LA SCOMPARSA DI MARCELLO D’ORTA, MAESTRO E SCRITTORE NAPOLETANO

Marcello D'Orta«Se lo si è fatto con passione, maestro si rimane per tutta la vita».

Così diceva Marcello D’Orta. Lui in cattedra c’è stato solo quindici anni e da ben ventitré di mestiere faceva lo scrittore. Mai, però, aveva smesso di sentirsi maestro.

Nato a Napoli sessant’anni fa, aveva raggiunto la notorietà con il primo libro, Io speriamo che me la cavo, in cui aveva raccolto le riflessioni dei suoi scolari, un mix di umorismo ed errori grammaticali e ortografici che rappresentavano l’animo campano con l’ingenuità e l’allegria che solo i bambini sanno trasmettere. Anche quando parlano di cose serie.

Per D’Orta il mondo della scuola era rimasto il suo mondo, anche quando aveva deciso di non sedersi più in cattedra. La notorietà ottenuta con il primo libro, il film omonimo girato nel 1992 da Lina Wertmuller e interpretato da Paolo Villaggio (in una delle rare interpretazioni serie e senz’altro ben riuscita), gli avevano permesso di dedicarsi all’altra sua passione: la scrittura. Senza, tuttavia, perdere di vista la scuola.

Fra le sue opere ricordiamo Dio ci ha creato gratis, Romeo e Giulietta si fidanzarono dal basso, Il maestro sgarrupato, Maradona è meglio ´e Pelé, Storia semiseria del mondo, Nessun porco è signorina, All’apparir del vero, il mistero della conversione e della morte di Giacomo Leopardi, Aboliamo la scuola, A voce de’ creature, Era tutta un’altra cosa. I miei (e i vostri) Anni Sessanta. E’ stato anche collaboratore di diversi quotidiani e le sue opere sono state tradotte in numerosi Paesi.

Un anno e mezzo fa aveva rivelato il suo male e ne aveva addossato la responsabilità alla monnezza: «È colpa, è quasi certamente colpa della monnezza se ho il cancro. Donde viene questo male a me che non fumo, non bevo, non ho – come suol dirsi – vizi, consumo pasti da certosino? Mi ricordai, in quei drammatici momenti che seguirono la lettura del referto medico, di recenti dati pubblicati dall’Organizzazione mondiale della sanità, secondo cui era da mettersi in relazione l’aumento vertiginoso delle patologie di cancro con l’emergenza rifiuti. Così sono stato servito. A chi devo dire grazie? Certamente alla camorra».
Una denuncia in piena regola che non fu gradita ai suoi concittadini la cui reazione l’aveva costretto ad osservare amaramente il suo isolamento: «A Napoli fanno finta di non conoscermi – diceva -. Se c’è un convegno sugli scrittori napoletani, non mi invitano certo. Per gli esponenti della letteratura di Napoli io non esisto».

Dopo la scoperta della sua malattia Marcello D’Orta non aveva abbandonato la scrittura, anzi, «Scrivo per non morire», amava ripetere.
Ora la sua penna ha scritto la parola fine. Tuttavia le parole che ne sono uscite rimarranno sempre impresse nella mente di chi ha amato il coraggio di questo maestro un po’ sui generis e la sua grande passione per il mestiere più bello del mondo.

Grazie, Marcello. Ovunque ti trovi adesso, prega per i nostri studenti e per questa nostra scuola sgarrupata.

io speriamo che me la cavo

[fonti: La Stampa e Il Corriere; immagine da questo sito dove si possono trovare altre “riflessioni” degli scolari di Io speriamo che me la cavo]

5 pensieri riguardo “LA SCOMPARSA DI MARCELLO D’ORTA, MAESTRO E SCRITTORE NAPOLETANO

  1. Recentemente ho rivisto il film “Io speriamo che me la cavo”, che conoscevo già e avevo anche fatto vedere ai miei alunni, i quali lo hanno sempre apprezzato.Mi dispiace davvero che D’Orta sia morto, e spero che non venga presto dimenticato

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  2. Adesso starà sicuramente meglio e qui ha lasciato una traccia che non passerà inosservsata. Con semplicità e facendo sorridere ha saputo far luce sul “marcio” che continua ad esistere grazie a comportamenti spesso complici della disonestà.

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  3. @ Diemme

    La cosa triste, come ho scritto da Isabella Scotti, è che la notizia ha avuto scarsa risonanza. Per fare un esempio, il tg 1 ieri sera ha dedicato alla scomparsa del maestro D’Orta sì e no 30 secondi senza nemmeno un servizio, ma subito dopo ha speso ben un minuto e mezzo sull’ultimo disco di Gigi D’Alessio. Questa è la cultura italiana. 😦

    P.S. Ho lasciato un commento simile anche sul Corriere e non me l’hanno pubblicato. Cosa ancora più triste.

    @ Laura Zaccaro

    Il film è bellissimo. Dei libri ho letto solo Io speriamo e Romeo e Giulietta, però ho seguito molti suoi interventi sulla scuola su varie testate giornalistiche.

    @ lilipi

    In realtà, come ho scritto, aveva già subito una sorta di isolamento a causa delle sue denunce. Speriamo che non subisca una damnatio memoriae. Sarebbe un atto di viltà.

    @ Monique

    E’ che quando fai luce sul marcio non ti devi aspettare nulla di buono. Però lui non è stato messo sotto scorta come Saviano …

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