolte nella Maiti Nepal che diventa la loro casa. Un nido sicuro nel quale trovano tutto il sostegno di cui hanno bisogno: “Cerchiamo di dare a tutte loro il lavoro e l’istruzione che preferiscono, – spiega Anuradha – perché quando si realizzano i propri sogni, si riesce a dimenticare persino che si è sieropositivi o che si è stati sfruttati”.

Questa storia deve essere un esempio per le tante parti del mondo in cui la violenza e lo sfruttamento ai danni delle persone più indifese, soprattutto quelle in giovane età, costituiscono una condizione non solo tollerata ma anche talvolta incoraggiata. Perché anche per altre bambine e ragazze possa esserci la speranza di dimenticare e ricominciare una nuova vita.

[fonte: buonenotizie.it]

ALTRE BUONE NOTIZIE:

La Commovente Storia di una ragazza contadina dell’Iran che sogna di diventare un’astronauta di laurin42

LE MIE ALTRE BUONE NOTIZIE

UN PREMIO SCINTILLANTE PER ME: SHINE ON AWARD

shine-on awardRingrazio Michele (che fa il prof!) per questo premio scintillante che non credo di meritarmi, almeno in questo momento, visto che la mia vita è tutt’altro che scintillante e io non brillo affatto per entusiasmo. Ma un premio è pur sempre la dimostrazione della stima degli amici blogger, quindi lo accetto volentieri e mi accingo a seguire le regole che sono:

1- Inserire il logo dell’award sul fronte del post (fatto)
2- Riportare il nome del blog che ti ha nominato (fatto)
3 – Rispondere alle domande su noi stessi
4 – Nominare altri 15 blogger per lo Shine on award, notificandone i link per i rispettivi blog (uhm … mi sa che questa la salto)
5 – Far sapere ai blogger designati che hai pensato a loro per la nomination (idem)

Bene, veniamo alle risposte:

1) Perché hai iniziato questo blog? L’ho spiegato in occasione di un altro premio: all’inizio doveva essere semplicemente uno strumento utile per passare dei materiali scolastici ai miei studenti, poi però, dato che scrivere è sempre stata una delle mie più grandi passioni, ci ho preso gusto e questo blog è diventato un contenitore di notizie e riflessioni non sempre attinenti al mondo della scuola. Ciò mi ha spinta, tre anni fa, ad aprire il secondo blog, laprofonline, interamente dedicato alla scuola. In questo modo qui mi sento più libera di parlare di me, di esprimere le mie emozioni, insomma questo blog è diventato un po’ più personale anche se ho la tendenza a rimanere sempre un po’ abbottonata.

2) Qual è la cosa più importante della tua vita? La mia famiglia, senza ombra di dubbio. I miei figli, prima di tutto.

3) Il cibo di cui non puoi fare a meno. I dolci, di qualsiasi genere. Mi sono adattata pure a quelli dietetici, ahimè. Ma senza non ci posso stare.

4) Il tuo posto del cuore. Trieste, la mia città natale. Anche se dove vivo mi trovo benissimo, la propria città rimane sempre nel cuore, specialmente dopo tanti anni (più di 28, nel mio caso).

5) Come ti vedi nei prossimi 10 anni? Cerco di non vedermi ma senza dubbio sarò ancora in cattedra, con poca voce (le mie corde vocali sono messe a dura prova ogni giorno) e pochissima pazienza. Poveri i miei futuri studenti!

6) Tre delle cose senza le quali non esci mai di casa. Le chiavi di casa, il telefonino e la trousse contenente rossetti, trucchi (be’, la vanità non è un difetto!) e un piccolo block-notes. Dovrei avere sempre in borsetta gli occhiali ma alla presbiopia non mi arrenderò mai …

7) Una citazione che ti caratterizza. Una di Pasteur: “Non è la professione che onora l’uomo ma l’uomo che onora la professione”.

Ora chiedo scusa ma glisso sulle nomination. I miei blogamici sono tutti meritevoli e a tutti dedico questo premio invitando chi lo desidera a rispondere alle domande nello spazio commenti.

UN BACIO AL GIORNO TOGLIE IL DENTISTA DI TORNO

Poco fa, appena aperta la posta ho trovato la notifica del nuovo post dell’amica blogger e poetessa Mistral (ombreflessuose) e casualmente la poesia di oggi s’intitola Storia di un bacio.

Casualmente, dico, perché tornando a casa da scuola alla radio ho sentito un servizio che parlava delle molte virtù dei baci. In realtà la notizia non è proprio fresca. Ne parlava Scienza & Salute qualche mese fa.

Baciarsi fa bene e doveva saperlo anche Catullo visto che il suo invito a baciarlo, rivolto a Lesbia, era parecchio estenuante:

Dammi mille baci, e poi cento,
e poi altri mille, e poi di nuovo cento,
e poi ancora mille, poi cento
. (carme 5, vv. 7-9)

… poi non stupiamoci che la leggiadra fanciulla l’abbia scaricato più volte durante il tormentato idillio.

Ecco in riepilogo le virtù salutari del bacio:
– il rilascio di dopamina ed endorfine che avviene mentre ci si bacia attenua l’emicrania
– rende più bella la pelle
– aiuta a tenere sotto controllo il colesterolo (acc… ora capisco perché ce l’ho sempre alto 😦 )
aiuta la linea, visto che con un bacio si consumano 12 calorie (hai voglia …)
riduce lo stress in quanto con il bacio si eviterebbe la produzione di cortisolo e verrebbe invece stimolata la produzione di ossitocina che fa bene all’umore
– un bacio è in grado di rafforzare il sistema immunitario, grazie allo scambio di anticorpi che avverrebbe fra i due partner.

Ma non è tutto: pare che baciarsi preserverebbe anche dalle carie. Al contrario di ciò che comunemente si crede (vale a dire, che le carie sarebbero “contagiose”), grazie allo scambio di saliva fra i due partner, i denti saranno più puliti dai residui di cibo e dai batteri che causano la carie.

Insomma, un bacio al giorno toglie il dentista di torno. Che vogliamo di più dalla vita? Forse qualcuno da baciare?

Approfitto per fare le congratulazioni al regista Paolo Sorrentino che con La grande Bellezza ha vinto il Golden Globe.
Voi direte: che c’entra con il bacio, i denti e le carie? Nulla, ma il video sotto il titolo è tratto da Nuovo cinema Paradiso, il film di Giuseppe Tornatore che, dopo aver ottenuto lo stesso premio, ha concorso per l’Oscar e l’ha vinto come miglior film straniero.
Forza, dunque, Sorrentino! Speriamo che il film segua le orme dell’incantevole pellicola di Tornatore.

PIOVE …

DonnaSottoLaPioggia[…] piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggeri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t’illuse, che oggi m’illude, […]

(per leggere tutta la poesia clicca QUI)

Piove. Sembra non voler smettere mai. Eppure dicono che l’inverno qui non è piovoso. La primavera e l’autunno lo sono di più, piovosi. Non riesco a immaginare come sarà la primavera quest’anno …

Piove. Per tutto il pomeriggio, preparando il materiale per gli scrutini dei prossimi giorni, nelle orecchie mi risuonano i versi di D’Annunzio. E dire che l’ho sempre detestato. L’ho scoperto – vorrei dire ri-scoperto ma la mia avversione per lui ai tempi del liceo e pure all’università era tale da impedirmi di scoprire davvero la sua scrittura, di godere davvero dei suoi versi, di tenere a mente davvero qualcosa della sua vasta produzione – solo da qualche anno. Me l’ha fatto amare la visita al Vittoriale, fatta senza pregiudizi di sorta. Ne sono rimasta affascinata proprio perché ho osservato la sua casa-museo con gli occhi limpidi, quelli della fanciullina con tanta voglia di imparare e di apprezzare. Quella fanciullina che non ero stata capace di essere al tempo giusto. Ma, come si suol dire, non è mai troppo tardi.

Piove. Ho cercato il testo de La pioggia nel pineto. A memoria no, non la so. Ho scarsissima memoria per le poesie, forse ne ho imparate troppo poche ai tempi delle elementari. Però la so spiegare ai miei studenti e ora so che posso trasmettere la mia gioia e il mio stupore, cercando di fare assaporare questa poesia meravigliosa che non avevo potuto apprezzare alla loro età. Ma non è mai troppo tardi.

Piove e non ne posso più. Forse il mondo ha bisogno di essere lavato, come le coscienze di chi non fa mai il bene del prossimo e pensa solo ai suoi privilegi. Piove, governo ladro! Mai alcun detto mi è sembrato azzeccato come questo in questo momento.

Vi lascio, oltre a queste riflessioni strampalate, buttate giù come gocce di pioggia che cadono qua e là come capita, il video della poesia di D’Annunzio recitata da Roberto Herlitza. Voce sublime di un attore tra i miei preferiti.

E speriamo che la smetta di piovere.

[immagine da questo sito]

PAPA FRANCESCO BATTEZZA LA FIGLIA DI UNA COPPIA NON SPOSATA IN CHIESA. UNA GRANDE LEZIONE

papa bergoglio battesimoE’ inevitabile, ogni volta che scrivo un post su Papa Francesco, mi ritrovo a pensare allo stesso incipit: Papa Bergoglio non finirà mai di stupirci. Anche questa volta, infatti, ha dato dimostrazione di quanto siano aperte le sue vedute, fedele – in tutti i sensi – al monito evangelico per cui è più utile cercare la pecorella smarrita, pur mettendo a rischio l’incolumità delle altre 99.

Oggi in Vaticano, nello splendido scenario della Cappella Sistina, il Papa ha battezzato 32 bambini. Naturalmente, come è suo costume, non ha potuto trattenersi dal fare qualche battuta. Durante l’omelia, riferendosi al pianto dei bimbi, ha detto: «Oggi canta il coro, ma il coro più bello è questo dei bambini, che fanno rumore. Alcuni piangeranno perché non sono comodi o perché hanno fame: se hanno fame, mamme date loro da mangiare. Tranquille».

Chissà cosa penserà la piccola Giulia, sette mesi, di questo Papa quando le racconteranno del suo battesimo speciale? Doppiamente speciale, direi: non solo ad impartire il sacramento sulla sua testolina innocente è stato il Papa in persona, ma i suoi genitori non sono nemmeno sposati in Chiesa.

Inevitabilmente mi è ritornato in mente un episodio che risale a trent’anni fa, quando il parroco si era rifiutato di battezzare mia nipote perché i genitori sono sposati solo civilmente (ne ho parlato QUI). Ma le cronache sono piene di casi di questo tipo. Uno dei post che scrissi sull’argomento, meno di un anno fa, in queste ore è il più letto del blog.

Insomma, dopo aver manifestato un’apertura verso i divorziati, ammessi all’Eucarestia (L’Eucaristia, sebbene costituisca la pienezza della vita sacramentale, non è un premio per i perfetti ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli, dall’«Evangelii Gaudium») e l’ammissione di non essere nessuno per giudicare le scelte degli altri (in riferimento agli omosessuali), il battesimo impartito alla piccola Giulia è una bella lezione per qualche prete – e anche qualche vescovo – ottuso che ancora non ha capito che l’Amore di Dio non ha preclusioni.

[immagine da questo sito]

LA BUONA NOTIZIA DEL VENERDÌ: VENDE IL RISTORANTE PER FAR CURARE LA DIPENDENTE

buona notizia texasLa giornata sta per finire e, inaspettatamente, dalle pagine del tg è uscita una buona notizia che davvero non credevo di trovare. Parla di solidarietà, di un gesto di altruismo fatto senza pensare al proprio benessere, al proprio futuro. Pensare agli altri, prima di tutto.

Michael De Beyer ha un ristornate a Montgomery, che gestisce da ben 17 anni. Una sua dipendente, Brittany Mathis, è una giovane ragazza sfortunata: ha perso il padre, appena 33enne, per un tumore la cervello.
Tra Michael e Brittany si crea un legame molto forte, un affetto che si avvicina a quello che un padre prova nei confronti della propria figlia. Quando anche alla ragazza è stato diagnosticato un tumore come quello che aveva portato il padre alla morte, il ristoratore non ci pensa un attimo: decide di mettere in vendita il ristorante per pagare le cure mediche alla ragazza. Brittany, infatti, non ha la possibilità di pagare un’assicurazione sanitaria e, dunque, non ha alcun diritto alle cure sanitarie.

Intervistato, il generoso datore di lavoro ha dichiarato: “Non sarei mai stato capace di lasciar perdere e aspettare di vedere cosa sarebbe accaduto. Non avrei mai potuto continuare a guadagnare soldi col mio ristorante mentre lei aveva bisogno di aiuto. Quando avrò venduto il locale, passerò più tempo con mia moglie e i miei due figli”.

Una notizia che si spera abbia una fine lieta e che fa riflettere sul fatto che spesso ci lamentiamo dei pochi guadagni, vorremmo vivere senza pensieri, permetterci qualche capriccio in più. E poi sentiamo di gesti solidali come quello di Michael De Beyer e un piccolo esame di coscienza dovremmo farcelo. Senza contare che, non funzionerà alla perfezione, ma almeno qui in Italia il servizio sanitario è garantito dallo Stato. Pagato, naturalmente, da tutti lavoratori ma garantito a tutti, anche a chi un lavoro non ce l’ha.

[LINK della fonte; immagine da questo sito]

ALTRE BUONE NOTIZIE

La bottiglia che illumina gratis di laurin42

LE MIE ALTRE BUONE NOTIZIE

UN CUORE EBREO BATTE IN UNA BIMBA ARABA. LA PACE OLTRE LA VITA

yuval_nizriQuesta è una di quelle notizie che avrei pubblicato volentieri di venerdì, giornata riservata alle buone notizie. Ma mi ha talmente commossa che non riesco ad attendere fino a venerdì prossimo.

In realtà è una notizia buona solo a metà. Parla di vita ma anche di morte. Parla di pace, soprattutto. Una pace che due popoli vanno cercando da molti decenni, senza trovare un punto d’incontro. Ma questa è la Storia, quella con la esse maiuscola. Quando, invece, si parla di storia, semplicemente di vita vissuta, di piccoli grandi gesti quotidiani, allora le cose sono un po’ diverse.

Yuval Nizri aveva solo undici anni. Viveva in Israele, nella cittadina di Rishon Lezion, e la scorsa settimana è rimasta vittima di un brutto incidente. I suoi genitori, dopo aver perso la figlioletta, hanno fatto un gesto generosissimo che ha salvato la vita ad altre persone: hanno autorizzato l’espianto degli organi di Yuval per la donazione.

In casi come questi generalmente tutto passa sotto silenzio. Invece dal sito isareliano Ynet è stata diffusa la notizia che, tra le persone salvate grazie al cuore e ai polmoni di Yuval, c’è anche Miran, una bambina quasi coetanea della donatrice. Miran era paziente da 10 anni nell’ospedale Schneider di Petah Tikva e ora può sperare in una vita normale, o quasi.

Fino a qui sembra di leggere una notizia speciale, sì, per il gesto generoso dei genitori della piccola israeliana. Quello che appare eccezionale in questa storia è che Miran è una bambina araba.
Fa venire la pelle d’oca la dichiarazione del padre della bambina palestinese. Dopo il trapianto, ha dichiarato al sito Ynet: “Un cuore ebreo batte in una bimba araba. Questa è la prova che i due popoli possono vivere insieme. E che la pace è possibile. Vorrei ricambiare questo dono e riportare in vita Yuval se solo fosse possibile. Siamo tristi e siamo in lutto. Porgiamo le nostre condoglianze alla famiglia di Yuval. Per tutta la vita saremo grati ai suoi genitori che hanno salvato nostra figlia”.

Devo, a questo punto, ringraziare Pino Scaccia che ha riportato questa notizia sul suo blog. Avrei potuto ribloggare il suo post ma, nel leggerlo, mi è tornata in mente una vicenda relativa alla donazione degli organi, di cui ho parlato qualche tempo fa in questo articolo. Quella vicenda suscita spontaneamente una riflessione, alla luce di quanto appena raccontato.

Per chi non avesse voglia di leggerlo interamente, riassumo il post.
A Padova, un marinaio romeno di 53 anni, che lavorava per un armatore italiano, ha avuto un infarto e necessitava di un trapianto. L’ospedale di Padova, però, non eseguì l’intervento con questa giustificazione: il cittadino romeno non aveva diritto ad un cuore italiano, doveva essere trasferito nel suo Paese d’origine e lì operato.
In soccorso del malcapitato è arrivato l’ospedale Santa maria della Misericordia di Udine che ha trapiantato un cuore nuovo all’uomo, salvandogli la vita. La direzione sanitaria del nosocomio friulano ha commentato il fatto con parole appropriate: «la “Nord Italia Transplant” ha come priorità la salute delle persone, non la loro provenienza e la loro cultura

La cosa che più mi ha stupito, in quel frangente, è che non mi aspettavo un atteggiamento così ingiusto da parte dei veneti, che considero persone speciali e straordinarie. Ovviamente non si può fare di tutta l’erba un fascio. Credo, però, che quei medici che a Padova hanno ritenuto inappropriato che nel petto di un uomo romeno battesse un cuore italiano dovrebbero leggersi la notizia di Yuval e dei suoi meravigliosi genitori e farsi un esame di coscienza.

La pace è sempre possibile, anche oltre la vita. La pace sta nei cuori delle persone e il cuore della bimba israeliana che continua a battere nel petto della giovanissima araba ne è la testimonianza più eclatante.

[notizia e foto da Il Messaggero]

“VOGLIO FARE UN REGALO ALLA BEFANA” di GIANNI RODARI

calze befana
La Befana, cara vecchietta,
va all’antica, senza fretta.

Non prende mica l’aeroplano
per volare dal monte al piano,
si fida soltanto, la cara vecchina,
della sua scopa di saggina:
è così che poi succede
che la Befana… non si vede!

Ha fatto tardi fra i nuvoloni,
e molti restano senza doni!

Io quasi, nel mio buon cuore,
vorrei regalarle un micromotore,
perché arrivi dappertutto
col tempo bello o col tempo brutto…

Un po’ di progresso e di velocità
per dare a tutti la felicità!

Gianni Rodari

[immagine da questo sito]